MFormazione "il FIGLIO dell'UOMO" ARGOMENTO dalla STAMPA QUOTIDIANA

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FORMAZIONE

il FIGLIO dell'UOMO

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dal 28 Marzo al 4 Aprile 2010

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi dal 2010-02-10 al 2010-02-28

inchiesta sulla Protezione civile / gli Interrogatori

Ecco i nuovi verbali "Tangenti? Non servono, sono un uomo ricco" Balducci: guadagno 2,5 mln l'anno.

Della Giovampaola e la serata con una prostituta a Venezia: mai consumata

Allarme Corte dei Conti: le denunce per corruzione sono salite del 229%

Il presidente Lazzaro: mancano anticorpi nella Pa contro condotte illecite che offuscano l'immagine dello Stato Relazione Corte dei Conti Relazione Procuratore Generale

la toscana in testa alla classifica delle regioni Relazione Procuratore Generale

Il testo dell'ordinanza che ha portato agli arresti e nella quale Bertolaso è indagato

I magistrati parlano di "corruzione gelatinosa".

I rapporti con l'imprenditore Anemone

Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

Il capo della Protezione civile non disdegna i favori sessuali di una certa Francesca

"Oggi pomeriggio sono libero... Verrei volentieri per una ripassata"di CARLO BONINI

Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

ROMA - Una "cricca dei banditi". Il gip di Firenze racconta la corruzione che ha governato gli appalti della Maddalena e la ricostruzione a L'Aquila.

Le escort di Bertolaso e gli imprenditori che la notte del 6 aprile ridono pensando agli appalti.

Il sistema, scrive il gip Rosario Lupo, funzionava così:

"Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, incaricati della gestione dei "grandi eventi" (Mondiali di nuoto di Roma 2009, G8 della Maddalena, 150° anniversario dell'Unità d'Italia) insieme a Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della struttura di missione per il G8 della Maddalena hanno asservito la loro funzione pubblica (alquanto delicata, attesi gli enormi poteri a loro concessi e i rilevantissimi importi di denaro e risorse a carico della collettività) in modo totale e incondizionato agli interessi dell'imprenditore Diego Anemone (e non solo).

ROMA - L'imprenditore romano Diego Anemone, finito in manette per essere ritenuto il presunto corruttore del sottosegretario Guido Bertolaso e altri pubblici ufficiali per favoritismi negli appalti di alcune grandi opere, tra cui il G8 alla Maddalena, si era dato da fare per "organizzare una 'cosa megagalattica a base di sesso' in favore del Bertolaso".

Lo scrive il gip di Firenze nella sua ordinanza, sulla base dei testi di alcune intercettazioni.

Emergono così nuovi particolari sull'inchiesta che ha travolto i vertici della Protezione civile e le persone coinvolte negli appalti della Maddalena.

Una "storia di ordinaria corruzione", come l'ha ribattezzata il gip Rosario Lupo, "gravissima per la sistematicità delle condotte e dei rapporti illeciti".

Per l'avvocato Filippo Dinacci, difensore appena nominato da Guido Bertolaso,

"siamo in presenza di un grande equivoco che sarà quanto prima chiarito".

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

41° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

4° Pensiero

A me cittadino,

che deve vivere con 784,00 Euro al mese essendo in mobilità, pur avendo 41 anni di professionalità, non potendo andare in pensione pur avendo il fatidico coefficiente 95 (63 anni di età, 32 anni di contributi previdenziali da dipendente ed 11 da Libero Professionista),

non essendo libero di fare alcun lavoro integrativo (che senz'altro potrei essere capace di trovare), per raggiungere il livello di stipendio netto di 1900,00 al mese che prendevo prima della mobilità, perché altrimenti perdo il sussidio della mobilità

(se mi fosse consentito io pagherei i relativi contributi e tasse per la parte integrativa. MA non mi è consentito. Altri al mio posto lavorerebbero in nero. Io invece non lo voglio fare)

dicevo che a me non interessa alcunchè se Bertolaso sia o meno innocente, perché sarà la magistratura a decidere, ma deve andar via perché è stato tanto incompetente da non vedere le enormi disparità fra gli importi progettuali iniziali e quelli consuntivi fasulli, superiori al massimo di variante del 10 % consentito se approvato da organi competenti, ed inoltre è stato tanto incopetente da non rigettare tali varianti di lavori assolutamente ingiusti.

Deve inoltre andar via perché in 10 anni non ha dato alla Protezione Civile l'organizzazione tecnica di prevenzione, non ha impostato alcun lavoro e studio di messa in sicurezza del territorio italiano.

Inoltre durante il pre-terremoto non ha organizzato alcun sistema di allerta vigilante coordinata con il monitoraggio attivo esistente delle zone interessate, come dimostrano i tabulati esistenti in rete, pur essendo in presenza di una attività sismologica in crescendo notevolissimo nell'ultimo periodo precedente la scossa fatale devastante, dopo il martellamento di diverse decine di scosse premonitrici dell'ultima settimana del terremoto dell'Aquila.

Naturalmente queste osservazioni non deleggittimano affatto tutto l'encomiabile struttura della Protezione Civile che si adopra sempre durante gli eventi catastrofici, ma Bertolaso deve dare le dimissioni, e non si faccia vittima, visto che comuinque è stato ricompensato molto lautamente per i servizi resi al Paese (reddito imponibile nel 2007 di 1.154.962 euro), ben diversamente degli stipendi delle umili ed operose braccia della Potezione Civile (uno stipendio medio di un Vigile del Fuoco circa 20.000 Euro), il lavoro di Bertolaso vale quanto quello delle braccia, mente ed anima di 50 Vigili del Fuoco, di 6 deputati, 29 tecnici par mio quando lavoravo, 104 tecnici par mio in mobilità !

A proposito con i 104 tecnici tipo me in mobilità, con provata esperienza professionale, più una integrazione di circa 3Mln di Euro da defalcare a livello Regionale dai corsi di formazione, si potrebbe integrare il percorso formativo di tutti gli studenti degli Istituti Tecnici Industriali e Geometra della Puglia, Basilicata, per consentire il tempo pieno negli ITIS e fare vera Formazione Tecnica in simbiosi con il mondo del lavoro capace di trasferire Know-how ai Giovani, risparmiando anche oltre 15Mln di EURO in una Formazione fasulla post diploma, che non serve a nulla :

  • 104 tecnici per 1780 h/anno =185000 ore di formazione al costo di 100 h/ora= 18,512 Mln. di Euro per la formazione tradizionale.
  • Per non parlare dell'immenso vantaggio professionale del non depauperamento dell'alta professionalità dei tecnici espulsi dal mondo del lavoro, e del trasferimento ai giovani, che sarebbero per questo ultra motivati, e che potrebbero inoltre produrre ricchezza, durante tale formazione, da rendere visibile on line tutti gli appalti del meridione, degli enti delle regioni interessati, oltre a progetti finalizzati alla verifica dell'adeguamento per sicurezza delle scuole e degli edifici pubblici, alla prevenzione incendi, ecc. . Tutta una ricchezza da scoprire e mettere a disposizione della collettività.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

ta, con un. A seguirlo il sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso, che dichiara 1.013.822 euro.

3° Pensiero

Dopo aver sentito le dichiarazioni del Balducci, come si fa a non inorridire sul valore del super stipendio che gli viene riconosciuto di 2,5 Mln di Euro, per un lavoro che migliaia di tecnici super esperti sarebbero disposti a fare per meno di 50000,00 Euro con molta più professionalità, esperienza, correttezza:

-Solamente a livello reale di controllo si potrebbero pagare 50 ultra ispettori che darebbero una forza lavoro e capacità 50 volte maggiore di quella di questo funzionario (oltre 100.000 ore reali e non fittizie delle 2000 ore di questo funzionario), con un reale beneficio per lo Stato ed i cittadini, nei risultati tecnici ed economici degli Appalti, che da soli renderebbero un servizio di risparmio di oltre 1Mld. di Euro

Ma cosa ha fatto costui per guadagnare 13 volte di più di un deputato, 100 volte più di migliaia di Assistenti di Direzione Lavori, di Progettisti di VII Livello di impianti Industriali.

Ed io, misero Progettista, Collaudatore, al top dopo 40 anni di esperienza nell'Ingegneria di impianti industriali, sono costretto ad un contributo di disoccupazione di 750, Euro netti al mese in attesa della Mobilità.

Vergogna al sistema che consente queste cose, ed ai ns. deputati che non vogliono cambiare questo sistema corrotto!

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

2° Pensiero

Come si fa a non essere completamente d’accordo con i rilievi fatti dalla Corte dei Conti, e diseguito riportati, sulle motivazioni che consentono gli intrallazzi, gli abusi, la corruzione negli appalti:

  • Studi di fattibilità superficiali o a volte assenti, tangenti, gravi irregolarità nella gestione e nel collaudo dei lavori appaltati, esecuzioni difformi ai progetti originari
  • l'eccessiva burocrazia nei permessi e l'abuso del meccanismo del "massimo ribasso
  • Uno "sconto" che, poi, l'impresa fa pagare su costo e sicurezza della manodopera, qualità dei materiali, affidabilità delle realizzazioni
  • E' abbastanza diffusa la realizzazione di opere senza una previa, accurata verifica della loro concreta eseguibilità economica, tecnica, logistica,

cause del sorgere, in corso d'opera, di una serie di difficoltà di esecuzione del rapporto contrattuale e del conseguente fallimento dell'opera o del

servizio appaltati, rendendosi così vano il dispendio di risorse finanziarie nel frattempo utilizzate.

  • Irregolarità nella gestione e nel collaudo dei lavori appaltati
  • Tutti gli agenti che rivestono le qualità di direttori dei lavori, progettisti, addetti alle misurazioni e rendicontazioni, preposti alla vigilanza di settore hanno precisi e stringenti obblighi di intervento nell'esecuzione delle opere, per garantire lavori a opera d'arte, osservanza dei tempi contrattualmente previsti, regolarità delle contabilizzazioni che misurano e quantificano il valore economico dell'effettiva utilità ottenuta dall'amministrazione committente, senza danno.
  • Eppure, rileva la Corte dei Conti, le "inosservanze sono frequenti, territorialmente diffuse e mettono a nudo l'insufficienza del solo fattore normativo".

Allora per prevenire tutto ciò è indispensabile punire con sanzioni economiche (fino al 100% dei relativi costi tramite fidejussioni) e condanne penali, se ci sono i risvolti, coloro che sbagliano:

  • Le Indagini di Mercato, Studio dei Bisogni, Scelte di Soddisfacimento dei Bisogni legati ai Progetti
  • I Progettisti che sbagliano le Opere
  • Le imprese che non realizzano conformemente al progetto, non rispettano i tempi di esecuzione
  • I collaudatori che non verificano le funzionalità ed il raggiungimento degli obbiettivi
  • I politici e gli amministratori che promuovono progetti fasulli e non necessari alla comunità

Per ottenere dei risultati bisogna rendere visibili on line, passo dopo passo, tutto il percorso delle Analisi di Mercato/Esigenze/Bisogni, Studi di Fattibilità, Progetti, Elenco completo degli Appaltatori (compreso elenco di tutti i soci delle società partecipanti fino all'ultimo socio di minoranza delle società costituenti il capitale dei partecipanti alle gare ) Appalti, Raggiungimento Obbiettivi, Costi di Gestione.

Deve inoltre essere resa giustizia alla aziende, imprese cittadini, con una giustizia realmente veloce, che garantisca gli interventi di controllo dei progetti, la risoluzione immediata dei contenziosi tecnici ed economici, il controllo degli avvenutti pagamenti in tempi certi dalle emissione delle fatture a partire dall'Ente Appaltante all'ultimo lavoratore, con la liberatoria dei sub-appaltatori, dipendenti, enti assicurativi, fisco, per poter accedere agli avanzamento lavori e relativi pagamenti.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

 

1° Pensiero

Sono quaranta anni che lavoro nell'Ingegneria e conosco il mondo degli appalti, avendo lavorato con il Top dell'Ingegneria Italiana, fiore all'occhiello al top a Livello Internazionale.

Per questo ritengo:

1 - Negli Appalti non è indispensabile accondiscendere alle Aziende per ottenere i risultati nei tempi certi e corretti, a costo giusto, basta:

  • Specificare bene le Opere da Realizzare
  • Controllare a priori le Organizzazioni che eseguiranno i Lavori
  • Verificare tutti i Soci delle Società che partecipano alla gara
  • Stabilire prezzi certi, remunerativi, giusti
  • Controllare in maniera indipendente e corretta progetti e lavori

2 - Per quanto riguarda la correttezza degli appalti si deve:

  • Rendere Visibile OnLine i Progetti, le Gare, le Offerte, l'Aggiudicazione, l'Avanzamento Lavori e Stato dei Pagamenti
  • Chiedere la liberatoria dell'avvenuto pagamento degli Avanzamento Lavori dei SubAppaltatori, compraovate dai documenti Bancari, e la Fidejussione per i Pagamenti ai SubAppaltatori dell'Avanzamento Lavori in Corso
  • Liberatoria degli avvenuti Pagamenti Fiscali, Previdenziali, Manodopera, Consulenti dell'Appaltatore e Sub-Appaltatori, o fidejussione relativa
  • Non liberare il 10% (anche il 20-30% se si tratta di 1a opera simile dell'Appaltatore, o innovativa del Progetto) finale, prima dei Collaudi, Messa in Esercizio, Verifica degli Obbiettivi Progettuali

Detto questo non è assolutamente vero che per far eseguire velocemente i lavori nel dopo terremoto o in eventi eccezzionali sia necessario affidarsi ad una cerchia ristretta di imprese ed a quello che suggeriscono.

Una organizzazione come la Protezione Civile ha al suo interno tanta e tale professionalità da non essere seconda a nessuno, e capacità di gestire in prima persona tutti gli eventi senza avere alcuno scopo di lucro ma la missione di Servizio Sociale alla Collettività !

Alla luce della quarantennale esperienza nelle catastrofi sia naturali che provocate dll'Uomo, ormai una struttura come la Protezione Civile dovrebbe avere l'organizzazione e la struttura rodata ed attrezzata per saper come muoversi, cosa fare, predisporre, portare.

Altrettanto bene dovrebbe essere aggiornata la Vendor List degli Appaltatori Affdabili.

Dovrebbe esserci un Albo dei Fornitori Online, con verifiche incrociate sui soci diretti e delle società controllanti e controllate, fino all'ultima scatola cinese. Inoltre dovrebbe essere già previsto annualmente un prezziario degli interventi, compreso i costi di manodopera, fornitura di materiali ed attrezzature. Inoltre in magazzini logisticamente idonei dovrebbero essere stoccati materiali, attrezzature e mezzi.

Se questo non esiste si è lavorato male ed in malafede nel controllo delle Imprese e dei Costi.

Tutto deve esseere trasparente online, ed allo stesso modo va fatto per tutti gli Enti ed Appalti, nei progetti, realizzazioni, avanzamento lavori, collaudi, verifica dei risultati di raggiungimento obbiettivi di progetto, e nella gestione.

Per questo chi Ha gestito fino ad oggi non in questo modo deve andare a casa.

Tutt'altra storia è verso chi, Servitore dello Stato, ha sempre portato soccorso ( VVF, Personale della Protezione Civile, Forze dell'Ordine, Croce Rossa, Caritas, perché si sono sempre dimostrati infaticabili e generosi, e nulla intacca il loro operato.

Il raggiungimento di obbiettivi come quelli sora evidenziati è la ragione per cui non è assolutamente giusto affidare la Gestione ad una Società Privata, ma esclusivamente Pubblica, perché il privato persegue sempre obbiettivi economici, il Pubblico obbiettivi sociali.

Per quanto riguarda Bertolaso, indipendentemente dal suo operato e dalla buona fede, non è pensabile che resti, vista l'incapacità a controllare i costi delle spese, che un qualsiasi tecnico è capace di fare essendoci notevoli prezziari ai quali riferirsi per effettuare verifiche incrociate.

A questo punto è indispensabile che si conoscano tutte le spese e le opere realizzate, manodoperea, materiali, ore lavoro, ecc., opera per opera, infrastruttura per infrastruttura, dettaglio per dettaglio.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

Dal Sito Internet de il SOLE 24 ORE

per l'articolo completo vai al sito Internet

http://www.ilsole24ore.com

2010-02-11

SONDAGGIO Bianco o nero

Bertolaso indagato, secondo voi può rimanere a capo della Protezione Civile?

Per il gip di Firenze Rosario Lupo, si tratta di una "storia di ordinaria corruzione". Il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso è tra gli indagati in un'inchiesta sugli appalti per la realizzazione di grandi opere, tra cui quelle per il G8 alla Maddalena. Alla notifica dell'avviso di garanzia, Bertolaso ha presentato al Governo le dimissioni, poi respinte, da tutti gli incarichi che ricopre. Dalle intercettazioni risulterebbe che avrebbe usufruito dell'offerta di prestazioni sessuali in cambio di favori sugli appalti. Alla luce di queste notizie,

secondo voi Bertolaso può restare a capo di una struttura come la Protezione Civile?

Ecco i risultati aggiornati alle ore 18,15 del 2010-02-11:

SI : 31%

NO : 69%

 

AVVENIRE

per l'articolo completo vai al sito internet

http://www.avvenire.it

2010-03-05

5 Marzo 2010

FIRENZE

Inchiesta appalti: arrestati anche Piscicelli e Cerruti

Nuove misure cautelari della procura di Firenze sono state eseguite ieri sera contro l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli (in carcere) e l'avvocato romano Guido Cerruti (agli arresti domiciliari) nell'ambito dell'inchiesta sui grandi eventi. Piscicelli è l'imprenditore che raccontò al telefono di aver riso durante il terremoto dell'Aquila. I due arrestati sono accusati di aver aiutato l'imprenditore Riccardo Fusi a riottenere l'appalto per la scuola marescialli di Firenze.

Al momento dell'emissione del provvedimento l'imprenditore si trovava all'estero ed è rientrato appositamente a Roma per costituirsi. In questo momento è in corso la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare da parte dei carabinieri del Ros.

È il "travagliato appalto" per la costruzione a Firenze della scuola marescialli dei carabinieri ad aver portato alle nuove misure cautelari per l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli (in carcere) e l'avvocato romano Guido Cerruti (agli arresti domiciliari) nell'ambito dell'inchiesta sui grandi eventi.

Sulla vicenda della scuola la procura fiorentina aveva presentato una richiesta di custodia cautelare parallelamente a quella che lo scorso 10 febbraio ha portato in carcere Fabio Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone, ma poi "rimasta indietro" causa l'accelerata subita dalle indagini sugli appalti per il G8 e i Mondiali di Nuoto.

Tante le pagine delle intercettazioni depositate relative alla scuola marescialli. Già nelle settimane scorse era emerso che l'inchiesta scuola coinvolge Riccardo Fusi - presidente poi dimessosi della Btp, che nel 2001 vinse l'appalto, perdendolo poi nel 2006 in seguito a un contenzioso sull'indice di

sismicità -, Piscicelli, Balducci e De Santis.

Indagato per corruzione anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini, amico di vecchia data di Fusi, per il ruolo che avrebbe avuto nella nomina di De Santis a provveditore per le opere pubbliche della Toscana, incarico che per l'accusa sarebbe stato funzionale per aiutare la Btp a ritornare a lavorare nel

cantiere della scuola. Per l'accusa è grazie a Piscicelli, che in cambio avrebbe chiesto soldi e la partecipazione con Btp in Ati per appalti, che Fusi (siamo a cavallo del 2007-2008) entra in contatto con Balducci e De Santis. Obiettivo, per l'accusa, favorire la Btp negli appalti, e, questa la "pressante" richiesta di Fusi, tornare in possesso del cantiere-scuola.

I contatti andranno avanti nei mesi successivi e ad entrare in gioco è anche l'avvocato Guido Cerruti, vicino a De Santis, che diventa poi a primavera scorsa il legale di Fusi per la partita della scuola. Il nome di Cerruti compare anche in intercettazioni relative ai lavori per i Nuovi Uffizi. Proprio ieri Cerruti era stato interrogato in procura a Firenze insieme alla suo collaboratrice di studio Raffaella Di Tarsia Belmonte. Anche Piscicelli nei giorni scorsi si era presentato in procura per essere sentito dai magistrati titolari dell'inchiesta.

"Non posso aggiungere dettagli - ha detto - ancora non ho letto l'ordinanza", questo il commento del legale di Carducci, avvocato Vincenzo Dresda. Il legale di Piscicelli Marcello Melandri si è limitato a dire di essere stato contattato dal proprio assistito per accompagnarlo nella caserma a Roma dei

carabinieri per una notifica.

 

 

 

 

 

 

2010-02-25

25 Febbraio 2010

LA BUFERA SULLA PROTEZIONE CIVILE

Inchiesta sugli appalti:

Balducci si dimette

L'ingegnere Angelo Balducci ha inviato un telegramma al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, con cui rassegna le dimissioni dall'amministrazione delle Infrastrutture e dall'incarico di presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Il ministro, si legge in una nota, ha "apprezzato il gesto ed augura all'ingegner Balducci che possa chiarire al più presto la sua posizione in merito alle contestazioni della magistratura". Balducci è uno dei quattro arrestati nell’ambito dell’inchiesta, iniziata dalla procura di Firenze e ora trasmessa a quella di Perugia, sugli appalti per le grandi opere tra cui il G8 della Maddalena e la ricostruzione in Abruzzo.

 

 

 

 

 

2010-02-23

23 Febbraio 2010

APPALTI E INCHIESTE

Corruzione gelatinosa: intreccio

di indizi e qualche deduzione

Tre potenti funzionari pubblici in carcere insieme a un imprenditore iperattivo, l’uomo simbolo dell’"Italia del fare" indagato per corruzione, uno dei coordinatori del partito di maggioranza relativa inquisito con un’altra ventina di persone. L’inchiesta principale sugli appalti dei grandi eventi è raccontata in circa 20mila pagine di atti giudiziari dai quali sono emersi, fin qui, numerosi pesanti indizi, ma anche deduzioni tutte da provare. Ore e ore di intercettazioni telefoniche vengono pubblicate "a puntate" dai principali quotidiani: alcune sembrano interessanti sotto il profilo penale, altre sono evidentemente semplici (e gravi) violazioni della riservatezza altrui. In ogni caso, si tratta di carte che dovrebbero essere utilizzate solo nell’ambito del dibattimento giudiziario e non per istruire processi mediatici.

Le inchieste, in tutto, sono quattro: nascono separate, s’incrociano, talvolta si scontrano, si sovrappongono sul filo del principio della competenza territoriale. Protagonisti i magistrati di Firenze, di Roma, di Perugia, dell’Aquila. Come inquirenti e, nel caso dell’ormai ex-procuratore aggiunto della Capitale Achille Toro, in veste di indagato.

FIRENZE. Dal capoluogo toscano sgorga il fiume d’intercettazioni che è sfociato negli arresti di Angelo Balducci (funzionario delegato alla gestione "Grandi eventi" e poi presidente del Consiglio dei Lavori pubblici), dei funzionari Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, dell’imprenditore Diego Anemone. Sul registro degli indagati sono finiti tra gli altri il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, il deputato Denis Verdini (uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl), il presidente della sezione di controllo della Corte dei conti della Campania Mario Sancetta, il funzionario del ministero delle Infrastrutture Antonio Di Nardo, gli imprenditori Riccardo Fusi e Francesco De Vito Piscicelli. In una telefonata tra quest’ultimo e il cognato Pierfrancesco Gagliardi, intercettata poche ore dopo il sisma che ha distrutto L’Aquila, si ride al pensiero di fare soldi con la ricostruzione.

L’impianto accusatorio si fonda su un asserito sistema di "corruzione gelatinosa": in sostanza, gli uomini dello Stato avrebbero pilotato gli appalti in favore degli imprenditori in cambio di "favori e altre utilità", per esempio automobili, cellulari, mobili di pregio, ristrutturazioni di abitazioni private, incontri sessuali con prostitute di lusso. Nel mirino le opere realizzate in vista del vertice G8 a La Maddalena, in Sardegna (ma poi spostato a L’Aquila), per i Mondiali di nuoto tenuti a Roma la scorsa estate, e quelle da realizzare per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia in programma l’anno prossimo.

La procura fiorentina, guidata da Giuseppe Quattrocchi, si è imbattuta in questo filone nel corso delle indagini sulla trasformazione urbanistica dei terreni di Castello, che hanno portato al coinvolgimento dei due ex-assessori comunali Graziano Cioni e Gianni Biagi e del costruttore Salvatore Ligresti.

ROMA. I sostituti procuratori capitolini Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco già indagavano sugli appalti relativi a G8, Mondiali di nuoto e 150° dell’Unità. E tra i 17 indagati del fascicolo romano figuravano Balducci, Della Giovampaola, Anemone, più Claudio Rinaldi, commissario delegato dalla Protezione civile per i campionati di nuoto. Le ipotesi di reato andavano dall’associazione per delinquere alla corruzione, dall’abuso d’ufficio alla turbata libertà degli incanti, alla ricettazione. Poi, con l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Firenze Rosario Lupo ed eseguita il 10 febbraio, la procura di Roma è venuta a sapere (almeno ufficialmente, perché i giornali lo avevano già scritto) che le indagini dei colleghi toscani andavano avanti da quasi due anni. Una circostanza, questa, che non è stata presa bene a Piazzale Clodio, anche se ieri il procuratore Giovanni Ferrara ha voluto ridimensionare la polemica con Quattrocchi.

A Roma, soprattutto, non è piaciuto scoprire solo alla vigilia degli arresti che tra gli indagati di Firenze figurava il procuratore aggiunto Achille Toro (con suo figlio Camillo), per rivelazione di atti d’ufficio in favore di alcuni inquisiti. Proprio per il coinvolgimento di Toro, tutti gli atti che sarebbero dovuti passare per competenza territoriale da Firenze alla Capitale, sono finiti invece alla procura di Perugia, titolare per legge di ogni procedimento che veda coinvolti magistrati romani. Nel frattempo Toro ha detto addio alla toga per "essere libero di difendere l’onorabilità" sua e di suo figlio. A Roma resterà solo il fascicolo sulle presunte violazioni urbanistiche relative alle strutture realizzate per i Mondiali di nuoto.

PERUGIA. La città umbra, quindi, è adesso il centro di tutte le indagini fin qui svolte. Il primo atto dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi è stato quello di aggiungere ai reati ipotizzati per Toro anche quelli di corruzione e di favoreggiamento. E di chiedere al gip di rinnovare l’ordinanza di custodia cautelare emessa a Firenze nei confronti di Balducci, Anemone, De Santis e Della Giovampaola. Gli inquirenti umbri, che hanno sentito nei giorni scorsi il procuratore di Roma Ferrara, sospettano che la contropartita della presunta corruzione di Toro possa essere stato un posto di lavoro per il figlio, che attualmente dipendente di Acea Spa, azienda romana fornitrice di acqua ed energia.

L’AQUILA.Una parte degli atti, infine, è stata richiesta a Firenze dal procuratore aquilano Alfredo Rossini. L’interesse dell’ufficio giudiziario abruzzese è puntata, in particolare, sugli appalti ottenuti per i lavori del dopo-terremoto dal Consorzio "Federico II", costituito dalle imprese Ettore Barattelli e Marinelli-Equinozi, entrambe dell’Aquila, e dalla toscana Bpt Spa del presidente dimissionario (proprio perché indagato) Riccardo Fusi.

Danilo Paolini

 

2010-02-19

19 Febbraio 2010

CONSIGLIO DEI MINISTRI

Stretta anti-corruzione

Dal governo solo una "bozza"

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera "salvo intese" al disegno di legge che inasprisce le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la corruzione. Lo riferiscono fonti governative, spiegando che il testo è "ancora una bozza modificabile". Il disegno di legge contro la corruzione era stato annunciato giovedì dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il Consiglio dei ministri - secondo quanto si è appreso da fonti governative - ha infatti deciso di suddividere in tre capitoli le misure presentate: quelle relative all'inasprimento delle pene sui reati contro la Pubblica amministrazione resteranno di competenza del ministero della Giustizia; sulle misure di intervento sul testo unico degli enti locali (ineleggibilità e incompatibilità dei condannati) sarà il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli a mettere a punto norme "ad hoc"; il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta dovrà infine studiare misure di efficienza che facciano da filtro al diffondersi della corruzione nella Pubblica Amministrazione.

 

 

 

Ma il governo va sotto tre volte

Interni

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19 Febbraio 2010

IL VOTO

Protezione civile, il decreto passa alla Camera

Ma il governo va sotto tre volte

La Camera ha approvato con 282 voti a favore, 246 contrari e un astenuto il decreto Emergenza, che contiene norme anche sulla nuova Protezione civile, ma prima del voto finale il governo è stato battuto tre volte in rapida sequenza nelle votazioni degli ordini del giorno. Per l'approvazione finale, ora la legge deve ottenere il sì anche del Senato.

Durante la discussione, la maggioranza è andata sotto tre volte. Con il parere contrario del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, la Camera ha prima approvato due ordini del giorno del Pd. Il primo prevede che nell'ambito del piano carceri si dia "priorità, garantendo il necessario finanziamento, alla ristrutturazione e alla messa a norma delle numerose case circondariali attualmente esistenti". Via libera anche al secondo, che impegna il governo a "stilare e a utilizzare la cosiddetta "black list", ovvero un insieme di elenchi di fornitori e prestatori di servizi, considerati soggetti a rischio di inquinamento mafioso, con i quali non possono essere stipulati i contratti pubblici e i successivi subappalti e subcontratti aventi oggetto lavori, servizi e forniture riguardanti le opere pubbliche". La terza battuta d'arresto è arrivata su un ordine del giorno dell'Udc.

Il testo, modificato a Montecitorio con la cancellazione della Protezione civile spa, dello scudo giudiziario per i commissari straordinari in Campania, ora dovrà tornare al Senato entro il 28 febbraio, pena la scadenza. Il governo ha evitato giovedì il ricorso al voto di fiducia grazie a un accordo con l’opposizione.

Napolitano soddisfatto. "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime vivo compiacimento per il positivo confronto tra maggioranza e opposizione conclusosi alla Camera dei Deputati con la votazione finale sulla conversione in legge, con modifiche, del decreto sulla Protezione Civile": lo si legge in una nota diffusa dal Quirinale che sottolinea come così si sia giunti a "libere votazioni" in assemblea che hanno evitato la fiducia.

 

 

 

 

18 Febbraio 2010

ROMA

Berlusconi: "Chi commette

reati fuori dai partiti"

Palazzo Grazioli, martedì sera. Sono venti minuti che Silvio Berlusconi ha gli occhi fermi sulle trascrizioni delle intercettazioni. I passaggi che interessano il premier sono quelli che riguardano Denis Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl. Berlusconi legge. Accanto a lui c’è Niccolò Ghedini. "Non vedo reati, vedo però toni che non mi piacciono", sussurra il Cavaliere. Poi, abbassando ancora di più la voce, ripete parole che uno solo ascolta: "Mi sento tradito da questa gente". Non vuole dire di più il premier.

Non vuole spiegare chi l’ha deluso. Vuole però sottolineare un problema. "La corruzione sta diventando un’emergenza. E noi dobbiamo dare un segnale forte al Paese. Muoviamoci subito. Inaspriamo le pene. Altrimenti rischiamo di dover fare i conti con una nuova ondata di antipolitica".

Non sono indicazioni; sono ordini. Ghedini si muove subito, vede Giulia Bongiorno la presidente della commissione Giustizia della Camera. Insieme lavorano a un testo che ha un solo obiettivo: dichiarare guerra alla corruzione. Nel pomeriggio l’avvocato del premier attraversa un corridoio di Montecitorio e annuncia: "Il testo è pronto". Si vuole capire e la domanda è una sola: verrà presentato oggi in Consiglio dei ministri? Ghedini annuisce: "Penso di sì". Si lavora senza sosta e a tarda sera arriva a Palazzo Grazioli anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Berlusconi va dritto e ripete la linea: "Voglio norme dure. Dobbiamo far capire alla gente che esiste una politica giusta, pulita, bella".

Un passo indietro di qualche ora. Siamo all’hotel De Roussie, un lussuoso albergo nel pieno centro di Roma. Berlusconi e Fini sono seduti uno di fronte all’altro.

C’è anche Gianni Letta. E c’è lo stato maggiore del Pdl. Il pranzo voluto per discutere dell’attualità politica inizia male. Fini ha letto le intercettazioni pubblicate da il Giornale sul fratello Massimo e grida il suo sdegno. "Silvio questa è la goccia che fa traboccare il vaso... Che c’entra la famiglia? Che cosa c’entrano gli affetti con la politica? Lo capisci che solo il tuo giornale ha pubblicato queste porcherie...". Berlusconi ascolta silenzioso, ma qualche ora più tardi, in uno dei saloni ovattati dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede dove si celebra l’anniversario della stipula del Concordato, guardo fisso negli occhi il presidente della Camera e si spiega: "Io Feltri non lo capisco davvero più... Giuro, dirò a mio fratello di vendere il giornale...".

Lo scontro sull’ennesima intercettazione è solo una parentesi. Oggi la strategia di Berlusconi è anche la strategia di Fini. E si muove lungo tre direttrici: norme più dure contro la corruzione; giro di vite sulle intercettazioni; massima attenzione alle candidature perché chi ha commesso reati non può restare in un movimento politico. La strategia è definita. Le risposte decise e preparate in tempo record. Ma questo – spiega il premier – non significa che siamo davanti a una nuova Tangentopoli. "Perchè i partiti, tutti i partiti, hanno il finanziamento pubblico che non c’era nel ’92-’93...". Berlusconi davanti ai taccuini dei cronisti prova a minimizzare. Prova a parlare di episodi isolati. E per confermare quell’analisi si affida alle statistiche. "Su cento persone, si sa che non ci sono cento santi perché si sa che ci sono uno, due, tre, quattro o cinque persone che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano delle loro posizioni per interesse personale.

Un discorso che vale per i partiti, per le imprese private, e io lo so bene perché li ho avuti nelle mie, ma vale anche per i sindacati, per la magistratura e persino per i carabinieri... Un’arma straordinaria la cui solidità morale è riconosciuta da tutti, ma che, anche lei, ha vissuto casi di singoli che non si sono comportati come si dovevano comportare...". Si vuole capire. Si vuole andare oltre. E Berlusconi non delude. "Chi sbaglia e commette dei reati non può pretendere di restare in nessun movimento politico", avverte. Ma per deciderlo si deve attendere che le sentenze passino in giudicato o si deve agire subito? "Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano essere candidati". C’è voglia di intervenire con mano ferma. Berlusconi avverte: "I coordinatori regionali vaglieranno ogni candidatura. Non voglio nessuno in lista che sia compromesso... Non è possibile che per colpa di pochi dobbiamo perdere voti".

E il premier disse: vogliono farmi fuori. Se Bertolaso non si tocca, figuriamoci il fido Gianni! Il presidente del Consiglio si è infuriato quando ha visto il nome del suo braccio destro Letta comparire nei verbali delle intercettazioni sui lavori del G8 alla Maddalena. E non ha nascosto di temere un complotto contro di lui: "Visto che non riescono con me", si è sfogato con i senatori del suo partito, "cercano di incastrare i miei più stretti collaboratori". Sotto accusa c’è, come sempre, il clima creato da avversari politici e da certa magistratura: "Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c’è ancora chi mi aspetta all’angolo per farmi fuori." E ha aggiunto: "Già nel 1994 hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente".

Quanto a Bertolaso e a Letta "la vera vergogna è aver pubblicato quelle intercettazioni" irrilevanti, secondo il premier, da un punto di vista penale, ma che "gettano solo fango e rovinano la vita delle persone". Non è possibile, ha incalzato, che certe parole al telefono si trasformino sui giornali "con trascrizioni maliziose". Un andazzo che, secondo il presidente del Consiglio, deve finire e al più presto. Così ha dato disposizione ai gruppi parlamentari di rimettere il prima possibile in pista il ddl sulle intercettazioni, rimasto fermo in Senato, da approvare possibilmente senza modifiche, per "fare finire questa barbarie" il prima possibile. Anche se, ha spiegato, lui ne avrebbe preferito uno ancora più severo. Berlusconi ha invece escluso tassativamente la possibilità che il governo possa varare un decreto sulla spinosa materia.

La notizia di un accelerazione del ddl sulle intercettazioni viene confermata dal vicepresidente della Camera Italo Bocchino: "Non si può andare avanti così. Prima è, meglio è". Le opposizioni tornano sul piede di guerra. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani spiega: "Si può e si deve intervenire, ma con misure che non pregiudichino le indagini giudiziarie. Quindi non è il caso di avere fretta. Limitare le intercettazioni potrebbe essere una pietra tombale sulle inchieste di mafia, che spesso partono seguendo altri tipi di reato". L’Idv incalza: "Senza intercettazioni – afferma il capogruppo al Senato Felice Belisario – non sarebbero emersi la corruzione e il vergognoso malaffare che c’è stato sugli appalti per il G8, sulla ricostruzione in Abruzzo, sui Mondiali di nuoto. Berlusconi parla di indecenza ma la vera indecenza è la legge con cui il governo vuole impedire ai magistrati di condurre la lotta alla criminalità". E anche l’Udc è critica. Il presidente dei senatori Gianpiero D’Alia sottolinea che è meglio che il ddl "rimanga a dormire".

Arturo Celletti E Giovanni Grasso

 

 

 

 

 

 

2010-02-18

18 Febbraio 2010

L'ncontro con il clero di Roma

Richiamo del Papa: "Rubare

e mentire non è umano"

Rubare o mentire non può essere giustificato come una debolezza umana: è quanto ha detto papa Benedetto XVI, parlando oggi a braccio davanti al clero di Roma. "Non si dica più - ha affermato il Papa, che ha parlato a braccio - ha mentito, è umano; ha rubato, è umano". "Questo - ha aggiunto - non è il vero essere umani. Essere umani vuol dire esseri generosi, volere la giustizia, la prudenza, la saggezza essere a immagine di Dio", perchè "il peccato non è mai solidarietà è sempre assenza di solidarietà".

Il sacerdote, ha spiegato ancora papa Ratzinger, "deve essere uomo, vivere la vera umanità, il vero umanesimo, avere formazione delle virtù umane, sviluppare la sue intelligenza, i suoi affetti. Sappiamo che l'essere umano è ferito dal peccato, ma con l'aiuto di Cristo esce da questo oscuramento della propria natura".

Proseguendo ha parlato dell'obbedienza "è una parola che non piace nel nostro tempo", perchè al giorno d'oggi la si assimila ad "alienazione", "atteggiamento servile", sottomissione alla "volontà di un altro", mentre "l'autodeterminazione sarebbe la vera esistenza umana".

Tuttavia, ha aggiunto, la "libertà" e la "obbedienza" sono "due cose che vanno insieme", perchè "l'obbedienza a Dio, cioè la conformità alla verità del nostro essere, è la vera libertà, è la divinizzazione".

Il pontefice ha tenuto questa mattina una Lectio divina al clero di Roma su ad alcuni passi della Lettera agli Ebrei.

 

 

18 Febbraio 2010

ROMA

Berlusconi : "Chi commette

reati fuori dai partiti"

"Non c'è nessun ritorno diTangentopoli" anche perchè "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci 1, 2, 3, 4 o 5 individui che possonoessere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano dellaloro posizione per interesse personale".

Lo ha detto ilpresidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Berlusconi ha infine sottolineato che ciò "vale perle imprese, per i sindacati, per la magistratura e per imovimenti politici".

Chi commette reati fuori dal partito. "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico", continua Berlusconi. Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? "Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

Fogliono farmi fuori. Il Cavaliere ha poi spiegato che nel corso della prossima campagna elettorale "sarà difficile andare in piazza perché la polizia mi dice che è sempre più pericoloso". "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla".

Legge sulle intercettazioni. Altro capitolo le intercettazioni riportate in questi giorni dai giornali. Berlusconi, viene ancora riferito, se ne sarebbe lamentato con i senatori. "È una indecenza", ha detto il premier, spiegando che certe frasi, estrapolate dal contesto e scritte senza che si capisca il tono con cui sono state pronunciate "danno un'idea completamente diversa" dall'intenzione originale. Per questo il presidente del Consiglio avrebbe ribadito la sua intenzione di dare un'accelerata al ddl sulle intercettazioni che si era arenato al Senato, pur senza fissare una tempistica.

Letta Presidente della repubblica. Ieri il leader del Pdl è tornato a parlare anche della possibile candidatura di Gianni Letta per il Quirinale, una volta che sarà terminato il settennato di Giorgio Napolitano. "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Una "candidatura" non nuova, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della esposizione che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. Il Cavaliere avrebbe poi scherzato anche sul suo futuro. "Sono stato così bene con voi - ha detto congedando gli ospiti - che quando sarò anziano mi farò fare senatore a vita".

 

 

 

 

 

 

 

18 Febbraio 2010

Fatti e allarmi di corruzione politica

Male da curare alla radice

Duecentoventinove per cento. Un numero che preoccupa (la parte sana del Paese), che stupisce (i soliti "distratti"), ma che soprattutto deve scandalizzare. Tutti. Duecentoventinove per cento. Un numero da non prendere sottogamba. Fotografa l’aumento dei reati di corruzione tra il 2008 e il 2009, così come denunciato ieri dai vertici della Corte dei Conti in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario della magistratura contabile. Proprio nel giorno del diciottesimo anniversario dell’arresto di Mario Chiesa, il "mariuolo" per eccellenza, ad appena quattro giorni dai casi Pennisi e Masoero e nel pieno della tempesta per gli appalti legati alla Protezione civile, si torna a parlare di Tangentopoli con dati che parlano da soli. Una vera "patologia", la descrive il presidente della Corte, Tullio Lazzaro. Altro che "casi singoli"! Altro che "isolate mele marce"! "Non è come Tangentopoli, solo corruzione personale", avevano commentato alcuni politici alla notizia delle manette scattate ai polsi di Pennisi.

E lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini era sembrato sdrammatizzare: "Oggi chi ruba non lo fa per il partito, ma perché è ladro". Già. Peccato che questo ladro, preso magari con la mazzetta in mano, sia in politica sotto i colori di un partito, che sia stato scelto e quindi votato su indicazione di quello stesso partito (anzi dei suoi vertici), perché così è nell’Italia, dove, come noto, nei Palazzi si entra quasi solo per cooptazione. La preferenza, unica arma dei cittadini-elettori, è stata di fatto abrogata (a livello nazionale) con la scusa di fare pulizia, per evitare il voto clientelare, il voto di scambio. Ma corrotti e corruttori continuano a essere eletti, col "via libera" dei partiti.

E i mariuoli sono una vera massa, almeno a leggere i dati forniti dalla Corte dei Conti: lo scorso anno le Forze dell’ordine hanno denunciato 221 casi di corruzione e 219 di concussione. Più di uno al giorno. Rubano solo per sé? Fosse anche vero (toccherà alla magistratura scoprirlo), non ci sembra un’attenuante. Anzi... Torna in ballo la questione della selezione della classe dirigente, da quella politica a quella della Pubblica amministrazione. E così si corre ai ripari, come confermerebbero il codice etico per le candidature del Pdl – analogo a quello del Pd approvato nel 2008 –, e il sostegno trasversale alla proposta di legge anti-infiltrazioni della criminalità organizzata nelle campagne elettorali. Eppure, come sottolinea Lazzaro, mancano "anticorpi" contro le condotte illecite.

Non è la prima volta che la Corte lancia questo allarme. Andando a rileggere le cronache dell’apertura dell’anno giudiziario degli ultimi anni troviamo che già nel 2003 i magistrati contabili avvertirono sul ritorno della corruzione, ripetendo l’avviso nel 2006. Inascoltati, evidentemente. Visti gli attuali esiti, poco è stato fatto per evitare un ritorno della mazzetta. Oggi, anniversario della scoperta del "mariuolo", ricordiamo qualche tentativo naufragato nel passato. Nel 1996 vennero nominati due comitati di "saggi", il primo dall’allora presidente della Camera, Luciano Violante, il secondo dal premier Romano Prodi, col compito di indagare il fenomeno e fare proposte. Ne nacque, l’anno dopo, la Commissione parlamentare anti-corruzione che, dopo un lungo lavoro, presentò una decina di proposte di legge proprio per garantire pulizia e trasparenza nella politica e nella Pubblica amministrazione. Esito? Praticamente nullo.

L’unica realtà nata da quel lavoro fu l’Alto commissario anticorruzione (analogo ad altri Paesi europei): iniziò la sua attività nel 2004, con pochi mezzi e poteri, e venne abrogato nel 2008, trasformato nel Servizio Anticorruzione e Trasparenza presso il ministero per la Pubblica amministrazione. Ora la Corte dei Conti invita nuovamente a prendere provvedimenti contro questa "sorta di "ombra" o di "nebbia" che sovrasta e avvolge il tessuto più vitale e operoso del Paese". Appello da recepire al più presto. Con convinzione e profondità. Come il bisturi che per salvare una vita umana affonda senza tentennamenti nel tessuto canceroso. Perché davvero la corruzione è un cancro, che si insinua e distrugge la parte sana del Paese. E come tale va affrontato ed eliminato alla radice.

Antonio Maria Mira

 

 

2010-02-17

17 Febbraio 2010

La bufera sulla Protezione civile

Bertolaso: "Sono su un patibolo

che non ho meritato"

"Ho provato, in questi giorni, l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango", prosegue il capo del dipartimento della Protezione civile. "Ti guardi intorno e vedi che ogni cosa della tua vita è sommersa, ricoperta da una patina untuosa e maleodorante".

"Come un alluvionato - si legge ancora - mi trovo a patire sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi e a misurare con la mente l'abisso che un semplice fatto ha scavato tra la mia vita normale e questi giorni di pubblico ludibrio, di autorizzazione data a chiunque di sentenziare su di me e sul mio operato. In più, il fango nel ventilatore e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici. Nel mio caso, anche le migliaia di persone che lavorano nella Protezione civile, specie coloro che vi si impegnano da volontari, che inevitabilmente si accorgono che qualche schizzo di questa tempesta puzzolente arriva anche sulle loro uniformi".

"Sento la responsabilità - ammette Bertolaso - di avervi trascinato in una vicenda di incredibile squallore e tristezza. Questa la situazione. Come andare avanti? Con un ritorno alla normalità, per me e tutti noi, che sia migliore di quella di prima".

"Mi batterò per la verità, anche se non interessa a nessuno, tranne che a me, alla mia famiglia e a molti di voi. Errori, mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa, non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora responsabile di qualche possibile errore ed omissione. Errori ed omissioni che, se ci sono stati, rappresentano errori e omissioni di uno che non è mai stato e non ha mai voluto essere Superman".

"Resto al mio posto - ribadisce il sottosegretario - , con la speranza di avere presto, prestissimo, ieri, la possibilità di ricominciare dalle priorità vere del mio e vostro lavoro". E "se, nel tornare alla normalità, mi verrà consentito di fare passi indietro e dar corso, finalmente, al mio progetto di fine anno di lasciare in altre mani il timone della Protezione Civile per andare in pensione, lo farò volentieri. Ma a condizione che vi siano tempi di pace e non una emergenza, anche solo mediatica, che coinvolge il buon nome dell'intera Protezione civile. Ho la pretesa di lasciare stringendo la mano a ciascuno, guardandolo negli occhi. Nessuno mi chieda di fuggire, non lo faro".

Bertolaso nel primo pomeriggio aveva lasciato la seduta dell'aula alla Camera che esaminava il dl emergenze per recarsi in Calabria e Sicilia, per sopralluoghi nelle zone delle frane di Maierato e San Fratello. La seduta era stata sospesa perchè mancando Bertolaso non c'era più il rappresentante governativo. ha

scritto Bertolaso in una lettera agli uomini e donne della

Protezione civile.

 

 

 

 

 

18 Febbraio 2010

L'ABRUZZO FERITO

L’Aquila senza lavoro

È il secondo terremoto

"Vedi il locale al piano terra nel palazzo che fa angolo? Lì c’era la mia libreria artistica". Giuliano infila il braccio nella grata che delimita la zona rossa del centro storico per indicare il suo caratteristico negozio di libri e dischi. Qui, fino al 6 aprile, era possibile passare un pomeriggio in compagnia di un buon libro sorseggiando pregiati the. Cinque anni di lavoro per avviare un’attività e un mutuo per acquistare le due piccole stanze nello stabile settecentesco, ora andati completamente in fumo. Per Giuliano Cervelli, proprietario del Caffè Polar a due passi dalla centralissima piazza Duomo dell’Aquila, da dieci mesi la vera zona off limit è quella del mondo del lavoro, così come per altri 16mila terremotati rimasti senza occupazione dopo il sisma. "Vado avanti grazie alla pensione di mia madre ma – continua il giovane titolare – così non c’è futuro. È come vivere in una città senza cuore".

Dopo le nuove case antisismiche, che entro qualche settimana riporteranno tutti in città, il secondo terremoto in Abruzzo è la disoccupazione. Si rischia adesso, in sostanza, di avere un tetto sulla testa ma niente da mettere sotto i denti. Chi può si arrangia a vivere con qualche risparmio da parte, tentando a volte di riavviare l’attività nelle costosissime strutture in legno fuori città, ma molti sfollati e piccoli artigiani sono tornati ad attingere alla pensione di mamma e papà. Sono, infatti, oltre 8mila i cassaintegrati della provincia abruzzese, un numero quadruplicato da aprile e cresciuto del 439% in un anno; a loro si aggiungono altri 8mila autonomi che senza un aiuto immediato non riusciranno a ripartire, 1.500 nel solo centro storico del capoluogo. Tante le promesse per la ricostruzione del tessuto economico e produttivo abruzzese che si sono susseguite nei mesi, ma per ora nemmeno un euro è finito nelle tasche dei piccoli imprenditori. "Ancora non arrivano i soldi dal governo – precisano dagli uffici del Comune –. Il sindaco Massimo Cialente ha fatto richiesta di 70 milioni di euro che servono a coprire gli indennizzi per le 4mila domande finora arrivate dai lavoratori autonomi. Ma oltre all’iniziale contributo di 800 euro per tre mesi, previsto per tamponare i danni all’attività dovuti al terremoto, i privati non hanno ancora ricevuto nulla". Eppure un’ordinanza di fine gennaio del presidente del Consiglio dei ministri (la n.3843) permette al Commissario delegato, il governatore Gianni Chiodi, di anticipare fino a 80 milioni di euro per aiutare gli imprenditori che hanno avuto danni dal sisma.

Un’assenza che rischia di compromettere la rinascita dell’Aquila. Piccole imprese artigiane, commerciali e dei servizi ferme al palo, migliaia i cassaintegrati e silenzio tombale sulla zona franca. "Ci sono le case ma se chi ci abita non lavora non serve a niente". Il direttore di Confindustria dell’Aquila Antonio Cappelli va dritto al cuore del problema. "Corriamo il rischio, dopo aver avuto le case promesse, di avere il deserto, senza nessuno che ci abita perché qui non si lavora. Si parla di tutto meno che di attività produttive". La Regione ha previsto un bando per aiutare le piccole imprese, il 60% dell’economia aquilana, con fondi fino a 35 milioni di euro, ma continua Cappelli "non basta, è meno di un quinto di quanto servirebbe per far ripartire il tessuto economico di questa terra. Una soluzione è la zona franca e gli incentivi fiscali per aiutare le società che c’erano prima del terremoto a sopravvivere e spingere le aziende a venire anche da altre parti d’Italia".

La paura più forte, inoltre, è che a fine aprile quando terminerà anche la cassa integrazione in deroga prevista nel cratere del sisma, migliaia di abruzzesi abbiano come unica soluzione quella di andare lontano.

Anche tutto il sindacato aquilano alza la voce come può. Non basta aver prorogato fino a giugno il pagamento delle tasse ai privati, ribadisce da tempo il segretario provinciale della Cisl, Gianfranco Giorgi, "sarà solo un palliativo per l’economia se non si investe con interventi seri in occupazione, in nuovi posti di lavoro, incentivando l’approdo all’Aquila di altre realtà imprenditoriali con sostegni alle aziende. Serve anche però controllare per evitare che qualche imprenditore furbo approfitti del terremoto a discapito dei lavoratori". A fargli eco tutto il mondo confederale aquilano, convinto che la vera emergenza in Abruzzo inizi adesso.

Alessia Guerrieri

 

 

 

 

 

 

 

17 Febbraio 2010

L'ALLARME

Corte dei Conti: denunce

per corruzione salite del 229%

La corruzione in Italia resta un fenomeno "grave": le denunce nel 2009 sono aumentate considerevolmente rispetto all'anno precedente. Lo ha detto oggi il Procuratore Generale della Corte dei Conti Mario Ristuccia intervenendo alla Cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della magistratura contabile. "Il fenomeno, per quanto riguarda i reati di corruzione, concussione e abuso d'ufficio continua a presentare carattere di gravità dal momento che deve comunque ritenersi che il numero delle denunce per fatti di corruzione e concussione accertati nel 2009 è fortemente aumentato rispetto al 2008", ha detto Ristuccia.

Il procuratore generale ha citato le 93 citazioni emesse dalle Procure regionali in materia soffermandosi anche sulle frodi comunitarie per le quali si è registrato un sensibile aumento delle sentenze arrivate a toccare il numero di 60 per un importo di condanne pari a 24 milioni 651.891 euro, mentre le citazioni sono state 145 per una cifra pari a 136 milioni 260.993 (nel 2008, ci sono state, rispettivamente, 57 sentenze per 15,5 milioni di euro e 92 citazioni per 67 milioni di euro).

Le operi incompiute. La Corte dei Conti punta il dito anche contro le opere pubbliche incompiute e mal progettate. "Anche nel corso del 2009 molte fattispecie di illecito hanno riguardato il fenomeno delle opere incompiute - dice Ristuccia - quelle opere cioè progettate e non appaltate ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione. Ancora una volta la Corte rileva come le cause di questo fenomeno, che determina un ingente spreco di risorse pubbliche, siano molteplici e da annoverare nella carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure di progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabili alle imprese committenti ed alle amministrazioni aggiudicatrici, carenti per inadeguatezze nei controlli tecnici e amministrativi".

Il pg della Corte dei Conti, poi sottolinea che "le patologie maggiormente ricorrenti negli appalti pubblici di opere, beni e servizi sono rappresentate da quelle iniziative volte alla

realizzazione di un'opera pubblica senza una previa accurata verifica della sua concreta esiguibilità economica, tecnica, logistica - continua Ristuccia - l'assenza o comunque la grave superficialità in

tali casi di una analisi di fattibilità sono spesso le cause del sorgere in corso d'opera di una serie di difficoltà di esecuzione dell'instaurato rapporto contrattuale e del conseguente fallimento dell'opera o del servizio appaltati, rendendosi così vano il dispendio di risorse finanziarie nel frattempo utilizzate.

La sanità. Citata anche la mala sanità, che include spese inutili, test antitumorali inutili e interventi chirurgici non necessari. Tante le "fattispecie di danno per l'Erario comuni ad enti ed amministrazioni, quali spese inutili, irregolari acquisti di beni e servizi, illegittimi inquadramenti di personale e conferimenti di incarichi e consulenze, si segnalano fenomeni particolari di malagestione quali inefficienti ma costosi programmi di screening antitumorale, di assistenza odontoiatrica rivelatasi inesistente, è il caso delle cosiddette "dentiere gratuite", di eccessive prescrizioni di farmaci ovvero di falsità delle stesse o di loro sostanziale inutilità di sconcertanti interventi chirurgici non necessari", dice Ristuccia.

La riforma. La Corte dei conti ha bisogno di "un disegno normativo organico e coerente e non affidato a interventi occasionali, determinati da particolari contingenze". Dichiara Ristuccia , in linea con quanto già

sollecitato in tema di giustizia dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Le norme occasionali, invece, "pur mirando a un'azione amministrativa tempestiva" - osserva Ristuccia - non danno il "giusto rilievo ai profili essenziali della correttezza dell'uso delle risorse pubbliche, in tal modo creando il rischio oggettivo di non trascurabili zone d'ombra nel sistema stesso di garanzia della finanza pubblica che fa capo" alla Corte dei Conti.

Il pg, dunque, auspica "un disegno riformatore di largo respiro che ridefinisca, nell'ottica della funzione di garanzia del denaro pubblico, i poteri e le modalità operative" di pm e di giudici contabili, e che riveda "i rapporti tra esercizio della funzione giurisdizionale e esercizio della funzione di controllo" della Corte.

 

 

 

17 Febbraio 2010

Dichiarazione dei redditi

Il 27% degli italiani ha l’Irpef pari a zero

Un italiano su quattro non paga l’Irpef. Spesso perché, tra deduzioni e detrazioni, l’imposta sul reddito delle persone fisiche si azzera. Altre volte semplicemente perché il reddito è così basso che il contribuente finisce automaticamente nella "no tax area": nel 2007, secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi 2008 diffusi ieri dal dipartimento delle Finanze, è successo agli 11,2 milioni di contribuenti (sono il 27% del totale) che avevano un reddito complessivo annuo inferiore ai 7.500 euro. È un’Italia dove si guadagna poco, quella descritta dalle statistiche dell’erario. In media lo stipendio ammonta a 18.661 euro lordi all’anno (+1,9% rispetto al 2006), mentre l’aliquota Irpef media è del 18,4%. Su 41,6 milioni di contribuenti Irpef, il 50,8% nel 2007 aveva un reddito inferiore ai 15mila euro all’anno, cioè 1.250 euro al mese, un altro 44,8% (18,7 milioni di persone) non superava i 50mila euro, mentre solo lo 0,9% (384mila contribuenti) guadagna più di 100mila euro in un anno.

Cifre che non sorprendono, se non altro perché, qualche settimana fa, dall’Agenzia delle Entrate avevano anticipato a un quotidiano le stime sulle dichiarazioni 2009, dove il reddito medio sarebbe salito a 19.110 euro lordi, generando, un po’ a sorpresa data la recessione, una crescita dell’incasso dell’Irpef del 3%. Tornando alle dichiarazioni 2007, il dipartimento delle Finanze rivela che più della metà dell’Irpef (il 52%) viene pagata dal 12% dei contribuenti che hanno redditi sopra i 35mila euro. Nel 78% dei casi il reddito deriva da lavoro dipendente o da pensione, nel 5,5% da redditi di partecipazione, per il 5% da redditi d’impresa e nel 4,2% dei casi dal lavoro autonomo. Gli autonomi guadagnano mediamente più degli altri (37.120 euro nel 2007), i pensionati di meno (13.436 euro). E restano ampie le differenze a livello territoriale. Novemila euro separano il reddito medio del contribuente lombardo (22.126 euro) da quello calabrese (13.082). La Sardegna è la regione meridionale dove si dichiarano redditi complessivi più alti (15.770 euro), mentre, oltre alla Calabria, anche Molise, Puglia, Basilicata e Sicilia non arrivano a un reddito medio di 15mila euro.

Se i lavoratori dipendenti non guadagnano molto, nemmeno le imprese sembrano essere andate così bene nel 2007. Quasi una su due (474mila su un milione) di quelle che hanno fatto la dichiarazione Ires (quella sui redditi d’impresa) ha chiuso l’anno con una perdita. Mentre il popolo delle partite Iva si ridimensiona: -1%, a 5,7 milioni, per effetto del nuovo regime di franchigia e dell’esonero per gli agricoltori. Anche in questo caso i grandi gruppi pagano gran parte del gettito (il 18% dei contribuenti Iva sono società di capitali e generano il 74% dell’imposta), mentre i piccoli sono in maggioranza (l’81% ha un volume d’affari sotto i 186mila euro) ma "pesano" meno (il 9% del gettito).

"Questi dati confermano le ragioni della nostra protesta – attacca il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani – questo è un Paese in cui una parte dei lavoratori paga anche per l’altra". Per questo il sindacato continua a chiedere un intervento che alleggerisca il carico fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Una proposta non condivisa dalla Cisl. Raffaele Bonanni vuole infatti una "grande riforma organica" del fisco che "sposti il carico sui consumi" perché la Cisl è "stufa di piccole restituzioni, con i lavoratori che sono diventati il bancomat di Stato e Regioni". Il governo ci sta lavorando. "Sulla riforma fiscale – promette il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – apriremo il cantiere subito dopo le elezioni regionali". L’obiettivo sarà "una fiscalità più moderna e più premiale nei confronti del lavoro".

Pietro Saccò

 

 

 

 

2010-02-16

16 Febbraio 2010

LA BUFERA SULLA PROTEZIONE CIVILE

Bertolaso alla Camera: "Resto

al mio posto, come richiesto"

"Guido Bertolaso per il momento è dimissionario, ma gli hanno chiesto di restare e quindi continuerà a fare il suo dovere. Poi, domani, vedremo". Lo ha detto il sottosegretario Guido Bertolaso, lasciando la commissione Ambiente di Montecitorio. Il Capo della Protezione civile è apparso sereno davanti alla folla di cronisti in attesa fin dalle 10.30 davanti alla commissione chiamata ad esaminare gli emendamenti al decreto sulla Protezione civile. Bertolaso era arrivato in leggero ritardo per via di una riunione a palazzo Chigi, in giacca e cravatta, impone la sede, e non con il classico maglione blu con cui gli italiani sono abituati a vederlo.

Bertolaso, nel primo appuntamento istituzionale dal momento in cui è esplosa la bufera legata all'inchiesta sul G8, ha seguito i lavori dall'inizio alla conclusione, è intervenuto più volte, difendendo il provvedimento, e alla fine, dopo l'approvazione degli emendamenti del relatore e del governo, ha affrontato senza particolare tensioni i giornalisti, con un approccio di ordinaria amministrazione. E stasera, a quanto risulta, potrebbe partecipare a Ballarò, per spiegare le sue ragioni anche davanti alle telecamere in diretta.

 

 

 

 

16 Febbraio 2010

Appalti e inchieste

Protezione civile, indagato Verdini

Denis Verdini, coordinatore del Pdl, è indagato per corruzione nell’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze in merito agli appalti sulle opere emergenziali affidate alla gestione della Protezione civile. Lo ha reso noto lui stesso, ieri sera, dopo essere stato ascoltato nel pomeriggio dai pm titolari dell’inchiesta, aggiungendo di avere "dimostrato la più totale estraneità all’accusa". Intanto il gip di Firenze Rosario Lupo non ha ancora deciso sulla richiesta di scarcerazione presentata dai quattro arrestati: "Ho tempo fino a mercoledì".

Nel provvedimento di mercoledì scorso, il gip accennava anche al "coinvolgimento, a vario titolo e in gran parte ancora da definire nei suoi contorni, di personaggi di grossa levatura istituzionale". Nomi che erano venuti alla luce ieri, anche se il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi non aveva voluto confermare: "Non intendo fare i nomi delle persone iscritte nel registro degli indagati". Nelle intercettazioni contenute in un’informativa del Ros del 15 ottobre scorso si fa riferimento ai parlamentari del Pdl Denis Verdini, Altero Matteoli, Mario Pepe e Guido Viceconte. Ascoltati mentre s’intrattengono al telefono con alcuni dei principali inquisiti dell’inchiesta.

E ieri Verdini si è recato in Procura con il suo avvocato, "dopo avere saputo dai giornali che il mio telefono era stato intercettato indirettamente, per una serie di colloqui con gli indagati, uno dei quali, Riccardo Fusi (presidente del Cda dell’impresa di costruzioni "Baldassini Tognozzi Pontello" in contatto con Balducci e De Santis per l’assegnazione di lavori sul 150° dell’Unità d’Italia, <+corsivo>ndr<+tondo>), è un mio carissimo amico da molti anni". Appreso di essere iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione, Verdini si è quindi rivolto al procuratore per essere ascoltato: "La vicenda che mi veniva contestata riguardava solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a Provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche". Ai pm Giuseppina Mione e Giulio Monferini, titolari dell’inchiesta, "ho fornito serenamente e con la massima trasparenza le informazioni richieste, illustrando le motivazioni del mio intervento come unicamente riconducibili al tentativo di risolvere il problema del danno erariale conseguente all’appalto per la realizzazione della scuola Marescialli e carabinieri a Firenze. Ho quindi dimostrato la mia più totale estraneità all’accusa".

Tra gli altri nomi citati nelle intercettazioni, Matteoli, ministro delle infrastrutture, spunta quando Fusi chiede un incontro con lui per discutere sulla Scuola dei marescialli a Firenze. Si tratta di un’"annosa vicenda risalente al 1997, che non ha attinenza con l’inchiesta sulla Protezione civile", risponde il ministro che smentisce "un mio eventuale coinvolgimento in rapporti poco trasparenti tesi a favorire questa o quella impresa". Di Pepe e Viceconte i carabinieri scrivono che "sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Guido Ballari".

Per ora restano in carcere Angelo Balducci, direttore del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del consiglio, i suoi due collaboratori Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e l’imprenditore romano Diego Anemone. Sono accusati di corruzione. Stesso reato per il quale è indagato il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso.

Intanto è in programma oggi a Perugia un vertice tra i magistrati, investiti dell’inchiesta dopo il coinvolgimento del magistrato Achille Toro indagato per rivelazione del segreto d’ufficio, e quelli romani per una verifica delle connessioni tra i fatti presi in esame nella capitale e quelli toscani. Sul tavolo del pm umbro Sergio Sottani sono già arrivati i fascicoli sul G8 della Maddalena, sugli appalti per i Mondiali di nuoto 2009 e sulle opere per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Giacomo Gambassi

 

 

 

16 Febbraio 2010

Protezione civile spa

Stralciata la norma, non ci sarà la privatizzazione

"Maggioranza e governo si preparano a stralciare l’articolo contestato... L’articolo 16...". Gianfranco Fini prende fiato e prima di lasciare la Luiss (l’università di Confindustria dove ha appena tenuto una lezione su Futuro e giovani) completa quel messaggio: "Così il decreto viene completamente depotenziato". Chi conosce la vicenda capisce subito: la Protezione civile non sarà trasformata in Spa. Le opposizioni esultano, ma non si accontentano. "Continueremo a vigilare perché il governo ha dimostrato di avere interessi enormi in questo affare e non possiamo permetterci di abbassare la guardia", ripete Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. "Nel decreto ci sono altre cose che vanno modificate", va oltre il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini che ipotizza una soluzione su cui ora sono in molti a scommettere: il provvedimento sarà modificato attraverso un maxi-emendamento, sul quale sarà posta la fiducia.

Una scelta dettata anche dai tempi stretti: il decreto legge, infatti, scade a fine febbraio e, una volta modificato, deve tornare al Senato prima del via libera definitivo.

È una corsa a ostacoli. Questa mattina scade il tempo per la presentazione degli emendamenti. Poi si va avanti e i lavori si spostano in commissione Ambiente dove potrebbe essere modificato il testo del decreto. Qui, a rappresentare il governo e a difendere le misure che tra l’altro si occupano dell’emergenza rifiuti in Campania e del post terremoto in Abruzzo, ci sarà il sottosegretario Guido Bertolaso. Domani, infine, la parola passerà all’Aula.

Tutti aspettano di capire. Bertolaso (ieri ha sentito telefonicamente il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta) non si sbilancia sul decreto. Parla invece Agostino Ghiglia, il relatore del provvedimento. "Nessun problema" per lo stralcio alla Camera dell’articolo 16 che "ha una sua identità specifica e quindi non deve necessariamente marciare insieme al resto del decreto. Il governo può decidere di modificare il provvedimento in una delle sue parti".

Berlusconi tace. Anche se nelle telefonate più private continua a difendere Bertolaso (per molti sempre più tentato dall’ipotesi dimissioni) con parole inequivocabili: "Su di lui solo spazzatura". L’impressione però è che il capo della Protezione civile ogni giorno che passa sia meno forte. E che la resa sul decreto sia un ulteriore colpo alla sua voglia di tenere duro. Resa? Fabrizio Cicchitto prova a giocare d’anticipo e a chiarire che il "governo ha deciso autonomamente, al di là di eventuali <+corsivo>diktat<+tondo> formulati dall’opposizione".

E spiega: "Già domenica Gianni Letta aveva manifestato la convinzione che il nocciolo del provvedimento consisteva nella conferma del ruolo della Protezione civile e, poi, nel via libera a tutte le questioni riguardanti la situazione del termovalorizzatore di Acerra e dei rifiuti a Napoli, ragion per cui sull’articolo 16 era possibile sviluppare una riflessione ulteriore". E allora? Cicchitto è netto: "Il punto essenziale – chiosa il presidente dei deputati Pdl – è quello di far sì che la Protezione civile, che ha dimostrato grande efficienza, non venga ostacolata da nessun burocratismo o demonizzazioni giudiziarie". Insomma la marcia indietro era nell’aria e le parole di Bossi in mattinata avevano già fatto capire che l’epilogo fosse scontato. "Penso che la Protezione civile non debba diventare una Spa e non debba sparire. Bisogna stare molto attenti a fare certe scelte. Tremonti lo aveva detto da tempo e aveva ragione... Quando non ci sono i controlli nascono i pasticci. Nessuno in politica può evitare di avere i controlli".

Arturo Celletti

 

 

 

 

 

 

2010-02-15

15 Febbraio 2010

L'inchiesta

Protezione civile, Letta: stop

a spa e Bertolaso resti capo

Gianni Letta stoppa "Protezione civile Spa". Dopo le polemiche scatenate dalle inchieste, il braccio destro del presidente del Consiglio conferma il sostegno al capo della Protezione civile che, sottolinea, in ogni caso continuerà a guidare la struttura "con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e con lo stesso impegno".

Bertolaso, che continua a professare la propria innocenza, è però pronto a lasciare: le dimissioni, spiega al Sole 24ore, sono "sul tavolo del presidente Berlusconi. Gli ho detto, presidente quando vuole, lei mi chiama e faccio le valigie in un minuto".

La novità è l'abbandono della Spa che Letta lascia chiaramente intendere: con la norma inserita in Senato nel dl emergenze, spiega, "si era solo pensato di dotare la protezione civile di uno strumento ulteriore, aggiuntivo, che le consentisse di operare, in determinate circostanze, con maggiore flessibilità ed efficacia". Letta ribadisce che "la protezione civile è e rimane un Dipartimento della Presidenza del Consiglio con le sue strutture, le sue funzioni e le sue regole che restano pubbliche", si dice "personalmente convinto che come in tutti questi anni nelle emergenze drammatiche e nei grandi eventi ha operato con successo senza questo ulteriore strumento, la Protezione civile di Bertolaso potrà tranquillamente continuare a farlo con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e lo stesso impegno".

I livelli parlamentari non sono però ancora investiti della eventuale modificato al dl emergenze. Il decreto, approvato con la fiducia in Senato, inizierà martedì in commissione il proprio iter a Montecitorio. "Ad oggi non ho ricevuto nessun segnale. Per quanto mi riguarda il testo è quello approvato dal Senato", dice il relatore Angelo Alessandri (Lega). E ancora ignaro sul da farsi si dichiara il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito: "Non ne so nulla", risponde.

Se venisse modificato, il decreto dovrà però tornare in Senato per il via libera definitivo; ed a disposizione non ci sono tempi lunghissimi, visto che il provvedimento scade ai primi di marzo. Non si può quindi escludere una doppia fiducia, prima a Montecitorio e poi di nuovo a Palazzo Madama.

L'opposizione, prima di sbilanciarsi sull'abbandono della 'Spà, aspetta che dalle parole si passi ai fatti. "Io non ci credo finchè non vedrò concretamente il risultato. Lo vedremo mercoledì quando il decreto arriverà in Aula alla Camera", afferma Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv, anzi, non smette le sue bordate: il dl, dice, è "l'ennesima legge "ad personam" che serve per sistemare certi amici".

Sul tappeto resta il problema Bertolaso. Il capo della Protezione civile è da giorni sotto assedio e non si sa per quanto tempo potrà ancora reggere. Quasi l'eco delle parole di Pierluigi Bersani: una "persona seria" come Bertolaso, dice oggi il segretario del Pd, in questa situazione dovrebbe "fare un passo indietro".

La maggioranza, comunque, continua a far quadrato attorno a Bertolaso: "Occorre fare chiarezza immediata - dice Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati Pdl - per sottrarre il miglior capo della protezione civile del mondo da quella che appare una vera e proprio aggressione giudiziaria".

 

 

 

 

 

2010-02-13

13 Febbraio 2010

PROTEZIONE CIVILE NELLA BUFERA

Bertolaso, Pd chiede dimissioni

Il centrodestra fa quadrato

Dopo qualche giorno di cautela, oggi anche il Partito democratico si schiera per le dimissioni di Guido Bertolaso. A dettare la linea il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: "Spero che lo capisca da solo, sennò bisognerà chiederle. Credo -dice Bersani- che si è creata una situazione che non consente un buon governo del sistema della Protezione civile in condizioni di serenità e di tranquillità".

La posizione del Pd, che si allinea con quella di Antonio Di Pietro primo firmatario di una mozione per le dimissioni del capo della Protezione civile, fa scattare il centrodestra che fa quadrato attorno a Bertolaso. Si spendono, tra gli altri, i ministri Altero Matteoli, Roberto Calderoli, Maria Stella Gelmini e Sandro Bondi, il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, secondo cui "contro Bertolaso è in atto un tentativo di linciaggio assolutamente indecente ed incivile da parte di tutta la sinistra, Bersani

compreso".

Il centrodestra accusa Bersani e il Pd di inseguire le posizioni giustizialiste dell'Idv. Dice Calderoli: "La smettano di inseguire Di Pietro, perchè tra l'originale e la copia la gente sceglierà sempre l'originale, come già sta accadendo. La richiesta di dimissioni di Bertolaso da parte del segretario Bersani e del Partito Democratico purtroppo sono la dimostrazione che non sono un partito nè di opposizione nè di governo, ma soltanto un partito 'gelatinosò, che rischia di implodere dopo le elezioni Regionali". Il Pd, da parte sua, porta avanti parallelamente la battaglia per fermare il decreto che trasforma la Protezione civile in Spa e dalla sua ha anche l'Udc. I centristi mantengono una lina più morbida su Bertolaso, ma Pier Ferdinando Casiniè netto nel bocciare il provvedimento: "Così non va".

Di fronte alla presa di posizone del Pd su Bertolaso, il centrodestra si schiera a difesa del capo della

Protezione civile che, secondo il ministro Matteoli, ad esempio, "Bertolaso deve restare perchè ha dimostrato di essere professionalmente capace ed efficiente". Per Maria Stella Gelmini "Bertolaso non si tocca. Dunque, no alla richiesta di dimissioni avanzata da Bersani. Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di diffamare uno dei simboli del buon governo di questa maggioranza, di screditare un esponente di un esecutivo che presenta fatti e non parole, che risolve le emergenze e che è vicino alla gente".

Il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, osserva che con un Pd così è impossibile pensare di dialogare sulle riforme: "Ormai i fatti ci dicono che è impossibile coltivare la speranza di un cambiamento della sinistra italiana. Ci dobbiamo convincere che è tempo perso attendere da parte del Pd un segnale di resipiscenza". Per il vicecapogruppo alla Camera del Pdl, Italo Bocchino, "l'opposizione non deve fare sciacallaggio. Bertolaso ha dimostrato di essere uno straordinario capo della Protezione civile. Lasciamo lavorare la magistratura e, fin quando non ci saranno condanne, nessuno speculi su questa vicenda".

Arturo Parisi, intanto, lancia un proposta: quella di istituire una commissione parlamentare d'inchiesta sulla bufera giudiziaria che sta travolgendo la Protezione civile. "Mentre attendiamo con rispetto per i magistrati e per gli indagati le conclusioni della azione giudiziaria, è urgente che il Parlamento faccia sentire la sua voce. Considerata la complessità e il rilievo dei problemi sollevati non riesco a pensare ad uno strumento più adeguato della istituzione di una Commissione parlamentare di indagine".

L'Udc dunque si distingue sulla richiesta di dimissioni di Bertolaso. Dice Casini: "Oggi i garantisti e le persone serie non possono mettere la ghigliottina decapitando un servitore dello Stato prima di provare". Ma il leader dell'Udc avverte che "c'è una grande questione morale, dal Nord al Sud" e invita a non mettere "la testa sotto la sabbia".

Maggiore sintonia con il Pd c'è invece sull'opposizione dal provvedimento che trasforma la Protezione civile in Spa. E propone alla maggioranza di trovare un soluzione condivisa: "Certamente questo

ddl sulla Protezione civile spa così com'è, non va. Noi vogliamo cambiarlo, non vogliamo che questa diventi l'ennesima guerra di religione. Propongo allora a maggioranza e opposizione: approfondiamolo insieme, magari rinviandolo in Commissione e troviamo una soluzione condivisa".

La maggioranza per ora non sembra arretrare sebbene non manchino le 'colombè pronte a rivedere il provvedimento. Tuttavia, per ora, non ci sono segnali di arretramento ed anzi, di fronte a un'eventuale

fiducia del governo, c'è chi parla di 'voto compattò del centrodestra come Mario Landolfi: "Ci sono questioni che meriterebbero un approfondimento, perchè dobbiamo riuscire a coniugare rapidità, efficienza e trasparenza. Deciderà il governo quale prassi seguire, visto che si tratta di un decreto. Se ci sarà la fiducia, compatti voteremo la fiducia".

 

 

 

LA PROTEZIONE CIVILE NELLA BUFERA

Letta difende Bertolaso:

"Orrore per chi ha riso dell'Aquila"

Gianni Letta parla ancora di Guido Bertolaso: "È una persona straordinaria e non credo abbia tradito la nostra fiducia. A lui mi piace mandare un pensiero di solidarietà e di affetto". Poi il sottosegretario della Presidenza del Consiglio è tornato sulla vicenda degli imprenditori Angelo Balducci e Diego Anemone, intercettati subito dopo il terremoto in Abruzzo mentre si rallegravano a vicenda all'idea dei nuovi possibili affari. "Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore - ha detto Letta - rispetto a quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell'Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l' avrà nella seconda".

La risposta del giudice a Berlusconi. "Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro". Taglia corto Giuseppe Quattrocchi, numero uno della procura che coordina l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi e che ha tra gli indagati Guido Bertolaso. A Quattrocchi i giornalisti chiedevano conto delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che giovedì ha attaccato duramente i pm che indagano sul caso Bertolaso. "Si vergognino" aveva detto il presidente del Consiglio. Parole alle quali il procuratore capo di Firenze non ha voluto replicare. "Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro" ha detto Quattrocchi. "Berlusconi dica le sue cose", ha aggiunto.

 

 

 

2010-02-11

 

11 Febbraio 2010

LA CONVERSAZIONE AGGHIACCIANTE

Quando gli imprenditori risero del terremoto

Il terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo "ha suscitato gli appetiti di personaggi privi di scrupoli". È quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'inchiesta sui lavori del G8 alla Maddalena. L'11 aprile - scrive il Gip - Angelo Balducci chiama l'imprenditore Diego Anemone e parla con lui del futuro del figlio Filippo, 30enne ("questo non c'ha manco un posto da usciere, tanto per essere chiari"), chiedendogli aiuto in cambio dell'interessamento affinchè le imprese di Anemone vengano inserite nei lavori post terremoto. Una telefonata "importante perchè fa intendere il cinismo dei due che a pochissimi giorni dal tragico sisma dell'Abruzzo non esitano a programmare speculazioni in sede di ricostruzione".

Cinismo che "si ricava anche da altre conversazioni che, pur non riguardando direttamente gli odierni indagati, danno tuttavia un quadro veramente inquietante circa la realtà degli appalti pubblici in Italia". Sono le 15,34 dello stesso 6 aprile quando l'imprenditore Pierfrancesco Gagliardi chiama il cognato Francesco De Vito Piscicelli. Nella trascrizione integrale della conversazione quest'ultimo, riferendosi al fatto "che non c'è un terremoto al giorno" e che "bisognava partire in quarta subito", rispondeva a Gagliardi di aver riso alle 3 e mezzo, dentro al suo letto. E l'altro aggiungeva: "Io pure".

La reazione di Bertolaso. Bertolaso si è subito smarcato anche da queste agghiaccianti conversazioni. "Non è un mio amico, è una persona che non conosco. Ho letto queste affermazioni e trovo che di questa vicenda così tragica questa sia la cosa più orribile. Se mai incontrerò questa persona gli dirò in faccia quello che penso di lui". Così il sottosegretario ha commentato la telefonata intercettata tra l'imprenditore Francesco De Vito Piscicelli (coinvolto nell'inchiesta per esser stato il tramite tra una ditta fiorentina e Balducci e De Santis) e suo cognato Gagliardi, in cui emerge quello che il gip nell'ordinanza definisce "cinismo" di personaggi che a pochi giorni dal terremoto dell'Aquila pensano solo a come speculare sugli appalti.

 

 

 

 

 

10 Febbraio 2010

IL CASO

Appalti G8, Bertolaso indagato

Bufera sulle intercettazioni

"Storia di ordinaria corruzione": così il Gip di Firenze Rosario Lupo ribattezza l'inchiesta che ruota attorno al sottosegretario Guido Bertolaso e che fino a oggi ha portato agli arresti di Angelo Balducci, Diego Anemone, Fabio De Santis, e Mauro Della Giovampaola. Per spiegarlo il magistrato ricostruisce le tangenti pagate con denaro, ville, auto di lusso ed escort in cambio di appalti milionari per il lavori del G8 alla Maddalena e per la realizzazione o la ristrutturazione di imponenti impianti sportivi in occasione dei mondiali di nuoto del 2009 a Roma. L'iter giudiziario della vicenda esplosa fragorosamente ieri mattina prevede per domani gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati, ma il caso si sta colorando di risvolti che vanno oltre le normali vicende legate ad appalti e procedure.

Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è ritrovato in queste ultime ore nel mirino di polemiche e di accuse che non riguardano soltanto le opere approntate per il G8 che doveva tenersi in Sardegna - spostato poi nel luglio scorso a L'Aquila - ma anche festini piccanti e un certo cinismo nella gestione delle emergenze. I rilievi che vanno via via emergendo dalle carte dell'accusa e dalle intercettazioni telefoniche hanno rinfocolato le polemiche di parte politica. Così, gli esponenti dell'opposizione chiedono che Bertolaso confermi le propriedimissioni e che il governo metta in quarantena il progetto di Protezione civile spa. I partiti della maggioranza, come già avvenuto ieri, fanno quadrato intorno a Bertolaso, difendendo il suo operato e l'efficienza del dipartimento in questi ultimi anni, le prove offerte dalla Protezione civile in particolare dopo il sisma in Abruzzo.

"Io sono tranquillo. Sono sereno", ha detto Bertolaso. "Ho sempre impostato - ha aggiunto - il mio lavoro di servitore dello Stato cercando di garantire la massima trasparenza e di mettere davanti a tutto la sicurezza dei cittadini. È un'accusa forte per chi come me s'è sempre impegnato per gli altri". Bertolaso ha poi aggiunto "lasciamo Berlusconi fuori da questa storia". E infine: "Non dobbiamo assolutamente allentare la guardia. Le mie vicende personali non devono riguardare le emergenze". Ma il gip Rosario Lupo scrive nell'ordinanza che "dai colloqui intercettati, dagli incontri avvenuti tra il sottosegretario Guido Bertolaso e l'imprenditore Diego Anemone, è emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l'imprenditore con il quale spesso si incontra di persona; in previsione di taluni di questi incontri Anemone si è attivato alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro al Bertolaso".

 

 

 

 

11 Febbraio 2010

La logica dell’emergenza

Ottima macchina ma non "bacchetta magica"

L’ultima a rivolgersi a lui per un aiuto, due giorni fa, è stata la presidente del XVII municipio di Roma, quartiere Prati. Per chiedergli che la Protezione civile realizzi un asilo nido provvisorio in legno. Quasi uno "stato d’emergenza prima infanzia". Sarebbe l’ennesimo per Guido "Pensaci tu" Bertolaso. L’uomo delle emergenze per eccellenza, quelle drammatiche, molto reali, dal terremoto del Molise a quello dell’Aquila, dalle alluvioni alle frane, dagli incendi estivi alle autostrade bloccate dalla neve.

Chiamato anche a risolvere quelle croniche come il quindicennale scandalo rifiuti in Campania o quelle nuove come gli sbarchi di immigrati sulle coste di Lampedusa. O anche quelle, un po’ meno reali, delle epidemie di Sars, aviaria e influenza suina. E poi ancora crolli, slavine, inquinamenti e quant’altro la natura o l’uomo possono scatenare. Con l’identica filosofia. Una scelta di vita. "Mi sono sempre definito un servitore dello Stato e, come sempre, rimango a disposizione del mio Paese", ha commentato ieri l’arrivo dell’avviso di garanzia dalla procura di Firenze per un’inchiesta che riguarderebbe gli appalti per il G8, i mondiali di nuoto e le manifestazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. Ma la definizione è riduttiva.

Bertolaso per tanti in Italia ha la bacchetta magica, "è" la bacchetta magica. Per risolvere un mucchio di problemi. Quelli grandi, per i quali nacque tanti anni fa la Protezione civile, battezzata da Giuseppe Zamberletti. Ma poi, via via, anche quelli più piccoli, quasi ordinari. "Guido pensaci tu". Quante volte se lo è sentito ripetere. Da sindaci, governatori e ministri di tutti i colori. Lo abbiamo così visto piangere sulle bare dei piccoli di San Giuliano o subire quasi un linciaggio nella piazza di Ariano Irpino sul fronte della "monnezza" campana. E doversi occupare dell’autodromo di Imola o dei mondiali di ciclismo di Varese.

A molti ha fatto veramente comodo, lo stato d’emergenza invece dell’ordinaria amministrazione. Lui, per la verità, non era troppo convinto. Ben cosciente che quella "bacchetta magica" cominciava a essere richiesta un po’ fuori luogo. "Ma se mi chiedono di intervenire come faccio a non farlo?", continua a ripetere. E così la "bacchetta magica" – in realtà solo un’ottima macchina – ha cominciato a essere strausata, sfruttata, anche a sproposito. Bertolaso è sempre stato orgoglioso, e non si è mai stancato di ripeterlo, del suo esercito multicolore, quello delle mille divise dei Vigili del Fuoco, delle Misericordie, della Croce Rossa, dei tanti gruppi di volontariato che rendono bella questa Italia. Quelli che si sporcano le mani tra fango e macerie. Aiuti rapidi ed efficienti ma anche prevenzione (come dimenticare il piano per mettere in sicurezza la scuole...). Una macchina apparentemente perfetta, fatta di cuore e organizzazione, invidiata all’estero, capace anche di dare il meglio di sé sul fronte dello tsunami d’Asia o per i bambini di Beslan.

Ma tutto questo cosa c’entra con gli appalti, con gli alberghi di lusso della Maddalena, con le piscine di Roma? E, probabilmente, cosa c’entra con la Spa in discussione, forse troppo in fretta, in questi giorni in Parlamento? Perché caricare di tutto ciò la Protezione civile e il suo capo? Lo chiedevano ieri due persone che lo conoscono bene, per averci collaborato a lungo, come Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore e Ermete Realacci, leader storico di Legambiente. Appalti e grandi eventi, rinfreschi e vip internazionali, sono inoltre una forte tentazione per chi "servitore dello Stato" non ci si sente e, magari, pensa ai propri affari. Più volte, come Bertolaso stesso ha denunciato, a tipi così la Protezione civile ha dovuto far argine. Forse stavolta non abbastanza. Vedremo.

Noi ovviamente speriamo che sia presto chiarito che la presunta "bacchetta magica" è pulita. Che la "macchina perfetta" non ha inglobato pezzi storti e cattivi (e che questi non ne hanno guastati di buoni). Noi al fango degli affaristi continuiamo a preferire quello combattuto e vinto dagli stivaloni dei volontari.

Antonio Maria Mira

 

 

10 Febbraio 2010

IL CASO

Appalti G8, Bertolaso indagato

Bufera sulle intercettazioni

"Storia di ordinaria corruzione": così il Gip di Firenze Rosario Lupo ribattezza l'inchiesta che ruota attorno al sottosegretario Guido Bertolaso e che fino a oggi ha portato agli arresti di Angelo Balducci, Diego Anemone, Fabio De Santis, e Mauro Della Giovampaola. Per spiegarlo il magistrato ricostruisce le tangenti pagate con denaro, ville, auto di lusso ed escort in cambio di appalti milionari per il lavori del G8 alla Maddalena e per la realizzazione o la ristrutturazione di imponenti impianti sportivi in occasione dei mondiali di nuoto del 2009 a Roma. L'iter giudiziario della vicenda esplosa fragorosamente ieri mattina prevede per domani gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati, ma il caso si sta colorando di risvolti che vanno oltre le normali vicende legate ad appalti e procedure.

Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è ritrovato in queste ultime ore nel mirino di polemiche e di accuse che non riguardano soltanto le opere approntate per il G8 che doveva tenersi in Sardegna - spostato poi nel luglio scorso a L'Aquila - ma anche festini piccanti e un certo cinismo nella gestione delle emergenze. I rilievi che vanno via via emergendo dalle carte dell'accusa e dalle intercettazioni telefoniche hanno rinfocolato le polemiche di parte politica. Così, gli esponenti dell'opposizione chiedono che Bertolaso confermi le propriedimissioni e che il governo metta in quarantena il progetto di Protezione civile spa. I partiti della maggioranza, come già avvenuto ieri, fanno quadrato intorno a Bertolaso, difendendo il suo operato e l'efficienza del dipartimento in questi ultimi anni, le prove offerte dalla Protezione civile in particolare dopo il sisma in Abruzzo.

Bertolaso: "Accusa infamante". Guido Bertolaso intanto parla di accusa "infamante" nei suoi confronti, e afferma: "Io non c'entro con questa vicenda", si tratta di un "grosso equivoco. Non ho mai tradito gli italiani e sono disposto a dare la viota per dimostrarlo". Il Capo della Protezione civile e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio affronta così, in un'intervista al Tg2, la vicenda che lo vede indagato dalla Procura di Firenze. E nega che siano avvenuti incontri sessuali, ma solo sedute di fisioterapia: "Il Salaria sport village (dove si sarebbero svolti gli incontri secondo le intercettazioni, ndr) - ha spiegato Bertolaso - è uno dei centri sportivi più grossi di Roma, al cui interno c'è anche una struttura per fisioterapia e Francesca (la donna di cui si parla nell'intercettazione, ndr) è una persona perbene, molto brava, cui ricorrevo per lo stress che, per il lavoro che faccio, ogni tanto mi colpisce".

"Ho sempre impostato - ha aggiunto - il mio lavoro di servitore dello Stato cercando di garantire la massima trasparenza e di mettere davanti a tutto la sicurezza dei cittadini. È un'accusa forte per chi come me s'è sempre impegnato per gli altri". Bertolaso ha poi aggiunto "lasciamo Berlusconi fuori da questa storia". E infine: "Non dobbiamo assolutamente allentare la guardia. Le mie vicende personali non devono riguardare le emergenze". Ma il gip Rosario Lupo scrive nell'ordinanza che "dai colloqui intercettati, dagli incontri avvenuti tra il sottosegretario Guido Bertolaso e l'imprenditore Diego Anemone, è emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l'imprenditore con il quale spesso si incontra di persona; in previsione di taluni di questi incontri Anemone si è attivato alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro al Bertolaso".

Berlusconi: "I pm si vergognino". "Le persone di buon senso la pensano come me e di questa cosa ne sono convinto". Silvio Berlusconi si schiera a fianco di Guido Bertolaso e attacca duramente i pm. "Si vergognino, si vergognino", ripete il presidente del Consiglio. "Una persona come Bertolaso che ha fatto così bene per l'Italia e per gli italiani - prosegue - non può essere accusata in questo modo". "È assurdo andare a sollevare un problema di questo genere", sostiene il premier, per una persona che, sottolinea più volte, "ha fatto così bene per l'Italia". A questo proposito, Berlusconi ha citato, tra l'altro, l'operato di Bertolaso soprattutto in Abruzzo e nella soluzione dell'emergenza rifiuti a Napoli.

 

CORRIERE della SERA

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http://www.corriere.it

2010-03-05

Appalti, svolta nell'inchiesta

Piscicelli e Cerruti in arresto

Due nuove ordinanze di custodia cautelare per la scuola dei Marescialli: arresti anche per l'imprenditore Piscicelli e l'avvocato Cerruti, quest'ultimo ai domiciliari

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Scuola Marescialli, l'inizio della storia

FIRENZE - L'inchiesta sugli appalti e le grandi opere, almeno a Firenze dove sono rimasti il filone che riguarda la questione della scuola Marescialli di Castello, la costruzione dei Grandi Uffizi e dell’auditorium del Maggio, arriva ad una prima svolta per quanto riguarda la scuola Marescialli. Due le nuove ordinanze di custodia cautelare spiccate dalla procura di Firenze: in manette sono finiti Francesco De Vito Piscicelli, l'imprenditore che secondo gli atti dell'inchiesta, sarebbe l'anello di collegamento tra la Ferratella e la Btp (e quello che rideva insieme al cognato del terremoto all'Aquila) e l’avvocato romano Guido Cerruti, dello studio legale che curava gli affari della scuola dei Marescialli e dei Nuovi Uffizi grazie ai suoi rapporti con il Ministero.

L’avvocato romano Guido Cerruti si trova agli arresti domiciliari. L’arresto di Cerruti sarebbe legato alla vicenda dell’appalto per la scuola marescialli dei carabinieri, a Firenze. Nell’ordinanza, l’ipotesi di reato contestata sarebbe corruzione. La notizia dell’arresto è stata confermata dal legale di Cerruti, l’avvocato Vincenzo Dresda: "Non posso aggiungere dettagli - ha detto - ancora non ho letto l’ordinanza". Nell’ambito dell’inchiesta Cerruti compare in più intercettazioni telefoniche con vari indagati. Per quanto riguarda Firenze il suo ruolo emerge, oltre che nell’appalto per la nuova Scuola marescialli dei carabinieri, anche per un interessamento per i lavori per l’ampliamento della Galleria degli Uffizi. Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dalla magistratura di Firenze anche nei confronti dell’imprenditore Francesco Piscicelli, già indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per i cosiddetti "Grandi eventi". Al momento dell’emissione del provvedimento l’imprenditore si trovava all’estero ed è rientrato appositamente a Roma per costituirsi. L’imprenditore sarà condotto al carcere romano di Regina Coeli.

NEGLI ATTI - Sulla scuola marescialli di Castello le trattative per fare rientrare la Baldassini e Tognozzi nel cantiere andavano avanti da mesi. Alla fine del 2008 la situazione sembrava arrivata a una fase di stallo. Era arrivata la sospensiva del lodo che dava ragione alla Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp). Si ferma tutto di nuovo e Riccardo Fusi, patron del colosso delle costruzioni Btp, si lamenta con Francesco Giuffrida, consigliere delegato Btp: "Noi siamo arrivati al precetto, loro hanno fatto ricorso chiedendo la sospensiva. Primo caso nella vita che è stata accettata e l’hanno rimandata al 2012. L’hanno pilotata, il giudice ha dato la sospensiva". Ma poi qualcosa inizia a muoversi. A gennaio di quest’anno cambia tutto: arriva l’atto di precetto per l’esecuzione del lodo favorevole alla Btp. E Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, si agita, vuole accelerare le pratiche per concludere tutto in fretta. L’avvocato Guido Cerruti, che sta seguendo la pratica della scuola grazie ai suoi rapporti con il ministero, teme che con il riconoscimento di un danno economico sia all’Astaldi che alla Grandi Lavori Fincosit, si arrivi a un "bagno di sangue" per le casse dello Stato: "Se non ci si mette d’accordo qui si rischia veramente, che lo Stato, l’Erario piglia un bagno di sangue che non finisce più". Il 21 dicembre De Santis chiede di proporre al vice capo di gabinetto del Ministero di nominare una terza commissione "per rilasciare in breve tempo un autorevole ed insindacabile parere per sbloccare la questione nell’ottica di arrecare meno danno possibile a tutte le parti in causa".

"ENTRO MARZO RIAVRO' IL CANTIERE" - Il 27 gennaio Fusi esulta all’uscita di una riunione al Provveditorato, dove gli hanno chiesto di rinunciare al lodo arbitrale. Al telefono dice a Giuffrida che gli hanno assicurato che entro marzo riavrà il cantiere della scuola marescialli di Castello: "Insomma son contento perché si sta facendo un lavoro nell’interesse dello Stato ma che potrebbe riportare il cantiere a Firenze e quindi fare una cosa fatta bene per tutti perché qui si parlerebbe di riprendere il cantiere, loro parlano dei primi di marzo". Fusi spiega gli è stato proposto il riaffidamento del cantiere con gli stessi termini contrattuali originari del 2001 a cui vanno aggiunti "una serie di adeguamenti" su cui bisogna fare particolare leva: "Noi si sta parlando di riprendere il contratto del 2001. Se ci si mette ora a fare il computo perché poi non si finisce più perché tra l’altro ci hanno già detto che noi si ritorna in origine del contratto originario poi ci sono tutta una serie di adeguamenti e lavoreremo lì". Qualche giorno prima De Santis e Maria Pia Pallavicini (dirigente del ministero delle Infrastrutture) stanno già parlando della posizione di 7 liberi professionisti destinatari di incarichi per la scuola marescialli. Pallavicini: "Allora io ho l’elenco dei 7 liberi professionisti per Firenze, tu li hai verificati tutti? Albanesi, Carpenzano, Ciminna, Schena, Frasca, Albanesi e Zaninelli?". De Santis conferma che sì, "c’è tutta la relazione di Fittipaldi sulla congruità, sul taglio rispetto alle parcelle, sulla convenienza".

04 marzo 2010(ultima modifica: 05 marzo 2010)

 

 

 

Il personaggio / Francesco De Vito Piscicelli

Quando dissero: "Partiamo,

non c'è un sisma al giorno"

"Questa notte ridevo nel letto", pronunciato con la tv accesa che trasmetteva le immagini dell’Aquila devastata

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FIRENZE - La frase, quella frase, l’ha sempre smentita. Francesco De Vito Piscicelli ha fama di essere "un tipo sveglio", così lo definisce Angelo Balducci in una delle tante intercettazioni. E il 10 febbraio, quando cominciarono a girare i contenuti dell’ordinanza d’arresto che riguardava la "cricca", e che lo vedeva indagato per corruzione, capì subito che gli sarebbe rimasto addosso un marchio d’infamia. "Questa notte ridevo nel letto", il tutto pronunciato con la televisione accesa che trasmetteva le immagini dell’Aquila devastata dal terremoto. Anche adesso, che tocca a lui, un rientro precipitoso dall’Argentario per consegnarsi ai carabinieri di Roma, il suo avvocato Vincenzo Dresda si preoccupa di precisare ancora: "Guardi che non ha mai detto quelle cose". Ci sarebbe altro a cui pensare, con il legale che passeggia davanti alla sede dell’Arma, aspettando un cliente destinato al carcere. Ma certe cose sono persino più pesanti dell’accusa di essere corrotto e di aver corrotto.

Rimangono per sempre, non solo agli atti ma nella memoria. "Non ho avuto la prontezza di chiudere il telefono. E ora mi pesa sulla coscienza". Scrisse una lettera aperta a L’Aquila per scusarsi di quelle risate sulle tragedie altrui. Quando a poche ore dalla scossa lui, direttore tecnico dell’impresa Opere Pubbliche e Ambiente spa, parlava con il cognato Pierfrancesco Gagliardi. Quest’ultimo lo invitava a occuparsi "di 'sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... non è che c’è un terremoto al giorno". E gli investigatori annotavano "io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto". Disse che era un errore nelle intercettazioni, era il cognato a parlare, un tipaccio dal quale si dissociava. "A causa sua non vedo più mia sorella e mio nipote. Ma, per onestà, devo dire che quello è il suo solito linguaggio cinico da torinese dissacrante che usa anche con suo figlio". Servì a poco. Smentita tardiva. Pochi giorni dopo, si seppe che altre frasi infelici erano state registrate, sempre con il cognato, del quale non sapeva precisare che mestiere facesse.

L’oggetto dell’ilarità andava retrodatato al dicembre 2008, al suicidio dell’assessore napoletano Giorgio Nugnes, coinvolto nello scandalo di Global service. "Va buo’ ... non lo processano più" disse Gagliardi. E Piscicelli fece una risata "lunga e sonora", annotarono i carabinieri in ascolto. Romano, impresario edile strettamente collegato a Diego Anemone, è un grande frequentatore del sottobosco della Capitale. Uno che "butta sangue ", parole sue, per accreditarsi presso politici e notabili. Pare funzioni. La sua ditta, nonostante sia di media grandezza, non certo un colosso, è riuscita nel corso degli anni ad aggiudicarsi appalti piuttosto importanti. L’Aquila, La Maddalena, e in passato una caserma della Guardia di Finanza in Sardegna, un’ala della scuola di Polizia a Nettuno, e soprattutto la piscina dei mondiali di nuoto del 2009, finita anch’essa nell’inchiesta sulle Grandi Opere. Un’ascesa continua. Fino a quelle risate, e a questa notte.

Marco Imarisio

05 marzo 2010

 

 

inchiesta sulla protezione civile / Parla il nigeriano cacciato dal Vaticano

L'ex corista: "Così conobbi Balducci"

"Me lo presentò un escort". Colino, Maestro emerito della Basilica di S. Pietro: un angelo, non credo a ciò che leggo

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ROMA - "Lui è un grande tenore, lui canta come un angelo, anzi Thomas è un angelo. Sa che cosa mi diceva sempre? Il mio posto è in Paradiso, alla mia morte voglio andare lassù... Insomma, io lo conosco, è un uomo retto. Perciò non posso credere ai giornali...". Pablo Colino, Maestro di Cappella emerito della Basilica di San Pietro, ha diretto a lungo il coro della Cappella Giulia, dove Thomas E. cantava fino a tre giorni fa, prima cioè di essere cacciato dal Vaticano per il deflagrare dello scandalo. Il quarantenne corista nigeriano, però, l’altro giorno ha deciso di raccontare tutto a Panorama, oggi in edicola. Il settimanale lo chiama Mike, perché così lui figura nelle intercettazioni dei Ros. Ecco la sua versione sui rapporti a luci rosse con l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, in carcere con l’accusa di corruzione: "Balducci? Me lo presentò un amico italiano che faceva l’escort, più di 10 anni fa. Mi propose di andare con lui, ma io inizialmente non accettai, a me piacciono le donne".

Thomas all’epoca faceva il cameriere a Trastevere, aveva perso i genitori e doveva aiutare due sorelle e quattro fratelli. Continua: "Balducci conosceva i miei problemi, io non sapevo che lavoro facesse, ma mi diceva che mi poteva aiutare". Così - scrive Panorama - il ragazzo alla fine cedette e accettò 100 mila lire per un incontro intimo. Il tenore, adesso, è disperato: "Che c’entro io con la corruzione? Ma se mi hanno ascoltato per tutti questi mesi, perché non ci sono le chiamate dove dico a Balducci che non volevo più procurargli uomini per i suoi incontri?". Solo adulti consenzienti, però, chiarisce a Panorama: "Per Balducci un ragazzo di 26, 27 anni era già troppo giovane. Preferiva incontrare persone mature, dai 40 in su". Proprio questo sarebbe stato il compito dell’insospettabile corista: "Mi chiese se potevo aiutarlo a procurargli altri uomini. Mi disse che era sposato e che doveva farlo in gran segreto". E ancora: "Lui domandava e io eseguivo. In cambio ogni tanto mi sganciava 50 o 100 euro, mai più di 1.000, 1.500 all’anno... a volte chiedeva anche due incontri al giorno". L’accordo va avanti per quasi un lustro e gli incontri si sarebbero consumati nella casa dell’ex tenore, due stanze in affitto (650 euro al mese) vicino alla Nomentana.

I condòmini del palazzo, però, interpellati dal Corriere, giurano di non aver mai visto Balducci in giro. E difendono Thomas a spada tratta: "È un ragazzo d’oro, sempre elegante, discreto, vive qui da 10 anni, due anni fa ha avuto un tremendo incidente col motorino, da allora soffre di cuore, ma per fortuna ha continuato a cantare. Ha cantato anche a Natale davanti al Papa, era felicissimo per questo...". A gennaio scorso, l’ex corista e Balducci si sarebbero visti per l’ultima volta: "Gli procurai un escort ungherese, un quarantenne moro. Vennero come sempre a casa mia". Cinque giorni prima dell’arresto, infine, Balducci ritelefona: "Voleva passare a bere un caffè con un suo amico, ho rifiutato, non mi andava di vederlo".

Fabrizio Caccia

05 marzo 2010

 

 

 

 

INTERVENTO alla presentazione della relazione annuale della Corte dei Conti europea

Schifani: rafforzare lotta alla corruzione

"Scossa la fiducia nelle istituzioni pubbliche, il ruolo dei meccanismi di controllo appare più che mai cruciale"

INTERVENTO alla presentazione della relazione annuale della Corte dei Conti europea

Schifani: rafforzare lotta alla corruzione

"Scossa la fiducia nelle istituzioni pubbliche, il ruolo dei meccanismi di controllo appare più che mai cruciale"

Schifani (Milestone)

Schifani (Milestone)

ROMA - La fiducia nelle istituzioni è scossa, va rafforzata la lotta alla corruzione. Il monito arriva dal presidente del Senato Renato Schifani, che ha parlato alla presentazione della relazione della Corte dei Conti europea sul bilancio 2008.

MECCANISMI DI CONTROLLO - "In un momento come l'attuale ove così scossa è la fiducia nelle istituzioni pubbliche, il ruolo dei meccanismi di controllo, delle istituzioni di garanzia, appare più che mai cruciale per rafforzare le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche" ha detto Schifani a Palazzo Giustiniani, sottolineando che "più incisiva ed efficace deve divenire la lotta contro ogni fenomeno di corruzione e di uso distorto delle risorse pubbliche".

MEZZOGIORNO - Il presidente del Senato ha dedicato una parte del suo intervento al sud Italia: "Le risorse che provengono dal bilancio comunitario rappresentano, specie per quanto riguarda le regioni del Mezzogiorno, uno strumento indispensabile di rilancio e di sviluppo. La sfida della coesione nazionale e del rilancio complessivo della nostra economia passa per lo sviluppo del Mezzogiorno". Quindi cita le frasi di Napolitano che a Bruxelles ha chiesto di non ridurre gli aiuti: "Come ha ricordato il presidente un semplice taglio dei fondi destinati alle regioni del sud sarebbe un grave errore, poiché è nel comune interesse europeo promuovere le risorse materiali e umane del sud Italia".

CALIPARI - Nell'occasione del quinto anniversario della morte di Nicola Calipari, Schifani ha inviato al capo della polizia Antonio Manganelli: "Desidero esprimere il mio plauso che rende omaggio a Calipari, al suo grande coraggio e al suo profondo spirito di servizio. Il mio auspicio è che questo riconoscimento verso un alto funzionario dello Stato, caduto per difendere con generosità ed eroismo il rispetto dei valori fondamentali in cui crediamo, rappresenti un richiamo per tutti a una rinnovata e ferma condanna di ogni forma di violenza e alla diffusione di una cultura della pace, della solidarietà e del rispetto". A Roma, alla Scuola superiore di polizia, sarà inaugurata un'aula didattica intitolata al dirigente del Sismi ucciso in Iraq nel 2005.

Redazione online

04 marzo 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-28

perugia - IL gip: la competenza è nostra

G8, "escort e favori per spartire la torta"

perugia - IL gip: la competenza è nostra

G8, "escort e favori per spartire la torta"

PERUGIA — "Lo spostamento di competenza è dunque doveroso". Il giudice Paolo Micheli usa poche parole per ufficializzare, nell'ordinanza di custodia cautelare, che toccherà alla procura di Perugia occuparsi del "sistema gelatinoso" degli appalti dei grandi eventi gestito dalle quattro persone arrestate il 10 febbraio. Nelle 178 pagine del documento, il gip perugino punta sull’"associazione per delinquere" tra Diego Anemone, Angelo Balducci e Fabio De Santis. Secondo lui, in questo sodalizio "rientrava necessariamente ogni iniziativa che mirasse a garantire l'impunità dalle corruzioni, comprese quelle di attingere a notizie riservate, sì da vanificare eventuali indagini in corso".

E così la figura dell'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro — accusato di concorso in corruzione assieme al figlio Camillo e ai due "procacciatori di notizie, l'imprenditore Manuel Messina e l'avvocato Edgardo Azzopardi" — si legherebbe a quella dei personaggi arrestati in precedenza: particolare decisivo per tutte le inchieste, dal G8 della Maddalena all'aeroporto di Perugia ai Mondiali di nuoto di Roma. Dunque, lo spostamento di competenza diventa "doveroso" e Perugia titolare di quasi tutti i faldoni.

Il quarto arrestato, Mauro Della Giovampaola, è accusato con gli altri di concorso in corruzione: reato che "deve perciò ritenersi connesso a quello ascritto ad Achille Toro". Lo scenario che descrive è fatto di "remunerazione con sesso", di corruzione, di prostitute russe e di altre "da tangenziale". Non solo "il pubblico ufficiale è a libro paga del privato ma anche il privato dà la sua costante disponibilità al potente interlocutore". Insomma, "un quadro emblematico della gestione della cosa pubblica" quando si tratta di "spartirsi la torta".

Nell'ordinanza con la quale conferma in carcere (per 3 mesi) l'imprenditore romano Diego Anemone, l'ex presidente del consiglio dei Lavori pubblici Angelo Balducci e gli altri funzionari Fabio De Santis eMauro Della Giovampaola, Micheli più volte ripete che "non spetta al gip" stabilire la veridicità omeno di alcune accuse, come quelle rivolte a Toro. Ma è inflessibile quando sulle dichiarazioni rese ai magistrati da Balducci e Della Giovampaola. E se Balducci aveva sostenuto come i benefit fossero previsti dai capitolati d'appalto, il gip osserva che "non si vede perché i pubblici ufficiali avrebbero dovuto continuare a beneficiarne in eterno". Di Balducci e "della struttura a lui facente capo", sostiene il gip, "Anemone ha la possibilità di disporne pressoché a piacimento". Della Giovampaola aveva "escluso di essere mai stato con una donna a pagamento": invece, è scritto nell'ordinanza, è "assolutamente consolidato" il "metodo di remunerazione" con sesso da parte di Anemone.

"Le conversazioni acquisite dimostrano che Anemone ha procurato prostitute a Della Giovampaola". Della serata a Venezia del 17 ottobre 2008, ci sono indicazioni a una escort su albergo per una serata da organizzare "per Fabio e pure per quell'altro". E in un'altra telefonata ecco la descrizione di una escort fatta da tale Luigi Marro a Rossetti: "Una è russa, occhi azzurri, capelli biondi, non è la Schiffer però è una che sta bene…". La mattina del 19 ottobre, lo stesso Della Giovampaola si lamenta con Daniele Anemone: "Una robetta da tangenziale…". Insomma, "Della Giovampaola ha palesemente mentito negando l'evidenza". E "il delitto di corruzione è connotato da gravi indizi di colpevolezza a carico di tutti gli indagati", adesso attesi da nuovi interrogatori di garanzia.

Alessandro Capponi

28 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

2010-02-24

Blitz per i lavori ai Nuovi Uffizi

Perquisito l’ufficio di De Santis

Ispezione della Banca d’Italia all’istituto di credito guidato da Verdini

Protezione civile - L’inchiesta

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Angelo Balducci e l'ingegnere Fabio De Santis (Ansa)

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FIRENZE—Ieri mattina i carabinieri del Ros si sono presentati un’altra volta al numero 15 di via de’ Servi, vicino al Duomo. Dagli uffici del Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana e dell’Umbria, i militari hanno portato via nuovi documenti che si aggiungono ai già numerosi atti dell’inchiesta sugli appalti. L’ufficio è quello guidato da Fabio De Santis, una delle quattro persone arrestate il 10 febbraio scorso. Le carte portate via dai carabinieri riguardano i lavori per i Nuovi Uffizi, il raddoppio del museo per il quale era stato nominato "soggetto attuatore" (cioè responsabile) Mauro Della Giovampaola, un altro degli arrestati. Ed il cantiere per la scuola marescialli di Firenze, un appalto prima affidato alla Btp dell’indagato Riccardo Fusi e poi finito al centro di una serie di ricorsi che di fatto ha bloccato l’opera. Inoltre, secondo quanto si apprende, la Banca d’Italia ha predisposto un accertamento ispettivo presso il Credito cooperativo fiorentino e sta collaborando con i magistrati. Si tratta dell’istituto guidato da Denis Verdini, coordinatore del Pdl, anche lui finito nel registro degli indagati.

Sono proprio questi i filoni che rimarranno di competenza della procura fiorentina. Il resto dell’inchiesta è stato trasferito a Perugia, visto il coinvolgimento dell’ormai ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro. Proprio ieri i magistrati di Firenze che coordinano l’inchiesta si sono incontrati con i loro colleghi umbri per perfezionare il trasferimento dei fascicoli. Prima, però, il pool fiorentino che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione ha fatto il punto sulla parte di propria competenza. Il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi dribbla le domande sulle altre ordinanze pendenti da giorni: "Stiamo lavorando su altre cose, da tempo. Vedremo quali sbocchi avranno i novi esiti investigativi". E preferisce smussare gli spigoli con la procura di Roma, dopo lo scontro dei giorni scorsi, sostenendo che "si è recuperato il clima di rispetto, stima e collaborazione reciproca che c’è sempre stato". Sempre ieri a Firenze è andata praticamente deserta l’udienza al tribunale del riesame.

L’unico ad aver presentato ricorso e a non fare poi marcia indietro è stato proprio il provveditore alle opere pubbliche De Santis. Ma dalle carte depositate emerge qualche altro dettaglio sugli interrogatori di garanzia del 12 febbraio scorso. Angelo Balducci e Diego Anemone sostengono che i viaggi a Berlino e Madrid non erano una fuga all’estero ma una vacanza programmata da tempo. Mentre Della Giovampaola chiama di nuovo in causa Guido Bertolaso facendo mettere a verbale che "tutte le imprese al G8 hanno avuto rapporti " con il capo della Protezione civile. Dovrebbe arrivare entro venerdì la decisione del gip umbro sulla richiesta di rinnovo della custodia cautelare per i quattro arrestati. A loro i pm perugini contestano solo il reato di concorso in corruzione, mentre per l’ex procuratore Toro l’accusa è di corruzione, favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio. Nei giorni scorsi anche la procura dell’Aquila aveva chiesto a Firenze gli atti dell’inchiesta. In Abruzzo i fascicoli non sono ancora arrivati. "Ma siamo sicuri—dice il procuratore Alfredo Rossini—che manterranno la parola data".

Lorenzo Salvia

24 febbraio 2010

 

 

 

 

2010-02-23

Brunetta: "Già fatta la riforma della pubblica amministrazione, non ne se è accorto"

Montezemolo: c'è corruzione perché la politica non ha fatto riforme adeguate

Il presidente della Fiat: "La lotta alla corruzione è impresa titanica". Marcegaglia: "Riforme dopo il voto"

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Luca Montezemolo (Newpress)

Luca Montezemolo (Newpress)

ROMA - La politica non ha fatto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato. È l'analisi di Luca Montezemolo riguardo quella che da molti viene considerata la Tangentopoli 2. "La lotta alla corruzione è un'impresa titanica", ha detto il presidente della Fiat e dalla Luiss inaugurando a Roma la nuova School of Government della Libera università internazionale degli studi sociali, "ma il Paese deve reagire evitando di autoflagellarsi. La politica ha la precisa responsabilità di non avere introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato".

NAPOLITANO - All'inaugurazione era presente anche il presidente della Repubblica. Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare gli sviluppi delle inchieste sugli appalti alla Maddalena, Giorgio Napolitano ha risposto: "Chiedete ad altri".

IMPRESA TITANICA - Secondo Montezemolo, "è nella riforma dello Stato e delle istituzioni che possiamo vedere una soluzione strutturale al gigantesco problema della corruzione. Fin tanto che l'azione dello Stato non sarà resa più efficiente e trasparente, fin tanto che gli spazi di intermediazione fra la società civile e la cosa pubblica saranno molteplici e confusi, fin tanto che il cittadino non avrà la possibilità di poter contare su una pubblica amministrazione pienamente funzionale e responsabile, le occasioni per il malaffare si sprecheranno".

"SOCIETÀ FAI DA TE" - "Dove lo Stato non funziona", ha aggiunto il presidente della Fiat, "si afferma inevitabilmente quella "società fai da te" dove ognuno si sente autorizzato ad arrangiarsi come meglio può e dunque anche attraverso il ricorso alla corruttela". Ma, ha detto Montezemolo, "bisogna evitare di pensare che le colpe della corruzione siano tutte nella politica, perché anche in altri settori esistono fenomeni di malaffare che affliggono la nostra vita pubblica. Il compito di una politica alta e responsabile non può che tornare a essere quello delle riforme".

MARCEGAGLIA - All'inaugurazione alla Luiss era presente anche Emma Marcegaglia. "Dopo le regionali", ha dichiarato la presidente della Confindustria, "le forze politiche si mettano insieme per fare le grandi riforme, a partire da quella della pubblica amministrazione. Non si può più aspettare. Non ci possiamo rassegnare al declino e stare fermi in una sorta di immobilismo".

BRUNETTA - A Montezemolo e Marcegaglia ha subito replicato Renato Brunetta. "La riforma della pubblica amministrazione è già stata fatta", ha detto il ministro. "Forse Montezemolo, che è impegnato a lavorare nelle sue aziende, non è stato informato. Gli manderò la mia riforma e i piani di implementazione".

Redazione online

23 febbraio 2010

 

 

 

INTERVENTO A PIETRASANTA

Fini: dopo il voto, le riforme

"Non c'è Tangentopoli bis"

Appello del presidente della Camera ai Poli: "Dopo marzo un disegno di riforma della Costituzione"

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Il presidente della Camera Fini (Ap)

Il presidente della Camera Fini (Ap)

MILANO - Dopo le Regionali, riforme condivise. È l'appello-auspicio che il presidente della Camera Fini rivolge ai Poli. "Spero che, finita la consultazione elettorale di marzo, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione" dice il numero uno di Montecitorio durante un incontro al Teatro Comunale di Pietrasanta. Fini torna anche sulle indagini che riguardano grandi eventi e appalti, sostenendo di non ritenere che si tratti di una "nuova tangentopoli" ma di un "fenomeno di malcostume diffuso". "Non è sufficienti essere arrestati - è l'opinione di Fini - per essere automaticamente dei delinquenti". I magistrati che indagano sulle inchieste sul G8 e sull’Aquila si devono vergognare, come ha detto il premier Silvio Berlusconi?, chiedono al presidente della Camera. "No", risponde Fini. "È notorio che il capo del governo usa espressioni molto dirette, perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune procure: ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi sì garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi, ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è".

LISTE PULITE - Il numero uno di Montecitorio lancia anche la sua personale proposta sulle "liste pulite" andando oltre il piano di Berlusconi di escludere dalle elezioni i candidati corrotti. "Se domani - è il pensiero del co-fondatore del Pdl - il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe "meno male", reagirebbe positivamente, e le istituzioni politiche acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi".

"PIANO ANTICRISI? PRONTO A LAVORARE" All'appello di Fini sulle riforme condivise risponde in breve tempo il leader del Pd Pier Luigi Bersani: "Le elezioni sono importanti ma c'è un Paese - spiega il segretario dei democratici -. Le riforme se condivise possono essere fatte prima, dopo e durante ma la questione è: di cosa stiamo parlando. Quando si parla di riforme arrivano cose strane in Parlamento". "Io farei da subito - aggiunge Bersani - qualche buona operazione sull'economia con delle riforme. Ed invece da due mesi in Parlamento arrivano cose stravaganti". Alle riforme, sostiene il leader Pd, bisogna "dare un nome e un cognome: parliamo di un piano nazionale anticrisi? Sono d'accordo e pronto a lavorare da subito". Laconico il commento del leader dell’Idv, Antonio di Pietro: le riforme da fare sono molte, secondo l'ex pm, che però sottolinea: "Di questo governo non mi fido". "L'invito ad aprire un confronto - afferma di Pietro replicando agli auspici del presidente della Camera Gianfranco Fini - sui temi istituzionali è destinato a cadere nel vuoto perché la reale volontà del governo, fino ad oggi, è stata quella di calpestare i principi della Costituzione adattandola agli interessi dei soliti furbetti del quartierino e di utilizzare il Parlamento a proprio uso e consumo. Si continua a parlare di riforme ma - conclude l’ex pm - le uniche proposte che abbiamo visto sono le stesse contenute nel progetto della P2: pieno controllo e abolizione della libertà di stampa, subordinare il potere giudiziario a quello legislativo e indebolire il sindacato".

Redazione online

22 febbraio 2010(ultima modifica: 23 febbraio 2010)

 

 

Ma per il premier c'è prima la giustizia

Nuovo fronte con il cofondatore

Il presidente della Camera irrita Berlusconi, la strategia resta opposta. Bondi: rimuovere macigno della giustizia

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Berlusconi (Ansa)

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ROMA - Non devono essersi capiti. E l’ennesima incomprensione rischia di aprire una nuova e pericolosa conflittualità tra Berlusconi e Fini. Perché l’ultima volta che si sono trovati a discuterne, i cofondatori del Pdl hanno convenuto sulla necessità di aprire una "fase costituente" dopo le Regionali, così come ha detto ieri il presidente della Camera e come a più riprese ha annunciato il presidente del Consiglio. Peccato che i due siano divisi sulla strategia da adottare. E il loro ultimo colloquio ha misurato la distanza che li separa. In quell’occasione il presidente della Camera aveva invitato il premier a iniziare la stagione delle riforme dai temi sui quali sarebbe più facile trovare l’intesa con le forze di opposizione: da un clima di confronto - a suo dire - non solo ne trarrebbe beneficio il governo, che avrebbe garantita una navigazione meno perigliosa in Parlamento, ma si aprirebbe anche la strada a un’intesa bipartisan sul nodo più spinoso, la giustizia. Il Cavaliere aveva rigettato la tesi, convinto invece che sulle riforme si debba partire proprio dalla giustizia, e non solo per ristabilire subito i confini costituzionali tra il potere politico e la magistratura, ma anche perché - memore di quanto accaduto in Bicamerale - non si fida delle promesse della sinistra.

Insomma, non devono essersi capiti. O forse ieri Fini ha voluto far capire per tempo a Berlusconi che su questo punto è intenzionato a far valere le proprie ragioni, quando verrà il momento. Ed è vero che da trent’anni la retorica delle riforme riempie i volumi degli atti parlamentari, che ogni legislatura è segnata dai buoni propositi di maggioranza e opposizione, ma - così come in passato - la sola evocazione del tema rischia di compromettere gli equilibri politici. Così è bastato che ieri la terza carica dello Stato auspicasse "subito dopo le Regionali " l’avvio di un confronto sui temi che registrano "larga condivisione", per provocare l’aumento del moto ondoso nel Pdl. Fini ha ripetuto in pubblico quanto aveva detto al premier in privato: "Cominciamo dalla riforma delle Camere, che comporta anche la riduzione del numero dei parlamentari ", per passare poi alla revisione dei poteri del presidente del Consiglio. La giustizia in coda. Ecco, proprio l’esatto contrario di quello che vuole fare il Cavaliere. Lo dice senza mezzi termini Bondi, che certo spera dopo le elezioni in un "confronto positivo con il Pd, così come ha sempre desiderato Berlusconi. Ma", appunto, "ma è indispensabile sciogliere subito il nodo della giustizia ". Il fedelissimo del Cavaliere ne fa una questione pregiudiziale, "è fondamentale " avvisa, siccome "il sistema è inchiodato da quasi venti anni su questo problema, a causa di quella parte politicizzata della magistratura che condiziona la politica, provocando uno scontro permanente".

Bondi è il pennino del sismografo berlusconiano, ed è evidente che le parole di Fini abbiano fatto registrare una scossa a palazzo Chigi. È all’inquilino di Montecitorio che il ministro dei Beni culturali infatti si rivolge, quando sottolinea che "se non si togliesse il macigno della giustizia dal sentiero, il rischio sarebbe quello di affidare al vento tutti i buoni propositi, e al contempo di infastidire i cittadini, stanchi di sentir parlare a vuoto di riforme". Bondi espone la linea del premier, irritato per la sortita del presidente della Camera, ma intenzionato a non aprire questo fronte alla vigilia delle urne. Sarà il risultato delle Regionali a dettare di fatto l’agenda di governo e delle riforme, e da unmese i sondaggi segnalano un trend negativo per il Pdl, che nei report riservati di Ipsos è sceso dal 37,8% al 36,4%, a fronte di un’avanzata della Lega ben oltre il 10%, e con il Pd che viene valutato al 29,8%. Perciò Berlusconi preferisce glissare, affidando ad altri il proprio verbo. Non è un caso se dieci giorni fa il Guardasigilli ha annunciato la presentazione della riforma costituzionale della giustizia "al primo Consiglio dei ministri dopo le elezioni". Se il titolare della Farnesina, Frattini, ha rilanciato a ruota il tema del "presidenzialismo " che sembrava accantonato, se ieri un altro "azzurro", Valducci, ne ha fatto cenno replicando a Fini: "Ben vengano le riforme condivise, ma non saremo ostaggio dei veti".

I "cofondatori" del Pdl non devono essersi capiti, o forse ieri il presidente della Camera ha fatto capire quel che il ministro Rotondi rivela candidamente, e cioè che "le agende di Fini e Berlusconi sulle riforme sono inconciliabili. Basti pensare che il primo sulla legge elettorale vorrebbe tornare ai collegi uninominali, mentre il secondo vorrebbe blindare e santificare il modello attuale. La verità è che ognuno canta il proprio spartito, e se si mettessero a farlo in pubblico si rischierebbe di sentire un coro stonato". Non è dato sapere se riusciranno ad accordarsi, è certo che nel Pdl non è il momento di verificarlo, almeno così la pensa La Russa, che si traveste da capo della protezione civile di partito e si adopera per puntellare l’edificio: "Fini è presidente della Camera - minimizza il coordinatore in quota An - e nel suo ruolo istituzionale non poteva che appellarsi alle riforme condivise per far partire il dialogo. Va bene così?". Se va bene a Berlusconi...

Francesco Verderami

23 febbraio 2010

 

 

 

"La corruzione è dilagante

L'Italia può restare schiacciata"

L'allarme dell'ex ministro dell'Interno Pisanu: subito le norme anticorrotti del premier e antimafia. Ma basterà?

Il colloquio

"La corruzione è dilagante

L'Italia può restare schiacciata"

L'allarme dell'ex ministro dell'Interno Pisanu: subito le norme anticorrotti del premier e antimafia. Ma basterà?

Giuseppe Pisanu (Emblema)

Giuseppe Pisanu (Emblema)

Una nuova Tangentopoli? L’Italia del 2010 come quella del 1992? "No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante".

"Sono giorni che vado maturando queste parole - dice Giuseppe Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia -. Esitavo a dirle, perché mi parevano eccessive. Apocalittiche. Poi mi sono ricordato che in Giovanni il linguaggio apocalittico è l’altra forma del linguaggio profetico. Quindi non credo di esagerare se dico che è il Paese a essere corrotto. C’è la corruzione endemica, denunciata dalla Corte dei Conti; e c’è quella più strutturata e sfuggente delle grandi organizzazioni criminali, tra le più potenti al mondo. In ordine d’importanza: ’ndrangheta, Cosa Nostra, camorra". La ’ndrangheta calabrese più importante della mafia siciliana? "Sì. A Milano controlla il 90% delle cosche. Ogni anno le mafie riversano su tutta l’Italia fiumi di danaro sporco, che vengono immessi nell’economia legale con l’attiva collaborazione di pezzi importanti della società civile: liberi professionisti, imprenditori, banchieri, funzionari pubblici e uomini politici a ogni livello. Tiri le somme, e capirà perché l’Italia è così in basso nelle graduatorie mondiali sulla corruzione e le libertà economiche".

Ma dell’inchiesta sulla Protezione Civile che idea si è fatto? "Non parlerei di nuova Tangentopoli. Il contesto è diverso anche se il fango è lo stesso. Speriamo che si arrivi presto alla verità e senza vittime innocenti. Diciotto anni fa furono troppe, e la giustizia pagò i suoi errori perdendo dignità e consenso. Bertolaso è un efficiente manager dello Stato, che ha lavorato bene; mi chiedo però se, fermi restando i suoi grandi meriti, non sia rimasto anche lui vittima della logica dell’emergenza. Lasciamo ai magistrati e agli avvocati la vicenda giudiziaria. Interroghiamoci piuttosto sul dilagare della corruzione pubblica e privata e sui rimedi necessari, prima che disgreghi le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche". Dice Pisanu che "il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell’illegalità. Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale".

Non le dice nulla la coltre d’indifferenza calata sulle celebrazioni dei 150 anni dell’unità nazionale? "Nel 1961 celebrammo il centenario all’insegna del miracolo economico e della continuità ideale tra Risorgimento, Resistenza ed europeismo. Oggi l’idea dell’unità nazionale è ridotta a mera oleo g r a f i a , quando non è apertamente negata. Basta guardarsi intorno: crisi generale e immigrazione maldigerita; riletture faziose della storia risorgimentale e serpeggianti minacce di secessione; crescente divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese. È un’Italia divisa e smarrita. Non a caso, le indagini sociologiche ci rivelano un 25-30% di italiani reciprocamente risentiti e sempre più distanti gli uni dagli altri. Il peggio è che il risentimento è entrato anche in taluni gruppi politici e, tramite loro, influenza comportamenti istituzionali e prassi di governo ". Pensa alla Lega? "Certo, ma non solo. Anche ai vari movimenti sudisti, da Lombardo alla Poli Bortone a Bassolino: le leghe prossime venture. In generale, è chiaro che, quando si riduce la nozione stessa di bene comune, decade lo spirito pubblico, si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione".

Quali allora i rimedi? "Si ponga mano subito alle proposte anticorruzione di Berlusconi. Al riordino della pubblica amministrazione. Al taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica. Al regolamento antimafia per la formazione delle liste". Sulla legge anticorruzione molti ministri sono perplessi. "Penso e spero che le perplessità siano state di carattere formale, che non riguardino l’obiettivo della lotta alla corruzione. Ma, posto che queste cose si facciano, non basteranno. Secondo me, si dovrà agire più in profondità: nelle viscere della "nazione difficile", dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale. Serve invece il confronto delle idee, serve la competizione democratica, in cui vince chi indica le soluzioni migliori ai problemi che abbiamo davanti".

Sostiene Pisanu che "è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta. Il ricambio ci potrà salvare se servirà davvero a migliorare la qualità della classe politica. Come diceva Fanfani, "si può essere bischeri anche a diciott’anni". La Commissione antimafia da me presieduta darà il suo contributo facendo, dopo le Regionali, una verifica accurata sugli eletti. Abbiamo il potere di avvalerci delle strutture dello Stato, delle forze dell’ordine, della stessa magistratura, e lo useremo. Siamo in grado di fare gli accertamenti più scrupolosi e approfonditi, e li faremo".

"La questione morale non solo esiste; è antica come le Sacre Scritture e moderna come la nostra Costituzione - dice Pisanu -. Ne parla il nuovo libro di Giovanni Galloni, che riferisce l’ultimo colloquio con Dossetti prima della sua morte, in cui il vicesegretario della Dc degasperiana ammonisce che, finita l’epoca dei partiti ideologici, si deve tornare alla cultura politica della Carta costituzionale. Certamente vengono da lì i valori e le regole di cui abbiamo bisogno per vincere non soltanto la corruzione ma anche la più estesa malattia politica che sta mettendo a dura prova l’Italia. Il pericolo che corriamo mi ricorda la frase che feci riprodurre suimanifesti della Dc in morte di Aldo Moro. Un pensiero che lo assillava negli ultimi tempi della sua vita: "Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere"".

Aldo Cazzullo

23 febbraio 2010

 

 

 

Procure e veleni, la risposta di Firenze "Adesso cercano di delegittimarci"

Solidarietà al procuratore Quattrocchi: respinte le accuse del capo dei pm della capitale per l'inchiesta su Toro

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Dal nostro inviato Marco Imarisio

Giuseppe Quattrocchi (Emblema)

Giuseppe Quattrocchi (Emblema)

FIRENZE - Anna la segretaria scuote la testa. Non è giornata, decisamente. Il corridoio che porta all’ufficio di Giuseppe Quattrocchi è molto affollato, e non solo di giornalisti in attesa. C’è un gran traffico oggi, un vai e vieni di magistrati e giudici fiorentini che vogliono dare la loro solidarietà al capo della Procura. Anche loro vengono bloccati dalla marcatura stretta di Anna, ma la scena è eloquente, non c’è bisogno di parole che peraltro non verranno.

Non è giornata, e infatti Quattrocchi non indugia nella solita scena che ripete ogni mattina ai cronisti locali. Esce dall’ufficio con il cappotto indosso, ma non chiede "che ci fate qui?", non sorride, non ci prova neppure. "Sia chiaro" dice "non è che non voglio rispondere. Solo, non credo sia opportuno farlo. Lui ha detto le sue cose. Ognuno agisce come ritiene giusto. Davvero, non credo sia opportuno rispondere". Amareggiato, e non fa neppure grandi sforzi per nasconderlo. Le frasi del suo omologo di Roma, Giovanni Ferrara, compagno di corrente in Unicost, lo hanno ferito. E poco cambia se dall’Aquila il procuratore Alfredo Rossini dice che "ha fatto bene a stare zitto ". La bufera, comunque era nell’aria. I rapporti con la procura capitolina vengono definiti "tesi" fin dal momento degli arresti. Risale infatti a quel giorno la circolare di servizio interna emanata dal procuratore generale di Firenze, Beniamino Deidda. Sostanzialmente, impone il silenzio su ogni argomento, ma viene specificato che l’ordine di tacere riguarda soprattutto eventuali problemi di collegamento "tra uffici diversi".

La consegna viene rispettata alla regola, ma le voci nel corridoio si sentono, eccome, ed esprimono quello che sembra essere il pensiero dei magistrati fiorentini. In ordine sparso: "Ci vogliono delegittimare", "È cominciata l’opera di denigrazione di questo ufficio", "Un colpo che non ci aspettavamo", "di tutto avevamo bisogno fuorché di questo". I magistrati più vicini a Quattrocchi, quelli che hanno condiviso questi giorni di lavoro e tensione, sono fuori dalla grazia di Dio, gentile eufemismo. "Roma guardi piuttosto chi si teneva in casa", dice uno di loro, prima di essere trascinato via da una collega. Altrove si fa notare come l’operato dell’Ufficio sia lineare, trasparente, questa è la definizione ricorrente. I pubblici ministeri titolari dell’indagine - è la tesi -à sono stati talmente corretti che già nella richiesta di arresto inoltrata al giudice per le indagini preliminari in data 21 dicembre era scritto a chiare lettere che la competenza era radicata a Roma.

Solo gli eventi intercorsi tra il 28 dicembre e il 2 febbraio, ovvero la fuga di notizie avvenuta tramite il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo, hanno costretto il Gip a procedere d’urgenza - firmando gli ordini di custodia cautelare il 5 febbraio e inoltrandoli tre giorni dopo - e mandare i fascicoli a Perugia, titolare di eventuali indagini sul conto di magistrati romani. Non era giornata, per Francesco Quattrocchi. Del resto, non lo è quasi mai. Pochi e sporadici, i contatti con i media, quasi sempre per replicare ad attacchi giunti al suo Ufficio. Il procuratore di Firenze ha fama di uomo riservato e al tempo stesso gentile. Non la smentisce neppure nel pomeriggio, quando si limita a dire che "per un magistrato tacere è nell’ordine delle cose, e a me viene facile". Settantuno anni, siciliano di nascita ma residente a Firenze da oltre quarant’anni, è entrato in magistratura nel 1964. E’ stato sostituto procuratore a Chiavari, Crema, Cremona, pretore in Calabria, giudice istruttore, per 15 anni capo della Procura di Lucca. Fu lui a chiedere il processo per Donatella Dini, moglie dell’allora ministro Lamberto, poi assolta.

Quando è arrivato a Firenze, si è trovato a gestire storie complicate, in una Procura che negli ultimi anni non era abituata a subire scossoni come quelli che sta vivendo in questi giorni. Quattrocchi è inseguito dalla nomea di gran pignolo. Legge tutto, controlla tutto, coordina. Poi torna a casa, ad ascoltare musica classica. Legge molto, autori preferiti Georges Simenon e Robert Musil. Nel suo curriculum, l’unico libro "sospetto" è I ragazzi della via Pal, che lui confessa di aver letto per almeno sette volte. Per qualche critico, il capolavoro di Molnar aveva in sé i germi del socialismo reale, ma il procuratore fiorentino è tutto fuorché un "rosso", come viene insinuato in questi giorni. Tra le sue poche esternazioni si ricorda quella del 29 settembre 2008, giorno dell’insediamento. "Spero - disse - di non dover mai iscrivere procedimenti per errati contro al Pubblica Amministrazione, perché questo significherebbe che la cosa pubblica è gestita in modo corretto". Gli è andata male, pare.

23 febbraio 2010

 

 

 

appalti e g8

Il procuratore: "Stiamo lavorando

su altre cose, poi vedremo gli esiti"

Giuseppe Quattrocchi: "Un versante di questa vicenda è e resta fiorentino, ma è coperto dal massimo riserbo. Qua il filone della scuola Marescialli, il resto è segreto"

FIRENZE - Il tam tam di nuovi arresti che va avanti da giorni, una città, Firenze, che rischia di rimanere bloccata nelle sue opere più importanti, un'azienda, la Baldassini-Tognozzi-Pontello, dalla quale si sono dimessi i vertici. Sono le conseguenze dell'inchiesta che sta sconquassando l'Italia e Firenze. La magistratura fiorentina continua il suo lavoro, in silenzio. Acquisisce atti e studia carte, non si lascia andare a commenti ma stavolta qualcosa, il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi la dice: "Stiamo lavorando su altre cose, da tempo. Vedremo quali sbocchi avranno i nuovi esiti investigativi". Risponde così ai giornalisti che gli chiedono se ci sono pendenti altre richieste di misure cautelari.

LA PROCURA LAVORA IN SILENZIO - Poi, riferendosi anche ad articoli su come sono uscite le notizie sull’inchiesta, Quattrocchi ha aggiunto che "di pendente vedo solo l’ostinazione di qualche vostro collega, che non ha ancora capito che la procura mantiene il massimo riserbo". Riguardo le competenze, il procuratore ha ripetuto che "un versante di questa vicenda è e resta fiorentino, ma è coperto dal massimo riserbo. Si può dire che resterà qua il filone della scuola marescialli, ma il resto è coperto da segreto". Infine, il procuratore ha spiegato che "gli indagati che hanno chiesto di essere ascoltati dai pm lo saranno". Sulla presunta "guerra" tra procure, Quattrocchi dice: "Si è recuperato quello che c’è sempre stato, un clima di rispetto, stima e collaborazione reciproca. È così con Roma, come con le altre procure". Riferendosi alle frasi attribuite ai pm, anche fiorentini, "Non so - ha detto Quattrocchi - se alcuni magistrati si sono lasciati andare ad esternazioni che mi sono estranee. Non so se qualcuno lo ha fatto, ma non ci appartengono. Probabilmente non si trattava di un magistrato di Firenze". E il comunicato stampa diffuso ieri dalla procura di Roma "dimostra - ha aggiunto Quattrocchi - che non c’è stato niente. Sappiamo che c’è un rapporto di considerazione, stima, rispetto reciproco, così come di collaborazione, presente e passata"

Fabio De Santis

Fabio De Santis

LE UDIENZE AL RIESAME - Alle udienze al tribunale del riesame di Firenze hanno ricorso soltanto i legali di Fabio De Santis, provveditore delle opere pubbliche per la Toscana ed ex funzionario della Ferratella. Gli arrestati sono quattro: l’imprenditore Diego Anemone e i funzionari della Ferratella Mauro Della Giovampaola, Angelo Balducci e Fabio De Santis. Nei giorni scorsi i primi tre avevano fatto sapere di rinunciare al riesame. Solo i legali di De Santis, Remo Pannain e Alfredo Gaito, non hanno rinunciato all’udienza: i giudici si sono riservati per la decisione. Gli altri indagati che avevano fatto richiesta di riesame, ma che hanno rinunciato sono: il capo della protezione civile Guido Bertolaso e gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, Gaetano Ciotola e Riccardo Fusi. "C’è un’anomalia tecnica nei 21 faldoni messi a disposizione della difesa: mancano i brogliacci, vale a dire le trascrizioni complete delle conversazioni telefoniche". Lo ha detto l’avvocato Alfredo Gaito, difensore di Fabio De Santis, parlando con i giornalisti al termine dell’udienza del riesame di Firenze. "Abbiamo chiesto i supporti audio delle telefonate di De Santis - ha aggiunto l’avvocato - perchè nell’ordinanza ci sono 11 telefonate in più che non figurano nel cd che abbiamo già a disposizione". L’avvocato ha poi spiegato che il Tribunale del riesame di Firenze "non era la sede per affrontare questioni sul merito, visto il trasferimento degli atti a Perugia". L’avvocato Matteo Calosi, uno dei difensori del funzionario della Ferratella, Mauro Della Giovampaola, ha spiegato che per il proprio assistito, riguardo l’arresto, è stato presentato ricorso in Cassazione. "Abbiamo proposto ricorso in Cassazione - ha spiegato il legale - ritenendo perciò inammissibile il riesame".

LE DIMISSIONI DI DI NARDO - Per tutto il giorno ieri gli uffici della procura sono stati off-limits. Chiusi dentro un ufficio, fino a tarda sera, con tanto di cartello "non disturbare", i due sostituti Luca Turco e Giuseppina Mione. Un vertice per decidere le prossime mosse, per fare un primo esame della situazione che nei prossimi giorni potrebbe avere nuovi sviluppi. Gli investigatori del Ros stanno adesso vagliando il materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni e stanno separando il materiale da inviare a Perugia da quello che invece dovrà restare a Firenze, tutto quello che riguarda la scuola marescialli e brigadieri di Castello, il cuore dell’inchiesta fiorentina e che vede coinvolti l’imprenditore Riccardo Fusi, il provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis e il presidente del Consiglio superiore delle opere pubbliche Angelo Balducci. Ieri intanto, dopo le dimissioni di Riccardo Fusi, dalla Btp si è dimesso anche il consigliere delegato Vincenzo Di Nardo che ha lasciato anche la vicepresidenza dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), la presidenza di Firenze Mobilità e l’incarico di amministratore delegato di Manifattura Tabacchi.

L'UOMO CHE HA DATO IL VIA ALL'INCHIESTA - La prima volta che compare il nome di Di Nardo nelle inchieste è in un rapporto redatto dalla Guardia di Finanza e inviato alla Corte dei Conti: nel 2006 viene ritenuto responsabile di un danno erariale di oltre 5 milioni di euro assieme ai componenti della seconda giunta Domenici per i maggiori costi nella costruzione del sottopasso di viale Strozzi e del parcheggio Caduti dei Lager. Due opere costruite con lo strumento del project financing. Lo stesso strumento che finirà sotto l’attenzione dei pm Monferini e Tei che lo accusano — il processo è in corso — di truffa aggravata ai danni dello Stato. Ora le intercettazioni dell’ultima inchiesta. È lui l’uomo che parlando di appalti al telefono, ha dato il via — involontariamente — all’inchiesta della procura.

 

23 febbraio 2010

 

 

 

 

"Mister X sono io, medico non boss"

Renato Lauro, rettore dell’università romana di Tor Vergata: "Sì, ho visto Angelo Balducci il 31 gennaio"

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Renato Lauro, rettore dell’università romana di Tor Vergata: "Sì, ho visto Angelo Balducci il 31 gennaio"

Renato Lauro (Imagoeconomica)

Renato Lauro (Imagoeconomica)

ROMA - "Un attimo solo che guardo la mia agenda...". Il professor Renato Lauro, rettore dell’università romana di Tor Vergata, si mostra solerte al telefono, sfoglia le pagine e dopo qualche secondo trova l’appunto che gl’interessa: "Ma sì, ce l’ho proprio segnato, ecco qua: "Lo devo vedere domani"... Sì, ho visto Angelo Balducci domenica 31 gennaio, la circostanza è vera. E allora? Sì, sì, sono io "lo zio" di cui lui parla nelle intercettazioni. Doveva vedere "lo zio" e infatti mi ha visto. Ma io sono un medico, non sono mica Provenzano...".

Scherza, il professore. I giornalisti continuano a chiamarlo e lui risponde a tutti, con cortesia: "Volete sapere una cosa? - prosegue -. Se la memoria non m’inganna ho sentito Balducci pure la sera prima del suo arresto. Dunque, il 9. Ed era preoccupato per la sua salute, non per altro. Dal tono, insomma, non mi sembrava spaventato, non parlava come uno che s’aspettasse da un momento all’altro di finire a Regina Coeli: Ti chiamo domani, ne parliamo domani... Non mi ha più chiamato. Però, secondo me, adesso dovrebbe essere trasferito in infermeria, lui non può restare in cella, io sono il suo medico, l’ho in cura da due-tre anni e la sua situazione di paziente è impegnativa, complessa, mi aveva chiesto dei giorni di malattia per approfondire delle analisi, lui deve sottoporsi a un intervento chirurgico, non posso dire di più per motivi professionali, ma comunque ho già trasmesso la cartella alla direzione del carcere che me l’ha richiesta".

Ma perché, professore, Balducci la chiamava "zio"? "Guardi, proprio nessun mistero. Lui nell’intercettazione è al telefono con l’avvocato Sergio Lupinacci, Sergio è un ragazzo che io ho visto crescere, compagno di giochi dei miei figli, è lui che di solito mi chiama "zio Renato"...". E perché Balducci le chiese quell’incontro, domenica 31 gennaio? "Anche su questo, quanti voli pindarici... Lui il giorno dopo, lunedì primo febbraio, doveva venire a fare degli esami al Policlinico di Tor Vergata, io sono il rettore di Tor Vergata, ma il lunedì non mi avrebbe trovato in ospedale perché avevo degli impegni fuori e così la domenica gli serviva la prescrizione per fare quelle analisi. Tutto qui, davvero...". Il professore, siciliano di Palermo, amante dei lunghi viaggi, è sposato, ha due figli, tre nipotini e ha compiuto 70 anni il 9 gennaio scorso ("Ho festeggiato con 4 amici a cena - dice - ma non c’erano né Balducci né Bertolaso, vi assicuro "). Di questa storia - giura - non sa niente ("Il mio rapporto con Balducci era esclusivamente professionale, mai andato ospite nella sua villa a Montepulciano...").

Anche l’avvocato Sergio Lupinacci, calabrese, 44 anni, vuole precisare: "Mai visti Letta, Bertolaso, mai avuto rapporti con Palazzo Chigi. Da Balducci, è vero, il 5 gennaio scorso sono stato nominato esperto del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Però attenzione: incarico gratuito, anche se prestigioso e al servizio di una grande istituzione dello Stato. Ma lui lo conosco da appena due-tre mesi, lo stimo, c’è una buona confidenza tra noi, che c’è di male? So che ha un problema a un braccio molto serio, tutto qui. Io, però, non sono mai stato raccomandato da nessuno, non ho padrini, sono solo un avvocato che, modestia a parte, in tanti anni ha acquisito grande esperienza in tema di opere pubbliche e gestione trasparente degli appalti. Del G8 alla Maddalena non ho mai saputo nulla: zero, zero, zero. Un collega del mio studio, l’avvocato Albano, assiste Mauro Della Giovampaola, un altro degli arrestati. Ma che c’entra questo? Un’ultima cosa: chiamo "zio Renato" il professor Lauro, è vero. Perché gli voglio bene, lui mi ha adottato dall’età di 18 anni. E non capisco perché sulle pagine dei giornali debbano finire gli affetti privati delle persone".

Fabrizio Caccia

23 febbraio 2010

 

 

 

 

inchiesta sulla Protezione civile / gli Interrogatori

Ecco i nuovi verbali "Tangenti?

Non servono, sono un uomo ricco"

Balducci: guadagno 2,5 mln l'anno. Della Giovampaola e la serata con una prostituta a Venezia: mai consumata

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Balducci: guadagno 2,5 mln l'anno. Della Giovampaola e la serata con una prostituta a Venezia: mai consumata

Dal nostro inviato Marco Imarisio

Angelo Balducci (Imagoeconomica)

Angelo Balducci (Imagoeconomica)

FIRENZE - Tutti assenti, tranne uno. Quello che non parla. Il primo sviluppo dibattimentale dell’inchiesta sulla presunta "combriccola" andrà deserto. Oggi, al tribunale del Riesame di Firenze, si doveva tenere l’udienza per convalidare gli arresti di Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis. Ci saranno soltanto i legali di quest’ultimo, che all’interrogatorio di garanzia avvenuto per rogatoria davanti al Gip di Milano aveva preferito non rispondere alle domande degli inquirenti. Tutti i legali, e anche i magistrati fiorentini, sono in attesa della nuova ordinanza di arresto che dovrà essere emessa dal Gip di Perugia, divenuto competente a giudicare sulla vicenda. Inutile, è il ragionamento delle difese, concentrarsi quindi su un passaggio considerato ininfluente.

L’unica conseguenza della giornata di oggi sarà la discussione dei verbali di interrogatorio di Balducci e Della Giovampaola, gli unici due indagati che hanno accettato di parlare, interrogati il giorno dopo l’arresto nel carcere romano di Regina Coeli. Da loro, è arrivata una difesa convinta, nessuna novità sconvolgente. L’interrogatorio più lungo è stato quello del principale protagonista. Che ha negato di avere mai ricevuto soldi e di essere corrotto. "Io guadagno circa 2,5 milioni di euro all’anno" ha fatto mettere a verbale Balducci. "Sono a conoscenza del fatto che sono state scelte dieci ditte " dice riferendosi agli appalti per il G8 della Maddalena, "ma resto convinto che tutto si sia svolto secondo le regole delle gare". Solo successivamente, dice Balducci, ha appreso della sostituzione di Fabio de Santis come soggetto attuatore del G8 alla Maddalena, decisione presa da Guido Bertolaso: "Ma non so perché sia stato cambiato ". Quella decisione segna anche la fine del suo coinvolgimento nei lavori sull’isola. "Alla Maddalena fino a quando me ne sono occupato io, tutto si è svolto secondo le regole, successivamente non so". Balducci afferma di non aver mai saputo di avere i telefoni sotto controllo. Sapeva invece dell’esistenza di un’inchiesta, "ma a Roma".

Quando gli vengono contestati i benefit che venivano garantiti ai personaggi coinvolti nell’inchiesta, risponde così. "Nei capitolati vi è una parte che riguarda la messa a disposizione di alcune cose all’Amministrazione, come telefonini, auto, e personale. Questi mezzi di supporto sono sempre stati previsti prima nei capitolati ". Le domande sui rapporti con gli altri indagati vertono soprattutto su Diego Anemone. "Con la sua famiglia", dice Balducci, "ci conosciamo da 35 anni. Il mio commercialista è lo stesso, è lui che gestisce tutto". Fa una precisazione, alla domanda sui rapporti "particolari " con alcuni imprenditori. "Nego. Nella mia vita ho sempre cercato di tenere separati i rapporti privati da quelli professionali", e cita l’amicizia con Anemone, al quale garantisce di non avere mai assicurato corsie preferenziali. L’interrogatorio di Della Giovampaola è decisamente più breve. L’imprenditore deve anche difendersi anche dall’accusa di "aver usufruito a Venezia delle prestazioni sessuali a pagamento di una ragazza procurata da Rossetti (...), in data 18 ottobre 2008", così si legge nell’ordinanza. L’imprenditore nega con decisione. "La serata a Venezia" afferma "non si è mai consumata".

Sugli altri incontri, in special modo quello del 13 novembre 2008, quando "l’incontro mercenario a sfondo sessuale " sarebbe stato procurato su sua specifica richiesta, la smentita è ancora più netta. Mai avuto necessità di una donna a pagamento, mi considero un uomo felicemente sposato". Sul versante, diciamo così, professionale, Della Giovampaola finisce per parlare anche di Bertolaso: "Tutte le imprese del G8 hanno avuto rapporti con lui". Ma non è una dichiarazione d’accusa contro il capo della Protezione civile, tutt’altro. Il riferimento è alle "continue riunioni" che si facevano con i vertici delle Protezione civile per decidere "la messa in atto" delle opere principali. In sostanza, due autodifese piuttosto convinte. Il resto, si vedrà oggi, per quel poco che conta.

23 febbraio 2010

 

 

 

Parentele pericolose

Auto di lusso, vacanze, regali

E nell'inchiesta irrompono i figli

Nelle intercettazioni gli eredi di Verdini, Balducci e del pm Toro. Lo sfogo: "Mio figlio non è neppure usciere"

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Dal nostro inviato Lorenzo Salvia

Lorenzo Balducci (Ansa)

Lorenzo Balducci (Ansa)

FIRENZE - Avere un figlio è un Grande evento. Forse per questo nell’inchieste sul G8, sui Mondiali di nuoto e sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia ci sono anche loro, i figli. I Grandi eventi più grandi di tutti. Piezz ’e core, come dicono a Napoli. E piezz’ importante nella "cricca" accusata di manovrare gli appalti. Il primo della lista è Camillo Toro, l’unico indagato nella speciale categoria che ormai insidia quella dei cognati. Insieme al padre Achille, adesso ex procuratore aggiunto a Roma, Camillo è accusato di aver rivelato alla "cricca" di imprenditori e funzionari che la procura di Firenze stava indagando sui loro affari. È l’avvocato Edgardo Azzopardi a chiedere più volte a Camillo di "assumere informazioni ". Per questo al telefono se lo coccola. Lo chiama "pupo", lo chiama "bello", e poi "gioia", "tesoro mio", addirittura "amore mio". Ma non si limita alle parole, l’avvocato. Secondo l’accusa si interessa per fargli avere un contratto con il ministero delle Infrastrutture e, allo stesso tempo, conservare il suo vecchio posto all’Acea, l’azienda romana dove lavora.

Il mitico distacco. All’inizio il ragazzo sembra non capire: "Ma ti devo pagare... ti devo una parte diciamo?", gli chiede beccandosi un rimbrotto affettuoso: "Sicuramente mi devi pagare i medici e le medicine". Poi esagera. La cricca, secondo i magistrati proprio grazie al suo "monitoraggio", ha capito che stanno per arrivare arresti e perquisizioni. La situazione si fa seria e tesa, preoccupante. Ma lui continua a chiamare Azzopardi come se nulla fosse. Vuole avere chiarimenti sul contratto, sapere se davvero partirà dal primo febbraio perché "a me interessano le cose reali concrete che si mangiano". Solo il 26 gennaio, un mese fa, gli telefona sette volte di fila. Alla fine Azzopardi non ce la fa più. Non lo chiama più "bello " o "tesoro mio", ma risponde freddo, "sì, chi è?". E si sfoga così, per rimanere alle parole pubblicabili, con il dirigente dell’Acea Biagio Eramo: "Gli ho detto che non c’è più da rompere le scatole oggi... non c’hai più da rompere le scatole!".

In confronto quelli di Tommaso Verdini sono peccati veniali. Lui è il figlio del coordinatore del Pdl, Denis. E si limita ad usare l’imprenditore amico di papà, Riccardo Fusi, come un’agenzia di viaggio last minute. Non è il solo ma ci dà giù parecchio. Tommaso deve fare il test d’ingresso alla Bocconi? Chiama Fusi e lui prenota subito all’Hotel Cusani di Milano: "Una doppia, vai a posto". Invece di una stanza, al ragazzo ne danno due: "Volevo sapere se anche quella è sul tuo conto". Nessun problema: "Mettile sul mio conto". E via così. A Forte dei Marmi ("Tutto quello che fanno è a carico nostro, va bene?"), dopo l’esame di maturità sempre in Versilia ("siamo in otto"), a Milano prima di partire per Ibiza ("sì anche il garage è gratis")... Ci pensa sempre Fusi, di persona e a costo zero. Una volta è la mamma a chiamarlo il Fusi: "Quell’ebete di mio figlio arriva alla Malpensa alle undici e mezzo... ecco volevo mandarlo in albergo a Milano". Lui provvede subito, premuroso più del solito. E non è un caso. Perché in questa storia i figli sono sì piezz e’ core.Ma soprattutto pensieri e preoccupazioni per mamma e papà.

È così anche nella famiglia di Angelo Balducci. Il cruccio del presidente del Consiglio dei lavori pubblici non è tanto l’attore Lorenzo. Lui sta facendo una buona carriera, anche se un rapporto dei carabinieri dice che sarebbe stato segnalato per una fiction da un dirigente della Rai. No, i pensieri di papà Angelo sono tutti per il primogenito, Filippo. L’ingegnere è preoccupato per il suo futuro e di questo parla al telefono con Diego Anemone, il costruttore amico che avrebbe favorito per diversi appalti: "Dico che quello oggi ha fatto trent’anni. Io per carità non voglio nemmeno confrontarmi con voi. Ma io dico che tu, a trent’anni, eri già capo di un piccolo impero. Questo non c’ha manco un posto da usciere tanto per essere chiari. Permetterai che uno è un po’ incazzato". La scenata funziona. Secondo l’accusa, lo stesso Anemone paga a Filippo la ristrutturazione di una casa a Roma, tende e mobili compresi. Gli regala una Bmw da 71 mila euro e (anche se l’avvocato ha smentito) trova un lavoro a lui e alla fidanzata. Tutto grazie a Diego.

Anche Anemone, del resto, è un figlio che al papà ha dato qualche grattacapo. Ma di tutt’altra natura. Il 14 dicembre 2008 l’imprenditore organizza nel suo Salaria sport village un incontro riservato per Guido Bertolaso. Dà istruzioni a Simone Rossetti che gestisce il centro. E Rossetti, diligentemente, ripete tutto a Regina Profeta, l’ex soubrette brasiliana che al Salaria coordina "gli eventi danzanti": "Allora... io calcola che a lei gli ho messo un asciugamano qui appena entra, un asciugamano pulito. Dino non sa niente, mi raccomando ". Dino è il papà di Diego Anemone. Di quell’incontro a porte chiuse non deve sapere niente. Quando i figli superano i padri.

23 febbraio 2010

 

 

 

 

2010-02-22

"Neanche le insinuazioni di qualche giornale possono modificare quella che è la verità"

Palazzo Chigi: a gennaio Balducci non è mai venuto e lo "zio" non si trova qui

La presidenza del Consiglio smentisce gli articoli sulle intercettazioni riportate da Corriere e Repubblica

"Neanche le insinuazioni di qualche giornale possono modificare quella che è la verità"

Palazzo Chigi: a gennaio Balducci non è mai venuto e lo "zio" non si trova qui

La presidenza del Consiglio smentisce gli articoli sulle intercettazioni riportate da Corriere e Repubblica

Angelo Balducci (Ansa)

Angelo Balducci (Ansa)

MILANO - "L'ingegnere Balducci non è venuto a Palazzo Chigi nè il 28, nè il 29, nè il 30 gennaio e neppure nei giorni successivi. E non è certo a Palazzo Chigi quello "zio" che qualcuno cerca il 30 gennaio e neppure quel fantomatico "altro" con il quale qualcuno vorrebbe "fare il punto" il 29". È quanto si legge in una nota diffusa da palazzo Chigi, nella quale si puntualizza: "Neanche le ripetute insinuazioni di qualche giornale possono modificare quella che è la verità".

INTERCETTAZIONI - La smentita della Presidenza del Consiglio si riferisce a intercettazioni pubblicate da "Corriere della Sera" e "La Repubblica", secondo cui Angelo Balducci, presidente del Consiglio nazionale per i Lavori pubblici, avrebbe incontrato a Palazzo Chigi esponenti politici. Parlando con un noto avvocato romano, Balducci dice, poi, di dover "vedere lo "zio" un attimo"

Redazione online

22 febbraio 2010

 

 

 

 

"Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali"

"Firenze non ha rispettato le regole"

Ferrara, procuratore capo di Roma: indagavano dal 2008, solo l’8 febbraio ho saputo di Toro coinvolto

"Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali"

"Firenze non ha rispettato le regole"

Ferrara, procuratore capo di Roma: indagavano dal 2008, solo l’8 febbraio ho saputo di Toro coinvolto

Giovanni Ferrara (Ansa)

Giovanni Ferrara (Ansa)

ROMA - "Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali...". Taciturno, schivo, per niente attratto dalle prime pagine. Pacato. Il procuratore di Roma Giovanni Ferrara non ama i riflettori, non alza mai la voce. Ma adesso si lascia andare a un lungo, amaro sfogo: ha appena finito di leggere sui quotidiani l’ultimo rapporto dei carabinieri del Ros nell’inchiesta sugli appalti per il G8 alla Maddalena in cui si raccontano le sue telefonate al procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, pochi giorni prima degli arresti della "combriccola". La prima impressione che si ricava dagli articoli è che Ferrara possa essersi prestato a chiedere informazioni da "girare" poi ad Achille Toro, il suo ex procuratore aggiunto che si è dimesso nei giorni scorsi dalla magistratura dopo essere stato indagato per corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio per aver fornito notizie riservate al figlio Camillo. "Le notizie apparse sui giornali sono del tutto parziali e possono essere fuorvianti: sono amareggiato per questa vicenda, soprattutto per i riflessi che ha sull’onorabilità dell’ufficio che dirigo".

Originario di Saviano, in provincia di Napoli, 72 anni, sposato e felicemente nonno, Ferrara è entrato in magistratura nel ’64. Esponente di Unità per la Costituzione, la corrente di centro delle toghe, è stato anche capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia dal 1997 al 2000, prima con Giovanni Maria Flick e poi con Oliviero Diliberto. La sua carriera ai massimi livelli della magistratura si è sempre svolta dietro le quinte. Davanti a una tazzina di caffè decide però di lasciare da parte il riserbo: "Perché ho deciso di chiarire come sono andate le cose? Per ripristinare la verità e troncare ogni ulteriore, eventuale strumentalizzazione, le cui finalità mi sono ignote", incalza. L’abituale espressione cordiale cede il passo al risentimento, alla determinazione di chi non vuole sentire fango su di sè e sul suo Ufficio. Ed ecco spuntare i fax tra lui e Quattrocchi, non solo le telefonate. "Ho chiamato il Procuratore di Firenze il 28 gennaio per sapere se era vero quello che c’era scritto sulla Repubblica. Me lo ha confermato. Ma non mi ha detto altro. Il 29 gli ho inviato un fax". Il testo con la firma di Ferrara è inequivocabile: "Facendo seguito ai colloqui in data 28 gennaio per le notizie apparse su Repubblica circa l’esistenza di procedimenti, connessi a quello su indicato e pendenti davanti a questo Ufficio, al fine di favorire la speditezza, l’economia e l’efficacia delle indagini e, soprattutto, per eventualmente coordinare con la S.V. atti di disvelamento delle indagini in corso che sono imminenti da parte di questo ufficio, pregasi voler fornire con la massima urgenza ogni utile notizia al fine di avviare un opportuno scambio di informazioni e atti". Quattrocchi risponde a Ferrara il 1° febbraio. Comunica che la Procura di Firenze "procede in ordine a reati contro l’economia e la pubblica amministrazione attinenti condotte poste in essere da imprenditori locali. Nel corso di tali indagini — aggiunge Quattrocchi — sono stati accertati fatti penalmente rilevanti afferenti talune opere pubbliche per il G8 alla Maddalena, rispetto ai quali si intravede l’opportunità di un coordinamento. Pendono presso il gip del Tribunale di Firenze richieste— specifica ancora Quattrocchi —, talune ex articolo 27 Cpp". In altre parole— recita il Codice— "misure cautelari disposte dal giudice incompetente": Ferrara capisce da Quattrocchi che sono in arrivo arresti su fatti e personaggi romani. "Quel giorno arriva a Roma il sostituto Luca Turco, che conduce l’indagine di Firenze", ricorda Ferrara. "Incontra i miei sostituti Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello e, siccome apprende che stavamo per fare alcune perquisizioni, ci chiede di soprassedere per evitare intralci e disvelamenti che avrebbero pregiudicato le loro indagini. Noi aderiamo e aspettiamo ulteriori contatti per coordinarci", dice Ferrara. "Nessuno si fa più sentire — incalza— e venerdì 5 la mia segretaria chiama la Procura di Firenze ma la segretaria di Quattrocchi le risponde che non è in ufficio. Ricevo invece io una telefonata da lui il lunedì 8 in cui mi comunica che sono in corso perquisizioni ed eseguite misure cautelari. Mi dice anche che avevano iscritto Achille Toro sul registro degli indagati e inviato gli atti a Perugia per competenza".

Poi altri fax tra Roma e Firenze, meno significativi. L’ultimo del 17 febbraio. E Ferrara spiega, risentito: "Mentre la Procura di Roma non conosceva l’indagine di Firenze, le notizie sulla nostra inchiesta, almeno per quanto riguarda gli abusi edilizi nei circoli con il coinvolgimento di Balducci e Anemone, era nota a tutti per i sequestri eseguiti e per il fatto che di essi si era occupato il Riesame". E ancora: "Noi non abbiamo mai saputo nulla di ufficiale di reati commessi a Roma e appresi durante le intercettazioni di Firenze che, da quanto si legge sui giornali, sono iniziate ad aprile 2008 e proseguite per tutto il 2009. Il nostro procedimento è stato iscritto come noto nel marzo 2009", aggiunge Ferrara. "Le regole della competenza vanno rispettate", ripete una, due volte. Evita di dirlo apertamente, ma si intuisce: i magistrati di Firenze avrebbero dovuto inviare subito gli atti a Roma e si sarebbero evitati problemi ed equivoci. E Toro? "Come coordinatore del gruppo, veniva informato del lavoro dai sostituti. Non è che un capo dell’ufficio può tenere per sè le informazioni. È ovvio che tutti gli elementi investigativi vanno riferiti e condivisi sia con il responsabile del pool (cioè Toro) sia con i pm che indagano", taglia corto Ferrara. Che si sofferma sulle date: "Fino a lunedì 8 febbraio nessuno sapeva che Toro fosse già indagato...".

Flavio Haver

22 febbraio 2010

 

 

 

l'avvocato Azzopardi e le "dritte" sulle indagini di Firenze

Inchiesta G8: Balducci a Roma sente l’arresto vicino e incontra "lo zio"

Giallo sull’identità della persona con il soprannome

l'avvocato Azzopardi e le "dritte" sulle indagini di Firenze

Inchiesta G8: Balducci a Roma sente l’arresto vicino e incontra "lo zio"

Giallo sull’identità della persona con il soprannome

FIRENZE - Non ci sono solo padri, figli e tanti cognati. Dalla nuova informativa che i carabinieri di Firenze hanno consegnato alla procura di Perugia, ormai titolare di gran parte dei fascicoli sugli appalti delle Grandi Opere, spunta anche la figura misteriosa di uno "zio". È la persona con la quale si incontra Angelo Balducci, domenica 31 gennaio, il giorno dopo aver scoperto di essere ormai prossimo ad essere arrestato.

Oltre a un magistrato usato come fonte di notizie e gli incontri a Palazzo Chigi, dalle nuove carte dell’inchiesta, dove si definisce "gravissima" l’attività di inquinamento probatorio, emergono profili di indagine ancora aperti. L’avvocato romano Edgardo Azzopardi, "con forti entrature nella famiglia Toro, sia padre che figlio", è la figura principale, in questo sottobosco di procacciatori di notizie. Si prende cura di Camillo, figlio del magistrato Achille Toro, gli trova lavoro al ministero delle Infrastrutture grazie all’interessamento del dirigente Massimo Sessa, cerca di procurargli un incarico anche all’Acea. Riferisce a Balducci, anche se è in contatto con almeno altri due imprenditori arrestati. Diego Anemone invece ha il suo uomo, Emanuel Giuseppe Messina, 39 anni, romano, piccolo imprenditore con interessi in provincia di Salerno. Da un colloquio tra i due gli investigatori sembrano ipotizzare anche l’esistenza di una pista fiorentina per le fughe di notizie. È la mattina del 26 settembre. Messina è preoccupato. Ha appena visto un servizio televisivo nel quale si parla degli appalti per il G8 alla Maddalena. Chiama Anemone, gli chiede se ci sono novità, per regolarsi. L’imprenditore lo tranquillizza "rappresentando in maniera allusiva" che vi sia qualcuno che sta "operando molto bene" anche fuori Roma. "Niente, tutto tace... quel ragazzo... sta andando molto bene... nel senso che lo hanno chiamato anche da fuori Roma". Gli investigatori identificano nell’avvocato Azzopardi "il soggetto che sarebbe in grado di acquisire, da Firenze, informazioni di natura riservata su Anemone e Balducci". La sera seguente, Messina dice di aver fissato un appuntamento con Azzopardi. L’imprenditore Anemone— scrivono i carabinieri — ritiene di conoscere il motivo per cui l’avvocato ha chiesto l'incontro: "... Ma l’hanno chiamato pure da Firenze... a lui... capito?". La grande paura dopo "cerca un avvocato" via sms, così scrivono gli investigatori. Messaggio a Roberto Borgogno: "Lunedì avrei necessità di vederla magari con il Professore. È importante. La ringrazio". La sera del 31 gennaio Azzopardi fa sapere a un suo conoscente che Balducci, il giorno prima, gli ha detto che lascerà l’incarico di presidente delle Grandi Opere. Dice: "Vabbé... lui... domani si dimette... diciamo che va in malattia...". L’autista, Armando Coppi, parlando con un’altra persona, dice che Balducci "... a fine della prossima settimana, l’11, parte...". L’interlocutore chiede: "... È una cosa seria?". Coppi: "... Serissima... e dopo ne parliamo a voce e non ci siamo sentiti però, mi raccomando...". Anche Diego Anemone, chiamato con Skype (telefonate via Internet) da Messina, dice di essere in partenza: "... l’11 me ne vado fuori Roma... a Madrid...". Messina che sostiene di trovarsi ad Acapulco, replica: "... se venite qua sarebbe meglio ancora... è un paradiso".

"Lo zio"

Delle tante telefonate allegate all’informativa del 4 febbraio, i carabinieri ne trascrivono una per intero. La considerano interessante, ma non sono riusciti a venirne a capo. Alle 12.12 del 30 gennaio, quando da poco è terminato l’incontro "rivelatore" con Azzopardi, il presidente delle Grandi Opere riceve una telefonata da Sergio Lupinacci, noto avvocato romano. Si è conclusa da pochi minuti l’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto di Roma, alla quale, come di consueto, partecipano magistrati e personaggi politici. Lupinacci: "... allora... senti ho appena terminato... anno giudiziario... quindi ti porto i saluti di persone istituzionalmente a te molto care". Balducci: "Grazie". Lupinacci: "Naturalmente hai un invito". Balducci: "... senti... scusa... io purtroppo... sia ieri... ieri sono stato fuori che avevo un impegno a Pesaro... e adesso sto muovendomi da Roma". Lupinacci: "Con calma" (...). Balducci: "Scusa Sergio ti volevo chiedere questo... domani mattina tu sei a Roma o fuori?". Lupinacci: "Angelo, a Roma... tu sei a Roma io sono a Roma... io sono a Roma punto". Balducci: "... perché... io domani mattina presto devo vedere lo "zio" un attimo... dopo, verso le 9 e mezzo così... se ti potevo offrire un caffè anche in piazza...". L’identità dello "zio" rimane ignota. Siamo al 30 gennaio, fine mattinata. Balducci e Sessa hanno appena appreso, da Azzopardi via Camillo Toro, di essere oggetto di un’indagine che ha già generato alcune richieste di custodia cautelare. L’attività telefonica diventa frenetica. Balducci chiama Renato Lauro, professore ordinario di Medicina interna e gli chiede un incontro per il giorno seguente, domenica. "... Al limite un minuto, domani mattina prendiamo un caffè... sai per me dalle 8 in poi... quando è comodo anche per te". Poi chiede al suo segretario di mettersi in contatto "urgente" con Mauro Della Giovampaola, un altro degli imprenditori che saranno poi arrestati con lui. I due "procacciatori" di notizie, intanto, sono preoccupati. Azzopardi: "... speriamo che non ti piova dentro casa, perché piove tanto, eh". Messina: "Com’è infatti che non mi risponde nessuno?". Azzopardi: "... Beh, lo credo bene. Intanto Balducci chiama Anemone: "Senti, compatibilmente con gli impegni, prendiamo un caffè domani?". Subito.

Marco Imarisio

22 febbraio 2010

 

 

 

 

l'inchiesta g8

Bolle per una casa a Parigi finisce intercettato con la "cricca"

L’étoile della Scala compra un appartamento dal figlio di Balducci. E Anemone cita il ballerino con tono sprezzante

l'inchiesta g8

Bolle per una casa a Parigi finisce intercettato con la "cricca"

L’étoile della Scala compra un appartamento dal figlio di Balducci. E Anemone cita il ballerino con tono sprezzante

FIRENZE — L’étoile e la cricca. Abituato a parlare con musicisti raffinati e scenografi ancora più raffinati, nella sua vita Roberto Bolle si è imbattuto pure nella "cricca" accusata di grandi manovre sugli appalti. Un anno fa la stella della Scala e della danza internazionale ha trattato l’acquisto di una casa a Parigi. L’appartamento era intestato alla famiglia di Angelo Balducci, il presidente del Consiglio dei lavori pubblici arrestato per l’inchiesta sui grandi eventi.

Bolle sembra conoscere bene sia Angelo sia il figlio Lorenzo. E nella trattativa entra un altro arrestato, quel costruttore Diego Anemone che di appalti ne ha presi tantissimi, dal G8 in giù. Proprio Anemone, con poco rispetto per l’étoile, in una telefonata sbotta così: "Ma quel Bolle là (...) e richiamalo un po’... mi hanno rotto il c...". Bolle non è indagato, ma i carabinieri del Ros seguono con attenzione la vicenda della casa e dei suoi possibili intrecci. La sera del 16 marzo 2009 arriva un sms sul cellulare di Angelo Balducci: "Angelo, quando pensi che possano iniziare i lavori nella casa di Parigi... ??... L’avvocato dice che non ha ancora ricevuto vostra procura. L’avete spedita...? Un abbraccio e fammi sapere. Roberto".

I carabinieri annotano che il messaggio arriva dal cellulare "intestato ed in uso a Bolle Roberto nato a Casale Monferrato (Al) il 26.03.1975". Probabilmente Bolle manda un sms anche al figlio di Angelo Balducci, Lorenzo, di professione attore. Due giorni dopo, infatti, Lorenzo chiama il padre Angelo: Lorenzo: "Senti una cosa veloce... perché devo girare... mi ha mandato ieri un messaggio Roberto Bolle... in cui dice se ho fatto la procura per l’appartamento di Parigi per il preliminare". Angelo: "Sì". Lorenzo: "Per me è arabo Angelo: "Ci penso io con coso... con Stefano". Lorenzo: "Io gli devo rispondere Angelo: "Allora tu rispondigli dopo... digli... oggi ti chiama papà". Lorenzo: "Va bene". La pratica, annotano i carabinieri, viene seguita da Stefano Gazzani, commercialista della famiglia Balducci, e Roberto Molinelli, dipendente del gruppo Anemone. La firma del contratto viene rinviata più volte. Il 22 aprile Anemone ne parla con il commercialista: Anemone: "Una cosa... ma quel Bolle là...". Gazzani: "Eh!... Bolle io sto a aspettare che mi chiamino da là... è tutto pronto..." Anemone: "E richiamalo un po’... mi hanno rotto il c...". Gazzani: "Eh Dieghi’ sì". Anemone: "Vabbè, poi vedremo". Il via libera arriva il 4 maggio. Due giorni dopo, Gazzani chiama a Parigi una persona che nel rapporto viene indicato semplicemente come Eric. Con lui, annotano i carabinieri, parla della stipula del contratto di compravendita. Ma anche di un provvedimento, curato dallo stesso Eric, che forse non ha capito perché in francese.

Arriva dalla direzione delle finanze pubbliche di Parigi e riguarda i fratelli Filippo e Lorenzo Balducci. Gazzani: "Ti leggo quello che hanno scritto?". Eric: "Ah, ti hanno risposto? G: "Sì, hanno risposto... allora ha scritto apres un exam, scusami il francese". E: "No no vai". G: "Je vous inform que la rectification que vous proposé, sont abandonné avant totalié...". E: "Eh... super". G: "Super! Abbiamo vinto!? Ha detto che va bene?". E: "Sì e quand’è che ti hanno scritto". G: "27 aprile". E: "Eh guarda complimenti, sono contento". G: "Sono contento pure io perché... ammazza quanto sono svelti!". E "E hanno annullato tutto, sono contento".

Lorenzo Salvia

22 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

Bertolaso: "Mai assegnato appalti"

Su Balducci: "Non è stato il mio vice". E i massaggi: "Devo farli, nessun festino. Mia moglie sta soffrendo"

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Bertolaso: "Mai assegnato appalti"

Su Balducci: "Non è stato il mio vice". E i massaggi: "Devo farli, nessun festino. Mia moglie sta soffrendo"

MILANO - Gli appalti e l'accusa di corruzione, i presunti favori sessuali, l'affetto della gente. Guido Bertolaso è un fiume in piena e non perde occasione per ribadire che la tempesta giudiziaria che lo ha travolto è solo fango, il tentativo di distruggerlo. Lo ha fatto anche lunedì intervenendo alla trasmissione Mattino Cinque. "Non ho mai assegnato alcun appalto - dice il capo della Protezione civile -. Ogni volta che abbiamo fatto dei lavori abbiamo affidato alle istituzioni pubbliche e competenti questo genere di incombenza".

BALDUCCI E ANEMONE - E su Angelo Balducci, principale indagato dell'inchiesta sui presunti episodi di corruzione: "Non è stato il mio vice, ma è stato molto più importante, è il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il massimo organo del ministero delle Infrastrutture, che fa grandi opere, appalti e realizza le opere principali. Anemone ha vinto una gara che è stata organizzata dall'ingegner Balducci; io ho avuto rapporti con Anemone come ne ho con tanti altri imprenditori e quando li incontro li incentivo a fare meglio, presto e bene". "Quando incontravo Anemone - prosegue Bertolaso - gli dicevo le stesse cose: lui è stato coinvolto in una delle sfide più importanti e cioè realizzare alla Maddalena un centro congressi, alberghi, un polo nautico e velico tra i più importanti del Mediterraneo".

"SOLO MASSAGGI" - L'altro aspetto dell'inchiesta è quello dei presunti favori sessuali "mascherati" da massaggi: "Le due persone con le quali io mi sarei intrattenuto per favori sessuali erano fisioterapiste che mi dispiace siano state coinvolte in questa drammatica vicenda - dice il sottosegretario -. Pensare che io mi possa vendere per 10mila euro fa sorridere qualsiasi italiano. Quello che voglio è continuare lavorare con i miei ragazzi". E per quanto riguarda il Salaria Sport Center: "Ha circa 6mila soci che provengono da tutte le parti della borghesia medio-alta di Roma. Lo frequentavo perché lì mi trovavo più a mio agio perché frequentato da persone normalissime. Spesso ho mal di schiena e soffro di cervicale e devo ricorrere o agli anti infiammatori oppure, qualche volta, a qualche intervento che possa mettermi in condizione di poter riprendere il mio lavoro".

FRANCESCA E MONICA - Bertolaso parla della fisioterapista Francesca: "È una bravissima signora - continua - e uno dei dolori più grandi che ho è di averla coinvolta in questa vicenda perché non se lo meritava affatto. Non sono mai stato a nessuna festa di quelle menzionate da Anemone: è ovvio che io sia una preda appetitosa per molti, ma mi dispiace per tutti quelli che mi vogliono fare del male, ma io non ho mai partecipato a nessun tipo di festino". E su Monica, la presunta escort brasiliana il cui nome compare nelle intercettazioni: "È una fisioterapista che mi sono ritrovato una sera al centro benessere: ero veramente stanco, stavo passando un momento difficile di tante decisioni e tante responsabilità; si evince dalle intercettazioni che avevo chiesto di potermi avvalere di Francesca, ma quel giorno lei non c’era e mi hanno fatto trovare questa Monica, una bella ragazza che mi ha fatto un massaggio identico a quello che di solito mi faceva Francesca. Dalle intercettazioni viene fuori in modo chiaro che io con questa Monica non ho fatto nulla di illecito o scorretto".

"MIA MOGLIE SOFFRE" - Poi la famiglia e la paura di perdere la vicinanza della moglie: "Alle mie figlie ho detto che avevo la grande ambizione di essere l'orgoglio dell'Italia: per questo la mia famiglia ha subito le maggiori privazioni e i maggiori abbandoni e credo che non meritasse di subire anche questa vergogna. Mia moglie mi sta molto vicino ed è quella della famiglia che in questo momento sta soffrendo di più perché le stanno cadendo addosso tutta una serie di vicende che mi coinvolgono e che rischiano di demolire la fiducia che lei ha nei miei confronti. Comprensibile: come ogni femmina innamorata del proprio marito che può temere e può avere il tarlo del dubbio".

"DEVO ANDARE AVANTI" - Infine Bertolaso ringrazia la gente che gli sta tributando affetto e stima (come domenica a San Fratello, nel Messinese): "Sento moltissimo affetto e tantissima solidarietà che mi spingono a tener duro e andare avanti, ma questo indipendentemente dalle decisioni che vorrà prendere il governo. Quando è avvenuta questa vicenda così drammatica per me e la mia famiglia, ma anche per tutta la Protezione civile, ho immediatamente messo il mio mandato nelle mani del presidente del Consiglio: sono un funzionario dello Stato, contrariamente a quello che dice qualcuno. Non me ne posso andare perché se lascio qualcuno deve sostituirmi per gestire queste situazioni di emergenza".

PD: SIMBIOSI CON IL PREMIER - Franco Monaco del Pd critica l'esposizione mediatica del sottosegretario: "Siamo all'overdose tv. Da giorni e a ogni ora Bertolaso dilaga da tutte le tv rassicurando sé e noi con espressioni del tipo "gli italiani sono con me", "sono l'orgoglio del Paese". Un ego ipertrofico, un delirio di onnipotenza che danno la misura di un'identificazione antropologica, assai più che politica e di concezione del governo, con Berlusconi. Una sindrome che rende ancor più insostenibile il suo slalom tra asserito ruolo tecnico e profilo politico simbiotico con il premier".

Redazione online

22 febbraio 2010

 

 

 

2010-02-21

replica della manifestazione della scorsa settimana. contestato il sindaco

L'Aquila: la protesta delle chiavi

dei cittadini nel centro storico

A una troupe del Tg1 "Scodinzolini! Scodinzolini!". La Busi prende le distanze: "Qui la situazione è grave"

replica della manifestazione della scorsa settimana. contestato il sindaco

L'Aquila: la protesta delle chiavi

dei cittadini nel centro storico

A una troupe del Tg1 "Scodinzolini! Scodinzolini!". La Busi prende le distanze: "Qui la situazione è grave"

L'AQUILA - Replica della manifestazione della scorsa settimana all'Aquila. Un migliaio di cittadini hanno forzato la zona rossa del centro storico - chiusa dall'epoca del terremoto - e hanno appendeso le chiavi dei propri appartamenti che devono ancora essere ristrutturati. Una protesta simbolica per la ricostruzione del centro storico del capoluogo abruzzese, fortemente danneggiato dal sisma del 6 aprile dello scorso anno. Stavolta però i manifestanti non si sono accontentati di varcare le transenne per raggiungere piazza Palazzo, ma hanno proseguito raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali e poi tutti i vicoli interdetti ai cittadini da dieci mesi.

L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città

SINDACO CONTESTATO - Insieme ai manifestanti questa volta c'era anche il sindaco Massimo Cialente e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane. Cialente, vice commissario della ricostruzione, è stato contestato da alcuni partecipanti per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie. Il centro era presidiato dalle forze dell'ordine, che però non sono intervenute visto il carattere pacifico della manifestazione.

CIALENTE - "Con l'atmosfera che si sta creando a livello nazionale per le inchieste sugli appalti, sta partendo un meccanismo negativo e problematico per la ricostruzione", ha detto il sindaco. "Bisogna mettersi nei panni dei dirigenti del Comune dell'Aquila, che sono intimoriti di fronte a un sistema che interviene al primo sbaglio o, addirittura, interviene senza sapere chi ha sbagliato o meno". Ma secondo il sindaco, i cittadini hanno ragione a protestare: "Gli aquilani esprimono la loro rabbia e hanno ragione: c'è una preoccupazione crescente per i ritardi e nulla è stato fatto per affrontare il problema del lavoro". Il primo cittadino aquilano riconosce che la rimozione delle macerie è oggi il problema principale: "Da soli non ce la possiamo fare, non è possibile smaltire 4 milioni di tonnellate di macerie come se fossero sacchetti di immondizie. Neanche la Protezione civile è stata in grado di risolvere il problema, ma se non si rimuovono le macerie non è possibile la ricostruzione".

CONTESTATA TROUPE DEL TG1 - Decine di persone hanno contestato anche una troupe del Tg1 guidata da Maria Luisa Busi per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti, parafrasando il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, hanno gridato "Scodinzolini! Scodinzolini!" accusando l'emittente di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo. Maria Luisa Busi, che ha ammesso una contestazione "molto forte nei confronti del Tg1", ha preso le distanze: "Capisco la situazione e capisco gli aquilani. Posso dire che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto dopo il terremoto. Posso solo dire che quello che ho visto all'Aquila in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita". Il segretario aquilano del Pd, Michele Fina, ha espresso in una nota "solidarietà" "alla giornalista Maria Luisa Busi" e a chi lavorava con lei "per essersi trovati nel bel mezzo di una contestazione durante lo svolgimento del proprio lavoro" ma sottolinea che "ovviamente le critiche non erano rivolte a chi oggi si è recato a L’Aquila per raccontare l’ennesima manifestazione pacifica organizzata dai cittadini aquilani, ma al direttore del Tg1 Minzolini che negli ultimi mesi ha letteralmente scherzato con la nostra tragedia".

Redazione online

21 febbraio 2010

 

 

 

 

privatizzazioni senza mercato

La selva oscura delle procedure

privatizzazioni senza mercato

La selva oscura delle procedure

Le vicende giudiziarie della Protezione civile dovrebbero far riflettere classe politica e media sullo stato di salute della nostra Pubblica amministrazione. Ma nessuno ne parla. Non ne ha interesse la classe politica perché — quale che sia il colore — ne trae beneficio. Le "privatizzazioni" degli Enti pubblici locali produttori di servizi e beni collettivi le hanno consentito di trasferire alle proprie clientele periferiche la collusione fra politica ed economia dalla quale ricavare consenso e finanziamenti. Non ne sono interessati i media perché poco propensi a occuparsi dei rapporti tra Pubblica amministrazione e cittadino. A parlarne, inascoltato, è quasi solo Dino Cofrancesco, docente di Diritto amministrativo e urbanistico all’Università di Genova. Uno dei pochi liberali in circolazione.

Secondo Cofrancesco, con le modifiche strutturali e di funzionamento dell’Amministrazione, sono aumentate la discrezionalità amministrativa a scapito della legalità e la gestione concordata o contrattata tra enti diversi a scapito della ripartizione di competenze definite da rapporti gerarchici e di controllo. Le riforme, invece di produrre chiarezza e semplificazione, hanno prodotto complessità e confusione, conflitti di competenza, ritardi nell’esecuzione dei provvedimenti.

È parte del problema richiamato in un recente saggio ( È possibile realizzare le infrastrutture in Italia?, Il Mulino) anche da Alfredo Macchiati, un dirigente delle Ferrovie dello Stato, e da un giurista di rango come Giulio Napolitano. Macchiati e Napolitano ricordano "il progressivo aumento del decentramento istituzionale, non accompagnato da una chiara definizione delle responsabilità". A complicare tutto, scrivono, si aggiunge un "contenimento dei finanziamenti pubblici non sostituito da un quadro di regole capace di attrarre investimenti privati".

È su questo sfondo che Cofrancesco nota un ulteriore corto circuito: le privatizzazioni senza mercato hanno trasformato in monopoli privati i monopoli pubblici che, se non altro, dovevano sottostare ai controlli pubblicistici di legge. Con le società a controllo pubblico, scrive il docente, "è venuto anche meno il "fastidio" dei pubblici concorsi o delle procedure per verificarli". E conclude dicendo che le riforme hanno ulteriormente penalizzato il cittadino ponendolo di fronte alla scelta "prendere o lasciare", ovvero di ricorrere alla via giudiziaria. Ma, a limitare anche questa opportunità, provvede una legge che, cancellando il principio di legittimità legislativa, assegna alla Pubblica amministrazione poteri dispotici. Il cittadino non ha, infatti, alcuna possibilità di ricorrere contro atti affetti da "vizio di legge" se — indipendentemente dal fatto che le procedure siano state o no rispettate — il contenuto del provvedimento sarebbe stato lo stesso (!). Ciò in base all’art. 21 della legge 241 del 1990 inserito dalla legge n. 15 del 2005. Nessuno ha qualcosa da dire, oltre al convenzionale e sterile scandalismo del momento? Eppure, l’occasione sarebbe propizia…

Piero Ostellino

22 febbraio 2010

 

 

 

il paese del messinese colpito dalle frane

Bertolaso a San Fratello: fango su di me

Vogliono distruggere la mia credibilità

Sopralluogo con il presidente Lombardo: "Sulla costa si è costruito in modo folle". Gli abitanti: Berlusconi ci aiuti

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Bertolaso a San Fratello (Ansa)

Bertolaso a San Fratello (Ansa)

MESSINA - Guido Bertolaso è a San Fratello, il paese del Messinese colpito da una devastante frana una settimana fa. Insieme al presidente siciliano Raffaele Lombardo, ha fatto un sopralluogo aereo in tutta la zona colpita e poi un giro a piedi nel paese con il sindaco Salvatore Fidoti Pinto.

PREVENZIONE - "Lo Stato c'è, è arrivato immediatamente e non se ne andrà fino a quando non avrà dato tutte le risposte che vogliono gli abitanti di San Fratello - ha detto il sottosegretario -. È da otto anni e mezzo che parlo di prevenzione, che dico che l'Italia è una e che bisogna investire per prevenire e gestire le emergenze. Non sono i Nebrodi che stanno franando: sta franando la provincia, parte della Calabria. C'è una situazione molto più ampia e critica rispetto a un caso isolato". Il presidente Lombardo ha aggiunto che sul lungomare tirrenico di Messina "si è costruito in maniera folle. Ci sono case a meno di 30 metri dalla riva, e sono bagnate dal mare". Parlando di San Fratello, il governatore ha detto di avere visto dall'elicottero "le grandi fratture aperte dalla frana e che la situazione progredisce lentamente".

"VOGLIONO DISTRUGGERMI" - Bertolaso e Lombardo hanno poi partecipato a una seduta straordinaria del Consiglio comunale. E in quella occasione il capo della Protezione civile ha parlato dell'inchiesta su episodi di corruzione che lo vede indagato. "Stanno cercando di distruggere la mia credibilità, è sotto gli occhi di tutti. Anche qualche titolo di oggi continua a insinuare una serie di comportamenti che non mi appartengono e che non ho mai avuto. Quindi di cosa si tratta se non di cercare di minare la credibilità di un rappresentante dello Stato? - ha detto Bertolaso tra gli applausi dei presenti -. Quando parlo con gli abitanti di San Fratello e di qualsiasi altra parte d'Italia prendo degli impegni e gli italiani mi credono e mi rispettano perché sanno che io poi quegli impegni li mantengo. Nel momento in cui si cerca di gettare fango su una persona, un sistema e un'organizzazione il rischio è che si perda la fiducia. Bisogna essere seri, severi nei giudizi ma imparziali e obiettivi".

CASE DA ABBATTERE - Parlando di San Fratello, Bertolaso ha sottolineato che "la situazione è molto critica, ma ci vorrà almeno un mese per fare una diagnosi definitiva". "È una delle più grandi frane mai registrate in Sicilia - spiega -: cinquanta milioni di metri cubi di terra si stanno spostando, anche se il movimento rallenta. Fino a quando la frana non si sarà fermata non si può intervenire per la messa in sicurezza e la stabilizzazione della zona". Un'operazione, ha aggiunto, che richiederà molti fondi. A San Fratello sono un centinaio le case danneggiate che rischiano di essere abbattute ma Bartolaso ha garantito che nessuno dovrà lasciare il paese: "Non posso garantire che tornerete alle vostre case ma certamente resterete a San Fratello - ha detto agli abitanti che lo hanno applaudito calorosamente -. Quando la frana si fermerà una buona parte di voi potrà tornare a casa, ma non in tutte. Non parlo di anni ma di mesi". Gli sfollati sono 1.500, ma tanta gente ha deciso di non lasciare il paese dei Nebrodi. "Le istituzioni si devono muovere in fretta per mettere la zona in sicurezza e fare in modo che si possa restare, tutti - spiega una residente -. Questo Bertolaso e gli altri lo devono sapere: noi da qui non ce ne andiamo e non permetteremo che il paese muoia".

APPELLO A BERLUSCONI - Un'altra donna ha lanciato un appello al premier Berlusconi: "Parli della Sicilia, venga qui e ci aiuti, perché non ci sono italiani di serie A e italiani di serie B: anche noi siamo italiani". "Non ci abbandonate..." dice sommessamente un'altra signora a Bertolaso e Lombardo davanti alla scuola elementare di San Fratello, che sarà abbattuta. Un'amica le dà manforte: "Dottor Bertolaso, iniziate i lavori e poi noi sanfratellani li completeremo perché siamo gente abituata a lavorare". Un giovane parla del ponte sullo Stretto: "È sicuramente un'opera strategica per la Sicilia ma non potrà unire un'isola che scompare. Occorrono subito interventi per fare fronte ai danni e soprattutto all'emergenza. Qui manca la cultura della prevenzione". "Con me su questo tema lei sfonda una porta aperta - ha replicato il capo della Protezione civile -. Sono più di otto anni che parlo di questo ed è la mia lotta che continuerò".

Redazione online

21 febbraio 2010(ultima modifica: 22 febbraio 2010)

 

 

 

 

intervenuto telefonicamente a un convegno di rete italia

Berlusconi: nelle liste delle Regionali nessun personaggio compromesso

Su Napoli: sommersa da rifiuti per malgoverno di Prodi. La portavoce: lui è il premier delle promesse disattese

intervenuto telefonicamente a un convegno di rete italia

Berlusconi: nelle liste delle Regionali nessun personaggio compromesso

Su Napoli: sommersa da rifiuti per malgoverno di Prodi. La portavoce: lui è il premier delle promesse disattese

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

MILANO - "Sono disperati per il calo di consensi, si aggrappano a tutto, anche all'attacco di servitori dello Stato". Silvio Berlusconi, intervenuto telefonicamente a un convegno della Rete Italia di Formigoni a Riccione, si scaglia contro l'opposizione e promette che nelle liste delle Regionali non ci saranno i nomi di persone coinvolte in episodi di corruzione: "Non ci sarà nessun personaggio che sarà compromesso in maniera certa. Non c’è alle porte una nuova Tangentopoli - dice a Formigoni -: sono casi isolati, che vanno perseguiti. Noi siamo garantisti, ma attenti su questo argomento: non accettiamo lezioni di moralità da questa opposizione". Sabato era stato il leader della Lega Umberto Bossi a chiedere al premier certezze sull'onestà dei candidati.

"MONUMENTO A BERTOLASO" - Il premier ha poi difeso ancora una volta Guido Bertolaso: "Ci ricordiamo quello che è avvenuto a Napoli: a seguito del malgoverno di Prodi era letteralmente sommersa dai rifiuti, facendo andare in tutto il mondo immagini devastanti. E i responsabili sono gli stessi che accusano Bertolaso a cui si dovrebbe fare invece un monumento". Per l'Abruzzo Berlusconi parla di "un risultato miracoloso per il quale siamo apprezzati in tutto il mondo. Siamo orgogliosi di aver messo a disposizione case sicure e eleganti". E conclude: "C'è una furia autodistruttrice che annulla i risultati, che travolge tutti gli sforzi che si fanno per migliorare il nostro Paese. Si cerca di far apparire una delle pagine più nobili della nostra storia recente come una storia di affari sporchi e di corruzione".

"PD ESTREMISTA" - Quindi l'attacco al Pd: "È sempre più estremista e laicista, al traino politico di un movimento eversivo come l'Idv e culturale dei radicali. La politica è scontro aspro, ma anche lo scontro deve avere delle regole che si basino sul rispetto tra le persone e il riconoscimento che c'è un interesse superiore a cui tutti devono guardare. Se vengono meno queste regole lo scontro diventa distruttivo. Noi abbiamo sempre concesso fiducia ai leader della sinistra, abbiamo sperato in Veltroni, in Bersani, ma alla prova dei fatti ci hanno tradito: le nostre aspettative erano anche aspettative dei cattolici che militano in quel partito e che ora hanno dovuto prenderne atto, che è un partito sempre più estremista e laicista". Il riferimento è alla recente fuoriuscita di Paola Binetti dal Partito Democratico.

"MALGOVERNO DEL PREMIER" - Al premier replica Sandra Zampa, portavoce di Romano Prodi e deputata del Pd: "Di malgoverno gli italiani ne hanno conosciuto uno solo: quello di Berlusconi, il premier delle promesse disattese, impegnato a difendere con le unghie e con i denti le proprie aziende prima e se stesso dopo. Contro la giustizia e senza rispetto dei valori di cui si riempie la bocca. Gli italiani sapranno giudicare da sé: la storia e il tempo fanno giustizia delle urla, degli strepiti, del potere mediatico. E sarà così anche in questa occasione". Quanto all'emergenza rifiuti di Napoli, spiega Zampa, "è bene ricordare come lo stesso sottosegretario Bertolaso abbia più volte dichiarato di aver seguito, nella soluzione del problema, il piano già predisposto con il presidente Prodi, che è risultato dunque molto efficace".

IDV: CRESCENDO ROSSINIANO - Critico anche il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando: "Dopo l'attacco nervoso dell'onorevole Cicchitto ("Anche a questo dovevamo assistere: che una personalità fra le più garantiste come Emma Bonino trovi l'appoggio del partito più forcaiolo, cioè l'Idv", ndr) arriva, in un crescendo rossiniano, quello del premier. Ciò dimostra il suo enorme nervosismo per la perdita di consensi e la dilagante corruzione nel suo partito. Vogliamo ricordare al signor Berlusconi - prosegue - che eversivo è colui che sfugge dai processi, facendosi confezionare delle leggi ad hoc, censurate dell'Unione europea e annullate dalla Corte costituzionale".

Redazione online

21 febbraio 2010

 

 

 

 

Coordinatori divisi, trame dei ministri

Ma l'affondo del premier è per Fini

Pdl sull'orlo di una crisi di nervi: il partito resta diviso

in due. Bondi sempre più distante dai colleghi

retroscena

Coordinatori divisi, trame dei ministri

Ma l'affondo del premier è per Fini

Pdl sull'orlo di una crisi di nervi: il partito resta diviso

in due. Bondi sempre più distante dai colleghi

ROMA - Tre coordinatori molto discussi. Un presidente, ovvero il Cavaliere, furibondo, che dice di non riconoscersi più nel suo partito. Un partito, il Pdl, ancorché fortissimo, in preda a una crisi di nervi. O meglio, come ammesso dallo stesso presidente del Consiglio, in balia di "giochi di potere" che nulla hanno a che fare con il bene della maggioranza. La cronaca di ieri, con qualche indiscrezione, è eloquente. Sui giornali viene pubblicato lo sfogo del Cavaliere sullo stato del Pdl, la sua tentazione di azzerare tutto, dopo il voto delle Regionali. C’è anche traccia di un attacco a Denis Verdini, che del Pdl è uno dei coordinatori, indagato dai magistrati di Firenze, poco amato (per usare un eufemismo) nel partito che dirige. Verdini è tentato dalle dimissioni, Berlusconi smentisce e lo difende pubblicamente, ma è la prima volta che lo fa dal giorno della notizia delle indagini che lo riguardano.

Nel frattempo Ignazio La Russa, altro coordinatore, anche se in modo ironico, si dice disposto a fare un passo indietro. Tace il terzo coordinatore, Sandro Bondi, ma a Palazzo Grazioli lo danno sempre più distante dai suoi due colleghi, tanto che avrebbe fatto sapere al premier che si sente escluso e che non ha più molta voglia di sedersi al tavolo di lavoro con gli altri. Sulle decisioni che contano, complici forse anche gli impegni ministeriali, il politico che ama la poesia di solito resta escluso. Tutto, ovviamente, è molto ovattato. Non si lavano i panni in pubblico. L’uscita del capo del governo punta a rimettere in riga alcune teste calde. Nel partito molte cariche devono essere rinnovate, le parole del Cavaliere servono a congelare tutto. C’è anche il sospetto che alcune frasi contro Verdini, riportate dai quotidiani come se Berlusconi le avesse pronunciate in Consiglio dei ministri, siano state fatte circolare ad arte da alcuni esponenti del governo. Il premier per una volta ce l’ha più con chi imbecca la stampa che con la stampa.

Italo Bocchino, vicecapogruppo dei deputati del Pdl, è in cima alla lista degli indiziati, fra i presunti autori dei giochi di potere. A lui viene attribuita una frase che ha fatto letteralmente infuriare il capo del governo: "Verdini e La Russa sono due morti che camminano". Lui, non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, smentisce: "È impensabile, La Russa è il meglio che esiste, i problemi li hanno " loro", non "noi", è una guerra intestina a "loro", basta chiedere cosa pensano di Verdini, off the records ovviamente Nell’uso dei pronomi c’è il problema dei problemi. I partiti sono rimasti due. "Loro" sono quelli di Forza Italia. "Noi" sono gli ex di An. Paolo Bonaiuti ad Arezzo aveva visto più lungo di altri: basta con il metodo del 70 e 30 per ogni cosa, le cariche, le liste, il partito è di tutti, il futuro è la collegialità. Non è stato ascoltato, almeno non da tutti. Bocchino è in cima ad un’altra lista, quella della fiducia personale del presidente della Camera, Gianfranco Fini. I "giochi di potere" citati ieri da Berlusconi sono un messaggio anche al co-fondatore. Evidentemente i pranzi all’hotel de Russie non bastano ad appianare tutte le divergenze.

Ricostruzioni dello staff del Cavaliere: Bocchino ha condotto una guerra politica contro Cosentino, sottosegretario all’Economia e coordinatore del Pdl in Campania; Bocchino è grande amico della Carfagna, la Carfagna designa Fini come successore di Berlusconi; il Cavaliere si infuria con la sua ministra, difende Cosentino a spada tratta, per non darla vinta ai "giochi di poteri" che "loro", in questo caso gli ex di An, conducono in Campania. C’è da aggiungere che un gruppo molto ampio di parlamentari, quasi tutti azzurri della prima ora, si definiscono ora "pretoriani" di Berlusconi, si stanno strutturando per ritrovare dentro il Pdl lo spirito originario di Forza Italia. Pretoriani che difendono il loro capo dai giochi di potere: non è un film o un videogame, è l’atmosfera che si respira nel Popolo della Libertà, il primo partito italiano.

Marco Galluzzo

21 febbraio 2010

 

 

 

 

Italiani e corruzione Per l’80% pesa sul voto

Italiani e corruzione Per l’80% pesa sul voto

Come molti osservatori avevano previsto, il trend della fiducia nel governo Berlusconi è tornato a scendere, con una ulteriore diminuzione in questi ultimi giorni. La popolarità dell’esecutivo aveva già subito un calo piuttosto consistente nell’autunno dello scorso anno. A dicembre, anche grazie all’"effetto statuetta", il consenso era notevolmente risalito, ma poi ha intrapreso nuovamente una china discendente. I giudizi positivi sul governo hanno visto un’erosione più diffusa in svariati segmenti: tra i giovani fino a 35 anni e, al tempo stesso, tra i più anziani oltre i 65 anni, tra coloro che posseggono titoli di studio più bassi, tra i residenti nel sud e nelle isole, tra gli imprenditori e i liberi professionisti.

I motivi di questo andamento sono molteplici. Da un verso, si rileva una sorta di delusione crescente, anche all’interno dell’elettorato di centrodestra: l’esecutivo viene accusato —a torto o a ragione—di concentrarsi eccessivamente sulle questioni giudiziarie e di trascurare altre tematiche di rilievo, specialmente, le riforme di cui il Paese ha bisogno. Dall’altro, l’opinione espressa dagli elettori sul governo risente molto, com’è ovvio, dell’andamento dell’immagine del premier, della crescita o del calo della popolarità di quest’ultimo e dei suoi più stretti collaboratori. È ragionevole pensare, dunque, che il decremento di fiducia nel governo riscontrato in questi giorni sia dipendente anche dal "caso Bertolaso " e, in generale, dall’impressione che ci si trovi di fronte ad una sorta di "nuova tangentopoli" o, comunque, ad un allargarsi preoccupante dei casi di malversazione—se non, talvolta, di corruzione—nel settore pubblico. L’episodio milanese, che ha visto il presidente della commissione Urbanistica colto in flagrante mentre riceveva una mazzetta e altri simili accadimenti occorsi, sempre negli ultimi giorni, in altre città, hanno rinforzato l’immagine di un decadimento crescente. Diversi commentatori hanno sottolineato come questi avvenimenti non costituiscano solo l’indizio del degrado di moralità rilevabile nelle istituzioni dello Stato, ma siano l’espressione della cultura generale del nostro Paese, spesso incline alla furbizia, all’"arrangiarsi", sino alla trasgressione delle regole in nome dell’interesse personale o familiare. Molti comportamenti illegali, perpetrati anche da privati cittadini, vengono giustificati col fatto che "lo fanno tutti" o, più spesso, che "il mio è un caso particolare e dunque deve essere accettato".

Interrogata sulla possibile ipotesi di "comprensione" dei casi di corruzione da parte degli esponenti pubblici, la maggior parte dei cittadini esprime un giudizio severo, senza possibilità di appello. Ma una quota piuttosto numerosa — corrispondente a più di un italiano su cinque—afferma che "i politici corrotti fanno male", ma che "in fondo fanno come tutti". È la parte, minoritaria ma al tempo stesso assai consistente, del Paese che, in qualche modo, tende a giustificare buona parte dei comportamenti scorretti (in primo luogo i propri). Questo atteggiamento è più diffuso tra le persone con titolo di studio medio e, in misura ancora maggiore, tra le casalinghe. Ancora, appare "comprendere" lievemente di più i casi di corruzione politica chi dichiara di votare per il centrodestra. Beninteso, anche in questo segmento di elettorato si tratta di una minoranza, sempre piuttosto ampia, di poco superiore al 30%. Tuttavia questo "familismo amorale" (secondo la definizione che, già negli anni ’50, il sociologo americano Banfield diede della cultura del nostro Paese), pur essendo assai diffuso, non porta a scagionare i comportamenti dei politici. La maggioranza assoluta degli elettori, l’80% circa, attribuisce agli esponenti politici (in quanto detentori di risorse pubbliche) responsabilità maggiori dei singoli cittadini e, di conseguenza, è portata a giudicarli — e condannarli — più severamente. Con inevitabili implicazioni sul livello di popolarità dei governanti.

Renato Mannheimer

21 febbraio 2010

 

 

 

 

il dibattito sulle radici della corruzione

L'Italia ipocrita e quelle domande

alle quali non si vuole rispondere

il dibattito sulle radici della corruzione

L'Italia ipocrita e quelle domande

alle quali non si vuole rispondere

Di chi può mai essere la colpa della corruzione italiana se non della politica? Di chi se non dei politici - beninteso di quelli per cui votano gli "altri"? Si mettano dunque l’una e gli altri sul banco degli accusati per la meritata, inevitabile condanna. Così la pensano oggi moltissimi italiani i quali non vogliono sentirsi dire che la corruzione di questo Paese - anche quella pubblica - è invece qualcosa che viene dal profondo, che rimanda alla storia vischiosa, oltre che del nostro Stato, della nostra società; ai suoi meccanismi e vizi inveterati. No, guai a dirlo: si è subito sospettati di voler cancellare le responsabilità individuali, di voler "salvare i ladri". Che c’entriamo noi con la corruzione? La colpa è solo della politica.

In questo modo sta per ricominciare oggi il circolo perverso avviatosi nel ’92-’93. Infatti, se si mettono così le cose è fatale che agli occhi dell’opinione pubblica l’immagine di tutta la politica e di tutti i politici ne esca complessivamente a pezzi. Con l’ovvia conseguenza, che più ciò accadrà e più solo i mediocri o gli spregiudicati accetteranno di entrare nell’arena pubblica, e che quindi, alla fine, la politica risulterà ancora di più inetta e/o corrotta, accrescendo ulteriormente la sfiducia e la disistima generali. Sta per ricominciare alla grande, insomma, il meccanismo implacabile dell’antipolitica. Il meccanismo che si mise in moto all’epoca di "Mani pulite" e i cui risultati nonostante l’avvicendarsi di governi di destra e di sinistra, sono sotto gli occhi di tutti: allora svergognata e vilipesa la politica non si è rinnovata per nulla, la qualità dei suoi protagonisti è anzi in media peggiorata, ed essa non è stata capace né allora né poi di correggere un bel nulla del sistema che aveva portato a Tangentopoli.

Non è questione di pensare che la corruzione sia "connaturata" alla società italiana. Bensì di convincersi che essa è innanzi tutto della società italiana. Di convincersi cioè che, in Italia, in tanto la politica può ospitare un così alto numero di traffichini e di lestofanti, in tanto può rappresentare un ambito d’elezione per un così gran numero di scambi e guadagni più o meno loschi, in quanto, e solo in quanto, ha come sponda, come interlocutrice permanente, una società moralmente opaca come la nostra. Perché alla fine delle due l’una, insomma: o si nega che quella italiana sia una società di tal fatta (e mi sembra davvero difficile), o si deve sostenere che tra lo standard morale della politica e lo standard morale della società non c’è alcun rapporto necessario (e si dice una palese assurdità). Naturalmente c’è sempre una terza possibilità (che sospetto sia proprio quella fatta ipocritamente propria da molti abitanti della penisola): e cioè credere, o fingere di credere, che in una società di diavoli i politici, non si sa per quale miracolo, possano - anzi debbano – essere degli angeli; e la politica, di conseguenza, una specie di anticamera del paradiso terrestre. Tutti coloro che, come Marco Vitale, rimproverano alla politica in genere, e dunque anche alla sinistra, di non aver preso le misure necessarie per una vasta e radicale opera di moralizzazione pubblica, dovrebbero innanzi tutto chiedersi: ma siamo sicuri che quel partito o quello schieramento che lo avesse fatto avrebbe avuto il consenso degli elettori italiani? O non sarà forse che un’opera del genere - per come è l’Italia, il suo mercato del lavoro, i suoi rapporti patrimoniali, per come sono abituati i suoi pubblici dipendenti, per come sono le sua abitudini diciamo così fiscali - non sarà forse che un’opera del genere avrebbe suscitato molte più opposizioni che consenso? E perché altrimenti nessun partito, nessuno schieramento, ha mai preso questa strada?

Di fronte agli scandali in cui è coinvolta la politica (anche o soprattutto la politica) molti uomini e donne impegnati nelle attività private, nel mondo del fare come oggi si dice, amano invocare rispetto delle regole, meritocrazia, presenza di poteri contrapposti, trasparenza, orgoglio di ruolo. Lo ha fatto l’altro giorno anche Franco Bernabè su queste colonne. Confesso di non aver ben capito a chi fosse rivolto di preciso una tale astratta invocazione - che anche in questo caso come in altri casi, di altri autori, evita di fare nomi e cognomi - ma spero che comunque il presidente della Telecom mi perdonerà se gli rivolgo una domanda impertinente: in che misura a suo giudizio il sistema delle imprese italiane e quello bancario - e la stessa Telecom, aggiungo, toccando davvero il colmo dell’impertinenza - si attengono alle prescrizioni da lui messe nero su bianco? Personalmente penso che lo facciano parecchio meno di quanto dovrebbero e di quanto accada di solito in altri Paesi, a cominciare per esempio dagli Stati Uniti. Basta vedere l’accanimento tenace con il quale tutto quel mondo si è opposto ad un’efficace legislazione sulla "class action"; e se non sbaglio senza che nessun suo esponente alzasse la minima voce contraria. Non è solo la politica, insomma, a non avere le carte in regola.

Se non cominceremo una buona volta con il dirci tutto questo, con il dircelo ad alta voce e dircelo di continuo, potremo pure mandare periodicamente all’ergastolo tutti i "marioli" e i "birbantelli" del caso, potremo pure in un raptus suicida nominare Marco Travaglio ministro della giustizia, ma rimarremo sempre quello che siamo: una società malandrina, spietata e al tempo stesso accomodante, un Paese sostanzialmente senza legge e senza verità.

Ernesto Galli della Loggia

20 febbraio 2010(ultima modifica: 21 febbraio 2010)

 

 

 

 

il paese del messinese colpito dalle frane

Bertolaso a San Fratello: fango su di me

Vogliono distruggere la mia credibilità

Sopralluogo con il presidente Lombardo: "Sulla costa si è costruito in modo folle". Gli abitanti: Berlusconi ci aiuti

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Bertolaso a San Fratello (Ansa)

Bertolaso a San Fratello (Ansa)

MESSINA - Guido Bertolaso è a San Fratello, il paese del Messinese colpito da una devastante frana una settimana fa. Insieme al presidente siciliano Raffaele Lombardo, ha fatto un sopralluogo aereo in tutta la zona colpita e poi un giro a piedi nel paese con il sindaco Salvatore Fidoti Pinto.

PREVENZIONE - "Lo Stato c'è, è arrivato immediatamente e non se ne andrà fino a quando non avrà dato tutte le risposte che vogliono gli abitanti di San Fratello - ha detto il sottosegretario -. È da otto anni e mezzo che parlo di prevenzione, che dico che l'Italia è una e che bisogna investire per prevenire e gestire le emergenze. Non sono i Nebrodi che stanno franando: sta franando la provincia, parte della Calabria. C'è una situazione molto più ampia e critica rispetto a un caso isolato". Il presidente Lombardo ha aggiunto che sul lungomare tirrenico di Messina "si è costruito in maniera folle. Ci sono case a meno di 30 metri dalla riva, e sono bagnate dal mare". Parlando di San Fratello, il governatore ha detto di avere visto dall'elicottero "le grandi fratture aperte dalla frana e che la situazione progredisce lentamente".

"VOGLIONO DISTRUGGERMI" - Bertolaso e Lombardo hanno poi partecipato a una seduta straordinaria del Consiglio comunale. E in quella occasione il capo della Protezione civile ha parlato dell'inchiesta su episodi di corruzione che lo vede indagato. "Stanno cercando di distruggere la mia credibilità, è sotto gli occhi di tutti. Anche qualche titolo di oggi continua a insinuare una serie di comportamenti che non mi appartengono e che non ho mai avuto. Quindi di cosa si tratta se non di cercare di minare la credibilità di un rappresentante dello Stato? - ha detto Bertolaso tra gli applausi dei presenti -. Quando parlo con gli abitanti di San Fratello e di qualsiasi altra parte d'Italia prendo degli impegni e gli italiani mi credono e mi rispettano perché sanno che io poi quegli impegni li mantengo. Nel momento in cui si cerca di gettare fango su una persona, un sistema e un'organizzazione il rischio è che si perda la fiducia. Bisogna essere seri, severi nei giudizi ma imparziali e obiettivi".

CASE DA ABBATTERE - Parlando di San Fratello, Bertolaso ha sottolineato che "la situazione è molto critica, ma ci vorrà almeno un mese per fare una diagnosi definitiva". "È una delle più grandi frane mai registrate in Sicilia - spiega -: cinquanta milioni di metri cubi di terra si stanno spostando, anche se il movimento rallenta. Fino a quando la frana non si sarà fermata non si può intervenire per la messa in sicurezza e la stabilizzazione della zona". Un'operazione, ha aggiunto, che richiederà molti fondi. A San Fratello sono un centinaio le case danneggiate che rischiano di essere abbattute ma Bartolaso ha garantito che nessuno dovrà lasciare il paese: "Non posso garantire che tornerete alle vostre case ma certamente resterete a San Fratello - ha detto agli abitanti che lo hanno applaudito calorosamente -. Quando la frana si fermerà una buona parte di voi potrà tornare a casa, ma non in tutte. Non parlo di anni ma di mesi". Gli sfollati sono 1.500, ma tanta gente ha deciso di non lasciare il paese dei Nebrodi. "Le istituzioni si devono muovere in fretta per mettere la zona in sicurezza e fare in modo che si possa restare, tutti - spiega una residente -. Questo Bertolaso e gli altri lo devono sapere: noi da qui non ce ne andiamo e non permetteremo che il paese muoia".

APPELLO A BERLUSCONI - Un'altra donna ha lanciato un appello al premier Berlusconi: "Parli della Sicilia, venga qui e ci aiuti, perché non ci sono italiani di serie A e italiani di serie B: anche noi siamo italiani". "Non ci abbandonate..." dice sommessamente un'altra signora a Bertolaso e Lombardo davanti alla scuola elementare di San Fratello, che sarà abbattuta. Un'amica le dà manforte: "Dottor Bertolaso, iniziate i lavori e poi noi sanfratellani li completeremo perché siamo gente abituata a lavorare". Un giovane parla del ponte sullo Stretto: "È sicuramente un'opera strategica per la Sicilia ma non potrà unire un'isola che scompare. Occorrono subito interventi per fare fronte ai danni e soprattutto all'emergenza. Qui manca la cultura della prevenzione". "Con me su questo tema lei sfonda una porta aperta - ha replicato il capo della Protezione civile -. Sono più di otto anni che parlo di questo ed è la mia lotta che continuerò".

Redazione online

21 febbraio 2010

 

 

 

protezione civile / l'inchiesta

Una telefonata da Roma

e il "sistema" va in allarme

Il procuratore di Firenze chiamato dal collega Ferrara. Bertolaso "futuro ministro". Balducci: ti voglio bene

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Una telefonata da Roma

e il "sistema" va in allarme

Il procuratore di Firenze chiamato dal collega Ferrara. Bertolaso "futuro ministro". Balducci: ti voglio bene

Dal nostro inviato Marco Imarisio

FIRENZE - "Pare necessario incrociare i dati delle telefonate e degli incontri avvenuti tra il 28 e il 30 gennaio con i contatti istituzionali e le informazioni trasmesse da questo Ufficio alla Procura di Roma". Il primo atto dei magistrati di Perugia, eredi dell’inchiesta sulla presunta "combriccola" a causa del coinvolgimento dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di aver rivelato notizie coperte da segreto istruttorio, è stato l’audizione di Giovanni Ferrara, capo dei pubblici ministeri della Capitale. Una scelta che può essere spiegata con questa necessità, suggerita dai loro colleghi fiorentini, in una integrazione alle indagini datata 4 febbraio e inoltrata in questi giorni ai pm umbri. Dopo alcune notizie apparse sui quotidiani quello stesso giorno, il 28 gennaio Ferrara chiedeva infatti "un primo contatto informativo per via telefonica" a Giuseppe Quattrocchi, procuratore capo di Firenze, il quale gli confermava l’esistenza di un procedimento sulle vicende degli appalti del G8 alla Maddalena.

"La propalazione di questa prima notizia riservata trovava eco" nelle telefonate del medesimo giorno tra Camillo Toro, figlio di Achille, e l’avvocato Edgardo Azzopardi, amico di famiglia in contatto con Angelo Balducci e altri imprenditori coinvolti nell’inchiesta. "E si concretizzava nella richiesta di Camillo Toro di incontrare subito Azzopardi, di lì a pochi minuti, nonostante si fossero sentiti poco prima e si fossero dati appuntamento per l’indomani". All’epoca dei fatti, Toro padre guidava la sezione che si occupa di reati contro la Pubblica amministrazione, quindi era il terminale delle informazioni apprese dal suo capo. Nella mattinata del 29 gennaio "avveniva un secondo contatto telefonico tra i vertici degli uffici delle due Procure", durante il quale Quattrocchi rivela al collega Ferrara "la pendenza di una richiesta di misura cautelare e l’esistenza di indagini per reati contro la P.A. e reati economici". Quel giorno, Roberto Di Mario, segretario di Angelo Balducci, riferisce "di una importante comunicazione appena ricevuta di presenza dell'"avvocato"", facendo riferimento ad Azzopardi, il quale chiede un incontro d’urgenza. Balducci - annotano gli investigatori - risponde che è fuori Roma, lasciando intendere che ha capito per quale ragione gli vuole parlare Azzopardi, ma che comunque l’appuntamento richiesto va spostato. "Guarda... però ecco digli che comunque... (...) che sono fuori... che però stamattina... (inc.) Palazzo Chigi... abbiamo fatto il punto... presumo sulla stessa cosa e quindi... capito?...".

Quel pomeriggio Azzopardi parla con l’ingegner Massimo Sessa, dirigente del ministero delle Infrastrutture, datore di lavoro di Camillo Toro. Insieme commentano quella che sembra essere la notizia del giorno.

Azzopardi: "Due cose... la prima: Berlusconi ha annunciato in questo attimo che Bertolaso viene nominato Ministro... sarà ministro della Protezione Civile".

Sessa: "E poi?"

Azzopardi: "Dopodiché... "il piccolino" ( il riferimento è a Camillo Toro, ndr)... mi ha richiamato adesso... e quindi domani mattina io... prima passerò un attimo da lui". Toro ha infatti sollecitato un nuovo incontro urgente "anche se domani è sabato, pure di sabato dobbiamo...", poiché ci sono ancora novità.

I due si risentono pochi minuti dopo, ore 18.21.

Sessa: "Senti fai una dichiarazione contro gli americani, Edi... può essere che hai un futuro". (ride)

Azzopardi: (ride) "Tu sei un ragazzo perspicace ed intelligente invece... credo che tu abbia fatto le mie stesse riflessioni". (...)

Sessa: "Eh!... bo’... mi sembra... solo lui o ha fatto anche sottosegretari?"

Azzopardi: "No... non è che li ha fatti... adesso stava a Coppito e ha detto in diretta... "ringraziamo paraparàparà -... io lo faccio Ministro"... lui si è coperto il viso, Bertolaso, come se si mettesse a piangere... si commuovesse".

Sessa: "A piangere perché si è commosso?".

Azzopardi: "Si è commosso... però non si... se rideva o se piangeva. Hai capito?... io che però... come diceva il gobbo... "a pensare male non si fa peccato..." allora ho fatto un retropensiero...".

Alle 20.36, sempre di quel 29 gennaio, Balducci chiama il fido segretario Di Mario.

Balducci: "... Hai visto Bertolaso al telegiornale? Ma poi dove va, Beni Culturali?".

Di Mario: "No, no non l’hanno detto... e quindi... ah!... va ai Beni Culturali?".

Balducci: "Così ho sentito... un’ipotesi era... potrebbe".

Di Mario: "... io pensavo che si facesse creare un ministero... alla Protezione Civile".

Balducci: "Può darsi che poi gli accorpano un po’ di cose... così almeno... ti saluto". (ride)

Di Mario: "... Era tutto contento ovviamente... dopo ’st’uscita che aveva fatto sugli Stati Uniti pensavo che qualcosa si fosse... insomma... invece... no".

Balducci: "Senti... infatti ... ti devo dire una cosa... siccome mi ha chiamato... domani lo dovrei vedere un attimo... allora... tu non è che... potresti chiamare quel signore... (Azzopardi, ndr)... Siccome io poi c’ho ’sta cosa a palazzo Chigi... con lui e quell'altro... se poteva anticiparmi un po’ l’appuntamento... un’oretta prima sarebbe l’ideale".

Di Mario: "Diciamo intorno alle 10 e mezza".

Balducci: "Se è possibile... devo dare poi una risposta nell’altra direzione".

Di Mario: "Perfetto ed io lo chiamo subito e ti faccio sapere... ciao".

Subito dopo, ore 20.39, Di Mario chiama l’avvocato Azzopardi a nome di Balducci: "Buonasera... mi scusi... mi ha chiamato Angelo... chiedeva se era possibile anticipare l’appuntamento... perché dice poi dovrebbe vedere Bertolaso a palazzo Chigi". Azzopardi fa presente che prima, alle 10.30, deve vedere "quell’altro" facendo riferimento a Camillo Toro: "Io devo vedere prima quell’altro... proprio alle 10 e mezzo... e quindi volevo essere fresco... ha capito?". Di Mario: "Come no?! ... va bene... Alle 11 sempre lì... dove c’eravamo detti". Alle 20.43, intanto, Balducci manda un sms a Guido Bertolaso. "Sono commosso ed emozionato come un fratello vero può essere. Ti voglio bene davvero. pensa a Papà cosa direbbe. Tuo angelo". Il 30 gennaio, Azzopardi sale a casa di Camillo Toro, ore 9.25. L’incontro dura 40 minuti. Alle 10.31, poco prima dell’appuntamento fissato con Balducci e Sessa, l’avvocato spegne il cellulare. Effettivamente - annotano gli investigatori - fino alle 12.53 non verrà più registrata alcuna comunicazione. Anche Balducci si isola, lasciando il telefono nelle mani dell’autista. Arriva a casa di Azzopardi alle 10.58, a bordo di una Bmw 5. Ne esce alle 11.56. La prima telefonata che riceve è della moglie Rosanna, che mentre lo informa di cosa sta cucinando, percepisce che qualcosa non va: "Ti sento morto... tante volte quando sei al telefono esulti... ma bo!... non ti sento niente... come pensavo di parlare a nessuno...".

 

21 febbraio 2010

 

 

 

replica della manifestazione della scorsa settimana. contestato il sindaco

L'Aquila: la protesta delle chiavi

dei cittadini nel centro storico

A una troupe del Tg1 "Scodinzolini! Scodinzolini!". La Busi prende le distanze: "Qui la situazione è grave"

replica della manifestazione della scorsa settimana. contestato il sindaco

L'Aquila: la protesta delle chiavi

dei cittadini nel centro storico

A una troupe del Tg1 "Scodinzolini! Scodinzolini!". La Busi prende le distanze: "Qui la situazione è grave"

L'AQUILA - Replica della manifestazione della scorsa settimana all'Aquila. Un migliaio di cittadini hanno forzato la zona rossa del centro storico - chiusa dall'epoca del terremoto - e hanno appendeso le chiavi dei propri appartamenti che devono ancora essere ristrutturati. Una protesta simbolica per la ricostruzione del centro storico del capoluogo abruzzese, fortemente danneggiato dal sisma del 6 aprile dello scorso anno. Stavolta però i manifestanti non si sono accontentati di varcare le transenne per raggiungere piazza Palazzo, ma hanno proseguito raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali e poi tutti i vicoli interdetti ai cittadini da dieci mesi.

L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città L'Aquila, le chiavi sulla città

SINDACO CONTESTATO - Insieme ai manifestanti questa volta c'era anche il sindaco Massimo Cialente e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane. Cialente, vice commissario della ricostruzione, è stato contestato da alcuni partecipanti per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie. Il centro era presidiato dalle forze dell'ordine, che però non sono intervenute visto il carattere pacifico della manifestazione.

CIALENTE - "Con l'atmosfera che si sta creando a livello nazionale per le inchieste sugli appalti, sta partendo un meccanismo negativo e problematico per la ricostruzione", ha detto il sindaco. "Bisogna mettersi nei panni dei dirigenti del Comune dell'Aquila, che sono intimoriti di fronte a un sistema che interviene al primo sbaglio o, addirittura, interviene senza sapere chi ha sbagliato o meno". Ma secondo il sindaco, i cittadini hanno ragione a protestare: "Gli aquilani esprimono la loro rabbia e hanno ragione: c'è una preoccupazione crescente per i ritardi e nulla è stato fatto per affrontare il problema del lavoro". Il primo cittadino aquilano riconosce che la rimozione delle macerie è oggi il problema principale: "Da soli non ce la possiamo fare, non è possibile smaltire 4 milioni di tonnellate di macerie come se fossero sacchetti di immondizie. Neanche la Protezione civile è stata in grado di risolvere il problema, ma se non si rimuovono le macerie non è possibile la ricostruzione".

CONTESTATA TROUPE DEL TG1 - Decine di persone hanno contestato anche una troupe del Tg1 guidata da Maria Luisa Busi per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti, parafrasando il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, hanno gridato "Scodinzolini! Scodinzolini!" accusando l'emittente di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo. Maria Luisa Busi, che ha ammesso una contestazione "molto forte nei confronti del Tg1", ha preso le distanze: "Capisco la situazione e capisco gli aquilani. Posso dire che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto dopo il terremoto. Posso solo dire che quello che ho visto all'Aquila in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita". Il segretario aquilano del Pd, Michele Fina, ha espresso in una nota "solidarietà" "alla giornalista Maria Luisa Busi" e a chi lavorava con lei "per essersi trovati nel bel mezzo di una contestazione durante lo svolgimento del proprio lavoro" ma sottolinea che "ovviamente le critiche non erano rivolte a chi oggi si è recato a L’Aquila per raccontare l’ennesima manifestazione pacifica organizzata dai cittadini aquilani, ma al direttore del Tg1 Minzolini che negli ultimi mesi ha letteralmente scherzato con la nostra tragedia".

Redazione online

21 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Nessun cambiamento nel Pdl". La Russa: "IO TROPPO BRAVO?"

Berlusconi difende Verdini: "Attacchi esterni e, magari, anche interni"

Il premier: "Il ddl anticorruzione io l'ho voluto, io l'ho proposto e io ho ritenuto che possa essere migliorato"

"Nessun cambiamento nel Pdl". La Russa: "IO TROPPO BRAVO?"

Berlusconi difende Verdini: "Attacchi esterni e, magari, anche interni"

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Silvio Berlusconi (Eidon)

Silvio Berlusconi (Eidon)

ROMA - Una nota scritta di suo pugno, per evitare fraintendimenti. Berlusconi difende Verdini e attacca chi usa la stampa per giochi di potere personali. Nelle parole del premier c'è anche un allarme: così si rischia di incidere negativamente sul risultato elettorale.

"Pur avendo in passato criticato il malvezzo dei giornali di attribuirmi virgolettati e pensieri mai espressi credo che la responsabilità non sia più solo della stampa ma di chi la usa per giochi di potere personali, per cercare di indebolire chi, proprio come l'on. Verdini, si è speso e si spende giorno per giorno per costruire la struttura del Popolo della Libertà, lavoro storico e difficile, difendendolo con determinazione dagli attacchi esterni e, magari, interni". "Per cercare di colpire un galantuomo come l'on. Verdini - aggiunge la nota- si rischia di incidere negativamente su un risultato elettorale che si annuncia in ogni caso come ampiamente positivo. Confermo quindi a Denis Verdini la mia amicizia e la mia piena fiducia".

NON SONO PREOCCUPATO PER LE INCHIESTE - "Non solo assolutamente preoccupato per le inchieste" su appalti e Protezione civile. "Sono casi singoli" aveva assicurato in precedenza Silvio Berlusconi uscendo dalla sua residenza romana a Palazzo Grazioli. "Non ho alcuna preoccupazione", ha affermato Berlusconi. "Ci sono casi singoli come ci sono nelle aziende, nei carabinieri, ovunque. Come ho detto l'altro giorno e ci sono state anche ironie a riguardo, è statisticamente provato che su cento persone, qualcuno fa il proprio interesse in maniera non legittima. Càpita sempre una cosa del genere".

DDL CORRUZIONE: "IO A PROPORLO" - "Tutto il governo è stato concorde per rendere più articolato il disegno di legge contro la corruzione: la prossima settimana penso che sarà pronto. Sono stato io a volerlo", ha reso noto il premier, "io a proporlo e io poi, a seguito della discussione approfondita che si è svolta in Consiglio dei ministri, a ritenere che poteva essere migliorato". Sul disegno di legge sulle intercettazioni, il presidente del Consiglio ha detto che proseguirà con l'esame al Senato e poi "abbiamo la riforma della giustizia che è fondamentale".

PDL: NESSUN CAMBIAMENTO - Berlusconi a Palazzo Grazioli in mattinata aveva incontrato il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, toccati dalle inchieste. "Non ci saranno cambiamenti ai vertici del partito, le notizie su cambi sono prive di fondamento. Non so da dove arrivino, ma è una disinformazione che i giornali fanno". Alla domanda se ci sia qualcosa nel partito che non lo soddisfi, Berlusconi ha risposto: "Non trovo assolutamente cose di cui preoccuparmi e che vanno cambiate. Si cerca sempre di migliorare, ma non c'è nulla che possa far pensare a qualcosa di traumatico perché non esiste nessuna necessità di farlo".

LA RUSSA: "IO TROPPO BRAVO?" - A Berlusconi sul Pdl ha indirettamente risposto Ignazio La Russa, in occasione dell’inaugurazione del museo del Risorgimento a Milano. "A volte sui giornali mi trovo una specie di alone di imperfezione: mi contestano di essere troppo bravo e che devo fare un passo indietro", ha detto il ministro della Difesa, che è anche co-coordinatore del Pdl. "È un partito nato sei mesi fa con un gran successo. C’è sempre qualcosa da fare e da migliorare. Se c'è da fare un passo indietro, sono pronto a farlo".

ROTONDI: "SE PERDIAMO VOTI, PROGETTO IN CRISI" - Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, esclude che Verdini "abbia i giorni contati" e pensa che non sia Verdini che "si giochi tutto alle elezioni regionali, ma il Pdl. Se perdiamo voti sulle liste, il progetto va in crisi".

Redazione online

20 febbraio 2010(ultima modifica: 21 febbraio 2010)

 

 

 

"ogni tanto c'è una mela marcia che crea confusione"

Bossi a Berlusconi: "Non candidare

chi viene trovato con le mani nel sacco"

Il leader della Lega: "È un suggerimento di Calderoli

al Pdl: noi abbiamo fatto così, fate così anche voi"

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MILANO - Non candidare "chi è stato trovato con le mani nel sacco". Il consiglio arriva al premier Berlusconi dal leader della Lega Nord Umberto Bossi. "In consiglio federale ho sempre detto di non mettere più in lista chi si fa prendere con le mani nel sacco spiega -. Calderoli ha detto a Berlusconi: "noi abbiamo fatto così, fate così anche voi, ci date una mano"".

MELA MARCIA - Bossi ha ammesso che le vicende giudiziarie possono in qualche modo condizionare le elezioni: "Tutto può influire ma sono convinto che la gente abbia l'intelligenza di saper scegliere. Certo la gente è stufa della politica, ogni tanto c'è una mela marcia che crea confusione. Ma spero che la gente sia tanto matura da non farsi confondere".

"NUN SACCIO" - Infine, per evitare di rispondere a una domanda sui candidati alle regionali in Lombardia che potrebbero essere coinvolti in vicende giudiziarie, Bossi usa il dialetto: "Nun saccio. In calabrese: nun saccio".

Redazione online

20 febbraio 2010

 

 

 

 

Dietro le quinte - Il premier sente la mancanza del "filtro" dei tre coordinatorI

"Basta, dopo le Regionali cambio tutto"

Lo sconforto di Berlusconi con i suoi: se potessi chiudere il partito lo farei

Dietro le quinte - Il premier sente la mancanza del "filtro" dei tre coordinatorI

"Basta, dopo le Regionali cambio tutto"

Lo sconforto di Berlusconi con i suoi: se potessi chiudere il partito lo farei

Il premier Berlusconi (Ap)

Il premier Berlusconi (Ap)

ROMA - Che Berlusconi non sia soddisfatto dell’organizzazione che nel tempo si è dato il suo partito, il Pdl, è cosa nota. Che si annoi alle riunioni, e ancora di più a quei pranzi che anche per ragioni di etichetta istituzionale si tengono ormai periodicamente all’hotel de Russie, insieme ai coordinatori e al co-fondatore Gianfranco Fini, è anche questa materia scandagliata dalla pubblicistica. Che però il suo sconforto sia arrivato ad immaginare, anche solo per iperbole e modo di sfogo, addirittura la liquidazione della struttura è una novità.

"Se potessi questo partito lo chiuderei!". In questa settimana, di fronte ai tanti grattacapi che gli sono stati sottoposti, il presidente del Consiglio ha fatto questa riflessione almeno una volta. A voce alta. Per le orecchie dell’interlocutore non è stata una sorpresa, e ovviamente la frase non è stata presa alla lettera. Eppure tanto distacco dalla creatura lanciata dal predellino della sua automobile, più di due anni fa, in piazza San Babila, non era mai stato registrato prima.

La "guerra mondiale" sulle liste del centrodestra, come la definisce uno dei maggiorenti del Pdl, ha acuito ovviamente lo sconforto del Capo. Ha dato deleghe, lasciato fare, ma i problemi invece di essere risolti tornano immancabilmente indietro. Non solo irrisolti, ma ingigantiti. Due culture, An e Forza Italia, non si sono fuse. Confliggono, forse più di prima. E ai casi della Puglia, della Calabria, altre decine di piccole storie assillano la scrivania, l’agenda, il telefono di un presidente del Consiglio che sempre più spesso si scopre senza filtri. Lo sarebbero i tre coordinatori, Bondi, Verdini e La Russa, ma di fatto non è così. In alcuni casi dovrebbero essere la soluzione e invece, al cospetto del Capo, vengono restituiti come "problemi".

"Il partito è più fonte di problemi che altro". La constatazione del Cavaliere è stata forse ingigantita dalle vicende recenti, anche giudiziarie, con il coinvolgimento di Denis Verdini nell’inchiesta fiorentina, con gli scontri quotidiani che oppongono una fetta del partito ad un’altra fetta, con Cicchitto e Bocchino che in alcuni casi, numeri uno e due alla Camera, sostengono addirittura cose diverse nello stesso momento. Magari non in Aula, ma poco distante. È successo due giorni fa per il decreto sulla Protezione civile: uno era per l’iter ordinario e l’altro per la fiducia. Naturale lo sconforto di alcuni parlamentari, figuriamoci quello del premier.

Lo stesso premier che ieri mattina, alla Camera, dopo il voto sul decreto, è stato letteralmente trattenuto per oltre due ore nella sala del governo dalle mille esigenze dei singoli parlamentari. Hanno bisogno di parlare con lui e solo con lui. Per mille motivi: per fare una battuta e per stringere una mano, per perorare una causa o per accusare qualcuno, per chiedere un suo intervento diretto o per rimarcare che il partito è diventato un insieme di potentati e che non esiste più lo spirito di Forza Italia. Nelle aziende è un processo che si chiamerebbe escalation: si aggira il superiore gerarchico per arrivare al livello più alto. Nel Pdl è diventata una delle regole.

Dinamiche e considerazioni alle quali per ora il premier non sa dare risposte, se non estemporanee e a futura memoria. Rassicurando come sa fare, promettendo un’inversione di rotta, facendo balenare una rivoluzione quando i tempi saranno maturi, ovviamente dopo il voto per le Regionali. Ieri l’agenzia Dire ha raccolto alcune di queste promesse, che in fondo sono il prolungamento di quello sfogo privato che abbiamo descritto all’inizio. Ai campani, ai milanesi, ai siciliani, a tutti il capo del governo ha avuto modo di concedere qualcosa. Una rassicurazione sulle altre: "Dopo le Regionali si cambia tutto, altrimenti questo partito apparirà già vecchio".

E addirittura l’interpretazione prevalente è che il Cavaliere accarezzi un azzeramento dei vertici, un coordinatore unico di cui sentirebbe il bisogno insieme alla necessità di trovare un volto nuovo, meno conosciuto degli attuali. Al termine dell’incontro Berlusconi sembra sia rimasto spiazzato dal numero delle lamentele sulla gestione del partito. "Si cambia, si cambia ", ha ripetuto a più interlocutori. Per alcuni non erano parole nuove. Dopo il voto si vedrà. Un dettaglio non è di poco conto: anche per Fini è arrivato il momento di cambiare.

Marco Galluzzo

20 febbraio 2010

 

 

 

 

SE C’E’ EMERGENZA, AGIRE SUBITO

Il segnale necessario

SE C’E’ EMERGENZA, AGIRE SUBITO

Il segnale necessario

Non conosciamo ancora il testo del disegno di legge contro la corruzione di cui il governo ha approvato ieri una bozza. Peccato. Il governo avrebbe dovuto agire con la rapidità di cui sa dare prova in altre circostanze che riguardano i processi. Ma il fatto che tre ministri — Alfano, Calderoli e Brunetta — abbiano l’incarico di lavorare insieme per mettere a punto uno strumento più efficace di quelli che già esistono nei nostri codici è pur sempre un buon segnale. Dimostra che il governo è finalmente uscito dallo stato di benevola indifferenza con cui commentava questi episodi e soprattutto, speriamo, che potrebbe smettere di vedere in ogni azione giudiziaria un segno della ostilità dei magistrati nei suoi confronti. La parola "pirla" con cui Umberto Bossi ha bollato un consigliere municipale milanese ricorda la parola "mariuolo " con cui Bettino Craxi, 18 anni fa, definì il presidente del Pio Albergo Trivulzio e lascia intravedere una sorta di benevola noncuranza.

Il governo farebbe bene a ricordare che Mani pulite fu anche dovuto al consenso suscitato dalle iniziative della Procura di Milano e alla collaborazione degli indiziati. Gli industriali parlarono, anche a costo di incriminare se stessi, perché il peso delle tangenti era diventato insopportabile. Oggi il clima, per certi aspetti, è simile a quello di allora. I reati di corruzione sono sempre gravi e deprecabili. Ma diventano particolarmente intollerabili quando la crisi colpisce le industrie, crea disoccupazione, obbliga tutti a ridurre i consumi e a privarsi di una parte del benessere conquistato con fatica. Se il governo lo ha capito, meglio tardi che mai. E se lo ha capito grazie all’approssimarsi di elezioni che si annunciano più difficili di quanto il presidente del Consiglio avesse previsto, questo dimostra che la democrazia italiana, nonostante il pessimismo di molti, è ancora in buona salute.

Penso che il governo dovrebbe spingersi più in là e rendersi conto che non esiste soltanto il denaro rubato, ma anche quello mal guadagnato. La rabbia degli italiani non concerne soltanto le mazzette e le tangenti. Investe nella stessa misura quella parte del ceto politico che nel corso di questi anni si è comportata non diversamente dai dirigenti delle grandi istituzioni finanziarie che sono responsabili della crisi. Mentre banchieri e gestori di fondi si attribuivano gratifiche che non tenevano alcun conto degli effetti delle loro acrobatiche speculazioni, la classe politica si è regalata salari superiori a quelli dei loro colleghi europei, doppi incarichi, seggi in consigli di amministrazione e una pioggia di "competenze accessorie ".

Questo arrembaggio allo Stato e alle sue risorse è oggi, dopo i molti libri apparsi sull’argomento (fra cui quelli di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella), uno dei fenomeni meglio documentati della vita italiana. Ma la classe politica, così loquace e polemica in altre circostanze, ha reagito al modo in cui Agostino Depretis, presidente del Consiglio nei primi decenni del Regno, reagiva alle crisi internazionali: apriva l’ombrello e aspettava che la bufera passasse. Ebbene, l’ombrello è rotto. Il governo, come l’opposizione, farebbe bene a rendersi conto che gli italiani non fanno troppe distinzioni fra il denaro rubato e quello mal guadagnato: l’uno e l’altro vengono dalle loro tasche.

Sergio Romano

20 febbraio 2010

 

 

 

Protezione civile - I protagonisti

Le accuse e la difesa: i primi dieci giorni dello scandalo appalti

Nomi, legami, telefonate: radiografia dell’inchiesta. Oltre 20 mila pagine di atti giudiziari

Protezione civile - I protagonisti

Le accuse e la difesa: i primi dieci giorni dello scandalo appalti

Nomi, legami, telefonate: radiografia dell’inchiesta. Oltre 20 mila pagine di atti giudiziari

Angelo Balducci (Ansa)

Angelo Balducci (Ansa)

Tre alti funzionari e un imprenditore in carcere per corruzione, ventisette persone indagate per lo stesso reato, una schiera di alti funzionari, politici intercettati indirettamente, dipendenti pubblici che al telefono mostrano dimestichezza con questo scambio tra appalti e favori che ha travolto la Protezione Civile. C’è tutto questo nelle oltre 20 mila pagine di atti giudiziari - dove le presunte violazioni penali si intrecciano con episodi di malcostume - che la procura di Perugia (che ha ereditato per competenza gli atti) sta adesso esaminando in attesa di decidere le prossime mosse. Un’attività parallela a quella dei magistrati fiorentini che attendono la decisione del giudice sulla richiesta di altre ordinanze presentata già da qualche settimana. A dieci giorni dagli arresti, si delineano le posizioni di accusa e difesa, e ci si prepara all’evoluzione di un’indagine che potrebbe avere a breve nuovi sviluppi.

GLI ARRESTATI

Angelo Balducci

Funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e poi presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici è accusato di aver concesso appalti a imprenditori amici - con un’attenzione particolare per il gruppo che fa capo a Diego Anemone - in cambio di numerosi benefit. In particolare: telefoni cellulari, viaggi in idrovolante e aerei privati, automobili, lavori di manutenzione delle sue case, arredi, assunzione del figlio e della nuora, pagamento dello stipendio ai domestici. I magistrati gli contestano anche di essere in società con Anemone visto che le mogli di entrambi detengono il 75 per cento della società Erretifilm che si occupa di produzioni cinematografiche. Al giudice ha detto che si è equivocato sulle parole pronunciate al telefono anche perché si trattava di conversazioni tra amici. Poi ha consegnato i contratti con le aziende che prevedono la concessione ai "controllori " di auto e cellulari.

Fabio De Santis (Epa)

Fabio De Santis (Epa)

Fabio De Santis

Funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e poi provveditore ai lavori Pubblici in Toscana avrebbe anche lui aiutato alcuni imprenditori - in particolare il gruppo Anemone - a ottenere gli appalti del G8 a La Maddalena, quelli per i Mondiali di nuoto a Roma e alcuni per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia. In cambio: cellulari, autovetture, arredi e alcune prestazioni sessuali in alberghi di Roma e Venezia messi a disposizione da Diego Anemone. Non ha risposto alle domande del giudice. Il suo avvocato Remo Pannain ha dichiarato che "potrà chiarire tutto perché i benefit erano previsti dal contratto e il resto riguarda soltanto la sfera privata".

Mauro Della Giovampaola

Funzionario delegato al controllo del G8 a La Maddalena avrebbe favorito l’imprenditore Anemone ricevendo in cambio l’uso di un immobile, arredi e prestazioni sessuali. Davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Guido Bertolaso (Eidon)

Guido Bertolaso (Eidon)

Diego Anemone

A 39 anni è riuscito a far aggiudicare al suo gruppo una serie di appalti da milioni di euro: lo stadio del tennis e il nuovo museo di Tor Vergata, l’aeroporto di Perugia, tre lotti a La Maddalena. E gli contestano di averli ottenuti dopo aver elargito "favori e altre utilità" ai funzionari pubblici, compreso il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Anche lui non ha deciso finora di non rispondere al giudice.

GLI INDAGATI

Guido Bertolaso

Il capo della Protezione Civile è accusato di corruzione: avrebbe accettato da Anemone "soldi contanti e prestazioni sessuali". Bertolaso ha negato in maniera categorica qualsiasi illecito, ma non è stato ancora interrogato. Nell’ordinanza del giudice sono riportate intercettazioni telefoniche dell’imprenditore arrestato che - in vista di un appuntamento con Bertolaso - chiede a un amico se può procurargli denaro contante. "Gli investigatori ritengono che abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna delle somme", scrive il giudice che evidentemente non vuole assumersi la paternità di questo sospetto. E in effetti al momento negli atti non si rintraccia riscontro alla dazione. Lo stesso magistrato ritiene invece "comprovata" la prestazione sessuale di una brasiliana di nome Monica all’interno del centro benessere del Salaria Sport Village (circolo sportivo di Anemone inserito nel circuito dei mondiali di nuoto) avvenuta il 14 dicembre e la ritiene una "contropartita".

Denis Verdini (Lapresse)

Denis Verdini (Lapresse)

Denis Verdini

Il coordinatore del Pdl è sospettato di aver favorito illecitamente la nomina di De Santis a provveditore della Toscana. Agli atti sono allegate numerose sue conversazioni, in particolare con Riccardo Fusi, patron dell’azienda toscana Btp, che gli chiede aiuto per ottenere gli appalti. Verdini dice più volte di essere a disposizione e utilizza per alcuni suoi spostamenti anche un elicottero messo a disposizione dall’imprenditore. Dopo aver appreso del suo coinvolgimento nell’inchiesta il parlamentare si è presentato ai pubblici ministeri. E ha dichiarato: "Fusi è un mio amico e gli ho presentato il mondo, ma certamente non per soldi. C’è un sistema, però non è illegale".

Riccardo Fusi

Sono decine le telefonate intercettate nelle quali l’imprenditore - con l’amministratore delegato Vincenzo Di Nardo - si attiva per ottenere i lavori. E riesce a essere inserito nel sistema. La ditta riesce ad aggiudicarsi la ricostruzione di una scuola a L’Aquila dopo il terremoto.

Antonio Di Nardo

Dipendente del ministero delle Infrastrutture, è uno degli uomini che mostra di poter gestire gli affari anche grazie ad alcune società nelle quali, secondo l’accusa, risulta essere gestore occulto. Ha rapporti diretti con i funzionari responsabili dei Grandi Eventi e segnala le ditte per gli appalti. I magistrati stanno anche valutando "i suoi rapporti con la criminalità organizzata campana e in particolare con soggetti vicini al clan camorristico dei Casalesi". Negli allegati ci sono sue conversazioni con Denis Verdini e con l’attuale presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro.

Francesco De Vito

È l’imprenditore che la notte del terremoto "ridevo nel letto". Lui ha negato di aver mai pronunciato quella frase, attribuendola al cognato. Mostra grande attivismo per procurarsi appalti e riesce a ottenere alcuni lavori per i mondiali di nuoto. I magistrati stanno verificando se abbia ottenuto altre commesse, lui ha negato di aver mai goduto di favoritismi.

Mario Sancetta

Presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti della Campania è in continuo contatto con imprenditori e funzionari del ministero delle Infrastrutture e dopo il terremoto de L’Aquila sollecita i suoi amici imprenditori ad attivarsi insieme a lui per farsi aggiudicare gli appalti. Dalle telefonate si capisce che a settembre 2008 ha chiesto l’intervento di Di Nardo, attraverso il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per farsi nominare capo di gabinetto dal presidente del Senato Renato Schifani.

Altero Matteoli (Lapresse)

Altero Matteoli (Lapresse)

I POLITICI

Altero Matteoli

Denis Verdini assicura a Riccardo Fusi di averlo contattato per risolvere una questione legata all’appalto della Scuola dei marescialli ed è stata intercettata anche una telefonata diretta tra il ministro delle Infrastrutture e lo stesso imprenditore che gli chiede aiuto, ma Matteoli lo informa che sta andando in ferie. Pubblicamente il ministro ha dichiarato "con serenità, e con una punta d’orgoglio, che i miei comportamenti e la mia azione alla guida del Dicastero sono stati e saranno sempre e solo improntati al rispetto delle leggi, delle regole e della massima trasparenza".

Guido Viceconte e Mario Pepe

Entrambi "sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Guido Ballari", ma nell’ordinanza viene anche sottolineato come "fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano (il primo amministratore unico e il secondo socio) nella Eurogruppo servizi". In una telefonata Pepe parla pure di "far scorrere una graduatoria" con riferimento alla nomina di De Santis. Viceconte dice di aver fatto "solo un favore a un amico, basta questo per finire alla gogna?". Pepe afferma invece di aver soltanto comunicato al funzionario dei Grandi Eventi "che era stato fottuto. E per il resto posso dire che Ballari è mio amico dai tempi dell’università".

I COMPRIMARI

Giuseppe Tesauro

Il giudice della Corte Costituzionale viene intercettato più volte mentre parla con Antonio Di Nardo e lo aiuta a risolvere un contenzioso con il ministero delle Infrastrutture legato alla sua doppia veste di dipendente pubblico e imprenditore. I due si vedono più volte. Tesauro è socio, insieme a Di Nardo e al giudice della Consulta Sancetta, di una società chiamata "Il Paese del Sole Immobiliare, srl". Ma si difende: "È stato mio cliente quarant’anni fa e si è rifatto vivo da poco. La società? Era un piccolo investimento in Sardegna, l’avevo dimenticato".

Giancarlo Leone

Dirigente della Rai, nelle telefonate intercettate mostra di essere buon amico di Angelo Balducci e di Diego Anemone. Con quest’ultimo parla spesso anche della ristrutturazione del suo appartamento del quale l’imprenditore si sta occupando. E si interessa di far inserire in una fiction della televisione di Stato il figlio attore di Balducci. Lui stesso assicura di aver provveduto anche a risolvere un problema che rischiava di farlo estromettere dalla produzione.

Gaetano Blandini

Direttore cinema del ministero dei Bene Culturali ha rapporti con Balducci e Anemone. L’indagine mira a verificare se li abbia agevolati la società delle loro mogli nell’erogazione dei fondi per le produzioni di film. Sarebbe riuscito a far assumere una persona di sua fiducia al dipartimento Grandi Eventi.

Gli architetti e la sinistra

Nelle conversazioni intercettate alcuni professionisti si lamentano perché "il sistema Veltroni" ha condizionato il sindaco di Firenze Domenici nella gestione degli appalti. Altri sostengono che "Balducci è uomo di Rutelli". Entrambi gli uomini politici del centrosinistra hanno smentito di essersi mai occupati di questo tipo di lavori.

Fiorenza Sarzanini

20 febbraio 2010

 

 

Bersani: "Io spalai, Bertolaso voli basso"

Replica al sottosegretario: "Con me capita male: io ero angelo del fango a Firenze, non so lui cosa facesse"

BOTTA E RISPOSTA

Bersani: "Io spalai, Bertolaso voli basso"

Replica al sottosegretario: "Con me capita male: io ero angelo del fango a Firenze, non so lui cosa facesse"

Gli angeli del fango in azione a Firenze

Gli angeli del fango in azione a Firenze

MILANO - Non solo il G8 a La Maddalena e gli appalti a L'Aquila. Argomento di polemica tra il numero uno della Protezione Civile e l'opposizione diventa anche l'alluvione che sconvolse Firenze nel 1966. È Pier Luigi Bersani ad evocare il disastro di 44 anni fa. E lo fa per invitare all'umiltà il sottosegretario Guido Bertolaso che, in un'intervista a Panorama, aveva polemizzato con il segretario democratico ("se arriva un terremoto chi spala? Bersani?").

POLEMICA - "A Bertolaso consiglierei un po' più di umiltà - replica il leader del Pd al termine dei lavori d'aula alla Camera - meno arroganza e di volare un po' più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse". E per dar forza al concetto Bersani posta su Flickr le foto della sua trasferta toscana quando giovanissimo e con tutti i capelli in testa venne immortalato in maglione scuro e carriola per portare via le macerie. Come uno dei tanti giovani volontari, poi ribattezzati "angeli del fango", che giunsero a Firenze per mettere in salvo opere d'arte e libri.

Bersani volontario a Firenze nel '66 Bersani volontario a Firenze nel '66 Le foto del segretario del Pd dopo l'alluvione

Redazione online

19 febbraio 2010

 

 

 

 

"i processi sommari si facevano durante il fascismo"

"La Protezione civile non è una cupola"

Intervista di Bertolaso a La7: non ho preso soldi e non ho usufruito di prestazioni sessuali, la mia famiglia lo sa

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Guido Bertolaso (Ansa)

Guido Bertolaso (Ansa)

ROMA - La Protezione civile "non è una cupola che distribuisce appalti o favori". Parole di Guido Bertolaso intervistato nel programma Reality di La7, in onda domenica alle 23.40. Sottolinea che bisognerà vedere come si concluderà l'inchiesta della procura di Firenze, perché "i processi sommari si facevano durante il fascismo". E ribadisce di non aver preso soldi né dagli imprenditori né dai funzionari pubblici coinvolti nell'inchiesta e poi arrestati, e di non aver mai usufruito di prestazioni sessuali da parte di escort messe a disposizione dall'imprenditore Diego Anemone.

"SOLO CALUNNIE" - "Alla mia famiglia ho detto "voi mi conoscete e sapete che possibili passaggi di soldi non ce ne sono stati" - spiega -. E per quanto riguarda le prestazioni sessuali, mi sembra che le dichiarazioni rese dall'interessata confermino che si è trattato solo di massaggi". Sui presunti appalti e favori distribuiti dalla Protezione civile, Bertolaso li ha definiti "calunnie contro chi da otto anni lavora per il bene del paese. La verità è che abbiamo dato fastidio a qualcuno. All'opposizione, alla stampa e a diverse caste". Quanto ai lavori all'Aquila, il sottosegretario ha ripetuto che "in molti mi hanno chiesto appalti, ma ogni appalto è passato per gare ufficiali e la commissione è stata presieduta dal prefetto Gabrielli, che è uomo al di sopra di ogni sospetto".

Redazione online

20 febbraio 2010

 

2010-02-19

Alla camera, Passano due ordini del giorno del Pd e uno dell'Udc sulle nuove carceri

Protezione civile, sì al decreto

ma il governo va sotto tre volte

Non è stata posta la fiducia. Ora la legge passa al Senato. Napolitano: "Oggi confronto positivo"

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II Sottosegretario per la protezione civile Guido Bertolaso (LaPresse)

II Sottosegretario per la protezione civile Guido Bertolaso (LaPresse)

MILANO - La Camera ha approvato con 282 voti a favore, 246 contrari e un astenuto il decreto Emergenza, che contiene norme anche sulla nuova Protezione civile, ma prima del voto finale il governo è stato battuto tre volte in rapida sequenza nelle votazioni degli ordini del giorno. Per l'approvazione finale, ora la legge deve ottenere il sì anche del Senato.

NAPOLITANO: CONFRONTO POSITIVO - "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime vivo compiacimento per il positivo confronto tra maggioranza e opposizione conclusosi alla Camera dei Deputati con la votazione finale sulla conversione in legge, con modifiche, del decreto sulla Protezione Civile": lo si legge in una nota diffusa dal Quirinale che sottolinea come così si sia giunti a "libere votazioni" in assemblea che hanno evitato la fiducia.

SOTTO TRE VOLTE - Durante la discussione, la maggioranza è andata sotto tre volte. Con il parere contrario del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, la Camera ha prima approvato due ordini del giorno del Pd. Il primo prevede che nell'ambito del piano carceri si dia "priorità, garantendo il necessario finanziamento, alla ristrutturazione e alla messa a norma delle numerose case circondariali attualmente esistenti". Via libera anche al secondo, che impegna il governo a "stilare e a utilizzare la cosiddetta "black list", ovvero un insieme di elenchi di fornitori e prestatori di servizi, considerati soggetti a rischio di inquinamento mafioso, con i quali non possono essere stipulati i contratti pubblici e i successivi subappalti e subcontratti aventi oggetto lavori, servizi e forniture riguardanti le opere pubbliche". La terza battuta d'arresto è arrivata su un ordine del giorno dell'Udc.

L'ITER - Il testo, modificato a Montecitorio con la cancellazione della Protezione civile spa, dello scudo giudiziario per i commissari straordinari in Campania, ora dovrà tornare al Senato entro il 28 febbraio, pena la scadenza. Il governo ha evitato giovedì il ricorso al voto di fiducia grazie a un accordo con l’opposizione.

LE REAZIONI - Per il capogruppo Pdl a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto il decreto legge è la misura sul campo della filosofia del governo che è quella 'del fare, di un governo che non fa propaganda ma fatti che sono davanti a tutti". Cicchitto difende più volte l'azione positiva della Protezione civile e del'Esecutivo, grazie al quale "abbiamo registrato una svolta" nella gestione di molte questioni tra cui anche quella dell'emergenza rifiuti in Campania e del terremoto in Abruzzo. Di segno opposto la reazione dell'Idv: "Noi dell'Italia dei Valori - dice Di Pietro - ringraziamo la magistratura per aver scoperto, per tempo, che attraverso l'istituto della Protezione Civile si realizzava e prosperava un comitato d'affari che bypassava le regole sui contratti pubblici e quelle sulla trasparenza.  Noi vogliamo che la Protezione Civile non si occupi più di grandi eventi e di mazzette". Anche Bertolaso ha commento il via libera della Camera: "Questo decreto è stato un passaggio importante che dimostra come, al di là delle vicende personali, ci sia stima nella Protezione civile e non mi pare che fosse a questo livello nel 2001 quando l’ho presa io".

Redazione online

19 febbraio 2010

 

 

 

 

 

Bersani: "Io spalai, Bertolaso voli basso"

Replica al sottosegretario: "Con me capita male: io ero angelo del fango a Firenze, non so lui cosa facesse"

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Gli angeli del fango in azione a Firenze

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Redazione online

19 febbraio 2010

 

 

 

 

e sul terremoto: "Certo che la magistratura farà piena luce"

Appalti, il richiamo di Fini:

le procedure non sono orpelli

Il presidente della Camera all'Aquila: "Assicurare imparzialità nelle gare e il pieno rispetto delle leggi"

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Appalti, il richiamo di Fini:

le procedure non sono orpelli

Il presidente della Camera all'Aquila: "Assicurare imparzialità nelle gare e il pieno rispetto delle leggi"

Gianfranco Fini (LaPresse)

Gianfranco Fini (LaPresse)

MILANO - "In uno Stato di diritto le procedure non possono essere considerate come degli inutili orpelli da derogare fin troppo facilmente in qualsiasi momento e chi gestisce risorse pubbliche deve sempre ricordarsi che agisce in nome e per conto della comunità". Inaugurando l'anno accademico dell'università dell'Aquila, il presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato così sull'inchiesta sui grandi eventi che ha travolto la Protezione civile. La magistratura, ha assicurato il leader di Montecitorio, saprà fare piena luce sulle vicende di corruzione sulle quali sta indagando in questi giorni. Ma non va dimenticato, ha sottolineato il presidente della Camera facendo un riferimento indiretto all'inchiesta sul mancato G8 della Maddalena, "il grande lavoro fatto all'Aquila". "È moralmente doveroso - ha detto il leader di Montecitorio -, ricordare, specie in queste giornate caratterizzate da gravi ipotesi di corruzione e di illegalità su cui siamo certi saprà fare piena luce la magistratura, l'impegno e l'abnegazione con cui le autorità provinciali e comunali, unitamente ai vertici e ai volontari della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco delle Forze dell'Ordine e della Croce Rossa, hanno affrontato con grande prontezza e straordinaria efficacia, la gravissima emergenza, e hanno posto le basi per una pronta ricostruzione".

"TRASPARENZA" - Più in generale, secondo Fini, "la capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato ed efficiente - è il punto di vista del presidente della Camera - si misura anche con la capacità di realizzare le opere in tempi rapidi e sempre nel supremo rispetto della legge. Per questo "nell'assegnazione degli appalti deve essere assicurata l'imparzialità delle procedure e la celerità delle stesse". "È e sarà compito degli uffici centrali del Governo, dell’Autorità regionale e provinciale, dei Comuni interessati dalla ricostruzione e dagli organi tecnici competenti - ha detto Fini all'Aquila- vigilare affinchè questo sforzo di rinascita si svolga nel pieno rispetto delle leggi e delle norme poste a tutela della correttezza e della trasparenza degli operatori pubblici e privati". "Nell’assegnazione degli appalti - ha aggiunto Fini - deve essere infatti assicurata l’imparzialità delle procedure e la celerità delle stesse. La capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato si misura anche con la capacità di realizzare le opere in tempi rapidi, nel supremo rispetto della legge". Insomma, per il presidente della Camera

Redazione online

19 febbraio 2010

 

 

 

 

Bertolaso: "Le dimissioni sono sempre sul tavolo di Berlusconi"

Inchiesta G8, i magistrati di Perugia

ora sentono il procuratore capo di Roma

Giovanni Ferrara per 2 ore dai pm titolari del fascicolo sui grandi eventi. Riserbo sul contenuto della deposi

Bertolaso: "Le dimissioni sono sempre sul tavolo di Berlusconi"

Inchiesta G8, i magistrati di Perugia

ora sentono il procuratore capo di Roma

Giovanni Ferrara per 2 ore dai pm titolari del fascicolo sui grandi eventi. Riserbo sul contenuto della deposi

MILANO - Il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara è stato sentito dai pm di Perugia titolari dell'inchiesta sui grandi eventi. La deposizione è durata circa due ore e sul suo contenuto viene mantenuto il massimo riserbo. Ferrara è stato sentito come persona informata dei fatti dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, titolari del fascicolo insieme al procuratore aggiunto Federico Centrone. In ambienti giudiziari, viene confermata la competenza delle Procura di Perugia per quanto riguarda le indagini sugli appalti per i grandi eventi condotte finora dai pm di Roma e Firenze. Il fascicolo è giunto alla Procura perugina in seguito al coinvolgimento dell'ex procuratore di Roma Achille Toro, indagato per corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento.

BERTOLASO - Intanto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso spiega di non aver ritirato le dimissioni presentate al premier Silvio Berlusconi alla luce del coinvolgimento nell'inchiesta. "Le dimissioni sono sempre sul suo tavolo. Io continuo a fare il mio lavoro fino a quando me lo chiedono". "Non lego le mie vicende personali - ha aggiunto Bertolaso - al mio ruolo di funzionario dello Stato".

Redazione online

19 febbraio 2010

 

 

 

 

 

"Questi sono bulldozer" L’inchiesta a una svolta

Nuove richieste dei pm sulla banda degli appalti

Protezione civile - Le carte

"Questi sono bulldozer" L’inchiesta a una svolta

Nuove richieste dei pm sulla banda degli appalti

ROMA—È negli atti giudiziari già noti che si rintraccia la svolta imminente dell’inchiesta sui lavori pubblici affidati dai funzionari delegati alla gestione dei Grandi Eventi nel dipartimento di via della Ferratella. I pubblici ministeri fiorentini che hanno già ottenuto i quattro arresti eseguiti la scorsa settimana, evidenziano "il coacervo di vicende" che li ha portati a presentare "un’altra richiesta di misura cautelare per corruzione nell’ambito degli accertamenti sull’appalto per la realizzazione della scuola marescialli dei carabinieri di Firenze". E fanno intravedere l’ampiezza dell’"apparato composto da uomini delle istituzioni e non, posto a servizio del gruppo imprenditoriale che fa capo a Diego Anemone, nonché la rete di connivenze intessute nel corso degli anni dai pubblici ufficiali Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola ", cioè le persone tuttora in cella. È una "rete" che le intercettazioni telefoniche e i riscontri effettuati dai carabinieri del Ros hanno già delineato, anche se nuovi personaggi potrebbero emergere nei prossimi giorni dalle verifiche in corso sui tre filoni aperti, che vedono tra gli indagati per corruzione pure il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Oltre a quella toscana, si muove la procura di Perugia competente a indagare sugli appalti del G8 a La Maddalena, su quelli per i Mondiali di Nuoto organizzati a Roma e per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia per via del coinvolgimento collaterale del magistrato romano Achille Toro. E lavora in parallelo quella de L’Aquila per accertare come sia avvenuta la spartizione dei lavori per la ricostruzione del dopo- terremoto con un’attenzione particolare a quei consorzi creati dagli imprenditori per aggiudicarsi almeno una fetta della torta.

"Sono dei bulldozer"

Il 28 dicembre 2008 Vincenzo Di Nardo, amministratore delegato della ditta toscana Btp, parla con l’architetto Marco Casamonti e afferma: "Sono banditi... è gente... prima o poi si leggerà sui giornali che li hanno cuccati con qualche tangente in mano ...dai! Questi poi sono violenti e... io ho visto la squadra in azione... non la conoscevo questa del Balducci, eccetera, eccetera... è una task force proprio insieme unita e compatta... e sono dei bulldozer e il Carducci è uno di quelli blindati dentro questa logica qui del Balducci che è il vero regista". Il riferimento è a Valerio Carducci, patron della Giafi Costruzioni che dopo aver perso un appalto a Firenze verrà ricompensato con i lavori a La Maddalena. Scrivono i pubblici ministeri: "Il gruppo BTP (in persona dell’amministratore Di Nardo, del presidente Riccardo Fusi e del vicepresidente Roberto Bartolomei) ben consapevole del grande potere gestito dai funzionari facenti parte della struttura ministeriale di via della Ferratella, ed in particolare da Balducci, piuttosto che denunciare detto malaffare, si attiva al fine di accreditarsi presso detta struttura ed inserirsi nel sistema di corruttela ivi instaurato". Intermediario, dice l’accusa, è Francesco De Vito Piscicelli, ormai noto per essere uno degli imprenditori che rideva la notte del terremoto del 6 aprile scorso.

Il colpo della Btp

La sua attività si rivela efficace. I magistrati sottolineano come "attraverso le attività di intercettazione, emergeva che, per tramite Piscicelli Di Nardo e Fusi avevano la preventiva assicurazione, da Balducci e De Santis che alcuni appalti per le celebrazioni dell’Unità d’Italia sarebbero stati aggiudicati alla Btp, la quale avrebbe partecipato alle relative gare in associazione con il citato Consorzio Stabile Novus, riferibile allo stesso Piscicelli. E a seguito dello slittamento dei tempi l’interesse si spostava sulle opere appaltate in vista del vertice G8 a La Maddalena ". Non solo: "La Btp aveva avanzato a Balducci e De Santis una preminente e pressante richiesta: che le venisse restituito il possesso del cantiere per la realizzazione della Scuola Marescialli dei Carabinieri di Firenze, allo stato affidato all’impresa Astaldi ed al centro di un complesso contenzioso amministrativo". È il nodo della nuova indagine sul quale si stanno svolgendo ulteriori verifiche, ma non l’unico. Perché l’interesse degli investigatori si concentra anche sull’assegnazione dell’appalto da 7,3 milioni di euro per la ricostruzione di una scuola a L’Aquila ottenuto dalla Btp in un mese e mezzo. In quei giorni i contatti tra Fusi e il coordinatore del Pdl Denis Verdini, pure lui indagato a Firenze per corruzione, sono continui. E dopo aver avviato la pratica ed essere riuscito a farsi ricevere da Letta a palazzo Chigi, "Fusi lascia intendere che l’intervento di Verdini è stato determinante".

Sms con Bertolaso

Il giorno dopo il sisma in Abruzzo gli imprenditori appaiono già scatenati nella ricerca di contatti e sponsor. Anemone attiva i suoi referenti. Il 26 aprile Balducci gli assicura che "riproporrà a Bertolaso la richiesta di un incontro già avanzata con un sms dallo stesso Anemone". Ma la sera è lo stesso capo della Protezione Civile ad informarlo con un messaggio: "Sono all’Aquila sicuro fino a martedì sera" e lui risponde pronto: "Se vuoi ti raggiungo altrimenti ci vediamo appena puoi grazie". Lo ripete con un sms anche la mattina successiva: "Per favore possiamo vederci grazie". E poi "si informa con Della Giovampaola sull’iter del decreto che regola tra l’altro lo spostamento del vertice G8 in Abruzzo". Poco dopo Bertolaso risponde con un nuovo sms: "Io son qua... quindi se hai bisogno vieni su... parliamo qua perché non penso che sicuramente fino all’uno, al due non riesco a muovermi... capito?". Anemone è pronto: "Magari do un colpo di telefono prima quando vengo su... non so quando è più comodo... così se c’ha un attimo di tranquillità". La risposta è positiva: "In teoria... dovrei... nel pomeriggio verso le quattro... cinque potrei essere libero... fammi un colpo domani e vediamo... d’accordo?". Il giorno dopo l’imprenditore viene allertato da un collaboratore sull’approvazione del decreto: "Me lo sono stampato e vabbè bisogna muoversi ". Annotano gli investigatori: "Anemone fa capire che per tale ragione ha fissato un appuntamento per l’indomani pomeriggio con Bertolaso "dove sta il terremoto"". Poco dopo parla con l’ingegner Silvio Albanesi "e gli manifesta le preoccupazioni per gli effetti economici negativi che potrebbe avere l’applicazione del provvedimento governativo appena pubblicato riferito allo spostamento del vertice G8 dalla Maddalena a L’Aquila: "Io sono veramente disperato, proprio mi viene da piangere". Il professionista lo esorta ad avere fiducia, facendogli capire che si stanno aprendo altre possibilità di lavoro, con probabile riferimento ai lavori post-terremoto in Abruzzo: "No... no ... invece non bisogna essere disperati... parlo del futuro... non parlo del passato. Ci sono tante cose che si possono... hai capito?". In quei giorni la corsa delle imprese ora finite nell’indagine era già in fase avanzata.

 

19 febbraio 2010

 

 

 

 

e intercettazioni - Colosimo, della Corte dei conti, e Piscicelli

Il giudice, il denaro e il costruttore:

"Non posso scappottare"

Le intercettazioni - Colosimo, della Corte dei conti, e Piscicelli

Il giudice, il denaro e il costruttore:

"Non posso scappottare"

ROMA — Quando nell’ottobre del 2008 Angelo Balducci — ora in carcere con l’accusa di corruzione legata agli appalti dei Grandi Eventi gestiti dalla Protezione civile — fu nominato presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, qualcuno sembrò rammaricato. Per esempio il giudice della Corte dei conti Mario Colosimo, fino al 2008 vice alto commissario per la lotta alla contraffazione, il quale paventava che passando al nuovo incarico il potente appaltatore perdesse gran parte della sua influenza. Lo spiegò all’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, quello sorpreso a confessare che la notte del terremoto in Abruzzo rideva pensando ai guadagni procurati dalla ricostruzione. I due, coinvolti entrambi nell’indagine fiorentina sui presunti imbrogli nell’attribuzione dei lavori, sono cari amici. Un intero rapporto dei carabinieri del Ros è riempito dalle conversazioni in cui Piscicelli chiede aiuto a Colosimo per ottenere crediti dalle banche (che però non sembrano arrivare); in alcune però, è il giudice a raccomandarsi per una scadenza che, secondo gli investigatori, si riferisce alla restituzione di 200.000 euro: "Sono in una situazione in cui non posso scappottare...". Il pomeriggio del 10 ottobre 2008 Colosimo dà a Piscicelli la notizia del nuovo incarico conferito a Balducci, e l’imprenditore si mostra contento: "Finalmente, sia fatta la volontà della Madonna! Così sta contento... che sta depresso come un morto". I carabinieri intercettano e annotano che il magistrato "non sembra così entusiasta di questa nomina che di fatto pone Balducci fuori dalla gestione degli appalti". In effetti Colosimo dice che ora l’ingegnere "è fuori da tutto... lascia tutte le strutture di missione, ovviamente...".

Piscicelli non condivide la preoccupazione del giudice, perché quella era la carica che il comune amico appaltatore inseguiva da tanto tempo: "Lui ci teneva da morire per questa cosa, dalla quale quel chiavico di Di Pietro (quand’era ministro dei Lavori pubblici, ndr) lo aveva cacciato". Colosimo cerca di fargli comprendere una diversa realtà: "Ma che sai, Francé... questa è una cosa per... Vabbè, conclude la sua carriera lì dove voleva e basta. Lascia tutto". E per essere un po’ più chiaro: "Una cosa era quando lui lì aveva centralizzato tutto, una cosa è ora che invece rimane in una struttura di consulenza, prestigiosa ma di consulenza, punto... Lui perde l’operatività, quello che è stato il suo... la sua forza per tanti anni". Ora Piscicelli mostra di aver capito: "Ma tu sei convinto di questo? Vabbè, allora non è una buona notizia ". Tre giorni dopo Colosimo, dal telefono dell’ufficio di Piscicelli, chiama proprio Balducci: "Intanto auguri... Avrei bisogno di parlarti, Angelo. Quando ti posso vedere? Domani mattina ci sei?". Balducci è impegnato: "Guarda, dipende da come si mette qui... Quando si prende una decisione ti faccio sapere... ". Passano altri dieci giorni e stavolta è Piscicelli a chiamare Colosimo, mentre si trova in compagnia dell’imprenditore fiorentino Riccardo Fusi (l’amico del coordinatore del Pdl Denis Verdini, indagato anche lui per concorso in corruzione): "Senti, ti volevo dire questa cosa abbastanza... Tu il presidente dell’Istat, per caso lo conosci? Fra le tue tante... è toscano". Il giudice risponde di sì: "Lo conosco bene, perché?".

Nel rapporto ai magistrati il seguito della telefonata non è trascritto, ma i carabinieri ne riassumono e interpretano il contenuto: "Si comprende chiaramente che Piscicelli e Fusi stanno parlando della gara di appalto, già indetta, per la realizzazione della nuova sede dell’Istat, nell’ambito delle celebrazioni del 150˚ anniversario dell’unità d’Italia". Nelle annotazioni successive si riporta un altro tentativo di Colosimo di rintracciare Balducci. Il 7 novembre 2008 Piscicelli chiede all’amico giudice se è riuscito a parlarci, e quello dice di sì: "Dalla risposta fornita si comprende che il tema dell’incontro è la gara per i lavori della sede Istat; infatti Colosimo riporta che occorre attendere la scadenza dei termini di presentazione dei progetti/offerta, aggiungendo che con questa gara ha a che fare una persona che lui, Colosimo, nel passato ha aiutato, e ciò dovrebbe ulteriormente agevolarli". Però c’è un problema, segnalato dal magistrato: "Ci sono grossi colossi che stanno...". Piscicelli ribatte sicuro: "Ma anche noi siamo un colosso! Siamo la settima impresa d’Italia!".

Giovanni Bianconi

19 febbraio 2010

 

 

 

la misura era stata annunciata giovedì da berlusconi

Stretta anti-corruzione, intesa a metà

Fonti governative spiegano che il testo è "ancora una bozza modificabile"

la misura era stata annunciata giovedì da berlusconi

Stretta anti-corruzione, intesa a metà

Fonti governative spiegano che il testo è "ancora una bozza modificabile"

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano (LaPresse)

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano (LaPresse)

MILANO - Il Consiglio dei ministri ha dato via libera "salvo intese" al disegno di legge che inasprisce le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la corruzione. Lo riferiscono fonti governative, spiegando che il testo è "ancora una bozza modificabile". Il disegno di legge contro la corruzione era stato annunciato giovedì dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

SUDDIVISIONE IN TRE PARTI - Il consiglio dei ministri - secondo quanto si è appreso da fonti governative - ha infatti deciso di suddividere in tre capitoli le misure presentate: quelle relative all'inasprimento delle pene sui reati contro la Pubblica amministrazione resteranno di competenza del ministero della Giustizia; sulle misure di intervento sul testo unico degli enti locali (ineleggibilità e incompatibilità dei condannati) sarà il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli a mettere a punto norme "ad hoc"; il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta dovrà infine studiare misure di efficienza che facciano da filtro al diffondersi della corruzione nella Pubblica Amministrazione.

Redazione online

19 febbraio 2010

 

 

 

 

Bersani: "Dal premier ancora arroganza e vittimismo"

Berlusconi: " Chi commette reati non può restare in alcun movimento politico"

Il premier: "Vogliono farmi fuori. Niente tangentopoli, solo birbantelli. Inasprire norme su corruzione"

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Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi (Lapresse)

Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi (Lapresse)

ROMA - "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Silvio Berlusconi in un'intervista concessa a Palazzo Grazioli a due agenzie di stampa è molto netto nel dire come il Pdl (e a suo avviso anche gli altri partiti) debba comportarsi di fronte a chi commette reati. Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? "Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

UNA NORMA PER LE "LISTE PULITE" - Successivamente il premier è andato a pranzo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. All'incontro ha preso parte anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Durante il pranzo si sarebbe parlato di una nuova norma per rendere più rigide le norme sulla corruzione. I due leader sarebbero poi tornati sul tema affrontando la questione delle Regionali e delle liste nelle quali, hanno concordato, bisogna evitare nel modo più assoluto che possano entrare "persone discusse".

TANGENTOPOLI - L'Italia non è di fronte ad una nuova Tangentopoli e il fatto che ci siano stati molti arresti di personaggi coinvolti in fatti di tangenti e che diverse inchieste, da Milano a Roma a Firenze, riguardino atti di corruzione e concussione è semplicemente dovuto a comportamenti "birbantelli" da parte dei singoli aveva detto in precedenza il premier. In ogni caso, aveva aggiunto il capo del governo, saranno presto inasprite le norme contro la corruzione. Il provvedimento sulla corruzione, annunciato dal presidente del Consiglio, sarà un disegno di legge e sarà presentato venerdì in Consiglio dei ministri ha confermato poi ai giornalisti a Montecitorio Niccolò Ghedini.

"BIRBANTI OVUNQUE" - "Non c'è nessun ritorno di Tangentopoli" ha poi puntualizzato Berlusconi anche perchè "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale". Berlusconi ha infine sottolineato che ciò "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici".

"PIU' NONNO CHE PAPI" - Mercoledì sera Berlusconi ha cenato con un gruppo di senatori a Palazzo Grazioli e in quella occasione si è presentato in versione canterina. Il premier, come sua abitudine e come riferito dalle agenzie di stampa, ha intrattenuto i suoi ospiti accompagnato da Mariano Apicella. Per il suo "pubblico" il Cavaliere ha intonato due canzoni in francese, ma anche una in inglese tratta dalla colonna sonora di Un americano a Parigi. In particolare il premier si sarebbe divertito a cantare il verso che dice "come to papà", scherzando su quel "papi" che lo accompagna dopo la vicenda del "Casoria-gate". "Mi hanno fatto lo sconto - avrebbe ironizzato - perché ormai io sono più nonno che papi". Berlusconi è tornato anche a ribadire il suo nuovo status di "single". "Ora - ha scherzato - sono un buon partito e sono molto corteggiato. Ma ho poco tempo per le donne, cerco di dedicarmi ai miei figli e ai miei nipoti".

"VOGLIONO FARMI FUORI" - Il Cavaliere ha poi spiegato che nel corso della prossima campagna elettorale "sarà difficile andare in piazza perché la polizia mi dice che è sempre più pericoloso". "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla".

LE INTERCETTAZIONI- Altro capitolo le intercettazioni riportate in questi giorni dai giornali. Berlusconi, viene ancora riferito, se ne sarebbe lamentato con i senatori. "È una indecenza", ha detto il premier, spiegando che certe frasi, estrapolate dal contesto e scritte senza che si capisca il tono con cui sono state pronunciate "danno un'idea completamente diversa" dall'intenzione originale. Per questo il presidente del Consiglio avrebbe ribadito la sua intenzione di dare un'accelerata al ddl sulle intercettazioni che si era arenato al Senato, pur senza fissare una tempistica. Qanto al testo in discussione a palazzo Madama, ha commentato, "non mi convince del tutto perchè lo vorrei ancora più severo, però l'attuale testo è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura".

LETTA AL QUIRINALE - Nel corso della serata il leader del Pdl è tornato a parlare anche della possibile candidatura di Gianni Letta per il Quirinale, una volta che sarà terminato il settennato di Giorgio Napolitano. "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Una "candidatura" non nuova, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della esposizione che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. Il Cavaliere avrebbe poi scherzato anche sul suo futuro. "Sono stato così bene con voi - ha detto congedando gli ospiti - che quando sarò anziano mi farò fare senatore a vita".

LE ELEZIONI REGIONALI - Il capo del centrodestra ha poi parlato delle candidature per le prossime elezioni regionali e amministrative e ha ribadito la necessità di continuare a essere "garantisti" ma stando attenti a candidare persone che "non offrano ai nostri avversari motivi per attaccarci". Secondo quanto viene riferito da alcuni partecipanti, il premier avrebbe ribadito di essere "fiducioso" sull’esito delle regionali, ma allo stesso tempo si sarebbe detto dispiaciuto di non poter fare campagna elettorale "in mezzo alla gente", appunto perché dopo l'episodio di Piazza Duomo c'è un problema legato alla sua sicurezza personale. Berlusconi sarebbe poi tornato a lamentarsi della politica dei due forni dell’Udc. "Fosse stato per me - avrebbe dichiarato - ne avremmo fatto a meno dappertutto, ma abbiamo lasciato che le scelte venissero fatte a livello locale".

BERLUSCONI: "SEMPRE VITTIMA" - "Berlusconi con arroganza e vittimismo trova sempre il modo per chiamare al giudizio di Dio, raffigurando sempre un nemico e falsificando le posizioni altrui - ha invece commentato il leader del Pd, riallacciandosi ad altre dichiarazioni del premier che hanno inteso presentare il voto regionale come una sorta di referendum sull'operato del governo -. Se il premier vuole una sfida nazionale, ci trovera". "Noi diremo agli italiani - ha aggiunto Bersani - che di Berlusconi siamo interessati fino ad un certo punto e che il problema e la soluzione non può essere sempre lui. Noi abbiamo altri problemi e soluzioni, in primis le questioni sociali e di questo chiederemo conto a Berlusconi, che ha governato 7 anni su 9, e al governo che ha disarmato la capacità di reagire minimizzando".

Redazione online

18 febbraio 2010(ultima modifica: 19 febbraio 2010)

 

 

 

È un vortice che trascina tutto e tutti nella distruzione

Caso Bertolaso, le figlie scrivono una lettera su Panorama:"Basta calunnie"

La missiva letta anche al Tg1. Le due ragazze attaccano stampa e magistrati

È un vortice che trascina tutto e tutti nella distruzione

Caso Bertolaso, le figlie scrivono una lettera su Panorama:"Basta calunnie"

La missiva letta anche al Tg1. Le due ragazze attaccano stampa e magistrati

MILANO - "Non intendo tacere oltre lo scempio che si è compiuto su un uomo che ha trascorso gli ultimi nove anni della sua vita a soccorrere i suoi concittadini meno fortunati". È un passaggio della lettera che Chiara Bertolaso, anche a nome della sorella Olivia - le figlie del capo della Protezione Civile indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti del G8 - ha scritto per denunciare come la "vita e le opere" del padre si sono piegate "sotto la forza dirompente della calunnia e della menzogna". La lettera pubblicata in esclusiva da "Panorama" è stata letta al Tg1. "Sono una giovane studentessa che ama il suo paese e crede nelle istituzioni - scrive Chiara - In questi ultimi giorni ho visto la sua famiglia, la sua vita e le sue opere piegarsi sotto la forza dirompente della calunnia e della menzogna. Ho sentito parlare di Guido Bertolaso, mio padre, come di un avido ed un corrotto".

La ragazza sottolinea anche la gravità delle accuse sessuali. "Ipotesi infamanti - dice - mosse sulla base di parole estrapolate da intercettazioni che dovevano rimanere segrete fino al processo". "Ma in questo caso - aggiunge - si è già sentenziato sulla colpevolezza di Bertolaso prima ancora che si decida se rinviarlo a giudizio o meno. Alcuni giornalisti senza scrupoli hanno deciso di ergersi al di sopra della giustizia per condannare e distruggere in pochi minuti la reputazione e il duro lavoro di un uomo". Le sorelle Bertolaso proseguono sostenendo che "è stato divulgato ciò che faceva più comodo e che avrebbe fatto vendere di più. È un vortice che trascina tutto e tutti nella distruzione". Chiara sostiene inoltre di "non voler negare" la fondamentale libertà di stampa, ma "piuttosto vorrei denunciare la libertà di menzogna di divulgare notizie approssimative, un reato per il quale non è prevista una pena commisurata al delitto". "Caro papà - concludono le ragazze - di certo non saranno le parole al vento di qualche giornalista improvvisato a toccarci. Ma anzi serviranno a motivarci sempre di più nella volontà di cambiare questo paese". (Fonte Ansa)

19 febbraio 2010

 

 

 

Toro indagato per corruzione

E Fusi lascia la Btp

Gli accusati

Toro indagato per corruzione

E Fusi lascia la Btp

Achille Toro

Achille Toro

ROMA— Non solo rivelazione di segreto d’ufficio. Adesso l’ex procuratore aggiunto Achille Toro (nella foto sotto), che l’altro ieri si è dimesso dalla magistratura, è indagato anche per corruzione e favoreggiamento. È la Procura di Perugia ad aggravare la sua posizione, anche se a carico dell’ex collega non sono emersi, finora, indizi diversi da quelli raccolti nell’inchiesta di Firenze. L’accusa sembra ruotare attorno alle telefonate intercettate sulle utenze dell’avvocato Edgardo Azzopardi e di Camillo Toro, figlio dell’ex magistrato, anch’egli accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Nella conversazione del 17 gennaio scorso, alle 22.09, la consorte del legale, Manuela Privitera, "facendo con tutta probabilità riferimento ad Anna Toro (moglie di Achille e madre di Camillo)", si stupisce che l’amica abbia voluto offrirle sia il cinema, sia il ristorante. "E ti credo— replica il marito —con quello che sto facendo per il figlio!". Nella ricostruzione della procura Azzopardi avrebbe fatto ottenere a Camillo un distacco dall’Acea al ministero delle Infrastrutture. E in cambio Toro senior avrebbe rivelato all’avvocato alcune "mosse" dei sostituti Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello, che erano i titolari dell’inchiesta romana sui "Grandi eventi".

Ma per conto di chi Azzopardi avrebbe insistito con l’ex magistrato per ottenere informazioni riservate? È un aspetto non ancora chiaro: nelle intercettazioni l’avvocato riferisce i passi compiuti da Manuel Messina, uno dei fedelissimi di Diego Anemone. Novità, intanto, anche in Toscana, dove ieri si è dimesso un altro indagato dell’inchiesta: l’imprenditore Riccardo Fusi, 51 anni, originario di Prato, accusato di corruzione e associazione per delinquere di stampo mafioso. Fusi, che era presidente dell’impresa di costruzioni Btp, tra le dieci più grandi d’Italia, è indagato per l’appalto della Scuola Marescialli insieme a Denis Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl, al presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, arrestato, e a Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che rideva mentre L’Aquila crollava. E a Firenze ci sono altri cantieri finiti nel mirino della procura: dai Nuovi Uffizi agli Archivi storici dell’Unione europea (Villa Salviati), dalla stazione di Santa Maria Novella alla Manifattura tabacchi fino al Panificio militare. L’attenzione è soprattutto sui Nuovi Uffizi: un appalto in cui, come "soggetto attuatore", era stato nominato Mauro Della Giovampaola. Finché il 10 febbraio non è finito in carcere insieme a Balducci.

Lavinia Di Gianvito

19 febbraio 2010

 

 

 

Le inchieste sul g8

Il sottobosco

Le inchieste sul g8

Il sottobosco

Probabilmente ha ragione Silvio Berlusconi quando nega una seconda Tangentopoli. Diciotto anni sono pochi storicamente ma molti, troppi dal punto di vista politico. Eppure qualcosa di grave è successo, in questi ultimi giorni. Possono essere i dati allarmanti contenuti nella relazione della Corte dei conti sulla corruzione in Italia; oppure il trasversalismo di un malaffare "romano" che rischia di sfigurare la Protezione civile; o il consigliere del Pdl colto in flagranza di mazzetta a Milano; o gli scandali in altre regioni guidate dall’opposizione. O forse tutte queste cose insieme. L’impressione è che comunque il capo del governo avverta uno scontento crescente nell’opinione pubblica. Il suo braccio destro Gianni Letta che si dice "turbato e preoccupato" fotografa un umore contagioso per la maggioranza: sebbene il presidente del Consiglio stia facendo uno sforzo vistoso per circoscrivere l’allarme. Alludere ai corrotti come "birbantelli" significa riconoscerne l’esistenza senza generalizzarla; e minimizzare un problema ormai ineludibile.

L’invito di Berlusconi a vigilare sulle candidature del Pdl alle regionali del 28 e 29 marzo e la decisione di presentare norme anticorruzione non dipendono solo dal timore della magistratura o da calcoli elettorali. C’è qualcosa di più. Il Cavaliere sembra rendersi conto che una politica e un’economia percepite come complici di un affarismo illegale e abituale può terremotare il sistema: il "suo" sistema, nonostante più di un indizio allunghi ombre corpose anche su pezzi dell’opposizione. Su questo sfondo, le dimissioni del sottosegretario campano Nicola Cosentino, date proprio ieri dopo essere state respinte dal Parlamento insieme a una richiesta d’arresto l’11 dicembre scorso, potevano apparire un gesto simbolico. Ma il premier l’ha rifiutate, trasformandole piuttosto nello specchio delle proprie contraddizioni, accentuate dal braccio di ferro locale fra Pdl e Udc in Campania. È come se la volontà di voltare pagina fosse frustrata dalla tentazione di liquidare come complotti indagini che ipotizzano fenomeni radicati e finora impuniti.

Magari sono realtà esagerate dall’uso politico delle inchieste e dai contraccolpi, inevitabili e a volte perversi, delle intercettazioni. Eppure quel sottobosco paraistituzionale esiste. E non valutarne contorni e ramificazioni finisce per regalare il monopolio della tanto abusata "questione morale" non solo all’opposizione, ma anche ai propri alleati. Berlusconi si ritroverebbe schiacciato sulla caricatura della lotta tra "guardie e ladri" cara ai suoi avversari più tetragoni. Ecco perché tenta una virata obbligata ma limitata al minimo indispensabile, ammettendo che qualcosa non va senza rinunciare alle proprie incrollabili convinzioni. È il prezzo che sembra disposto a pagare per non dovere inseguire affannosamente un elettorato in bilico: non ancora indignato, ma certo disilluso. Rimane da capire se basterà a restituire al Paese la fiducia in una Seconda Repubblica minacciata, più che da nemici esterni, dalla difficoltà di riformare se stessa.

Massimo Franco

19 febbraio 2010

 

 

2010-02-18

"ma non verranno meno in futuro il rigore sin qui seguito"

Gianni Letta scrive alla Pezzopane: inchiesta G8, "Turbato e preoccupato"

Il sottosegretario: "Tante cose sentite e viste in questi giorni hanno turbato anche me"

"ma non verranno meno in futuro il rigore sin qui seguito"

Gianni Letta scrive alla Pezzopane: inchiesta G8, "Turbato e preoccupato"

Il sottosegretario: "Tante cose sentite e viste in questi giorni hanno turbato anche me"

Gianni Letta (Eidon)

Gianni Letta (Eidon)

MILANO - "Con la certezza che non verranno meno in futuro il rigore sin qui seguito, il metodo della totale trasparenza dell'azione pubblica, la determinazione rigorosa nell'uso di procedure perfettamente legali, la facilitazione dei controlli e della collaborazione tra diversi organi pubblici, utilizzati in questa prima fase di interventi, Le confermo l'impegno del governo e mio personale di andare avanti sulla via della totale e limpida rinascita dell'Aquila e della sua economia". Lo scrive il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta in una lettera inviata a Stefania Pezzopane, presidente della provincia dell'Aquila.

LA LETTERA - Letta scrive ancora: "Tante cose sentite e viste in questi giorni hanno turbato anche me, come tutti quelli che nei giorni del terremoto hanno sentito lacerarsi qualcosa dentro e hanno perso per un bel pezzo la capacità di sorridere e, ancor più, di ridere. Nel contempo - ha proseguito il sottosegretario alal presidenza del Consiglio che rispondeva a una missiva della Pezzopane - non le nascondo la preoccupazione che questa vicenda sia deflagrata proprio nel corso di un periodo particolare, che certamente rischia di appannare la serenità del dibattito che pure è giusto intorno a vicende così drammatiche". "Penso anch'io con orrore, - aggiunge Letta - come Lei disse qualche giorno fa a L'Aquila, a chi crede che le calamità possano essere un pretesto per fare buoni affari. Il terremoto, le vittime, la desolazione che ne consegue meritano ben altri sentimenti e ben altra pietà. Altro che affari! Ma, se qualcuno ha pensato il contrario, tutti faremo in modo che si ricreda!".

Redazione online

18 febbraio 2010

 

 

 

 

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Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi (Lapresse)

Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi (Lapresse)

ROMA - "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Silvio Berlusconi in un'intervista concessa a Palazzo Grazioli a due agenzie di stampa è molto netto nel dire come il Pdl (e a suo avviso anche gli altri partiti) debba comportarsi di fronte a chi commette reati. Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? "Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

UNA NORMA PER LE "LISTE PULITE" - Successivamente il premier è andato a pranzo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. All'incontro ha preso parte anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Durante il pranzo si sarebbe parlato di una nuova norma per rendere più rigide le norme sulla corruzione. I due leader sarebbero poi tornati sul tema affrontando la questione delle Regionali e delle liste nelle quali, hanno concordato, bisogna evitare nel modo più assoluto che possano entrare "persone discusse".

TANGENTOPOLI - L'Italia non è di fronte ad una nuova Tangentopoli e il fatto che ci siano stati molti arresti di personaggi coinvolti in fatti di tangenti e che diverse inchieste, da Milano a Roma a Firenze, riguardino atti di corruzione e concussione è semplicemente dovuto a comportamenti "birbantelli" da parte dei singoli aveva detto in precedenza il premier. In ogni caso, aveva aggiunto il capo del governo, saranno presto inasprite le norme contro la corruzione. Il provvedimento sulla corruzione, annunciato dal presidente del Consiglio, sarà un disegno di legge e sarà presentato venerdì in Consiglio dei ministri ha confermato poi ai giornalisti a Montecitorio Niccolò Ghedini.

"BIRBANTI OVUNQUE" - "Non c'è nessun ritorno di Tangentopoli" ha poi puntualizzato Berlusconi anche perchè "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale". Berlusconi ha infine sottolineato che ciò "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici".

"PIU' NONNO CHE PAPI" - Mercoledì sera Berlusconi ha cenato con un gruppo di senatori a Palazzo Grazioli e in quella occasione si è presentato in versione canterina. Il premier, come sua abitudine e come riferito dalle agenzie di stampa, ha intrattenuto i suoi ospiti accompagnato da Mariano Apicella. Per il suo "pubblico" il Cavaliere ha intonato due canzoni in francese, ma anche una in inglese tratta dalla colonna sonora di Un americano a Parigi. In particolare il premier si sarebbe divertito a cantare il verso che dice "come to papà", scherzando su quel "papi" che lo accompagna dopo la vicenda del "Casoria-gate". "Mi hanno fatto lo sconto - avrebbe ironizzato - perché ormai io sono più nonno che papi". Berlusconi è tornato anche a ribadire il suo nuovo status di "single". "Ora - ha scherzato - sono un buon partito e sono molto corteggiato. Ma ho poco tempo per le donne, cerco di dedicarmi ai miei figli e ai miei nipoti".

"VOGLIONO FARMI FUORI" - Il Cavaliere ha poi spiegato che nel corso della prossima campagna elettorale "sarà difficile andare in piazza perché la polizia mi dice che è sempre più pericoloso". "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla".

LE INTERCETTAZIONI- Altro capitolo le intercettazioni riportate in questi giorni dai giornali. Berlusconi, viene ancora riferito, se ne sarebbe lamentato con i senatori. "È una indecenza", ha detto il premier, spiegando che certe frasi, estrapolate dal contesto e scritte senza che si capisca il tono con cui sono state pronunciate "danno un'idea completamente diversa" dall'intenzione originale. Per questo il presidente del Consiglio avrebbe ribadito la sua intenzione di dare un'accelerata al ddl sulle intercettazioni che si era arenato al Senato, pur senza fissare una tempistica. Qanto al testo in discussione a palazzo Madama, ha commentato, "non mi convince del tutto perchè lo vorrei ancora più severo, però l'attuale testo è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura".

LETTA AL QUIRINALE - Nel corso della serata il leader del Pdl è tornato a parlare anche della possibile candidatura di Gianni Letta per il Quirinale, una volta che sarà terminato il settennato di Giorgio Napolitano. "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Una "candidatura" non nuova, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della esposizione che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. Il Cavaliere avrebbe poi scherzato anche sul suo futuro. "Sono stato così bene con voi - ha detto congedando gli ospiti - che quando sarò anziano mi farò fare senatore a vita".

LE ELEZIONI REGIONALI - Il capo del centrodestra ha poi parlato delle candidature per le prossime elezioni regionali e amministrative e ha ribadito la necessità di continuare a essere "garantisti" ma stando attenti a candidare persone che "non offrano ai nostri avversari motivi per attaccarci". Secondo quanto viene riferito da alcuni partecipanti, il premier avrebbe ribadito di essere "fiducioso" sull’esito delle regionali, ma allo stesso tempo si sarebbe detto dispiaciuto di non poter fare campagna elettorale "in mezzo alla gente", appunto perché dopo l'episodio di Piazza Duomo c'è un problema legato alla sua sicurezza personale. Berlusconi sarebbe poi tornato a lamentarsi della politica dei due forni dell’Udc. "Fosse stato per me - avrebbe dichiarato - ne avremmo fatto a meno dappertutto, ma abbiamo lasciato che le scelte venissero fatte a livello locale".

BERLUSCONI: "SEMPRE VITTIMA" - "Berlusconi con arroganza e vittimismo trova sempre il modo per chiamare al giudizio di Dio, raffigurando sempre un nemico e falsificando le posizioni altrui - ha invece commentato il leader del Pd, riallacciandosi ad altre dichiarazioni del premier che hanno inteso presentare il voto regionale come una sorta di referendum sull'operato del governo -. Se il premier vuole una sfida nazionale, ci trovera". "Noi diremo agli italiani - ha aggiunto Bersani - che di Berlusconi siamo interessati fino ad un certo punto e che il problema e la soluzione non può essere sempre lui. Noi abbiamo altri problemi e soluzioni, in primis le questioni sociali e di questo chiederemo conto a Berlusconi, che ha governato 7 anni su 9, e al governo che ha disarmato la capacità di reagire minimizzando".

Redazione online

18 febbraio 2010

 

 

 

 

BINDI: "MEGAFONO DI PALAZZO CHIGI". vita: "dov'È la par condicio?"

Editoriale di Minzolini al Tg1 delle 20

"Le intercettazioni non sono prove"

Il direttore: condanna mediatica, vittime pagano la loro pena davanti alla società prima del verdetto dei giudici

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"Le intercettazioni non sono prove"

Il direttore: condanna mediatica, vittime pagano la loro pena davanti alla società prima del verdetto dei giudici

Augusto Minzolini (Ansa)

Augusto Minzolini (Ansa)

MILANO - Le intercettazioni non sono prove, eppure sono alla base di una condanna mediatica le cui vittime pagano già la loro pena davanti alla società prima del verdetto dei giudici: questa cosa può accadere anche a Bertolaso. Così si è espresso Augusto Minzolini, direttore del Tg1, in un editoriale dedicato all'inchiesta sul G8 che ha coinvolto anche il capo della Protezione civile durante l'edizione delle 20. "Le intercettazioni sono strumenti di indagine, non sono prove, e lo sanno bene anche i magistrati - sottolinea il direttore -. Al telefono si usa un linguaggio diverso rispetto a quello che si userebbe davanti a un pubblico ufficiale, ma non si può condannare una persona per un aggettivo se non c'è una prova".

CAMPAGNA ELETTORALE - E prosegue: il condannato mediatico, se pure dimostra la sua innocenza davanti a un tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Questo accade, spiega, perché "puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono la campagna elettorale: è successo l'anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest'anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni. Tutto finirà il giorno dopo il voto, ma intanto l'intero Paese subirà un altro colpo".

"MEGAFONO DI PALAZZO CHIGI" - Durissime le reazioni dell'opposizione. Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente dell'assemblea nazionale del Pd: "Puntuale come un orologio svizzero, l'editoriale del direttore del Tg1 entra nella campagna elettorale per fare il megafono di Palazzo Chigi che vorrebbe limitare le indagini della magistratura e le intercettazioni". Vincenzo Vita, componente della Vigilanza Rai e senatore del Pd: "È l'esempio di un uso personale e privato dell'informazione pubblica, siamo davanti alle prove di come si fa un tg nell'età in cui la par condicio e il pluralismo non ci sono più". Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: "Ha dell'incredibile l'uso che Minzolini continua a fare del suo ruolo di direttore della maggiore testata del servizio pubblico. Lo stile dei suoi editoriali è da giornale di partito". Giorgio Merlo e Vinicio Peluffo (Pd), vicepresidente e componente della Vigilanza Rai: "La tv pubblica rischia di essere piegata a interessi di parte".

PARDI: TG DA REGIME - Pancho Pardi, capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione di Vigilanza Rai, parla di "un Tg1 da regime" e annuncia che intende portare la questione in Parlamento. Molto critico anche il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, secondo cui "è assolutamente legittimo che un direttore di un tg faccia un editoriale di tanto in tanto. Quello che è singolare è che ogni editoriale sia fatto a sostegno delle tesi del presidente del Consiglio. La rete ammiraglia è diventata uno dei tanti fogli di partito del premier". Carlo Verna, segretario nazionale Usigrai, parla di "una brutta pagina di propaganda di governo".

GASPARRI: PATETICI - "Politici e sindacalisti che attaccano Minzolini sono patetici - replica Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori del Pdl -. Il direttore del Tg1 parla con chiarezza il linguaggio della verità. Dovrebbe imbavagliarsi? Alla sinistra vanno bene solo le foche ammaestrate e i loro cori che recitano spartiti a memoria inneggianti i capi dell'Usigrai e i partiti della sinistra? Si vorrebbe la censura, mentre invece va tutelata la libertà di stampa".

Redazione online

18 febbraio 2010

 

 

 

 

 

Bersani: "Dal premier ancora arroganza e vittimismo"

Berlusconi: " Chi commette reati non può restare in alcun movimento politico"

Il premier: "Vogliono farmi fuori. Niente tangentopoli, solo birbantelli. Inasprire norme su corruzione"

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ROMA - "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Silvio Berlusconi in un'intervista concessa a Palazzo Grazioli a due agenzie di stampa è molto netto nel dire come il Pdl (e a suo avviso anche gli altri partiti) debba comportarsi di fronte a chi commette reati. Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? "Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

UNA NORMA PER LE "LISTE PULITE" - Successivamente il premier è andato a pranzo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. All'incontro ha preso parte anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Durante il pranzo si sarebbe parlato di una nuova norma per rendere più rigide le norme sulla corruzione. I due leader sarebbero poi tornati sul tema affrontando la questione delle Regionali e delle liste nelle quali, hanno concordato, bisogna evitare nel modo più assoluto che possano entrare "persone discusse".

TANGENTOPOLI - L'Italia non è di fronte ad una nuova Tangentopoli e il fatto che ci siano stati molti arresti di personaggi coinvolti in fatti di tangenti e che diverse inchieste, da Milano a Roma a Firenze, riguardino atti di corruzione e concussione è semplicemente dovuto a comportamenti "birbantelli" da parte dei singoli aveva detto in precedenza il premier. In ogni caso, aveva aggiunto il capo del governo, saranno presto inasprite le norme contro la corruzione. Il provvedimento sulla corruzione, annunciato dal presidente del Consiglio, sarà un disegno di legge e sarà presentato venerdì in Consiglio dei ministri ha confermato poi ai giornalisti a Montecitorio Niccolò Ghedini.

"BIRBANTI OVUNQUE" - "Non c'è nessun ritorno di Tangentopoli" ha poi puntualizzato Berlusconi anche perchè "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale". Berlusconi ha infine sottolineato che ciò "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici".

"PIU' NONNO CHE PAPI" - Mercoledì sera Berlusconi ha cenato con un gruppo di senatori a Palazzo Grazioli e in quella occasione si è presentato in versione canterina. Il premier, come sua abitudine e come riferito dalle agenzie di stampa, ha intrattenuto i suoi ospiti accompagnato da Mariano Apicella. Per il suo "pubblico" il Cavaliere ha intonato due canzoni in francese, ma anche una in inglese tratta dalla colonna sonora di Un americano a Parigi. In particolare il premier si sarebbe divertito a cantare il verso che dice "come to papà", scherzando su quel "papi" che lo accompagna dopo la vicenda del "Casoria-gate". "Mi hanno fatto lo sconto - avrebbe ironizzato - perché ormai io sono più nonno che papi". Berlusconi è tornato anche a ribadire il suo nuovo status di "single". "Ora - ha scherzato - sono un buon partito e sono molto corteggiato. Ma ho poco tempo per le donne, cerco di dedicarmi ai miei figli e ai miei nipoti".

"VOGLIONO FARMI FUORI" - Il Cavaliere ha poi spiegato che nel corso della prossima campagna elettorale "sarà difficile andare in piazza perché la polizia mi dice che è sempre più pericoloso". "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla".

LE INTERCETTAZIONI- Altro capitolo le intercettazioni riportate in questi giorni dai giornali. Berlusconi, viene ancora riferito, se ne sarebbe lamentato con i senatori. "È una indecenza", ha detto il premier, spiegando che certe frasi, estrapolate dal contesto e scritte senza che si capisca il tono con cui sono state pronunciate "danno un'idea completamente diversa" dall'intenzione originale. Per questo il presidente del Consiglio avrebbe ribadito la sua intenzione di dare un'accelerata al ddl sulle intercettazioni che si era arenato al Senato, pur senza fissare una tempistica. Qanto al testo in discussione a palazzo Madama, ha commentato, "non mi convince del tutto perchè lo vorrei ancora più severo, però l'attuale testo è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura".

LETTA AL QUIRINALE - Nel corso della serata il leader del Pdl è tornato a parlare anche della possibile candidatura di Gianni Letta per il Quirinale, una volta che sarà terminato il settennato di Giorgio Napolitano. "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Una "candidatura" non nuova, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della esposizione che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. Il Cavaliere avrebbe poi scherzato anche sul suo futuro. "Sono stato così bene con voi - ha detto congedando gli ospiti - che quando sarò anziano mi farò fare senatore a vita".

LE ELEZIONI REGIONALI - Il capo del centrodestra ha poi parlato delle candidature per le prossime elezioni regionali e amministrative e ha ribadito la necessità di continuare a essere "garantisti" ma stando attenti a candidare persone che "non offrano ai nostri avversari motivi per attaccarci". Secondo quanto viene riferito da alcuni partecipanti, il premier avrebbe ribadito di essere "fiducioso" sull’esito delle regionali, ma allo stesso tempo si sarebbe detto dispiaciuto di non poter fare campagna elettorale "in mezzo alla gente", appunto perché dopo l'episodio di Piazza Duomo c'è un problema legato alla sua sicurezza personale. Berlusconi sarebbe poi tornato a lamentarsi della politica dei due forni dell’Udc. "Fosse stato per me - avrebbe dichiarato - ne avremmo fatto a meno dappertutto, ma abbiamo lasciato che le scelte venissero fatte a livello locale".

BERLUSCONI: "SEMPRE VITTIMA" - "Berlusconi con arroganza e vittimismo trova sempre il modo per chiamare al giudizio di Dio, raffigurando sempre un nemico e falsificando le posizioni altrui - ha invece commentato il leader del Pd, riallacciandosi ad altre dichiarazioni del premier che hanno inteso presentare il voto regionale come una sorta di referendum sull'operato del governo -. Se il premier vuole una sfida nazionale, ci trovera". "Noi diremo agli italiani - ha aggiunto Bersani - che di Berlusconi siamo interessati fino ad un certo punto e che il problema e la soluzione non può essere sempre lui. Noi abbiamo altri problemi e soluzioni, in primis le questioni sociali e di questo chiederemo conto a Berlusconi, che ha governato 7 anni su 9, e al governo che ha disarmato la capacità di reagire minimizzando".

Redazione online

18 febbraio 2010

 

 

 

 

DDL INTERCETTAZIONI, LA FINOCCHIARO: "Non vogliamo accelerazioni sul testo"

Bersani: "Berlusconi arrogante"

L'opposizione attacca le norme contro la corruzione annunciate dal premier. Di Pietro: è come Ugolino

DDL INTERCETTAZIONI, LA FINOCCHIARO: "Non vogliamo accelerazioni sul testo"

Bersani: "Berlusconi arrogante"

L'opposizione attacca le norme contro la corruzione annunciate dal premier. Di Pietro: è come Ugolino

ROMA - Le norme contro la corruzione annunciate da Berlusconi si scontrano con l'opposizione di Pd e Idv. Per Di Pietro il premier "si comporta come il conte Ugolino dell'Inferno dantesco: prima divora i principi democratici della nostra Costituzione, svilendola e piegandola ai propri interessi, e poi piange sui danni procurati dalle sue stesse azioni". Il leader dell'Italia dei Valori in una nota sceglie toni durissimi: "Il suo è un finto pianto, uno spot propagandistico volto solo ad ottenere consensi a fini elettorali. Gli italiani ormai conoscono bene il suo gioco". E il portavoce Idv Leoluca Orlando: "Berlusconi ha annunciato che coloro che commetteranno reati dovranno essere espulsi dal suo partito: ha forse deciso di dimettersi?".

LEGGI AD PERSONAM - Di Pietro cita in concreto quanto fatto dall'esecutivo: "Se Berlusconi volesse realmente contrastare la corruzione dovrebbe soltanto ritirare tutti i provvedimenti e le leggi ad personam proposti da questo governo. Dal giusto processo al legittimo impedimento fino al disegno di legge volto a limitare l'uso delle intercettazioni, la lista è lunghissima ed è nota a tutti: norme che consentono alla corruzione di alimentarsi e radicarsi". Davanti a Montecitorio Di Pietro ha incontrato il popolo viola che manifestava contro il governo e ha commentato la proposta del premier di candidare Gianni Letta al Quirinale: "Fossi in lui mi preoccuperei del ruolo che ha avuto nella gestione Bertolaso prima di proporlo come presidente della Repubblica". Bersani ha commentato l'ipotesi di Letta al Colle con una frase lapidaria: "Ne abbiamo uno splendido, ci va bene quello che c'è".

DDL INTERCETTAZIONI - Il leader del Pd è tornato a parlare di elezioni regionali, tacciando Berlusconi di "arroganza e vittimismo": "Trova sempre il modo per chiamare al giudizio di Dio, raffigurando sempre un nemico e falsificando le posizioni altrui. Se il premier vuole una sfida nazionale, ci troverà". Altro tema affrontato dal premier durante una cena con i senatori del Pdl: le intercettazioni pubblicate in questi giorni sui quotidiani in merito all'inchiesta sulla Protezione civile. Berlusconi ha ribadito la volontà di accelerare l'iter del ddl arenato in Senato. E anche su questo trova il Pd in assetto da guerra. "Abbiamo una posizione molto chiara affinata anche nel dialogo con i magistrati che sono in trincea in indagini di mafia e camorra: si può e si deve intervenire con misure che non pregiudichino le indagini giudiziarie. E quindi non è il caso di avere fretta" dice Bersani ai giornalisti in Transatlantico. E la presidente dei senatori Anna Finocchiaro: "Non vogliamo alcuna accelerazione sul testo del ddl uscito dalla Camera: non ci soddisfa e limita fortemente la possibilità di indagine. Penalizza anche la libertà di informazione e francamente io credo che non sia quello di cui questo Paese ha bisogno".

Redazione online

18 febbraio 2010

 

 

 

 

Venerdì il voto finale SUL "DECRETO EMERGENZE". Esulta il Pd

Protezione civile, niente fiducia

Intesa nel Pdl dopo la rabbia di Fini

La maggioranza rinuncia alla blindatura del testo dopo gli "appunti" del presidente della Camera.

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II Presidente della Camera Gianfranco Fini (LaPresse)

II Presidente della Camera Gianfranco Fini (LaPresse)

ROMA - Alla fine la fiducia alla Camera sul decreto legge Emergenze, che contiene anche norme sulla nuova Protezione civile, non ci sarà. Ma ci sono volute un paio di conferenze dei capigruppo e l'"irritazione" del presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, per convincere il governo a non porre la questione di fiducia al dl. "Niente fiducia, oggi gli emendamenti e venerdì alle 13 il voto finale", ha confermato il vice capogruppo del Pdl, Italo Bocchino.

LA VICENDA - In mattinata pareva raggiunto un accordo bipartisan sul fatto che la maggioranza avrebbe tolto la norma della non giudicabilità dei commissari sui rifiuti in Campania e in cambio l'opposizione avrebbe ritirato molti emendamenti, riducendoli a 40. Ma il governo, rappresentato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso e dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, non aveva confermato l’intenzione di evitare la questione di fiducia. A questo punto le opposizioni hanno mantenuto gli emendamenti. "Ognuno si assuma le sue responsabilità", aveva commentato irritato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva spiegato al governo che allora avrebbe interpretato alla lettera il regolamento, garantendo tutti i tempi previsti per le opposizioni, e applicato il Lodo Iotti che prevede, in caso di fiducia, che si possano comunque illustrare tutti gli emendamenti.

OPPOSIZIONI - "Ci avevano garantito in sede informale la decisione di non porre la questione di fiducia", aveva spiegato il vice capogruppo Udc, Michele Vietti, prima dell'annuncio di Bocchino. "Evidentemente non sono in grado di gestire i problemi della maggioranza". "Hanno paura che su qualche emendamento la maggioranza si divida", ha detto Antonio Borghesi (Idv). "A questo punto le opposizioni non ritirano gli emendamenti. Si devono discutere tutti". Secondo il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, "stiamo rimettendo sul binario giusto questo provvedimento sulla Protezione civile che presentava aspetti abnormi. Ci aspettiamo che dall'esame degli emendamenti si possano correggere altri aspetti negativi di questa legge che ancora permangono".

FINI IRRITATO - Se c'era un accordo parlamentare, si spiegava alla presidenza della Camera, non si capisce perché si fosse proseguito con l'ipotesi della fiducia. Il rispetto letterale al regolamento, paventato da Fini, avrebbe avuto effetti immediati sui tempi dell'iter del decreto, che avrebbe portato a chiudere il provvedimento non prima di giovedì, con uno slittamento alla prossima settimana dell'esame del decreto legge Milleproroghe che scade a fine mese. Ma infine il governo ha deciso di non porre la fiducia. Per Dario Franceschini, capogruppo Pd, "la cancellazione della Protezione civile spa è comunque una nostra vittoria".

BERSANI - Esulta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Se non mettono la fiducia e se tolgono la spa e lo "scudo" è chiaramente una vittoria dell'opposizione. Sulle questioni ancora aperte, e ce ne sono, noi in Aula cercheremo di dare ancora battaglia per fare correzioni ma i due punti raggiunti da noi sono cruciali. A mia memoria è la prima volta e questo significa che a poco a poco le cose possono cambiare".

Redazione online

18 febbraio 2010

 

 

 

Dietro le quinte - La giornata con ministri e senatori

Berlusconi indignato: intercettazioni,

ora basta, " varare subito la legge"

Critiche a Verdini: troppa disinvoltura per il suo ruolo

Dietro le quinte - La giornata con ministri e senatori

Berlusconi indignato: intercettazioni,

ora basta, " varare subito la legge"

Critiche a Verdini: troppa disinvoltura per il suo ruolo

Berlusconi (Lapresse)

Berlusconi (Lapresse)

ROMA — Come la pensa l'ha detto e lo ripete Silvio Berlusconi: "Una nuova Tangentopoli non esiste. Esistono singoli casi di singoli mascalzoni che mirano all'arricchimento personale, ma che non hanno niente a che fare con un sistema organizzato di finanziamento ai partiti". E pretende, il premier, che questa sia la linea adottata in pubblico da tutti i suoi uomini. Perché è davvero convinto che su Bertolaso, allo stato, non ci siano fatti "penalmente rilevanti", così come crede che anche su Verdini si sia esagerato, anche se quando parla di lui alterna — dice chi gli ha parlato — "comprensione a grande arrabbiatura, perché dice che chi ha un certo ruolo nel partito non può comportarsi con tanta disinvoltura".

E però, tra uno sfogo contro gli apparati di sicurezza che "non hanno saputo intercettare in anticipo quello che stava accadendo in certe realtà come Milano" e uno contro ministri a lui pure carissimi come Mara Carfagna, che si è permessa di elogiare in maniera sperticata Fini indicandolo come il miglior successore possibile del premier, Berlusconi pensa anche a come limitare i danni di quella che sarà pure "una campagna mediatica per attaccarmi", ma è comunque qualcosa che un segno indelebile rischia di lasciarlo. Anche perché, è il timore nel Pdl, non è detto che quello che finora non è uscito non venga fuori in un secondo momento: nelle carte ci sono parecchi "omissis", e sembra che gli arrestati di Milano e di Firenze "stiano parlando". Per questo il Cavaliere ieri ha convocato a palazzo Grazioli prima il ministro Alfano e Ghedini, poi i ministri economici (Tremonti, Scajola, Matteoli, Fitto), infine a sera un gruppo di senatori guidati dai capigruppo e vice Gasparri e Quagliariello, con l'obiettivo di fare il punto sulla situazione, rilanciare l'azione del governo e agire per fermare "questo indecoroso spettacolo delle intercettazioni". Peccato però che gli scogli da superare siano grossi.

Per cominciare, la legge sulle intercettazioni — che il premier vorrebbe veder varata "nel più breve tempo possibile", meglio se prima delle Regionali, anche con la fiducia — ha di fronte a sé una strada tortuosa: al Senato il 3 marzo inizierà il suo iter, ma al premier è stato ricordato che "i tempi sono strettissimi" per portarla avanti (in Aula a marzo c'è da votare anche il legittimo impedimento), e soprattutto — per fare in fretta — bisognerebbe approvarla nello stesso testo della Camera che aveva spinto il Quirinale a chiedere un serio ripensamento di un testo con troppi punti discutibili. È vero che Berlusconi vorrebbe bruciare le tappe (tanto che si era perfino diffusa una voce, smentita, che potesse essere varata per decreto), anche sfidando l'impopolarità che i suoi temono, ma è altrettanto vero che al momento sembra un'impresa ardua. E difficile sembra pure riempire di contenuti concreti — ovvero finanziamenti —, il piano di rilancio economico. Nel pranzo con i ministri — per discutere di piano per il Sud, fondi Fas, misure anticrisi (si parla di alcune centinaia di milioni di euro per incentivi alle aziende in difficoltà) — alle richieste di Scajola, Matteoli e Fitto, Tremonti ha però opposto molti "non si può". E il rischio è che il Cavaliere si presenti con troppe poche armi alla battaglia che lui stesso ha definito campale: "Le Regionali saranno una scelta di campo".

Paola Di Caro

18 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

Per difendere la sua onorabilità e quella del figlio Camillo, indagato per favoreggiamento

Inchiesta G8, il procuratore Toro

si è dimesso dalla magistratura

È indagato per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio, ha deciso di dimettersi "in maniera definitiva"

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Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro in una immagine d'archivio del 13 gennaio 2006 al suo arrivo presso gli uffici giudiziari di Perugia (Ansa)

Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro in una immagine d'archivio del 13 gennaio 2006 al suo arrivo presso gli uffici giudiziari di Perugia (Ansa)

MILANO - Il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, si è dimesso dalla magistratura. Toro è indagato per rivelazione del segreto d'ufficio in concorso con il figlio Camillo (indagato anche per favoreggiamento) nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Firenze sui presunti illeciti legati ai cosiddetti "Grandi eventi" (mondiali di nuoto 2009, G8 alla Maddalena, celebrazioni per i 150 dell'Unità d'Italia), che vede coinvolto anche il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

L'ACCUSA - La ragione dell'iscrizione di Toro nel registro degli indagati sarebbe una informazione passata a uno degli imprenditori sotto indagine dal figlio del magistrato. In una lettera inviata al Csm e, per conoscenza, al ministro della Giustizia e al Procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, Toro scrive che "volendo essere libero di difendere l'onorabilità mia e di mio figlio in ogni sede, e nel contempo decidendo di eliminare ogni ragione di imbarazzo dall'ambiente di lavoro, con grande rammarico ma con animo sereno dichiaro di volermi dimettere con effetto immediato dall'ordine giudiziario". Giovedì la Procura informerà della decisione il ministro della Giustizia. Con le dimissioni dall'ordine giudiziario decade il procedimento disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono definitive ed irrevocabili in quanto, avendo il magistrato oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni da parte del Csm.

FERRARA, SONO RAMMARICATO - A commentare la decisione dell'aggiunto Achille Toro di dimettersi dalla magistratura il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara: "Sono rammaricato e dispiaciuto anche perché è un collega che conosco da 40 anni. Auguro a lui - ha aggiunto - una vita serena anche fuori dall'ordine giudiziario. La sua è una decisione da rispettare".

L'INCHIESTA - Intanto la procura di Perugia ha chiesto al gip del capoluogo umbro di rinnovare la custodia cautelare in carcere per l'imprenditore e i tre funzionari pubblici già arrestati nell'ambito dell'inchiesta dei pm di Firenze per gli appalti legati al G8 della Maddalena. L'istanza - secondo quanto si è appreso - ricalca sostanzialmente la misura già chiesta e ottenuta dai pubblici ministeri di Firenze. La richiesta riguarda Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis. Nei loro confronti i pm perugini Federico Centrone, Sergio Sottani e Alessia Tavernesi hanno ipotizzato sostanzialmente le stesse accuse già contestate dai magistrati fiorentini. La possibilità di richiedere di rinnovare la misura cautelare è prevista dal codice entro 20 giorni dalla trasmissione del fascicolo. Su di essa nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi il gip di Perugia. Martedì il giudice per le indagini preliminari di Firenze aveva respinto le richieste di revoca avanzate dai difensori di Balducci, Anemone e Della Giovampaola, mentre i legali di De Santis non avevano avanzato alcuna istanza. Al momento nell'inchiesta condotta dai pm di Perugia non figurerebbero altri indagati oltre quelli già indicati dai pm di Firenze.

Redazione online

17 febbraio 2010(ultima modifica: 18 febbraio 2010)

 

 

 

 

Chiesti ai magistrati fiorentini copia degli atti relativi all'inchiesta sui grandi eventi

Terremoto, anche la Procura

dell'Aquila indaga su G8 e appalti

Il procuratore Rossini: "Abbiamo un fascicolo abbastanza consistente, aperto dal mese di agosto"

Chiesti ai magistrati fiorentini copia degli atti relativi all'inchiesta sui grandi eventi

Terremoto, anche la Procura

dell'Aquila indaga su G8 e appalti

Il procuratore Rossini: "Abbiamo un fascicolo abbastanza consistente, aperto dal mese di agosto"

Il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini (Ansa)

Il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini (Ansa)

L'AQUILA - La Procura dell'Aquila indaga da tempo su possibili infiltrazioni dei cosiddetti comitati di affari negli appalti sia del terremoto sia del G8 svoltosi nel capoluogo abruzzese. La notizia, trapelata mercoledì, è stata confermata all'Ansa dallo stesso procuratore, Alfredo Rossini, che nei giorni scorsi aveva chiesto ufficialmente ai magistrati fiorentini copia degli atti relativi all'inchiesta sui grandi eventi, tra cui il G8 alla Maddalena. "Ci sono tante persone che sono venute e si sono organizzate per fare delle speculazioni truffaldine in questo settore - ha spiegato Rossini - e pure su questo aspetto ci siamo interessati fin dall'inizio. Abbiamo tra l'altro un fascicolo abbastanza consistente, aperto dal mese di agosto".

LA RICHIESTA A FIRENZE - L'istanza alla Procura di Firenze viene ritenuta importante perché i magistrati aquilani ritengono che ci possano essere collegamenti utili alla loro indagine. Rossini ha spiegato di avere chiesto ai colleghi di Firenze "se, per caso, nell'ambito della loro indagine, come io ritengo, si trovino cose interessanti, riferimenti su cose che noi stiamo già facendo. Se ce le mandano, possiamo lavorare così da guadagnare anche tempo. La mia idea su questo caso è che dovremo lavorare tanto". Il magistrato non ha però commentato le intercettazioni telefoniche dell'inchiesta fiorentina nelle quali si cita il "Consorzio Federico II" che all'Aquila avrebbe preso appalti e del quale fanno parte tre imprese aquilane e la toscana "Btp Spa", coinvolta nell'inchiesta che ha portato all'arresto di quattro persone e all'iscrizione nel registro degli indagati del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, per corruzione.

PEZZOPANE, FUORI NOMI IMPRESE - Intanto la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, in una lettera in cui chiede di nuovo di sapere quali imprenditori stiano operando sui cantieri per la ricostruzione attacca: "Le rassicurazioni dell'onorevole Gianni Letta circa la sua assoluta sicurezza che nessun appalto del post sisma fosse andato a quei famigerati imprenditori sono state già smentite da una semplice indagine giornalistica. Deve essere di nuovo sfuggito qualcosa. L'Aquila era già stata vittima di superficiali rassicurazioni durante lo sciame sismico. Due delusioni di questa portata sono troppe". La lettera è indirizzata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta, al ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli, al Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, al provveditore alle Opere Pubbliche, Giovanni Guglielmi, al Commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e al suo vice, Massimo Cialente. "Chiedo trasparenza e controlli severi e approfonditi sulle liste degli imprenditori - scrive Pezzopane - e che vengano rese pubbliche fino al dettaglio, per evitare che le forze sane dell'imprenditoria locale restino vittime di scaltri e spregiudicati affaristi e, soprattutto, che il futuro della provincia dell'Aquila sia soffocato dalla criminalità organizzata, come successo in altri sfortunati territori".

Redazione online

17 febbraio 2010

 

 

 

 

Dietro le quinte La giornata con ministri e senatori

Berlusconi indignato: intercettazioni,

ora basta Varare subito la legge

Critiche a Verdini: troppa disinvoltura per il suo ruolo

Dietro le quinte La giornata con ministri e senatori

Berlusconi indignato: intercettazioni,

ora basta Varare subito la legge

Critiche a Verdini: troppa disinvoltura per il suo ruolo

Berlusconi (Lapresse)

Berlusconi (Lapresse)

ROMA — Come la pensa l'ha detto e lo ripete Silvio Berlusconi: "Una nuova Tangentopoli non esiste. Esistono singoli casi di singoli mascalzoni che mirano all'arricchimento personale, ma che non hanno niente a che fare con un sistema organizzato di finanziamento ai partiti". E pretende, il premier, che questa sia la linea adottata in pubblico da tutti i suoi uomini. Perché è davvero convinto che su Bertolaso, allo stato, non ci siano fatti "penalmente rilevanti", così come crede che anche su Verdini si sia esagerato, anche se quando parla di lui alterna — dice chi gli ha parlato — "comprensione a grande arrabbiatura, perché dice che chi ha un certo ruolo nel partito non può comportarsi con tanta disinvoltura".

E però, tra uno sfogo contro gli apparati di sicurezza che "non hanno saputo intercettare in anticipo quello che stava accadendo in certe realtà come Milano" e uno contro ministri a lui pure carissimi come Mara Carfagna, che si è permessa di elogiare in maniera sperticata Fini indicandolo come il miglior successore possibile del premier, Berlusconi pensa anche a come limitare i danni di quella che sarà pure "una campagna mediatica per attaccarmi", ma è comunque qualcosa che un segno indelebile rischia di lasciarlo. Anche perché, è il timore nel Pdl, non è detto che quello che finora non è uscito non venga fuori in un secondo momento: nelle carte ci sono parecchi "omissis", e sembra che gli arrestati di Milano e di Firenze "stiano parlando". Per questo il Cavaliere ieri ha convocato a palazzo Grazioli prima il ministro Alfano e Ghedini, poi i ministri economici (Tremonti, Scajola, Matteoli, Fitto), infine a sera un gruppo di senatori guidati dai capigruppo e vice Gasparri e Quagliariello, con l'obiettivo di fare il punto sulla situazione, rilanciare l'azione del governo e agire per fermare "questo indecoroso spettacolo delle intercettazioni". Peccato però che gli scogli da superare siano grossi.

Per cominciare, la legge sulle intercettazioni — che il premier vorrebbe veder varata "nel più breve tempo possibile", meglio se prima delle Regionali, anche con la fiducia — ha di fronte a sé una strada tortuosa: al Senato il 3 marzo inizierà il suo iter, ma al premier è stato ricordato che "i tempi sono strettissimi" per portarla avanti (in Aula a marzo c'è da votare anche il legittimo impedimento), e soprattutto — per fare in fretta — bisognerebbe approvarla nello stesso testo della Camera che aveva spinto il Quirinale a chiedere un serio ripensamento di un testo con troppi punti discutibili. È vero che Berlusconi vorrebbe bruciare le tappe (tanto che si era perfino diffusa una voce, smentita, che potesse essere varata per decreto), anche sfidando l'impopolarità che i suoi temono, ma è altrettanto vero che al momento sembra un'impresa ardua. E difficile sembra pure riempire di contenuti concreti — ovvero finanziamenti —, il piano di rilancio economico. Nel pranzo con i ministri — per discutere di piano per il Sud, fondi Fas, misure anticrisi (si parla di alcune centinaia di milioni di euro per incentivi alle aziende in difficoltà) — alle richieste di Scajola, Matteoli e Fitto, Tremonti ha però opposto molti "non si può". E il rischio è che il Cavaliere si presenti con troppe poche armi alla battaglia che lui stesso ha definito campale: "Le Regionali saranno una scelta di campo".

Paola Di Caro

18 febbraio 2010

 

 

 

 

Nelle carte il manager del cinema

I legami tra Balducci, Anemone e il funzionario per i film La telefonata: "Abbiamo parlato con il governatore"

L’inchiesta

Nelle carte il manager del cinema

I legami tra Balducci, Anemone e il funzionario per i film La telefonata: "Abbiamo parlato con il governatore"

ROMA — L’obiettivo principale erano gli appalti pubblici, ma i componenti della "combriccola " avevano buone entrature anche in altri enti. E una corsia preferenziale Angelo Balducci e Diego Anemone —il funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e l’imprenditore romano finiti in carcere per corruzione — erano riusciti a imboccarla nel settore cinema del ministero dei Beni culturali. Referente era Gaetano Blandini con il quale entrambi mostrano di avere un rapporto stretto. Un legame che, nell’informativa consegnata ai magistrati di Firenze, i carabinieri mettono in relazione alla "società Erretifilm della quale Rosanna Thau e Vanessa Pascucci detengono insieme il 75 per cento". Nuovi personaggi emergono dalle carte depositate dai giudici. Anche l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che—assicura un imprenditore—"c’abbiamo parlato e, di concerto con il Comune, sta facendo arrivare la concessione". Il suo interlocutore è Riccardo Fusi, il patron dell’azienda toscana Btp.

Il coacervo di favori

Il nome di Blandini viene fuori la prima volta nel settembre 2008. I carabinieri intercettano una conversazione tra Francesco Pintus, funzionario ai Grandi Eventi, e Angelo Balducci.

Pintus: "Direttore, chiedo scusa, quel ragazzo che ha risposto prima è quello nuovo che ci dà una mano ... dicevo ...".

Balducci: "Chi è?".

Pintus: "È quello amico di Bland, quello che ci ha mandato Blandini, quello che gli stiamo sistemando adesso". Gli investigatori annotano: "Parrebbe che in questo coacervo di scambio di favori, questo Andrea sia stato assunto presso il Dipartimento di via della Ferratella, su indicazione di Gaetano Blandini, direttore "Cinema" del ministero dei Beni culturali. E dispongono nuove verifiche. In realtà già nei mesi precedenti erano stati annotati contatti tra Blandini e Balducci quando il settimanale l’Espresso aveva pubblicato un articolo per denunciare come il ministero avesse finanziato un film dove lavorava il figlio dello stesso Balducci. Ma è con il trascorrere dei mesi che il legame viene focalizzato. E a fine settembre, ascoltando le conversazioni di Anemone, i carabinieri verificano che anche lui è in rapporti stretti con il funzionario. È un suo collaboratore, Roberto Molinelli, ad informare l’imprenditore di aver preso accordi al telefono con l’imprenditore. Anemone si agita: "Eh, ma come l’hai sentito? che c’hai parlato per telefono? hai fatto male perché non si parla per telefono!". In realtà al centro dei colloqui c’è la cessione di una macchina.

La pratica chiusa

Blandini appare disponibile a soddisfare le richieste di Anemone. Il 7 luglio del 2009 l’imprenditore viene sollecitato dal suo amico Patrizio La Bella "per avere notizie in merito ad un promesso impiego". Quella stessa sera "Blandini chiede ad Anemone quando è disponibile per un incontro. E il giorno dopo rassicura La Bella: "Senti ho visto quel signore che mi conferma metà settembre... domani mattina lo rivedo alle 8... quindi ti chiamo a seguire che mi dà tutti i dettagli... diciamo così, poi ti chiamo ". La promessa viene effettivamente mantenuta il primo ottobre.

Blandini: "Senti oggi abbiamo approvato il subentro di quelli lì quindi digli però adesso... sono stati bravi... si sono spicciati perché io... ieri hanno sistemato tutto... digli che adesso …siccome hanno poco tempo... devono essere altrettanto bravi a spicciarsi con la banca".

Anemone: "Lo chiamo subito, grazie... a prestissimo... grazie". Subito dopo avverte La Bella: "Lì tutto a posto oggi! Sì, sì al 100 per cento. Ho ricevuto adesso una telefonata, adesso vi dovete sbrigare Patrì. Pure la banca, non so, sbrigatevi... poi ’sti giorni ci vediamo". L’amico recepisce: "Okay, sì sì dobbiamo preparare tutti i documenti per novembre".

"Abbiamo parlato con Marrazzo"

La girandola di rapporti per avere i lavori spazia in tutta Italia. Il 18 giugno 2008 "l’imprenditore Alessandro Biaggetti aggiorna Riccardo Fusi, patron di Btp, sulla progressione dei comuni affari in cui è interessato anche il professor Di Miceli (in passato coinvolto in inchieste di mafia ndr), facendo riferimento a un’operazione immobiliare asseritamente in avanzata fase di sviluppo".

Biagetti: "Allora... ieri sono stato con il professore... abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti perché si comincia a definire la data della posa della prima pietra... lui ha dato come indicazioni ottobre, novembre... stanno definendo finalmente... perché questa è la parte più rompiscatole di tutte... lo stile... cioè ... antico... moderno... contemporaneo ... con i vetri... senza i vetri ... c... e mazzi... che non è chiaramente il progetto esecutivo... ma è il discorso dello stile... ed in più... la cosa ancora più importante è che abbiamo parlato direttamente con Marrazzo... con il Presidente della Regione... e di concerto con il Comune... sta facendo finalmente arrivare una c... di...concessione. Arrivata la concessione... tu vieni a Roma... si fa la suddivisione dei lotti... e finisce la partita...

Fusi: "Ma lui come mai non ci da ... se ci danno la concessione vuol dire che ci sono dei progetti... ".

Biagetti: "No... tu chiamala come ti pare... comunque la parte finale... io ti ripeto non me ne intendo... perché ti basti soltanto che per parlare di posa della prima pietra solo in Vaticano devi passare per sei uffici quindi ovviamente è tutto estremamente a rilento".

L’appuntamento

Fusi cerca spesso contatti per la sua azienda e attraverso Denis Verdini riesce a parlare con il banchiere Fabrizio Palenzona. La telefonata tra i due avviene il 19 giugno 2008 per fissare un appuntamento. Il 2 luglio Verdini racconta a Fusi di averlo visto "e mi ha detto che per le due cose ha già provveduto, per gli alberghi e revisione, insomma. Ti volevo dare questo riscontro... io devo fare delle cose, ma insomma ci siamo".

Fiorenza Sarzanini

18 febbraio 2010

 

 

 

È diretto in calabria, nelle zone colpite dalle frane

Bertolaso: "Non merito il patibolo"

Bossi: obiettivo è colpire Berlusconi?

Il leader della Lega: "La Protezione civile alle Regioni". Lettera del sottosegretario: "Mi sento un alluvionato"

È diretto in calabria, nelle zone colpite dalle frane

Bertolaso: "Non merito il patibolo"

Bossi: obiettivo è colpire Berlusconi?

Il leader della Lega: "La Protezione civile alle Regioni". Lettera del sottosegretario: "Mi sento un alluvionato"

Guido Bertolaso con Rosy Bindi alla Camera

Guido Bertolaso con Rosy Bindi alla Camera

MILANO - Umberto Bossi spera che non si voglia usare la vicenda Bertolaso per colpire Berlusconi. "Se no diventa un Paese davvero troppo brutto - ha spiegato ai giornalisti alla Camera -. Sta per arrivare la primavera e spero che arrivi il sole".

EPISODI ISOLATI - Bossi ha spiegato che i casi di corruzione che hanno coinvolto alcuni amministratori locali sono a suo avviso solo episodi isolati. "La mia impressione è che qualcuno ha sbandato, ma non c'è nessun progetto generale", ha assicurato il leader della Lega ai giornalisti a Montecitorio. Dunque non c'è una nuova tangentopoli? "No", ha risposto.

PROTEZIONE CIVILE - "È Berlusconi che gli dice di andare avanti", ha spiegato il leader della Lega parlando di Bertolaso, e il sottosegretario "è bravo nel suo mestiere". Semmai, il ministro per le Riforme ha qualche riserva sull'assetto della Protezione civile. Dopo il no alla trasformazione in Spa - "non sono d'accordo" ha ribadito anche oggi - Bossi ha insistito che "la Protezione civile dovrebbe andare alle Regioni. Sono loro che la allevano e ci spendono i soldi".

LETTERA DI BERTOLASO - Bertolaso ha lasciato l’Aula della Camera dove si è svolta la discussione sul decreto emergenze per andare in Calabria. Lì a un giornalista che gli chiedeva se si ritenga ancora credibile il capo della Protezione Civile ha risposto: "Chiedetelo ai sindaci, non a me". Il sottosegretario era già tornato a commentare la propria situazione giudiziaria, questa volta con una lettera aperta indirizzata "alle donne e agli uomini della Protezione civile" (il testo completo in pdf): "Faccio mia la sofferenza di tutti coloro che si sentono colpiti ingiustamente per questo attacco forsennato e squallido che mi riguarda - scrive - e, da questo patibolo che non ho scelto né meritato, vi saluto con tutto il mio affetto e la mia fedeltà al patto di rispetto e di onore che ci ha permesso di realizzare qualcosa di buono, molto buono, troppo buono per non suscitare tempeste di fango".

COLPITE MIGLIAIA DI PERSONE - Bertolaso parla di un'operazione contro di lui che colpisce anche "le migliaia di persone che lavorano nella Protezione civile". Si definisce "parte lesa, non coimputato o colpevole", si sente come un "alluvionato" anche se si dice "fin d'ora responsabile di qualche possibile errore e omissione". C'è chi getta "fango nel ventilatore - aggiunge - e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici". Esprimendo "rabbia, dolore e sofferenza", Bertolaso sottolinea che in questo modo si "travolge tutto in nome di un preteso diritto a veder chiaro, a scovare i colpevoli, linciarli, sputtanandoli per toglierli di mezzo".

"DA GIORNALI SOLO FANGO" - "Nulla da eccepire a che la magistratura indaghi su tutti e chiunque, me compreso - prosegue Bertolaso nella lettera -, ma c'è una seconda iniziativa giudiziaria di cui sono oggetto che è solo fango, una tempesta provocata ad arte. Da giorni i giornali titolano non sospetti su di me, ma certezze; pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse, di fatto dando una immagine complessiva della rete dei corrotti e corruttori, di cui sarei parte, magari non proprio protagonista, ma sicuramente parte. Questo secondo procedimento giudiziario si chiama giustizia sommaria, si chiama fango gettato nelle pale del ventilatore, si chiama diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l'inservibile appello alla verità". Bertolaso punta il dito contro i processi mediatici, dove "la verità è l'ultima cosa che interessa, si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze, ma soprattutto si cerca e si riesce, gettando fango, di sfigurare il profilo di ogni persona investita da questa tempesta".

Redazione online

17 febbraio 2010(ultima modifica: 18 febbraio 2010)

 

 

Monica ha parlato con l'ex fidanzato per telefono

La presunta escort dal Brasile:

"Ho solo sostituito un'altra estetista"

"Non sapevo di dover massaggiare una persona importante"

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(Ansa)

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ROMA - Monica, la donna brasiliana il cui nome compare nelle intercettazioni come presunta escort nell'inchiesta sulle grandi opere, si chiama fuori dalla vicenda. Lo ha fatto parlando con il suo ex-fidanzato, Davide Carta, lo stesso che assunse la ragazza come colf permettendole di avere il permesso di soggiorno in Italia.

L'EX FIDANZATO: "NON E' UNA ESCORT" - "L'ho sentita martedì per informarla di quello che sta succedendo e non ne sapeva nulla di questa storia - ha detto da Tenerife, dove lavora, l'ex-fidanzato di Monica - lei a Roma faceva l'estetista e la massaggiatrice e adesso continua a farlo nel suo Paese, dove sta con la sua famiglia, forse deciderà di tornare in Italia tra cinque o sei mesi. Monica è una persona per bene e non una escort, ci siamo lasciati nel maggio scorso per incompatibilità caratteriale".

"Monica aveva saputo da alcune amiche del Centro estetico romano che c'era la possibilità di sostituire una massaggiatrice al Village e, qualche giorno prima del massaggio, ha incontrato per la prima e ultima volta Regina Profeta, consegnandole il suo curriculum. Monica ha lavorato al Village solo quel giorno di dicembre". "Non ho indossato alcun bikini - ha riferito Monica al suo ex-fidanzato - ero in camice e pantalone bianco". Riguardo all'espressione riferita a Bertolaso e contenuta nelle intercettazioni, 'ha visto le stelle", Monica ha spiegato: "si trattava di un modo per dire che avevo fatto un ottimo massaggio".

MONICA: "NON SO NULLA" - "Non so nulla, cado dalle nuvole. Non sapevo di dover massaggiare una persona importante. Sono estranea a questa vicenda, so solo che per un giorno, al Centro Beauty del Salaria Sport Village di Roma ho sostituito una persona, un'altra estetista. Ma si è trattato solo di un massaggio". È quanto ha riferito, da Rio De Janeiro al suo ex-fidanzato, Monica, la donna brasiliana il cui nome compare nelle intercettazioni ed era stata identificata come presunta escort nell'inchiesta sulle grandi opere.

Redazione online

17 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

2010-02-17

la toscana in testa alla classifica delle regioni

Allarme Corte dei Conti: le denunce

per corruzione sono salite del 229%

Il presidente Lazzaro: mancano anticorpi nella Pa contro condotte illecite che offuscano l'immagine dello Stato

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Napolitano e Fini all'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti (Scudieri)

Napolitano e Fini all'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti (Scudieri)

MILANO - La corruzione è una "patologia che resta tuttora grave" e che, anzi, nel 2009 ha fatto registrare un aumento di denunce alla Guardia di finanza del 229% rispetto all'anno precedente, cui si aggiunge un incremento del 153% per fatti di concussione. Rispetto a queste condotte illecite individuali, le pubbliche amministrazioni troppo spesso non attivano i necessari "anticorpi interni". È la denuncia del procuratore generale e del presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, dei presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani, dei ministri Alfano e Matteoli e del sottosegretario Gianni Letta. Tra le autorità presenti il giudice costituzionale Paolo Maddalena, i presidenti dell'Agcom Corrado Calabrò e dell'Antitrust Antonio Catricalà, oltre al presidente della Cassazione Vincenzo Carbone e al responsabile della direzione nazionale antimafia Piero Grasso.

MANCANO ANTICORPI - Il procuratore generale Ristuccia osserva nella sua relazione (testo in pdf) che la corruzione dilaga nella pubblica amministrazione: il ministero dell'Interno, i comandi dei carabinieri e della Gdf, nel periodo gennaio-novembre 2009, hanno denunciato 221 reati di corruzione, 219 di concussione e 1.714 reati di abuso di ufficio, con un vertiginoso incremento rispetto all'anno precedente. È poi assai grave - aggiunge il presidente Lazzaro (leggi l'intervento) - la mancanza di "anticorpi" nella Pa contro le condotte illecite individuali che causano "offuscamento dell'immagine dello Stato e flessione della fiducia che la collettività ripone nelle amministrazioni e nelle stesse istituzioni del Paese". Un capitolo è dedicato alle consulenze conferite all'esterno della pubblica amministrazione o che vengono affidate agli stessi dipendenti in cambio di maggiorazioni salariali: una questione, spiega Lazzaro, che riguarda "non tanto episodici accadimenti di mala gestione quanto piuttosto fenomeni vasti che non possono non allarmare per l'impatto negativo che producono sugli squilibri di bilancio".

PROTEZIONE CIVILE - È stata affrontata anche la questione della Protezione civile. "Ci dovrebbe essere un controllo reale, che servirebbe a far funzionare meglio la stessa Protezione civile. Se non c'è controllo si può dire qualsiasi cosa. Invece più si allarga l'area del controllo più si restringe il campo del giudizio penale" ha detto il presidente Lazzaro, precisando in particolare che sui lavori del G8 alla Maddalena "era stato richiesto il controllo della Corte dei Conti su due soli contratti iniziali". I magistrati contabili hanno ribadito che "ora il controllo è possibile a cose fatte, invece ci dovrebbe essere un controllo reale sia nell'interesse del cittadino che del potere politico".

TOSCANA IN TESTA - Dalla relazione del procuratore generale emerge che è la Toscana - dove in sede penale la procura di Firenze sta indagando sugli appalti del G8 - in testa alla classifica delle regioni in cui la Corte dei Conti ha emesso il maggior numero di citazioni in giudizio per danno erariale: sono 21 (su un totale nazionale di 92), a seguire ci sono Lombardia (18), Puglia (11), Sicilia (10), Umbria (7), Piemonte (7), Trento (5), Calabria (4), Lazio (3), Abruzzo (2), Emilia Romagna (2), Friuli Venezia Giulia (1), Liguria (1). E seppure i dati sul dilagare della corruzione siano disomogenei perché provenienti da fonti diverse e dunque difficilmente confrontabili, non c'è dubbio - fa notare il pg - che un incremento ci sia stato. I territori più a rischio, spiega Ristuccia, sono quelli in cui "maggiori sono le opportunità criminali in considerazione del Pil pubblico più elevato, delle transazioni a rischio quantitativamente più numerose e del maggior numero di dipendenti pubblici", come Lombardia, Sicilia, Lazio e Puglia.

OPERE INCOMPIUTE - Una delle voci che maggiormente pesa nell'attività della Corte dei Conti è quella delle opere incompiute, vale a dire "progettate e non appaltate ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione". Ristuccia ha sottolineato che questo fenomeno "determina un ingente spreco di risorse pubbliche". Le cause vengono individuate nella "carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure di progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzioni, imputabili alle imprese committenti e alle amministrazioni aggiudicatrici, carenze e inadeguatezza dei controlli tecnici e amministrativi". La lista delle opere incompiute è molto lunga e va dalle 14 istruttorie della procura regionale del Lazio, due delle quali relative alla chiusura del reparto di radioterapia dell'ospedale di Sora a pochi giorni dalla sua apertura, alla mancata esecuzione di urgenti lavori di restauro del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. Resta poi forte l'attenzione sul fronte dei disastri ambientali: nel 2009 sono state molte le iniziative delle procure regionali in merito a "inquinamento di siti e di fiumi, disastri provocati da abusi edilizi, presenza di amianto ed eternit vicino a luoghi abitati o edifici pubblici, discariche abusive di rifiuti speciali, scarichi fognari abusivi, irregolarità nello smaltimento dei rifiuti".

MALA SANITÀ - L'allarme spese inutili riguarda anche il settore della sanità, dove la Corte dei Conti individua fenomeni di mala gestione, inefficienze e spese inutili. Vengono citati "irregolari acquisti di beni e servizi, illegittimi inquadramenti di personale e conferimenti di incarichi e consulenze, fenomeni particolari di mala gestione quali inefficienti ma costosi programmi di screening anti-tumorale, di assistenza odontoiatrica rivelatasi inesistente (caso delle dentiere gratuite) di eccessive prescrizioni di farmaci ovvero di falsità delle stesse o di loro sostanziale inutilità, di sconcertanti interventi chirurgici non necessari".

PROCESSO BREVE - Durante la cerimonia sono stati affrontati anche altri temi, come quello del processo breve. Ristuccia ha condannato come "illogica" la norma del ddl che fa valere retroattivamente la prescrizione processuale se i tempi del giudizio sono troppo lunghi. In questo modo - sostiene il pg - si "porrebbe irragionevolmente nel nulla proprio quei giudizi non definiti in tempi stabiliti a causa della complessità delle questioni affrontate o della connessa necessità di particolari accertamenti istruttori".

Redazione online

17 febbraio 2010

 

 

 

 

 

È diretto in calabria, nelle zone colpite dalle frane

Bertolaso: "Non merito il patibolo"

Bossi: obiettivo è colpire Berlusconi?

Il leader della Lega: "La Protezione civile alle Regioni". Lettera del sottosegretario: "Dai giornali solo fango"

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Guido Bertolaso con Rosy Bindi alla Camera

Guido Bertolaso con Rosy Bindi alla Camera

MILANO - Umberto Bossi spera che non si voglia usare la vicenda Bertolaso per colpire Berlusconi. "Se no diventa un Paese davvero troppo brutto - ha spiegato ai giornalisti alla Camera -. Sta per arrivare la primavera e spero che arrivi il sole".

EPISODI ISOLATI - Bossi ha spiegato che i casi di corruzione che hanno coinvolto alcuni amministratori locali sono a suo avviso solo episodi isolati. "La mia impressione è che qualcuno ha sbandato, ma non c'è nessun progetto generale", ha assicurato il leader della Lega ai giornalisti a Montecitorio. Dunque non c'è una nuova tangentopoli? "No", ha risposto.

PROTEZIONE CIVILE - "È Berlusconi che gli dice di andare avanti", ha spiegato il leader della Lega parlando di Bertolaso, e il sottosegretario "è bravo nel suo mestiere". Semmai, il ministro per le Riforme ha qualche riserva sull'assetto della Protezione civile. Dopo il no alla trasformazione in Spa - "non sono d'accordo" ha ribadito anche oggi - Bossi ha insistito che "la Protezione civile dovrebbe andare alle Regioni. Sono loro che la allevano e ci spendono i soldi".

LETTERA DI BERTOLASO - Bertolaso ha lasciato l’Aula della Camera dove si sta svolgendo la discussione sul decreto emergenze per andare in Calabria nelle zone danneggiate dal maltempo. Giovedì riferirà sull'esito del sopralluogo. Il sottosegretario è tornato a commentare la propria situazione giudiziaria, questa volta con una lettera aperta indirizzata "alle donne e agli uomini della Protezione civile": "Faccio mia la sofferenza di tutti coloro che si sentono colpiti ingiustamente per questo attacco forsennato e squallido che mi riguarda - scrive - e, da questo patibolo che non ho scelto né meritato, vi saluto con tutto il mio affetto e la mia fedeltà al patto di rispetto e di onore che ci ha permesso di realizzare qualcosa di buono, molto buono, troppo buono per non suscitare tempeste di fango".

"DA GIORNALI SOLO FANGO" - "Nulla da eccepire a che la magistratura indaghi su tutti e chiunque, me compreso - prosegue Bertolaso nella lettera -, ma c'è una seconda iniziativa giudiziaria di cui sono oggetto che è solo fango, una tempesta provocata ad arte. Da giorni i giornali titolano non sospetti su di me, ma certezze; pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse, di fatto dando una immagine complessiva della rete dei corrotti e corruttori, di cui sarei parte, magari non proprio protagonista, ma sicuramente parte. Questo secondo procedimento giudiziario si chiama giustizia sommaria, si chiama fango gettato nelle pale del ventilatore, si chiama diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l'inservibile appello alla verità". Bertolaso punta il dito contro i processi mediatici, dove "la verità è l'ultima cosa che interessa, si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze, ma soprattutto si cerca e si riesce, gettando fango, di sfigurare il profilo di ogni persona investita da questa tempesta".

Redazione online

17 febbraio 2010

 

 

 

Protezione civile / Le carte

L'uomo del ministero e l'aiuto del giudice

Le telefonate e gli incontri tra Antonio Di Nardo e Tesauro per il contenzioso sulla licenza a un’azienda

Protezione civile / Le carte

L'uomo del ministero e l'aiuto del giudice

Le telefonate e gli incontri tra Antonio Di Nardo e Tesauro per il contenzioso sulla licenza a un’azienda

ROMA - Nella richiesta d’arresto dei funzionari della Protezione civile e dell’imprenditore accusati di corruzione, il suo nome è citato quasi di sfuggita, indicato come uno che ha contribuito a far avere un prestito di 100.000 euro (destinati amazzette, secondo l’accusa) a tassi usurari. E poi come "gestore occulto" del Consorzio Stabile Novus, un gruppo che secondo i carabinieri del Ros raccoglie anche imprese a cui sono interessati personaggi "contigui a strutture criminali di stampo mafioso finalizzate al controllo degli appalti pubblici"; il Consorzio Novus ha ottenuto un appalto da 12 milioni di euro per la realizzazione di un impianto per il nuoto, nella gestione "emergenziale" dei mondiali 2009. Lui si chiama Antonio Di Nardo, nato a Giugliano, in provincia di Napoli, 63 anni fa, dipendente del ministero delle Infrastrutture. Secondo l’indagine condotta finora dai magistrati di Firenze è in rapporti stretti con Francesco De Vito Piscicelli, quello che al telefono confessava di aver riso la notte del terremoto in Abruzzo, immaginando gli affari che ne potevano venir fuori. Anche Di Nardo, dal fiume di intercettazioni accumulate dagli investigatori, sembra un tipo molto interessato agli affari. E a parte le telefonate, i carabinieri hanno portato ai magistrati "ulteriori elementi di valutazione in ordine ai rapporti di Di Nardo con la criminalità organizzata campana e in particolare con soggetti vicini al clan camorristico dei Casalesi". Si tratta di rapporti antimafia di qualche anno fa, dove si indicano le relazioni pericolose di alcuni personaggi collegate a Di Nardo.

Le telefonate importanti

Nelle sue telefonate il poliedrico personaggio parla con uomini politici, costruttori, funzionari dello Stato, magistrati. Nomi importanti accostati ad altri semi-sconosciuti (ma noti alle cronache giudiziarie) che nelle relazioni dei carabinieri si susseguono uno dopo l’altro. In mezzo a due conversazioni del novembre 2008 con altrettanti imprenditori definiti "indiziati di mafia ", ecco spuntare un colloquio con Giuseppe Tesauro, giudice della corte costituzionale. È la mattina del 28 novembre 2008, Di Nardo è in allarme per un contenzioso sulla licenza a una società a lui "occultamente riconducibile": la "Soa nazionale costruttori - organismo di attestazione "; Tesauro chiede "come sono andate le cose", e lui risponde: "Poi ti spiego, più o meno sullo stesso principio dell’altra volta... Ti volevo far vedere delle cose un attimino...". Due ore dopo richiama: "Peppe scusami, domattina stai a casa? A che ora vuoi che mi vengo a prendere un caffè". Si accordano per le nove.

Socio e sentenza

Il problema della Soa nasceva da una presunta incompatibilità tra il ruolo di Di Nardo come socio e come dipendente del ministero, ma anche da una sentenza del Tar che ricordava alcuni sospetti sui suoi rapporti imprenditoriali. Poi il consiglio di Stato aveva rovesciato quel verdetto, ma evidentemente all’Autorità di vigilanza dei Lavori pubblici c’erano altre resistenze. In una telefonata del 7 ottobre 2008 il giudice Tesauro dice a Di Nardo: "Poi ho visto quella lettera che ti hanno fatto... va benissimo, no?... La lettera che ti hanno fatto sulla compatibilità... va molto bene, no?".

Il 24 febbraio 2009 Tesauro conferma un appuntamento per la cena, e Di Nardo avvisa il genero di portare la sentenza del consiglio di Stato. Due giorni dopo il giudice costituzionale chiama Di Nardo: "Ho ricevuto una telefonata con la quale mi si dice che tutto si è chiuso bene ". Il 6 marzo è ancora Tesauro a chiamare: "Ci possiamo vedere 5 minuti?". Si accordano per la domenica successiva, alle 9 del mattino, e il giudice chiede: "Poi è andato tutto bene, sì?", e Di Nardo: "Bene, bene, per ora sembra dì sì". Da altri amici il dipendente ministeriale-imprenditore aveva saputo che l’Autorità di Vigilanza aveva concesso l’autorizzazione alla "Soa", nonostante la contrarietà del presidente.

Di Nardo e Tesauro sono entrambi soci di una società chiamata "Il Paese del Sole Immobiliare, srl", in cui compaiono anche un direttore generale del ministero delle Infrastrutture e il giudice della Corte dei conti Mario Sancetta, attualmente presidente della Sezione regionale di controllo della Campania. I carabinieri hanno registrato molte telefonate fra Di Nardo e Sancetta, il quale mostra di muoversi bene nel mondo dell’imprenditoria e degli appalti. La mattina del 7 aprile 2009, a poche ore dal terremoto dell’Aquila, parla con Rocco Lamino (amico e socio di Di Nardo) e i carabinieri riassumono: "È pronto ad attivare i suoi contatti per far ottenere delle commesse in Abruzzo alle imprese riferibili a Di Nardo e Lamino", e Lamino assicura: "Presidè, noi siamo pronti a partire anche domani mattina". Subito dopo il giudice Sancetta parla con Di Nardo.

Sancetta: "Ma lì a L’Aquila chi è il provveditore?".

Di Nardo: "È questo di Roma... Lui c’ha competenza con l’Abruzzo".

Sancetta: "Aah, buono allora... non, non per altro... per vedere se si può attivare qualcosa, no?".

Di Nardo: "...Le disgrazie... certo che è così".

Sancetta: "No, dico, lì bisogna muoversi".

Nel pomeriggio Sancetta richiama e, parlando ancora dei lavori post-terremoto dice: "Per quelle opere lì... se dobbiamo attivarci è bene che si faccia subito...". Dalle telefonate si capisce che a settembre 2008 Sancetta ha chiesto l’intervento di Di Nardo, attraverso il coordinatore del Pdl Denis Verdini, per farsi nominare capo di gabinetto dal presidente del Senato Renato Schifani. Tra Di Nardo e Verdini s’intuisce una certa familiarità. Il 3 settembre 2008 l’imprenditore va a trovare il parlamentare. Dopo l’incontro Di Nardo parla con Luigi Cesaro, allora deputato del Pdl e oggi presidente della Provincia di Napoli; subito dopo chiama Francesco De Vito Piscicelli (sempre quello che rideva del terremoto) e, secondo la sintesi degli investigatori, "lo informa circa l’esito dell’incontro avuto con l’on. Verdini; il linguaggio è naturalmente allusivo, infatti Di Nardo evita di indicare in maniera diretta persone e cose, ma è chiaro che nel suo discorso fa riferimento all’on. Verdini, all’ingegner Balducci (il responsabile della stazione appaltante per i Grandi Eventi, arrestato una settimana fa) e ad appalti; Di Nardo racconta che l’on. Verdini gli ha fatto vedere i documenti che gli ha fatto pervenire l’ing. Balducci riferiti ai progetti degli appalti di loro interesse". L’incarico che voleva al Senato il giudice Sancetta non l’ha avuto, e forse anche per questo, il 3 luglio 2009, si lamenta con Rocco Lamino "colpevole di non mantenere gli impegni e di non essere riconoscente", annotano i carabinieri. E a proposito della controversia sulla "Soa" dice: "È venuto a casa mia e m’ha portato la questione della Soa... io ho chiamato il relatore in sua presenza, gli ho detto quello che doveva fare... quello ha fatto due pagine di ordinanza... è andata al Consiglio di Stato... ho parlato con questo... col relatore e gliel’hanno risolto... Dopodiché si è messo a fare storie, a chiacchierare, a raccontare frottole... ma i fatti io non li vedo...". Solo promesse, accusa Sancetta: "Sa che mi ha detto? "Ah, adesso a settembre scadono dei componenti dell’Autorità... lei può andare lì... ho parlato col professor Tesauro", come per farmi vedere che lui si interessa... Ma in questo modo mi prendi in giro?".

Giovanni Bianconi

17 febbraio 2010

 

 

 

 

I fatti e la polvere

I fatti e la polvere

Sono ventimila pagine di intercettazioni quelle che il giudice di Firenze Rosario Lupo ha allegato all’ordinanza emessa mercoledì 10 febbraio. "Una storia di ordinaria corruzione", l’ha definita il magistrato. Ma in questa inchiesta di ordinario non sembra esserci proprio nulla. Arrestati tre responsabili di pubblici lavori e un imprenditore. Mazzette, appalti pilotati, donnine e feste in cambio di favori. Indagate decine di persone, tra le quali il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. E poi politici, come il coordinatore del Popolo della Libertà Denis Verdini, funzionari, progettisti, costruttori. Spezzoni di conversazioni, un fiume di parole che come una calamità naturale sembra sommergere tutti.

Tutti, i colpevoli e gli innocenti che alla Protezione civile hanno lavorato con serietà e dedizione. La verità è che non è ancora chiaro il quadro delle accuse rivolte allo stesso Bertolaso, non è chiara la natura dei massaggi che avrebbe ricevuto in un circolo sportivo, non è chiaro se in cambio di queste presunte prestazioni di favore abbia derogato dai suoi doveri istituzionali. Sono punti su cui la necessità di fare luce è urgente. Da giovedì 11 febbraio il Corriere della Sera sta pubblicando queste intercettazioni, che una volta messe agli atti sono da considerarsi di pubblico dominio. E un giornale ha il dovere di render noto quello che gli investigatori hanno raccolto e che il giudice con i suoi atti ha avvalorato.

Dalle intercettazioni vengono fuori personaggi da brivido, come quell’imprenditore che la notte del terremoto rideva pensando a come avrebbe lucrato sulla ricostruzione, ma anche personaggi di contorno ai quali non sembra essere imputato alcunché. E in un’indagine di questo tipo c’è il rischio che finiscano coinvolte persone la cui unica colpa è aver parlato al telefono con chi aveva il cellulare sotto controllo. Chiacchiere e fatti. Saranno le sentenze dei giudici, speriamo il più presto possibile, a stabilire quali chiacchiere nascondono fatti e quali fatti sono reati. Anche le chiacchiere, in ogni caso, servono per farsi l’idea di un pezzetto d’Italia che si vorrebbe migliore.

 

17 febbraio 2010

 

 

 

 

La corruzione e le sue radici

La corruzione e le sue radici

Si accontenti chi vuole di credere che "il problema è politico" e riguardi quindi la destra e la sinistra. Sì, questa volta a essere presi con le mani nel sacco sono stati esponenti del Pdl, ma in passato la stessa cosa è accaduta con esponenti del Pd: ma anche dando per scontato che le imputazioni a loro carico siano domani convalidate da una sentenza, davvero la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? Davvero in questo Paese la sfera della politica è malata e il resto della società è sano? Non è così, con ogni evidenza. Ognuno di noi sa bene che non è così, e non bisogna smettere di dirlo, anche se i soliti moralisti di professione grideranno scandalizzati che in questo modo si finirebbe per occultare "le precise responsabilità politiche". Ma figuriamoci: cosa volete mai che si occulti, con tutta la stampa ormai scatenata dietro Monica e Francesca, dietro Bertolaso, Balducci, e compagnia bella?

Proprio perché non ha alcuna natura propriamente politica ma affonda radici profondissime nel corpo sociale - cosicché nella politica essa si riversa soltanto, essendo uno degli ambiti dove più facile è la sua opera - la corruzione italiana sfugge a ogni facile terapia. Come si è visto quando, convinti per l’appunto del suo carattere politico, abbiamo creduto che almeno per ridurne la portata bastasse mutare il sistema elettorale, o fare le privatizzazioni, o cambiare la legge sugli appalti, o finanziare i partiti in altro modo dal finanziamento diretto; o che l’esempio di "Mani pulite", di cui proprio oggi è paradossalmente il 18mo anniversario, potesse segnare una svolta. Invece è stato tutto inutile. La corruzione italiana appare invincibile. Rinasce di continuo perché in realtà non muore mai, dal momento che a mantenerla viva ci pensa l’enorme serbatoio del Paese. La verità, infatti, è che è l’Italia la causa della corruzione italiana: lo si può dire senza rischiare l’accusa di lesa maestà? Chi si ostina a credere che "il problema è politico", che tutto si riduca a destra e sinistra, lo sa che le tangenti continuano a girare vorticosamente anche nel privato: che dappertutto qui da noi, quando ci sono soldi in ballo, non si dà e non si fa niente per niente?

Lo sa che i concorsi più vari (non solo le gare d’appalto!) sono sempre, in misura maggiore o minore, manipolati? Riservati agli amici e ai protetti quando non direttamente truccati in un modo o nell’altro dai concorrenti con la complicità delle commissioni, e il tutto naturalmente in barba a ogni credo politico? E che colore politico pensa che abbia l’evasione fiscale dilagante? O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)? E a quale schieramento politico addebitare, mi chiedo, il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità? Sì lo so, tecnicamente forse non è corruzione. Ma so pure che in molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. Perché?

La risposta è nella nostra storia profonda, nei suoi tratti negativi che i grandi ingegni italiani hanno sempre denunciato: poca legalità, assenza di Stato, molto individualismo anarchico, troppa famiglia, e via enumerando. Perciò l'Italia è apparsa tante volte un Paese bellissimo ma a suo modo terribile. E lo appare ancor di più oggi, dopo aver perso anche gli ultimi pezzi delle sue fedi e dei suoi usi antichi. Più terribile e incarognito che mai. Più corrotto. Spesso queste cose le capisce per prima l'arte, e in particolare il cinema, il nostro cinema, a cui tanto deve la conoscenza di ciò che è stata ed è l'Italia vera. Quell'Italia vera che riempie, ad esempio, le immagini dell'ultimo film di Pupi Avati, Il fratello più piccolo, in arrivo proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche. Un ritratto spietato di che cosa è diventato questo Paese: una società dove gli unici "buoni" sembra non possano che essere dei disadattati senz’arte né parte; dove, nell'ultima scena, dal volto pur devastato e ormai annichilito di un grandissimo De Sica, ladro e canaglia ridotto all'ozio forzato su un terrazzino di periferia, non cessa tuttavia di balenare il guizzo di un’inestinguibile mascalzonaggine. È di una lucida resa dei conti del genere che abbiamo bisogno; di guardare a fondo dentro di noi e dentro la nostra storia. Non di credere, o di fingere di credere, che cambiare governo serva a cambiare tutto e a diventare onesti.

Ernesto Galli della Loggia

17 febbraio 2010

 

 

 

 

2010-02-16

l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi

G8, restano in carcere gli arrestati

Lo ha deciso il gip di Firenze Rosario Lupo che ha respinto le richieste di revoca delle misure cautelari

l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi

G8, restano in carcere gli arrestati

Lo ha deciso il gip di Firenze Rosario Lupo che ha respinto le richieste di revoca delle misure cautelari

Roberto Borgogno, il legale di Angelo Balducci (Ansa)

Roberto Borgogno, il legale di Angelo Balducci (Ansa)

FIRENZE - Restano in carcere gli arrestati per l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha deciso il gip di Firenze Rosario Lupo, respingendo le richieste di revoca delle misure cautelari in carcere. La richiesta di revoca era stata presentata dalle difese di Angelo Balducci, Diego Anemone e Mauro Della Giovampaola (il quarto arrestato è Fabio De Santis). Intrattenendosi brevemente con i giornalisti il gip Lupo ha spiegato che "permangono tutte le esigenze di custodia cautelare. Resta valida l'ordinanza". In base a quanto si apprende nell'ordinanza che respinge le scarcerazioni il gip spiegherebbe che anche all'esito degli interrogatori non sarebbero stati apportati nuovi elementi tali da contrastare con quanto contenuto nella misura cautelare. Rimarrebbero inoltre, sempre secondo quanto emerso, le esigenze cautelari che avevano portato agli arresti, ovvero, a vario titolo, il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

BONAIUTI: "TROPPA POLVERE" - Sull'inchiesta di Firenze il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, intervenendo a "Uno Mattina" ha detto che "c'è molta polvere nell'aria, un polverone che nasconde tutto. Ogni giorno esce un nome. Ho visto troppe volte intercettazioni da una parte e dall'altra distese sui giornali che squadernavano nomi. Poi, alla sentenza, si è visto come tutte queste accuse si siano dissolte nell'aria". In merito alla protezione civile Spa, "Mi sembra - ha detto - che come al solito la sinistra voglia prendersi un merito che non le appartiene. Siamo stati noi per primi a ripensare l'articolo 16 del provvedimento già da domenica scorsa e tutto è stato rimesso nelle mani del Parlamento che deciderà il da farsi".

BERSANI: "DISTINGUERE LE COSE RILEVANTI" - Un altro commento sugli sviluppi dell'inchiesta è arrivato da Pier Luigi Bersani: "Cerchiamo di distinguere le cose rilevanti da quelle meno rilevanti e da quelle sulle quali la magistratura farà il proprio ruolo. Non deve diventare un pasticcio, in cui a un certo punto non si capisce più il filo logico".

16 febbraio 2010

 

 

 

pd: restano in vigore due commi, vogliamo vedere le carte

Bertolaso: stop a Protezione civile spa

Audizione alla commissione Ambiente della Camera: "Espunto l'articolo 16". Franceschini: stralcio non basta

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L'audizione di Bertolaso in commissione Ambiente alla Camera (Ansa)

L'audizione di Bertolaso in commissione Ambiente alla Camera (Ansa)

ROMA - L'articolo 16 del decreto legge che prevede la trasformazione in spa della Protezione Civile verrà "espunto". Lo conferma il capo della Protezione civile Guido Bertolaso durante la sua audizione alla commissione Ambiente della Camera.

LAVORI SOSPESI - L'opposizione però non è soddisfatta e chiede di sospendere i lavori, in attesa di vedere l'emendamento con le modifiche sull'articolo 16. "Bertolaso ha detto che la norma Protezione civile sarà tolta ma che rimangono due commi, ad esempio quello collegato all'utilizzo della flotta aerea - spiegano Ermete Realacci e Roberto Zaccaria -. Inoltre non è chiaro se ci sarà un emendamento del relatore o del governo. Quindi abbiamo chiesto di sospendere la seduta perché vogliamo vedere le carte".

PD: "CONFRONTO IN AULA" - Per Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd, "lo stralcio della spa è una vittoria dell'opposizione, ma non è sufficiente. Nel decreto permangono problemi di costituzionalità e di merito. Ho sentito gli altri gruppi dell'opposizione e siamo pronti a ridurre drasticamente il numero degli emendamenti, purché vengano portati al confronto e al voto in aula. Di fronte a questa proposta il maxiemendamento e la fiducia sarebbero semplicemente uno strumento per tenere insieme una maggioranza a pezzi". Il segretario Pier Luigi Bersani plaude invece alla decisione del governo: "Non possiamo allestire per la Protezione civile una soluzione di una società che è un colpo allo Stato e un colpo al mercato, insomma un pasticcio. Se il governo ritira quella norma fa solo il suo dovere e per noi questo è molto importante".

Redazione online

16 febbraio 2010

 

 

 

l'inchiesta sul g8 e protezione civile

Appalti, Denis Verdini indagato

E' accusato di concorso in corruzione

Dalle intercettazioni nel rapporto dei Ros emergono i nomi dei parlamentari del Pdl Denis Verdini e Altero Matteoli. Il coordinatore azzurro: "Sono totalmente estraneo ai fatti"

Denis Verdini

Denis Verdini

FIRENZE - Denis Verdini, coordinatore del Pdl, è indagato dalla procura di Firenze per il reato di concorso in corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti, imprenditori e Protezione Civile. Lo ha reso noto lo stesso Verdini, aggiungendo di aver dimostrato la sua "più totale estraneità all’accusa" durante l’interrogatorio in procura. In serata infatti, Verdini era stato sentito dai magistrati per un'ora e mezzo. Era andato accompagnato dal suo avvocato Marco Rocchi. Le telefonate dell’imprenditore toscano Riccardo Fusi della Baldassini-Tognozzi-Pontello, (indagato per corruzione e anche per associazione per delinquere aggravata dalla finalità mafiosa) con l’onorevole Denis Verdini, oltre a una chiamata al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli vengono riportate in un’informativa dei carabinieri del Ros di Firenze, che consta di oltre ventimila pagine, in parte pubblicate dal Corriere della Sera. L'inchiesta sugli appalti, imprenditori e Protezione Civile coinvolge così anche i politici. Il nome di Verdini compare in molte intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

UN'ORA E MEZZO IN PROCURA - L'onorevole del Pdl è stato in procura un'ora e mezza, poi è andato via in auto; la vettura è uscita dal passo carraio della procura, davanti alla quale erano in attesa i giornalisti. Il parlamentare era arrivato negli uffici di viale Lavagnini poco dopo le 18.30, uscendone alle 20.10. Verdini era uscito poi senza fermarsi con i giornalisti su una Toyota Yaris partita a velocità piuttosto spedita.

IL COMUNICATO DI VERDINI - In tarda serata Denis Verdini ha poi scritto un comunicato dicendo di essere indagato: "Dopo aver letto che il mio nome compariva per fatti marginali nell’inchiesta condotta dalla procura di Firenze in merito agli appalti per le opere emergenziali affidate alla gestione della Protezione civile - scrive l'onorevole Pdl - e dopo aver saputo dai giornali che il mio telefono era stato intercettato indirettamente, per una serie di colloqui con gli indagati, uno dei quali, Riccardo Fusi, è un mio carissimo amico da molti anni, ho chiesto al mio avvocato di verificare i fatti presso la magistratura. In questo modo ho appreso di essere stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione".

"SONO TOTALMENTE ESTRANEO ALLE ACCUSE" - "La vicenda che mi veniva contestata - ha aggiunto il coordinatore del Pdl - riguardava solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a Provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche. Ho quindi chiesto e ottenuto la disponibilità del procuratore della Repubblica di Firenze ad essere ascoltato quanto prima, cosa che è avvenuta nel pomeriggio di fronte ai pubblici ministeri Giuseppina Mione e Giulio Monferini, titolari dell’inchiesta, ai quali ho fornito serenamente e con la massima trasparenza le informazioni richieste, illustrando le motivazioni del mio intervento come unicamente riconducibili al tentativo di risolvere il problema del danno erariale conseguente all’appalto per la realizzazione della scuola Marescialli e carabinieri a Firenze. Ho quindi dimostrato - ha concluso Verdini - la mia più totale estraneità all’accusa". L’appalto venne vinto nel 2001 dalla Btp alla quale fu però poi tolto e dato, nel 2005, all’Astaldi, dopo che la Baldassini Tognozzi e Pontello aveva rilevato un indice di sismica nei progetti troppo basso. Nel maggio scorso Btp ha vinto il lodo arbitrale promosso e lo Stato ora le deve 34 milioni di euro. I lavori della scuola si sono bloccati e poi recentemente c’è stata l’interruzione del contratto con l’Astaldi.

IL PROCURATORE - Nelle stanze dei magistrati si era tenuto il più stretto riserbo per tutta la giornata. "Non intendo fare i nomi delle persone indagate, di nessuno". Così il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi aveva risposto ai giornalisti che gli chiedevano se ci fossero politici indagati per l’inchiesta sugli appalti per le grandi opere. Quattrocchi aveva poi precisato che "da questo ufficio non esce una virgole, un foglio di carta. Tutto quello che esce non esce da questa procura, ma dai destinatari degli atti che ne fanno un uso di cui io non discuto".

Riccardo Fusi

Riccardo Fusi

I LEGAMI CON FUSI - Secondo la procura, Riccardo Fusi cercava l'aiuto dell’onorevole Denis Verdini, già esponente di spicco di Forza Italia e ora coordinatore del Popolo della libertà. Le telefonate tra lui e Fusi sono decine. In un’occasione — riferiscono gli investigatori — il deputato si vanta con l’imprenditore fiorentino di aver contribuito a far nominare Provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, uno dei quattro finiti in carcere nei giorni scorsi. Il 3 marzo 2008, Fusi e Verdini parlano del "coinvolgimento in una comune operazione dell’imprenditore parmense Pizzarotti". Il 28 marzo discutono invece di un’operazione bancaria condotta sul Credito cooperativo fiorentino, di cui Verdini è presidente. Anche il direttore generale della banca, Italo Biagini, è indagato nell’inchiesta. La procura lo accusa di aver concesso finanziamenti alla Btp sulla base di documenti falsi. Riguardo al presidente della Btp, Riccardo Fusi, dalle carte dell’ordinanza emerge anche l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli che gli chiede "un riconoscimento economico" di 1,5 mln di euro per averlo accreditato nei confronti di Angelo Balducci e Fabio De Santis, affinchè la sua società venisse favorita negli appalti per le opere previste in vista del 150/o anniversario dell’Unità d’Italia. Il 24 aprile del 2008, parlando della composizione del nuovo governo Berlusconi, a Fusi che chiedeva se poteva stare tranquillo Verdini risponde di sì. Ancora, nell’estate 2008 Fusi sollecita a Verdini un incontro con Matteoli per discutere della scuola Marescialli di Firenze. Il 5 agosto Fusi parla direttamente con Matteoli: gli chiede se "ci si può vedere un minuto". La risposta di Matteoli è negativa perchè il ministro sta per andare in vacanza: "No, io me ne vado stanotte e torno il 27 a Roma"

Alessandra Bravi

15 febbraio 2010

 

 

DIETRO LE QUINTE

La furia del premier: "Nuova Tangentopoli? Spiegate che non è così"

Tante telefonate nella giornata amara ad Arcore Berlusconi ai suoi: solo piccole volpi nel pollaio

DIETRO LE QUINTE

La furia del premier: "Nuova Tangentopoli? Spiegate che non è così"

Tante telefonate nella giornata amara ad Arcore Berlusconi ai suoi: solo piccole volpi nel pollaio

Il premier Berlusconi

Il premier Berlusconi

ROMA - Il quadro della situazione, brutalmente, lo descrive un passaggio del "Mattinale" di ieri, il bollettino riservato di commento alla rassegna stampa preparato per il premier a palazzo Chigi: è in atto un’offensiva di "magistratura e centrosinistra", soprattutto sul caso Lombardia e gli arresti eccellenti degli ultimi mesi, per "dare l’impressione che c’è un sistema che funziona solo a suon di bustarelle". E le conseguenze di quello che sta succedendo, dallo scandalo Bertolaso al caso Verdini, dalle tangenti di Pennisi agli appalti sospetti, sono gravi: "Si rischia — segnalano i collaboratori del premier — che la situazione degeneri pesantemente, al punto da condizionare la campagna elettorale e il risultato del Pdl".

È dunque questa la vera emergenza che Silvio Berlusconi si trova ad affrontare: il rischio che sia alle porte una "nuova Tangentopoli", o che comunque si faccia strada ormai questa convinzione tra gli italiani. Il rischio che il malumore per una classe politica che, come dimostrano i sondaggi, viene percepita sempre più lontana, privilegiata, smodata negli atteggiamenti pubblici e privati, finisca per penalizzare governo e maggioranza. Il rischio infine che, si è sfogato il premier in una delle sue tante telefonate di ieri, "casi di corruzione spicciola, di piccole volpi colte a rubare nel pollaio" facciano perdere consensi anche "a me che non ho mai rubato una lira". Furioso, preoccupato, amareggiato, è di questa nuova "questione morale" che il premier da Arcore ha parlato ieri a lungo e a fondo con i suoi più fedeli collaboratori.

Perché, ameno di un mese e mezzo dalle Regionali, il terremoto provocato dalle inchieste incrociate o distinte che toccano i massimi gangli del potere del partito e del governo — dalla giunta milanese al vertice della Protezione civile, al coordinamento del partito nella persona di Denis Verdini— non può non preoccupare seriamente il premier. Che pure continua a pensare ad un attacco preordinato, ad una "giustizia ad orologeria", che difende ancora Bertolaso sul quale non gli sembra siano usciti fatti penalmente rilevanti, ma che sa benissimo come l’aria sia sempre più pesante, e sa altrettanto bene come tanti nel Pdl ormai si chiedano "fino a quando Bertolaso potrà resistere senza dimettersi". Come reagire? "Bisogna far capire che si tratta di singoli casi di corruzione, di singole persone che sbagliano, non di un sistema generalizzato come quello di Tangentopoli", è stato il refrain del Cavaliere, peraltro su questo punto in linea con Gianfranco Fini.

Una linea che verrà adottata da tutti e da lui stesso, che ieri ha voluto partecipare a una cena per la raccolta di fondi per il partito lombardo a villa Gernetto (e qui secondo alcuni partecipanti avrebbe difeso Guido Bertolaso: "È un galantuomo"), e che oggi presenterà le candidate presidenti delle Regioni. Ma nessuno sa se basterà a fermare la marea montante che — temono nel Pdl— potrebbe "non fermarsi qui". Si sussurra infatti di un allargamento dell’inchiesta di Firenze a vette inimmaginabili, si teme un coinvolgimento di altri personaggi di spicco nell’inchiesta milanese, il che potrebbe addirittura mettere in dubbio — dicono gli amici più stretti del Cavaliere— la vittoria nella blindatissima Lombardia.

Per questo tutti chiedono a Berlusconi di prendere in mano la situazione: mettendo in riga i vertici del partito milanese, non limitandosi ad attaccare la magistratura che perseguita il centrodestra perché stavolta ci sono le intercettazioni che parlano da sole, ci sono le foto che provano. E soprattutto, bisogna subito dare corpo all’operazione "liste pulite", come ha promesso la Moratti e come è ormai necessario fare in tutte le Regioni. Perché il problema non sono più le veline che sbucano in questa o quella lista, ma gli eventuali scheletri nell’armadio di chi magari, anche inquisito, vorrebbe ricandidarsi o che è a rischio di coinvolgimento in attuali o nuove inchieste. Insomma, vietato far finta di niente: e non a caso è da Bondi e La Russa, gli altri due coordinatori del Pdl, che ieri sono arrivate parole inequivocabili sulla necessità di avere una classe politica "competente e onesta".

Paola Di Caro

16 febbraio 2010

 

 

Gli affari d’oro e le telefonate

con l’ufficio del "grande capo"

"Balducci gestiva il potere, ripartendo l’interesse tra più imprenditori"

l'INCHIESTA

Gli affari d’oro e le telefonate

con l’ufficio del "grande capo"

"Balducci gestiva il potere, ripartendo l’interesse tra più imprenditori"

ROMA — A volte, nelle telefonate, lo chiamavano "il grande capo". È Angelo Balducci, già direttore del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del Turismo, poi provveditore ai Lavori pubblici e soprattutto — per quel che riguarda l’inchiesta che l’ha portato in carcere — responsabile della stazione appaltante per l’attribuzione dei lavori per i Grandi Eventi, nell’ambito della Protezione civile diretta da Guido Bertolaso. Secondo i magistrati di Firenze è uno dei vertici del triangolo intorno al quale s’è costruita la corruzione per la distribuzione di quel denaro. Molto denaro. 330 milioni, a dicembre 2007, per 11 opere destinate alle celebrazioni dei centocinquant’anni dall’unità d’Italia; altri 465, due mesi dopo, per 17 lavori relativi allo stesso progetto. In un passaggio della richiesta d’arresto nei suoi confronti, i pubblici ministeri Turco, Monferini e Mione dipingono in un inciso "la capacità di Balducci di gestire il proprio potere, ripartendo le proprie attenzioni tra più imprenditori di suo interesse e componendo eventuali situazioni di contrasto derivanti dal mancato soddisfacimento di aspettative concernenti l’aggiudicazione degli appalti, così evitando possibili denunzie da parte di imprenditori scontenti". Come accadde nel 2008, quando uno dei nomi che ricorrono spesso nell’indagine svolta dai carabinieri del Ros — Valerio Carducci, responsabile della Giafi Costruzioni — rimase fuori dalla realizzazione del nuovo Teatro della musica a Firenze. Un affare da 80 milioni sfumato per presunte "illecite pressioni politiche" in favore del suo rivale. L’imprenditore deluso preparò un ricorso al Tar, ma Balducci lo convinse a "non coltivarlo in modo efficace". In cambio di altri lavori per il G8 alla Maddalena.

L’8 luglio 2008 i due parlano al telefono e si danno appuntamento per l’indomani. Tre giorni più tardi i giochi sembrano ormai fatti e i carabinieri riferiscono che l’ingegner Fabio De Santis (numero due della struttura di Balducci, arrestato anche lui) fa capire a Carducci "che tutto procede come stabilito". Due ore dopo, un’altra telefonata.

Carducci: "Ingegnere buonasera".

De Santis: "Ah! Rallegramenti!".

Carducci: "Grazie ingegnere... quando posso passare dal suo ufficio?".

De Santis: "Io sto tornando... anche fra mezz’ora ".

Il giorno successivo ancora una conversazione. Alla Giafi costruzioni di Carducci era stata assegnata la riconversione dell’ospedale militare in albergo, appalto da 73 milioni.

Carducci: "Siamo già operativi noi", (i due ridono).

De Santis: "Non ci posso credere.... sei sempre il primo...".

Carducci: "Eh ... (ride)... diglielo... glielo hai detto al capo, e ringrazialo, io non voglio chiamare ".

L’altro imprenditore coinvolto in questa vicenda e finito in cella, Diego Anemone, nello stessa tornata aveva ottenuto la costruzione del palazzo della conferenza, per 58 milioni. Ma i guadagni del giovane costruttore che s’incontrava spesso con Bertolaso e si preoccupava della tranquillità dei suoi massaggi al Salaria Sport Village, non dovevano limitarsi a quell’opera. A lui erano stati assicurati anche gli arredi del lussuoso hotel assegnato a Carducci, come gli ricorda Balducci in una telefonata del 27 agosto 2008.

Balducci: "Era stata data l’indicazione di prendere contatti con voi per quanto riguarda la parte arredo per l’albergo...".

Anemone: "Non m’ha detto niente... ma è una cosa che debbo fare o no?... eventualmente...".

Balducci: "Come no! Eccome!".

Tre giorni dopo è lo stesso Carducci che chiede all’architetto Marco Casamonti, progettista dalla Giafi, di fissare un appuntamento con i fratelli Anemone: "Perché poi il grande capo mi ha detto di collaborare con loro", spiega. Sempre Casamonti, un paio di settimane più tardi, parla con i rappresentanti della catena spagnola NH hotel. Bisogna indire una gara per la gestione dell’albergo, e Casamonti spiega al primo interlocutore: "Oggi mi sono incontrato con Angelo Balducci... L’idea sarebbe d’impostare questa gara... però la gara la vorremmo impostare con voi. (...) Non dico avere qualche bando tipo... ma avere un’idea di strategia su come impostare la gara".

L’indomani, con un altro rappresentante della NH, aggiunge: "Se lei potesse aiutare la dottoressa Forleo (responsabile dei procedimenti di gare, ndr)... anche a dare tutte le indicazioni qualitative necessarie per costruire i documenti di gara... alla quale poi voi dovreste partecipare... quindi, insomma... una buona opportunità... ". Anche Diego Anemone, secondo il rapporto dei carabinieri, si muoveva con una certa disinvoltura negli uffici del Dipartimento guidato da Balducci e De Santis. Nell’agosto 2008, scrivono gli investigatori, chiama un funzionario "e gli chiede di "rallentare un pochino" l’iter di approvazione del mandato di pagamento a un’impresa impegnata nei lavori di ristrutturazione dell’ospedale alla Maddalena per agevolare il pagamento di un mandato per un’altra impresa non meglio specificata".

A proposito di Anemone, tra i motivi per i quali ne hanno chiesto e ottenuto l’arresto i pubblici ministeri citano una telefonata tra lui e il padre "il cui tenore rende evidente che i due intendono proseguire impunemente i lavori edilizi nel cantiere del Salaria Sport Village, nonostante il sequestro dello stesso disposto dall’autorità giudiziaria ". E proprio su quel sequestro, in una telefonata col commercialista Stefano Gazzani, Anemone si lascia andare a un commento che, chiosano gli inquirenti, "risulta paradossale rispetto alla gravità dei fatti accertati a carico degli indagati ".

Gazzani: "Come stai?"

Anemone: "Di merda, Stè... (...) il diritto in Italia non esiste".

Giovanni Bianconi

16 febbraio 2010

 

 

 

 

I favori e gli appalti

La rete degli amici dall’Enac alla Rai

Al figlio di Balducci una fiction in tv con la Falchi Intercettata una telefonata con Paolo Berlusconi

i documenti

I favori e gli appalti

La rete degli amici dall’Enac alla Rai

Al figlio di Balducci una fiction in tv con la Falchi Intercettata una telefonata con Paolo Berlusconi

Anna Falchi (LaPresse)

Anna Falchi (LaPresse)

ROMA — Aveva tentacoli ovunque la "combriccola ". Dalla Rai all’autorità di vigilanza sugli appalti, passando per i ministeri, funzionari e imprenditori potevano contare su una rete di persone alle quali chiedere favori e appoggi. Molto attivo nel sostenere le aziende napoletane che vogliono prendere i lavori si rivela l’onorevole Luigi Cesaro, attuale presidente della Provincia di Napoli. Ma per far valere le proprie ragioni costruttori e professionisti non esitano a rivolgersi a Paolo Berlusconi, il fratello del presidente del Consiglio.

"Lavorano per il Vaticano" Quando si tratta di difendere i propri interessi, i funzionari non mostrano remore. Il 30 luglio 2008 Fabio De Santis, delegato alla gestione Grandi Eventi, "sollecita il collega Raniero Fabrizi di attivarsi per bloccare una norma, in fase di approvazione, che restringe la possibilità per i pubblici dipendenti di avere emolumenti per collaudi e arbitrati su opere pubbliche. Gli spiega di aver già interessato l’architetto Giovanni Facchini affinché riporti le loro lagnanze a Paolo Berlusconi e aggiunge che ha intenzione di attivare anche due parlamentari con cui è in rapporti, il senatore Guido Viceconte e l’onorevole Mario Pepe". Facchini è uno dei professionisti che lavorano a La Maddalena in vista del G8. Il primo agosto "l’architetto Marco Casamonti riporta al collega Stefano Boeri i contenuti di un colloquio con il funzionario Mauro Della Giovampaola. E riferisce: "Mi ha detto guarda Marco tu sei venuto qui portato dall’impresa... noi abbiamo questo albergo fatto da questi Facchini che sono dei cani... però non li possiamo mandare via perché son quelli di Berlusconi. Uno lavora per Berlusconi, uno per il Vaticano. L’unico problema è che se noi diamo retta a questi noi qui non finiamo e siccome poi il culo ce lo rimette Bertolaso e Balducci abbiamo chiesto a Giafi di intervenire... quindi voi fate i progetti ma state sotto tono".

Il 3 settembre è Paolo Berlusconi a contattare Angelo Balducci.

Paolo Berlusconi: "Paolo Berlusconi, ciao...".

Balducci: "Ehi! ciao Paolo, come stai?".

Paolo Berlusconi: "Ti sento occupato, vuoi che ti richiamo più tardi?".

Balducci: "No, ma che scherzi? ci mancherebbe... ".

Paolo Berlusconi: "Senti, io sono a Roma... domani riusciamo a vederci cinque minuti?".

Balducci: "Guarda... io domani mattina vado a Napoli e c’è il presidente... però torno nel pomeriggio... anzi, tra l’altro torno insieme a lui... tu ti fermi anche domani, oppure...".

Paolo Berlusconi: "Io parto la sera ho l’aereo alle otto...".

Balducci: "Ah, guarda Paolo, facciamo così... io, se non ti dispiace, domani quando so esattamente l'ora del rientro, quindi... io lo saprò intorno a mezzogiorno... ti chiamo... e poi ti raggiungo da qualche parte...".

Paolo Berlusconi: "Ok? grazie!".

Gli appalti dell’Enac

La lettura delle intercettazioni conferma l’aiuto di Denis Verdini al suo amico Riccardo Fusi. Il 16 settembre 2009 lo chiama "e gli passa al telefono Vito Riggio, l’attuale presidente dell’Enac".

Riggio: "Vediamoci... io dunque... se per caso siete a tiro magari nel pomeriggio che la mattina c’ho un po’ di casino".

Fusi: "Va bene, a che ora?".

Riggio: "Diciamo dopo le 5... ci possiamo vedere anche in centro, 5 e mezza al Caffè Farnese".

Fusi: "D’accordo".

Annotano gli investigatori: "Dopo circa 20 minuti l’onorevole Verdini richiama Fusi per dirgli che con Riggio ha parlato molto chiaro, facendo riferimento alle sue sollecitazioni per far ottenere al Fusi qualche appalto".

Fusi: "C’è possibilità?".

Verdini: "Non di quelle lì perché... insomma... quelle due cose sono state fatte... però c’è tante altre... non quelle cose...".

Fusi: "Va bene...".

Verdini: "Però mi ha detto che si mette a disposizione... ti spiega... per grandi progetti per il futuro... per cui...".

Fusi: "Domani alle 17.30...".

Verdini: "Perfetto, ciao".

Nell’anticamera di Palazzo Chigi

Il 12 maggio 2009 lo stesso Fusi è a Roma. Parla al telefono con diversi interlocutori e si capisce che si sta occupando della costituzione di un consorzio di imprese a L’Aquila. Annotano gli investigatori: "Alle 17.17 chiama una sua amica, Eva Viti e, attivando una cella di via del Corso, le riferisce di essere a Palazzo Chigi in attesa di essere ricevuto dal sottosegretario Gianni Letta: "Ora sono a Roma... perché sono qui a Palazzo Chigi... sono da Letta qui... capito?... e quindi... sono in sala d’attesa... e niente... non so che ora farò qui quando esco". Alle 18.49 lo chiama il geometra Liborio Fracassi "per riportargli la viva soddisfazione degli amici aquilani facendo evidentemente riferimento all’esito dell’incontro a Palazzo Chigi che si è appena concluso: "Ho sentito gli altri amici, sono tutti contenti, soddisfatti".

L'attore Lorenzo Balducci (LaPresse)

L'attore Lorenzo Balducci (LaPresse)

La fiction con la Falchi

A metà settembre 2008 l’imprenditore Diego Anemone contatta Giancarlo Leone, alto funzionario della Rai, il quale "è in amicizia anche con Angelo Balducci". I tre devono vedersi a una cena e "l’argomento che Balducci intende affrontare con Leone riguarda l’inserimento del figlio Lorenzo nel cast della produzione Rai di cui ha già parlato Anemone. Infatti quest’ultimo lascia intendere che è al corrente che il regista ha effettuato dei provini sta per effettuare le sue scelte". Ci sono diversi incontri, anche perché Anemone si sta occupando della ristrutturazione della casa di Leone. E a novembre si ha la conferma che il giovane è stato preso, ma Anemone chiama Leone "e gli rappresenta il pericolo che Lorenzo Balducci, per il fatto che si è tagliato troppo i capelli, venga escluso dal cast della produzione della fiction Rai ove peraltro è stato inserito a seguito dell’appoggio fornito dallo stesso Leone".

Anemone: "Quel ragazzo lì no... c’ha avuto un problemino che c’ha una situazione in corso e s’è rasato... e domani c’è un ulteriore ... diciamo incontro ".

Leone: "... no, no ma la decisione è presa".

Anemone: "Eh ... non c’ha più capelli e non fa niente più... lui era disperato s’è messo a piangere ".

Dopo pochi minuti Giancarlo Leone riferisce a Anemone che "seppur con qualche difficoltà, è riuscito a far rientrare il problema... allora effettivamente la situazione è pesante... per fortuna ho un rapporto personale di grande stima reciproca Pare che sia successo questo .. che lui ha raccontato ... due filmetti per la Falchi... per la produzione della Falchi... cose che loro erano al corrente ... e gli hanno detto... mi raccomando non alterare la tua condizione perché noi cominciamo a metà novembre ... dice che si è presentato con capelli corti a taglio militare".

Fiorenza Sarzanini

16 febbraio 2010

 

 

 

 

finito nell'inchiesta di Firenze sugli appalti alla Maddalena, sarebbe in rapporti coi boss

Inchiesta G8, i Ros su un funzionario

del ministero: "Rapporti con i Casalesi"

Informativa dei carabinieri su Antonio Di Nardo, funzionario del ministero delle Infrastrutture

finito nell'inchiesta di Firenze sugli appalti alla Maddalena, sarebbe in rapporti coi boss

Inchiesta G8, i Ros su un funzionario

del ministero: "Rapporti con i Casalesi"

Informativa dei carabinieri su Antonio Di Nardo, funzionario del ministero delle Infrastrutture

MILANO - Antonio Di Nardo, il funzionario del ministero delle Infrastrutture finito nell'inchiesta della procura di Firenze sugli appalti del G8, sarebbe in rapporti con il clan dei Casalesi. Lo sostengono i carabinieri del Ros in un intero capitolo dell'informativa inviata alla procura dal titolo "Di Nardo Antonio - clan Casalesi". Il documento si basa su due note della direzione investigativa Antimafia di Napoli, una del 14 marzo 2003 e una dell'8 luglio 2003. Nella prima si sostiene che la società "Soa nazionale costruttori organismo di attestazione spa" con sede a Sondrio è "di fatto occultamente riconducibile a Di Nardo Antonio". Tra i soci della società figurano tra gli altri, il parlamentare del Pdl Paolo Russo e Giuseppe Mastrominico. Quest'ultimo, scrivono i carabinieri, è cugino di Pasquale Mastrominico che, a sua volta, è cognato di Rachele Iovine, sorella del boss dei casalesi Antonio Iovine detto "o Ninno".

Con la seconda nota, invece, la Direzione investigativa antimafia di Napoli documenta rapporti che sarebbero intercorsi tra Antonio Di Nardo e Carmine Diana, titolare della 'Impregica Costruzioni srl'. "Diana - è scritto nell'informativa - è ritenuto legato al noto Francesco Bidognetti, esponente di vertice del clan dei casalesi. In particolare è emerso che Diana era stato un acquirente fittizio di alcuni ettari di terreno che, in realtà, erano nella disponibilità di Bidognetti". Di Nardo è l'imprenditore che - scrive il gip di Firenze nell'ordinanza di arresto nei confronti di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Diego Anemone e Mauro della Giovampaola - "gestisce occultamente" il 'Consorzio Stabile Novus', che ha sede a Napoli e che è associato alla "Opere Pubbliche e Ambiente Spa" di Francesco Maria De Vito Piscicelli (l'imprenditore che rideva nel letto la notte del terremoto). Le due imprese si associano, è la tesi della procura di Firenze, per "partecipare alle gare d'appalto gestite dai funzionari di via della Ferratella" (dove operavano Balducci e gli altri, ndr). Ma Di Nardo, sempre secondo i magistrati fiorentini, è anche l'uomo che fa da intermediario proprio tra De Vito Piscicelli e un certo Rocco Lamino, per la restituzione di un prestito da usura di 100mila euro. Di Nardo, e Lamino, sono definiti in un'intercettazione dello stesso De Vito Piscicelli, "soggetti pericolosi". "Son quella gente che è meglio che ci stai lontano - diceva al telefono - ...se si sgarra è la fine...quello vanno trovando...". (Fonte Ansa)

15 febbraio 2010

 

 

 

Anche un fondo cassa per le escort

E la delusione per la "robetta da tangenziale"

Inchiesta g8

Anche un fondo cassa per le escort

E la delusione per la "robetta da tangenziale"

MILANO - Un "fondo cassa" riconducibile all'imprenditore Diego Anemone dal quale prelevare fino a 4mila euro per escort "in grado di saper fare conversazione...", anche se poi è capitato che i clienti - Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, dirigenti del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo - non rimanessero soddisfatti perchè finiti "co 'na robetta da tangenziale".

È quanto si legge in una delle informative del Ros allegate all'ordinanza sull'inchiesta per gli appalti. Secondo gli inquirenti, il 28 agosto 2008 De Santis durante la sua permanenza a Venezia per partecipare alla posa della prima pietra del Nuovo Palazzo del Cinema, avrebbe usufruito per tutta la notte di una squillo messagli a disposizione da Anemone, tramite il suo collaboratore Simone Rossetti.

Alle ore 21.50, De Santis chiama Rossetti che lo rassicura: "allora guarda io sto mangiando... dopo di che io ... lei te la faccio venire direttamente lì all'Excelsior. Tanto è una ragazza proprio tranquilla tranquilla..". De Santis chiede se la situazione è sistemata pure sul piano economico e Rossetti assicura che è "tutto a posto e che la ragazza sa già che deve restare con lui tutta la notte". Alle ore 22.16 Della Giovampaola invia a De Santis un goliardico sms "VOGLIO UN VOTO". La mattina successiva alle ore 09.32, De Santis lo informa: "...dal punto di vista generale ottimo ...".

In un'altra occasione Daniele Anemone, fratello di Diego, gli dice che Simone (Rossetti) ha bisogno di non meno di 4 mila euro per occuparsi della "confortevole permanenza" a Venezia di De Santis e Della Giovampaola. "Senti tu forse mi devi passare da Simone... gli servono un pò di soldi... gli servono 2 o 3 mila euro anche 4". Rossetti si mette al lavoro e invia un sms a un amico: "due zoccole per Venezia si rimediano". Daniele Anemone si raccomanda però che le ragazze non siano vestite in maniera appariscente ... "non è che devono andar vestite da sciattone ... eh! vestite normali". Dopo una serie di contatti telefonici la sera Rossetti chiama l'amico: "... chi è questa ...una zoccola ? ma zoccola o si sa presentare?". Ancora Rossetti: "okay calcola che a me me ne servono due ... io le faccio dormire al Gran Palace di Venezia costa 1.500 euro al giorno solo la stanza e poi in più si beccano 1.500 cadauno". Rossetti si rivolge anche alla ragazza che la sera del 28 agosto avrebbe passato la serata con De Santis: "mi servono due ragazze domani per il Gritti a Venezia gliela facciamo a rimediare due a questo giro?". Il costo, "tutto compreso, non meno di 5000 euro ...fra tutto". Il giorno successivo Rossetti riceve la telefonata del suo amico che avrebbe trovato due ragazze straniere, al prezzo di 4.000 euro: "... però io ho preso tempo... Una è una topa da paura... C'avrà 22-23 anni.. è una russa... occhi azzurri, capelli biondi. Una non è la Schiffer però è una che col cavolo... cioè hai capito ... poi parlano poco perchè comunque son russe non sono ... non sono tipe che sbroccano e fanno casino". (Fonte Ansa)

15 febbraio 2010

 

 

 

Da Castello fino alla Maddalena

Firenze indaga sugli appalti del G8

L'inchiesta della procura fiorentina scuote la Protezione Civile. Perquisizioni a Firenze: in manette De Santis, provveditore alle opere pubbliche in Toscana. Indagato Fusi della Btp. Auditorium e scuola Marescialli nel mirino

FIRENZE - Un terremoto che parte da Firenze, passa per Roma e approda in Sardegna, sull'isola della Maddalena, quella che doveva essere la sede del G8 dell'anno scorso, poi spostato a L'Aquila. Là, in mezzo all'isola, una serie di opere rimaste incompiute sulle quali la magistratura fiorentina ha cominciato a indagare. L'inchiesta, partita dall'indagine su Castello e da un'intercettazione di Marco Casamonti, l'architetto già indagato nella vicenda fiorentina, deflagra in mattinata con quattro arresti eseguiti dal Ros del capoluogo toscano e voluti dalla procura di Firenze (nel pool di magistrati che indaga, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi ci sono il pm Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini). L'inchiesta scuote la Protezione Civile ma anche la Toscana, il mondo dell'imprenditoria e delle grandi opere a Firenze e dintorni. Le accuse vanno dalla truffa alla corruzione.

ARRESTI E PERQUISIZIONI - La giornata comincia con le perquisizioni alla sede del Dipartimento della Protezione civile a Roma. Viene arrestato Angelo Balducci, "soggetto attuatore" delle opere per il G8 alla Maddalena. Balducci è stato nominato soggetto attuatore delle opere per il G8 alla Maddalena con ordinanza della Protezione civile del 2008; successivamente è stato sostituito nell’incarico. Gli altri tre arrestati sono Fabio De Santis, successore di Balducci come "soggetto attuatore" e ora provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Mauro Della Giovampaola che ha occupato incarichi di rilievo nella protezione civile; attualmente è braccio destro dell’architetta Elisabetta Fabbri, commissario straordinario per i Nuovi Uffizi e fa parte della struttura incaricata di portare a compimento le opere per i 150 anni dell’Unità d’Italia, fra cui l’auditorium della musica di Firenze e Diego Anemone, imprenditore romano, coinvolto nella realizzazione delle opere per il G8 e per i Mondiali di Nuoto a Roma dell'anno scorso. Sono una sessantina le perquisizioni svolte fra Firenze e Roma, una quarantina gli indagati. L’ipotesi del reato di corruzione contestata agli arrestati riguarderebbe dazioni o scambi di utilità in cambio di incarichi relativi ad opere per appalti di grandi eventi, fra cui il G8 alla Maddalena. Tra gli indagati anche il capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso che ha rimesso l'incarico dopo aver appreso di essere sotto inchiesta, ma il premier ha rifiutato le dimissioni.

La Maddalena

La Maddalena

OPERE NAZIONALI SOTTO INCHIESTA... - Le ipotesi di reato si riferiscono al periodo febbraio 2008-fine 2009. Sotto accusa gli interventi per il G8 alla Maddalena, la ristrutturazione degli impianti del Foro Italico per i mondiali di nuoto e il completamento dell’aeroporto internazionale dell’Umbria S. Egidio di Perugia in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Per la procura di Firenze l’inchiesta avrebbe rivelato una serie di corruzioni negli appalti, che sarebbero stati assegnati nel quadro di uno scambio di favori tra dirigenti dello Stato e imprenditori. Per dare la dimensione del livello di corruzione, gli investigatori si limitano a dire che è pari al livello degli indagati, anche se, da quanto emergerebbe dall’ordinanza del gip, il prezzo sarebbero mobili, cellulari, soggiorni in hotel, ristrutturazioni di immobili privati ed altri benefit.

... E QUELLE FIORENTINE - Nella città toscana, le opere nel mirino degli investigatori sarebbero l’auditorium per la musica e la scuola marescialli dei carabinieri. Parte del resto dell’inchiesta sarà poi trasmesso alla procura di Roma. Ma la scelta delle tempistica degli arresti, spiega la procura di Firenze, è stata dettata da "esigenze cautelari indifferibili". Una parte dei reati di corruzione ipotizzati dai pm fiorentini sarebbe stata compiuta fuori dal territorio di competenza della procura toscana che dovrebbe trasmettere gli atti a quella romana.

INDAGATO ANCHE FUSI DELLA BALDASSINI-TOGNOZZI-PONTELLO - Gli investigatori hanno visitato anche gli uffici dell’impresa di costruzioni Baldassini Tognozzi Pontello: un avviso di garanzia è stato notificato al presidente Riccardo Fusi, come ha detto lo stesso Fusi che afferma: "Non capiamo di cosa si stia parlando. Non abbiamo partecipato alle opere per il G8 alla Maddalena. Negli atti notificatimi si fa riferimento anche alla scuola marescialli dei carabinieri a Firenze, ma è noto a tutti che quell’appalto, che era nostro, ci venne tolto". Le perquisizioni hanno riguardato anche le sedi, a Prato e Roma, della ditta di costruzioni Giafi dell’imprenditore Valerio Carducci, che ha partecipato ai lavori alla Maddalena, per la ristrutturazione dell’ex ospedale militare da destinare ad albergo. Il progetto esecutivo era stato firmato dall’architetto Casamonti. Casamonti con la Giafi ha firmato anche il progetto architettonico per l’Auditorium della musica a Firenze - opera che rientra tra i progetti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d'Italia - gara poi non vinta.

La Maddalena

La Maddalena

DA CASTELLO ALLA MADDALENA - Tutto parte dall'indagine su Castello, relativa alla trasformazione urbanistica dell'area di Castello a Firenze, che ha coinvolto tra gli altri Salvatore Ligresti e due ex assessori della vecchia giunta comunale. In quell'inchiesta il costruttore di origine siciliana, presidente onorario di Fondiaria Sai, è indagato insieme con il suo braccio destro Fausto Rapisarda, con gli ex assessori comunali Graziano Cioni (sicurezza sociale) e Gianni Biagi (urbanistica), con due architetti progettisti. Per tutti l'ipotesi di reato formulata è concorso in corruzione. Ed è proprio uno dei due architetti indagati per la vicenda di Castello, il fiorentino Marco Casamonti, l'anello di congiunzione con Angelo Balducci, ex vice del capo della Protezione civile e attuale presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici. Casamonti, titolare dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel a cinque stelle che alla Maddalena avrebbe dovuto ospitare i capi di stato e di governo. È intercettando lui che spunta il nome di Balducci che viene così intercettato a sua volta. Casamonti questa mattina è stato perquisito: per lui l'accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La notizia era stata anticipata dall'Espresso qualche mese fa: si spiegava che l’indagine è condotta dai Ros dei carabinieri e che parte dal ruolo di Casamonti, chiamato all’ultimo momento per completare la progettazione dell’ex ospedale militare.

L'INTERCETTAZIONE - L’inchiesta sul G8, coordinata dalla procura di Firenze, ha preso avvio proprio da una telefonata di Marco Casamonti fatta ad agosto del 2008. L’architetto, fondatore dello studio Archea, era controllato dai Ros che stavano indagando sull’affare Ligresti. L'intercettazione, riportata a maggio dell'anno scorso dall'Espresso era questa. Parlava Casamonti: "Ci hanno chiamato per dare una mano per i progetti del G8 alla Maddalena - dice l'architetto nella telefonata registrata ad agosto del 2008 - Perché stanno facendo i lavori e sono nella cacca più nera. Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi che non sono in grado...". Casamonti poi andrà alla Maddalena all’improvviso, subito dopo la consegna dei lavori. E infatti il suo studio, Archea, ha firmato il progetto dell’ex ospedale trasformato in albergo. Così i Ros hanno cominciato a indagare da quella frase che li ha insospettiti.

Alessandra Bravi

10 febbraio 2010(ultima modifica: 11 febbraio 2010)

 

2010-02-15

fonti del quirinale: "atti di emergenza non competono al capo dello Stato"

Bertolaso si difende: "Basta fango"

Atti di emergenza, precisazione del Colle

"Io un servitore. Mai dal Quirinale obiezioni a leggi che consentono l'adozione di ordinanze sui Grandi eventi"

fonti del quirinale: "atti di emergenza non competono al capo dello Stato"

Bertolaso si difende: "Basta fango"

Atti di emergenza, precisazione del Colle

"Io un servitore. Mai dal Quirinale obiezioni a leggi che consentono l'adozione di ordinanze sui Grandi eventi"

Guido Bertolaso (Ansa)

Guido Bertolaso (Ansa)

MILANO - Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso si difende dalle accuse che scaturiscono dall'inchiesta di Firenze, in cui è indagato per corruzione, e risponde alle dieci domande postegli da Eugenio Scalfari in un editoriale su Repubblica. Una lunga lettera quella del direttore della Protezione Civile: Bertolaso torna a definirsi "servitore dello Stato" e conclude la missiva con un invito alla libera stampa a non "spandere fango" e ad aspettare le risultanze delle inchieste.

LE PRECISAZIONI DEL QUIRINALE - Nella lettera a Repubblica, Bertolaso spiega tra le altre cose che "il Quirinale non ha mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono le adozioni delle ordinanze relative ai Grandi eventi". Parole alle quali replicano in serata fonti stesse del Quirinale facendo osservare che non rientra in alcun modo tra le competenze del Presidente della Repubblica esprimersi su atti relativi a dichiarazioni di stato di emergenza o di attribuzione della qualifica di grande evento. Tali atti, relativi a dichiarazioni di stato di emergenza o di attribuzione della qualifica di grande evento, fanno osservare fonti del Quirinale, vengono, infatti, adottati con decreto del presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei Ministri, e non sono pertanto sottoposti al preventivo esame del Capo dello Stato. Così come rientra nella esclusiva competenza del Presidente del Consiglio dei ministri l'adozione delle ordinanze di protezione civile. Le fonti del Quirinale, ricordano altresì che il presidente della Repubblica, in occasione del discorso alle Alte Magistrature dello scorso 21 dicembre, affrontando la questione del modo di legiferare ha avuto modo di rilevare il rischio del prodursi di effetti negativi sul livello qualitativo dell'attività legislativa e sull'equilibrio del sistema delle fonti che derivano, oltre che dal frequente e ampio ricorso alla decretazione d'urgenza nonchè dalla notevole estensione in sede di conversione del contenuto di tali provvedimenti, anche dal crescente uso e dalla dilatazione delle ordinanze d'urgenza.

LA DIFESA - Bertolaso, al centro delle polemiche perché indagato per l’inchiesta fiorentina sulla corruzione per le grandi opere che ha portato a 4 arresti, scrive: "Rispetto l’opinione pubblica, al punto di essermi fatto un punto d’onore nel meritare la fiducia dei cittadini, ma non credo le si renda servizio spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data per certa quando nessun giudice si è pronunciato. Questo sì, in violazione dei principi costituzionali. La libera stampa, se sviscera gli elementi di prova addotti dai giudici per una loro decisione, può rendere un servizio ai cittadini e al Paese. Quando spande fango, meno". Bertolaso risponde anche alle numerose domande del fondatore di Repubblica sulla trasformazione della Protezione Civile in SpA (legge attualmente in discussione ma sostanzialmente bloccata dalle polemiche seguite all’inchiesta). Per il direttore della Protezione Civile il senso della legge non è affatto questo. "Il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni, la quale viceversa, con personale capace e preparato, continuerà nella sua missione. La Spa è uno strumento tecnico in più, che, con l’esperienza acquisita nelle emergenze, non ultima quella aquilana, rimette nella mani del "pubblico" competenze da "general contractor" che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni, rendendola nuovamente in grado di seguire giorno per giorno i lavori di cui lo Stato è committente e sottraendosi al ricatto del mercato".

SERVITORE DELLO STATO - Se il suo operato ha aumentato il consenso del governo Berlusconi, dice in sostanza Bertolaso, non è colpa sua: avrebbe fatto altrettanto con il governo Prodi. E non è colpa sua se Berlusconi è "l’unico collante" del centrosinistra. "Ripeto di essere un servitore dello Stato" scrive il capo della Protezione civile. "Il che non vuol dire che non sia al servizio del Governo.... Se la Sua vera domanda è: "si è reso conto che il suo operare ha creato situazioni che possono aver contribuito al consenso nel Paese dell’attuale Presidente del Consiglio?" rispondo di essermene accorto". Ma, aggiunge Bertolaso "ho già detto che alcuni degli interventi che ho realizzato... sarei stato lieto di concluderli con il Presidente Prodi cosa che fu impedita dalle risse del governo di centrosinistra. Spiacente, ma non è un mio problema considerare che per "Stato" si deve intendere l’Italia senza Berlusconi" afferma ancora Bertolaso, per il quale "è un problema del centro sinistra italiano, non dello Stato, non riuscire a fare a meno di questo Presidente", perché "unico collante buono a tenere insieme forze politiche che, quando non trovano accordo su questo comune bersaglio, danno regolarmente vita alla fiera del fuoco amico". Quanto all’incompatibilità "assoluta" di cui scriveva Scalfari fra la carica di sottosegretario di Stato e quella di direttore del Dipartimento della Protezione civile, Bertolaso replica "Mi sono battuto sempre perché la competenza della Protezione Civile fosse propria del Presidente del Consiglio" per evitare che nei momenti di crisi un ministro si trovasse a coordinare altri ministri.

SCAJOLA - Intanto il governo e i ministri continuano a difendere Bertolaso. Il capo della Protezione civile "merita la riconoscenza di tutto il Paese per l'abnegazione con cui ha affrontato importanti emergenze, dai rifiuti di Napoli al terremoto d'Abruzzo. Mi auguro che resti al suo posto" spiega il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola in un'intervista a il Secolo XIX. Quanto ai rumors su possibili sue dimissioni dall'incarico dopo le regionali Scajola risponde: "non seguo i rumor e non frequento i corridoi. Sono certo che Bertolaso potrà dimostrare la correttezza del suo operato e continuare a lavorare per l'Italia".

Redazione online

15 febbraio 2010

 

 

 

 

 

martedì bertolaso sarà alla camera per illustrare il provvedimento

Fini: niente Protezione civile Spa

Il governo stralcia l'articolo contestato

Anche Bossi in linea con le dichiarazioni di Gianni Letta: "Serve cautela, in politica i controlli ci devono essere"

martedì bertolaso sarà alla camera per illustrare il provvedimento

Fini: niente Protezione civile Spa

Il governo stralcia l'articolo contestato

Anche Bossi in linea con le dichiarazioni di Gianni Letta: "Serve cautela, in politica i controlli ci devono essere"

MILANO - La maggioranza e il governo si preparano a stralciare "l'articolo contestato, cioè l'art. 16, quindi il decreto viene completamente depotenziato". Così Gianfranco Fini si esprime sul contestato dl sulla Protezione civile Spa, parlando a un convegno alla Luiss di Roma.

BERTOLASO - Martedì sarà lo stesso Guido Bertolaso a illustrare in commissione Ambiente alla Camera il provvedimento che comincia il suo iter a Montecitorio. Il capo della Protezione civile ha avuto un colloquio telefonico con il sottosegretario Gianni Letta, che avrebbe confermato lo stralcio dell'articolo 16, il maxiemendamento e la fiducia in aula. La commissione Ambiente della Camera si riunirà alle 10.30 per la discussione generale e alle 12 scadrà il termine per gli emendamenti che saranno votati in giornata.

Umberto Bossi (Eidon)

Umberto Bossi (Eidon)

LEGA - Anche la Lega appoggia il nuovo corso del governo che ha fatto capire per bocca di Letta, che il decreto sulla Protezione civile sarà modificato e che quest'ultima non diventerà una Spa. "Abbiamo una bella Protezione civile con migliaia di persone. Non deve diventare una Spa, non deve sparire" ha detto il ministro delle Riforme e leader della Lega Umberto Bossi a margine dell'inaugurazione di un centro di ricerca al San Matteo di Pavia. Sulla scelta di trasformare la Protezione civile in Spa, Bossi ha ribadito: "Ci andrei molto cauto a fare certe scelte. Tremonti già tempo fa aveva avvisato di non andare in quella direzione e aveva ragione perché in quel modo non hai nessun controllo e poi nascono i pasticci. In politica i controlli ci devono essere".

FRANCESCHINI - Il Pd rivendica lo stralcio della norma sulla Protezione civile Spa dal decreto emergenze. "È un passo indietro del governo e una vittoria dell'opposizione" afferma Dario Franceschini. Ora il Pd attende di vedere il testo del maxiemendamento, ma prosegue nelle sua critiche a tre punti del provvedimento: "Ci sono altre cose che vanno modificate - spiega Franceschini -: l'idea di omologare terremoti e alluvioni ai grandi eventi, la competenza della Protezione civile sull'emergenza nelle carceri, la norma sulla impossibilità di avviare un procedimento giudiziario verso la struttura commissariale". Quanto all'ipotesi che il governo ponga la fiducia, Franceschini non anticipa i tempi: "Aspettiamo le dichiarazioni ufficiali".

BONELLI - Per Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, "lo stralcio della Protezione civile Spa è una bella notizia per il Paese e la democrazia. C'è da constatare però che se non vi fosse stata l'inchiesta dell'autorità giudiziaria non si sarebbe giunti a questo esito. Ora è giunto il momento di avviare una commissione d'inchiesta parlamentare per verificare se il sistema di collusioni che sta emergendo sia riconducibile anche ad altri eventi del passato".

Redazione online

15 febbraio 2010

 

 

 

 

Inchiesta G8, indagato Benvenuti

Contatti politica-imprese. Il suo ruolo emerge dagli atti dell'inchiesta dove viene definito collaboratore di Verdini

le indagini

Inchiesta G8, indagato Benvenuti

Contatti politica-imprese. Il suo ruolo emerge dagli atti dell'inchiesta dove viene definito collaboratore di Verdini

Tra gli indagati dell'inchiesta fiorentina sugli appalti per i grandi eventi figura anche Leonardo Benvenuti. È quanto si apprende dagli atti allegati all'ordinanza di custodia cautelare, dove lo stesso viene definito un "collaboratore" del coordinatore del Pdl Denis Verdini anche se Benvenuti, in un telefonata, intercettata il 9 marzo 2009, spiega al suo interlocutore: "...come tu sai sono molto legato a Rocco Girlanda...che è un amico fraterno, che è deputato di Fi dell'Umbria...". Parlando del suo lavoro con un altro amico, sempre al telefono Benvenuti riferisce di lavorare per un cementificio, che gli investigatori identificano nella Barbetti spa (e in una delle società della Barbetti, Girlanda è stato componente del cda riportano gli investigatori), di aver ottenuto un incarico presso il ministero delle Infrastrutture e di essere anche impegnato in politica. Agli inquirenti interessa approfondire gli accertamenti su Benvenuti perché risulta in contatto con gli imprenditori indagati Riccardo Fusi e Diego Anemone nonchè con Angelo Balducci e Fabio De Santis. Gli investigatori rilevano ad esempio che Benvenuti, insieme a Fusi e a Verdini, si sta "occupando di far promuovere l'ingegner De Santis come provveditore alle opere pubbliche della Toscana; è da ritenere che questa nomina costituisce la contropartita per l'apporto che De Santis deve fornire quale componente della commissione appena costituita per la trattazione della vicenda del cantiere della scuola marescialli" di Firenze, appalto che interessa a Fusi. Da altre intercettazioni gli investigatori ricavano invece che Benvenuti, così come Anemone, "si è fatto mettere in contatto da De Santis con l'imprenditore Lungarini, al fine di fare pressioni su questi per effettuare la fornitura di calcestruzzo presso la Barbetti spa". La Lungarini, è annotato negli atti, fa parte della consortile Sant'Egidio (nella quale sono presenti anche Igit e Redim, di cui è amministratore unico Vanessa Pascucci, moglie di Anemone), il cui oggetto sociale è la progettazione e l'esecuzione del completamento dell'aeroporto di Perugia. Dagli atti, emerge anche direttamente il nome di Girlanda: viene ad esempio intercettato perché parla con Fusi, tema della conversazione la fornitura di calcestruzzo per i lavori che lo stesso Fusi sta per assumere nella Marche per conto del Quadrilatero. (Fonte Ansa)

 

15 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

Nelle intercettazioni anche Altero Matteoli, Mario Pepe, Guido Viceconte

L'inchiesta di Firenze: gli appalti,

gli imprenditori e i contatti con i politici

Le telefonate di Verdini (Pdl) e Fusi della Bpt

Nelle intercettazioni anche Altero Matteoli, Mario Pepe, Guido Viceconte

L'inchiesta di Firenze: gli appalti,

gli imprenditori e i contatti con i politici

Le telefonate di Verdini (Pdl) e Fusi della Bpt

ROMA — "Nel corso dell’attività d’indagine sono stati raccolti numerosi elementi riferiti all’operatività di una struttura facente capo a due alti funzionari del ministro delle Infrastrutture, Angelo Balducci e Fabio De Santis, finalizzata all’illecita ripartizione dei lavori appaltati nell’ambito dei Grandi eventi". Comincia così l’informativa del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, sezione Anticrimine di Firenze, che il 15 ottobre scorso riferiva ai magistrati il presunto intreccio di corruzione e altri legami tra gli uomini che circolavano intorno alla Protezione civile e un gruppo di imprenditori. I quali, a loro volta erano in collegamento con uomini politici utilizzati per facilitare affari, incontri e contatti.

Dalle intercettazioni racchiuse nel rapporto emergono i nomi dei parlamentari del Pdl Denis Verdini, Altero Matteoli, Mario Pepe e Guido Viceconte. Ascoltati mentre s’intrattengono al telefono con alcuni dei principali inquisiti dell’inchiesta, che a loro volta hanno rapporti privilegiati con chi gestisce gli appalti fuori controllo per la realizzazione dei Grandi eventi, a partire da Balducci e De Santis. "È stata documentata la corresponsione ai predetti funzionari di utilità di varia natura da parte di un cartello di imprenditori in cui sono inseriti, tra gli altri, Francesco De Vito Piscicelli e Diego Anemone", scrivono i carabinieri. Piscicelli è l’uomo sorpreso a dire che la notte del terremoto in Abruzzo rideva pensando a quanto ci si poteva guadagnare (anche se lui ha negato, chiedendo scusa); Anemone è l’imprenditore (ora in carcere) ascoltato e pedinato mentre parlava e s’incontrava con Guido Bertolaso.

"È stato documentato — si legge ancora nel rapporto del Ros—che prima Vincenzo De Nardo e successivamente Riccardo Fusi, rispettivamente amministratore delegato e presidente del Consiglio di amministrazione della Baldassini Tognozzi Pontello (Bpt) spa, tramite l’imprenditore De Vito Piscicelli, hanno allacciato rapporti con Balducci, De Santis e un’altra funzionaria ministeriale, entrando gradualmente a far parte di questo ristretto gruppo di imprenditori favorito nelle aggiudicazioni dall’ing. Balducci e dai suoi collaboratori"; quelli che, solo per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia avevano assegnato, già nel dicembre 2007, "undici opere da realizzarsi in varie città del territorio nazionale, per un importo complessivo di circa 339 milioni di euro".

Il trio De Vito Piscicelli-Di Nardo-Fusi, secondo il rapporto dei carabinieri, "ha avuto la preventiva assicurazione che alcuni lavori (del 150˚ anniversario e del G8 alla Maddalena, ndr) sarebbero stati aggiudicati in favore delle loro imprese unite in associazione temporanea". Ma non solo: "De Vito Piscicelli, avvalendosi dei suoi consolidati ottimi rapporti con Balducci e De Santis, ha richiesto a questi di intervenire presso il ministero delle Infrastrutture al fine di far assegnare alla Bpt spa di Riccardo Fusi il cantiere per la realizzazione della Scuola marescialli dei carabinieri di Firenze".

Per questa "mediazione" De Vito Piscicelli ha chiesto a Fusi un compenso di un milione e mezzo di euro giustificato con la sua antica e consolidata rete di conoscenze, riassunta così in una telefonata del febbraio 2008: "Io ti ho messo a disposizione, a te e ai tuoi uomini, il mio background di dieci anni di buttamento di sangue... Perché sono convinto che insieme possiamo fare delle cose... Io ne avrò benefici e tu altrettanto... Io mi sono giocato dieci anni di rotture di c... di investimenti di tutti i tipi, capisci?".

Fusi in quella conversazione diceva di capire, ma nel frattempo si rivolgeva anche ad altri amici. Uno sembra essere l’onorevole Denis Verdini, già esponente di spicco di Forza Italia e ora coordinatore del Popolo della libertà. Le telefonate tra lui e Fusi sono decine. In un’occasione — riferiscono gli investigatori — il deputato si vanta con l’imprenditore fiorentino di aver contribuito a far nominare Provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, uno dei quattro finiti in carcere nei giorni scorsi.

"Ti volevo dire—racconta a Fusi il 21 gennaio 2009 — quella cosa lì romana è andata a buon fine, ma è stata dura eh... diglielo ai nostri... Poi lui... devo dire... è stato molto corretto con me... il piacere me l’ha fatto... tra l’altro ho parlato con il suo capo il quale ha detto "Va bè, se è per Denis... allora si fa". È stata una cosa dura... comunque... una cosa tosta... falla pesà, insomma". Dieci mesi prima, il 3 marzo 2008, Fusi e Verdini parlavano del "coinvolgimento in una comune operazione dell’imprenditore parmense Pizzarotti".

Verdini: "Senti me... ma te con Pizzarotti come stai?".

Fusi: "Io lo conosco, ho un buon rapporto... però c’è stata quella storia degli ospedali della Toscana... Lui si sta facendo l’interporto di Santa Croce.... le ferrovie a Bologna... roba grossa insomma, capito (...). Io non so perché serve, ma insomma...".

Verdini: "Serve per quello che tu sai... perché sembrerebbe che lì ci fossero delle possibilità... ma da andare a stuzzicare... bisogna sapere che rapporto c’hai, insomma...".

Il 28 marzo 2008, invece, discutevano di un’operazione bancaria condotta sul Credito cooperativo fiorentino.

Fusi: "Ti volevo dire, ho parlato ora con Biagini, volevo...".

Verdini: "Sì, si è fatto tutto... un po’ di fatica... ma insomma si è fatto tutto". Un mese più tardi, il 24 aprile del 2008, parlando della composizione del nuovo governo Berlusconi, a Fusi che chiedeva se poteva stare tranquillo Verdini rispondeva: "Tu devi stare tranquillo, perché io ho preso una decisione... A me mi era toccato l’Ambiente (cioè il ministero, ndr)... Però esco fuori, perché se accetto mi tocca rinunciare a tutto, lasciare la banca, capito? Quindi non posso... (...) diventerò capo del partito, prenderò il posto di Bondi (ex coordinatore di Forza Italia, ndr), anche di quello nuovo... ".

Fusi: "Te l’hai capito? Che c’è tutto il mondo... ".

Verdini: "Non ti preoccupare, siamo messi bene...".

Nell’estate di quell’anno Fusi sollecita a Verdini (che in un’occasione chiede all’imprenditore l’elicottero: "Mi sa che mi serve", e quello risponde pronto: "È a tua disposizione, quando dove e perché") un incontro con Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, per discutere la vicenda della Scuola dei marescialli. Il 5 agosto l’imprenditore parla direttamente col ministro.

Fusi: "Come funzioni, sei già in vacanza? Ci si può vedere un minuto?".

Matteoli: "No, io me ne vado stanotte e torno il 27 a Roma".

Fusi: "Ah, il 27, ho capito, niente allora... So che ci dovrebbe essere stato un po’ di sviluppi per quanto riguarda la Scuola di Firenze... Dovrebbe arrivare al ministero una situazione abbastanza importante perché... l’Autorità di vigilanza ha riscontrato varie irregolarità...".

Matteoli: "Però io... fino al 27 non torno a Roma ".

Fusi: "Ho capito, va bene".

Matteoli: "Ok, buone vacanze". L’8 ottobre Fusi e Verdini parlano ancora della stessa cosa.

Fusi: "Poi ti volevo dire... con il ministro Matteoli... per quella storia della Scuola dei marescialli, che è nell’interesse dello Stato questa cosa, se si potesse anticipare... Se ci fosse verso che ci mettesse le mani lui...".

Verdini: "Con lui ho fissato che ci si sente a fine settimana... ora fammi fare... faccio lui e poi faccio quest’altro...".

Un capitolo dell’informativa dei carabinieri è intitolato "I rapporti dell’ing. Fabio De Santis e dell’ing. Angelo Balducci con l’imprenditore Guido Ballari, a sua volta in rapporti con il senatore Guido Viceconte e con l’onorevole Mario Pepe", nel quale si spiega: "Lo sviluppo investigativo consentirà di rilevare che l’on. Mario Pepe, a cui si aggiungerà anche il senatore Guido Viceconte, sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all’imprenditore Guido Ballari". Gli investigatori riferiscono che fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano (il primo amministratore unico e il secondo socio) nella Eurogruppo servizi.

In un’occasione, il 26 marzo 2008, i carabinieri ascoltano l’onorevole Pepe che parla con Fabio De Santis di un concorso interno al ministero a cui l’ingegnere ha partecipato. E gli dà brutte notizie: "Ho parlato con Costanza... lei era molto... turbata... perché dice che sei stato vittima di una faida interna al ministero... Ti hanno teso una trappola, però lei si batterà perché tu possa occupare la parte alta della classifica... (...) Noi, quello che dovremmo fare... è cercare di fare scorrere quella graduatoria... Vabbè, ma quello ce lo vediamo noi, non ti preoccupare... ".

L’intreccio di relazioni e telefonate porta i carabinieri a sostenere, in base a una conversazione del 9 giugno 2008, che "vi è qualche problema nei rapporti fra alcuni imprenditori e l’ing. Balducci; infatti Ballari riferisce a De Santis, alludendo a Balducci, che questi è stato brutalmente rimproverato da un soggetto di nome Guido, e probabilmente il riferimento è al parlamentare sen. Guido Viceconte". Diceva l’imprenditore Ballari a De Santis: "È storto perché l’ha cazziato brutalmente... (...) Bisogna trovare un sistema pe’ coprì tutto senza avere guai...". L’indomani De Santis chiamava l’onorevole Pepe e spiegava: "Allora io dovevo dire a Guido Ballari di dire a Guido Viceconte che l’appuntamento è momentaneamente sospeso perché il capo (Balducci, secondo gli investigatori, ndr) vuole fare il punto della situazione in ufficio".

Giovanni Bianconi

15 febbraio 2010

 

 

 

 

Le telefonate, Anemone: con Bertolaso guadagnati cinquecento punti

La sera con Monica al centro

benessere: "Poi l’accompagno io"

Le intercettazioni sul caso della brasiliana ingaggiata per l’incontro con il capo della Protezione civile

Le telefonate, Anemone: con Bertolaso guadagnati cinquecento punti

La sera con Monica al centro

benessere: "Poi l’accompagno io"

Le intercettazioni sul caso della brasiliana ingaggiata per l’incontro con il capo della Protezione civile

ROMA — Una serata speciale organizzata al centro benessere del Salaria Sport Village per Guido Bertolaso. E ad attenderlo c’è Monica, ragazza brasiliana ingaggiata per l’occasione. L’incontro finora negato dal capo della Protezione civile è ricostruito attraverso le intercettazioni telefoniche del 14 dicembre 2008. Le nuove carte dell’inchiesta fiorentina documentano l’intrattenimento che l’imprenditore Guido Anemone, 39 anni — beneficiato con svariati appalti inseriti nei Grandi eventi, tra i quali alcuni lotti del G8 a La Maddalena —, aveva organizzato grazie all’aiuto di Simone Rossetti che del centro relax è il gestore. È la "prestazione sessuale" che il giudice fiorentino contesta a Bertolaso, indagato per corruzione assieme alle quattro persone arrestate: lo stesso Anemone e i funzionari Angelo Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovanpaola. Nei giorni successivi Anemone contatta più volte il capo della Protezione civile. Parla anche con Balducci e al centro dei loro colloqui ci sono per la maggior parte i rapporti di affari.

Regina porta "la bionda"

Il pomeriggio del 14 dicembre Guido Bertolaso chiama il gestore del centro benessere Simone Rossetti e gli chiede un appuntamento per la serata. Rossetti avverte l’imprenditore Diego Anemone. Poi, alle 18.22, "una donna di nome Regina dal forte accento brasiliano, successivamente identificata in Regina Profeta, chiede a Rossetti di avvicinarsi al Centro benessere perché gli deve far conoscere una ragazza bionda". Dalle successive conversazioni intercettate si avrà modo di rilevare che questa ragazza bionda, brasiliana e di nome Monica, è stata prescelta per intrattenere, di lì a poco, il dottor Bertolaso. Al circolo fervono i preparativi. Alle 19.09 Rossetti chiama Stefano, il factotum: "Senti hanno lasciato acceso il benessere... c’hai fatto caso ? Perfetto, verifica che sono andati via tutti quelli del centro estetico. Senti mi verifichi un attimo se c’abbiamo un bikini tipo brasiliano un po’ stretto... per questa? Lì al magazzino ".

Bertolaso e la scorta

Alle 19.56 chiama Bertolaso e, annota il giudice, "fa capire che ha la scorta".

Bertolaso: "Sono Guido...".

Rossetti: "Sì, Guido... allora guarda tutto a posto... tu quando vuoi vieni qui da me, è tutto quanto chiuso e dopo ci sono io... tu parcheggia con la macchina tranquillamente in fondo dove sta la scalinata che ti porta direttamente nel Centro benessere oppure parcheggia al solito posto come vuoi te".

Bertolaso: "Eh no io sono al solito posto perché non sono da solo... ovviamente ".

Poco dopo Rossetti fornisce a Regina le ultime istruzioni prima che arrivi il dottor Bertolaso. Poi le riferisce che provvederà lui a riaccompagnare e a pagare la ragazza: "Sì, sì dopo l’accompagno io così dopo gli do i soldini e dopo, dopo noi ci mettiamo d’accordo dai... ci vediamo un attimo". Poi parla con Erica, un’altra dipendente "raccomandando la massima riservatezza", le riferisce che Bertolaso sta per arrivare e le chiede le istruzioni per come attivare la sauna e l’impianto musicale.

Alle 21.19 squilla il telefono.

Rossetti: "Sì Guido, sono Simone... sei arrivato?".

Bertolaso: "Sì"

Rossetti: "Okay arrivo subito".

Neanche un’ora dopo avvisa Anemone: "L’ho messo a suo agio, l’appuntamento sta andando bene". Poi Anemone richiama per essere aggiornato e quando scopre che ancora non è uscito esclama: "È come se avessimo guadagnato 500 punti". Alle 23.04 Bertolaso chiama Rossetti e chiede come fa a uscire. Lui gli spiega il funzionamento della porta. Due minuti dopo "contatta Regina e la rassicura che è tutto finito e quindi provvederà a fare sì che la ragazza (Monica) chiami casa: "A posto e... tutto bene... mo’ la faccio chiamare a casa". Regina è preoccupata perché la ragazza ha lasciato il suo telefono a casa dicendo che andava al centro benessere a fare dei massaggi ".

"Togli lo champagne"

Alle ore 23.14 Rossetti chiama Stefano che è ancora al circolo: "Allora bisogna andare a sistemare il centro benessere, che ci sta lo spumante in giro e tutto quanto e questa è già pronta che deve andare via... intanto leva quello lì... e giusto la bottiglia, il doppio calice. Butta tutto. Fra quanto lo posso mandare giù quello della sicurezza?". Poi richiama Anemone: "È andato via. È rimasto più che contento, contentissimo".

Alle 23.49 è Stefano a contattarlo.

Stefano: "Oh... un’altra cosa. Io ho cercato tracce di preservativi... ma non l’ho visti...".

Rossetti: "Ma sai dove ha fatto il massaggio?... L’ha fatto alla prima sala a destra dello Scen Tao... capito?... Come esci dal centro estetico... prima sala a destra... ".

Stefano: "Okay, oramai io sono fuori ".

Rossetti: "Va beh... non fa niente dai, ho dato tutto alla sicurezza".

Stefano: "Quindi al limite se ci vuoi fare te un sopralluogo... però io ho cercato, niente. Ma lei che ti ha detto?... E dove li ha messi?".

Rossetti: "Eh... che ne so!".

Poco dopo Rossetti torna invece al centro benessere "e descrive in diretta a Stefano le operazioni di pulizia che sta effettuando. Quest’ultimo è incuriosito e gli chiede se la ragazza gli ha riferito qualcosa. Rossetti dice che preferisce raccontargli tutto di persona e gli dà appuntamento davanti alla chiesa a Settebagni ".

Fiorenza Sarzanini

15 febbraio 2010

 

 

 

 

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Gianni Letta stoppa il decreto:

"La Protezione civile mai società privata"

"Con il decreto si era solo pensato di dotarla di uno strumento ulteriore per operare, con maggiore efficacia"

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Una foto d'archivio di Gianni Letta a L'Aquila. (Ansa)

Una foto d'archivio di Gianni Letta a L'Aquila. (Ansa)

MILANO -"Anche io mi arrabbierei se qualcuno pensasse di trasformare la Protezione civile in società privata, ma non è così e chi lo dice non dice il vero. La Protezione civile è e rimane un Dipartimento della presidenza del Consiglio con le sue strutture, le sue funzioni e le sue regole che restano pubbliche". Lo ha affermato Gianni Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio rispondendo ad una domanda in proposito al termine della visita del Papa all'ostello della Caritas alla Stazione Termini di Roma. Letta ha quindi ribadito che Bertolaso potrà continuare a lavorare con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e con lo stesso impegno

BERTOLASO - "Con il decreto si era solo pensato di dotare la protezione civile di uno strumento ulteriore, aggiuntivo, che le consentisse - ha spiegato Letta - di operare, in determinate circostanze, con maggiore flessibilità ed efficacia". "Sono personalmente convinto - ha aggiunto - che come in tutti questi anni nelle emergenze drammatiche e "nei grandi eventi" ha operato con successo senza questo ulteriore strumento, la Protezione civile di Bertolaso potrà tranquillamente continuare a farlo con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e lo stesso impegno. Questi sì - ha concluso - sono i veri strumenti del successo". (Fonte: Ansa

14 febbraio 2010(ultima modifica: 15 febbraio 2010)

 

 

 

 

I contenuti - Anche il blocco agli interessi sui debiti insoluti nelle 97 pagine di articoli, poco amate nello stesso Pdl

Nel testo super poteri e 150 assunzioni

Oltre allo "scudo" giudiziario ai commissari, competenze speciali su carceri e Croce Rossa

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ROMA — Ci avevano già provato, in Senato, a smontare il giocattolo. Del decreto non piaceva, soprattutto, Protezione civile Spa, nuova società pubblica alle dipendenze dirette del già potentissimo sottosegretario alla presidenza Guido Bertolaso. L’opposizione gridava allo scandalo della "privatizzazione". Ma soprattutto nella maggioranza c’era chi bofonchiava. Due mesi prima il Parlamento aveva già dato via libera, non senza mal di pancia, a Difesa servizi, una società per azioni controllata dal ministero di Ignazio La Russa, e ora gli mettevano sotto il naso una seconda nebbiosa operazione. Nebbiosi soprattutto i suoi confini. Una nuova Italstat in grado di rinverdire i fasti dell’epoca di Ettore Bernabei, come temevano i costruttori, o piuttosto un innocuo contenitore di attività proprie del Dipartimento? Nebbioso anche l’obiettivo: forse quello di aggiungere altro potere a quello già enorme del capo supremo della Protezione civile, che con la scusa dell’emergenza si estende dal terremoto dell’Aquila al G8, agli eventi sportivi, fino alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia? A scanso di equivoci la Protezione Spa è stata bersagliata ben bene di emendamenti, a rendere concreta la diffidenza palesata anche dal ministero dell’Economia di Giulio Tremonti. In attesa del nuovo prevedibile bombardamento alla Camera: c’è chi spera definitivo.

Il clima di sospetto che l’inchiesta di Firenze sta addensando intorno agli appalti delle emergenze non aiuta. Ma se è vero che anche sondaggi riservati consiglierebbero prudenza, smantellare il provvedimento equivarrebbe a una clamorosa sconfessione di Bertolaso, intorno al quale la maggioranza avrebbe fatto muro seguendo il premier Silvio Berlusconi.

La gragnuola di emendamenti approvati al Senato ha trasformato il decreto originario nel solito guazzabuglio di articoli e commi che occupano qualcosa come 97 pagine di bollettino parlamentare. Con formulazioni spesso astruse e incomprensibili, che costringono chi ci vuole capire qualcosa a risalire la corrente impetuosa di leggi e decreti e "successive modificazioni ": alla faccia delle norme approvate (e sbandierate) da questo stesso governo, che imporrebbero la trasparenza e la leggibilità dei provvedimenti.

Dentro c’è posto per tutto. Perfino per una forma di "scudo" per mettere al ripario delle rogne il personale della Protezione civile. Fino al 31 gennaio 2011 "non possono essere intraprese azioni giudiziarie e arbitrali" nei confronti dei commissari e delle loro strutture, e anche "quelle pendenti sono sospese". Non basta, perché "i debiti insoluti non producono interessi, né sono soggetti a rivalutazione monetaria". E assunzioni: altre 150. E promozioni: anche al ministero dei Beni culturali, che potrà nominare dirigenti di prima fascia chi svolge da almeno cinque anni incarichi dirigenziali. E l’aumento dei componenti del governo: da 63 a 65. E nuovi poteri. Un esempio? La vigilanza sulla Croce Rossa italiana. Il cui commissario straordinario Francesco Rocca, ex stretto collaboratore del sindaco di Roma Gianni Alemanno che gli aveva affidato un importante incarico al Campidoglio, si è visto anche prorogare di due anni l’incarico proprio con questo decreto. Un altro esempio? Competenze speciali per la costruzione delle nuove carceri. Così speciali che il commissario straordinario per l’emergenza della sovrappopolazione carceraria può fare praticamente tutto: localizzare, espropriare, occupare. Così speciali che contro le sue decisioni si può ricorrere soltanto al giudice ordinario oppure, in casi davvero estremi, al presidente della repubblica. Niente Tar, meno che mai il Consiglio di Stato. Così speciali che la progettazione, la scelta delle ditte, la direzione dei lavori e la vigilanza saranno affidate a Protezione civile Spa. Guarda caso.

In un Paese dove ogni cosa è ormai commissariata (le grandi opere, le carceri, gli eventi sportivi, perfino la Croce Rossa) non potevano mancare commissari per la realizzazione delle reti di distribuzioni dell’energia e delle centrali elettriche: non escluse quelle nucleari. Sono previsti da un decreto legge della scorsa estate. Siccome però le procedure di nomina sono evidentemente un po’ complesse, ecco che qui gli si fa un bel regalino. Passando sopra a un comico controsenso: a quei commissari straordinari, una figura prevista dalla legge di riforma della presidenza del Consiglio datata 1988, quella legge non si applica. A questo punto manca la ciliegina sulla torta. Da dove si prendono i 355 milioni di euro necessari per tutto questo? Ma dal famoso Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate, quello dei soldi per il Sud: che domande...

Sergio Rizzo

15 febbraio 2010

 

 

 

2010-02-14

Il capo della Protezione civile ancora incerto sul suo mandato. Posizioni diverse nel governo

Fini non vuole aprire un nuovo fronte, ma conferma i dubbi ai suoi collaboratori

Berlusconi apre al pressing dei ministri

"Cambio la legge, ma salverò Guido"

Il Cavaliere teme altre iniziative giudiziarie: "Puntano a lui per colpire me"

Ma Tremonti, Matteoli, Scajola e Calderoli insistono nel chiedere correzioni al provvedimentodi FRANCESCO BEI

Berlusconi apre al pressing dei ministri "Cambio la legge, ma salverò Guido"

Silvio Berlusconi

ROMA - Silvio Berlusconi, dopo oltre tre mesi di assenza, si è rifugiato ieri a villa Certosa. Ma nemmeno il Mar Tirreno è servito a tenere lontana l'eco della vicenda Bertolaso, con la richiesta di dimissioni che anche il Pd - dopo l'Italia dei valori - ha iniziato a chiedere. Dentro il governo poi le voci di quanti ritengono che il decreto sulla Protezione civile debba cambiare e pretendono che i ministeri abbiano più voce in capitolo sulla nuova S. p. a. - Tremonti, Matteoli, Scajola, Calderoli - stanno facendo riflettere il premier, che inizia a valutare l'ipotesi di alcune modifiche, "a patto però di non dare l'impressione che stiamo scaricando Bertolaso".

Lo stesso sottosegretario in realtà starebbe pensando a un gesto risolutivo. Troppo forte la pressione su di sé: fare un passo indietro servirebbe anche a spegnere i riflettori e "salvare il patrimonio della Protezione civile". E tuttavia il Cavaliere, che ha ricominciato a parlare di "giustizia ad orologeria" e teme "nuove iniziative giudiziarie durante la campagna elettorale", è convinto che la strada da seguire sia opposta: "Guido non deve mollare. Mi dispiace che faccia da parafulmine, ma è chiaro - è la convinzione che il premier ha maturato in queste ore - che se la prendono con lui per colpire il sottoscritto. L'importante è continuare a lavorare senza farci intimidire". Gianni Letta è dello stesso avviso, tanto che il braccio destro di Berlusconi, per due giorni di seguito, è uscito allo scoperto in difesa di Bertolaso e della Protezione Civile.

Legato a filo doppio con la sorte di Bertolaso è anche il decreto che trasforma la Protezione Civile in S. p. a. Per questo da Berlusconi è arrivato l'ordine di "non arretrare", perché altrimenti "daremmo il segnale di aver abbandonato Bertolaso al suo destino e non ce lo possiamo permettere". La Protezione civile S. p. a. è una creatura del sottosegretario e il premier è consapevole che un ripensamento del governo sul decreto, al di là di qualche modifica marginale, avrebbe l'effetto di spingere Bertolaso a sbattere la porta. L'indicazione che è arrivata da palazzo Chigi è dunque, al momento, quella di procedere all'approvazione definitiva del decreto legge, possibilmente senza toccare nulla e con la fiducia. Nell'agenda di Berlusconi è giovedì il giorno in cui la Camera dovrebbe votare la fiducia, impedendo in questo modo all'opposizione di trasformare il dibattito sul decreto in un "processo a Bertolaso e alla Protezione civile". Con la fiducia infatti i tempi sarebbe strozzati e l'opposizione non avrebbe più munizioni per la sua battaglia (mercoledì, quando il provvedimento approderà in aula, già si sono iscritti a parlare tutti i 207 deputati del Pd).

 

Ma nella maggioranza e nel governo, nonostante la difesa corale di Bertolaso, cresce il fronte del dissenso sul decreto. L'uscita di Italo Bocchino - che ieri su Repubblica invitava Berlusconi a valutare "l'opportunità politica" di procedere a modifiche del decreto - è la spia di un malessere più profondo. Gianfranco Fini, pur senza avere l'intenzione di aprire un nuovo fronte di scontro con il Cavaliere, vorrebbe che il provvedimento fosse modificato. "Se si decide di andare avanti lo stesso - è il ragionamento che il presidente della Camera ha fatto ai suoi - Berlusconi se ne deve assumere la responsabilità politica".

Il fatto è che stavolta anche uomini vicini a Berlusconi premono per mettere mano alle norme. Nomi pesanti. Come Giulio Tremonti, che non a caso è rimasto finora silente sull'intera vicenda. O Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, che in questi mesi in più occasioni ha denunciato in Consiglio dei ministri il tracimare della Protezione Civile sopra le competenze del suo dicastero. Persino un berlusconiano come Claudio Scajola non vede di buon occhio la nuova "Bertolaso Spa", che secondo il decreto potrebbe diventare una centrale di potere (e di spesa) senza controlli. Le perplessità più forti arrivano dagli ex An, che per una volta mettono da parte le divisioni fra finiani e berlusconiani. Lo stesso Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, non ci vede "niente di strano" se il decreto resta così com'è, "ma tutti i provvedimenti legislativi possono subire modifiche, il Parlamento è sovrano". Maurizio Gasparri la pensa allo stesso modo, anche se minimizza la portata del decreto: "Il testo uscito dal Senato ribadisce che il dipartimento è una struttura pubblica e parla di un'eventuale S. p. a. solo per alcune attività minori. Anche adesso, per esempio, i Canadair sono gestiti dai privati e nessuno dice niente". Quanto al decreto, "nessuna decisione è stata presa, si vedrà se occorrono degli approfondimenti alla luce dei fatti di cronaca". Impossibile, pensano in tanti, che l'inchiesta sulla Protezione civile non abbia alcun effetto sul decreto.

© Riproduzione riservata (14 febbraio 2010)

 

 

 

 

 

 

sul decreto sulla protezione civile: la trasformazione in spa si può anche eliminare

"Se il premier lo chiede farò le valigie"

Bertolaso al Sole24ore: pronto a lasciare subito l'incarico se Berlusconi lo riterrà opportuno

sul decreto sulla protezione civile: la trasformazione in spa si può anche eliminare

"Se il premier lo chiede farò le valigie"

Bertolaso al Sole24ore: pronto a lasciare subito l'incarico se Berlusconi lo riterrà opportuno

Guido Bertolaso (Ansa)

Guido Bertolaso (Ansa)

MILANO - Pronto ad andare via, se il premier lo vorrà. Le dimissioni sono sul tavolo del presidente del Consiglio, se lo chiede "farò le valigie in un minuto". Guido Bertolaso, capo della Protezione civile coinvolto in un’inchiesta per corruzione nei lavori eseguiti per il G8 alla Maddalena, all’indomani della richiesta di dimissioni fatta anche dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in un’intervista al quotidiano economico Il Sole24Ore ribadisce la sua innocenza e assicura di essere pronto a lasciare l’incarico se il premier lo riterrà opportuno.

LA POSIZIONE DI BERTOLASO - Bertolaso parla anche delle intercettazioni e dei reati che gli vengono contestati: "Contro di me non c’è nulla, sono solo illazioni. Posso provare anche ora, carte alla mano, che sono sempre stato corretto" e aggiunge "spero solo di poter rispondere al più presto ai magistrati". Quanto ai rapporti con gli imprenditori Bertolaso sottolinea come "quel che viene fuori è che qualcuno pensava di organizzare cose per ingraziarsi i miei favori. Cose che non sono accadute. Io sono il bersaglio, non il promotore". Quindi il capo della Protezione civile ammette che "qualcosa può essere sfuggito al mio controllo durante lo tsunami della mia vita che è stato l’anno scorso, con una somma insostenibile di responsabilità e di emergenze seguite al terremoto dell’Aquila. Avevo chiesto di andare via proprio perchè quel carico di responsabilità era diventato eccessivo".

PROTEZIONE CIVILE SPA - Bertolaso, parla poi del decreto all’esame del Parlamento e al centro delle polemiche politiche, anche dentro la stessa maggioranza, che prevede di rendere la Protezione civile una Spa. Bertolaso rivela che "nella prima versione del decreto legge, preparata a settembre, avevo previsto che i grandi eventi sarebbero stati tolti alla protezione civile e assegnati a un’altra struttura di palazzo Chigi, creata proprio per questo. Però avevamo fatto bene il G8 e il presidente Berlusconi mi ha chiesto di soprassedere. Forse ho fatto male ad accettare". Bertolaso ritiene che il dl andrà avanti fino all’approvazione ma ribadisce di non averne bisogno per "accrescere il mio ruolo. Il decreto va fatto per chiudere l’emergenza in Campania e in Abruzzo e per regolarizzare il personale - spiega - a questo io tengo, poi per quel che riguarda la Spa, la vogliono eliminare, cancellare, limitare? Facciano pure, io lavoro lo stesso". Infine il capo della Protezione civile chiarisce quale era l’obiettivo della Spa: "Avevamo bisogno di una struttura più agile, flessibile, al nostro fianco per affidarle i lavori che oggi siamo costretti a dare all’esterno".

Redazione online

14 febbraio 2010

 

 

 

 

Atti pubblici e vizi privati

Atti pubblici e vizi privati

L’interrogativo è uno solo: esiste una nuova questione morale? Analizziamo gli avvenimenti. Sulla vicenda che ha coinvolto la Protezione civile si sono già espressi su queste colonne Sergio Romano e Fiorenza Sarzanini. L’emergenza ha bisogno di procedure snelle e decisioni rapide. Ma non giustifica il moltiplicarsi di filiere autoreferenziali, sottratte a qualsiasi controllo, nelle quali fatalmente chi ha solo il senso degli affari finisce per prevalere e mortificare i tanti volontari animati unicamente da spirito di servizio. Troppi strumenti straordinari danno un senso d’inutilità alle gestioni ordinarie. Per queste ragioni, il disegno di legge sulla creazione della Protezione civile spa va ritirato o rivisto. Un terremoto (e all’Aquila sono stati fatti miracoli) si affronta in deroga a procedure autorizzative e discipline degli appalti; eventi programmati, come un mondiale di nuoto o l’Expo, no. In ogni caso, il rendiconto ex post non è solo un fastidio burocratico ma un atto di responsabilità che dà persino maggiore nobiltà formale a opere e gesti solidali. La trasparenza richiama e incoraggia la generosità. Se so come sono spesi i miei soldi, a favore di chi ne ha bisogno, la prossima volta ne darò di più. Su Bertolaso ho un’opinione personale. Positiva. L’ho visto all’opera tante volte. Non credo se ne sia approfittato. Ma non sfugge a un grande servitore dello Stato come lui che in ogni struttura, anche nell’emergenza (assimilabile di per sé all’attività militare), esistono principi di etica e responsabilità oggettiva senza i quali i corpi istituzionali e societari non funzionano.

Altri episodi sono di apparente minore rilevanza, ma non meno significativi e utili per rispondere alla domanda iniziale. In questi mesi abbiamo assistito al moltiplicarsi di esempi di corruzione della vita amministrativa, persino squallidi nelle modalità, come la mazzetta intascata per strada da un consigliere comunale milanese. Dalla Puglia all’Emilia, al Piemonte alla Lombardia, è stato un emergere sconfortante di infedeli e concussi, amministratori disinvolti e imprenditori senza scrupoli. Un fenomeno trasversale agli schieramenti politici, segnato più dall’avidità e dall’edonismo individuali o di gruppo che dalle ragioni di appartenenza a un partito o a una corrente come avveniva con Mani pulite. I comitati d’affari grandi e piccoli prosperano. Alcuni non si vergognano nemmeno, ne menano addirittura vanto. La realtà, amara, è che dovremmo domandarci tutti (stampa compresa) se il livello degli anticorpi della nostra società non sia sceso sotto il limite di guardia. Alla corruzione diffusa, così come allo scarso senso della legalità, ci si arrende facilmente. Come ci si rassegna a vivere in una città sporca o in un ambiente degradato. Ma l’esempio per le nuove generazioni è diseducativo e devastante.

Un’ultima considerazione. La riforma del titolo V della Costituzione ha abolito un sistema arcaico di controlli di legittimità sugli atti delle regioni e degli enti locali. Spesso la burocrazia centrale uccideva, con ritardi e abusi, la corretta volontà amministrativa. In diversi casi, però, l’accresciuta autonomia locale non si è accompagnata a maggior rigore e senso di responsabilità. Ma piuttosto all’idea perversa che l’eletto sia legittimato a tutto e le regole un intralcio residuale del passato. Il federalismo fiscale dovrà tenerne conto se non vorrà trasformarsi in una babele costosa di egoismi locali.

Ferruccio de Bortoli

14 febbraio 2010

 

 

2010-02-13

"opposizione fermissima"contro il decreto del governo sulla protezione civile spa

"Chiederemo le dimissioni di Bertolaso"

Bersani: "Credo che sia creata una situazione che non consente un buon governo della Protezione civile"

"opposizione fermissima"contro il decreto del governo sulla protezione civile spa

"Chiederemo le dimissioni di Bertolaso"

Bersani: "Credo che sia creata una situazione che non consente un buon governo della Protezione civile"

Pier Luigi Bersani (LaPresse)

Pier Luigi Bersani (LaPresse)

MILANO - Ora il Pd vuole la testa del capo della Protezione Civile. Dimissioni di Guido Bertolaso? "Spero che lo capisca da solo, se no bisognerà chiederle. Credo che si è creata una situazione che non consente un buon governo del sistema della Protezione civile in condizioni di serenità e di tranquillità". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ai microfoni del Tg2, auspica che il capo della Protezione civile faccia un passo indietro.

DECRETO - Il Pd inoltre farà "opposizione fermissima" contro il decreto del governo che trasforma la Protezione civile in una Spa, ribadisce ancora Bersani, che invita l'esecutivo a tornare sui suoi passi. "Se facciamo norme che aggravano il problema, come quelle che il Governo sta proponendo, è come se ci buttassimo nel pozzo", ha detto Bersani. "Si tratta di norme rischiose - ha continuato il segretario del Pd - se ora le applichiamo ad ambiti ancora più vasti, triplichiamo il rischio. Spero che il governo ci ripensi. Ho visto qualche perplessità e qualche incertezza dentro la maggioranza", ha concluso il segretario del Pd.

BONDI E LUPI - Non si fa attendere la replica del Pdl che con una nota del coordinatore Sandro Bondi attacca: "Ormai i fatti ci dicono che è impossibile coltivare la speranza di un cambiamento della sinistra italiana. Ci dobbiamo convincere che è tempo perso attendere da parte del Pd un segnale di resipiscenza, un sia pur minimo accenno di novità, una prova effettiva di apertura, una reale testimonianza di rinnovamento". Lo afferma in una nota il coordinatore del Pdl Sandro Bondi. "Alla prova dei fatti - prosegue - Bersani è uguale agli altri, si comporta come tutti coloro che lo hanno preceduto alla guida del partito. Qual è ormai la differenza fra lui e Di Pietro? Di Pietro chiede le dimissioni di Bertolaso e Bersani a distanza di qualche ora immancabilmente segue la linea truculenta e demagogica dettata da Di Pietro. Possibile che una sinistra che voglia essere riformista, seria e responsabile non abbia la forza di esprimere parole diverse da quelle pronunciate da Di Pietro, soprattutto in riferimento ai meriti di fronte all'Italia di un galantuomo come Guido Bertolaso?".

Gli fa eco Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei deputati per il quale: "L'opposizione continua a percorrere la strada del tanto peggio tanto meglio. L'attacco di Pier Luigi Bersani nei confronti di Guido Bertolaso, oltre che strumentale, dimostra che il Pd non riesce a liberarsi dall'abbraccio giustizialista di Di Pietro. Bertolaso ha lavorato, e bene, per risolvere le emergenze che hanno colpito il nostro Paese e non bastano le illazioni per condannarlo".

Redazione online

13 febbraio 2010

 

 

 

 

 

INCHIESTA G8

L'avvocato di Bertolaso:

"Festini? Fantasiose ricostruzioni"

Il legale Filippo Dinacci: "Abbiamo le prove che i massaggi erano dovuti ad una sindrome cervicale"

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INCHIESTA G8

L'avvocato di Bertolaso:

"Festini? Fantasiose ricostruzioni"

Il legale Filippo Dinacci: "Abbiamo le prove che i massaggi erano dovuti ad una sindrome cervicale"

Il Salario Sport Village a Roma (Ansa)

Il Salario Sport Village a Roma (Ansa)

MILANO - "Si tratta di fantasiose ricostruzioni" nella migliore delle ipotesi quelle che vedono il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso coinvolto in festini o massaggi a sfondi sessuale. Lo dice il legale dello stesso Bertolaso, Filippo Dinacci, sottolineando che in seguito a indagini difensive "si sono acquisite prove" che dimostrano come i massaggi di cui ha usufruito Bertolaso sono stati fatti per motivi terapeutici. L'avvocato definisce inoltre una "ipotesi di fantasia" il rapporto sessuale che il capo della Protezione Civile avrebbe avuto con una brasiliana di nome Monica.

FRANCESCA - "A fronte di fantasiose ricostruzioni ho l'obbligo giuridico e morale - spiega Dinacci - di precisare che, a seguito di attività investigative della difesa, i cui risultati quanto prima saranno messi a disposizione dei magistrati, si sono acquisite prove che dimostrano come i massaggi di cui ha fruito il dottor Bertolaso, siano effettivi e necessitati da una sindrome cervicale accompagnata da contratture vertebrali". Massaggi a scopi terapeutici, dunque, che, prosegue il legale, "sono stati eseguiti da un soggetto munito di specifici diplomi rilasciati a seguito di esame da strutture riconosciute da enti istituzionali". Con Francesca (la massaggiatrice citata nell'ordinanza della Procura fiorentina, ndr) "il dottor Bertolaso ha intrattenuto esclusivamente rapporti professionali".

MONICA - Quanto all'altro episodio contesto dalla Procura di Firenze, il rapporto sessuale con una ragazza brasiliana di nome Monica arrivata al Salario Sport Village portata dalla brasiliana Regina Profeta, Dinacci parla di una "ipotesi di fantasia". "Le indagini difensive dimostreranno l'assoluta insussistenza di questa ipotetica relazione - ribadisce - non solo ci limiteremo a negare l'episodio ma porteremo anche i fatti e le prove che non è mai esistito". "Spiace notare - conclude il legale di Bertolaso - che ancora una volta l'esigenza di creare una notizia scandalistica prevalga sulla realtà con inevitabili conseguenze in ordine al rispetto e alle dignità delle persone".

RICHIESTA RIESAME CONTRO SEQUESTRO - Intanto sempre il legale Filippo Dinacci ha fatto ricorso al tribunale del riesame di Firenze contro il sequestro di documenti avvenuto in occasione della perquisizione del 10 febbraio scorso nei suoi uffici e nella sua abitazione. Il provvedimento era stato disposto dal gip di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Oltre a Bertolaso, indagato per corruzione, anche Mauro Della Giovampaola, tra i quattro arrestati, avrebbe già presentato richiesta di riesame, in questo caso contro l'ordinanza di custodia cautelare. Della Giovampaola era responsabile dei cantieri per i lavori del G8 a La Maddalena. Non risulta, al momento, che identica richiesta sia stata avanzata dai legali degli altri tre arrestati: Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, e l'imprenditore romano Diego Anemone. (Fonte: Ansa)

13 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

LE INCHIESTE

"Appalti e costi gonfiati

anche del 50 per cento"

Dalle intercettazioni emerge il sistema per far lievitare i prezzi E spuntano conti sospetti

LE INCHIESTE

"Appalti e costi gonfiati

anche del 50 per cento"

Dalle intercettazioni emerge il sistema per far lievitare i prezzi E spuntano conti sospetti

ROMA — Costi aumentati anche del 50 per cento rispetto al progetto originario. Preventivi gonfiati con l’avallo degli alti funzionari per drenare soldi dalle casse dello Stato e spartirsi la torta dei lavori pubblici. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta di Firenze che ha travolto la Protezione civile guidata da Guido Bertolaso. Un sistema di scambio che ha come perno Diego Anemone, l’imprenditore di 39 anni finito in carcere proprio perché accusato di aver distribuito soldi e favori a chi ha agevolato la sua irresistibile ascesa affidandogli lavori per milioni di euro.

Il raddoppio di 32 milioni

È il 4 settembre 2008. Susanna Gara, dipendente del ministero delle Infrastrutture, chiama Fabio De Santis che con Angelo Balducci gestisce la struttura "Grandi Eventi". Annota il giudice: "Con tono preoccupato lo informa che nella predisposizione del progetto definitivo per la realizzazione del Main Conference (palazzo delle conferenze e area delegati) in vista del G8 a La Maddalena è prevista una maggiorazione di spesa di minimo 28 milioni di euro".

Gara: "Per quanto riguarda Anemone, il Main Conference... lì loro stanno per produrre un definitivo che è in aumento di qualcosa tipo il 50 per cento... senza fare... da 32 di lavori tranne le maggiorazioni... stanno per arrivare a quasi 50 più le maggiorazioni a tutte quelle cose speciali che sono state richieste per realizzare l’involucro...".

De Santis: "Bisogna che facciamo una riunioncina a Roma con Mauro e con tutti quanti perché bisogna prospettarla a Bertolaso perché sennò ci inc... quello... gli mandiamo un conto che sarà 100 milioni di euro in più eh (ride)... mi fa i peli...". De Santis confida poi che già a Bertolaso ha fatto presente l’esigenza di un notevole incremento di spesa per la ristrutturazione dell’ospedale che deve essere trasformato in albergo con i lavori affidati alla Giafi di Valerio Carducci.

De Santis: "Tutto quello che fa lui è tutto eccezionale... tutte le cose che fa lui... anche perché ieri sono andato da Bertolaso a presentare il progetto dell’ospedale a mare... quello lì visitato... e praticamente gli ho detto che ci vogliono altri 100 milioni in più, mo’ gli dico altri 100 di qua e lui mi dice: ma vattene a fare in c...!". Seguono numerosi contatti e secondo il giudice "dall’esame delle conversazioni si comprende come tali incontri siano connessi alla redazione di un appunto relativo ai maggiori costi previsti per l’esecuzione delle opere del G8 in relazione agli appalti che sono stati aggiudicati alle imprese della famiglia Anemone per un importo di 73 milioni di euro e si comprende che Anemone deve mostrarlo a Bertolaso". Effettivamente l’imprenditore gli chiede di incontrarlo. Prima chiama Don Evaldo per farsi dare soldi in contanti. Qualche giorno dopo l’appuntamento organizza invece la "festa megagalattica " alla quale Bertolaso non può partecipare.

Le imprese di Balducci

Come si sia riusciti a far raddoppiare il costo dell’ospedale è svelato in altri contatti tra gli imprenditori e i progettisti che hanno ottenuto l’incarico. Il primo agosto 2008 Valerio Carducci, titolare della Giafi Costruzioni, parla con l’architetto Marco Casamonti, ora indagato per concorso in corruzione, e gli comunica di aver informato De Santis che sarà lui a stilare il progetto. Venti giorni dopo il professionista telefona all’imprenditore. Annota il gip: "Gli riferisce esplicitamente di essere in grado di far lievitare l’importo complessivo dei lavori che gli sono stati affidati quando afferma "grazie al mio intervento... insomma di riuscire a far crescere anche gli importi capito... quello fidati... quello è una cosa che mi curo io. Guarda secondo me per fare quello che ci vuole... altri 60 milioni di lavori"". Il 7 settembre 2008 Casamonti "colloquiando con il proprio padre si compiace di aver fatto incrementare di 70 milioni di euro il costo dell’opera che sta progettando per conto di Carducci a La Maddalena aggiungendo che per tale progettazione gli danno una parcella di due milioni di euro". E nella telefonata afferma: "Bisogna dare un colpo al cerchio e uno alla botte". Del resto il meccanismo che regola la spartizione degli appalti sembra conoscerlo molto bene. E infatti è lui, parlando con un collega, a dichiarare: "Balducci ha avuto carta bianca... di usare le sue imprese... il che voleva dire neanche fare la gara d’appalto". In realtà Balducci ha avuto anche di più: sarebbero stati rintracciati alcuni conti intestati a prestanome sui quali avrebbe dirottato i soldi ricevuti in maniera illecita da alcuni imprenditori, e in particolare da Anemone.

L’appalto in premio

"Dalle conversazioni — scrive il giudice — emerge un altro dato inquietante: la capacità di Angelo Balducci di gestire il proprio potere ripartendo le proprie attenzioni tra più imprenditori e componendo eventuali situazioni di contrasto derivanti dal mancato soddisfacimento di aspettative sull’aggiudicazione degli appalti, così evitando possibili denunce da parte di imprenditori scontentati". Il caso citato riguarda proprio Carducci che aveva presentato ricorso al Tar contro l’affidamento dei lavori per il nuovo teatro della musica di Firenze (inserito tra gli interventi per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia) a un’altra impresa. "Balducci riesce a disinnescare tale spinosa situazione e per il suo comportamento di acquiescenza Carducci verrà ricompensato. L’11 luglio 2008 De Santis, rallegrandosi per il successo (scontato) dà la conferma a Carducci che è rimasto aggiudicatario della gara. La mattina dopo De Santis chiama Della Giovampaola che gli passa Carducci che gli chiede di ringraziare anche Balducci: "Sono Valerio, qua siamo già operativi... che... diglielo al capo e ringrazialo"". Annota il giudice: "Tutte queste manovre non sono certo ispirate al pubblico interesse. Balducci non si affida a imprese che per competenza, professionalità o struttura sono le migliori e che fanno risparmiare denaro allo Stato. Al contrario tali imprese si sentono in diritto di fare ciò che vogliono contando, evidentemente, nei mancati controlli da parte della struttura, non esitando a realizzare i lavori loro affidati nell’esclusivo interesse egoistico di conseguire il massimo profitto possibile".

La spartizione

Casamonti è certamente ben inserito nel sistema. Nel maggio 2008 parla con l’architetto Paolo Desideri e analizza il sistema di gestione degli appalti al ministero dei Lavori pubblici. "È una situazione vergognosa quella delle imprese perché... anche come si sono mossi in questi concorsi... io esulo dal progetto però non è limpido e ci sono un sistema dentro il ministero che sfiora lo scandalo... cioè questo dobbiamo dirlo perché oggi lavoro io, domani tu. Va bene uguale però...". L’amico non si sottrae: "Fammi completare il ragionamento che è questo... loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che dici giustamente tu è al limite dello scandalo, bene... però non è che possono pretendere che quando da questo liquido gelatinoso emergono e quindi il sistema di potere porta alla premialità per loro tutto questo va bene e quando non avviene...". Casamonti è categorico: "La mia impresa è più legata al ministero di qualsiasi altra... io penso che anche i ricorsi sono funzionali. L’impresa fa ricorso perché questa volta mi hai inc... e la prossima volta tu... questi fanno una loro logica all’interno della logica della spartizione del potere... è tutta loro".

Fiorenza Sarzanini

13 febbraio 2010

 

 

 

"Chi voleva lucrare sulla disgrazia non ha avuto un euro di lavori"

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Guido Bertolaso, sottosegretario alla protezione civile (Ansa)

Guido Bertolaso, sottosegretario alla protezione civile (Ansa)

MILANO - Gianni Letta torna a definire Guido Bertolaso "una persona straordinaria" e spiega: Non credo abbia tradito la nostra fiducia. A lui mi piace mandare un pensiero di solidarietà e di affetto". E lo stesso Bertolaso, che in un'intervista al Corriere della Sera aveva detto di sentirsi tradito, è tornato a prendere la parola in serata ribadendo, ai microfoni di SkyTg24, che "forse mi sono fidato troppo di qualcuno"; e in un'intervista al Tg5 ha detto che di essersi vergognato di essere italiano, dopo avere appreso le parole pronunciato da alcuni degli imputati nelle telefonate intercettate, in particolare quelle sul sisma accolto come una manna perché foriero di appalti e business.

"NON SONO SERENO" - "Io ero pronto a chiarire fin dal primo istante questo grandissimo equivoco - ha detto ancora Bertolaso al telegiornale di Mediaset -, ho tutti gli elementi per dimostrare la mia correttezza; purtroppo temo che i tempi si allungheranno molto e questo mi impedirà di chiarire e di tornare con la serenità che mi serve al lavoro che stavo facendo". Non solo: "Le intercettazioni - si è lamentato Bertolaso - dovrebbero essere segrete, io non ho avuto accesso a questo genere di documentazione, poi leggo sul giornale di tutto di più, intercettazioni che mi vorrebbero coinvolto in festini, in orge, in tutta una serie di comportamenti che dovrebbero favorire alcune imprese rispetto ad altre. Dopo anni di duro lavoro per cercare di dare l'esempio e mantenere un comportamento rigoroso da servitore dello Stato, francamente mi sembra umiliante".

Gianni Letta (Ansa)

Gianni Letta (Ansa)

"BRUTTE PAROLE" - Anche Gianni Letta era intervenuto sulle parole degli imprenditori Angelo Balducci e Diego Anemone, intercettati subito dopo il terremoto in Abruzzo mentre si rallegravano a vicenda all'idea dei nuovi possibili affari. "Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore - ha detto Letta - rispetto a quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell'Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila nè ha avuto un euro di lavori nella prima fase e nè l' avrà nella seconda".

BOTTA E RIPOSTA BERLUSCONI E GIUDICI - "Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro". Taglia corto Giuseppe Quattrocchi, numero uno della procura che coordina l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi e che ha tra gli indagati Guido Bertolaso. A Quattrocchi i giornalisti chiedevano conto delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che giovedì ha attaccato duramente i pm che indagano sul caso Bertolaso. "Si vergognino" aveva detto il presidente del Consiglio. Parole alle quali il procuratore capo di Firenze non ha voluto replicare. "Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro" ha detto Quattrocchi. "Berlusconi dica le sue cose", ha aggiunto.

Redazione online

12 febbraio 2010(ultima modifica: 13 febbraio 2010)

 

 

 

 

I passi necessari

Le Inchieste sul G8

I passi necessari

Nella Protezione civile c’è una maggioranza silenziosa di volontari e di onesti dipendenti altrettanto silenziosi. Lontani dalle chiassose e rigeneranti feste del Salaria Sport Village, dallo scambio tra favori e appalti, dalla vita scintillante di quei funzionari che poi gestiscono anche la cassa. Il sistema emerso dalle carte dell’inchiesta di Firenze mostra la disinvoltura nei rapporti tra chi affida gli appalti e chi ottiene i lavori, illumina le relazioni tra chi controlla e chi dovrebbe essere controllato. Ma soprattutto evidenzia i rischi connessi alla decisione di procedere a trattativa privata in materie così complesse come l’organizzazione di Grandi Eventi quali possono essere il G8 oppure i Mondiali di Nuoto.

È l’iter dell’emergenza che può favorire pericolose commistioni tra l’istituzione che distribuisce i soldi e i privati che li incassano. Se è indispensabile affidarsi a procedure d’urgenza quando c’è un terremoto o un’inondazione, risulta difficilmente comprensibile— pur sapendo quanti ostacoli e vincoli in Italia rendono difficoltosa ogni iniziativa — che esse debbano essere seguite per occasioni programmate da anni e dunque avendo a disposizione il tempo necessario per bandire le gare d’appalto. Una scelta di questo tipo alimenta il sospetto che l’opacità serva a sottrarsi ai controlli e alle verifiche che la magistratura deve fare per stabilire se il denaro pubblico sia stato speso correttamente. Secondo il presidente Silvio Berlusconi, i pubblici ministeri dovrebbero vergognarsi. È una presa di posizione che non sorprende, vista la sua avversione per le toghe, ma che in questo caso appare quanto meno fuori luogo. Perché, se ruberie ci sono state, la vittima principale è proprio il suo governo che quei fondi ha erogato. E, se qualche sciacallo ha cercato di approfittare della tragedia del sisma abruzzese, dovrebbe essere lui il primo a pretendere chiarezza dopo l’impegno che ha sempre voluto mostrare nei confronti dei terremotati.

Trasformare in una rissa anche l’accertamento della verità su una vicenda così drammatica non serve a nessuno. Tantomeno a Guido Bertolaso, che della Protezione civile è il potente capo e sa bene che alla fine potrebbe davvero dover mollare tutto. È stato lui a parlare di una trappola, pur senza essere in grado di indicare chi voglia incastrarlo. La tesi, sempre più spesso utilizzata da chi viene coinvolto in un’indagine, è suggestiva ma al momento priva di riscontro. La familiarità che Bertolaso mostra nelle telefonate con il giovane imprenditore beneficiato di numerosi appalti—e ancor più se sono stati assegnati d’urgenza, quindi fuori da ogni controllo—rende doverosa la verifica sulla natura del loro legame.

Nell’attesa di questo chiarimento, sarebbe opportuno sospendere l’approvazione del provvedimento che trasforma la Protezione civile in una società per azioni. Se non altro per proteggere quella maggioranza silenziosa della struttura anche dal più vago sospetto di voler accrescere il proprio potere.

Fiorenza Sarzanini

13 febbraio 2010

 

 

 

 

Il personaggio-Piscicelli: "Nessun appalto in Abruzzo". Ma incarichi per altri eventi

"Io sciacallo? Farò le mie scuse"

Il costruttore e l’ironia sul terremoto: ma quelle frasi le ha dette mio cognato, è cinico

Il personaggio-Piscicelli: "Nessun appalto in Abruzzo". Ma incarichi per altri eventi

"Io sciacallo? Farò le mie scuse"

Il costruttore e l’ironia sul terremoto: ma quelle frasi le ha dette mio cognato, è cinico

ROMA — "Non ho avuto la prontezza di chiudere il telefono. E ora mi pesa sulla coscienza più dell’accusa di corruzione". Francesco Maria De Vito Piscicelli ha scritto una lettera aperta a L’Aquila per scusarsi di quelle risate sul terremoto. Quando a poche ore dalla scossa lui, direttore tecnico dell’impresa Opere Pubbliche e Ambiente spa, parlava con il cognato Pierfrancesco Gagliardi. Quest’ultimo lo invitava a occuparsi "di ’sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito ... non è che c’è un terremoto al giorno". E gli investigatori annotavano "io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto". "Non l’ho detto io. Per errore mi è stato attribuito nelle intercettazioni. Ma io l’ho subita. Rimasi allibito", assicura l’imprenditore accusato di corruzione. E prende le distanze dal cognato: "A causa sua non vedo più mia sorella e mio nipote. Ma, per onestà, devo dire che quello è il suo solito linguaggio cinico da torinese dissacrante che usa anche con suo figlio".

Battute, dunque, a sentire Piscicelli. "Di un cattivo gusto grottesco ", certo. Ma tutto lì. Lo sciacallaggio non c’entra: "Gagliardi non è un costruttore. Non ho neanche ben capito cosa fa. Si occupa di operazioni di carattere finanziario ". Ma per gli investigatori non è così. Quelle battute erano indice di un interesse ai futuri appalti post-sisma. "Ma come si può pensare una simile cosa? E’ vero che poi, casomai, con queste cose ci si guadagna anche. Ma il suo era solo un modo di dire da me, napoletano, di famiglia antica, lontano mille miglia. E poi non sono lavori che faccio. Io mi occupo di opere pubbliche. A L’Aquila non abbiamo partecipato a nessun appalto e nemmeno al G8 de La Maddalena ", assicura sotto le attente cure dell’avvocato Marcello Melandri. Dalla Protezione Civile ha avuto un appalto da 261.762.188,70 euro per i mondiali di nuoto. E, assicura: "Non ho visto nulla "di vischioso". Ho vinto una gara. Ho costruito in otto mesi, sotto la pioggia, la piscina di Valco San Paolo, una specie di miracolo". Dei mondiali era stato nominato commissario delegato Angelo Balducci.

Per l’indagine Piscicelli "è un personaggio alquanto importante ". Non solo per i suoi rapporti con Antonello Colosimo, magistrato della Corte dei Conti, coinvolto. Si parla di una sua "intermediazione " per fare in modo che un’impresa, la Btp, "venisse favorita nell’aggiudicazione di nuovi appalti" come compensazione per avere perso quello dell’auditorium di Firenze per il 150˚ Anniversario dell’Unità d’Italia. Piscicelli avrebbe presentato i vertici della Btp (Riccardo Fusi e Vincenzo Di Nardo) ad Angelo Balducci e Fabio De Santis, il direttore e il dirigente del Dipartimento sviluppo del ministero del Turismo con sede in via della Ferratella, diretta diramazione della presidenza del Consiglio che gestisce gli appalti assieme alla protezione civile. La Btp avrebbe ricevuto "preventiva assicurazione di aggiudicazione di appalti" (da spartire con la Consorzio Stabile Novus, "riferibile a Piscicelli"). Ma i tempi per "il secondo pacchetto" dei lavori per il 150˚ slittavano. L’interesse si spostò sul G8 de La Maddalena. Per l’intermediazione l’imprenditore avrebbe chiesto "un riconoscimento economico" di 1.500.000 euro. Facendo pesare alla Btp di avere messo a disposizione il suo "background di 10 anni di buttamento di sangue" presso il gruppo di funzionari facente capo a Balducci. E alcuni "sacrifici". Il gip ne enumera diversi. Tra questi si parla di un immobile di De Santis del quale Piscicelli avrebbe offerto "almeno i materiali della ristrutturazione" (ma lui smentisce). C’è poi la storia di "un prestito con alcuni soggetti campani, per soddisfare alcune richieste avanzategli dall’ufficio di via della Ferratella". Al cognato Piscicelli riferisce di aver dovuto restituire 140mila euro a fronte del prestito da 100mila ricevuto da soggetti che descrive così: "son quella gente che meglio se ci stai lontano...se si sgarra è la fine...io già l’altra volta dal 5 al mese sono passati al 10". Per il gip è la traccia di soggetti legati al clan "che controllano imprese interessate al banchetto degli ultramilionari appalti".

Virginia Piccolillo

13 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-12

Terremoto, Letta difende Bertolaso

"Nessun speculatore all'Aquila"

Il sottosegretario in campo: "Chi voleva lucrare sulla disgrazia non ha avuto un euro di lavori"

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Gianni Letta (Ansa)

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MILANO - Gianni Letta parla ancora di Guido Bertolaso: "è una persona straordinaria e non credo abbia tradito la nostra fiducia. A lui mi piace mandare un pensiero di solidarietà e di affetto".

Poi il sottosegretario della Presidenza del Consiglio è tornato sulla vicenda degli imprenditori Angelo Balducci e Diego Anemone, intercettati subito dopo il terremoto in Abruzzo mentre si rallegravano a vicenda all'idea dei nuovi possibili affari. "Tutti abbiamo sentito un brivido di orrore - ha detto Letta - rispetto a quelle brutte persone che stavano a lucrare qualcosa sulla disgrazia dell'Aquila. Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l'Aquila nè ha avuto un euro di lavori nella prima fase e nè l' avrà nella seconda".

BOTTA E RIPOSTA BERLUSCONI E GIUDICI - "Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro". Taglia corto Giuseppe Quattrocchi, numero uno della procura che coordina l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi e che ha tra gli indagati Guido Bertolaso. A Quattrocchi i giornalisti chiedevano conto delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che giovedì ha attaccato duramente i pm che indagano sul caso Bertolaso. "Si vergognino" aveva detto il presidente del Consiglio. Parole alle quali il procuratore capo di Firenze non ha voluto replicare. "Non rispondo a nessuno. Io faccio il mio lavoro" ha detto Quattrocchi. "Berlusconi dica le sue cose", ha aggiunto.

Redazione online

12 febbraio 2010

 

La telefonata dopo il terremoto

La conversazione tra gli imprenditori Francesco De Vito Piscicelli e suo cognato Gagliardi

L'inteRcettazione

La telefonata dopo il terremoto

La conversazione tra gli imprenditori Francesco De Vito Piscicelli e suo cognato Gagliardi

Ecco la telefonata intercettata tra l'imprenditore Francesco De Vito Piscicelli (coinvolto nell'inchiesta per esser stato il tramite tra una ditta fiorentina e Balducci e De Santis) e suo cognato Gagliardi, in cui emerge quello che il gip nell'ordinanza definisce "cinismo" di personaggi che a pochi giorni dal terremoto dell'Aquila pensano solo a come speculare sugli appalti:

PISCICELLI: si

GAGLIARDI:...oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito...non è che c'è un terremoto al giorno

P:..no...lo so (ride)

G:...così per dire per carità...poveracci

P:..va buò ciao

G:...o no?

P:...eh certo...io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto

G:...io pure...va buò...ciao.

12 febbraio 2010

 

 

 

 

gli atti trasmessi alla procura di Perugia. BERSANI: "ANDAZZO INACCETTABILE"

Inchiesta appalti, primi interrogatori

Due degli imputati: "Appalti regolari"

Balducci, Anemone e Della Giovampaola dal gip Lupo, De Santis a Milano non risponde. Gli indagati sono 28

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Angelo Balducci (Ansa)

Angelo Balducci (Ansa)

ROMA - Si sono svolti nelle carceri di Regina Coeli e San Vittore gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. A Roma, davanti al gip fiorentino Rosario Lupo sono comparsi il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, già soggetto attuatore per le opere alla Maddalena, l'ingegner Mauro Della Giovampaola, che ha lavorato nella struttura di missione per il G8 in Sardegna ed è coordinatore dell'unità tecnica di missione per la realizzazione delle infrastrutture per i 150 anni dell'Unità d'Italia, e l'imprenditore romano Diego Anemone.

"APPALTI REGOLARI" - Gli interrogatori, fissati per le 10.30, sono cominciati con due ore di ritardo a causa della neve che ha bloccato per strada il gip e sono andati poi avanti per tutto il pomeriggio . Il primo a comparire davanti al magistrato è stato Della Giovampaola che nel corso di due ore di colloquio con il magistrato ha sostenuto la legittimità del suo operato. Al giudice, secondo quanto si è appreso, ha risposto ribadendo la regolarità nelle gare di assegnazione degli appalti dei grandi eventi. I suoi legali all'uscita dal carcere non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. L'imprenditore Diego Anemone si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. La sua versione l'ha però ribadita Angelo Balducci, evidenziando, così come Della Giovampaola, che le gare di appalto che si sono svolte "non solo in modo legittimo, ma con il controllo di una molteplicità di persone e di comitati di esperti che ne hanno verificato la limpidezza".

DE SANTIS NON PARLA - Per il quarto arrestato, l'ingegnere Fabio De Santis, attuale provveditore alle opere pubbliche della Toscana e successore di Balducci come soggetto attuatore per le opere del G8 alla Maddalena, l'interrogatorio era previsto per rogatoria nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Vincenzo Tutinelli, ma De Santis, difeso dall'avvocato Remo Pannain, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Firenze (pdf)

GLI ATTI A PERUGIA - Il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi ha spiegato che sono 28 gli indagati nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi: il G8 alla Maddalena, i Mondiali di nuoto a Roma e le celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Intanto gli atti, una quarantina di faldoni, sono stati trasmessi alla procura di Perugia, competente in quanto uno degli indagati è il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio. I pm del capoluogo umbro, quelli di Roma e di Firenze stanno comunque valutando come dividersi i vari tronconi d'indagine. A occuparsi del fascicolo a Perugia sono il procuratore facente funzioni Federico Centrone insieme ai sostituti Sergio Sottani e Alessia Tavernese. Nella procura di Firenze le bocche sono cucite: nessun rischio di sequestro dei cantieri, è l'unica cosa che dice il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi.

L'ANALISI DEI DOCUMENTI - Due giorni dopo le perquisizioni, gli arresti e gli avvisi di garanzia, i magistrati fiorentini - Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini - sono impegnati nell'analisi dei documenti ("interessanti", si limitano a dire gli investigatori) sequestrati nella sessantina di perquisizioni. Fra gli indagati c'è il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che in un'intervista al Corriere della Sera si difende respingendo l'accusa di corruzione: "Non ho tradito gli italiani, sono vittima dell'invidia". I nomi più altisonanti sarebbero quelli usciti in questi giorni, ma il gip scrive che l'"insidiosità" del sistema messo in piedi dagli arrestati si comprende anche "dal coinvolgimento a vario titolo, e in gran parte ancora da definire nei suoi contorni, di personaggi di grossa levatura istituzionale".

BERSANI: ANDAZZO INACCETTABILE - Sul fronte politico, Pier Luigi Bersani sottolinea che nel caso di Bertolaso eventuali responsabilità personali saranno stabilite dalla magistratura ma c'è un "andazzo non accettabile": "Nessuno si mette a fare il giudice, però esiste un fatto oggettivo, una responsabilità oggettiva - ha detto il segretario del Pd -. Queste procedure assolutamente discrezionali danno luogo a rischi enormi e il governo sta proponendo in questi giorni in Parlamento di triplicare queste procedure. È un'assurdità, noi ci batteremo contro. Bisogna che la maggioranza rifletta: non possiamo buttarci in un pozzo. Non possiamo chiamare emergenza i campionati di nuoto piuttosto che il piano carceri". Commentando le dichiarazioni del premier, che ha definito l'operato dei magistrati vergognoso, Bersani ha aggiunto: "Bisogna tirar le somme, credo che queste frasi di Berlusconi siano totalmente fuori luogo".

MOZIONE DI SFIDUCIA DELL'IDV - L'Italia dei Valori chiede le dimissioni del capo della Protezione civile. Antonio Di Pietro ha presentato una mozione di sfiducia contro di lui: "Bertolaso dimettiti, altrimenti ti sfiduciamo noi. Sono proprio curioso di vedere se il nostro Bertolaso ha un po' d'onore, oppure anche lui è come il sottosegretario Cosentino, il quale, nonostante un provvedimento di cattura confermato dalla Cassazione che gli pende addosso, insiste a rimanere al governo" afferma il leader Idv. Al contrario, il gruppo parlamentare di "Noi Sud" presenterà alla Camera una mozione a sostegno di Bertolaso. "Ribadiamo la nostra solidarietà, convinti come siamo della sua totale integrità morale - dice il segretario Arturo Iannaccone -. Lo invitiamo a non dimettersi e a continuare a guidare la Protezione civile". È contrario alla mozione di sfiducia il leader dell'Udc Casini: "Non accettiamo la decapitazione di Bertolaso come vorrebbe l'onorevole Di Pietro, ma nel contempo riteniamo che la Protezione civile non possa essere al di sopra della legge e abbia bisogno di regole certe".

Redazione online

12 febbraio 2010

 

 

 

"Festa per Bertolaso", ma lui non ci andò

Tutti i favori di Anemone: prostitute, champagne e l'idrovolante-taxi

"Piove", il segnale dell'indagine in arrivo. Il lavoro al cognato di Masi

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I verbali delle intercettazioni

I verbali delle intercettazioni

Chiudeva affari milionari la "combriccola" e poi si occupava di soddisfare in ogni modo gli alti funzionari che gestivano i "grandi Eventi". Dalle carte dell'inchiesta di Firenze spuntano altri festini a luci rosse, viaggi in aerei privati, case messe a disposizione e assunzioni fittizie per assecondare le richieste dei potenti. Nel settembre 2008 "per il trasferimento di Angelo Balducci da Roma a Palermo con sosta a Capri" fu affittato "un idrovolante per due persone al costo di 3.800 euro più Iva". Qualche settimana dopo per Guido Bertolaso fu organizzata una "cosa megagalattica": serata con "frutta, champagne e due o tre ragazze". Il capo della protezione civile fu costretto a rinunciare perché aveva un altro impegno, ma al telefono sottolineò: "Conto che l'offerta possa essere ripetuta ovviamente in un'altra occasione". A tutto pensava Diego Anemone, 39 anni, l'imprenditore che era riuscito ad accaparrarsi una grossa fetta degli appalti per i "Grandi Eventi" gestiti dalla presidenza del Consiglio. Pagava persino le stoffe che la moglie di Balducci aveva scelto per arredare il nuovo appartamento del figlio. E non badava a spese. Sapeva di poter ottenere altri vantaggi e infatti agli amici imprenditori assicurava di "tenerli presenti per i lavori del post terremoto in Abruzzo".

Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village"

Prostitute a Venezia - È il 17 ottobre 2008. I fondi del G8 sono stati sbloccati. Mauro Della Giovampaola, il funzionario delegato alla Maddalena finito adesso in carcere, contatta Daniele Anemone, il fratello di Diego.

Della Giovampaola: Guarda ti dico, una cosa così non l'ho mai vista... All'1,15 sono arrivati i soldi sul conto, all'1,18 il Soggetto Attuatore li aveva già mandati in Banca d'Italia, all'1,19 sono partiti i pagamenti.

Anemone: grande! grande!

Della Giovampaola: allora a questo punto... in virtù di questa cosa ... non è che uno... siccome la vita è un po' così. Che si deve fare? Ti faccio presente che noi domani sera con una terza persona (oltre a lui, De Santis e Balducci) dormiamo a Venezia.

Anemone: umhh ci organizziamo... eh ma mi devi dire l'albergo però.

Della Giovampaola: sì... allora è il Gritti Palace... però siccome è roba che è a sei, quasi sette stelle... deve essere tutto equivalente.

Anemone: eh, ho capito

Della Giovampaola: perché non è che arrivano due stelline del cazzo... che poi è una cosa che non va bene no? Anemone: (ride) va bene adesso mi organizzo.

Pochi minuti dopo, come risulta dalle intercettazioni, Daniele Anemone chiama Simone Rossetti e gli chiede: "Ma tu a Venezia come stai messo? perché a me per domani sera...". Subito dopo contatta il fratello Diego e "gli fa capire che Simone ha bisogno di non meno di 4.000 euro...". Annota il giudice: "In effetti De Santis e Della Giovampaola usufruiranno delle prestazioni sessuali a pagamento di una ragazza procurata da Rossetti peraltro poi lamentandosi della "qualità" della ragazza". Non è l'unica volta. "Il 13 novembre 2008 viene messa a disposizione da Rossetti una prostituta in favore di De Santis. L'incontro mercenario a sfondo sessuale viene procurato su richiesta di Della Giovampaola il quale in un primo momento avrebbe dovuto usufruirne insieme a lui, su sollecitazione di Diego Anemone".

Il direttore generale della Rai Mauro Masi (Ipp)

Il direttore generale della Rai Mauro Masi (Ipp)

Il favore a Mauro Masi - Il pomeriggio dell'8 giugno 2009 "il professor Mauro Masi (direttore generale della Rai, ndr) facendo evidentemente riferimento a pregresse intese con Angelo Balducci lo sollecita a telefonare a Anthony Smit (fratello della sua fidanzata)": "Se puoi fare quella telefonata entro oggi... a me servirebbe insomma". Dal tenore delle conversazioni successive si capisce che la richiesta riguarda "una sistemazione lavorativa". E infatti Balducci lo contatta e gli fissa un appuntamento per il fine settimana successivo a Roma. Neanche un mese dopo la pratica appare sistemata: Anemone lo assumerà presso il Salaria Sport Village, come gli dice chiaramente.

Anemone: Antony se mi mandi un messaggino di un tuo riferimento di un conto corrente perché io ho fatto l'assunzione già retrodatata.

Smit: Ah splendido, va bene

Anemone: così ti mando poi a settembre, dimmi te quando vogliamo iniziare, come avevamo detto... non me lo ricordo neanche più.

Smit: il 15 luglio io finivo le ferie insomma... queste ferie di cui ho avuto bisogno per sistemare un po' la situazione... tu scusami se mi permetto, quando avresti bisogno di cominciare a inquadrarmi... Anemone: io l'ho fatta dal primo luglio quindi significa che tu la mensilità di luglio la prendi tutta e siccome agosto è ferie ti prendi anche quella di agosto... se tu vedi che hai finito ci vediamo la prima settimana di agosto facciamo un punto e poi ci rivediamo a settembre, se invece dici "voglio chiudere così" iniziamo dal primo settembre però dal primo luglio stai assunto.

Smit: Ah splendido... quindi vengo su agosto un attimino.

Scrive il giudice: "Il 13 agosto Smit chiede ad Anemone notizie sull'assunzione e soprattutto in merito allo stipendio che non gli è stato ancora accreditato. Anemone gli dice che potrà venire a Roma a ritirare i due stipendi". Quando si trasferisce a Roma gli sarà dato in uso anche un appartamento che costa al gruppo Anemone 950 euro al mese.

L'allerta di Toro - A fine settembre scorso la banda evidentemente fiuta guai. A Roma sono stati sequestrate le piscine dei Mondiali di nuoto, si rincorrono voci su altre indagini. Scrive il giudice: "Il 26 Balducci rassicura Anemone che il problema del sequestro del cantiere del Salaria Sport Village e degli altri impianti è da considerarsi risolto". Comincia una frenetica attività di contatti da parte di entrambi che ha come terminale Camillo Toro, il figlio del procuratore aggiunto di Roma Achille, che ha ottenuto un incarico al ministero delle Infrastrutture. Il tramite è l'avvocato Edgardo Azzopardi, amico della famiglia, che a sua volta passa le informazioni a Manuel Messina per farle arrivare ad Anemone. Usano tutti massima cautela: Balducci rinuncia addirittura all'autista per gli incontri riservati, gli altri in alcune conversazioni si servono del sistema Skype. Il 30 gennaio scorso Azzopardi incontra Camillo Toro. Poi chiama Messina. E, sottolinea il giudice, "gli fa capire che ci sono grossi problemi giudiziari in arrivo".

Azzopardi: eh... piove.

Messina: Non mi dire... pesantemente? Piove parecchio?

Azzopardi: eh... speriamo che non ti piova dentro casa perché... piove tanto.

Fiorenza Sarzanini

12 febbraio 2010

 

 

 

 

"Qualcuno mi ha tradito, ma non lascerò"

Bertolaso respinge le accuse: resto, sempre che lo vogliano. Le escort? Solo massaggi antistress

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"Qualcuno mi ha tradito, ma non lascerò"

Bertolaso respinge le accuse: resto, sempre che lo vogliano. Le escort? Solo massaggi antistress

Guido Bertolaso in una immagine d'archivio. (Ansa)

Guido Bertolaso in una immagine d'archivio. (Ansa)

ROMA— "Cominciamo dai soldi: pensare che si possa imbonire o addirittura comprare con 10.000 euro uno come me, che ha gestito lavori per centinaia di milioni, è perfino umiliante".

I carabinieri la ritengono un’ipotesi di "una certa fondatezza", dottor Bertolaso, ed evidentemente non pensano a 10.000 euro...

"Penso di avere gli elementi per dimostrare che si sbagliano. Poi c’è la questione delle donne che mi dà molto fastidio, è imbarazzante". La voce del capo della Protezione civile, al primo piano del palazzone sulla via Flaminia che ospita il Dipartimento, si abbassa di tono, tossisce, sceglie con cura le parole: "Sono molto rammaricato perché questa signora Francesca di cui si parla è una fisioterapista brava, per bene e molto seria, a cui ricorrevo per combattere lo stress e il mal di schiena di cui soffro spesso".

Secondo il giudice ci sono intercettazioni "a volte del tutto esplicite e fortemente eloquenti" da cui s’intuiscono "prestazioni di natura sessuale".

"Chiarirò tutto con i magistrati, per quello che mi riguarda la realtà è quella che ho appena detto. Vede, il Salaria Sport Village è un circolo di 6.000 iscritti e io sono uno di loro, ho evitato i Club che stanno sul Tevere, frequentati dall’élite romana, perché mi piace stare in mezzo alla gente comune".

Dalle carte dell’inchiesta sembra che a volte il Centro massaggi venisse chiuso per garantirle discrezione.

"Anche questo lo vedremo, spero di poter essere interrogato già la prossima settimana".

Sospetta di essere capitato in un giro di persone che volevano imbastire intorno a lei quello che è diventato famoso come "sistema Tarantini", escort in cambio di favori e lavori?

"Se qualcuno l’ha fatto ha sbagliato, perché con me quel sistema non funziona. Con altri non so. Del resto io vivo sotto scorta, possono ascoltare gli uomini che mi seguono dappertutto".

Per non destare sospetti, non crede che avere rapporti troppo cordiali con gli imprenditori a cui si affidano appalti senza gare sia poco opportuno?

"Io non ho dato gli appalti del G8 alla Maddalena, non li ho seguiti direttamente né personalmente. Ha gestito tutto Angelo Balducci (arrestato l’altro ieri, ndr), uno che è diventato presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, cioè la massima autorità in Italia: non mi pare di aver affidato l’incarico al primo che passava per strada. Con lui ho lavorato per anni e non ho mai avuto ragione di dubitare, se ha delle responsabilità saranno i magistrati ad accertarle".

E l’imprenditore Anemone, arrestato anche lui, che secondo il giudice parlava e s’incontrava spesso con lei?

"L’avrò visto tre o quattro volte. Avevo rapporti con lui come con tanti altri che conosco, ma questo non può essere motivo di scandalo se tutto avviene nella trasparenza, che io ho sempre rispettato. A me dispiace che si parli di questa storia come di uno scandalo, mentre abbiamo fatto una grande modifica ambientale su un’isola come la Maddalena".

A costi un po’ alti se è vero che un albergo è costato quasi 4.000 euro a metro quadro.

"E’ ovvio che costruire lì costa più che altrove, la Maddalena non è Ostia! E noi abbiamo fatto tutto in dieci mesi, quando normalmente ci sarebbero voluti dieci anni..."

Per questo diceva a Balducci che bisognava sbrigarsi con le gare, approfittando che il presidente della Sardegna Soru era impegnato nella campagna elettorale?

"Ma no! Abbiamo fatto tutto in pieno accordo con Soru, abbiamo le carte che lo dimostrano. Lì davvero bisognava avere in fretta il capitolato del bando, sennò non ce l’avremmo fatta con gli arredamenti e il personale. Ci siamo riusciti, e quando aprirà la stagione e gli alberghi saranno funzionanti vedremo se si tratta di cattedrali nel deserto, come qualcuno dice, oppure una ricchezza per quell’isola, come penso io".

Oggi Berlusconi è tornato ad attaccare i magistrati. Anche lei si sente vittima di un complotto giudiziario?

"Il presidente Berlusconi parla per la stima che ha per me, e che io ricambio perché quello che mi ha permesso di fare lui in Campania e in Abruzzo non l’avrebbe fatto nessun altro, e come uno che ha molti procedimenti penali pendenti: che abbia una certa animosità nei confronti dei magistrati è comprensibile. Io ho grande fiducia nella magistratura di Firenze, come in quella di Napoli".

Ma se i giudici sono bravi e lei non ha fatto nulla di male, che cosa può essere accaduto per farla ritrovare con un avviso di garanzia per corruzione?

"Non lo so. Nel mestiere che faccio ci sono due rischi: da un lato commettere errori e incappare in qualche illecito; dall’altro acquistare visibilità, popolarità e invidie. Quando mi hanno chiesto che cosa provassi sapendo che nella classifica della popolarità venivo subito dopo il presidente Napolitano e prima del Papa, risposi che in quella situazione la mia preoccupazione era che qualcuno mi facesse trovare con una bustina di cocaina in tasca. Forse è ciò che sta accadendo".

E chi avrebbe messo la bustina?

"Non lo so, aspetto l’esito dell’inchiesta".

Non pensa di essere stato almeno superficiale nelle frequentazioni un po’ troppo cordiali con certi imprenditori?

"Ma non ci sono state! E se mi chiede se qualcuno può aver tradito la mia fiducia le rispondo che può pure essere, ma non ho elementi per sostenerlo. Anche perché tutti sanno qual è il mio stile, rigoroso prima di tutto con me stesso e con i miei collaboratori".

Nemmeno ritiene di aver tradito la fiducia di quegli italiani che le hanno tributato tanta popolarità?

"La mia amarezza maggiore è proprio questa, e io resto al mio posto anche per dimostrare che non ho tradito la fiducia di chicchessia. Ma le dimissioni io non le ho ritirate, il governo le ha respinte e io ho il dovere di continuare a fare il mio lavoro. Ma se domattina le accetteranno mi farò da parte senza problemi".

Perché in Italia ogni opera diventa un Evento da gestire con misure straordinarie, anche quando si tratta della celebrazione di un anniversario, prevedibili con quanto anticipo si vuole?

"E io che ne so? Certo non dipende da me. Io so solo che se la direttrice di una circoscrizione di Roma dice che bisogna chiamare me per fare un asilo, io non mi tiro indietro. Non sono io che sgomito per fare le cose, mi chiamano. E dovrei restare fermo a guardare l’impotenza del mio Paese? No, se ho gli strumenti per dare una mano lo faccio volentieri".

Giovanni Bianconi

12 febbraio 2010

 

 

 

 

Palazzo del Cinema ed escort al Gritti

Il caso Bertolaso sbarca in laguna

Venezia: il subappalto dell’opera ad Anemone, arrestato dal gip di Firenze

Il sottosegretario Guido Bertolaso (archivio)

Il sottosegretario Guido Bertolaso (archivio)

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Tutti i favori di Anemone: prostitute, champagne e l'idrovolante-taxi

VENEZIA – Il 28 agosto 2008, al mattino, partecipava in qualità di ex vicecommissario di nomina governativa alla posa della prima pietra del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia. Alla sera, in albergo, Fabio De Santis si divertiva invece con un’escort pagata da Diego Anemone, l’imprenditore che ha inguaiato il potentissimo capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Anemone – insieme allo stesso De Santis (soggetto attuatore delle opere del G8 alla Maddalena), ad Angelo Balducci (presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici) e a Mauro Della Giovampaola (membro della struttura per le opere per i 150 anni dell’Unità d’Italia, di cui fa parte il Palacinema) – da mercoledì è in carcere, accusato di corruzione dalla procura della Repubblica di Firenze. Il bis il 17 e il 18 ottobre successivi: De Santis e Della Giovampaola devono venire di nuovo a Venezia per il Palacinema e questo cade, fatalità, in coincidenza con il giorno in cui annunciano ad Anemone che sono arrivati i soldi per un pagamento delle opere del G8. La "ricompensa" anche questa volta è una ragazza, della cui "qualità" però gli interessati si lamenteranno. Ma dall’ordinanza di custodia cautelare del gip fiorentino Rosario Lupo emerge anche un altro particolare: società del gruppo Anemone hanno conquistato – tra i numerosi appalti – quello per gli arredi del Palazzo del Cinema, che è in costruzione da parte della veneziana Sacaim. "Anche grazie alla intermediazione di Balducci", sottolinea il giudice.

Il progetto per il nuovo Palazzod del Cinema di Venezia (archivio)

Il progetto per il nuovo Palazzod del Cinema di Venezia (archivio)

Anemone e Venezia Il 28 agosto del 2008 Anemone è al telefono con tale Antonio Monterotti e gli riferisce che sta andando a Venezia per la posa della prima pietra del Nuovo Palazzo del Cinema, assegnato alla Sacaim, nell’ambito del programma per le celebrazioni del 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia. "Sto andando a Venezia che c’è la posa della prima pietra... capito?... io vado a fare la all’isola della Maddalena a opera di imprese riconducibili, tra l’altro, allo stesso gruppo, immediatamente chiedono di essere premiati, mediante l’organizzazione di un incontro a carattere sessuale per entrambi".

Le intercettazioni Il 17 ottobre del 2008, De Santis chiama Anemone e gli passa Della Giovampaola, il quale esulta per aver ottenuto il pagamento (1.456.000 euro) per i lavori del G8, "una cosa così in vita mia non l’ho mai vista... cioè... all’una e quindici... sono arrivati i soldi sul conto... all’una e diciotto... il soggetto attuatore li aveva già mandati in Banca d’Italia... all’una e diciannove sono partiti i pagamenti". Ed è qui che gli chiede la ricompensa. Gli dice che l’indomani lui e De Santis e Balducci sono a Venezia: "Che si deve fare!?... ti faccio presente che domani sera dormiamo a Venezia... ". Anemone: "Abbiamo già fissato anche le camere e tutto... adesso lo vedo subito... hotel Gritti? mi devo organizzare". Della Giovampaola vuole essere chiaro: "Però... siccome è roba che è a sei quasi sette stelle... no... deve essere tutto equivalente... perché non è che arrivano due stelline del cazzo... che poi è una cosa che non va bene no?... anche perché non le fanno entrare... lì ci sono tutti i marmi... i dipinti... i cazzi... se no non entrano capito?". parte vostra... li mortacci vostri... io ci vado per la falegnameria perché... come si dice... la parte civile è un’impresa di Venezia...". La falegnameria sono gli arredi. La "parte civile" è la Sacaim, naturalmente. Il giudice Lupo non ha dubbi: "Trattasi di vicenda che denota in modo eclatante l’illecita messa a disposizione dei pubblici ufficiali Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola i quali, avendo assicurato al gruppo Anemone il pagamento di una consistente somma di denaro connesso agli appalti del G8 in corso di realizzazione.

Magistrato alle Acque Un passaggio dell’ordinanza è dedicato anche al presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta, arrivato in laguna del 2008 dopo essere stato dirigente del ministero delle Infrastrutture. Il 18 settembre 2009 Fabio De Santis è al telefono con il fratello Marco e gli racconta di aver parlato con Anemone perché – scrive il gip – "non ha mantenuto un impegno preso per conto dell’ingegner Patrizio Cuccioletta". De Santis, al telefono: "Ma Cuccioletta… eh Cuccioletta, bella figura del cazzo che avete fatto". Il 25 settembre, in un’altra telefonata al fratello, De Santis gli conferma di essersi lamentato con Anemone "del mancato rispetto degli accordi che prevedevano il coinvolgimento del fratello Marco nelle ultime opere pubbliche appaltate. "Conosco Fabio De Santis, un giovane ingegnere bravo su cui non posso dire nulla di male, e anche il fratello Marco, che ho sentito pure nei giorni scorsi – spiega Cuccioletta – Anemone invece non lo conosco. Io con questa storia non c’entro nulla".

Alberto Zorzi

Andrea Pasqualetto

12 febbraio 2010

 

 

 

 

ma a una seconda richiesta di 50mila euro il religioso ha opposto un rifiuto

Le richieste di Anemone a don Biasini

Secondo il gip l'imprenditore avrebbe ottenuto dei soldi dal missionario: erano tra i fondi destinati all'Africa

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Don Evaldo Biasini (Ansa)

Don Evaldo Biasini (Ansa)

MILANO - È un missionario della Congregazione del Preziosissimo sangue impegnato in diverse missioni in Africa don Evaldo Biasini, l'anziano sacerdote cui uno degli arrestati nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi tra cui il G8 alla Maddalena, Diego Anemone, ha chiesto con insistenza soldi. E li ha ottenuti - come scrive il gip nell'ordinanza - nelle disponibilità del sacerdote che doveva portarli in Africa. A una seconda richiesta del costruttore per 50mila euro il sacerdote, secondo quanto è riferito in una intercettazione, avrebbe però risposto "scordateli".

"RAPPORTI POCO CHIARI" - "Anemone risulta avere rapporti poco chiari con un prelato - scrive il gip -, don Evaldo Biasini, economo provinciale della Congregazione dei missionari del Preziosissimo sangue di Roma". Dalle indagini risulta che l'impresa di Anemone stava eseguendo lavori edili presso il collegio del Preziosissimo sangue in via Narni a Roma per conto di don Biasini, ed è proprio a don Evaldo che Anemone, il 22 settembre 2008, chiede soldi, di cui va in cerca prima di un incontro programmato con Bertolaso. Gli inquirenti scrivono che Anemone si è attivato spesso alla ricerca di denaro contante in previsione di incontri con il capo della Protezione civile tanto che gli investigatori ritengono "con certa fondatezza che detti incontri siano finalizzati alla consegna di somme di denaro al Bertolaso". Anemone chiama il sacerdote "...senti Evà scusa se ti scoccio... solo per rotture di coglioni perché ieri... stamattina devo vedere una persona verso le 10 e mezza, 11... tu come stai messo?". Don Evaldo risponde di poter recuperare su due piedi solo 10mila euro: "Di soldi?... qui ad Albano ce n'ho 10 soltanto... giù a Roma potrei darteli... debbo poi portarli in Africa... mercoledì... vediamo un po'".

RIFIUTATI 50MILA EURO - Così Anemone si accorda con il sacerdote: "Oggi non ce la facciamo eh? ...domani, domani ...va be'... domani mattina faccio un salto casomai allora". Prosegue il gip: "In una successiva conversazione del 23 settembre Anemone sembra impartire disposizioni affinché sia richiesta a don Evaldo la disponibilità di dargli un'ulteriore somma di denaro di 50mila euro che però stavolta non ottiene". Un'incaricata di Anemone, Alida Lucci, chiama l'imprenditore e dice: "Allora lì quello di ieri no... proprio m'ha detto "scordatelo" (don Evaldo, ndr)". E al no del sacerdote riparte la ricerca di contanti da parte di Anemone. (Ansa)

12 febbraio 2010

 

 

 

Al Salaria Sport Village

"La ripassata? No, avrà detto rilassata"

Il presidente del centro: equivoco dei pm. Regina esiste sì, ma è la nostra responsabile del ballo

Al Salaria Sport Village

"La ripassata? No, avrà detto rilassata"

Il presidente del centro: equivoco dei pm. Regina esiste sì, ma è la nostra responsabile del ballo

Gli interni del "Salaria Sport Village"

Gli interni del "Salaria Sport Village"

ROMA — "Sì, ho letto i giornali. Il dottor Guido Bertolaso è venuto a farsi una "ripassata" qui da noi con Francesca... E allora? È nostro socio e noi ne siamo onorati. Ne avrà diritto, no?". Luigi Sotis è il presidente del "Salaria Sport Village". È un uomo calmo, gentile, che non difetta di sense of humour. Anzi, la bufera che ha travolto il suo circolo non sembra scomporlo più di tanto. Dice: "Il mondo dei vip va matto per i massaggi del nostro centro benessere. Massaggi con le pietre, massaggi con le conchiglie... Bertolaso avrà detto "rilassata" non "ripassata" e i magistrati hanno capito male. Non lo so, mi sembra tutto un misunderstanding. Un grosso equivoco...". Poi però si fa serio: "Ma che avete scritto? Ho letto pure di un incontro che il dottor Bertolaso avrebbe avuto qui da noi con una brasiliana mandata da un’altra brasiliana, una certa Regina. Guardate che Regina esiste veramente, è Regina Profeta, ricordate le ragazze del Cacao Meravigliao? Lei lavora per noi, è una nostra dipendente, anzi è la responsabile dell’eventistica danzante, un giorno a settimana la Noche de Salsa è roba sua, con le penne all’arrabbiata a mezzanotte. Regina Profeta porta con sè ballerine di professione, soubrette di successo, altro che prostitute...".

Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village"

"Salaria Sport Village", ieri pomeriggio. La cittadella è blindata, c’è diffidenza, in fondo questo è stato

Gli interni del "Salaria Sport Village"

Gli interni del "Salaria Sport Village"

anche il primo circolo sportivo sequestrato a Roma dai pm che indagano sulle piscine dei Mondiali di nuoto 2009. Presunte violazioni dei vincoli ambientali: 160 mila nuovi metri cubi costruiti col Tevere a due passi. Le guardie private scortano i giornalisti fino alla reception e poi li riaccompagnano fuori con gentilezza. Simone Rossetti, colui che avrebbe concordato l’appuntamento telefonico per la "ripassata" di Bertolaso con Francesca, è il cugino di Diego Anemone, il costruttore arrestato due giorni fa. Rossetti non vuole parlare con il Corriere. Parla, però, Nicola Pietrangeli, l’indimenticato ct dell’Italia di tennis campione di Coppa Davis, che del grande circolo sulla Salaria è stato presidente onorario fino al giugno scorso. Dice Pietrangeli: "Io, giuro, Bertolaso in tre anni non l’ho mai visto. E l’unica volta che sono andato al centro-beauty mi ha massaggiato un uomo... Insomma, i miei amici del Canottieri Roma ogni tanto mi sfottevano pure: oh, chiedevano, non è che lì da te c’è movimento? Ma io, sarà l’età, roba mignottesca al Salaria non l’ho mai vista. Qualche sera, a cena, ci ho portato i miei amici Nastase, Santana e Lea Pericoli. Serate molto tranquille...". Tra i circa 3.500 abbonati e clienti, non sono pochi i vip che vengono qui innamorati dei vari trattamenti: hammam, biosauna, docce emozionali, olii, candele, relax paradisiaco nella cosiddetta "stanza dei sogni", chiamata così per la volta dipinta come un cielo stellato. Avvistati: Maria Grazia Cucinotta, Stefano Masciarelli, l’ex calciatore Sebino Nela. Questo, un tempo, era il circolo del dopolavoro del vecchio Banco di Roma, poi sono arrivati i "re di Settebagni ", i costruttori Anemone, che hanno rilevato il complesso coltivando sogni di "grandeur". Una famiglia molto unita: mogli, figli, cugini, nipoti, tutti a vario titolo lavorano al circolo.

"Ripassata, ribollita, andateci piano con le parole — taglia corto il presidente Sotis —. Io, le ragazze del centro, le conosco tutte e sulla loro moralità sono pronto a mettere la mano sul fuoco. Attenzione, però: una frase male enucleata, e penso a Bertolaso, potrebbe rivelarsi la peggiore delle bugie. È già successo ".

Fabrizio Caccia

12 febbraio 2010

 

 

 

 

il club citato nell'inchiesta che coinvolge bertolaso

Ecco le ragazze del Salaria Sport Village

Sono sei e hanno tra i 20 e i 30 anni: tra queste c'è "Francesca del beauty", una ragazza mora

il club citato nell'inchiesta che coinvolge bertolaso

Ecco le ragazze del Salaria Sport Village

Sono sei e hanno tra i 20 e i 30 anni: tra queste c'è "Francesca del beauty", una ragazza mora

Il Salaria Sport Village (Eidon)

Il Salaria Sport Village (Eidon)

MILANO - Cominciano a trapelare le prime indiscrezioni. "Serate disco" in alcuni padiglioni del Salaria Sport Village di Roma, massaggiatrici "blindate" e club gradualmente svuotato, dopo l'assalto dei giornalisti e il tam tam sui rapporti del capo della Protezione civile Guido Bertolaso e alcuni imprenditori legati al club nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze.

LE SEI RAGAZZE - Al centro benessere del Salaria Sport Village, già implicato nell'inchiesta sui presunti abusi commessi per la costruzione di strutture per i Mondiali di Nuoto, lavorano sei ragazze che hanno tra i 20 e i 30 anni.

Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village" Il "Salaria Sport Village"

E tra queste c'è "Francesca del beauty", una ragazza mora - riferiscono - ma oggi blindata come le sue altre colleghe del centro benessere. A scatenare la curiosità su "Francesca" è stata proprio un'intercettazione in cui questo nome è associato da Bertolaso a "una ripassatina". Al club sono state spesso organizzate "serate disco" con la partecipazione di diversi vip. La prossima festa in programma al club, in cui per l'occasione verrà regalata una maschera a ogni partecipante, è quella prevista sabato prossimo per il carnevale ed è aperta a tutti. (Fonte: Ansa)

 

11 febbraio 2010(ultima modifica: 12 febbraio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-11

il capo della protezione civile: "l'accusa è infamante ma io non c'entro nulla"

Berlusconi difende Bertolaso:

"I pm si devono vergognare"

"La legge sulla Protezione Civile va avanti". E sugli scandali sessuali:"Andava a farsi curare mal di schiena"

il capo della protezione civile: "l'accusa è infamante ma io non c'entro nulla"

Berlusconi difende Bertolaso:

"I pm si devono vergognare"

"La legge sulla Protezione Civile va avanti". E sugli scandali sessuali:"Andava a farsi curare mal di schiena"

Silvio Berlusconi con (a destra) Guido Bertolaso (Reuters)

Silvio Berlusconi con (a destra) Guido Bertolaso (Reuters)

MILANO - L'ira del premier Berlusconi per la vicenda Bertolaso non accenna a sbollire. "I magistrati si devono vergognare" ha detto rivolgendosi ai giornalisti italiani tra cui il giornalista del Corriere della Sera Marco Galluzzo passeggiando tra i negozi antiquari nelle strade di Bruxelles. "La legge sulla Protezione Civile Spa va avanti". "Siamo alla presenza di un imbarbarimento, di un avvelenamento della vita civile che è difficile da sopportare" sottolinea ancora il premier.

SCANDALI - E sui presunti scandali sessuali il premier aggiunge: "Bertolaso è andato a farsi curare la schiena: soffre di mal di schiena. I magistrati hanno un potere che dovrebbe essere più controllato". "Ho parlato con Bertolaso, so che aveva mal di schiena e andava da una fisioterapista, una signora di mezza età che, tra l'altro, oggi è in ospedale per farsi operare per un problema alla spina dorsale" aggiunge ancora il premier. "Quindi - dice ancora il presidente del Consiglio - tutte queste cose qui sono assolutamente non accertate, non vere e infondate". Berlusconi, quindi, ribadisce di escludere ogni possibilità di dimissioni di Bertolaso: "Non si tocca". Il premier parte da un ragionamento: "Se una persona opera bene al 100% e poi c'è l'1% discutibile, quell'1% deve essere messo da parte. Mi sembra - aggiunge il premier - una cosa di buon senso che è difficile non capire". Il presidente del Consiglio spiega ai cronisti di riferirsi "al fatto che ci può essere qualche irregolarità da parte di chi opera bene, ed è anche giusto. Non lo dico di Bertolaso - chiarisce il presidente del Consiglio - ma se uno mette il telefono sotto controllo per due anni si alzi in piedi chi pensa che non possa uscire qualcosa di scandaloso". Berlusconi, comunque, osserva che "non si tratta di reati ma di qualcosa inerente alla sfera privata".

ANM - Immediata la replica a Berlusconi dell'Associazione nazionale magistrati: "Non scendiamo sul terreno degli insulti, ma facciamo quello che la Costituzione ci impone" ribadisce il presidente dell'Anm Luca Palamara.

BERTOLASO - Dall'Italia invece è lo stesso Bertolaso a fare eco alle parole del presidente del Consiglio: "L'accusa è infamante, drammatica. Io non c'entro con questa vicenda, penso che si sia trattato di un grosso equivoco": afferma il capo del Dipartimento della Protezione intervistato dal Tg2. "Il timore è che gli italiani si possano sentire traditi da Guido Bertolaso: per questo sono disposto a dare la vita per dimostrare loro che non li ho mai ingannati" aggiunge ancora. "Il Salaria sport village è uno dei centri sportivi più grandi di Roma", e al suo interno "c'è una struttura per la fisioterapia" sottolinea Bertolaso. "Francesca - spiega ancora - è una signora perbene, molto brava, alla quale ricorrevo per lo stress che, per il lavoro che faccio, ogni tanto mi colpisce". Protezione civile servizi Spa, spiega poi Bertolaso è una "struttura di servizio" che servirà "proprio a garantire quella trasparenza ed efficacia degli interventi che noi vogliamo garantire a tutti gli italiani".

PROTEZIONE SPA - "Voglio chiarire ancora una volta - dice il capo della Protezione Civile - perchè l'ho detto in tutti i modi e in tutte le salse, che questa Spa di Protezione Civile sarà solamente una struttura di servizio del Dipartimento nazionale, che continua a rimanere una struttura centrale della presidenza del Consiglio con funzionari bravi, esperti e pubblici". Poco dopo nuova intervista al Tg1 con un accenno alla famiglia: "Sono molto avvilito. La mia grande preoccupazione è quella di dimostrare che non ho tradito la fiducia degli italiani. È l'unica cosa che davvero mi preme, oltre ovviamente ad essere creduto dalla mia famiglia per quelli che sono stati i miei comportamenti personali".

"MAI FESTINI" - Nelle intercettazioni telefoniche si parla di feste e massaggi per il sottosegretario. "Le idee che qualcuno poteva avere per indurmi ad essere condiscendente nei confronti di chi doveva fare i lavori e dei soldi che dovevano essere spesi - ha commentato Bertolaso al Tg1 - non mi appartengono. Erano ipotesi che venivano fatte sull'abitudine di altre frequentazioni e vicende del passato. L'importante è che io non abbia mai fatto parte di questo genere di festini".

ILLECITI - Bertolaso al Tg1 ha poi aggiunto: "Si tratta di una vicenda dolorosissima per la quale sicuramente saranno stati commessi anche degli illeciti. Ma non è che io ho seguito direttamente e personalmente la vicenda degli appalti. Il mio compito era quello di realizzare un'opera importante, una grande bonifica ambientale, restituire all'arcipelago della Maddalena un territorio che era stato davvero devastato e renderlo fruibile per un grande avvenimento com'era quello del G8"

Redazione on line

11 febbraio 2010

 

 

 

E il procuratore Toro, indagato: "Vorrei lasciare la magistratura, resisto per mio figlio"

"Per Bertolaso una cosa megagalattica"

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Il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso (Lapresse)

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ROMA - L'imprenditore romano Diego Anemone, finito in manette perché ritenuto il presunto corruttore del sottosegretario Guido Bertolaso e di altri pubblici ufficiali per favoritismi negli appalti di alcune grandi opere, tra cui il G8 alla Maddalena, si era dato da fare per "organizzare una "cosa megagalattica"" in favore del Bertolaso" a base di sesso. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Secondo quanto si legge nel provvedimento, infatti, "il tenore delle conversazioni intercettate non pare consentire interpretazioni diverse da quella che trattasi di prestazioni sessuali di cui il Bertolaso dovrebbe usufruire presso il centro benessere riconducibile all'Anemone; peraltro, l'occasione verrà sfruttata dal Bertolaso solo in un momento successivo". In altra parte dell'ordinanza si ribadisce che nel "centro benessere Salaria sport village, riconducibile alla stessa famiglia Anemone", Bertolaso "usufruisce non solo di "massaggi", ma anche di vere e proprie prestazioni sessuali", come proverebbero diverse conversazioni intercettate. "Siamo in presenza di un grande equivoco che sarà quanto prima chiarito" afferma d'altra parte l'avvocato Filippo Dinacci, difensore appena nominato da Bertolaso.

COSTI LIEVITATI - La "cosa megagalattica" Anemone avrebbe deciso di organizzarla subito dopo un incontro avuto con Bertolaso nel settembre 2008 per comunicargli i maggiori costi previsti per l'esecuzione delle opere del G8. L'imprenditore è preoccupato per la reazione che potrebbe avere Bertolaso e, mentre gli manda un sms per fissare l'appuntamento, "si attiva per raccogliere denaro contante anche utilizzando canali insospettabili quali tale don Evaldo Biasini che, dal contenuto delle conversazioni intercettate, risulta occuparsi di opere di beneficenza in Africa". Sempre dalle intercettazioni, risulta che l'incontro tra Anemone e Bertolaso c'è stato e ha avuto "esito positivo", come riferisce l'imprenditore il 21 settembre 2008 alla moglie e a Mauro Della Giovampaola, pure lui arrestato, un funzionario della struttura di missione per il G8.

IL PROCURATORE TORO - Nel frattempo il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, iscritto nel registro degli indagati sempre per il caso degli appalti della Protezione civile, fa sapere di essere tentato dal lasciare la magistratura, ma non se la sente "perchè c'è di mezzo mio figlio". Nel suo ufficio, un via vai di colleghi ed amici ha scandito le sue prime ore a piazzale Clodio. Prima di uno sfogo, con le lacrime agli occhi, con i giornalisti, Toro ha restituito al procuratore Giovanni Ferrara la delega di coordinamento delle inchieste sulla pubblica amministrazione. "Non avevo segreti da rivelare - ha detto - io e mio figlio non abbiamo mai conosciuto Angelo Balducci e Diego Anemone; tantomeno abbiamo avuto contatti con loro tramite altre persone. Bertolaso l'ho visto solo una volta in una occasione ufficiale". "Posso dire - ha aggiunto - che la sola persona che conosce mio figlio è l'avvocato Edgardo Azzopardi (il cui colloquio con uno degli indagati ha determinato il coinvolgimento di Toro e del figlio Camillo nell'inchiesta di Firenze, ndr) sul quale non voglio dire nulla". Il magistrato romano ed il figlio sono indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. A Camillo Toro è contestato anche il favoreggiamento personale.

Redazione online

11 febbraio 2010

 

 

 

 

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Bertolaso (Lapresse)

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ROMA - È in quel "sistema gelatinoso" messo in piedi per gestire le opere dei "Grandi Eventi" che i magistrati fiorentini evidenziano le accuse contro il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. E indicano in "soldi contanti e prestazioni sessuali" la contropartita che il potente sottosegretario avrebbe ottenuto per l’assegnazione degli appalti al gruppo imprenditoriale di Diego Anemone, 39 anni. In un paio d’anni Anemone è riuscito ad aggiudicarsi "il quarto, il quinto e il sesto lotto del G8 a La Maddalena", i lavori al Foro Italico in vista dei Mondiali di nuoto, l’aeroporto di Perugia per le celebrazioni dell’anniversario dell’Unità d’Italia. Anche Angelo Balducci, delegato alla gestione dei "Grandi Eventi", sarebbe stato ricompensato dall’imprenditore con l’assunzione del figlio e della nuora, telefonini, autovetture di lusso, ristrutturazioni degli appartamenti e addirittura i domestici per la casa di campagna che lo stesso Anemone gli aveva messo a disposizione.

I soldi del prete

Scrive il giudice: "Dalle operazioni di monitoraggio telefonico è emerso che Guido Bertolaso risulta essersi incontrato assai frequentemente con Diego Anemone e almeno uno di questi incontri è stato preceduto da frenetici dialoghi telefonici dell’Anemone tesi, con ogni evidenza, al rapido procacciamento di una consistente somma di denaro. Inoltre Anemone in varie occasioni si è premurato di informare preventivamente di questi incontri Angelo Balducci e Mauro Della Giovampaola contattandoli al termine degli incontri medesimi per riferirne cripticamente l’esito a conferma della loro attinenza con le cointeressenze di natura illecita che il gruppo Anemone coltiva con i pubblici ufficiali". L’episodio risale al 21 settembre 2008: alle 10.30 Anemone deve incontrare Bertolaso. Un’ora prima telefona a don Evaldo, sacerdote per conto del quale sta eseguendo lavori edili. Anemone: Senti don Eva’, scusa se ti scoccio... stamattina devo vedere una persona verso le 10.30-11.00, tu come stai messo? Don Evaldo: Di soldi? Qui ad Albano ce n’ho 10 soltanto. Giù a Roma potrei darteli... Debbo poi portarli in Africa... mercoledì vediamo un po’... Secondo gli inquirenti "i due si accordano per l’indomani". Anemone: Eh ma oggi non ce la facciamo eh? Domani... domani. mattina faccio un salto caso mai In una telefonata di due giorni dopo, sottolinea il giudice, "Anemone sembra quantificare in 50.000 euro la somma di denaro richiesta e ottenuta da don Evaldo". Ed è proprio questo episodio che così viene commentato nell’ordinanza: "Guido Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l’imprenditore Diego Anemone con il quale spesso si incontra di persona. In previsione di taluni incontri Anemone si è attivato alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso".

Donne e relax

Sono le intercettazioni telefoniche a rivelare come Anemone si preoccupasse di compiacere Bertolaso anche nei momenti liberi. Sottolinea il giudice: "In molteplici occasioni Bertolaso, talora in concomitanza con gli incontri con l’Anemone, ha usufruito di prestazioni presso il centro benessere del Salaria Sport Village gestito da Simone Rossetti, sotto le direttive di Diego Anemone. In almeno in una di queste occasioni il tenore dei dialoghi intercettati induce a ritenere che Bertolaso abbia usufruito presso il centro, all’uopo chiuso al pubblico, di prestazioni di natura sessuale e che a tale specifico fine il Rossetti abbia ingaggiato una donna che si è intrattenuta con Bertolaso". In particolare nel documento viene citato un episodio che risale al 14 dicembre 2008 quando "viene fatta giungere una donna di nazionalità brasiliana, di nome Monica (con ogni verosimiglianza una prostituta gestita da tale Regina), che intratterrà Bertolaso". E poi si sottolinea come il capo della Protezione civile "si è recato più volte presso il centro usufruendo delle prestazioni di tale Francesca" almeno dodici volte tra il 2008 e il 2009, che sono state annotate nelle loro informative dai carabinieri del Ros.

È il 21 novembre 2008.

Bertolaso: Sono Guido buongiorno.

Rossetti: Buongiorno, tutto bene?

Bertolaso: Sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti... se oggi pomeriggio Francesca potesse... io verrei volentieri... una ripassata.

Sei mesi dopo, l’11 marzo 2009, Bertolaso chiama Rossetti e lo avverte che "stanno venendo i miei due ragazzi che avevano una cosa per Francesca che gli dovevo mandare da tanto tempo".

"Ve mando carcerati"

Secondo il giudice "appare comprensibile che Anemone abbia un occhio di riguardo nei confronti dell’illustre conoscente, soggetto con un importante e decisivo ruolo istituzionale che gli permette di gestire e decidere la spesa pubblica connessa alla realizzazione degli appalti del G8 di cui Anemone è aggiudicatario". Nell’ordinanza Bertolaso viene indicato come "colui che ha le chiavi della cassaforte" e i suoi metodi vengono evidenziati attraverso la trascrizione di una telefonata con Balducci, che - come sottolinea un imprenditore - "è il regista di tutto".

È il 14 gennaio 2009. Bertolaso si lamenta perché una funzionaria sta chiedendo chiarimenti sui bandi di gara.

Bertolaso: Dovresti parlare con la Forleo...

Balducci: Sì sta qui da me.

Bertolaso: Non spetta a lei decidere se dobbiamo fare una sola gara per i due alberghi e per l’arsenale... io ho bisogno di questo benedetto bando nelle prossime ore... È ovvio che io voglio sfruttare questi giorni di campagna elettorale dove Soru pensa ad altre cose per chiudere un qualche cosa altrimenti se ci mettiamo a fare la concertazione fra due anni stiamo ancora a discutere.

Tre mesi prima era stato Fabio De Santis, anche lui delegato dalla presidenza del Consiglio alla gestione dei "Grandi Eventi", a informare Anemone di aver ottenuto i fondi per pagare i lavori del G8.

De Santis: Dammi un bacio in fronte.

Anemone: Dove vuoi sul culo pure se mi dai una buona notizia

De Santis: Preparati... C’ho i soldi in cassa.

Secondo l’accusa anche De Santis avrebbe ottenuto una contropartita: "Un telefono cellulare, una fornitura di mobili, prestazioni sessuali a pagamento a Venezia". Al fratello Marco, imprenditore che voleva coinvolgere nei subappalti per il G8 de La Maddalena, assicurava: "C’abbiamo la patente per uccidere... cioè possiamo piglià tutto quello che ci pare". Ma poi è lo stesso fratello a scagliarsi contro di lui per la gestione dei lavori e per i criteri di assegnazione: "Voi siete una banda di banditi e vi credete che gli altri sono tutti scemi... c’ho davanti gente che ruba tutto il rubabile... ma fatela finita che prima o poi uno scemo che vi crea qualche problema lo trovate. Ma tanto io Diego ... fosse l’ultima cosa che faccio, lo mando carcerato. Te lo dico chiaro e tondo... Io a Diego e tutta la combriccola la mando carcerata".

Fiorenza Sarzanini

11 febbraio 2010

 

 

 

Emergenza e regole

Spero che Guido Bertolaso sia vittima di uno di quegli incidenti di percorso che appartengono, soprattutto in Italia, alla vita di chiunque abbia una forte esposizione pubblica. Sappiamo che molti burocrati evitano i problemi di giustizia, ordinaria o amministrativa, palleggiando le loro carte da un ufficio all’altro. Non vorremmo che questa vicenda avesse l’effetto di confermarli nelle loro abitudini. Non vorremmo continuare a essere il Paese in cui procrastinare è il miglior modo per non finire in un’aula di tribunale. Bertolaso si è dimostrato un efficace organizzatore, non si è sottratto alle sue responsabilità e ha avuto il merito di offrire subito le sue dimissioni: un gesto poco abituale in un Paese dove dimettersi, dopo la breve parentesi di Mani Pulite, continua a essere l’eccezione piuttosto che la regola. Il responsabile della Protezione civile ha diritto, non soltanto per ragioni di principio, alla presunzione d’innocenza. Ma il caso suggerisce alcune considerazioni strettamente collegate. In primo luogo l’area della "Protezione civile" si è straordinariamente allargata sino a comprendere avvenimenti, come il vertice della Maddalena o una grande gara sportiva, che non dovrebbero essere considerati emergenza.

Questa prassi ha modificato il profilo pubblico di Bertolaso e, forse, il suo stile. Da amministratore dell’emergenza è diventato sottosegretario, ministro in pectore e zar (come dicono gli americani in questi casi) di un territorio dai confini molto imprecisi. Ho personalmente difeso le sue dichiarazioni sul contributo degli Stati Uniti alla tragedia di Haiti perché mi sono parse realistiche e fondate. Ma il fatto che fossero condivisibili non autorizza il rappresentante dell’Italia a prendere pubbliche posizioni che potrebbero pregiudicare i rapporti della sua organizzazione con il Paese che, piaccia o no, avrà nell’isola il ruolo maggiore. La colpa non è interamente di Bertolaso. Le trasformazioni subite dalla Protezione civile in questi ultimi tempi appartengono alla filosofia e allo stile del governo Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha la mentalità di un imprenditore, il gusto delle realizzazioni rapide, la voglia di lasciare sul Paese un segno visibile della sua presenza al potere. Se avesse messo queste qualità al servizio di grandi riforme istituzionali e amministrative, ne saremmo tutti, indipendentemente dal nostro voto, felici. Ma quando vuole realizzare opere pubbliche e si scontra con le esasperanti lentezze di un Paese invecchiato, Berlusconi cede spesso alla tentazione di aggirarle creando, volta per volta, percorsi speciali e autorità straordinarie. Il metodo presenta almeno due inconvenienti. Si perde di vista, in questo modo, il disegno organico che dovrebbe ispirare la riforma dello Stato. E si aprono zone grigie in cui il pericolo dell’illegalità diventa maggiore. Corriamo il rischio di passare da una situazione in cui non si fa niente a una situazione in cui tutto può essere materia di sospetti e indagini. Mi auguro che Bertolaso esca bene da questa vicenda, ma anche e soprattutto che il governo rinunci alle scorciatoie e affronti apertamente, in Parlamento, il problema del buon funzionamento di uno Stato moderno.

di SERGIO ROMANO

11 febbraio 2010

 

 

 

 

Angelo Balducci, una lunga

carriera nei lavori pubblici

"La massima autorità istituzionale in materia di appalti e di realizzazione di opere per conto dello Stato"

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LA SCHEDA

Angelo Balducci, una lunga

carriera nei lavori pubblici

"La massima autorità istituzionale in materia di appalti e di realizzazione di opere per conto dello Stato"

Angelo Balducci (foto Mauro Scrobogna)

Angelo Balducci (foto Mauro Scrobogna)

MILANO - Ingegnere civile, sposato, due figli, Angelo Balducci, esecutore per le opere del G8 alla Maddalena, ha alle spalle una lunga carriera nei Lavori Pubblici, da quando nel 1976 vinse un concorso al Ministero. Ha lavorato per il Commissario delle zone terremotate in Friuli; negli anni '80 come ingegnere capo per il programma di realizzazione delle Capitanerie di Porto italiane. Diventa successivamente provveditore alle opere pubbliche del Piemonte e Valle d'Aosta, poi della Lombardia e successivamente del Lazio. Per il ministero degli Esteri è stato incaricato della realizzazione e manutenzione di ambasciate e istituti di cultura all'estero. È stato responsabile per le zone terremotate dell'Umbria e delle Marche. Ha avuto incarichi legati al 150° anniversario dell'Unità d'Italia e per la ricostruzione del teatro Petruzzelli di Bari. Dopo l'incarico per l'esecuzione dei lavori alla Maddalena, è stato nominato Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi per i mondiali di nuoto "Roma 2009".

MASSIMA AUTORITA' - Balducci dunque in qualità presidente del consiglio superiore Lavori Pubblici, presso il Ministero delle Infrastrutture, è, secondo la Protezione civile, "la massima autorità istituzionale in materia di appalti e di realizzazione di opere per conto dello Stato". "Quindi - scriveva l'ufficio stampa della protezione civile il 26 dicembre del 2008 dopo un'inchiesta de L'Espresso sugli appalti per i lavori del G8 della Maddalena - non un funzionario della Protezione Civile ma il riferimento naturale per la realizzazione di opere pubbliche"..

Redazione online

10 febbraio 2010

 

 

 

L'inchiesta sul G8

L'intercettazione: "Sugli appalti vergognosa ingerenza della politica"

La parole dell'architetto fiorentino Marco Casamonti nell'ordinanza del gip

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La parole dell'architetto fiorentino Marco Casamonti nell'ordinanza del gip

FIRENZE - Sulle procedure di aggiudicazione dagli appalti al centro dell'inchiesta fiorentina "l'ingerenza della politica assume toni vergognosi". A parlare è l'architetto di Firenze Marco Casamonti, già coinvolto in altre indagini in materia contro la pubblica amministrazione, in una intercettazione dell'aprile del 2008 riportata nell'ordinanza del gip.

"POLITICA VERGOGNOSA" -"Io devo dire - afferma Casamonti in un colloquio con l'architetto Paolo Desideri a proposito di un appalto per la realizzazione del Nuovo Teatro di Firenze - che l'unica cosa è che effettivamente l'Italia è un paese un po' dove effettivamente le cose non vanno per il verso giusto... ma questa è una condizione generale... oggi tocca a me e domani a te, cioè non vanno per il verso giusto perché l'ingerenza della politica assume toni vergognosi... secondo me... che esulano dalla qualità... anche la conduzione del Ministero dei Lavori pubblici non è poi che sia così limpida... su questo penso che tu sarai d'accordo anche te". Nell'ordinanza si sottolinea come l'architetto Desideri lasci intendere che, a parte il ruolo dei progettisti, l'imprese si devono "muovere" su un piano diverso per ottenere l'aggiudicazione dell'appalto, confermando la tesi del suo interlocutore circa il carattere di illegalità che permea l'intero sistema.

MINISTERO - Casamonti quindi insiste nell'indicare "come al limite dello scandalo - scrive il gip - il sistema di gestione degli appalti all'interno del ministero, che si fonda sul principio della turnazione". L'intercettazione infatti così prosegue: "È una situazione vergognosa quella delle imprese perché... anche come si sono mossi questi concorsi... onestamente... non è così limpido... al di là dei meriti... io esulo dal progetto... io ti ho fatto i complimenti... però non è limpido... non è limpido... cioè...e ci sono un sistema dentro il Ministero dei lavori pubblici... che secondo me sfiora lo scandalo... cioè questo dobbiamo dirlo perché... è vero... poi domani ci lavoro io... domani ci lavori tu... fa bene uguale...(ride)... però". (Fonte: Ansa)

10 febbraio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2010-03-05

Nuovo ramo dell'inchiesta della procura sui grandi eventi. L'imprenditore e l'avvocato

accusati di corruzione per aver favorito l'assegnazione a Btp dei lavori. Indagato anche Verdini

Firenze, per l'appalto della scuola carabinieri

in carcere De Vito Piscicelli e Cerruti

Firenze, per l'appalto della scuola carabinieri in carcere De Vito Piscicelli e Cerruti

Angelo Balducci

FIRENZE - Due nuovi arresti nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze sui grandi eventi . Le nuove misure cautelari riguardano l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e l'avvocato Guido Cerruti, per la vicenda dell'appalto della scuola marescialli dei carabinieri, a Firenze. Per entrambi l'accusa sarebbe corruzione. In particolare, Piscicelli avrebbe messo in contatto l'imprenditore fiorentino Riccardo Fusi, della Btp, con i vertici della Ferratella, per permettere all'impresa di tornare nell'appalto della scuola dei marescialli, passato dalla Btp all'Astaldi a causa di un contenzioso amministrativo partito dopo che l'impresa toscana aveva eccepito sull'indice di sismicità previsto dal progetto. De Vito Piscicelli è in carcere mentre per Cerruti sono stati disposti gli arresti domiciliari. Altri provvedimenti sono stati notificati in carcere all'ex presidente del consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci e all'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis. I provvedimenti restrittivi erano pendenti già da diverse settimane.

Il nome di Cerruti, considerato vicino ai vertici della Ferratella, compare in alcuni atti che riguardano l'iter del contenzioso amministrativo: il legale su suggerimento dell'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis (anche lui agli arresti), viene poi nominato da Fusi come suo consulente nella vicenda. Sulla vicenda della scuola la procura fiorentina aveva presentato una richiesta di custodia cautelare parallelamente a quella che lo scorso 10 febbraio ha portato in carcere Fabio Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone. Poi le indagini sugli appalti per il G8 e i Mondiali di Nuoto hanno subito un'accelerazione e questo ramo dell'inchiesta è rimasto momentaneamente indietro.

 

Indagato per corruzione anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini, amico di vecchia data di Fusi, per il ruolo che avrebbe avuto nella nomina di De Santis a provveditore per le opere pubbliche della Toscana, incarico che per l'accusa sarebbe stato funzionale per aiutare la Btp a rientrare nei lavori per la scuola.

Per l'accusa è grazie a Piscicelli, che in cambio avrebbe chiesto soldi e la partecipazione con Btp in Ati per appalti, che Fusi (siamo a cavallo del 2007-2008) entra in contatto con Balducci e De Santis. Obiettivo, per l'accusa, favorire la Btp negli appalti, e rientrare nel cantiere per la scuola. I contatti, stabiliti dalle intercettazioni, andranno avanti nei mesi successivi. Successivamente entra in scena anche l'avvocato Guido Cerruti, vicino a De Santis, che un anno fa diventa il legale di Fusi per la partita della scuola.

Il nome di Cerruti compare anche in intercettazioni relative ai lavori per i Nuovi Uffizi. Proprio ieri Cerruti era stato interrogato in procura a Firenze insieme alla suo collaboratrice di studio Raffaella Di Tarsia Belmonte. Anche Piscicelli nei giorni scorsi si era presentato in procura per essere sentito dai magistrati titolari dell'inchiesta.

"Non posso aggiungere dettagli - ha detto - ancora non ho letto l'ordinanza", questo il commento del legale di Carducci, avvocato Vincenzo Dresda. Il legale di Piscicelli Marcello Melandri si è limitato a dire di essere stato contattato dal proprio assistito per accompagnarlo nella caserma a Roma dei carabinieri per una notifica.

(05 marzo 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

 

 

 

 

 

2010-02-28

Aquila, rivolta delle carriole contro le macerie

Nuova manifestazione degli abitanti aquilani domani nella zona rossa del capoluogo abruzzese. Dopo la "protesta delle chiavi", arriva la "rivoluzione delle carriole", iniziativa pensata per togliere simbolicamente un po' di macerie dal centro storico con pale, picconi e carriole, in segno di protesta contro il fatto che, ancora dal 6 aprile ad oggi, gran parte del materiale non è stato rimosso.

Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente ha disposto, con una apposita ordinanza, l'ingresso nella zona rossa per la sola giornata di domani.

La manifestazione di domani, a partire dalle 10, è stata indetta dai comitati cittadini, "Io libero L'Aquila". "A quasi un anno dal

terremoto - spiegano gli organizzatori - ancora non si sa chi, come e quando rimuoverà gli oltre 4 milioni di tonnellate di

macerie. E allora cominceremo noi, e depositeremo le macerie fuori il consiglio regionale" .

La rivolta delle carriole. Una catena umana di smistamento del materiale di scarto rimosso da piazza Palazzo, verrà allestita lungo il corso principale.

L'accesso alla piazza è consentito solo a 45 persone. Questo gruppo di persone, secondo quanto spiegano i promotori della manifestazione, lavorerà materialmente sul cumulo di macerie, operando una differenziazione sul posto, dietro indicazioni di tecnici competenti, mentre fuori dalla zona rossa, all'altezza dei Quattro cantoni, e quindi in piena sicurezza, tutti gli altri allestiranno una catena di smistamento del materiale "di scarto" proveniente da tale selezione.

Le macerie così recuperate saranno smaltite in cassonetti approntati per lo scopo, in quanto si tratta di rifiuti solidi urbani, ma una piccola parte di queste, annunciano gli organizzatori sulla piattaforma di Facebook, verrà piazzata davanti alla sede della Regione, "allo scopo di invitare le istituzioni locali ad impegnarsi per risolvere il nodo normativo che attualmente blocca la loro rimozione".

27 febbraio 2010

 

 

 

 

2010-02-26

Busta profetica, la verità

di Fabrizio Gatti

Parla il generale Erasmo Lorenzetti, il funzionario di Palazzo Chigi che "previde" chi avrebbe vinto gli appalti del G8. In un'intervista che non lascia più dubbi su quanto è accaduto

IL VIDEO L'apertura della busta profetica

 

L'autore della "Busta profetica" è il generale di divisione Erasmo Lorenzetti. È lui il funzionario di Palazzo Chigi che il 7 dicembre 2007 ha scritto con grande anticipo e sigillato la lettera con i nomi della società che avrebbe vinto l'appalto per l'organizzazione del G8-2009 e dei dirigenti dello Stato che avrebbero gestito e controllato le grandi opere, elencati sotto il titolo "Pacchetto Bertolaso", dal cognome del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Tra questi, proprio Angelo Balducci, il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici arrestato il 10 febbraio scorso. Il generale Lorenzetti, ora ufficiale della riserva, ha lavorato fino al 31 dicembre 2008 come consulente a titolo gratuito della presidenza del Consiglio dei ministri e, come ultimo incarico, si è occupato del progetto di informatizzazione della pubblica amministrazione in Iraq. Dopo le smentite di Renzo Turatto, capodipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'Innovazione, e il comunicato di Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro per l'Innovazione, Renato Brunetta, intitolato "La replica di Gatti fa sbellicare dalle risate", il generale Lorenzetti autorizza "L'espresso" a rivelare il suo nome e risponde alle domande.

Generale Lorenzetti, a chi e quando ha consegnato la busta sigillata in cui aveva scritto i nomi delle persone che avrebbero vinto o diretto gli appalti per il G8-2009?

"Nel giugno 2009 venivo chiamato dal dottor Turatto per dirmi di lasciare i locali dove avevo l'ufficio. Precisava che non sapeva chi fossi e cosa facessi e nello spiegargli cosa facevo o, ancor meglio, cosa avevo fatto gli consegnavo il mio curriculum. Proprio per renderlo edotto del mio modo di lavorare rientravo nel mio ufficio, prendevo la mia copia della relazione "Consigli per il G8/G9" nonché la busta sigillata, e risalivo dal capodipartimento. Essendosi questi allontanato consegnavo il tutto alla capo della segreteria, pregandola di farla avere al dottor Turatto".

 

Cosa è successo dopo?

"La busta è rimasta, ritengo, dove l'avevo consegnata".

Come mai non è stata protocollata dall'ufficio che l'ha ricevuta?

"Ho portato tutto a mano, come era mia abitudine, non ritenendo corretto fare una consegna personale con annesso numero di protocollo".

Dov'è ora la busta?

"Unitamente alla relazione mi è stata restituita, integra, circa due settimane or sono dalla capo segreteria".

Quante buste aveva sigillato?

"Due copie".

Come faceva a sapere chi avrebbe vinto o diretto gli appalti per il G8?

"A partire dal vertice di Genova molti grandi eventi, per la parte congressuale, sono stati appannaggio della ditta citata (il Gruppo Triumph di Maria Criscuolo, ndr). Preciso che dopo il vertice di Genova vi fu un'inchiesta da parte della Guardia di Finanza che interrogò, tra gli altri, il sottoscritto. Le domande vertevano su chi avesse "preso" la ditta Triumph, ma io non fui in grado di dare lumi. I nomi di chi avrebbe diretto i lavori mi erano logici visto che sin dalla fine del Giubileo (nel 2000, ndr) apparivano quasi sempre gli stessi".

Perché ha pensato di scrivere quei nomi e sigillare la busta? E quante persone sapevano di questa iniziativa?

"Premetto che sono stato tentato, a suo tempo, di far conservare la busta a qualche notaio, ma visto che era una sfida con me stesso me la sono conservata. Se non ricordo male nel consegnare ad alcuni la relazione "Consigli per il G8/G9" ho menzionato della busta".

Qual è la sua posizione di lavoro ora?

"Avendo urtato la sensibilità di qualcuno, faccio il "Cincinnato" a disposizione di chiunque abbia bisogno di un esperto, ancorché a titolo gratuito".

L'espresso ha saputo casualmente dell'esistenza della "Busta profetica" nel dicembre 2009 durante la preparazione dell'inchiesta "Protezione civile super spa" pubblicata il 21 dicembre scorso. Dopo numerose insistenze, il generale Lorenzetti ha accettato la richiesta de L'espresso di aprire la busta plastificata ancora in suo possesso davanti a una telecamera. La ripresa filmata è stata fatta alle 18.50 di mercoledì 16 dicembre 2009. Quel giorno il generale raccontò di avere consegnato la seconda busta al caporipartizione del ministero per l'Innovazione attraverso la sua capo segreteria, come conferma oggi. Nell'inchiesta di dicembre 2009 L'espresso rivelò la vicenda della busta, ma decise di non pubblicare per il momento il filmato per tutelare l'identità dell'autore che aveva chiesto la protezione e l'applicazione del segreto professionale. Secondo quanto racconta oggi il generale Lorenzetti la busta sigillata che aveva consegnato al ministero per l'Innovazione gli è stata restituita "due settimane or sono", quindi dopo la pubblicazione dell'inchiesta di dicembre 2009.

"Ogni tanto passo a ritirare la posta", dice ora il generale al telefono: "Dopo Natale non ero più passato e quella era la prima volta che tornavo al ministero. Forse, ma è una mia deduzione, avranno letto l'articolo su L'espresso è hanno deciso di restituirmi la busta".

La Procura di Perugia, che indaga con Firenze sugli appalti assegnati sotto l'ombrello della Protezione civile, ha chiesto a L'espresso l'acquisizione del filmato "La busta profetica". Ma a questo punto esiste anche la seconda busta. Quella che nessuno ha ancora aperto.

(26 febbraio 2010)

 

 

 

IL RETROSCENA Il commercialista Gazzani l'uomo delle tangenti di Anemone

Dirigenti pubblici e imprenditori, tutti clienti dello studio del professionista di Grottaferrata

Società di comodo e milioni

ecco la cassaforte della "cricca"

di CARLO BONINI

Società di comodo e milioni ecco la cassaforte della "cricca"

Il Salaria sport village di Roma

ROMA - C'è un uomo che custodisce i segreti della corruzione negli appalti della Protezione civile. È stato la "tasca" della "cricca". Si chiama Stefano Gazzani. È un commercialista romano di 48 anni. E il suo nome è ora cerchiato in rosso negli atti istruttori e nel registro indagati della Procura di Perugia. Sa molte cose Gazzani. E molte ne ha combinate. Ha avuto le chiavi di qualche cassaforte. Almeno se si deve stare a ciò di cui si erano convinti i pubblici ministeri di Roma Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco prima di perdere l'inchiesta e se è valida l'ipotesi investigativa del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Roma che ora su questo commercialista, con studio a Grottaferrata, si è messo a lavorare a corpo morto. Soprattutto, Gazzani - vedremo come e perché - si rivela la cartina di tornasole in grado di provare documentalmente che quella di "Balducci&co" è anche una storia di robuste tangenti (in almeno un caso, già documentate per 1 milione e centomila euro). E non solo un inventario di cellulari, auto di lusso e vacanze a scrocco, di favori sessuali e ristrutturazioni domestiche. O, come pure è stato osservato, una "semplice" ricognizione di un "traffico di influenze" in cui il prezzo per appalti da centinaia di milioni di euro non può essere logicamente giustificato da miserabili contropartite.

Stefano Gazzani, dunque. Il suo studio professionale di Grottaferrata non è esattamente tra i più prestigiosi di Roma. Eppure, la "Cricca" al gran completo ne è cliente. Angelo Balducci (di cui ha in gestione diretta un conto acceso presso la Banca delle Marche), la moglie Rosanna Thau e i figli Filippo e Lorenzo (cui sbriga le pratiche correnti e la vendita di un appartamento a Parigi). Mauro Della Giovampaola, capo della struttura di missione per i Grandi Eventi. Claudio Rinaldi, commissario attuatore per gli appalti dei Mondiali di nuoto 2009 (ne cura l'intestazione di beni a San Marino, attraverso la vecchia madre, come ha raccontato ieri "Repubblica"). E, naturalmente, Diego Anemone e il suo gruppo, società consortili comprese, quelle che si sono aggiudicate i lavori al G8 della Maddalena e delle piscine a Roma. Persino la Presidenza del Consiglio ne apprezza le "capacità", perché lo colloca nelle commissioni di collaudo del G8 alla Maddalena (da cui Gazzani si dimette all'inizio dell'ottobre scorso). A dispetto del macroscopico conflitto di interesse che lo vede insieme professionista di fiducia di appaltatori (Balducci) e appaltanti (Anemone).

 

Dal 10 febbraio, giorno in cui vengono arrestati Balducci, Della Giovampaola, Diego Anemone e De Santis e in cui il Ros dei carabinieri perquisisce il suo studio, Gazzani si inabissa. Irrintracciabile sul suo cellulare e ai suoi numeri di ufficio. Indisponibile alle domande che pure "Repubblica" avrebbe voluto fargli. Lo raccontano terrorizzato. Quanto e più dell'estate scorsa quando (è il 5 agosto), al telefono con la madre, le spiega che ha urgenza di incontrare il padre. "Perché - dice - se mi succede qualcosa, lui deve sapere dove andare a pigliare tutto". Gazzani, in quei giorni, ha la Guardia di Finanza in casa per una verifica fiscale "programmata". Ne è annichilito. "E' un macello... un macello... un macello... un macello... un macello... Non sai cosa mi sta per piombare sulla testa", grida per cinque volte al telefono ad Anemone. E ne ha motivo.

Oggi infatti che la Procura di Perugia può incrociare le intercettazioni del Ros di Firenze di quei giorni e il lavoro della Finanza di Roma, si comprende in quale abisso sia finito il professionista. Gazzani ha almeno due liason societarie con la famiglia Balducci che nulla hanno a che vedere con il suo ruolo di commercialista e di cui non può confessare né la natura, né lo scopo. A meno di non voler consegnare ai finanzieri che ha dinanzi e ai carabinieri che (lui ignaro) lo ascoltano, le prove di essere la "tasca" delle tangenti che Anemone paga alla famiglia del Presidente del consiglio nazionale dei lavori pubblici.

La prima "liason" ha il nome di due società: la "Stube" e la "Fidear". Sono due fiduciarie su cui Gazzani opera pedissequamente su indicazione di Anemone, che controllano il "Salaria Sport Village" (società beneficiata dai Mondiali di Nuoto 2009) e nascondono quali soci di fatto i figli di Balducci. Società in cui Anemone pompa denaro contante (in un caso una ricapitalizzazione per 11 milioni di euro) perché a loro volta lo impieghino con criteri che di volta in volta lo stesso Anemone suggerisce.

La seconda "liason" è più eloquente della prima. Gazzani risulta infatti socio unico di una curiosa srl, la "Stefano Gazzani Communications", costituita il 24 aprile del 2004 con un capitale sociale di 10 mila euro e un curioso oggetto sociale per un signore che di mestiere fa il commercialista. La "Communications" si occupa infatti di "allestimento, realizzazione, produzione, editazione, distribuzione in proprio e per conto terzi di spettacoli cinematografici e radiotelevisivi". Non solo. Quel che è ancora più curioso è che amministratore unico di questa società sia tale Achille Silvagni, un amico di Gazzani che come Gazzani vive ai Castelli e di mestiere fa il commerciante di ricambi d'auto. La stranezza non sfugge alla Finanza. Anche perché sui conti di questa società risulta (come ha segnalato la Banca d'Italia nel suo bollettino delle operazioni bancarie sospette) che Gazzani abbia fatto versamenti in contanti per 1 milione e 100 mila euro. Denaro che è rapidamente uscito dalla "Communications" a vantaggio della "Erreti film", la società di produzione cinematografica di Rosanna Thau (moglie di Balducci) e Vanessa Pascucci (moglie di Anemone) che produce i film in cui il figlio di Angelo Balducci, Lorenzo, recita da protagonista.

Dove ha preso quel milione e centomila euro Gazzani? E perché finanziare la moglie di Balducci? Gazzani non sa cosa quale frottola attrezzare. Al telefono con Anemone prova a ragionare se può reggere la storiella di "un'eredità del nonno appassionato di cinema". Quindi, prova ad abbozzare, senza essere creduto, che quel milione e cento è frutto della vendita di "lingotti d'oro". Alla fine, sceglie la via breve. Compra i favori di un finanziere della Regione Lazio, Marco Piunti, cui fa assumere la moglie in una delle società di Anemone ("Ho deciso di far intervenire la squadra dei "carpentieri - dice al telefono ad Anemone - basta quella. Non c'è bisogno di rivolgersi a "ingegneri" e "architetti""). Non serve neanche questo. E non solo perché i carabinieri del Ros lo stanno ascoltando. Ma perché la Finanza che è accampata nel suo studio ha motivi per ritenere che quel contante arriva da Anemone e che altro non è se non una tangente destinata alla famiglia Balducci, di cui Gazzani, appunto, deve dissimulare l'origine attraverso la sua "Communications".

Del resto, con lo stesso e identico meccanismo con cui il milione e cento di Gazzani arriva alla società cinematografica della moglie del Presidente del consiglio nazionale dei lavori pubblici, altre centinaia di migliaia di euro consegnati per contanti da Anemone all'architetto Zampolini (direttore dei lavori del Gruppo), vengono da questi girati ad Angelo Balducci per l'acquisto di un ennesima casa in via Latina, a Roma. Una compravendita che Balducci comincia a trattare nell'autunno del 2008 e perfezionerà nell'estate del 2009 e che, guarda caso, Anemone segue da vicino come se si trattasse di un acquisto per suo conto.

Aveva insomma buone ragioni Gazzani per chiedere del padre nell'estate del 2009 e indicargli il posto "in cui andarsi a prendere le carte" in grado di salvargli la vita. Non è dato sapere se l'uomo quelle carte le abbia recuperate. Certo, Gazzani è nei guai quanto e più di allora.

© Riproduzione riservata (26 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-23

Intervento del presidente della Fiat all'inaugurazione della Luiss School of Government

"La responsabilità è anche della politica, che non ha introdotto le rifome necessarie"

Montezemolo: "La lotta alla corruzione

è un'impresa titanica, Paese deve reagire"

Marcegaglia: "La scelta della legalità è l'unico modo per far crescere l'economia"

Napolitano: su questi temi "chiedete ad altri"

Montezemolo: "La lotta alla corruzione è un'impresa titanica, Paese deve reagire"

Il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo

ROMA - "La lotta alla corruzione è un'impresa titanica che occuperà quanto meno lo spazio di una generazione, che richiederà sforzi enormi e grande lungimiranza": lo afferma il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, nel suo intervento all'inaugurazione della Luiss School of Government.

Montezemolo sottolinea che le responsabilità sono molteplici. "Dobbiamo evitare - dice, rivolgendosi alla platea nella quale siede anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - di pensare che le colpe della corruzione siano tutte nella politica, perché anche in altri settori esistono fenomeni di malaffare che affliggono la nostra vita politica. Eppure la politica ha certamente una precisa responsabilità: quella di non avere introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello stato".

"E dove lo Stato non funziona - aggiunge il numero uno del Lingotto - si afferma inevitabilmente quella 'società fai da te' dove ognuno si sente autorizzato ad arrangiarsi come meglio può e dunque anche attraverso il ricorso alla corruttela".

E quindi, conclude, "il compito di una politica alta e responsabile non può che tornare ad essere quello delle riforme, del profondo senso dello Stato e del suo buon funzionamento, della ricostruzione di un tessuto civile dove il malaffare sia l'eccezione e non la regola della mediazione".

Napolitano replica invece "Chiedete ad altri", ai giornalisti che gli chiedono di commentare le recenti inchieste che si stanno sviluppando su fenomeni di corruzione nella sfera pubblica.

Mentre il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ribadisce nel suo intervento: "Noi imprenditori dobbiamo fare la nostra parte nel rispetto delle regole e nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. E chiediamo anche alla politica di fare la propria parte. La scelta della legalità è l'unico modo per far crescere l'economia".

(23 febbraio 2010)

 

 

 

 

Marina di Pietrasanta, il presidente della Camera è ottimista sulle riforme "condivise"

"Possibile varare Senato federale e riduzione del numero dei parlamentari"

Inchiesta G8, Fini si smarca dal premier

"I magistrati non si devono vergognare"

E sulla corruzione: "Niente candidature per 5 anni ai condannati per reati nella pa"

"Ma non c'è nuova Tangentopoli, solo un fenomeno di malcostume diffuso"

Inchiesta G8, Fini si smarca dal premier "I magistrati non si devono vergognare"

PIETRASANTA (Lucca) - No, i magistrati non si devono vergognare. Gianfranco Fini, marca le distanze da Silvio Berlusconi che aveva pesantemente attaccato le toghe dopo l'inchiesta sugli appalti del g8. "Il capo del governo - dice Fini intervistato al Caffè della Versiliana - è notorio che usa espressioni molto dirette perchè ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell'equilibrio necessario che oggi molte volte non c'è".

Riforme. ''Spero che finita la consultazione elettorale di marzo, che è importantissima, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione, partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione''. Secondo Fini è possibile utilizzare parte del 2010 e gli anni 2011-2012 per realizzare le riforme istituzionali che maggioranza e opposizione possono condividere, come quelle che prevedono la nascita di un Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari. "Continuo ad essere ottimista, è arrivato il momento di fare le riforme", aggiunge il presidente della Camera.

Corruzione. Interpellato poi su un tema particolarmente caldo, quello della corruzione, Fini risponde così: "Se domani il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe 'meno male', reagirebbe positivamente, e le istituzioni politiche acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi". Secondo il numero uno di Montecitorio questo sarebbe un ''buon segnale'', una ''proposta simbolo'' e non ''un motivo di scandalo'': anche perché, come sottoline, ''non credo che sarebbero molti'' gli interessati dal provvedimento, visto che "in molte occasioni prevale il senso di opportunità nei partiti''. Secondo Fini, però, quella attuale non è "una nuova Tangentopoli: c'è un fenomeno di malcostume diffuso, casi di chi se ne approfitta''. Anche se, conclude, ''non è sufficiente essere arrestati per essere dei delinquenti''.

(22 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

 

 

Travolta dall'inchiesta fiorentina, la procura della capitale si spacca

Il conflitto si spiega con quanto accaduto in questi ufcici nell'ultimo anno

G8, un anno tra dubbi e frenate

così a Roma si congelò l'indagine

di CARLO BONINI

G8, un anno tra dubbi e frenate così a Roma si congelò l'indagine

Achille Toro

ex procuratore aggiunto

di Roma

ROMA - Travolta dall'inchiesta fiorentina, la Procura di Roma si spacca. Saltano le alchimie che l'hanno sin qui governata. E nel suo giorno più lungo, il conflitto che l'attraversa si intreccia e si spiega con quanto è accaduto in questi uffici non nelle ultime ore ma nell'ultimo anno. Nel pomeriggio, un'assemblea dei sostituti e un comunicato provano in qualche modo a tamponare e dissimulare la sostanza della posta in gioco: "Comportamenti attribuiti a singoli magistrati (l'ex procuratore aggiunto Achille Toro) - si legge - non possono e non devono coinvolgere negativamente l'impegno e la correttezza dei magistrati di Roma". Appaiono invece più sincere le parole con cui un magistrato di lungo corso di quell'ufficio, a sera, rende intelligibile quanto è accaduto: "Avevamo due possibilità. La prima: arrivare fino in fondo a una discussione che avrebbe finito per delegittimare oggettivamente il procuratore capo Giovanni Ferrara e avrebbe aperto un "caso Procura di Roma". La seconda: salvare Ferrara e con lui l'onore di un ufficio dove lavorano cento sostituti, provando a spiegare che esiste solo un "caso Toro". Abbiamo scelto il male minore. Oggi, dunque, diciamo che esiste solo "un caso Toro". Anche perché, sfiduciare Ferrara avrebbe significato spiegare al Paese che in questa Procura il tempo non è mai passato. Che non ci si è mai mossi davvero dai giorni del "porto delle nebbie. Il che, oggettivamente, non è poi vero".

Un "caso Toro", dunque. E non "un caso Ferrara", dicono a piazzale Clodio. Anche se la vigilia dell'assemblea di ieri e le indagini avviate dalla Procura di Perugia sembrano suggerire uno scenario diverso. A Roma, un gruppo di sostituti era pronto ieri pomeriggio a un documento di solidarietà con il Procuratore di Firenze (poi rientrato). A Perugia, una sola settimana di inchiesta ha cominciato a svelare che l'indagine sull'ex procuratore aggiunto non interpella solo le mosse di un magistrato che si vuole infedele (Toro) nei giorni in cui due Procure della Repubblica (Roma e Firenze) "scoprono" di indagare su una stessa vicenda (i grandi appalti della Protezione civile) e identici protagonisti (la "cricca"). Ma interpella (anche) le scelte del vertice della Procura di Roma nei dodici lunghi mesi in cui, a sua volta, ha indagato sulla "cricca" e gli appalti della Protezione Civile.

 

Una storia, questa, che comincia nel gennaio del 2009 e che è utile ricostruire proprio per comprendere che cosa davvero laceri in queste ore la Procura di Roma.

Gennaio 2009, dunque. La Procura di Tempio Pausania invia per competenza a quella di Roma una notizia di reato segnalata dai carabinieri del Noe. In quel fascicolo sono allegati, insieme ad articoli di stampa sugli appalti del G8 alla Maddalena, una serie di intercettazioni telefoniche (i carabinieri ne hanno trascritte soltanto tre), avviate in tutt'altro contesto, ma in cui balla la figura del costruttore Diego Anemone. Secondo il Noe, esiste in quelle conversazioni il "fumus" della corruzione e comunque il presupposto per una "delega" ad approfondire l'indagine che valuti le responsabilità degli amministratori pubblici che sul G8 della Maddalena hanno avuto e hanno competenza. Tra loro, Angelo Balducci, che del G8 alla Maddalena è stato "attuatore" e "supervisore".

Il lavoro del Noe non ha fortuna. Il procuratore aggiunto Achille Toro - il magistrato che ha la delega del pool investigativo sui reati contro la pubblica amministrazione e cui il procuratore Giovanni Ferrara è legato da amicizia, stima professionale e appartenenza di corrente (la moderata "Unicost") - ritiene quell'incarto poca cosa. Affida il fascicolo al pm Assunta Cocomello e convoca in Procura il comandante del Nucleo di polizia tributaria di Roma, il colonnello della Guardia di Finanza Vito Augelli.

E' il 2 febbraio 2009, quando l'ufficiale delle fiamme gialle lascia piazzale Clodio. In mano non ha nessuna delega di indagine perché - come confermano oggi a "Repubblica" qualificate fonti della Finanza, nonché gli atti in possesso della Procura di Perugia - la scelta di Toro è, diciamo così, minimale. Al Nucleo di polizia tributaria, il Procuratore aggiunto chiede infatti una semplice "ricognizione societaria" del gruppo Anemone. Poco più, insomma, che una visura approfondita del registro imprese. "Per avere un quadro più chiaro della storia", dice Toro. E' un lavoro che porta via neanche un mese e che, ovviamente, scopre l'acqua calda. Che il gruppo Anemone è una holding dalle molte società che aprono e chiudono in coincidenza con l'affidamento degli appalti e in cui, al più, si potrebbe trovare qualche irregolarità fiscale.

Siamo dunque a marzo 2009. La Finanza è convinta che all'esito del lavoro preliminare sul gruppo Anemone otterrà - questa volta sì - una delega di indagine. Ma sbaglia. Toro non vede nessuna urgenza per avviare attività di questo tipo e, soprattutto, sa di poter contare sull'appoggio del procuratore Ferrara di fronte all'insistenza del sostituto titolare dell'inchiesta, Assunta Cocomello, che, al contrario, vorrebbe partire in quarta con un'indagine se necessario anche invasiva. E' una discussione quella tra la Cocomello e Toro che - come lei stessa racconta a verbale ai magistrati di Perugia - si protrae per tutta la primavera. E che si infrange definitivamente quando la sua proposta di avviare intercettazioni telefoniche sulle utenze di Anemone e Balducci viene gelata dall'intervento di Ferrara ("una normale e fisiologica dialettica con un sostituto", spiega oggi Ferrara ai magistrati di Perugia). Il Procuratore, insieme al suo aggiunto Toro, usa due argomenti. Il primo, giuridico. Il secondo, di opportunità.

L'argomento giuridico - come riferisce Ferrara a verbale ai magistrati di Perugia - suona così: "mancano i gravi indizi di reato per configurare una corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio", dunque, il rischio è che il gip respinga la richiesta di intercettazioni, non ravvisandone i presupposti. L'argomento di opportunità ha invece a che fare con il calendario e l'agenda politica. Mancano in quel momento pochi mesi al G8 e - ragiona Ferrara - "un'indagine dai presupposti poco solidi" rischia di tradursi in un danno per l'immagine che il Paese si gioca alla Maddalena. Servono insomma "prudenza" e "mosse ponderate". Il fascicolo Anemone/Maddalena va dunque in sonno. E a rianimarlo, ancora una volta, sarà la Guardia di Finanza.

A settembre 2009, quegli scocciatori delle fiamme gialle notificano infatti alla Procura che la Banca d'Italia ha segnalato operazioni sospette per 800 mila euro in contanti a carico di Stefano Gazzani e tale architetto Zampolini. Guarda caso, il commercialista e il progettista del gruppo Anemone. Ci sarebbe da che animarsi e, invece, bisogna aspettare il novembre 2009 perché qualcosa si muova. Soltanto il 7 di quel mese, infatti, dopo che alla Cocomello è stato associato il pm Sergio Colaiocco (che ha sin lì lavorato all'indagine sugli appalti dei Mondiali di nuoto 2009), la Finanza ottiene semaforo verde. Non una delega di indagine in senso proprio, ma "un supplemento" di istruttoria a quella segnalazione della Banca d'Italia.

I primi risultati arrivano in Procura il 15 gennaio scorso. E quindi vengono integrati il 26 e il 28 di quello stesso mese. Quei movimenti - documenta la Finanza - consentono di tirare un filo investigativo che porta da Anemone a Balducci. I pm Cocomello e Colaiocco si mettono a lavorare a una bozza di richiesta di intercettazioni telefoniche sulle utenze di Anemone e di altri protagonisti della "cricca" che verrà formalmente presentata al gip il 29 gennaio. Due giorni dopo che Ferrara ha avuto conferma che Firenze intercetta Balducci&co da un anno e mezzo. Lo stesso giorno in cui sa che pendono richieste di arresto. Oltre un anno dopo quella prima informativa dei carabinieri del Noe. In dodici mesi, è il primo atto di indagine di Piazzale Clodio. Perché quei finanzieri che hanno visitato gli uffici di Anemone nel 2009 sono stati soltanto un incidente di percorso. Lui non lo sa ma non li ha mandati la procura, ma una visita fiscale di routine.

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Il giorno dell'ipocrisia

nel porto delle nebbie

di GIUSEPPE D'AVANZO

SOLITAMENTE discreto, il procuratore di Roma Giovanni Ferrara decide di prendere la parola in pubblico. È già un errore. Conviene sempre che per i magistrati parlino i fatti. Nella carne viva di un'istruttoria o di un processo, poi è doveroso che quei fatti siano offerti soltanto nei luoghi deputati: l'udienza, l'aula. Gli argomenti che il Procuratore adopera peggiorano il quadro. Ferrara non trova il coraggio o l'umiltà di dirsi almeno addolorato per quanto è accaduto nel suo ufficio e a se stesso. Ha scelto incautamente per il governo del dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione una toga rivelatasi infedele, Achille Toro.

Achille Toro, si scopre, sopisce, tronca le indagini e - si scopre - addirittura spiffera agli indagati gli esiti che incuba lo scandalo della Protezione civile. Un buon motivo per rammaricarsi in pubblico della sua infelice preferenza; rassicurare della incorruttibilità degli altri pubblici ministeri; impegnarsi a comprendere che cosa e perché non è andato per verso giusto, come cambiare pagina. Ferrara non si cura di questo. A Toro, alla criticità che il suo comportamento apre nella sua procura, Ferrara non sembra interessato. Prende la parola per un altro sorprendente lavoro da sbrigare: biasimare le mosse della procura di Firenze, demolire la correttezza di un'inchiesta che scuote il mondo politico e il governo mentre svela le abitudini combriccolari che si nascondono dietro la "politica dell'emergenza".

Il suo argomento è diabolico: quei pubblici ministeri non erano "competenti". Dovevano astenersi da fare alcun passo perché i reati ipotetici sono stati commessi a Roma e la procura della Capitale è la sola abilitata a procedere. È una denuncia radicale: quell'inchiesta è illegittima e forse addirittura illegale. Ferrara sa che, sopravvissuto alla caduta della dittatura e confusamente accomodato dal legislatore, il nostro codice fornisce "un terreno di cultura ideale ai contrasti ideologici degli operatori". C'è un luogo delegato per risolvere queste controversie ed è la Corte di cassazione. È la strada che, sollevando una polemica pubblica e alquanto artefatta anche nel merito, Ferrara non imbocca. Vuole una polemica politica. La sollecita. Preme per gettare discredito su Firenze annientando un lavoro politicamente sensibile. La sortita dell'alto magistrato, con quel silenzio sulle malefatte di Achille Toro e con lo strepito contro l'altra procura, ravviva in un colpo solo il dubbio e la confusione che circondano da molto tempo la procura di Roma. Ufficio spesso quietista, qualche volta affetto dal morbo del conformismo, quasi intimidito dalla propria indipendenza.

 

Quel "morbo", annotava Piero Calamandrei, non è altro che un'ossessione, che non attende le raccomandazioni esterne, ma le previene; che non si piega alla pressione del potere, ma se l'immagina e la soddisfa in anticipo. Spesso i meccanismi intellettuali, le atmosfere emotive, le solidarietà corporative che si scorgono nell'ufficio di Ferrara appaiono affette da quella malattia e le parole arroganti sembrano rivendicare quella antica, bizzarra, discutibile pretesa - quasi castale - della procura di Roma di essere il foro penale precostituito per i Potenti: dovunque delinquano, Roma loquitur. Come accadeva - ricorda Franco Cordero - nella Francia ancien régime dove "si chiamavano Committimus le lettere grazie a cui date persone, schivando le solite giurisdizioni, adivano una corte sovrana".

C'erano dunque, al mattino, già buone ragioni per preoccuparsi e chiedersi se non sia giunto il tempo che anche la procura di Roma coltivi meglio la sua autonomia e indipendenza dal potere politico, ma quel che accade nel pomeriggio finisce per rendere grottesco, o "italiano" (fate voi), il caso. Ottanta sostituti si ribellano alla mossa del loro capo. Si convoca un'assemblea. Toni accessi, valutazioni severe. Si chiede a Ferrara di smentire quel che gli viene attribuito o di accettare il rimprovero di una nota collettiva e pubblica dei suoi collaboratori. Ne nasce un comunicato tartufesco, incredibilmente firmato anche da Ferrara, dove si legge che con la procura di Firenze "non c'è alcuno scontro" perché "la professionalità di quei colleghi non è in discussione"; che a Roma c'è "disagio" per quel che ha combinato Achille Toro, ma la sua infedeltà non può macchiare le toghe degli altri in un ufficio che "è coeso" e dunque non sfiducia il capo.

La nota è un capolavoro di ipocrisia, il fragile tentativo di dare una parvenza di solidità e coerenza a un'aria fritta che lascia irrisolta la sobria diffidenza che si nutre per la procura di Roma. È un'apprensione che non si può cambiare in un giorno né in una stagione. Si possono almeno cambiare subito le abitudini di quell'ufficio e aprire spazi ai molti pubblici ministeri che chiedono di fare soltanto il lavoro che la Costituzione assegna loro. Tocca a questi sostituti battere un colpo per diradare le nebbie che ancora si vedono intorno a quel Palazzo. Si deve avere fiducia che questo accadrà presto.

© Riproduzione riservata (23 febbraio 2010)

 

 

 

Nello scandalo della protezione civile è racchiusa la parabola del Pdl

una felice e astuta intuizione del capo che ne riflette tutti i limiti

Il partito mai nato

di MASSIMO GIANNINI

Il partito mai nato

Silvio Berlusconi

NELLA massa gelatinosa dello scandalo sulla Protezione civile è racchiusa la parabola di un partito mai nato. Invischiato tra le logiche politiche di governo e le pratiche affaristiche del sottogoverno, il Pdl si disvela per quello che era ed è rimasto fin dal giorno della famosa "Rivoluzione del predellino": una felice ed astuta intuizione del Capo, che ne riflette tutti i limiti culturali e ne amplifica tutti i vizi individuali. L'ennesima proiezione avventuristica del solito "partito personale", dalla quale non si è mai generato un vero "personale di partito".

Questo dicono i veleni spurgati dalla ferita aperta nel cuore del potere berlusconiano, che macchiano per la prima volta la camicia bianca immacolata di Gianni Letta. Questo dimostrano le vipere uscite improvvisamente dal nido scoperchiato dalle inchieste delle procure, che si mordono tra loro contendendosi quello che Giuliano Ferrara sul Foglio chiama "l'osso della successione". Questo conferma l'ultimo scontro durissimo tra il premier e Fini, sulla lettura della nuova Tangentopoli, sulla natura delle inchieste giudiziarie in corso, sulla fattura delle cosiddette "liste pulite".

Due anni fa la fusione "a caldo" tra Forza Italia e Alleanza Nazionale fu la cosa giusta da fare. Ma il modo in cui è stata prima concepita e poi gestita testimoniano il sostanziale fallimento al quale stiamo assistendo. In quel pomeriggio freddo di Piazza San Babila, a Milano, Berlusconi si è "annesso" un Fini alle corde, alla vigilia del voto del 13 aprile 2008. L'operazione è riuscita perfettamente dal punto di vista elettorale. Il Partito del Popolo delle Libertà, blindato dal rituale patto di sangue con la Lega di Bossi, ottenne allora un successo clamoroso, con una maggioranza parlamentare senza precedenti nella storia repubblicana. Si disse allora, giustamente, che il Cavaliere aveva compiuto il suo capolavoro. Dopo quasi quindici anni vissuti pericolosamente, tra populismo mediatico e autoritarismo politico, era finalmente riuscito a cementare un blocco sociale largamente maggioritario nel Paese: una nuova destra. Non ancora risolta. Non del tutto europea.

 

Ma il dado era tratto, e il cantiere ormai aperto. L'originario "partito di plastica" lasciava il campo a un "partito di ferro", articolato negli organigrammi e radicato nei territori. L'anchorman di Arcore non aveva più solo un suo pubblico, aveva finalmente un suo popolo. Su tutto questo, dopo aver fatto Forza Italia, avrebbe dovuto fare i "suoi" italiani. Moderati e conservatori, ma nel cambiamento. Su tutto questo, in altre parole, avrebbe dovuto costruire un nuovo progetto politico, culturale, identitario. Per poi farlo vivere attraverso l'azione di governo e la comunicazione dei ministri, la formazione dei gruppi dirigenti e la selezione degli apparati locali, l'integrazione tra i ceti sociali e l'interazione con le opinioni pubbliche.

Tutto questo, da quel lontano 18 novembre 2007, è clamorosamente mancato. Aveva ed ha ragione Gianfranco Fini, che già allora e poi al congresso fondativo del Pdl avvertì: non basta uscire dalla casa del padre per dire "abbiamo fatto un partito". A quel partito occorreva ed occorre dare una struttura, un'organizzazione e poi una missione. In una parola: a quel partito bisognava e bisogna dare "un'anima". Se tutto questo manca, un partito muore. Oppure, come nel caso del Popolo delle Libertà, nasce all'anagrafe, ma non alla politica, e meno che mai alla società. O meglio: può anche nascere, può persino sopravvivere, ma a tenerlo in vita non è un disegno unitario, non sono valori comuni e ideali condivisi. È invece nella fase statica la pura giustapposizione degli interessi, e nella fase dinamica la strenua difesa dei medesimi. Ma niente più di questo.

Infatti, oggi, è proprio questo nulla ad essere rivelato tangibilmente, nelle pieghe politiche che hanno mandato in crisi, stavolta sì per via giudiziaria, il governissimo Berlusconi-Bertolaso. E in questo nulla, che sembra preludere o sottintendere quello che i giornali di famiglia chiamano un più o meno strutturale "difetto di conduzione che risale al Principe", deflagrano le guerre intestine, il fuoco amico, le veline al curaro "di chiara fabbricazione interna". Esplodono i conflitti tra sub-potentati nazionali e cacicchi locali, tra potenziali "delfini" e sedicenti "successori". Dalle politiche fiscali alle candidature regionali, dalle nomine nell'establishment alle Spa pubbliche: non c'è fronte aperto, dopo la pubblicazione dei materiali d'indagine delle procure di Firenze o di Roma, sul quale non impazzi la lotta fratricida.

È il tutti contro tutti: Fini contro Berlusconi, Tremonti contro Letta, Ghedini contro Verdini, Cicchitto contro Fitto, Cosentino contro Bocchino. E via a scendere, per li rami di un'improbabile albero "dinastico". Qualcosa di più complesso della semplice "degenerazione cortigiana". E di meno nobile dell'antica dialettica interna ad un vero partito di massa come la Dc, dove i leader si scannavano, ma alla fine trovavano una sintesi, più o meno compromissoria, all'insegna di una constituency visibile, ancorché discutibile: lo statalismo assistenziale, il solidarismo cattolico, l'economia sociale di mercato all'italiana, il proporzionalismo clientelare.

Nel Pdl questi ingredienti sono mancati e mancano in radice. C'è un'altra idea della destra, laica e costituzionale, incarnata dal presidente della Camera. Ma le istanze del "co-fondatore" non hanno diritto di cittadinanza, o sono palesemente ininfluenti perché largamente minoritarie. Per il resto c'è l'anchilosi delle politiche e la paralisi delle culture. Questo centrodestra non offre agli italiani un'idea di Paese possibile. Dal Welfare alle tasse, dalla recessione alle istituzioni, non è in grado di proporre riforme, e meno che mai di attuarle. Tutto si gioca e si consuma nel perimetro asfittico, intermittente e inconcludente del vitalismo leaderistico di Berlusconi, che ormai da tempo regna ma non governa. Mentre, sotto di lui, la corte si dilania.

Da questo punto di vista, lo scandalo della Protezione Civile apre uno squarcio ulteriore, e ancora più inquietante, sul futuro che ci aspetta. Quello che ha innescato, in termini politici, è un'illuminante epifania su ciò che potrebbe accadere (o forse accadrà) nel dopo-Berlusconi. Una scissione atomica, dove le "particelle", piccole o grandi che siano, rischieranno di disperdersi nel caos entropico. Per cui - salvo soluzioni "imperiali" e di matrice cesarista, assurde ma coerenti con la biografia dell'uomo, tipo la figlia Marina - la vera domanda da farsi domani non è tanto "chi", ma "che cosa" succederà a Berlusconi. Quanto all'oggi, non resta che constatare l'insostenibile "acedia del potere berlusconiano" (ancora Il Foglio). Il vero "amalgama mal riuscito" sembra il Pdl, persino più che il Pd.

© Riproduzione riservata (23 febbraio 2010)

 

 

 

 

2010-02-21

Intervento del presidente del Consiglio al convegno di Rete Italia a Riccione

"Nelle nostre liste non inseriremo nessun personaggio compromesso in modo certo"

Berlusconi: "Nessuna Tangentopoli

sono solo casi isolati da condannare"

Accuse al Pd ma Prodi gli risponde: "Lui è il malgoverno, gli italiani sapranno giudicare"

Berlusconi: "Nessuna Tangentopoli sono solo casi isolati da condannare"

RICCIONE - Le ultime inchieste sui casi di corruzione nella pubblica amministrazione non sono i segnali di una nuova Tangentopoli ma casi isolati. Silvio Berlusconi ne è sicuro e torna a minimizzare l'inchiesta sui grandi appalti, sferrando un nuovo attacco contro il Pd considerato al traino "del superpartito di Repubblica".

"Nessun indagato in lista". "L'idea fondata del Pdl è di mettersi al servizio del bene comune. Questa - dice il premier Silvio Berlusconi nell'intervento telefonico al convegno di Rete Italia a Riccione - non può essere cancellata dagli ultimi fatti, anche se c'è qualcuno che approfitta della sua posizione per interesse personale. Voglio rassicurare che alle porte non c'è una nuova tangentopoli, ma casi isolati che vanno perseguitati e sanzionati. Noi siamo garantisti ma anche assolutamente attenti su questo argomento". Per questo, continua il Cavaliere "nelle nostre liste non inseriremo nessun personaggio che sia compromesso in modo certo".

Quello che appare certo è che l'inchiesta al Cavaliere non piace. Dopo aver rivendicato la bontà del suo "governo del fare", il premier si trova alle prese con una storia di appalti e corruzione. Per questo evoca complotti: "Come se ci fosse una furia autodistruttrice che annulla i risultati, che travolge tutti gli sforzi che si fanno per migliorare il nostro paese, si cerca di far apparire una delle pagine più nobili della nostra storia recente come una storia di affari sporchi e di corruzione". Quanto fatto in Abruzzo è, secondo Berlusconi "un risultato miracoloso", per questo "bisogna far prevalere la ragione e il buonsenso, rispetto agli istinti più belluini di chi mette a repentaglio gli interessi del paese per calcoli politici meschini". Chiari i destinatari dell'invettiva berlusconiana: "Ricordate i rifiuti a Napoli e il malgoverno di Prodi? I responsabili di quella pagina sono gli stessi che accusano Bertolaso a cui si dovrebbe fare un monumento".

 

Attacco al Pd. "Il Pd è sempre più estremista e laicista". Il premier torna attaccare i democratici. Puntando il dito contro il partito di Bersani: "Lo scontro deve avere delle regole che si basino sul rispetto tra le persone e il riconoscimento che c'è un interesse superiore a cui tutti devono guardare. Se vengono meno queste regole lo scontro diventa distruttivo. Noi abbiamo sempre concesso fiducia ai leader della sinistra, abbiamo sperato in Veltroni, in Bersani, ma alla prova dei fatti ci hanno tradito: le nostre aspettative erano anche aspettative dei cattolici che militano in quel partito e che ora hanno dovuto prenderne atto, che è un partito sempre più estremista e laiscista". Ed ancora: "Il Pd è al traino di un partito eversivo come quello di Di Pietro e dei radicali e al superpartito di Repubblica".

La replica di Prodi. "Di malgoverno gli italiani ne hanno conosciuto uno solo: quello di Silvio Berlusconi, il premier delle promesse disattese, impegnato a difendere con le unghie e con i denti le proprie aziende prima e se stesso dopo. Contro la giustizia e senza rispetto dei valori di cui si riempie la bocca". Arriva subito, e durissima, la replica di Romano Prodi attraverso il portavoce Sandra Zampa. "Gli italiani sapranno giudicare da sè: la storia e il tempo fanno giustizia delle urla, degli strepiti, del potere mediatico", aggiunge, rimandando al mittente anche le accuse sul caso rifiuti: "Quanto all'emergenza rifiuti - dice Zampa - di Napoli è bene ricordare come lo stesso sottosegretario Bertolaso abbia più volte dichiarato di aver seguito, nella soluzione del problema, il piano già predisposto con il Presidente Prodi, che è risultato dunque molto efficace".

(21 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

 

L'iniziativa degli abitanti del capoluogo abruzzese

Per la prima volta sono andati nella zona transennata, tra le macerie

L'Aquila, in migliaia nella zona rossa

per la protesta delle "mille chiavi"

di GIUSEPPE CAPORALE

L'Aquila, in migliaia nella zona rossa per la protesta delle "mille chiavi"

La protesta delle mille chiavi all'Aquila

L'AQUILA - E' il giorno della protesta all'Aquila, dei cittadini che - ancora una volta - forzano le transenne e che entrano nella centro storico in macerie e blindato. Per protestare. Domenica scorsa, alla prima protesta, erano meno di trecento. Stavolta sono quasi mille. "Domenica prossima dobbiamo essere 30 mila..." urla qualcuno. E stavolta c'è anche il sindaco della città, Massimo Cialente. Da prima si mischia tra la folla, poi strattonato e accerchiato decide di parlare alla gente che inveisce contro di lui, il governatore Gianni Chiodi e la Protezione Civile.

"Calmi... state calmi - interviene il sindaco salendo su una panchina di piazza Palazzo per farsi ascoltare - è vero, è una indecenza che dopo dieci mesi ci sono ancora quattro milioni e mezzo di metri cubi di macerie. Ma questo problema lo deve risolvere il Governo. La Protezione Civile ci ha salutati venti giorni fa (quando Guido Bertolaso si è dimesso da commissario straordinario per la ricostruzione) senza trovare una soluzione al problema. Ma io dico che spetta a loro trovare una via d'uscita, liberarci dalle macerie".

La gente urla. "Sindaco - inveisce un ragazzo tra la folla - non ti sei fatto valere in questi mesi... Non ci hai difesi. Pensi solo alle telecamere... Non parlare alla Rai, parla con noi, con i tuoi cittadini". E tra la folla sbuca Maria Luisa Busi, giornalista del Tg1 che prova a fare una domanda al sindaco, ma viene accerchiata anche lei. "C'è il Tg1... Vergogna! Minzolini è al servizio di Berlusconi! Vergogna! - urla un ragazzo - sono dieci mesi che raccontate che all'Aquila va tutto bene. Grazie a voi gli italiani sono convinti che qui hanno ricostruito le case. Sono mesi che lo dite...". La Busi prova a replicare. "Non io...". "Mesi" insiste il giovane. E lei: "Non io...". E poi aggiunge: "e poi che ci posso fare...". Poco dopo, la protesta è proseguita con l'appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così "riprendiamoci la città".

Stavolta, poi, non si sono accontentati di varcare le barricate per raggiungere piazza Palazzo, la piazza del Comune, ma hanno proseguito oltre raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali e di lì raggiungere tutti quei vicoli e vicoletti per 10 mesi interdetti ai cittadini dopo il terremoto del 6 aprile.

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In elicottero, accompagnato dal presidente della Regione siciliana

Raffaele Lombardo. Sopralluoghi a San Fratello e a Tortorici

Bertolaso nelle zone delle frane

"Cercano di distruggere mia credibilità"

Il capo della Protezione civile: "Per questo disastro occorrono molti fondi

Importante investire nella prevenzione e nella gestione delle emergenze"

Bertolaso nelle zone delle frane "Cercano di distruggere mia credibilità"

MESSINA - Visita nelle zone del Messinese colpite dalle frane - che hanno provocato l'evacuazione di oltre 1.500 persone - del capo della Protezione civile Guido Bertolaso, accompagnato dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. In programma, nel corso della mattinata un giro in elicottero nell'area di San Fratello e Tortorici. Con loro anche il direttore della Protezione civile regionale, Pietro Lo Monaco. Dopo la ricognizione dall'alto, un incontro con gli abitanti e gli amministratori locali. Lombardo, Bertolaso e Lo Monaco faranno poi un sopralluogo a Giampilieri, investita dalla frana dell'ottobre 2009 e nel pomeriggio parteciperanno ad un vertice alla Prefettura di Messina.

Le promesse del sottosegretario. "Non vi posso garantire che resterete nelle vostre case, ma vi posso garantire che resterete a San Fratello". Lo ha detto il capo della Protezione civile parlando ai cittadini di San Fratello (Messina) riuniti nell'aula del municipio, dopo il sopralluogo nella zona. Il suo intervento è stato interrotto più volte dai lunghi applausi dei cittadini. "Rispetto a quello che sarebbe avvenuto fino a poco tempo fa - ha detto Bertolaso - questa volta l'organizzazione ha funzionato, fin dal primo minuto. Non siete mai stati lasciati soli. Abbiamo garantito una risposta agli abitanti, purtroppo abbiamo dovuto evacuare moltissime persone, ma stavolta non si è perso un solo minuto". Insomma: "Lo Stato c'è - ha detto il sottosegretario Bertolaso - è arrivato immediatamente e non se ne andrà fino a che non avrà dato tutte le risposte alla gente. Lo dico da sempre, bisogna investire per evitare le emergenze", ha aggiunto. Bertolaso ha anche fatto un sopralluogo nella scuola che dovrà essere abbattuta e nella chiesa San Nicolò.

 

"Ci vogliono soldi, poche chiacchiere". "Servono molti fondi per il ripristino di queste zone colpite dalle frane, come diciamo a Roma troviamo i soldi e poche chiacchIere", ha detto il capo della Protezione Civile. Che ha aggiunto: "Gli incendi in estate e le frane in inverno sono facce della stessa medaglia, dimostrano che al di là degli eventi naturali c'è anche la mano dell'uomo". Il sottosegretario visiterà contrada Potame, dove una vasta frana si è abbattuta su alcune abitazioni.

Visita anche nel Catanzarese. Altro sopralluogo, sempre questa mattina, c'è stato nella zona di Ianò di Catanzaro, colpita da una frana che ha portato in questi giorni all'evacuazione di decine di famiglie. Dopo la riunione del centro coordinamento soccorsi, convocata d'urgenza ieri sera dal prefetto Giuseppina Di Rosa, un nuovo incontro è stato organizzato per la tarda mattinata di oggi, quando al tavolo siederà anche il rappresentante del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Versace. Secondo quanto rilevato dai tecnici, la situazione che interessa l'area, che si trova sulla strada che collega l'abitato di Catanzaro con il piccolo centro di Magisano, è in continua evoluzione e desta preoccupazione. A rischio diverse famiglie, al punto che nel corso della notte si sono aggiunte nuove ordinanze di sgombero a quelle già notificate nei giorni scorsi. In totale, con cifre ancora non ufficiali, sarebbero interessate oltre duecento persone.

Bertolaso nelle zone delle frane "Cercano di distruggere mia credibilità"

 

E domani nel Cosentino. E' atteso l'arrivo in Calabria del capo della Protezione civile, Bertolaso. Che alle 16,30 sarà all'aeroporto di Lamezia Terme, dove incontrerà i prefetti calabresi e il presidente della Giunta regionale. Al termine, il sottosegretario si sposterà a Cosenza, dove effettuerà un primo sopralluogo. Domani mattina, Bertolaso dovrebbe proseguire le verifiche nel territorio Cosentino, quindi, in tarda mattinata, si sposterà a Catanzaro. Infine, il sopralluogo nel Vibonese, a Maierato in particolare, dove è venuta giù gran parte della collina su cui si trova il centro abitato.

"Tornerò...se ci sarò ancora". Il capo della Protezione Civile ha promesso di tornare entro la fine di marzo nel Messinese, per fare il punto sulla situazione, ma ha aggiunto, "se ci sarò ancora", visto che l'opposizione insiste sulle sue dimissioni, dopo lo scandalo degli appalti per il G8 della Maddalena. "La mia situazione personale è nota a tutti - ha detto Bertolaso - lavoro serenamente giorno per giorno per dare risposte e garantire interventi, poi è il Governo che dovrà decidere. Vogliono distruggere la mia credibilità". E ancora: " Non sono mai stato legato a nessuna poltrona, anche perchè sto seduto molto poco girando continuamente l'Italia. Se dovessero dire che il mio tempo è scaduto, me ne andrò". Ci vorrà almeno un mese per capire quanti sfollati del Comune di San Fratello potranno far ritorno in paese e quanti nelle case che hanno dovuto abbandonare dopo la frana che domenica scorsa ha colpito il Comune a 640 metri sui Monti Nebrodi. "I lavori di messa in sicurezza - ha assicurato Bertolaso - verranno avviati entro l'estate, ma sarà necessario demolire almeno un centinaio di abitazioni ed anche la vecchia chiesa di San Nicola".

Lombardo: "Si è costruito in modo folle". Al termine della ricognizione in elicottero, il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo ha detto che sul lungomare tirrenico di Messina "si è costruito in maniera folle. Ci sono case a meno di 30 metri dalla riva, e sono bagnate dal mare". Il sopralluogo in volo c'è stato sui Nebrodi e nel Messinese. Parlando invece della situazione di San Fratello, il governatore ha detto di avere visto dall'elicottero "le grandi fratture aperte dalla frana e che la situazione progredisce lentamente". Lombardo ha poi compiuto, sempre assieme a Bertolaso e al sindaco di San Fratello, Salvatore Fidoti Pinto, un sopralluogo a piedi nelle zone di San Fratello interessate dallo smottamento. I tre hanno quindi partecipato ai lavori di una seduta straordinaria del Consiglio comunale del paese dei Nebrodi.

"Berlusconi venga qui: siamo italiani anche noi". "Il presidente Silvio Berlusconi venga qui e ci aiuti, perchè non ci sono italiani di serie A e italiani di serie B: anche noi siamo italiani". Così Angela Carroccetto chiede "aiuto" e invita le istituzioni a "non abbandonare San Fratello" mentre davanti alla sua abitazione, che è nella zona interessata dalla frana, passano per un sopralluogo il capo della Protezione Civile e del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo. "Non ci abbandonate..." dice in maniera sommessa un'altra signora davanti alla scuola elementare di San Fratello, che sarà abbattuta per i danni subiti. Una sua amica le dà manforte: "dottor Bertolaso, iniziate i lavori e poi noi sanfratellani li completeremo, perchè siamo gente abituata a lavorare". Un giovane affronta anche il tema del ponte sullo Stretto: "è sicuramente un'opera strategica per la Sicilia - ha affermato parlando con Bertolaso - ma non potrà unire un'isola che scompare. Occorrono subito interventi per fare fronte ai danni e soprattutto all'emergenza. Qui manca la cultura della prevenzione". "Con me su questo tema - ha replicato il capo della Protezione Civile - lei sfonda una porta aperta. Sono più di otto anni che parlo di questo ed è la mia lotta che continuerò".

(21 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalle intercettazioni emerge che Balducci sapeva dell'inchiesta sui lavori per il G8 e ne informò Bertolaso

La violazione del segreto istruttorio coincide con l'annuncio della nomina a ministro del capo della Protezione civile

Appalti, incontri a Palazzo Chigi

"Ci dobbiamo vedere"

di CARLO BONINI

Appalti, incontri a Palazzo Chigi "Ci dobbiamo vedere"

Angelo Balducci

Della tempesta in arrivo sui grandi appalti della Protezione civile, Palazzo Chigi sapeva. Guido Bertolaso sapeva. E ad informarli era stata una "cricca di banditi", "quella cricca", ormai con le ore contate. Nuovi atti istruttori della Procura di Firenze svelano oggi definitivamente le omissioni e le bugie di Guido Bertolaso.

Danno un senso alle mosse del Presidente del Consiglio in questa vicenda. Le nuove carte (oltre cento pagine, raccolte in un'informativa del Ros dei carabinieri del 30 gennaio scorso e in una "integrazione della Procura della Repubblica di Firenze alla richiesta di custodia cautelare" datata 4 febbraio) sono state depositate nelle ultime 48 ore al Tribunale del Riesame di Firenze e raccontano una storia che arriva dritta al cuore di Palazzo Chigi.

Documentano che, tra il 29 e il 30 gennaio scorsi, Angelo Balducci, presidente del consiglio nazionale dei lavori pubblici, fulcro e anima "tecnica" della "cricca dei banditi", informò Guido Bertolaso e almeno un'altra figura di spicco a Palazzo Chigi (Gianni Letta?) delle mosse e del merito dell'indagine condotta dalla magistratura toscana sugli appalti della Protezione civile. Dunque, delle misure di custodia cautelari imminenti (Aldo Balducci, Mauro Della Giovampaola, Fabio De Santis e Diego Anemone saranno arrestati il 10 febbraio), delle intercettazioni telefoniche in corso. Di più: i nuovi atti documentano la significativa coincidenza temporale tra il momento in cui il segreto istruttorio venne violato, grazie alla "disponibilità" del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, e l'annuncio di Silvio Berlusconi che Guido Bertolaso sarebbe stato presto nominato ministro della Repubblica.

Ecco, dunque, attraverso i documenti, cosa è accaduto tra il 28 e il 30 gennaio scorsi.

28 GENNAIO - UN TITOLO SU "LA REPUBBLICA"

LA PROCURA DI ROMA CHIAMA FIRENZE

LA CRICCA SI METTE AL LAVORO

28 Gennaio. Giovedì. "la Repubblica" titola in prima sull'inchiesta dei nostri Paolo Berizzi e Fabio Tonacci: "Dal G8 all'abbandono. Il flop della Maddalena ci è costato 300 milioni. Dopo gli investimenti faraonici, zero posti di lavoro". Le due pagine rianimano un fantasma che la "cricca" dà per dissolto. Ma la novità è che mettono in moto il Procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara i cui uffici, da tempo, indagano su quegli appalti, con un fascicolo delegato al Procuratore aggiunto Achille Toro, responsabile del pool contro i reati della pubblica amministrazione.

Scrivono i pubblici ministeri di Firenze:

"A seguito di notizia giornalistica, il Procuratore di Roma chiedeva un primo contatto informativo per via telefonica con il Procuratore della Repubblica di Firenze (Giuseppe Quattrocchi ndr.) in ordine alla effettiva esistenza di un procedimento penale pendente presso la Procura di Firenze, che coinvolgesse le vicende degli appalti del G8. Il Procuratore di Firenze confermava, in tale primo contatto telefonico, la effettiva esistenza di un procedimento e la disponibilità ad attivare indagini collegate".

Nella giornata del 28, dunque, il Procuratore di Roma Ferrara sa per certo che esiste un'indagine a Firenze sugli appalti del G8 e la Protezione civile. Non sappiamo a che ora questa telefonata sia avvenuta. Né, dalle carte, è dato sapere quanto sia scesa nel dettaglio. È verosimile ritenere, tuttavia, che di quel colloquio Ferrara informi, se non altro per competenza, il suo aggiunto Achille Toro.

Un fatto è certo. Quello stesso giorno, in un orario significativo, le 18.42, Camillo Toro, figlio del Procuratore aggiunto, contatta l'avvocato Egidio Azzopardi, l'uomo che la "cricca", almeno dal settembre del 2009, ha incaricato di "monitorare" cosa bolle nelle inchieste di Roma e Firenze sulla Protezione Civile. Un professionista che ha un rapporto di amicizia con il magistrato romano (le mogli si frequentano, l'avvocato invia al magistrato regali di Natale e annuncia visite a sorpresa bene accette). E a cui il magistrato deve molto (Azzopardi ha fatto ottenere al figlio di Toro, Camillo, un posto al ministero delle Infrastrutture).

Azzopardi e Camillo Toro, dunque, la sera del 28 si vedono. Non una, ma due volte.

29 GENNAIO MATTINA - "ANGELO,

TI DEVO VEDERE SUBITO"

"NON OGGI. DOMANI. OGGI A PALAZZO CHIGI

ABBIAMO FATTO IL PUNTO

PRESUMO SULLA STESSA COSA"

Ora, quali informazioni ha consegnato il figlio di Toro ad Azzopardi la sera del 28 gennaio? Si direbbero cruciali. E non si deve essere molto lontani dal vero nel ritenere che si tratti delle notizie coperte da segreto che si sono scambiati i procuratori di Firenze e Roma. Perché il 29 gennaio, alle 8.50 del mattino, l'avvocato, senza successo, cerca Angelo Balducci. Vuole incontrarlo immediatamente. A casa sua. Con cautele straordinarie. "Senza telefono e senza autista", fa sapere. L'ingegnere, che è diretto a Pesaro, viene informato da Roberto Di Mario, uno dei suoi segretari:

"Angelo, è venuto qui quell'avvocato che viene da noi... E mi ha detto che alle 10 dovresti stare a casa sua... senza autista e senza anche questo strumento che stiamo adoperando... senza niente... lui sta qui... dall'altra persona e mi ha detto di fargli sapere".

Balducci chiede di spostare l'appuntamento al giorno dopo. E nel farlo, di aggiornare però l'avvocato Azzopardi su una circostanza significativa.

"Digli che sono fuori.... che però stamattina...(inc) Palazzo Chigi... abbiamo fatto il punto... presumo sulla stessa cosa e quindi... capito?".

Balducci, dunque, informa Azzopardi che a Palazzo Chigi, quella stessa mattina - e, va detto, assai presto visto che la telefonata con il suo segretario è delle 8.58 - c'è stato "un punto" sulla "stessa cosa" di cui l'avvocato si sta occupando: le inchieste di Roma e Firenze. E al "punto", visto l'uso del plurale ("abbiamo fatto"), devono aver partecipato almeno in due. Balducci e chi altro? Le carte nulla dicono. Anche se - lo vedremo - quel che accade nelle ore successive offrirà qualche indicazione.

29 GENNAIO MATTINA - LA PROCURA DI FIRENZE

INFORMA LA PROCURA DI ROMA

"ABBIAMO CHIESTO QUATTRO ARRESTI"

È sempre la mattina del 29. Venerdì. E conviene ora spostarsi da piazza Montecitorio (Palazzo Chigi) a piazzale Clodio (Uffici della Procura della Repubblica). Mentre Balducci aggiorna l'avvocato Azzopardi sul "punto" a Palazzo Chigi e fissa un appuntamento per l'indomani (sabato 30 gennaio), il Procuratore della repubblica Ferrara alza nuovamente il telefono per parlare con il Procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi.

Scrivono i pubblici ministeri di Firenze:

"Nella mattina del 29 gennaio, avveniva un nuovo contatto telefonico tra i vertici degli uffici delle due Procure che accompagnava la formale richiesta di coordinamento delle indagini della Procura di Roma. In tale contatto, preliminare alla attivazione di un incontro di coordinamento, poi effettivamente avvenuto l'1 febbraio, il Procuratore della Repubblica di Firenze comunicava la pendenza di una richiesta di misura cautelare e l'esistenza di indagini per reati contro la pubblica amministrazione e reati economici, come si desume dalla nota scritta a firma del Procuratore della Repubblica di Firenze inoltrata per attivare il coordinamento richiesto".

Rispetto a ventiquattro ore prima, dunque, il Procuratore Ferrara e, altrettanto verosimilmente, il suo aggiunto Achille Toro sanno qualcosa di più importante e delicato. Che l'indagine di Firenze è a uno snodo cruciale, perché sono quattro gli arresti che quell'ufficio ha chiesto. E il passaggio è così importante e così delicato che i magistrati delle due Procure concordano di incontrarsi nel primo giorno lavorativo utile: il lunedì della settimana entrante. L'1 febbraio.

29 GENNAIO POMERIGGIO

"DOVE SEI? FUORI?

CI DOBBIAMO VEDERE CAZZAROLA

SI'. ANCHE DOMANI CHE È SABATO"

Come è accaduto ventiquattro ore prima, il figlio di Toro, Camillo, si attacca al telefono per comunicare verosimilmente all'avvocato Azzopardi le novità che il padre magistrato ha raccolto la mattina in Procura. Il professionista non è in città. Ma non c'è un minuto da perdere.

C: "Vai a cena stasera?"

A: "No sono fuori rientro domani mattina"

C: "Domani che è... sabato?"

A: "... pure di sabato dobbiamo"

C: "... pure di sabato dobbiamo... sì cazzarola... va bè che insomma... che mi sei amico... che futuro padrino... ma insomma che cazzarola".

A: "Allora mi regolo di conseguenza".

I due prendono appuntamento per la prima mattina del 30 gennaio.

29 GENNAIO POMERIGGIO

BERLUSCONI ANNUNCIA: "BERTOLASO

SARA' MINISTRO"

LA CRICCA: "COME DICEVA IL GOBBO?

A PENSAR MALE..."

Il pomeriggio del 29, Berlusconi è a Coppito (l'Aquila) per la cerimonia che segna il passaggio di consegne agli amministratori locali dei poteri per la ricostruzione. Lo ascoltano il presidente della Regione Gianni Chiodi, quello della Provincia Stefania Pezzopane, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. E, naturalmente, seduto in prima fila, nel suo golfino blu, Guido Bertolaso. Silvio Berlusconi (ne dà conto l'inviato dell'Ansa) dice: "Credo che tutti possano immaginare che dopo l'exploit straordinario che Guido ha fatto in questi dieci mesi in Abruzzo, il minimo che possiamo dargli come riconoscimento e merito è la nomina a ministro da parte del presidente del Consiglio". Bertolaso si mette le mani tra i capelli e scoppia in lacrime.

Per il capo della Protezione civile - che ora sappiamo essere informato di quanto sta per accadere a Firenze (e non, come ha sostenuto in questi giorni, "tenuto incredibilmente allo scuro di quanto gli si muoveva intorno", "Ballarò" - Rai 18 febbraio) - quell'annuncio pubblico ha un significato chiaro. Almeno per lui, ci sarà un salvagente immunitario. Una fune che lo sottrarrà in tempo utile al drammatico naufragio della "cricca". E lo capisce anche la "cricca".

Nel pomeriggio, l'avvocato Azzopardi (A) lo dice infatti a Massimo Sessa (S), dirigente del ministero delle Infrastrutture e braccio destro di Angelo Balducci. Così.

A:... dimmi caro

S:... senti... fai una dichiarazione contro gli americani (il riferimento è alle dichiarazioni di Bertolaso sull'inefficienza della macchina degli aiuti Usa ad Haiti ndr)... può essere che hai un futuro (ride)

A:...(ride). .. tu sei un ragazzo perspicace ed intelligente invece. .. credo che tu abbia fatto le mie stesse riflessioni

S:... ehh!!. . bo'. .. mi sembra. .. solo lui o ha fatto anche sottosegretari?

A:... adesso stava a Coppito e ha detto in diretta... "Ringraziamo paraparàparà... e che io lo faccio Ministro... quindi lo ha annunciato adesso. .. tanto è vero che. .. non so se è stata una boutade eccetera eccetera. .. lui si è coperto il viso... Bertolaso. . come se si mettesse a piangere... si commuovesse...

S:... a piangere? Perché si è commosso?

A:... si è commosso. . però non si. .. se rideva o se piangeva

S:...(ride)

A:... hai capito?. .. io che però. .. come diceva il gobbo. .. "a pensare male non si fa peccato". .. allora ho fatto un retropensiero. ..

S:... va be'.. stiamo a vede'.

29 GENNAIO SERA

BALDUCCI: "ANTICIPIAMO L'APPUNTAMENTO

PERCHE' DEVO VEDERE BERTOLASO

E L'ALTRO A PALAZZO CHIGI"

Quando ormai è la sera del 29 gennaio, anche Balducci (B) si fa vivo. Lo ha chiamato al telefono Bertolaso e lui chiede a Roberto Di Mario (M), il suo segretario, di rintracciare l'avvocato Azzopardi (A). Ha urgenza di fissare l'appuntamento previsto per l'indomani "senza autista e senza telefono" a un'ora utile. Prima delle 11, perché dopo ha appuntamento con Bertolaso a Palazzo Chigi.

B:... potresti chiamare quel signore. .. (Azzopardi ndr)

M:. .. sì. .. quello di domani?

B:. .. siccome mi ha chiamato (Bertolaso ndr) io poi c'ho 'sta cosa a palazzo Chigi. .. con lui (Bertolaso ndr) e quell'altro. .. se poteva anticiparmi un po' l'appuntamento.

M:. .. okay. .. a che ora potrebbe andare bene Angelo?

B:... un'oretta prima sarebbe l'ideale... se è possibile. . devo dare poi una risposta nell'altra direzione (Palazzo Chigi ndr)

M:. .. perfetto ed io lo chiamo subito e ti faccio sapere. . ciao.

Balducci chiude con il suo segretario e manda un sms a Bertolaso, complimentandosi per la futura nomina a ministro e manifestando un'amicizia che il capo della Protezione civile, a inchiesta deflagrata, disconoscerà pubblicamente ("Balducci? È un signore che ho conosciuto nelle sue vesti di tecnico").

"Sono commosso ed emozionato come un fratello vero può essere. Ti voglio bene davvero. Pensa a Papà cosa direbbe. Tuo angelo".

Intanto, il segretario di Balducci chiama Azzopardi.

M:... buonasera.... mi scusi... Angelo chiedeva se era possibile anticipare l'appuntamento perché dice poi dovrebbe vedere Bertolaso a palazzo Chigi

A:... alle 11?

M:... sì. .. lui mi ha detto alle 10 e mezzo...11 per cui

A:... sì perché io devo vedere prima quell'altro... proprio alle 10 e mezzo. . e quindi volevo essere fresco. .. ha capito?

M:... come no?!. . va bene

A:... quindi gli dica. ..

M:... alle 11 sempre lì. .. dove c'eravamo detti

A:... sì sì

M:... "55" (il civico della via dei Parioli dove abita Azzopardi ed è fissato l'appuntamento).

Il quadro è chiaro quanto la frenesia che lo anima. Balducci, il giorno dopo, sabato 30 gennaio, deve vedere Bertolaso e "l'altro" (l'altro chi? Gianni Letta?) a Palazzo Chigi. E poiché a quell'incontro serve andare con l'ultimo aggiornamento di quanto si muove nell'inchiesta di Firenze (a Palazzo Chigi se ne è discusso una prima volta, lo abbiamo visto, proprio quella stessa mattina del 29), Azzopardi promette di presentarsi "fresco" delle ultime novità che, l'indomani, verso le 9 del mattino, conta di raccogliere da Camillo Toro, il figlio del magistrato.

30 GENNAIO MATTINA

INCONTRO IN CASA DELL'AVVOCATO

LA MOGLIE DI BALDUCCI AL TELEFONO:

"ANGELO CHE HAI? TI SENTO MORTO".

Alle 11 del mattino, nel quartiere Parioli, nel salone dell'abitazione dell'avvocato Azzopardi, siedono Angelo Balducci e il dirigente del ministero delle infrastrutture Massimo Sessa. I cellulari vengono spenti. Azzopardi ha incontrato due ore prima il figlio di Toro. Le notizie, per la "cricca", sono terribili. Sono quelle che l'Italia comincerà a leggere undici giorni dopo, dal 10 febbraio in avanti. Non è dato sapere, dove e come, quel mattino, Balducci consegni le brutte nuove a Palazzo Chigi. "A Bertolaso" e "all'altro". Si sa al contrario cosa dice Rosanna Thau, moglie di Balducci, parlando con il marito pochi istanti dopo che ha lasciato la casa di Azzopardi: "... Angelo... ti sento morto... tante volte quando sei al telefono esulti... non ti sento niente... pensavo di parlare a nessuno".

© Riproduzione riservata (21 febbraio 2010)

 

 

 

Accuse al finiano Bocchino. Frattini è il fondatore della "squadra di pronto intervento" Task Force Italia

Valducci ha dato vita a una struttura parallela di 500 club della libertà sparsi nel paese

Lotta tra cordate all'ombra di Silvio

"Di questo passo perdiamo le elezioni"

di FRANCESCO BEI

Lotta tra cordate all'ombra di Silvio "Di questo passo perdiamo le elezioni"

ROMA - Dentro il Pdl è una guerra di tutti contro tutti. Il primo a saperlo è Silvio Berlusconi, che osserva con insofferenza crescente la maionese impazzita di via dell'Umiltà. "Adesso" si è sfogato due sere fa "la devono finire con queste camarille, perché di questo passo andiamo a perdere le elezioni".

Il problema allora non è la posizione di Denis Verdini, perché - come fa notare un berlusconiano lealista - "non si cambiano i generali mentre la battaglia è in corso". Ci sarà tempo, dopo il voto, per ripensare al destino del coordinatore finito al centro delle intercettazioni. E magari sostituirlo con Claudio Scajola. Al di là del comunicato di ieri, che qualcosa si sia rotto tra Berlusconi e il suo braccio destro nel partito lo sostengono in tanti. E si fa notare come il premier stavolta abbia evitato accuratamente di attaccare i magistrati per difenderlo. Come pure abbia tardato qualche giorno per mettere nero su bianco la sua solidarietà all'uomo di Fivizzano, una non casuale asimmetria rispetto al calore manifestato subito per Letta e Bertolaso.

Ma al momento, a poche settimane dal voto, l'unica scelta possibile è quella di blindare Verdini e mandare un segnale ai tanti suoi avversari: "Basta con i giochi di potere interni". A chi si riferiva il premier con la sua denuncia? Il destinatario principale è il finiano Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera. Gli uomini del Cavaliere sono convinti che sarebbe proprio Bocchino ad alimentare le voci di un possibile cambiamento al vertice di via dell'Umiltà. Come quella sul mite Sandro Bondi che finirebbe numero uno, con Bocchino come vice. Non è un caso quindi che Berlusconi, incontrando venerdì alla Camera alcuni deputati, abbia chiesto loro un parere sulla "fedeltà" del vice capogruppo.

 

Nonostante gli attacchi, nella mappa interna al partito di maggioranza Verdini appare ancora in posizione preminente. Con Sandro Bondi impegnato al governo, è l'uomo forte a cui Berlusconi ha affidato il compito di arginare gli ex An. Una posizione che viene contrastata con tutte le forze da altri forzisti della prima ora. Uno è sicuramente Mario Valducci, responsabile enti locali del Pdl, a cui Verdini ha sottratto ogni ruolo nel partito. Da mesi Valducci aspira a prendere il posto movimentista che fu di Michela Brambilla e ha dato vita - insieme a Giorgio Stracquadanio - a una struttura parallela che non risponde a via dell'Umiltà. Si tratta degli oltre 500 club della libertà, sparsi per tutta la penisola (e molti proprio in Toscana, la terra di Verdini), che si propongono come alternativa ai circoli Pdl. Vicino a Valducci, ma in maniera autonoma, si pone un altro big come il ministro Franco Frattini. I due condividono la medesima avversione a Verdini e per questo si sono tatticamente alleati. L'intesa è stata suggellata la scorsa settimana con la nascita di Task Force Italia, una struttura leggera che affiancherà i club di Valducci. Una "squadra di intervento" di berlusconiani della prima ora, pronti a stendere una rete di sicurezza intorno al premier se il Pdl dovesse saltare. Ne fanno parte Frattini, Stracquadanio, Deborah Bergamini, Micaela Biancofiore, Isabella Bertolini, la giovane Annagrazia Calabria, Paola Pelino. Ha spiegato la Biancofiore: Frattini e Valducci "rappresentano due posizioni che confluiscono, la politica ed il movimentismo".

Le "camarille", come le chiama Berlusconi, hanno trovato l'occasione per scontrarsi nella composizione delle liste per le candidature. Una battaglia così feroce che due sere fa, quando si parlava della lista bloccata per la Toscana, Bondi è arrivato a minacciare le dimissioni da coordinatore. Vengono messe in discussione anche le scelte del Cavaliere, come quella di candidare l'ex Miss Veneto, Chiara Sgarbossa, o Francesca Pascale nel Lazio. Da ultimo persino l'igienista dentale del premier, Nicole Minetti (in realtà conosciuta da Berlusconi quand'era una showgirl), sarebbe stata sbianchettata dal listino lombardo. E se saltano persino le Silvio's angels è davvero una maionese impazzita.

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Il premier: "Tutti d'accordo: renderemo più completo il ddl sulle norme anticorruzione. L'ho voluto io"

Nessun timore per le indagini sulle grandi opere. "Capita sempre che qualcuno faccia il proprio interesse"

Berlusconi: "Piena fiducia e stima per Verdini

Contro di lui manovre dall'interno del Pdl"

Berlusconi: "Piena fiducia e stima per Verdini Contro di lui manovre dall'interno del Pdl"

ROMA - Contro Verdini - dice Berlusconi - ci sono manovre e attacchi che provengono dall'interno del Pdl. "Ancora una volta - ha detto il presidente del Consiglio - leggo sui giornali ricostruzioni pittoresche, ai limiti della fantascienza, su mie presunte e mai pronunciate critiche nei confronti del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e del coordinamento nazionale". Il presidente del Consiglio non se la prende solo con la stampa: "Pur avendo in passato criticato il malvezzo dei giornali di attribuirmi virgolettati e pensieri mai espressi, credo che la responsabilità non sia più solo della stampa, ma di chi la usa per giochi di potere personali, per cercare di indebolire chi, proprio come l'on. Verdini, si è speso e si spende giorno per giorno per costruire la struttura del Popolo della Libertà, lavoro difficile, difendendolo con determinazione dagli attacchi esterni e, magari, interni".

Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto: "Per cercare di colpire un galantuomo come Verdini, si rischia di incidere negativamente su un risultato elettorale che si annuncia in ogni caso come ampiamente positivo. Confermo quindi a Denis Verdini la mia amicizia e la mia piena fiducia".

Il premier, lasciando palazzo Grazioli, è quindi tornato sul tema dello slittamento del ddl per inasprire le norme sulla corruzione. "Siamo stati tutti d'accordo sul fatto di farlo più articolato: la prossima settimana penso che sarà pronto. Sono stato io a volerlo, io a proporlo e io poi, a seguito della discussione approfondita che si è svolta in Cdm, a ritenere che poteva essere migliorato".

Il presidente del Consiglio ha poi affermato di "non essere assolutamente preoccupato" per le inchieste sui grandi appalti che stanno coinvolgendo alcuni esponenti del Pdl e del governo. "Nessuna preoccupazione, ci sono casi singoli come ci sono nelle aziende, nei carabinieri, ovunque. Come ho detto l'altro giorno e ci sono state anche ironie a riguardo, è statisticamente provato che, su cento persone, qualcuno fa il proprio interesse in maniera non legittima. Capita sempre una cosa del genere".

 

Per quanto riguarda le notizie apparse sulla stampa di una sua presunta "insoddisfazione" verso l'organizzazione del Pdl, il premier ha negato di avere intenzione di effettuare cambiamenti ai vertici del partito. "Ho letto i giornali", ha detto. "Tutte le notizie che riguardano cambiamenti al vertice del partito sono assolutamente prive di fondamento. E' disinformazione pura", ha tagliato corto.

Il premier, che anche stamattina indossava il piumino regalatogli da Vladimir Putin, ha detto che il Pdl "è un partito fatto di persone, pieno di ideali e passione". "Io non trovo assolutamente cose di cui preoccuparmi - ha aggiunto - o che vanno cambiate. Certo, si cerca sempre di migliorare e questa deve essere un'attenzione di ogni giorno. Ma non c'è assolutamente nulla che possa far pensare a qualcosa di traumatico perché non esiste nessuna necessità di farlo". Infine, una battuta sul ddl sulle intercettazioni. "Andiamo avanti - ha spiegato il premier - con il ddl già approvato da un ramo del Parlamento, l'altro ramo si accinge a discuterlo e approvarlo".

(20 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

Come funziona

il sistema Verdini

di EUGENIO SCALFARI

Adesso il problema sembra essere quello della corruzione generale. Di tutta la nazione. Di tutto un popolo "che nome non ha". Di tutta una gente che spunta alla rinfusa "dagli atri muscosi, dai fori cadenti". Una sorta di scena da teatro senza attori, solo comparse degradate che si sospingono a vicenda, una cenciosa opera da tre soldi dove vengono scambiate miserabili mazzette, abbietti favori, borseggi agli angoli delle strade. Ci sarà pure un Mackie Messer armato di coltello ma non si vede, dà ordini sottovoce all'ombra di quella plebaglia corrotta e corruttibile.

La Corte dei Conti ha quantificato il degrado collettivo: da un anno all'altro la corruzione è aumentata del 229 per cento. Anche due giudici della Corte sono tra gli indagati. Anche un giudice della Corte costituzionale è lambito dall'ondata di fango. Anche un magistrato della Procura di Roma.

I giornali dibattono l'argomento. Analizzano il fenomeno. Si tratta d'una nuova Tangentopoli a diciotto anni di distanza dalla prima? Oppure d'una situazione con caratteristiche diverse? Allora, nel 1992, si rubava per procurare soldi ai partiti e alle correnti; adesso si ruba in proprio ed è un crimine di massa. Meglio o peggio di allora?

Infine - ma questa è la vera domanda da porsi: la corruzione sale dal basso verso l'alto oppure scende dall'alto verso il basso? La classe dirigente è lo specchio d'una società civile priva di freni morali oppure il cattivo esempio degli "ottimati" incoraggia la massa a delinquere infrangendo principi e normative?

* * *

Berlusconi è preoccupato. Lo dice lui stesso in pubblico e in privato e molti suoi collaboratori trasmettono ai giornali il suo cattivo umore che del resto risulta evidente dalle immagini televisive e fotografiche.

"Se potessi scioglierei il partito, ma non posso". Una frase così non l'avevamo mai sentita prima. E' indicativa del livello cui il fango è arrivato.

Per quello che se ne sa, la sua preoccupazione proviene da sondaggi molto allarmati e soprattutto da previsioni pessimistiche sullo smottamento futuro del consenso. Emergono diverse faglie: quella dei moderati, quella dei cattolici, quella delle persone perbene senza aggettivi.

Bertolaso è indagato, Verdini e Letta compaiono molte volte nelle intercettazioni giudiziarie.

Due differenti pulsioni si alternano nell'animo del "capo dei capi": rintuzzare gli attacchi, mantenere le postazioni e anzi contrattaccare; oppure cambiare strategia, abbandonare le posizioni più esposte e i personaggi più discussi, dare qualche soddisfazione ad una pubblica opinione stupita, indignata e trascurata per quanto riguarda le ristrettezze economiche che mordono ormai la carne viva del Terzo e del Quarto stato.

La scelta tra queste due opzioni non è stata ancora fatta. A giudicare dalle parole e dagli atti sembrerebbe che il "capo dei capi" persegua contemporaneamente ambedue queste strategie col rischio di far emergere un'incoerenza che segnala una crescente difficoltà.

La legge in preparazione che dovrebbe inasprire le pene contro i reati di corruzione segna il passo. Il collega D'Avanzo ha spiegato ieri le ragioni del rinvio: il gruppo dirigente del partito non ci sta. Se alla fine la legge verrà fuori, sarà solo un placebo da avviare su un binario morto.

Più efficace (se ci sarà) potrebbe essere il lavoro di pulizia delle liste elettorali; ma quel lavoro, per avere un senso, dovrebbe estendersi ai membri del governo e del Parlamento colpiti da sentenze o da condanne di primo grado con imputazioni di corruzione. Ma ne verrebbe fuori una decimazione: Dell'Utri, Ciarrapico, Cosentino, Fitto e almeno un'altra decina di nomi sonanti. Vi pare fattibile un'ipotesi del genere? Promossa da Berlusconi che dal canto suo ha schivato le condanne solo con derubricazione di reati e accorciamento dei tempi di prescrizione disposti dalle famose leggi "ad personam"?

* * *

Il caso Bertolaso-Protezione civile fa storia a sé. Il punto nodale della questione sta nella distinzione tra eventi causati da catastrofi naturali per i quali la necessità e l'urgenza autorizzano a derogare dalle norme vigenti; e gli eventi non connessi a tali catastrofi, per i quali le deroghe non sono né urgenti né necessarie. Qualche eccezione in questo secondo campo d'azione può essere ipotizzata ma deve essere dettagliatamente motivata e debitamente circoscritta. Così non è stato. La cosiddetta politica del fare è diventata una modalità permanente, la mancanza di controlli ha alimentato l'arbitrio, e l'arbitrio è diventato sistema.

L'inchiesta giudiziaria in corso riguarda situazioni molteplici: appalti in Toscana, appalti alla Maddalena, appalti a Roma, appalti a L'Aquila, in Campania, a Varese, a Torino, a Venezia, seguirne il filo è stato scrupolosamente fatto dai giornali e lo do quindi per noto. Aggiungo qualche aggiornata osservazione.

1. Il giro degli appaltanti, degli attuatori e degli appaltatori è relativamente limitato. Le Procure (Firenze, Roma, Perugia, L'Aquila) li hanno definiti una "cricca". La parola mi sembra quanto mai adatta.

2. Gianni Letta (e Bertolaso) avevano escluso che imprenditori della cricca suddetta avessero mai lavorato all'Aquila, ma hanno poi dovuto ammettere di essersi sbagliati. Almeno due di essi (Fusi e Piscicelli) hanno avuto incarichi anche in Abruzzo. Agli altri e al gruppo Anemone in particolare, è stata data in pasto La Maddalena e molti altri luoghi, a cominciare da Roma.

3. La scelta iniziale di collocare il G8 nell'isola sarda fu un errore madornale. La pazza idea di ospitare i Grandi sulle navi creando una sorta di isola galleggiante fu rifiutata dalle delegazioni principali. Sopravvennero altre questioni di sicurezza di impossibile soluzione. Se non ci fosse stato il terremoto dell'Aquila, La Maddalena sarebbe stata comunque scartata ma questa impossibilità tecnica è venuta fuori quando il grosso dei lavori era già stato appaltato e portato avanti. La Protezione civile non si era accorta di nulla o, se se n'era accorta, non l'aveva detto a nessuno.

4. Il terremoto offrì una via d'uscita dall'"impasse" della Maddalena, ma a caro prezzo: furono costruiti dunque due G8, uno dei quali procedette di pari passo e negli stessi luoghi distrutti dal sisma. Da questo punto di vista la Protezione civile dette prova di grande efficienza. Il prezzo fu l'abbandono della Maddalena nelle mani di Balducci e della cricca e una soluzione edilizia, ma non urbanistica, che ha soccorso molte migliaia di aquilani ma ha messo in un binario morto la ricostruzione della città.

5. La figura di Angelo Balducci scolpisce nel modo più eloquente il funzionamento della cricca e gli arbitri che ne derivano. Uno dei casi più macroscopici riguarda la famosa sede del Salaria Sport Village sulle rive del Tevere. Terreno demaniale, zona preclusa ad ogni tipo di costruzione, parere negativo della conferenza dei servizi, della Regione, della Provincia e del Comune di Roma; tutti superati da un'ordinanza di Balducci con trasferimento della concessione all'imprenditore Anemone.

6. L'altra figura omologa che si erge alla guida della cricca è quella di Denis Verdini, coordinatore del Pdl e come tale persona "all'orecchio" del Capo.

Verdini non si lascia intervistare, non vuole sottoporsi a domande imbarazzanti. In compenso ha scritto un diario, una sorta di comparsa a difesa, e l'ha fatto leggere ad un giornalista del "Corriere della Sera". Il quale ha fatto scrupolosamente il suo mestiere riferendo il testo senza poter interporre domande. Ne è risultata un'autodifesa vera e propria.

Questo testo merita d'esser letto con attenzione. Ne riporterò qui qualche brano che ne dà l'idea.

* * *

"Il mio amico Riccardo Fusi è persona di cui mi fido, un vero imprenditore con tremila lavoratori alle sue dipendenze. Sono indagato per aver sostenuto una nomina che poteva interessare. Questo ha indotto i magistrati a pensare che ci fosse sotto un reato, ma non è così, non ho mai preso una lira, ma non nasconderò mai che a Riccardo ho presentato il mondo, tutti quelli che mi chiedeva di conoscere. Dimettermi da coordinatore? Non mi passa neanche per l'anticamera del cervello. Certe cose sono roba da asilo infantile. Siamo un sistema di potere? Scoperta dell'acqua calda. Quando c'è discrezionalità si apre la porta ad un sistema. Il punto è se è legittimo o illegittimo".

Questa frase è essenziale, fornisce la chiave autentica per decifrare ciò che sta accadendo.

Verdini è uno dei pilastri del sistema. Evidentemente lo considera legittimo, più che legittimo per il bene del paese. Scrive in un'altra pagina del suo diario: "Io lavoro per Berlusconi che riesce a ottenere benessere e consenso da milioni di italiani".

Lui non fa parte della cricca. Così dice, anche se gli amici per i quali si spende e ai quali procura appalti, nomine ministeriali, potere e danaro, sono i componenti della cricca. Ma lui no, lui non pensa di farne parte perché è collocato di varie spanne al di sopra. E non li favorisce per avere mazzette. Che volete che se ne faccia delle mazzette, lui che è agiato di famiglia? Lui gode di aver potere e di portare talenti e consensi al suo Capo. Talenti di malaffare? Può esser malaffare quello che porta consenso e voti a Berlusconi? Certo "quando c'è discrezionalità si apre la porta al sistema" e dunque portiamo la discrezionalità al massimo, sistemiamo gli amici nei posti che servono e chi non beve con noi peste lo colga. Non è questo il meccanismo? Non è questo che spiega la fronda di Fini e l'uscita di Casini dall'alleanza? Non è questo che divide Palazzo Chigi dal Quirinale? La magistratura da una concezione costituzionale che ricorda gli Stati assoluti?

Non prendono una lira, può darsi, ma hanno fatto a pezzi la democrazia. Vi pare robetta da poco?

* * *

Bertolaso è un'altra cosa. Nel 2001, poco dopo esser stato insediato da Berlusconi alla guida della Protezione civile, scrive una lettera all'allora ministro dell'Interno, Scajola, e al sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta. Dice così: "Il nostro Dipartimento è diventato dispensatore (assai ricercato) di risorse finanziarie e deroghe normative senza avere la minima capacità di verificare l'utilizzazione delle prime e l'esercizio delle seconde e senza avere alcun filtro utile sulle richieste. L'accavallarsi di situazioni di emergenza ha generato un flusso inarrestabile di ordinanze che a loro volta hanno comportato provvedimenti di assunzione di personale e autorizzazioni di spesa di non agevole controllo". Era il 4 ottobre del 2001. Sono passati nove anni ma sembra di leggere oggi un discorso di Bersani o di Di Pietro. Che cosa è accaduto?

Nonostante le apparenze Bertolaso è un uomo debole ma con una grande immagine di se stesso. Non ha il cinismo di Verdini e di Balducci, dei grandi corruttori. Adora i suoi volontari e ne è adorato. Pensate che qualcuno adori Verdini (tranne gli amici della cricca)? Qualcuno adori Balducci?

Bertolaso è un mito tra i suoi, lavora con i suoi, si veste come i suoi. Vuole essere amato. In questo è l'anima gemella di Berlusconi: vogliono essere amati. Naturalmente senza condizioni. Le critiche li fanno impazzire di rabbia. Le regole sono un impaccio. "Posso star fermo in attesa che il Parlamento decida?" ha scritto Bertolaso pochi giorni fa rispondendo ad una mia domanda.

Quindi avanti con i grandi eventi, Unità d'Italia, campionati di nuoto, campionati di ciclismo, celebrazioni di Santi e di Beati, restauro del Donatello eccetera. Insomma Bertolaso non ha addomesticato il potere come sperava nella sua lettera del 2001, ma è la brama di potere che si è impossessata di lui.

Quando è franata un'intera montagna sul paese di Maierato in Calabria, Bertolaso era alla Camera e poi a Ballarò per difendersi dalle intercettazioni che lo riguardano. La mattina dopo è volato a Maierato in mezzo ai pompieri che spalavano il fango. Bravo. Meritorio. Lo dico senza alcuna ironia, ma mi pongo una domanda: tra i compiti affidati alla Protezione civile non c'è anche quello importantissimo di prevenire le catastrofi e sanare il disastro idrogeologico del territorio?

Il grande meridionalista Giustino Fortunato cent'anni fa definì la Calabria "uno sfasciume pendulo sul mare". Allora non esisteva la Protezione civile, ma oggi c'è. Bertolaso sa benissimo che le montagne e le colline delle Serre nella Valle dell'Angitola sono uno sfasciume pendulo. Che cosa ha fatto per prevenire? Io so che cosa ha fatto: ha distribuito alle Regioni di tutta Italia la mappa idrogeologica del territorio segnalando i punti critici ed ha incoraggiato le Regioni a provvedere. Lui aveva altre cose di cui occuparsi.

Le Regioni senza una lira non hanno fatto nulla. La supplenza toccava a lui che i soldi li ha e le forze a disposizione anche. Ma la prevenzione non è un grande evento, le televisioni non se ne occupano, nessuno ne sa nulla. Intanto lo sfasciume crolla sulle case abusive e sulle strade abusive. Così vanno le cose.

* * *

La corruzione è aumentata a ritmi pazzeschi. Non è Tangentopoli? Forse è peggio. Oggi si ruba in proprio ma quelli che rubano sono i protetti del potere e puntellano il potere. Quelli che rubano cadono in tentazione e qui mi sono tornate in mente le pagine dostoevskijane del "Grande Inquisitore", delle quali ho discusso a lungo un mese fa col cardinale Martini riferendone su queste pagine.

Il Grande Inquisitore contesta a Gesù di avere promesso agli uomini il pane celeste mentre essi volevano il pane terreno. Gesù aveva dato agli uomini il libero arbitrio di cui essi avrebbero volentieri fatto a meno ed essi scelsero infatti di farne a meno pur di avere il pane terreno rinunciando ai miraggi del cielo. Gli uomini si allearono con lo spirito della terra, cioè con il demonio, ed anche i successori di Pietro si allearono con lo spirito della terra. Alla fine il mondo diventò pascolo del demonio e delle autorità che per brama di potere avevano sconfessato il messaggio di Gesù. Il Grande Inquisitore decide addirittura che Gesù sia bruciato e così si chiudono quelle terribili pagine.

Non so se Verdini o Letta o Bertolaso o Balducci o quelli che ridevano nel letto mentre L'Aquila crollava, abbiano mai letto i "Fratelli Karamazov". E se, avendoli letti, abbiano sentito muoversi qualche cosa nell'anima, un monito, un rimorso. Se l'hanno sentito, questo sarebbe il momento di seguirne l'impulso. Ma da quello che vedo, temo che siano sordi a questi richiami.

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MAPPE

L'ideologia del fare

di ILVO DIAMANTI

È l'era del "fare". I fatti contrapposti alle parole. Quelli che "fanno" opposti a quelli che "dicono". E perdono tempo a discutere, controllare, verificare. È un argomento caro al premier. Ripreso, in questi giorni, con particolare insistenza per replicare alle polemiche.

Polemiche sollevate dalle inchieste della magistratura sull'opera della Protezione civile, in Abruzzo dopo il terremoto e alla Maddalena, in vista del G8 (in seguito spostato a L'Aquila). E, ancor più, contro le critiche al progetto di trasformare la Protezione civile in Spa per meglio affrontare ogni emergenza. Allargando il campo dell'emergenza fino a comprendere ogni evento speciale e straordinario. Per visibilità e risorse investite. Oltre alle celebrazioni del 150enario dell'Unità d'Italia: i giochi del Mediterraneo e i Mondiali di nuoto; l'Anno giubilare paolino, l'esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Cupertino, e i viaggi del Papa in provincia (perché non quelli del presidente della Repubblica e del premier?). Insomma, tutto quanto fa spettacolo e richiede grandi quantità di mezzi. Affidato alla logica della "corsia preferenziale", superando i vincoli imposti dalle regole, dalle procedure. Dagli organismi di controllo istituzionali. Per sottrarsi ai tempi e alle fatiche della democrazia.

Che spesso delude i cittadini. E impedisce al governo di produrre risultati da esibire, come misura dell'efficacia della propria azione.

La mitologia del "fare" è alla radice del successo politico di Silvio Berlusconi. Il sogno italiano. L'imprenditore che si è "fatto" da sé. Dal nulla ha costruito un impero. In diversi settori. Da quello immobiliare a quello editoriale. A quello mediatico. Anche nello sport, ovviamente. Ha sempre vinto. Dovunque. E ha imparato che, se vuoi "fare", le regole, le leggi e, peggio ancora, i controlli a volte sono un impedimento. I giudici e i magistrati, per questo, possono rappresentare un ostacolo. Perché non sono interessati ai risultati, ma alle procedure. Alla legittimità e non alla produttività. Anche se nell'era di Tangentopoli i giudici erano celebrati da tutti (o quasi). Tuttavia, allora apparivano non i garanti della giustizia, ma i "giustizieri" di una democrazia malata. Bloccata e soprattutto improduttiva. Ostile ai cittadini e agli imprenditori.

 

Sul mito del "fare" si basa l'affermazione del politico-imprenditore alla guida di un partito-impresa, che gestisce la politica come marketing e promette di governare il paese come un'azienda. Anzi: di guidare l'azienda-paese. In aperta polemica con il professionista politico e il partito di apparato.

Si delinea, così, un modello neo-presidenziale di fatto. Realizzato su basi pragmatiche ed economiche. Quindi, molto più libero da regole e controlli rispetto ai sistemi presidenziali e semi-presidenziali effettivamente vigenti nelle democrazie occidentali.

L'evoluzione della Protezione civile è coerente con questo modello. Ne è il prodotto di bandiera, ma anche il modello esemplare. In fondo, Bertolaso anticipa e mostra quel che Berlusconi vorrebbe diventare (e costruire). È il suo Avatar. Affronta emergenze "visibili" e produce per questo risultati "visibili". In tempi rapidi. Puntualmente riprodotti dai media. Napoli. Sepolta dall'immondizia. L'Aquila devastata. Poi, arriva Bertolaso. L'immondizia scompare. Le prime case vengono consegnate a tempo di record. Sotto i riflettori dei media. Che narrano il dolore, l'emozione. E i successi conseguiti dal premier-imprenditore attraverso il suo Avatar. Aggirando vincoli e procedure. Perché nelle calamità, come in guerra, vige lo Stato di emergenza, che non rispetta i tempi della democrazia e della politica. Da ciò la tentazione di estendere i confini dell'emergenza fino a comprendere i "grandi eventi". Cioè: tutto quel che mobilita grandi investimenti, grandi emozioni e grande attenzione.

La Protezione civile diventa, così, modello e laboratorio per governare l'Italia come un'azienda. Dove il presidente-imprenditore può agire e decidere "in deroga" alle regole e alle norme. Perché lo richiede questo Stato (di emergenza diffusa e perenne). Dove il consenso popolare è misurato dai sondaggi. Dove, per (di) mostrare i "fatti", invece che al Parlamento ci si rivolge direttamente ai cittadini. O meglio, al "pubblico". Attraverso la tivù. Dove anche la corruzione diventa sopportabile. Meno "scandalosa", quando urge "fare" - e in fretta.

Di fronte a questa prospettiva - o forse: deriva - ci limitiamo a due osservazioni

La prima: la democrazia rappresentativa non si può separare dalle regole. Perché la democrazia, ha sottolineato Bobbio, è un "metodo per prendere decisioni collettive". Dove le procedure e le regole sono importanti quanto i risultati. Perché garantiscono dagli eccessi, dalle distorsioni, dalle degenerazioni. Come rammenta Montesquieu (nel 1748): "ogni uomo di potere è indotto ad abusarne. Per cui bisogna limitarne la virtù". Bilanciandone il potere con altri poteri. Perché, aggiunge un altro padre del pensiero liberale, Benjamin Constant (nel 1829): "ogni buona costituzione è un atto di sfiducia". Nella natura umana e del potere.

La seconda osservazione riguarda il fondamento del "fare", cui si appella il premier. In effetti, coincide con il "dire". Meglio ancora: con l'apparire. Perché i "fatti" - a cui si appella Berlusconi - esistono in quanto "immagini". Proposte oppure nascoste dai media. Secondo necessità. Come i "dati" dell'economia e del lavoro. Come i disoccupati o i cassintegrati e i morti sul lavoro. Che appaiono e - preferibilmente - scompaiono sui media. A tele-comando. Perché il pessimismo e la sfiducia minano la fiducia dei consumatori e dei cittadini. Meglio: del cittadino-consumatore. O viceversa.

È la retorica del "fare". Narrazione e al tempo stesso ideologia di successo. Per costruire e proteggere l'Italia spa.

(21 febbraio 2010)

 

 

 

 

Accuse al finiano Bocchino. Frattini è il fondatore della "squadra di pronto intervento" Task Force Italia

Valducci ha dato vita a una struttura parallela di 500 club della libertà sparsi nel paese

Lotta tra cordate all'ombra di Silvio

"Di questo passo perdiamo le elezioni"

di FRANCESCO BEI

Lotta tra cordate all'ombra di Silvio "Di questo passo perdiamo le elezioni"

ROMA - Dentro il Pdl è una guerra di tutti contro tutti. Il primo a saperlo è Silvio Berlusconi, che osserva con insofferenza crescente la maionese impazzita di via dell'Umiltà. "Adesso" si è sfogato due sere fa "la devono finire con queste camarille, perché di questo passo andiamo a perdere le elezioni".

Il problema allora non è la posizione di Denis Verdini, perché - come fa notare un berlusconiano lealista - "non si cambiano i generali mentre la battaglia è in corso". Ci sarà tempo, dopo il voto, per ripensare al destino del coordinatore finito al centro delle intercettazioni. E magari sostituirlo con Claudio Scajola. Al di là del comunicato di ieri, che qualcosa si sia rotto tra Berlusconi e il suo braccio destro nel partito lo sostengono in tanti. E si fa notare come il premier stavolta abbia evitato accuratamente di attaccare i magistrati per difenderlo. Come pure abbia tardato qualche giorno per mettere nero su bianco la sua solidarietà all'uomo di Fivizzano, una non casuale asimmetria rispetto al calore manifestato subito per Letta e Bertolaso.

Ma al momento, a poche settimane dal voto, l'unica scelta possibile è quella di blindare Verdini e mandare un segnale ai tanti suoi avversari: "Basta con i giochi di potere interni". A chi si riferiva il premier con la sua denuncia? Il destinatario principale è il finiano Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera. Gli uomini del Cavaliere sono convinti che sarebbe proprio Bocchino ad alimentare le voci di un possibile cambiamento al vertice di via dell'Umiltà. Come quella sul mite Sandro Bondi che finirebbe numero uno, con Bocchino come vice. Non è un caso quindi che Berlusconi, incontrando venerdì alla Camera alcuni deputati, abbia chiesto loro un parere sulla "fedeltà" del vice capogruppo.

 

Nonostante gli attacchi, nella mappa interna al partito di maggioranza Verdini appare ancora in posizione preminente. Con Sandro Bondi impegnato al governo, è l'uomo forte a cui Berlusconi ha affidato il compito di arginare gli ex An. Una posizione che viene contrastata con tutte le forze da altri forzisti della prima ora. Uno è sicuramente Mario Valducci, responsabile enti locali del Pdl, a cui Verdini ha sottratto ogni ruolo nel partito. Da mesi Valducci aspira a prendere il posto movimentista che fu di Michela Brambilla e ha dato vita - insieme a Giorgio Stracquadanio - a una struttura parallela che non risponde a via dell'Umiltà. Si tratta degli oltre 500 club della libertà, sparsi per tutta la penisola (e molti proprio in Toscana, la terra di Verdini), che si propongono come alternativa ai circoli Pdl. Vicino a Valducci, ma in maniera autonoma, si pone un altro big come il ministro Franco Frattini. I due condividono la medesima avversione a Verdini e per questo si sono tatticamente alleati. L'intesa è stata suggellata la scorsa settimana con la nascita di Task Force Italia, una struttura leggera che affiancherà i club di Valducci. Una "squadra di intervento" di berlusconiani della prima ora, pronti a stendere una rete di sicurezza intorno al premier se il Pdl dovesse saltare. Ne fanno parte Frattini, Stracquadanio, Deborah Bergamini, Micaela Biancofiore, Isabella Bertolini, la giovane Annagrazia Calabria, Paola Pelino. Ha spiegato la Biancofiore: Frattini e Valducci "rappresentano due posizioni che confluiscono, la politica ed il movimentismo".

Le "camarille", come le chiama Berlusconi, hanno trovato l'occasione per scontrarsi nella composizione delle liste per le candidature. Una battaglia così feroce che due sere fa, quando si parlava della lista bloccata per la Toscana, Bondi è arrivato a minacciare le dimissioni da coordinatore. Vengono messe in discussione anche le scelte del Cavaliere, come quella di candidare l'ex Miss Veneto, Chiara Sgarbossa, o Francesca Pascale nel Lazio. Da ultimo persino l'igienista dentale del premier, Nicole Minetti (in realtà conosciuta da Berlusconi quand'era una showgirl), sarebbe stata sbianchettata dal listino lombardo. E se saltano persino le Silvio's angels è davvero una maionese impazzita.

© Riproduzione riservata (21 febbraio 2010)

 

 

 

2010-02-19

Il provvedimento in origine avrebbe dovuto trasformare la Protezione civile in Spa

Adesso tornerà al Senato per l'approvazione definitiva

Dl emergenze, via libera della Camera

ma prima il governo va sotto tre volte

Napolitano plaude al "positivo confronto tra maggioranza e opposizione"

Dl emergenze, via libera della Camera ma prima il governo va sotto tre volte

ROMA - Via libera della Camera con 282 sì, 246 no e un astenuto al decreto legge sulle emergenze, che in origine avrebbe dovuto trasformare la Protezione civile in Spa; il provvedimento ora torna al Senato per l'approvazione definitiva. Nel corso della mattinata, però, per tre volte consecutive il governo è andato sotto: sono stati approvati due ordini del giorno del Pd e uno dell'Udc, sui quali il governo aveva espresso parere contrario.

Tra le principali novità, proposte dal relatore Agostino Ghiglia (Pdl) in commissione con l'assenso del governo e confermate dall'Aula, c'è la soppressione della Spa, che doveva costituire una sorta di braccio operativo della Protezione civile. Il governo è stato indeciso fino all'ultimo se porre la fiducia per i tempi stretti (il decreto dev'essere convertito entro il 28 febbraio) e per evitare incidenti di percorso.

Infine è intervenuto un accordo tra maggioranza e opposizione per sopprimere anche lo scudo giudiziario per la gestione commissariale dell'emergenza rifiuti in Campania che già in commissione era stato limitato alla giustizia amministrativa e civile, escludendo quella penale. Il pressing del presidente della Camera, Gianfranco Fini, per garantire tale intesa, ha convinto il governo a non ricorrere alla fiducia.

Una decisione che è stata molto apprezzata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, come si legge in una nota del Quirinale: "Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime vivo compiacimento per il positivo confronto tra maggioranza e opposizione conclusosi oggi alla Camera dei Deputati con la votazione finale sulla conversione in legge, con modifiche, del decreto sulla Protezione Civile".

 

Anche il partito Democratico considera "una vittoria" propria e di tutta l'opposizione, ma soprattutto del Parlamento, il passaggio alla Camera del decreto emergenze e protezione civile, ma le modifiche introdotte non bastano per dire sì al provvedimento, ha commentato il capogruppo Dario Franceschini, nella dichiarazione di voto sul Dl. "Voteremo contro", ha spiegato, perchè "avete rifiutato di distinguere per sempre catastrofi e grandi eventi". Di fronte al rischio corruzione, "non basta la denuncia a effetto" e prendere come slogan "la nuova legge anticorruzione. Servono regole giuste che garantiscono efficienza, trasparenza, pulizia" perchè il Paese per crescere "ha bisogno di efficienza, trasparenza e pulizia".

(19 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

Dopo l'annuncio di Berlusconi, il Cdm ha solo avviato le norme per inasprire le pene per i reati contro la P.A.

Per ora solo un via libera di principio sulle misure illustrate dal Guardasigilli. La prossima settimana il ddl

Governo, rinviato il ddl anticorruzione

La Russa: "Manca la parte della prevenzione"

Bersani: "Basterebbe che togliessero di mezzo il processo breve. Sarebbe un passo in avanti"

Di Pietro: "Ennesima truffa elettorale. Se vogliono fare sul serio presentino un decreto legge"

Governo, rinviato il ddl anticorruzione La Russa: "Manca la parte della prevenzione"

Silvio Berlusconi

ROMA - Ieri il premier Silvio Berlusconi aveva annunciato il giro di vite anti corruzione e oggi il Consiglio dei ministri ha avviato l'esame delle norme per inasprire le pene per il reato di corruzione. Ma c'è cautela. Il governo ha compiuto oggi solo una sorta di ricognizione, di esame preventivo del provvedimento. Il disegno di legge (questo lo strumento annunciato) sulla materia vedrà la luce la prossima settimana quando, come conferma il ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli, si metteranno a punto, con un lavoro integrato fra vari ministeri (e la Conferenza Stato-Regioni), le misure di prevenzione.

"Abbiamo discusso il provvedimento e approvato la parte che prevede l'inasprimento delle pene per i reati della Oubblica amministrazione". Ma il testo del ddl anti-corruzione, ha spiegato in Transatlantico il ministro della Difesa Ignazio La Russa, "non è stato licenziato perché manca una parte aggiuntiva, cioè quella relativa alla prevenzione poiché questa è solo sanzionatoria".

Dunque, per ora, solo un via libera di principio sulle misure illustrate dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di suddividere in tre capitoli le misure: quelle relative all'inasprimento delle pene sui reati contro la Pubblica amministrazione resteranno di competenza del ministero della Giustizia; sulle misure di intervento sul testo unico degli enti locali (ineleggibilità e incompatibilità dei condannati) sarà il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli a mettere a punto norme 'ad hoc'; il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta dovrà infine studiare misure di efficienza che facciano da filtro al diffondersi della corruzione nella Pubblica Amministrazione.

 

Brunetta, nella conferenza stampa seguita alla riunione dell'esecutivo ha spiegato che sta lavorando per combattere la corruzione nella Pubblica Amministrazione "rendendola più trasparente ed efficiente per far sì che i fenomeni corruttivi si marginalizzino e diventino fisiologici". Quindi ha dato l'input affinché ogni dirigente della P.A. predisponga piani anti corruzione. In questo senso Brunetta ha rilevato che "se le procedure fossero tutte online i fenomeni corruttivi sarebbero molto più bassi: se ogni passo dell'assegnazione fosse pubblicato in rete, tutto sarebbe più trasparente e i fenomeni di corruzione e di devianza diminuirebbero verticalmente". Brunetta inoltre ha spiegato che "molti fenomeni corruttivi riguardano gli enti locali perchè dopo la riforma del Titolo V non hanno più controlli".

Reazioni. "Berlusconi si risveglia tutto di un colpo", dice Pier Luigi Bersani che non nasconde i suoi dubbi. "Fino all'altroieri avevamo il processo breve, che è una sanatoria per tutti i colletti bianchi e che è ancora lì - ha osservato il segretario del Pd - A me, più che un nuovo provvedimento, basta che si dica 'togliamo di mezzo il processo breve'. Questo sì che sarebbe un passo in avanti".

Pier Ferdinando Casini avanza molti dubbi: "Non vorrei che il grande piano contro la corruzione annunciato da Berlusconi faccia la fine del piano casa: non si è costruita una casa", ha detto il leader dell'Udc. " C'è troppa gente che ruba - ha aggiunto - va sgominata perché è la credibilità della politica e dei partiti ad essere messa in discussione". Duro anche il giudizio del presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "E' solo fumo negli occhi, è l'ennesima truffa elettorale", ha detto l'ex pm. "Se la maggioranza vuol fare sul serio, invece di parlare di un disegno di legge che non sarà mai approvato in Parlamento perché non se ne discuterà mai, presenti un decreto legge", ha aggiunto.

(19 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

Dall'Abruzzo ai rifiuti in Campania

i punti chiave del decreto emergenze

ROMA - Addio Protezione civile spa, niente scudo per i commissari che si occupano dell'emergenza rifiuti in Campania e niente poteri di vigilanza da parte del dipartimento di Guido Bertolaso sulla Croce Rossa: il decreto legge emergenze esce dalla Camera alleggerito di alcune delle misure chiave e passa al Senato per il varo definitivo. Restano però le norme sull'Abruzzo e quelle per la chiusura della fase di gestione straordinaria dell'immondizia a Napoli. Ecco i punti principali.

La trasformazione in spa. La Protezione civile non diventerà società per azioni: la norma, inserita nel testo originario è stata cancellata da un emendamento del governo.

Lo scudo. Salta la misura che prevedeva, fino al 31 gennaio 2011, che non potessero essere intraprese azioni giudiziarie e arbitrali nei confronti delle strutture commissariali che si occupano dell'emergenza rifiuti in Campania e che quelle pendenti venissero sospese.

La Croce Rossa. La Protezione civile non vigilerà sulla Cri, al contrario di quanto inizialmente previsto.

I Beni culturali. Salta anche la norma che prevedeva l'inquadramento come dirigenti di prima fascia del ministero dei Beni culturali dei dipendenti che esercitavano già funzioni dirigenziali. La norma riguarda "una sola persona", ammette Guido Bertolaso. E cioè, secondo quanto riferito da fonte sindacale, l'attuale capo di gabinetto del ministro Sandro Bondi, Salvatore Nastasi.

L'Abruzzo. Il presidente della Regione assume l'incarico di commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma e può a sua volta nominare, come subcommissari, i sindaci e i presidenti delle province interessate.

 

Le tasse. Stop ai tributi per sei mesi in tutte le situazioni in cui si registrano calamità. La sospensione del pagamento delle tasse e dei contributi sarà "disciplinata - si precisa però - con decreto del ministro dell'Economia".

La Campania. Il 31 dicembre 2009, dopo quindici anni, è cessata la dichiarazione di stato di emergenza rifiuti nella regione. Il decreto prevede il subentro delle autorità amministrative e territoriali nelle attività fino a oggi svolte dall'amministrazione straordinaria. Alle strutture esistenti verrà affiancata una Unità operativa e un'Unità stralcio con il compito di guidare il passaggio dall'emergenza alla gestione ordinaria. E' previsto l'impiego di 250 militari con l'obiettivo di salvaguardare le aree di interesse strategico.

Il caso Acerra. Il termovalorizzatore costerà 355 milioni di euro, e si prevede il trasferimento della sua proprietà alla regione. In attesa del trasferimento il dipartimento della Protezione civile può prenderlo in affitto a un canone mensile di 2.500.000 euro, per un massimo di due anni.

Le Province. Per assolvere ai primi adempimenti urgenti alle Province è assegnata, in via straordinaria, una somma pari a euro 1,5 per ogni abitante residente.

Il personale. La Protezione civile potrà stabilizzare il personale con contratto di collaborazione, per una spesa complessiva di oltre 8 milioni di euro.

(19 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

 

Dall'Abruzzo ai rifiuti in Campania

i punti chiave del decreto emergenze

ROMA - Addio Protezione civile spa, niente scudo per i commissari che si occupano dell'emergenza rifiuti in Campania e niente poteri di vigilanza da parte del dipartimento di Guido Bertolaso sulla Croce Rossa: il decreto legge emergenze esce dalla Camera alleggerito di alcune delle misure chiave e passa al Senato per il varo definitivo. Restano però le norme sull'Abruzzo e quelle per la chiusura della fase di gestione straordinaria dell'immondizia a Napoli. Ecco i punti principali.

La trasformazione in spa. La Protezione civile non diventerà società per azioni: la norma, inserita nel testo originario è stata cancellata da un emendamento del governo.

Lo scudo. Salta la misura che prevedeva, fino al 31 gennaio 2011, che non potessero essere intraprese azioni giudiziarie e arbitrali nei confronti delle strutture commissariali che si occupano dell'emergenza rifiuti in Campania e che quelle pendenti venissero sospese.

La Croce Rossa. La Protezione civile non vigilerà sulla Cri, al contrario di quanto inizialmente previsto.

I Beni culturali. Salta anche la norma che prevedeva l'inquadramento come dirigenti di prima fascia del ministero dei Beni culturali dei dipendenti che esercitavano già funzioni dirigenziali. La norma riguarda "una sola persona", ammette Guido Bertolaso. E cioè, secondo quanto riferito da fonte sindacale, l'attuale capo di gabinetto del ministro Sandro Bondi, Salvatore Nastasi.

L'Abruzzo. Il presidente della Regione assume l'incarico di commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma e può a sua volta nominare, come subcommissari, i sindaci e i presidenti delle province interessate.

 

Le tasse. Stop ai tributi per sei mesi in tutte le situazioni in cui si registrano calamità. La sospensione del pagamento delle tasse e dei contributi sarà "disciplinata - si precisa però - con decreto del ministro dell'Economia".

La Campania. Il 31 dicembre 2009, dopo quindici anni, è cessata la dichiarazione di stato di emergenza rifiuti nella regione. Il decreto prevede il subentro delle autorità amministrative e territoriali nelle attività fino a oggi svolte dall'amministrazione straordinaria. Alle strutture esistenti verrà affiancata una Unità operativa e un'Unità stralcio con il compito di guidare il passaggio dall'emergenza alla gestione ordinaria. E' previsto l'impiego di 250 militari con l'obiettivo di salvaguardare le aree di interesse strategico.

Il caso Acerra. Il termovalorizzatore costerà 355 milioni di euro, e si prevede il trasferimento della sua proprietà alla regione. In attesa del trasferimento il dipartimento della Protezione civile può prenderlo in affitto a un canone mensile di 2.500.000 euro, per un massimo di due anni.

Le Province. Per assolvere ai primi adempimenti urgenti alle Province è assegnata, in via straordinaria, una somma pari a euro 1,5 per ogni abitante residente.

Il personale. La Protezione civile potrà stabilizzare il personale con contratto di collaborazione, per una spesa complessiva di oltre 8 milioni di euro.

(19 febbraio 2010)

 

 

 

I VERBALI/ Telefonate e sms con l'imprenditore subito dopo il terremoto

E Bertolaso chiamò Anemone

"Se hai bisogno vieni qui all'Aquila"

di CARLO BONINI

E Bertolaso chiamò Anemone "Se hai bisogno vieni qui all'Aquila"

Bertolaso con Anemone nell'agosto 2009

ROMA - Guido Bertolaso va ripetendo di "essere stato ingannato". Di non sentirsi responsabile di ciò che intorno a lui si muoveva, perché lo ignorava. Non poteva sapere - dice - che una "cricca di banditi" avesse occupato stabilmente il cuore dei Grandi Appalti della Protezione Civile. Eppure, le intercettazioni che, all'indomani del terremoto dell'Aquila, registrano le comunicazioni più significative del capo della Protezione Civile e di alcune figure chiave di quest'affare - i costruttori Diego Anemone e Francesco Piscicelli, l'ingegnere progettista Silvio Albanesi e il presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici Angelo Balducci - sembrano documentare esattamente il contrario. Vediamo.

"SE HAI BISOGNO VIENI SU. PARLIAMO QUI, A L'AQUILA"

"La mattina del 29 aprile (8.56) - annota un'informativa del Ros dei carabinieri datata 12 maggio 2009 - Diego Anemone (A), con un sms, sollecita un incontro a Bertolaso":

"... Per favore, possiamo vederci? grazie".

Anemone ha una qualche urgenza. E la ragione si comprende da ciò di cui il costruttore discute, immediatamente dopo, con Mauro Della Giovampaola (D): la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge che regola lo spostamento del G8 dalla Maddalena a L'Aquila, stabilendo, tra l'altro, che non debbano essere pagati maggiorazioni e straordinari nei cantieri sardi per i lavori effettuati all'indomani dell'1 marzo 2009. Anemone già lavora nei cantieri della Maddalena e vuole entrare in quelli della ricostruzione abruzzese. Non stupisce dunque che frigga.

D:... siamo in attesa che esce questo Decreto Legge

A:... ma quando esce?. . dovrebbe uscire oggi

D:... stamattina.. . dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta

stamattina

A:... quindi come avevano previsto?

D:... e quindi sì.. . penso come l'avevano previsto

A:...(bestemmia)

D:.. . retroattivo

A:... retroattivo?

D:... sì

A:... quindi dall'1 marzo

D:.. . penso di sì

A:... ma possono fare una cosa così?. . . bo!.. . va bè

Alle 9.03 di quella stessa mattina, con un tempismo singolare considerando la spaventosa agenda di quei giorni a l'Aquila, Bertolaso (B) ritiene che un sms non sia sufficiente a rispondere alla richiesta che soltanto 7 minuti prima gli ha inviato Anemone (A), ma che sia opportuno parlargli di persona.

A:... pronto

B:... buongiorno sono Guido

A:... buongiorno come va?

B:... eh.. . io sono qua. . . sempre in montagna

A:... eh.. . mi immagino

B:... quindi non so se...

A:... complimenti per tutto

B:... e per che cosa?

A:... veramente

B:... e quindi che ti posso dire?. . . io son qua.. . quindi se hai bisogno vieni su... parliamo qua... perché non.. . penso che sicuramente fino all'uno.. . al due (maggio ndr.) non riesco a muovermi... capito?

A:... che faccio ti raggiungo lì.. . magari do un colpo di telefono prima quando vengo su. . . non so quando è più comodo.. . così se c'hai un attimo di tranquillità.. .

B:... vediamo un po'.. . io c'ho.. . (parla con altre persone che gli sono accanto ndr)... c'ho una serie di accordi ed appuntamenti sia oggi che domani.. . però.. . se vieni domani. . . domani pomeriggio?

A:... va bene. . . io do un colpo di telefono domani ad ora di pranzo e poi mi dici te

B:... sì.. . verso le quattro.. . cinque potrei essere libero. . . fammi un colpo domani e vediamo... d'accordo?

Anemone incontrerà Bertolaso. E ne uscirà confortato. Anche se, a tranquillizzarlo, alle 13.32, di quello stesso 29 aprile, prima ancora che raggiunga il giorno successivo l'Aquila, è un signore che si chiama Silvio Albanesi.

"CI SONO TANTE COSE DA FARE. E PARLO DEL FUTURO. CAPITO?"

Ai più, il nome dirà poco. Ma dire Silvio Albanesi (AL) significa dire Guido Bertolaso. E' un ingegnere di 63 anni, pesarese, docente di tecnica delle costruzioni all'università di Ancona. Un professionista che dalla pubblica amministrazione ha cominciato a ricevere commesse dal 1987 (alluvione della Valtellina) e che in quell'aprile di un anno fa, lavora, come progettista, nei cantieri della Maddalena, della scuola dei Marescialli e dell'auditorium di Firenze. Albanesi siede nel Consiglio superiore dei lavori pubblici ed è legato a filo doppio sia con chi lo presiede, Angelo Balducci ("Gli sono amico e lo sarò anche in futuro", ha detto in questi giorni al "Resto del Carlino"), che con Bertolaso. La sua collega di studio, Angela Manenti, è infatti amica della moglie del capo della Protezione civile e per questo, dopo il 6 aprile, è stata chiamata a lavorare a tempo pieno nella caserma di Coppito, dove Bertolaso ha messo il suo quartier generale.

Il suo colloquio del 29 aprile con Anemone (A) è significativo. Quanto la certezza con cui, per due volte, formula una promessa.

A:... ascolta Silvio.. . lì ho provveduto a telefonare e dopo fatto con te ci vado... ascolta noi ci vediamo.. quando arrivi... quando stai lì che entri dentro la Struttura

AL:... va bene ci vediamo più tardi

A:... mi dai uno squillo quando stai lì ti vengo incontro

AL:... abbiamo 27 cose che potremmo ragionare insieme

A:.. ce ne abbiano tante Silvio.. .. . . io sono veramente disperato

AL:... no... no.. . invece non bisogna essere disperati

A:... proprio mi viene da piangere.. . guarda

AL:... no.. . non bisogna essere disperati

A:... va beh.. .

AL:... parlo del futuro.. . non parlo del passato.. .

A:... eh?

AL:... parlo del futuro.. . non parlo del passato

A:... va bene.. . ti aspetto

AL:... ci sono tante cose che si possono... hai capito?

A:... ti aspetto.. .

I due, quel giorno torneranno a sentirsi alle 18.33. Per commentare il decreto che sposta il G8 dalla Maddalena a l'Aquila. E in questa circostanza, che la promessa di Albanesi ad Anemone si riferisca agli appalti della ricostruzione è ancora più chiaro.

AL:... ho trovato il decreto.. . adesso me lo devo leggere perché è lungo 39 pagine... però il decreto individua il commissario (il commissario straordinario per il G8 de l'Aquila ndr.) che è il capo.. .(Bertolaso ndr.)

A:... chi è?

AL:... è il capo della.. . attuale

A:... sì

AL:... eh.. . però ci sono 4 vice.. . di cui uno con funzione di vicario

A:... eh.. . ma non sappiamo i nomi però

AL:... fino adesso.. . chi ha fatto il vice con funzione di vicario... è il prefetto... gli altri 3 non ne ho la minima idea.. . e invece il.. . non si parla della parola "attuatore".. . non l'ho vista.. . però il soggetto che fa gli appalti

A:... sì

AL:... è quello di cui parlavamo prima

A:... ok

Insomma, Bertolaso commissario a l'Aquila è una garanzia. Per Anemone e, naturalmente per Balducci, che, con un sms al capo della Protezione civile, chiede subito udienza e saluta così il decreto di Palazzo Chigi:

"Dove e quando vuoi. Mi fai sapere? Un abbraccio all'unico amico e fratello".

"MI SERVE UNO CON LE PALLE PER LA STRUTTURINA"

Intanto, una settimana dopo, l'8 maggio, una telefonata tra lo "sciacallo" Piscicelli (P) e il suo capocantiere, tale Illuminati (I) dimostra che non è una millanteria telefonica con il cognato la circostanza che chi ha riso del terremoto sia stato immediatamente chiamato a metterci le mani.

I:... ingegnere ditemi

P:.. . buongiorno... allora pensate fra sabato e domenica una persona di coordinare camion escavatori.. operai e probabilmente anche l'Edilcapacci per fare.. . come si chiamano.. le carpenterie a... probabilmente lunedì ho il via per partire per L'Aquila

I:... ah! ho capito

P:... ecco... però ci vuole una persona e non potete essere voi perché siamo impelagati là... allora pensate qualcuno con le palle.. . che si mette là e che per noi coordina escavatori.. . camion e probabilmente l'Edilcapacci che porta i materiali per puntellare.. . fare carpenteria a puntellamento.. . quelle cose lì.. . e poi mano mano vedremo.. . non lo so.. . comunque ci vuole uno con i coglioni.. . incominciate.. . non è facile

I:... ma deve coordinare i movimenti terra?

P:... deve coordinare non solo i movimenti terra.. deve coordinare tutta questa strutturina.. . di gestione polivalente che va dai movimenti terra che non sono movimenti terra. . . sono movimenti alle carpenterie.. ci vuole una persona nostra che sta lì e coordina tutto questo.. . tutto questo va tutto in economia. . . avete capito?. . .. non è che ci sono misure e niente.. .

© Riproduzione riservata (19 febbraio 2010)

 

 

 

L'ANALISI

Berlusconi-Letta-Bertolaso. Così "la politica del fare" ha umiliato la legge

Dall'alto è stato offerto un salvacondotto a comportamenti storti

I compari e la Triarchia

il sistema dell'emergenza

di GIUSEPPE D'AVANZO

I compari e la Triarchia il sistema dell'emergenza

Deflagra lo scandalo della Protezione civile e Silvio Berlusconi urla ai magistrati "Vergognatevi!" e, in fretta, corre a nascondersi per sette giorni tra le quinte. Si defila. Sta alla larga, muto come un pesce. Ben protetto, attende gli eventi e ora che il fondo "gelatinoso" - familistico, combriccolare, spregiudicato, avidissimo - è in piena luce, il premier avverte il pericolo, come un fiato caldo sul collo. Può scoppiargli tra le mani, quest'affare. Prova a uscire dall'angolo. Rinuncia a trasformare in un soggetto di diritto privato, in una società per azioni, le "funzioni strumentali" della Protezione civile. Abbandona la pretesa di garantire l'impunità amministrativa a chi la governa. Accantona l'idea di imporre al Parlamento un altro voto di fiducia. Si accorge che quei passi indietro non sono sufficienti. Non lo proteggono abbastanza da quel che si scorge nel pozzo nero dove si sono infilati molti dei suoi fedelissimi, addirittura il coordinatore amatissimo del suo partito. Si decide a una proposta che, fiorita sulla sua bocca, appare avventurosa: "Chi sbaglia e commette dei reati non può pretendere di restare in nessun movimento politico" (se non se stesso, quanti del suo inner circle dovrà escludere dal Palazzo?).

Al di là del messaggio promozionale che, vedrete, durerà il tempo della campagna elettorale, il premier si sente interrogato e coinvolto dallo scandalo. Finalmente, perché il modello del trauma e del miracolo, dell'emergenza risolta con un prodigio - non è altro che questo la Protezione civile - è il fondamento della "politica del fare", la strategia che glorifica una leadership politica che ha in Gianni Letta la guida burocratico-amministrativa e in Guido Bertolaso il pilota tecnocratico. Il destino dell'uno è avvinto alla sorte dell'altro, degli altri, come in un indistricato nodo gordiano perché il sistema della Protezione civile è il prototipo del potere che Berlusconi pretende e costruisce. E' il dispositivo che anche pubblicamente Berlusconi invoca quando dice: "Per governare questo Paese ho bisogno dei poteri della Protezione civile".

 

La storia è nota, oramai. Il sovrano decide l'eccezione rimescolando l'emergenza con l'urgenza e infine l'urgenza con l'ordinarietà. Nel "vuoto di diritto", cade ogni regola. Si umilia la legge. Il governo può affermare l'assolutezza del suo comando. Lo affida alla potenza tecnologica della Protezione civile, libera di decidere - al di là di ogni uguaglianza di chances - progetti, contratti, direzione dei lavori, ordini, commesse, consulenze, assunzioni, forniture, controlli. La scena è ancora più vivace se si rileggono le parole del bardo televisivo del premier: "Piaccia o non piaccia, Berlusconi è l'uomo del fare. Sbuffa contro le lentezze di un sistema bicamerale perfetto e si rifugia nei decreti legge. Lamenta gli estenuanti dibattiti parlamentari e propone di far votare solo i capigruppo. Si sente imbrigliato nei vincoli costituzionali che il presidente della Repubblica (e ora anche quello della Camera) gli ricordano. Ma appena arriva un'emergenza rinasce. Perché rinasce? Perché emergenza chiama commissario e il commissario agisce per le vie brevi, saltando le procedure. Guido Bertolaso e Gianni Letta si ammazzano di lavoro, l'uno sul campo, l'altro nelle retrovie di Palazzo Chigi. Ma il commissario ideologico è il Cavaliere. ... Quando va a L'Aquila, Berlusconi si siede con gli uomini della Protezione civile e guarda carte, rilievi, progetti. Niente doppie letture parlamentari in commissione e in aula, niente conferenze di servizi, niente rallentamenti burocratici, niente fondi virtuali" (Bruno Vespa, Panorama, settembre 2009).

* * *

Adesso sappiamo che cosa si è mosso e ritualmente si muove dietro l'emergenza, sia essa il G8 alla Maddalena, i rifiuti di Napoli, il terremoto dell'Aquila o i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Berlusconi, "commissario ideologico", laboriosamente chino su "carte, rilievi e progetti" è un'immagine che bisogna ricordare. Racconta una presenza e una responsabilità. Spiega meglio di tante parole perché - ora che quel potere assoluto si scopre corrotto - lo scandalo della Protezione civile è lo scandalo di una leadership politica, il dissesto della "politica del fare", lo smascheramento della materia di cui è fatta, di un metodo, degli uomini che lo interpretano. Nel cerchio infimo della responsabilità troviamo gaglioffi che ridono di tragedie e lutti che presto diventeranno - soltanto per loro - fortuna e ricchezza; funzionari dello Stato che barattano i loro obblighi per i favori di una prostituta; giudici costituzionali in società con imprenditori malfamati; segretari generali di Palazzo Chigi che esigono prebende e benevolenze perché sanno di poterle pretendere (è a Palazzo Chigi, nella stanza di Gianni Letta, che tutto si decide e quindi...); un corteo di mogli, cognati, figli, fratelli - rumoroso e vorace come una nube di cavallette - in cerca di collocazione, incarichi, provvigioni, affari, magari soltanto uno stipendiuccio da incassare senza troppa fatica. Qualche malaccorto minimizza: non è una notizia che politici e amministratori si interessano di appalti. L'argomento dovrebbe chiudere il discorso, lasciare cadere in un canto che quegli appalti interessavano soltanto alcuni, sempre gli stessi, e non il mercato, non i migliori, non la pubblica utilità; far dimenticare che dove non ci sono regole, dove non soffia l'aria fresca dell'attenzione e della critica pubblica è inevitabile che "cresca come un fungo una corruzione senza colpa".

Una corruzione senza colpa è quel che si scorge a occhio nudo nello scandalo della "politica del fare", al di là di ogni indagine giudiziaria, come se le condotte di quegli uomini di Stato e civil servant e professionisti e imprenditori fossero necessitate, come se le loro azioni fossero, più che una libera decisione, "un adempiere, un 'riempirè tasselli già pronti". Costretti in un "sistema", come può esservi responsabilità e castigo? In qualche modo, è vero perché "di rado un individuo si rende colpevole da solo", ha scritto Joseph De Maistre.

Le ragioni di quelle responsabilità devono essere rintracciate in un cerchio più alto, allora, nella triarchìa (Berlusconi, Letta, Bertolaso) che ha voluto e creato un metodo, ne ha amministrato le condizioni e i risultati, ha lasciato un salvacondotto a quei comportamenti storti. E' per questo che oggi Bertolaso e Letta devono mentire o dissimulare (non sapevamo, non siamo stati informati, siamo stati informati male) e Berlusconi deve lamentare che i suoi due collaboratori "sono stati ingannati". Bene. Ammettiamo che siano stati imbrogliati davvero e chiediamoci: Bertolaso e Letta hanno avuto la possibilità di non lasciarsi ingannare? Sono stati messi nella condizione di sapere e provvedere? Non dallo zibaldone delle intercettazioni, ma dalle stesse parole di Bertolaso si può trarre la conferma di una consapevolezza delle manovre smorte e della necessità di non punire per salvaguardare il "sistema".

* * *

Dice Bertolaso: "A un certo punto, ho scoperto che alla Maddalena dei lavori, che avevamo previsto costassero 300 milioni di euro, stavano per essere appaltati a 600. Incaricato della pratica era un certo De Santis. Io ho capito che qualcosa non tornava. Ho allontanato De Santis" (il Giornale, 14 febbraio).

Dunque, salta fuori che l'ingegnere Fabio De Santis, "soggetto attuatore" dei progetti del G8 - Bertolaso finge di non sapere chi è, anche se lo ha scelto direttamente - potrebbe essere disonesto. Lo sostituisce. Non segnala a nessuno il suo sospetto o le sue certezze nemmeno quando Fabio De Santis, pur privo delle qualifiche idonee (non è un direttore generale), è nominato provveditore alle opere pubbliche in Toscana e Umbria, dove diventerà il perno di un "sottosistema" che ha il cardine politico nel coordinatore del Partito delle Libertà, Denis Verdini, e l'asse imprenditoriale in Riccardo Fusi della Baldassini-Tognozzi-Pontello. A livello locale, si riproduce un triangolo speculare e simmetrico a quel che governa lassù in alto, a Roma. Bertolaso sa di non poter denunciare quel "certo De Santis" perché il sistema che sostiene la strategia dell'emergenza e il "fare" è oligarchico, protetto, "chiuso". Egli ne è parte costituente e perno essenziale. Sa del familismo di un altro "soggetto attuatore", Angelo Balducci, ma come denunciarlo se egli stesso, il gran capo della Protezione civile, il leader tecnocratico del "fare" berlusconiano, chiama al lavoro, dovunque operi, il cognato? Bertolaso sa dove si trova, sa qual è il suo mestiere e la sua parte in commedia, è consapevole di quali fili che non deve toccare, delle richieste che deve soddisfare.

Ancora un esempio, per comprendere meglio. E' tratto non dai brogliacci dei carabinieri, ma dal lavoro giornalistico. Si sa chi è Gianpaolo Tarantini. E'il ruffiano che ingaggia prostitute per addolcire le notti di Silvio Berlusconi. Si sa che Tarantini vuole lucrare da quella attività affari e ricchezza. Chiede al capo di governo di incontrare Bertolaso. Gli vuole presentare un suo socio o protetto, Enrico Intini, desideroso di entrare nella short list della Protezione civile. Berlusconi organizza il contatto. Bertolaso discute con Intini e Tarantini. Quando la storia diventa pubblica, Bertolaso dirà: "La Protezione civile non ha mai ordinato né a Intini né a Tarantini l'acquisto di una matita, di un cerotto o di un estintore". E' accaduto, per Intini, di meglio. Peccato che Bertolaso non abbia mai avuto l'occasione di ricordarlo. L'impresa di Intini ha vinto "la gara per il nuovo Palazzo del cinema di Venezia, messa a punto dal Dipartimento guidato da Angelo Balducci, appalto da 61,3 milioni di euro". Scrive il Sole 24 ore: "La gara ha superato indenne i ricorsi delle imprese escluse e dell'Oice (organizzazioni di ingegneria) in virtù delle deroghe previste per la Protezione civile". Anche per Tarantini non è andata male. Ha una società che naviga in cattive acque, la "Tecno Hospital". La rileva "Myrmex" di Gian Luca Calvi, fratello di Gian Michele Calvi, direttore del progetto C. A. S. E., la ricostruzione all'Aquila di 183 edifici, 4.600 appartamenti per 17mila persone con appalti per 695 milioni di euro. Come si vede, forse il ruffiano di Berlusconi e il suo amico non hanno venduto alla Protezione civile una matita, ma la Protezione civile, direttamente o indirettamente, qualche beneficio a quei due glielo ha assicurato.

* * *

Shakespeare ha scritto che per un governante "lasciare al misfatto (evil) un qualche compiacente lasciapassare - invece di colpirlo - è l'equivalente di averlo ordinato" (Misura per misura). E' quel che si vede nello scandalo della "politica del fare". Chi governa, vede e sa. Lascia correre, chiude gli occhi e si volta dall'altra parte per proteggere un "sistema" che privatizza l'intervento dello Stato, chiudendolo nel cerchio stretto delle famiglie, degli amici politici, dei compari di convivio. Non si discute di responsabilità penali (se ci saranno, si vedrà, e poi quasi mai per capire e giudicare bisogna attendere una sentenza). E' in discussione un "sistema", un dispositivo di potere, chi lo ha creato, l'affidabilità di chi lo governa, la responsabilità di decisione e controllo che Berlusconi, Letta e Bertolaso si sono assunti dinanzi al Paese.

Gianni Letta, governatore della macchina burocratico-amministrativa in nome di Berlusconi, sarà anche stato distratto quando Angelo Balducci è asceso alla Presidenza del Consiglio superiore dei lavori pubblici (ora è in galera) o quando quel "certo De Santis" è stato destinato alle opere pubbliche della Toscana e dell'Umbria. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, candidato dal presidente del consiglio alla Presidenza della Repubblica, sarà stato anche "informato male" quando ha detto che non ha mai lavorato in Abruzzo (ci ha lavorato fin dalla prima ora), quel furfante che rideva mentre, alle 3,32 del 6 aprile del 2009, 308 aquilani morivano, 1.600 erano feriti e 63.415 restavano senza casa, ma ci si deve chiedere allora: quante volte Gianni Letta è stato "informato male" o è stato distratto negli anni dello "stato d'eccezione"? Lasciamo cadere ogni ipotesi di complicità o favore (e in alcuni casi è impossibile non scorgerla), come si possono conciliare i poteri assoluti della triarchìa con l'irresponsabilità con cui ha assolto al suo dovere? Né vale dire che all'Aquila i poteri straordinari della Protezione civile si sono rilevati efficienti. Come purtroppo si rendono conto gli aquilani, la "politica del fare", giorno dopo giorno, sta mostrando quel che era: miracolismo mediatico. Un modello centralista e autoritario - il prototipo del potere berlusconiano - ha trasformato un'antica città con un sistema urbano delicato e un centro storico prezioso e vitale (perderà due terzi degli abitanti e nulla si sa delle strategie e dei piani per farlo rivivere) in un deserto di venti periferie e quartieri satellite che travolgono i luoghi, la memoria, i legami sociali, deformandone l'identità culturale, pregiudicando un futuro a cui è stata promessa "la ricostruzione" e ha ottenuto soltanto un progetto edilizio e nulla più. Ma questa è un'altra storia che presto saranno gli stessi aquilani a raccontare. C'è da credere che saranno loro, gli aquilani, a spiegare agli italiani con il tempo e la loro infelice esperienza che cos'è davvero la "politica del fare", perché lo scandalo della Protezione civile è il tracollo di un prototipo di potere, il più clamoroso fallimento dell'"uomo del fare".

© Riproduzione riservata (19 febbraio 2010)

 

 

LA STORIA

Dai mariuoli ai birbantelli

di FILIPPO CECCARELLI

Dai mariuoli ai birbantelli

Mario Chiesa

Nella scala Mercalli del lessico berlusconiano il termine "birbantelli", che il premier ha usato per qualificare i protagonisti del malaffare uscito fuori in questi giorni, si colloca appena un gradino sopra "birichino".

Birbantelli sarebbero, per intendersi, questi individui che a tal punto smaniano per i quattrini da fregarsi le mani durante le scosse di terremoto, e si agitano, brigano, impicciano, volteggiano sulle disgrazie altrui, instancabili come sono, e corrompono funzionari dello Stato e ingaggiano prostitute, e ridacchiano delle loro prestazioni e insomma: "gli sciacalli", per taluni, o "la cricca", per altri, o tutte due le parole insieme, che non saranno carine, però, insomma, considerati i morti, il dolore, la crisi, la miseria, gli sprechi...

E invece ecco che Berlusconi se ne esce addirittura con un vezzeggiativo, birbantelli, e sembra quasi di vederlo sorridere mentre fa il gesto delle tottò con la mano, ah, birbantelli, ahi-ahi! Trattasi di epiteto scherzoso e benevolo, il Devoto-Oli (Le Monnier) conferma la regressione all'infanzia, "ragazzacci" suonerebbe già più serio, siamo vicini a "monelli", l'indulgenza è un lampo che rischiara il messaggio, il premier è il più avveduto e operoso specialista di semantica applicata alla vita pubblica, e quando dice birbantelli sposta i reati del codice penale e l'immoralità più nera e cannibalesca in un mondo di favole, fumetti, cartoni animati, nomignoli per chattare ("Ho gli ormoni birichini e birbantelli") o scherzi da nonnetto allegro, cu-cù, cu-cù, bu-bu-set-tete!

Ma poi è anche vero che gli italiani, certo meno di un tempo, ma hanno sempre abbastanza paura di sentirsi fessi, per cui capiscono benissimo che il senso politico di quella parola è sdrammatizzare, ridimensionare, minimizzare e anche porsi al di sopra chiamandosi fuori da quelle schifezze lì. E' il potere che durante le sue crisi possiede connaturato questo codice di riduzionismo e di estraneità funzionale. Andreotti era così bravo a sminuzzare i problemi da alleggerirne non solo la portata, ma anche l'intensità - almeno fino alla primavera del 1993, quando fu accusato di essere un mafioso e di aver fatto uccidere Pecorelli.

 

Molto meno bravo fu Bettino Craxi, il cui potere infatti durò circa un quarto del tempo andreottiano, ma qui la faccenda si fa delicata per il Cavaliere. Perché se c'è un precedente che può richiamarsi a proposito dei birbantelli, viene subito in mente il modo sbrigativo in cui il 3 marzo del 1992, per cavarsi fuori dai guai, il leader del garofano volle designare il presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa, che tanto aveva fatto per il Psi a Milano, e anche per la sua corrente, e addirittura per il figlio che muoveva i primi passi in quella giungla di tessere e magheggi. Disse dunque il grande Craxi, rispondendo a una domanda dei telespettatori del Tg3, che Chiesa era "un mariuolo".

Non fu un'uscita felice, e forse basterebbe da sola a ridimensionare il clima di santificazione acritica che ha segnato il decennale della morte nel gennaio scorso. E non solo perché lo stesso Chiesa nel luglio del 1995 ebbe modo di dire con qualche motivo che all'accusa di essere un mariuolo "avrei potuto ribattere che allora lui era Alì Babà, il capo dei... settanta ladroni" (disse proprio 70, Chiesa, incespicando sulla contabilità de Le mille e una notte).

Ora, in uno sconsolato torneo d'indulgenza lessicale dinanzi alle ricorrenti ladrerie, birbantelli è parecchio più bonario di mariuolo, così come il modo in cui l'ha messa ieri il presidente Berlusconi appare molto più trullallà rispetto alla solenne intemerata sul "mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito che a Milano, in cinquant'anni, non in cinque, ma in cinquant'anni - ribadì uno sdegnatissimo Craxi - non ha mai avuto un amministratore condannato per gravi reati contro la pubblica amministrazione".

Il punto è che da allora l'Italia non è che sia molto migliorata, anzi, e la regressione non è solo infantile, ma in qualche modo si avverte anche sul piano morale, civile e addirittura su quello del linguaggio e del costume, con le sue frivolezze terribilmente serie, con le sue novità capricciose che arrivano a far rimpiangere la cupa piattezza del brutto tempo che fu.

© Riproduzione riservata (19 febbraio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il premier annuncia un provvedimento anticorruzione: ""Chi sbaglia non può restare"

L'ennesimo elogio del sottosegretario: "Piena fiducia. Per lui la presidenza della Repubblica"

Berlusconi: "Mi aspettano per farmi fuori"

Letta: "Turbato e preoccupato per l'inchiesta"

Poi il cavaliere si scaglia di nuovo contro le toghe:" La sentenza del lodo Mondadori è pazzesca"

Berlusconi: "Mi aspettano per farmi fuori" Letta: "Turbato e preoccupato per l'inchiesta"

Berlusconi e Letta

ROMA - Berlusconi teme per la propria sicurezza: lo ha ribadito durante una cena tenuta ieri sera a Palazzo Grazioli con alcuni senatori. "Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c'è ancora chi mi aspetta all'angolo per farmi fuori...". "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente.Non è cambiato nulla".

Accuse alla magistratura. Il premier ha accusato nuovamente la magistratura, secondo quanto riferiscono alcuni commensali, e in particolare con alcuni dei membri togati del Csm. E sarebbe poi di nuovo tornato sulla vicenda del Lodo Mondadori, lamentandosi della sentenza che lo costringe a dare circa 750 milioni di euro a quello che avrebbe definito "il signor tessera numero 1 del Pd", vale a dire l'ingegner Carlo De Benedetti. Avrebbe definito l'intera vicenda "pazzesca".

"Subito la riforma della giustizia". Da qui, avrebbe detto, la necessità di arrivare alla riforma: "E' arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Voglio subito la riforma della giustizia, è arrivato il momento di procedere spediti, finalmente possiamo farlo". Il premier, racconta chi ha partecipato all'incontro, ha attaccato soprattutto il Csm "che premia i magistrati che mi attaccano", e come esempio ha citato Ilda Boccassini. "E' stata premiata - avrebbe detto - solo perchè mi attacca da anni". Per il Cavaliere c'erano giudici che avevano più titoli di lei, "ma la Boccassini - ha osservato - è stata premiata perchè mi attacca" da sempre.

 

La barzelletta. Sulle sue 'persecuzioni' in generale (da quelle della magistratura a quelle degli avversari politici) Berlusconi avrebbe raccontato ai suoi commensali l'ennesima barzelletta: Violante mette al corrente D'Alema sulla difficoltà nel riuscire ad 'uccidere' Berlusconi. Ecco la scena: incendio a palazzo Grazioli, Berlusconi sale all'ultimo piano, poi si butta, ma finisce su un tendone e rimbalza sui fili dell'alta tensione. Siccome ha le scarpe di gomma non muore e anzi finisce sull'asta di una bandiera turca ma sopravvive ancora. "E alla fine - racconta ancora il premier - cosa avete fatto?, chiede D'Alema. 'Abbiamo dovuto abbatterlo', risponde Violante".

"Letta al Quirinale". Ma al centro delle conversazioni c'è stato anche Gianni Letta: Berlusconi, ancora una volta, lo ha candidato al Quirinale. Durante la cena il premier, secondo quanto riferito da uno dei commensali, avrebbe detto: "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Una 'candidatura' non nuova da parte del premier, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della 'esposizione' che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. E, in serata, è lo stesso Letta a commentare la vicenda in una lettera alla

presidente della provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane: "Sono turbato e preoccupato, fino ad ora siamo stati rigorosi lo saremo anche in futuro". Poi il sopttosegretario fa un diretto riferimento a quegli imprenditori, intercettati, che esultavano per il terremoto, prevedendone le ricadute economiche: "Penso con orrore a chi crede che le calamità possano essere un pretesto per fare buoni affari. Il terremoto, le vittime, la desolazione che ne consegue meritano ben altri sentimenti e ben altra pietà. Altro che affari! Ma, se qualcuno ha pensato il contrario, tutti faremo in modo che si ricreda!" dice Letta. Che torna sull'esclusione della Btp, una delle ditte coinvolte nell'inchiesta: "I miei uffici mi dissero che era fuori"

"Bertolaso ingannato". La cena si è conclusa con un concerto di Mariano Apicella, di un tastierista, di due cantanti, di una cantante napoletana e di una straniera. "Sto così bene con voi che mi farò eleggere senatore a vita", ha scherzato con i presenti. Il premier si è soffermato per qualche attimo anche sui fatti di questi giorni. "Bertolaso - ha confidato ad alcuni senatori - è stato ingannato. La vergogna è stata quella di pubblicare intercettazioni che non c'entrano nulla con le inchieste". Per il Cavaliere gli stralci che compaiono sui giornali "sono solo fango. Rovinano la vita delle persone".

"Inciviltà e barbarie". Temi ripresi stamane nel corso di un'intervista a due agenzie concessa nel suo studio a Palazzo Grazioli. "Sembra quasi che sia un peccato darsi da fare... se c'è qualcuno che veramente è straordinario sul piano dell'operatività e dell'operare per il bene comune è proprio il dottor Letta", ha detto il premier. "Quindi non credo che Letta debba assolutamente tenere conto di voci che sono soltanto delle dimostrazioni di inciviltà e di barbarie", ha aggiunto Berlusconi riconfermando "piena fiducia" nel sottosegretario che "non si tocca".

Corruzione. Il presidente del Consiglio ha anche anticipato che il governo è pronto ad inasprire le pene per i reati di corruzione. "Ho in animo di presentare un provvedimento addirittura nel prossimo Cdm - ha detto Berlusconi - Sto lavorando a un inasprimento".

Intercettazioni. Berlusconi ha anche parlato del ddl intercettazioni: "Non mi convince del tutto - ha detto - perché lo vorrei ancora più severo, però l'attuale testo sulle intercettazioni in Senato è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura" e quindi "penso si debba proseguire con quel testo". Berlusconi ha poi aggiunto di non aver "mai sentito parlare dell'ipotesi di un decreto in merito".

"Nessun ritorno di Tangentopoli". E per quanto riguarda gli ultimi fatti di cronaca, il premier sottolinea che "non c'è nessun ritorno di Tangentopoli" anche perché "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale", ha detto il presidente del Consiglio. Berlusconi ha sottolineato che ciò "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici".

"Chi sbaglia fuori dai partiti". Berlusconi ha spiegato in maniera molto netta come il Pdl debba comportarsi di fronte a chi commette reati: "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato?: "Dipende da caso a caso - ha sottolineato - noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

(18 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-18

Il premier annuncia un provvedimento anticorruzione: ""Chi sbaglia non può restare"

L'ennesimo elogio del sottosegretario: "Piena fiducia. Per lui la presidenza della Repubblica"

Berlusconi: "Mi aspettano per farmi fuori"

Letta: "Turbato e preoccupato per l'inchiesta"

Poi il cavaliere si scaglia di nuovo contro le toghe:" La sentenza del lodo Mondadori è pazzesca"

Berlusconi: "Mi aspettano per farmi fuori" Letta: "Turbato e preoccupato per l'inchiesta"

Berlusconi e Letta

ROMA - Berlusconi teme per la propria sicurezza: lo ha ribadito durante una cena tenuta ieri sera a Palazzo Grazioli con alcuni senatori. "Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c'è ancora chi mi aspetta all'angolo per farmi fuori...". "Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente.Non è cambiato nulla".

Accuse alla magistratura. Il premier ha accusato nuovamente la magistratura, secondo quanto riferiscono alcuni commensali, e in particolare con alcuni dei membri togati del Csm. E sarebbe poi di nuovo tornato sulla vicenda del Lodo Mondadori, lamentandosi della sentenza che lo costringe a dare circa 750 milioni di euro a quello che avrebbe definito "il signor tessera numero 1 del Pd", vale a dire l'ingegner Carlo De Benedetti. Avrebbe definito l'intera vicenda "pazzesca".

"Subito la riforma della giustizia". Da qui, avrebbe detto, la necessità di arrivare alla riforma: "E' arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Voglio subito la riforma della giustizia, è arrivato il momento di procedere spediti, finalmente possiamo farlo". Il premier, racconta chi ha partecipato all'incontro, ha attaccato soprattutto il Csm "che premia i magistrati che mi attaccano", e come esempio ha citato Ilda Boccassini. "E' stata premiata - avrebbe detto - solo perchè mi attacca da anni". Per il Cavaliere c'erano giudici che avevano più titoli di lei, "ma la Boccassini - ha osservato - è stata premiata perchè mi attacca" da sempre.

 

La barzelletta. Sulle sue 'persecuzioni' in generale (da quelle della magistratura a quelle degli avversari politici) Berlusconi avrebbe raccontato ai suoi commensali l'ennesima barzelletta: Violante mette al corrente D'Alema sulla difficoltà nel riuscire ad 'uccidere' Berlusconi. Ecco la scena: incendio a palazzo Grazioli, Berlusconi sale all'ultimo piano, poi si butta, ma finisce su un tendone e rimbalza sui fili dell'alta tensione. Siccome ha le scarpe di gomma non muore e anzi finisce sull'asta di una bandiera turca ma sopravvive ancora. "E alla fine - racconta ancora il premier - cosa avete fatto?, chiede D'Alema. 'Abbiamo dovuto abbatterlo', risponde Violante".

"Letta al Quirinale". Ma al centro delle conversazioni c'è stato anche Gianni Letta: Berlusconi, ancora una volta, lo ha candidato al Quirinale. Durante la cena il premier, secondo quanto riferito da uno dei commensali, avrebbe detto: "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta". Una 'candidatura' non nuova da parte del premier, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della 'esposizione' che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. E, in serata, è lo stesso Letta a commentare la vicenda in una lettera alla

presidente della provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane: "Sono turbato e preoccupato, fino ad ora siamo stati rigorosi lo saremo anche in futuro". Poi il sopttosegretario fa un diretto riferimento a quegli imprenditori, intercettati, che esultavano per il terremoto, prevedendone le ricadute economiche: "Penso con orrore a chi crede che le calamità possano essere un pretesto per fare buoni affari. Il terremoto, le vittime, la desolazione che ne consegue meritano ben altri sentimenti e ben altra pietà. Altro che affari! Ma, se qualcuno ha pensato il contrario, tutti faremo in modo che si ricreda!" dice Letta. Che torna sull'esclusione della Btp, una delle ditte coinvolte nell'inchiesta: "I miei uffici mi dissero che era fuori"

"Bertolaso ingannato". La cena si è conclusa con un concerto di Mariano Apicella, di un tastierista, di due cantanti, di una cantante napoletana e di una straniera. "Sto così bene con voi che mi farò eleggere senatore a vita", ha scherzato con i presenti. Il premier si è soffermato per qualche attimo anche sui fatti di questi giorni. "Bertolaso - ha confidato ad alcuni senatori - è stato ingannato. La vergogna è stata quella di pubblicare intercettazioni che non c'entrano nulla con le inchieste". Per il Cavaliere gli stralci che compaiono sui giornali "sono solo fango. Rovinano la vita delle persone".

"Inciviltà e barbarie". Temi ripresi stamane nel corso di un'intervista a due agenzie concessa nel suo studio a Palazzo Grazioli. "Sembra quasi che sia un peccato darsi da fare... se c'è qualcuno che veramente è straordinario sul piano dell'operatività e dell'operare per il bene comune è proprio il dottor Letta", ha detto il premier. "Quindi non credo che Letta debba assolutamente tenere conto di voci che sono soltanto delle dimostrazioni di inciviltà e di barbarie", ha aggiunto Berlusconi riconfermando "piena fiducia" nel sottosegretario che "non si tocca".

Corruzione. Il presidente del Consiglio ha anche anticipato che il governo è pronto ad inasprire le pene per i reati di corruzione. "Ho in animo di presentare un provvedimento addirittura nel prossimo Cdm - ha detto Berlusconi - Sto lavorando a un inasprimento".

Intercettazioni. Berlusconi ha anche parlato del ddl intercettazioni: "Non mi convince del tutto - ha detto - perché lo vorrei ancora più severo, però l'attuale testo sulle intercettazioni in Senato è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura" e quindi "penso si debba proseguire con quel testo". Berlusconi ha poi aggiunto di non aver "mai sentito parlare dell'ipotesi di un decreto in merito".

"Nessun ritorno di Tangentopoli". E per quanto riguarda gli ultimi fatti di cronaca, il premier sottolinea che "non c'è nessun ritorno di Tangentopoli" anche perché "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale", ha detto il presidente del Consiglio. Berlusconi ha sottolineato che ciò "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici".

"Chi sbaglia fuori dai partiti". Berlusconi ha spiegato in maniera molto netta come il Pdl debba comportarsi di fronte a chi commette reati: "Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato?: "Dipende da caso a caso - ha sottolineato - noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

(18 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

 

 

Intervento del direttore del tg di RaiUno sull'inchiesta che ha coinvolto il capo della Protezione civile

"Le intercettazioni non sono prove" eppure sono alla base di una "condanna" prima del verdetto

Minzolini al Tg1 difende Bertolaso:

"Basta gogna mediatica prima del voto"

Pd: "Rai piegata a interessi di parte". Verna (Usigrai): "Una brutta pagina di propaganda"

Minzolini al Tg1 difende Bertolaso: "Basta gogna mediatica prima del voto"

ROMA - Nuovo intervento del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che durante il telegiornale delle 20, a margine del servizio sull'inchiesta sul G8 alla Maddalena che ha coinvolto anche Guido Bertolaso, in un editoriale ha difeso il capo della Protezione civile. "Le intercettazioni non sono prove", eppure sono alla base di una "condanna mediatica" le cui vittime pagano già "la loro pena davanti alla società", prima del verdetto dei giudici. "Basta con la gogna mediatica prima delle elezioni" ha aggiunto.

"Le intercettazioni - ha sottolineato Minzolini - sono strumenti di indagine, non sono prove, e lo sanno bene anche i magistrati. Al telefono si usa un linguaggio diverso rispetto a quello che si userebbe davanti a un pubblico ufficiale, ma non si può condannare una persona per un aggettivo se non c'è una prova". Questo, tuttavia, "non accade in virtù di una sorta di condanna mediatica - ha aggiunto il direttore del Tg1 - che deriva dalla pubblicazione delle intercettazioni. E il condannato mediatico, se pure dimostra la sua innocenza davanti a un tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Cosa che può accadere anche a Bertolaso".

Tutto ciò, secondo Minzolini, accade perché "siamo in campagna elettorale e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono la campagna elettorale: è successo l'anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest'anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni. Tutto finirà il giorno dopo il voto, ma intanto - ha concluso Minzolini - l'intero Paese subirà un altro colpo".

 

Immediate le reazioni all'editoriale del direttore del Tg1. "Puntuale come un orologio svizzero, l'editoriale del direttore del Tg1 entra nella campagna elettorale per fare il megafono di palazzo Chigi che vorrebbe limitare le indagini della magistratura e le intercettazioni" commenta Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente dell'assemblea nazionale del Pd. Per Anna Finocchiaro "ha dell'incredibile l'uso che Minzolini continua a fare del suo ruolo di direttore della maggiore testata del servizio pubblico. Dal giorno del suo insediamento, gli interventi in video del direttore del Tg1 sono stati dedicati esclusivamente ad attaccare magistratura e stampa, al solo scopo di difendere il governo. "Lo stile degli editoriali di Minzolini non è da Tg1, ma da giornale di partito. Il partito di Berlusconi", ha concluso la capogruppo del Pd in Senato.

"Il nuovo intervento del direttore del Tg1 conferma che la tv pubblica rischia di essere piegata a interessi di parte. Le accuse di Minzolini sono gratuite ed estranee al ruolo di chi dirige una testata del servizio pubblico" dichiarano Giorgio Merlo e Vinicio Peluffo, deputati del Pd, rispettivamente vicepresidente e componente della Vigilanza Rai. "Se al pari del reato di bancarotta fraudolenta - afferma l'ex senatore ed editore Stefano Passigli - esistesse quello di informazione fraudolenta, l'editoriale di questa sera di Augusto Minzolini sul Tg1 sconterebbe una sicura condanna. Il comportamento del direttore viola tutti i principi e la prassi del servizio pubblico".

"Devo ricordare a Minzolini che il giornalista è il cane da guardia della democrazia, non il cane da guardia del potere. Quello di stasera allunga la serie di esemplari editoriali faziosi" dichiara il segretario dell'Usigrai, Carlo Verna. "Nessuno dei predecessori di Minzolini è mai entrato così come un elefante in una cristalleria - aggiunge. - Abbiamo assistito a una brutta pagina di propaganda di governo. Non so neanche se Bertolaso possa essere contento di un'operazione così costruita, servile, di una difesa così a gamba tesa - conclude - altro che par condicio".

"E' assolutamente legittimo che un direttore di un tg faccia un editoriale di tanto in tanto. Quello che è singolare è che ogni editoriale sia fatto a sostegno delle tesi del presidente del Consiglio", dice il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. "Al direttore Minzolini non è mai capitato, neanche per sbaglio, di fare un editoriale per cercare di dare voce a persone oscurate e umiliate magari proprio dalle leggi ad personam volute da Berlusconi. Questo - conclude Giulietti - conferma che quella che abitualmente chiamiamo 'rete ammiraglia' è diventata in realtà uno dei tanti fogli di partito del premier".

(18 febbraio 2010

 

 

 

 

 

Il presidente della Baldassini-Tognozzi-Pontello, nelal bufera per gli appalti dei grandi eventi, lascia la carica

Il procuratore aggiunto di Roma, che si è dimesso ieri, era già sotto inchiesta per rivelazione di segreto di ufficio

Inchiesta appalti, Fusi si dimette

Toro indagato anche per corruzione

Inchiesta appalti, Fusi si dimette Toro indagato anche per corruzione

Riccardo Fusi

ROMA - Riccardo Fusi si è dimesso. Il presidente del cda dell'impresa di costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello, indagato per corruzione e anche per associazione per delinquere aggravata dalla finalità mafiosa, nell'inchiesta fiorentina sui grandi eventi, ha lasciato la carica. "Nell'interesse della società e di tutti i suoi addetti, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni cosicchè l'azienda possa continuare ad operare serenamente e senza ombre come sempre fatto" scrive Fusi in un messaggio. Dicendosi certo "di poter dimostrare la mia totale estraneità a tutti i fatti che mi vengono contestati".

Nell'inchiesta Fusi è indagato per corruzione con riferimento anche all'appalto per la scuola dei marescialli dei carabinieri, a Firenze. Nelle numerose telefonate intercettate, uno degli interlocutori di Fusi risulta essere il coordinatore del Pdl Denis Verdini, anch'egli indagato per corruzione con riferimento alla nomina di Fabio De Santis a provveditore alle opere pubbliche della Toscana.

Sempre sul fronte dell'inchiesta, per il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro (che si è dimesso dalla magistratura) già indagato per rivelazione di segreto di ufficio, è stato indagato anche per corruzione e favoreggiamento. I nuovi reati sono stati ipotizzati dai pm di Perugia titolari del fascicolo. Nel frattempo il plenum del Csm potrebbe esprimersi sulle dimissioni di Toro nel primo plenum del mese di marzo, in programma il 3.

(18 febbraio 2010)

 

 

 

 

Mattinata di tensione a Montecitorio. Con la maggioranza tentata di far saltare l'accordo con l'opposizione

Il presidente della Camera: "Se lo fate metto il lodo Iotti". Poi la retromarcia. Bersani: "Nostra vittoria"

Dl Protezione civile, lo stop Fini

Il governo non mette la fiducia

Salta lo scudo amministrativo e civile per i commissari della Campania per l'emergenza rifiuti

Dl Protezione civile, lo stop Fini Il governo non mette la fiducia

Gianfranco Fini

ROMA - Finisce con il governo che non pone la questione di fiducia sul dl sulla Protezione civile, aprendo la strada al voto per domani alle 13.30. Una decisione che arriva dopo alcuni momenti di tensione a Montecitorio. In particolare con il presidente Gianfranco Fini il cui drastico intervento pare decisivo per l'esito finale.

Il caso esplode in mattinata. L'opposizione aveva incassato il ritiro del comma che prevedeva uno scudo amministrativo per i commissari che si sono occupati dell'emergenza rifiuti (come conferma Guido Bertolaso) e per questo aveva ridotto a 40 gli emendamenti. Come conseguenza la fiducia non sarebbe stata posta. Ma, all'improvviso, il governo manda segnali diversi. Tali da scatenare l'irritazione di Gianfranco Fini, che getta sul tavolo la 'minaccia' di applicare il lodo Iotti, mettendo così a rischio non solo l'approvazione del dl emergenze ma anche quella del "milleproroghe" che dovrebbe essere convertito la prossima settimana. Il lodo Iotti prevede infatti che dopo il voto di fiducia si discutano tutti gli emendamenti presentati al provvedimento e solo dopo passare al voto degli ordini del giorno e al voto finale.

Fini, per due volte, chiede al ministro per i rapporti per il Parlamento Elio Vito: "La ponete o no la questione di fiducia?". E davanti al "non lo sappiamo" il presidente della Camera taglia corto: "Si andrà avanti senza tempi con un'applicazione del regolamento". Una scelta che avrebbe visto lo slittamento del voto finale, mettendo a rischio il decreto milleproroghe che era previsto in aula lunedì 22 e che scade il 28 febbraio.

 

Si arriva così al nuovo annuncio: ''Accordo fatto' dice il capogruppo vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino - Inizieremo l'esame degli emendamenti e penso che il voto possa esserci domani''. L'annuncio formale del nuovo accordo verra' dato al termine della riunione che i capigruppo di maggioranza e Fini. L'opposizione gioisce: "Se non mettono la fiducia e se tolgono la spa e lo 'scudo' è chiaramente una vittoria dell'opposizione. A mia memoria è la prima volta e questo significa che a poco a poco le cose possono cambiare" commenta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

Il voto del pomeriggio porta l'attesa bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità e il via libera all'emendamento del democratico Franceschini che elimina le norme sullo scudo giudiziario per i commissari per le emergenze in Campania. Domattina si riprenderà con l'esame degli ordini del giorno e con le dichiarazioni di voto, seguite dal voto finale: a quel punto il testo dovrà tornare in Senato. "L'obiettivo - spiega Bertolaso - è creare un clima di maggiore serenità e collaborazione per tutti".

(18 febbraio 2010)

 

 

 

 

Smentito Letta: lavori agli "sciacalli". E Bertolaso cercò Anemone

Il procuratore abruzzese Rossini chiede le carte: "Speculazioni truffaldine"

Le mani della cricca su L'Aquila

appalti tre giorni dopo il sisma

La presidente della Provincia Pezzopane: "Rendano pubblico l'elenco delle imprese appaltate"di PAOLO BERIZZI

Le mani della cricca su L'Aquila appalti tre giorni dopo il sisma

Guido Bertolaso, ieri in Calabria

FIRENZE - I verbali smentiscono Gianni Letta: chi rideva del terremoto, all'Aquila ha fatto affari. Altro che "non hanno mai messo piede a l'Aquila" e "non hanno avuto né avranno un euro di lavori", come aveva assicurato nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. A smascherare gli imprenditori che come avvoltoi - a cadaveri ancora caldi - si sono avventati sulla ricostruzione post-terremoto, ci sono ora le intercettazioni. Sono gli stessi costruttori al centro dell'inchiesta fiorentina su appalti e favori per il G8. Quelli che già dal pomeriggio del 6 aprile - il giorno del sisma costato la vita a 300 persone - si attivavano per mettere le mani sull'affare dove "adesso ci fanno carne di porco...". Uno scenario che emerge dal rapporto dei carabinieri del Ros (oltre 20 mila pagine) allegato all'ordinanza di arresto di Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis. Sugli schizzi di fango all'Aquila sta indagando, da sette mesi, anche la Procura del capoluogo abruzzese: nei giorni scorsi il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha chiesto ai magistrati di Firenze copia degli atti dell'inchiesta che vede indagato, assieme ad altre 23 persone, Guido Bertolaso. "Tanti sono venuti e si sono organizzati per fare speculazioni truffaldine", spiega Rossini.

"La magistratura faccia chiarezza", dice il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. Più dura la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane: "Letta è stato smentito, ora siano rese pubbliche le liste delle imprese appaltate". Il pressing dei pm aquilani (123 imprese sono già sotto la lente della Prefettura e della Procura antimafia) si concentra sulle possibili infiltrazioni di comitati d'affari negli appalti (ricostruzione e G8). I riflettori sono puntati, in particolare, sul Consorzio Federico II, formato da tre imprese aquilane (Barattelli, Vittorini Emidio Costruzioni e Marinelli ed Equizi) e dalla Btp di Vincenzo De Nardo e Riccardo Fusi già coinvolta nell'inchiesta di Firenze. La strada per il Consorzio - stando ai verbali - si fa in discesa a partire dal 14 maggio, quando Gianni Letta incontra Riccardo Fusi, imprenditore in strettissimi rapporti con Denis Verdini (il coordinatore del Pdl indagato per corruzione). Gli appalti per il Consorzio arrivano: tra i 10 e i 12 milioni di euro. Oltre alla messa in sicurezza della sede della Cassa di risparmio della Provincia dell'Aquila e del Palazzo Branconi Farinosi, Fusi e soci hanno avuto l'appalto per la realizzazione della scuola media Carducci, pari a 7,3 milioni. 22 luglio 2009: sms di Libero Fracassi, direttore tecnico del Federico II, a Fusi: "Abbiamo vinto il primo appalto: una scuola per 7,3 milioni. È il primo, gli altri a breve. Ferie all'Aquila".

 

Se la ridevano gli imprenditori. I cognati Pierfrancesco Gagliardi e Francesco De Vito Piscicelli - quello che il 6 aprile 2009 dice "alle 3 di notte ridevo nel letto" - il 9 aprile 2009 sono "lanciatissimi". "Vuoi fare un bel appalto sul lago di Garda?". "No - risponde Piscicelli - mo' c'è il terremoto da seguire... lì c'è da ricostruire per dieci anni". Non meno interessati alla torta sembrano Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, e il costruttore Diego Anemone (entrambi arrestati). Il primo chiama Anemone e gli riferisce che Bertolaso gli ha detto di contattarlo subito: ne va della partecipazione ai lavori di ricostruzione. Un ruolo importante, nell'affare, è esercitato anche dal magistrato della Corte dei conti, Mario Sancetta. Il 7 aprile il giudice attiva i suo contatti per far ottenere appalti al Consorzio Stabile Novus di Antonio Di Nardo, funzionario delle Infrastrutture e costruttore ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Parlando con l'imprenditore Rocco Lamino, chiede chi sia il provveditore per le opere pubbliche per l'Abruzzo. È Giovanni Guglielmi, con cui Di Nardo ha ottimi rapporti. Guglielmi promette un interessamento per gli appalti, in cambio chiede di essere aiutato a diventare presidente dell'Anas.

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Le intercettazioni mostrano l'attivismo del magistrato Sancetta (Corte dei Conti)

che spinge per favorire nella ricostruzione il Consorzio che fa capo a Di Nardo

"Il Provveditore è a nostra disposizione"

Altri sciacalli al banchetto dell'Aquila

E Balducci cerca Anemone perché Bertolaso gli vuole parlare con urgenzadi CARLO BONINI

"Il Provveditore è a nostra disposizione" Altri sciacalli al banchetto dell'Aquila

La protesta di domenica scorsa all'Aquila

L'Aquila 6 aprile 2009. 307 morti, 20 mila edifici gravemente lesionati, 1.500 feriti. L'Italia è china sulla catastrofe abruzzese. Sapevamo sin qui di "due sciacalli" ("che non hanno avuto né avranno un solo euro", Gianni Letta) che se la ridono nel letto, immaginando l'opulenza della ricostruzione. Purtroppo, è andata peggio.Un migliaio di pagine di allegati all'ordinanza del gip di Firenze raccontano un'altra storia. Altri sciacalli. Documentano un banchetto che non è vero dovesse ancora cominciare, semplicemente perché era già cominciato. E in soli dodici giorni. Dal 6 al 18 di aprile. Così.

Il giudice: "Muoviamoci subito e parliamo con Bertolaso". Il terremoto ha eccitato Mario Sancetta (S.), magistrato della Corte dei Conti che le carte, con eufemismo, definiscono "soggetto poliedrico". E' un'appendice petulante della "cricca". Di mestiere fa il "facilitatore". Chiama, briga, sollecita il suo network di relazioni per spingere negli appalti che contano le imprese che fanno capo al "Consorzio stabile novus" di Antonio Di Nardo, l'anima nera della Banda, quella che profuma di mafia e camorra.

Nell'autunno del 2008, Sancetta ha cercato senza successo, attraverso Denis Verdini, la poltrona di capo di gabinetto del Presidente del Senato Renato Schifani. Alle 11.36 del 7 aprile, con centinaia di cadaveri ancora da estrarre dalle macerie, telefona a Rocco Lamino (L.), amministratore del Consorzio.

S: vede che cosa è successo 'sta cosa qui. .. ora io l'altro giorno. .. avevo chiamato Terracciano... mi ha detto che era lì a L'Aquila per via. .. ha un incarico per la Prodi bis. .. ora 'sta Prodi bis non so esattamente di che cosa si occupa... ora quello che dico io è questo... siccome lui mi ha sempre detto "a disposizione" perché lui è il trait d'union anche con chi sa lei... allora non so se è il caso di parlargli chiaro di qualche cosa. ..

L:... come no!?... noi già abbiamo mandato le lettere come impresa. .. di accreditamento al Provveditorato

S:... no perché voglio dire. .. adesso bisogna vedere anche in quell'area che è abbastanza impegnata in queste operazioni

L:... come no!... da mo' a 10 giorni bisogna intervenire immediatamente.

S:... no bisogna farlo subito. .. lì bisogna andare a parlare direttamente con Bertolaso a questo punto.

In attesa di Bertolaso, Sancetta (S.) si porta avanti. Sia con l'ex ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi (anche se, confida a Lamino, "Con quello c'ho in piedi stà cosa alla Corte dei Conti e ho l'impressione che se prima non vede risolta la cosa sua non alza un dito"). Sia con Denis Verdini (attraverso Antonio Di Nardo). Sia con Gianni Guglielmi, provveditore per le opere pubbliche di Lazio e Abruzzo, competente per la ricostruzione. "Un amico" nominato appena due mesi prima dal ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Nella stessa tornata che ha visto la "cricca" issare Fabio De Santis sulla poltrona di Provveditore alle opere pubbliche in Toscana. Per agganciarlo, muove Antonio Di Nardo (N), che di Guglielmi è amico e di Guglielmi, neanche a dirlo, diventerà nei mesi successivi il segretario.

S:... senta volevo dirle questo. .. in relazione a questa cosa di. .. del terremoto... pensavo che si poteva stabilire un contatto con. ..

N:... certo certo...

S:... con quello che sta qui che abbiamo visto l'altra volta. .. o no?

N:... come no!.. adesso si vada a fare Pasqua... appena lei viene ci incontriamo un attimino perché penso che avrà pure qualcosa già pronto. .. per lei.

S:... no ma io dico per quel. .. per quelle opere lì.

N:... anche quelle.

S:... no perché se dobbiamo attivarci è bene che si faccia subito.

Quello che "Se la rideva a letto" non si pente. Si agita anche il costruttore Francesco Piscicelli (P.), lo "sciacallo" che il 6 aprile "se la ride nel letto". Una settimana fa, ha chiesto scusa agli abruzzesi giurando di non aver mai pronunciato quelle parole. Ecco cosa torna a dirsi alle 19.56 del 9 aprile 2009 con il cognato Pierfrancesco Gagliardi.

G:... senti un po' ma. .. tu vuoi fare. .. un bell'appalto sul lago di Garda da sette milioni di euro. .. o è troppo lontano... è una rottura di cazzo. .?

P:... no... lascia perdere. .. mo' c'è il terremoto da seguire. ..

G:... si giusto, bisogna concentrarsi lì... perché lì partono a duemila all'ora adesso. ..

P:... ma già mi hanno chiamato a me. ..

G:... ma veramente?

P:... si, la prossima settimana devo dare sei escavatori... venti camion. .. si così funziona nelle emergenze. .. tutto in economia...

G:... ah!... glieli dai e poi dopo si fa in economia... cioè tot ore, tot al giorno. ..

P:... questo per le emergenze. ..

G:... uhm, uhm. .. certo lì adesso ci fanno carne da porco lì. ..

P:... eh là c'è da ricostruire dieci anni. ..

G:... però guarda. .. che quella cosa che aveva detto Riccardo a suo tempo... di fare la società. .. specializzata nei restauri delle opere d'arte...

Piscicelli non parla a vanvera. Si è già mosso con Denis Verdini (ha fissato un appuntamento subito dopo Pasqua) e l'idea di Gagliardi della società specializzata in restauri di opere d'arte vedrà la luce nei mesi successivi insieme alla BTP di Fusi con la nascita del "Consorzio Federico II": 12 milioni di euro di appalti nella prima fase della ricostruzione (moduli scolastici provvisori; restauro degli alloggi della caserma Pasquali; messa in sicurezza e recupero di opere d'arte nella sede della direzione generale della Cassa di risparmio della Provincia dell'Aquila e a palazzo Branconi-Farinosi). Quindi, il 22 luglio, 7,3 milioni di euro per la scuola media "Carducci".

Bertolaso: "Chiamate subito al telefono Anemone". Sancetta, Piscicelli, Gagliardi, Di Nardo. La "cricca" fibrilla e dunque non se ne sta con le mani in mano nemmeno Angelo Balducci. Alle 18 dell'11 aprile è negli Uffici della Protezione Civile, a Roma, in via Ulpiano, dove lo ha convocato Guido Bertolaso per discutere dell'emergenza terremoto. Poco prima di mezzogiorrno, Balducci (B) allerta il costruttore Diego Anemone (A), il tipo che aiuta Bertolaso a rilassarsi nelle salette del Salaria Sport Village.

B: Senti m'hanno rintracciato dalla Protezione Civile che alle 6 c'è una riunione ricognitiva. . un po' su tutto ... sia sul G8 che sull'Abruzzo... tu magari. .. non sarebbe male insomma se. .. facessi capire insomma che. .. come tanti altri operatori. .. una disponibilità in Abruzzo. . in qualche modo insomma da. .. io adesso stasera glielo dico. . ma insomma. .. farglielo (...). .. tanto diciamo. .. alla fine sempre il cetriolino sempre a me torna"

A: (ride)

B:... ridi ridi

Durante la riunione, Bertolaso, senza successo, ha insistentemente chiesto a Balducci di rintracciare subito Anemone per discutere di Abruzzo e per questo, alle 19.34, quando finalmente risponde al telefono, Balducci si sfoga, spiegandogli cosa dovrà immediatamente fare.

B:... certo se uno ha bisogno con voi. ..

A:... ma porca miseria l'ho lasciato lì sul mobile con la vibrazione. .. eh. ..

B:... ho fatto proprio una bella figura... ho detto.... "mò lo chiamo e te lo passo". ..

A:.... .. mannaggia!... e sono uscito fuori un minuto cazzo. .. l'ho lasciato un quarto d'ora

B:... infatti. .. solo che. .. siccome gli avevo. .. gli avevo appena detto. .. dico. .. "guarda per qualunque cosa così". .. dice. .. "e allora sentiamolo dai!!". .. "mo te lo chiamo". .. e uno... va be allora.. e due. .. e tre. .. e quattro. .. dice... "lascia perdere va che è meglio". .. hai capito?. ..

A:... ci credo. ..

B:... no, no. .. però. .. eh. .. perché lo dovrei rivedere un attimo a lui. .. perché dopo lui riparte su per L'Aquila. .. ecco, è uscito adesso. .. sta tornando da Gianni Letta... e quindi. .. perché. .. se io adesso mi sbrigo. .. tu magari scendi giù lì... nell'area vostra e ti detto un indirizzo... lì... una cosa da mandare lì a Guido. Preparati un foglietto per scrivere.

Il provveditore del Lazio: "Sono a disposizione". Gli sforzi di Sancetta per agganciare il nuovo Provveditore alle Opere del Lazio e Abruzzo, vengono premiati. Il 18 aprile, Sancetta (S.) riferisce a Rocco Lamino (L.), amministratore del Consorzio Stabile Novus che il tipo "si è messo a disposizione".

S:.. Gli ho consegnato la cosa abbiamo parlato ampiamente gli ho detto appunto. .. mi ha chiesto dice "ma ce l'hanno il NOS?" (Nulla osta sicurezza)... "certo che ce l'hanno". .. dice "allora senz'altro" dice "poi chiamo io"... per cui insomma è stato invece tempestivo farlo adesso questo intervento.

L:... no no è meglio anticiparci sempre.

S: poi questo m'ha detto. .. "qualunque cosa mi può chiamare io sono a disposizione". ..

Il 3 luglio, Guglielmi quella promessa la ribadisce. E Sancetta ne riferisce entusiasta al solito Rocco Lamino: "... allora io ho chiamato il. .. Gianni che mi ha detto che lui stava tornando da L'Aquila. .. tutti i giorni a L'Aquila. .. m'ha detto "Appena capita qualche cosa di buono. .. senz'altro"". Naturalmente, chiede qualcosa in cambio. Che Sancetta racconta così: "Questo mo' vuole un favore. Vuole fare l'amministratore delegato dell'Anas e chiede di essere sostenuto".

© Riproduzione riservata (18 febbraio 2010)

 

 

 

L'ex procuratore aggiunto ha abbandonato l'incarico dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta sui lavori per il G8

Dovrebbe decadere il procedimento disciplinare di fronte al Csm. Resterà aperta a Perugia l'inchiesta penale

Si dimette dalla magistratura Achille Toro

"Voglio difendere l'onore mio e di mio figlio"

Il procuratore capo di Roma: "Auguro a lui e alla sua famiglia una vita serena, anche fuori dall'ordine giudiziario"

Si dimette dalla magistratura Achille Toro "Voglio difendere l'onore mio e di mio figlio"

Achille Toro

ROMA - "Volendo essere libero di difendere l'onorabilità mia e di mio figlio in ogni sede e nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo nell'ambito del lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno dichiaro di volermi dimettere dall'ordine giudiziario con effetto immediato". Questo il testo della lettera con cui il procuratore aggiunto Achille Toro ha rassegnato le sue dimissioni al procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta sui lavori per il G8. Una settimana fa, in lacrime, aveva detto di voler resistere: "Dovrò provare che Io non ho fatto nulla - aveva detto - e così anche mio figlio sarà assolto".

Le accuse. Toro è indagato per rivelazione del segreto d'ufficio in concorso con il figlio Camillo (indagato anche per favoreggiamento) nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze sui presunti illeciti legati ai cosiddetti "Grandi eventi" (Mondiali di nuoto 2009, G8 alla Maddalena, celebrazioni per i 150 dell'Unità d'Italia), che vede coinvolto anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Secondo gli investigatori, sarebbero lui e il figlio Camillo, commercialista, le fonti dell'avvocato Edgardo Azzopardi che, a nome degli altri indagati, nell'estate del 2009 cerca di capire se ci sono indagini in corso su di loro. "Attività - si legge nell'ordinanza di custodia - resa ancora più capillare e frenetica dopo la notizia riportata da La Repubblica su indagini della procura di Firenze".

Le telefonate. Dalle intercettazioni emerge che Azzopardi "è in contatto con un figlio e un padre", individuati appunto in Camillo e Achille Toro. La mattina del 19 settembre Emmanuel Messina racconta a Diego Anemone di un colloquio appana avuto proprio con Azzopardi: "mi ha chiamato adesso.. Mi ha detto che il padre lo vede lunedì mattina che il figlio è andato a parlare e ha detto.. Ha detto lui di stare assolutamente tranquilli...".

 

Il 16 ottobre 2009 Azzopardi chiama Camillo Toro. "Senti io sto andando... Lì all'unità tecnica di missione... Casomai vengo a prendermi un caffè alla Balduina". E a Camillo che dice "si, ci dobbiamo vedere" risponde "magari digli a papà... se domani mattina lui c'ha 5 minuti..". "No ... papà lascialo perdere... tanto ce la vediamo noi... non ti preoccupare.. perché... devi parlare pure con lui?". E Azzopardi "sì, io devo parlare con lui".

Il 17 dicembre Achille Toro chiama Azzopardi per ringraziarlo di un regalo natalizio, e all'avvocato (chiamato confidenzialmente Edy) che gli chiede "senti ma ti riesco a vedere per fare gli auguri di persona?" risponde "e che?..Quando vuoi.. Non ..non c'è problema".

In una telefonata del 26 gennaio 2010, invece, quando il lavoro della procura sta per sfociare nelle ordinanze di custodia, ancora Azzopardi invita Camillo Toro ad assumere "informazioni in genere". E quando, due giorni più tardi, ancora Repubblica scrive di un'indagine dei carabinieri del Ros sul "flop della Maddalena costato 300 milioni" i contatti tra gli indagati - scrivono i giudici - "al fine di capire quel che sta succedendo si fanno sempre più frenetici e fitti e si conferma che le fonti di Azzopardi sono Achille e Camillo Toro". Quello stesso giorno è proprio Camillo Toro a chiamare Azzopardi e a chiedergli di organizzare un incontro nei pressi del ministero delle Infrastrutture.

Nuovi elementi. Altri elementi ritenuti interessanti per l'indagine sarebbero emersi dalla deposizione resa ieri nel capoluogo umbro dai pm romani Sergio Colaiocco ed Assunta Cocomello già titolari dell'inchiesta condotta nella capitale sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. I due magistrati sono stati sentiti come persone informate dei fatti nel corso dell'incontro di ieri con i pubblici ministeri perugini. Sul contenuto viene mantenuto il massimo riserbo.

I pm romani si sarebbero comunque soffermati sul ruolo di Toro, confermando tra l'altro che il magistrato era a conoscenza di elementi relativi agli accertamenti svolti. Avrebbero inoltre accennato a un presunto suo atteggiamento volto a rallentare in qualche modo l'indagine in corso. Elementi ora al vaglio della procura di Perugia della quale è, al momento, la competenza anche sull'indagine relativa ai Grandi eventi.

Ferrara: "Gli auguro una vita serena e tranquilla". Sono rammaricato e dispiaciuto anche perché è un collega che conosco da 40 anni. Auguro a lui e alla sua famiglia una vita serena e tranquilla, anche fuori dall'ordine giudiziario. E' una decisione da rispettare", ha affermato il procuratore capo di Roma. L'atto firmato dall'ormai ex procuratore aggiunto non deve essere accettato dal Consiglio superiore della magistratura, anche perché Toro ha superato i 40 anni di carriera. A questo punto, dovrebbe decadere il procedimento disciplinare a suo carico di fronte al Csm. Resterà invece aperta a Perugia l'inchiesta penale sugli appalti per il G8 della Maddalena.

I precedenti. Questa non è la prima bufera che coinvolge Achille Toro. Quattro anni fa il magistrato venne indagato dalla procura di Perugia per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio in relazione alla vicenda del tentativo di scalata dell'Unipol alla Bnl, insieme con l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte e l'allora presidente del tribunale di sorveglianza di Milano Francesco Castellano. Il sospetto iniziale dei pm perugini era che Toro - che conduceva le indagini romane sulle vicende Bnl, Unipol e Rcs - avesse rivelato al collega Castellano informazioni sulla denuncia fatta dal Banco di Bilbao nei confronti di Unipol, riferite poi da questi a Consorte. Un anno dopo furono gli stessi pm a chiedere e a ottenere l'archiviazione, ritenendo che non vi fosse stata alcuna rivelazione di notizie riservate.

Ma quella vicenda costò scelte dolorose a Toro: lui che aveva indagato l'allora governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, e aveva chiesto il processo nei confronti di una ventina di banchieri per il crac Cirio, ritenne "doveroso" dopo l'avviso di garanzia, e nonostante la fiducia espressa nei suoi confronti dal procuratore di Roma Giovanni Ferrara, di lasciare le indagini sulle scalate, sui 'furbetti del quartierino', sul 'progetto di conquista' da parte di alcuni raider del Corriere della Sera. E qualche giorno dopo, nello stesso spirito e per evitare "strumentalizzazioni" lasciò anche il ruolo di presidente di Unità per la Costituzione, la corrente di maggioranza dei magistrati, con la quale anni prima era stato eletto consigliere del Csm e poi componente della giunta dell'Associazione nazionale magistrati.

La carriera. Originario di Napoli, 69 anni, Toro è in magistratura dal 1969 e nel 2006 è stato nominato capo di gabinetto dall'allora ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Negli ultimi anni è stato titolare di alcune delle indagini più delicate della procura di Roma: tra le tante,quelle sul cosiddetto Laziogate, sull'archivio di Gioacchino Genchi e sui voli di Stato (conclusa nell'ottobre scorso con l'archiviazione da parte del Tribunale dei ministri) che vedeva come indagato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

(17 febbraio 2010)

 

 

 

 

Al capo della Protezione Civile diceva: "La Ue ci critica, chiama il tuo amico Dimas"

I rapporti con Balducci (ora in carcere) sui campionati iridati del 2008

Dalla Maddalena ai mondiali di nuoto

la rete e le strategie di Gianni Letta

di CORRADO ZUNINO

Dalla Maddalena ai mondiali di nuoto la rete e le strategie di Gianni Letta

Gianni Letta

ROMA - Il sottosegretario Gianni Letta è l'uomo del governo che ha scelto Guido Bertolaso alla Protezione civile. Oggi lo difende. Fino a ieri, rivelano le intercettazioni dei Ros di Firenze, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio decideva con il sottosegretario Bertolaso le strategie per non rendere pubblica un'infrazione dell'Unione europea sui cantieri alla Maddalena. Quelli per il G8. Di più, Letta in piena bagarre Mondiali di nuoto - la procura di Roma apre l'inchiesta sulle piscine private abusive - prende in mano la situazione per gestirla con Angelo Balducci, oggi in carcere per corruzione.

Letta è al centro di una rete di relazioni decisiva per il governo e per l'attività edilizia della Protezione civile macina-appalti. La mattina del 7 marzo 2009 il consigliere del premier chiama Bertolaso e gli racconta, con la consueta cortesia, che Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, lo ha chiamato: "Ha saputo che Dimas apre una procedura di infrazione sulla Maddalena e che la renderà pubblica mercoledì o giovedì. Mi ricordo male o tu eri amico di Dimas?". Stavros Dimas è il commissario europeo per l'Ambiente, e che ci sia un'istruttoria europea si sa dal giugno 2008. Ora si rischia l'infrazione. Bertolaso spiega a Letta che sono due le questioni: "Una per quello che riguarda gli aspetti ambientali e l'altra per quello che riguarda la procedura di gara... La procedura di gara l'hanno poi chiusa in senso positivo nostro". Letta chiede: "Gli vuoi fare una telefonata tu o debbo attivare l'Ambiente che evidentemente non ha saputo difenderti a dovere". Bertolaso: "L'ambiente non ci difende mai... E poi in ambasciata purtroppo c'è ancora la gente che c'ha messo Pecoraro e che la Prestigiacomo ancora non è riuscita a togliere...". Chiude Letta: "Mi dici se devo fare qualcosa...".

 

Sul fronte romano, l'interesse di Gianni Letta sulle opere dei Mondiali di nuoto è cosa antica. La mattina del 2 maggio 2008 Balducci informa l'ingegner Fabio De Santis che ha già avuto un primo colloquio con il sottosegretario e gli ha riferito che "si è operativi un po' su tutto, ivi compresi i lavori per i Mondiali di Nuoto, e che si è disponibili ad effettuare delle ricalibrature in relazione a quello che Alemanno adesso vorrà". Il neo-eletto sindaco di Roma vuole rivedere due progetti veltroniani, al Foro Italico e a Tor Vergata. Dice Balducci: "Letta mi ha detto che per queste cose vuole un interlocutore unico". De Santis: "Mi metto in ginocchio". Quindi il commissario Claudio Rinaldi, in piena ansia da palazzo di giustizia per le piscine abusive, chiede in maniera concitata "di veicolare una lettera scritta con l'avvocato" a Letta, "lì dentro c'è un pacchettino di situazioni".

© Riproduzione riservata (18 febbraio 2010)

 

 

 

Berlusconi difende a spada tratta il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

"Se toccano lui cade tutta una classe dirigente. Anche quelli di sinistra"

La rabbia di Gianni Letta

"Sono stato ingannato"

di CLAUDIO TITO

La rabbia di Gianni Letta "Sono stato ingannato"

ROMA - "Forse sono stato ingannato, ma mi sono sempre comportato in maniera corretta. Io e Guido siamo sempre stati corretti". Gianni Letta difficilmente perde la pazienza. Ieri, però, Silvio Berlusconi e alcuni ministri per la prima volta lo hanno visto infuriato. Il caso Bertolaso, le inchieste sui lavori per il G8 della Maddalena e per la ricostruzione dell'Aquila stanno tenendo banco facendo impennare la fibrillazione in tutta la coalizione.

Anche il summit governativo che si è tenuto ieri a Palazzo Grazioli, si è concentrato sulla tempesta che si è abbattuta nelle ultime ore. Ma l'elemento di assoluta novità riguarda appunto il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Perché il timore che il temporale giudiziario possa investire pure lui, costituisce un fattore con il quale la maggioranza non si è mai confrontata. Un aspetto tanto straordinario da far ritirare fuori al premier l'ombra del "complotto". Il sospetto che dietro l'affondo giudiziario ci sia qualcosa di più di una semplice indagine.

Qualcosa che investe soggetti "non istituzionali". "Allora, deve essere chiaro a tutti - ha avvertito il Cavaliere - che Gianni non si tocca". E già, perché nelle ultime 48 ore, l'allarme a Palazzo Chigi è iniziato a suonare con sempre maggiore fragore. Un coinvolgimento del vero numero due della "squadra" costituisce un sorta di incubo. Che Berlusconi vuole interrompere rapidamente facendo capire - anche dentro l'alleanza - che "il dottor Letta è imprescindibile. Se cade lui, cade tutto". Anzi, "se vogliono colpire lui, vogliono colpire tutti. Anche quelli della sinistra. Se davvero stanno così le cose, vogliono fare fuori un'intera classe dirigente".

 

Non a caso, per tutta la giornata di ieri, la paura ha attraversato anche i banchi di Montecitorio. Durante l'esame del decreto che riforma la Protezione civile, "peones" e "colonnelli" non hanno fatto altro che parlare della "vicenda Letta". Una scossa che si è infilata negli scranni del centrodestra per finire in quelli del centrosinistra. "È chiaro - è il monito di un autorevole ministro - che nessuno può dormire sonni tranquilli. Anche quelli dell'opposizione. Del resto, anche su di loro stanno facendo uscire lo stesso fango".

La tensione, però, sta mettendo a soqquadro soprattutto gli uffici della presidenza del consiglio. "Io comunque - ha ripetuto Letta al Cavaliere e a diversi esponenti dell'esecutivo - sono tranquillo. Non ho nulla di cui pentirmi. Abbiamo sempre agito rispettando la legge e facendo valere gli interessi del Paese. Ma...". Ecco, appunto esiste un "ma". Quello di essere stato "ingannato".

Dubbi che nelle ultime ore sono andati rafforzandosi. E che il capo del governo ha esposto ieri pomeriggio ai suoi fedelissimi in modo esplicito. "Come è possibile che in questi due anni i servizi segreti non ci abbiano avvisato di niente? Come è possibile che i Ros indaghino su di noi e non esca un solo fiato in un Paese in cui parlano tutti?". Se Letta non arriva a esprimere pubblicamente le stesse perplessità, lo fa dunque il premier.

Anche perché da maggio 2008 la delega a gestire i nostri 007 l'ha avuta proprio Letta.

Per Berlusconi, quindi, troppe coincidenze si sono concentrate nelle ultime settimane. L'incidente diplomatico di Bertolaso con gli Usa sugli aiuti ad Haiti, le manovre in corso su alcuni capisaldi della finanza e dell'industria italiana a cominciare da Generali, Mediobanca e Fiat. La linea editoriale del "Corriere" che per il premier rappresenta ancora il termometro dei cosiddetti "poteri forti". Tutti elementi che a Palazzo Cigi fanno sospettare la presenza di una "manina esterna" interessata a dettare le prossime scelte strategiche del "sistema Paese".

Tant'è che il presidente del consiglio ha chiesto a Letta cosa stia accadendo nei nostri servizi segreti e al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha reclamato spiegazioni sul comportamento del Ros. Quest'ultimo, con i giornalisti, si è limitato a osservare che "i carabinieri fanno il loro dovere".

Parole che con ogni probabilità, La Russa ha evitato di pronunciare davanti al premier. Se non altro per non rientrare nell'elenco dei "sospettati". E già, perché anche il sottosegretario ha iniziato a lamentarsi della presenza in questa "partita" di giocatori "amici". Di ministri interessati a indebolirlo nella prospettiva della "successione berlusconiana".

In molti a Palazzo Chigi hanno ad esempio notato i silenzi di Giulio Tremonti, il gioco di sponda di Umberto Bossi e l'insistenza con cui Gianfranco Fini ha difeso il ruolo delle Camere. La "corsa" alla successione, però, innervosisce in primo luogo Berlusconi. "Deciderò io chi dovrà essere il mio erede. A tempo debito". E forse non è un caso che negli ultimi mesi proprio Letta abbia fatto sentire la sua voce in pubblico come non mai. In questa settimana per difendere se stesso e Bertolaso. Ma prima per non lasciare spazio ai "competitor".

© Riproduzione riservata (18 febbraio 2010)

 

 

 

 

 

 

2010-02-17

L'aspetto che preoccupa di più è la mancanza di "anticorpi" nella Pubblica Amministrazione

La Toscana risulta essere la regione con il numero più alto di denunce per danni erariali

Corruzione, l'allarme della Corte dei conti

"Nel 2009 le denunce aumentate del 229%"

ROMA - La corruzione "è diventata un fenomeno di costume", una "patologia grave" che nel 2009 ha fatto registrare un aumento di denunce alla Guardia di finanza del 229% rispetto all'anno precedente, nonché un incremento del 153% per fatti di concussione. E' la denuncia del procuratore generale e del presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario. Contro queste condotte illecite individuali, le pubbliche amministrazioni "troppo spesso" non attivano i necessari "anticorpi interni". "Il Codice penale - sottolinea Lazzaro - non basta più, la denuncia non basta più. Ci vuole un ritorno all'etica da parte di tutti. Che io, purtroppo, non vedo". Lazzaro, nel corso della conferenza stampa che è seguita alla cerimonia, ha poi precisato che "Non esiste nessun buco di bilancio Inteso come tale. C'è una scarsa correttezza contabile nello scrivere le cifre, ma assolutamente non esiste nessun buco come denaro pubblico".

Sulla Protezione Civile. A questo proposito "ci dovrebbe essere un controllo reale - ha detto Lazzaro - non solo politico". Secondo il presidente della Corte dei Conti "dove c'è controllo c'è trasparenza" e questo, sia nell'interesse del cittadino, che della politica. Per legge, ha poi spiegato Lazzaro, "non c'è un controllo della Corte sulle ordinanze della Protezione Civile. La Corte - ha precisato - può fare accertamenti sulla gestione, ma il nostro controllo reale su quelle ordinanze, per legge è escluso". Dove può intervenire la Corte - ha concluso - è "una scelta del Parlamento".

Mancano gli anticorpi nella P.A. - La corruzione - rileva il pg Ristuccia nella sua relazione - dilaga nella pubblica amministrazione: il Ministero dell'Interno, i Comandi dei Carabinieri e della Gdf, nel solo periodo gennaio-novembre 2009 hanno denunciato 221 reati di corruzione, 219 di concussione e 1714 reati di abuso di ufficio, con un vertiginoso incremento rispetto all'anno precedente. E' poi assai "grave" - aggiunge il presidente Lazzaro - la mancanza di "anticorpi" nella P.A. contro le condotte illecite individuali che causano "offuscamento dell'immagine dello Stato" e "flessione della fiducia che la collettività ripone nelle amministrazioni e nelle stesse istituzioni del Paese". "Se le pervicaci resistenze che questa patologia sembra opporre a qualsiasi intervento volto ad assicurare la trasparenza e l'integrità nelle amministrazioni possono dirsi essere una sorta di 'ombra' o di 'nebbia' che sovrasta e avvolge il tessuto più vitale operoso del Paese, non si può fare a meno di notare - sottolinea il presidente - che l'oscuramento resta tuttora grave, non accenna neppure a dissolversi o a flettere nella sua intensità".

Toscana, la regione meno virtuosa. Dalla relazione del pg, inoltre, emerge che la Toscana - dove in sede penale la procura di Firenze sta indagando sugli appalti del G8 - è in testa alla classifica delle regioni in cui la Corte dei Conti ha emesso il maggior numero di citazioni in giudizio per danno erariale: sono 21 (su un totale nazionale di 92), mentre a seguire ci sono Lombardia (18), Puglia (11) Sicilia (10), Umbria (7), Piemonte (7), Trento (5), Calabria (4), Lazio (3) Abruzzo (2) Emilia Romagna (2) Friuli Venezia Giulia (1), Liguria (1).

Troppe le opere pubbliche non completate. Aumenta il fenomeno delle opere pubbliche "progettate e non appaltate, ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione". Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia. "Le cause di questo fenomeno - spiega - che determina un ingente spreco di risorse pubbliche, sono molteplici e da annoverare nella carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure di progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabili alle imprese committenti ed alle amministrazioni aggiudicatrici, carenti per inadeguatezze nei controlli tecnici e amministrativi".

Ammende per 15 milioni. Per la Corte "le patologie maggiormente ricorrenti negli appalti pubblici di opere, beni e servizi sono rappresentate da quelle iniziative volte alla realizzazione di un'opera pubblica senza una preventiva accurata verifica della sua concreta esiguibilità economica, tecnica, logistica, l'assenza o la superficialità in tali casi di un'analisi di fattibilità sono le cause del sorgere, in corso d'opera, di difficoltà di esecuzione e del conseguente fallimento dell'opera o del servizio appaltati, rendendosi così vano il dispendio di risorse finanziarie nel frattempo utilizzate". In tutto, circa 15 milioni le ammende inflitte nel 2009 per danni erariali derivanti da attività contrattuale in Italia. Lo scorso anno le sezioni centrali e regionali hanno emesso 46 sentenze per danno erariale derivante da attività contrattuale svolta dalle amministrazioni pubbliche, delle quali 29 sfociate nella condanna dei chiamati in giudizio per un importo complessivo pari a 14.858.718 euro.

Norme superate. Il presidente Tullio Lazzaro, nel suo discorso di apertura dell'anno giudiziario dei magistrati contabili ha aggiunto: "Occorre provvedere con urgenza alla riforma della procedura per i giudizi davanti alla Corte dei Conti". Pur dando atto della "grandissima importanza" di alcune riforme contenute nella legge-Brunetta sulla Pubblica Amministrazione, Lazzaro ritiene che l'attuale procedura che regola i giudizi contabili sia "disciplinata da norme ormai del tutto superate e inadeguate" e che dunque "possono lasciare ampio spazio a interpretazioni pretorie", cioè fondate su una ricostruzione del giudice e non su regole certe.

Il Pm contabile è diverso da quello penale. Lazzaro chiede, in particolare, una "attenta riflessione" sia sulle funzioni del Pm contabile, sia sulle attività di controllo e consultive della Corte dei Conti. Il Pm contabile - osserva - è una "figura ontologicamente e giuridicamente diversa dal Pm penale" per cui la riflessione sul suo ruolo è "tanto più necessaria ed urgente nel momento in cui il Parlamento è investito dell'esame di riforme del sistema giustizia". Quanto invece all'azione consultiva e di controllo, occorre una "esigenza di certezza" nell'interpretazione delle norme e nella valutazione di comportamenti. In particolare, il controllo "può essere un'arma forte contro i fenomeni delinquenziali nel campo della finanza pubblica", e dunque è "logico" che "possa, potenzialmente, abbracciare ogni centro di spesa o di entrata", tanto più che recenti sentenze della Corte costituzionale hanno riconosciuto alla magistratura contabile "compiti di coordinamento della finanza pubblica", e tanto più in vista dell'evolversi dello Stato verso un assetto di tipo federale.

In vista del federalismo fiscale. La Corte dei Conti "sarà inevitabilmente sempre più coinvolta nell'attuazione dell'applicazione del disegno di federalismo fiscale" che però, per essere tradotto in fatti concreti, "avrà bisogno di un'innovazione altrettanto forte della governace dell'Istituto e della linee di azione del Consiglio di presidenza" della magistratura contabile. Lazzaro ha auspicato anche un rafforzamento dei poteri del vertice della magistratura di Viale Mazzini, ulteriore rispetto a quello già ora contestato dal sindacato delle 'toghe' della Corte dei Conti.

Troppa ideologia tra i giudici. Nel suo discorso inaugurale dell'anno giudiziario, il presidente ritiene che meno di 500 magistrati contabili, un numero assai inferiore delle 'toghe' ordinarie, non potranno che "rendere molto più facile individuare e condividere gli obiettivi e i metodi" per il migliore esercizio delle funzioni della Corte. Ma subito dopo aggiunge, con una stoccata, che "ciò sarebbe del tutto logico se ci si muovesse su direttrici avulse da preconcetti o da posizioni ideologiche, ma l'affidarsi solo al raziocinio e al senso di equilibrio istituzionale che in un tempo lontano era quasi un prerequisito per l'essere magistrati, oggi sembra divenuta merce rara". La Corte dei Conti, conclude Lazzaro, è un istituto "ausiliario del Parlamento e del Governo", quindi deve essere "utile ai supremi organi dello Stato". Ed è per questo che "ciascun magistrato, prima di compiere qualsiasi attività, deve chiedersi se essa sia, non solo conforme alla legge, ma effettivamente utile".

(17 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

 

 

 

 

Il dibattito a Montecitorio sul decreto legge. Il sottosegretario presente in mattinata

chiede di poter andare nella Calabria funestata dall'emergenza frane

Protezione civile, prosegue l'esame alla Camera

Bertolaso: "Parte lesa, non coimputato o colpevole"

Lettera aperta del sottosegretario: "Responsabile di possibili errori e omissioni, che non sono reati"

Bossi: "Spero che non lo si usi per colpire Berlusconi se no diventa un Paese davvero troppo brutto"

Protezione civile, prosegue l'esame alla Camera Bertolaso: "Parte lesa, non coimputato o colpevole"

Guido Bertolaso

ROMA - E' in atto "un'operazione contro di me", che colpisce anche "le migliaia di persone che lavorano nella Protezione Civile italiana". Lo afferma Guido Bertolaso nella sua lettera aperta "alle donne e agli uomini della Protezione civile", in cui si definisce "parte lesa, non coimputato o colpevole" e afferma di sentirsi come un "alluvionato". Intanto in Aula alla Camera, dopo il passaggio televisivo di ieri sera a Ballarò, Guido Bertolaso si dichiara disponibile a recarsi per un sopralluogo in Calabria, e lascia a fine mattinata Montecitorio. Dove prosegue il dibattito per la conversione del decreto sulla Protezione civile, da cui è stata stralciata la norma che prevedeva la trasformazione in spa. E oggi, a difendere il sottosegretario finito nella bufera per le inchieste giudiziarie sugli appalti del G8, è Umberto Bossi: "Spero che non si usi lui per colpire Berlusconi - dichiara - se no diventa un Paese davvero troppo brutto".

"Vorrei recarmi in Calabria". Intervendo alla Camera, Bertolaso spiega così la sua richiesta di lasciare Roma per le zone dell'emergenza: "Il Dipartimento è stato presente dai primi minuti della vicenda - osserva Bertolaso a proposito dell'emergenza frane in Calabria, sollecitato da Nucara - ci sono i nostri tecnici, sia in Calabria che in provincia di Messina. Ho parlato con i vari sindaci dei comuni interessati, mi sono sentito con il presidente Loiero e gli ho detto che avevo questo importante impegno istituzionale stamane. Se l'Aula mi darà l'autorizzazione, anche se sono abituato a seguire punto per punto tutti i lavori dei provvedimenti che mi riguardano, vorrei recarmi giù in Calabria per fare un sopralluogo, e vedere esattamente quale altri interventi nell'immediatezza e magari riferire al mio rientro sugli esiti". E così accade: lui parte, e riferirà domani.

 

Il dibattito alla Camera. E in Aula, il dibattito sul decreto legge sulla Protezione Civile prosegue: 224 deputati dell'opposizione si sono iscritti a parlare, con interventi di massimo 10 minuti a testa. Il decreto scade il prossimo 28 febbraio e, visto che dovrà tornare al Senato, è probabile che il governo ponga la questione di fiducia.

La lettera. E' in atto "un'operazione contro di me", che colpisce anche "le migliaia di persone che lavorano nella Protezione Civile italiana". Lo afferma Guido Bertolaso nella sua lettera aperta, in cui si definisce "parte lesa, non coimputato o colpevole" e afferma di sentirsi come un "alluvionato".

Nel testo Bertolaso si dice "fin d'ora responsabile di qualche possibile errore e omissione" che fino a prova contraria non sono "reati, congiure, atti intenzionali e voluti". Inoltre il capo della Protezione civile parla di sè come di una "alluvionato", facendo un parallelismo tra la sua situazione attuale e quella delle tante persone vittime di catastrofi naturali che ha conosciuto nel suo lavoro. Catastrofi che possono essere "naturali o antropiche; oggi dico, azione con intenti distruttivi premeditata e voluta".

Secondo Bertolaso c'è chi getta "fango nel ventilatore e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici. Nel mio caso, anche le migliaia di persone che lavorano nella Protezione Civile italiana", specie "i volontari".

Esprimendo "rabbia", "dolore", "sofferenza", Bertolaso sottolinea che in questo modo si "travolge tutto in nome di un preteso diritto a veder chiaro, a scovare i colpevoli, linciarli, sputtanandoli per toglierli di mezzo".

(17 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-02-16

I Verbali. Ecco le intercettazioni contenute nell'informativa dei carabinieri dei Ros

E' l'album di famiglia della "cricca della Ferrarella" (sede della Protezione Civile)

Nelle telefonate moglie, cognati e figli

E i nomi di Lotito, Rutelli e Leone

di CARLO BONINI

Nelle telefonate moglie, cognati e figli E i nomi di Lotito, Rutelli e Leone

La foto, scattata durante i pedinamenti dei Ros, riprende Piscicelli (a sinistra) e Fusi. Quest'ultimo ha inmano un pacco regalo

ROMA Mogli e mariti. Figli e cognati. Professionisti. Grand commis di Stato. Imprenditori rapaci e spicciafaccende da due soldi. L'album di famiglia della "cricca della Ferratella" (20 faldoni di atti istruttori, 20 mila pagine di intercettazioni telefoniche) è una Corte dei favori a inviti. Che spesso svela storie penalmente irrilevanti, ma illuminanti nel documentare la forza di attrazione di un sistema di relazioni.

Per apprezzare la vertigine, sarebbe sufficiente annotare quanto scrivono i carabinieri del Ros nell'informativa del 15 ottobre 2009, quando scoprono che "due cognati importanti" girano intorno alla figura, non proprio specchiata, dell'imprenditore Diego Anemone: Francesco Piermarini, cognato di Bertolaso e ingegnere nei cantieri del G8 della Maddalena. E Paolo Palombelli, cognato del senatore Francesco Rutelli. Perché? Angelo Balducci e Diego Anemone dei due parlano con un linguaggio carbonaro.

B: "Tra un po' devo vedere il cognato Paolo".

A: "Lui mi aveva detto che passata questa buriana ci saremmo visti per quel programma che lui conosce bene. Nel frattempo lui ci ha già un discorso in corso".

B: "Senti, no, il cognato...".

A. "Di F R".

B: "E poi c'è quell'altro cognato".

A: "Oddio, quanti ce ne sono di cognati?"

B: "Guido... il cognato di... Noi lo stiamo utilizzando lì. Lui invece lo vorrebbe spedire laggiù".

"Utilizzato lì"; "Spedito laggiù". "Programma". "Discorso in corso". L'allusione è regola dell'esprimersi. Tranne quando c'è da chiedere o da promettere. L'8 maggio del 2008, Carlo Malinconico, allora segretario generale uscente della Presidenza del Consiglio, chiede a Balducci una parola buona che gli garantisca la sopravvivenza politica nella nuova stagione di centro-destra che va a cominciare. Per prudenza, lascia che a chiamare sia un funzionario di Palazzo Chigi, Calogero Mauceri, restando in ascolto accanto alla cornetta.

M: "Sono qui un attimo con Carlo che aveva piacere di salutarti, ma ci chiedevamo se... Diciamo un po' da Oltretevere (il Vaticano, ndr) ci fosse un piccolo segnale... Insomma, forse... Non vorrei che poi si pensi.... A parte che andiamo a messa la domenica e ci facciamo pure la comunione (ride). Però non vorrei che qualcuno dicesse che siamo dei comunisti e che mangiamo i bambini...".

B: "Come no".

M: "Aspetta che ti passo Carlo".

Malinconico: "Angelo carissimo, innanzitutto era solo per abbracciarti. Nei prossimi giorni mi auguro abbiamo occasione anche magari brevemente di fare il punto della situazione. Pensaci un attimo, perché siccome ci sono buoni propositi... Tutto sommato una spintarella...".

Balducci promette di occuparsi del Segretario generale che esce, ma cura con attenzione quello che entra. Manlio Strano. L'uomo diventa cruciale quando la Procura di Roma sequestra gli impianti del "Salaria sport Village" di Anemone (il centro massaggi di Bertolaso). È il 25 giugno del 2009 e "la cricca" aspetta l'ordinanza libera-tutti del Consiglio dei ministri, la cosiddetta salva-piscine e condona-abusi. Balducci chiede e ottiene da Strano un appuntamento e insiste sui tempi della firma. Così:

Nelle telefonate moglie, cognati e figli E i nomi di Lotito, Rutelli e Leone

Berolaso lascia il Salaria Sport Village il 2 ottobre 2008

B: "Se ovviamente è una cosa che puoi dirmi, pensi che domani la cosa del nuoto potrebbe andare alla firma del Consiglio?".

S: "Sai le ordinanze non passano in Consiglio. Vengono portate qui e firmate. Ma non in Consiglio".

B: "Ah ho capito, perché dovrebbe... Siccome sapevo che era pronta".

S: "Sicuramente allora domani mattina gliela fanno firmare a Berlusconi. Vigilerò al riguardo. Va bene?".

Il giorno successivo, per Balducci (in conto Anemone, visto che il "Salaria sporting" è suo), si scomoda il capo dell'ufficio legislativo della Protezione civile, l'avvocato Giacomo Aiello. Con un sintetico sms: "Opc firmata. Giacomo". La "cricca" esulta e nel comunicarlo ai suoi amici in Comune, svela che anche nell'Aula Giulio Cesare c'era il partito del condono. Il consigliere Antonello Aurigemma parla con Anemone. "Il provvedimento l'hanno modificato proprio per non far intervenire il Comune. Ne ha preso atto il sindaco, perché l'ordinanza fatta la settimana scorsa non andava bene. Perché lui non voleva prendere nessun provvedimento in merito. E così l'hanno modificata".

Nella gelatina del Sistema galleggiano - lo sappiamo dall'ordinanza - i consiglieri della Corte dei Conti Antonello Colosimo e Mario Sancetta. Ma anche - si legge ora negli allegati - l'avvocato generale Giancarlo Mandò, cui Balducci chiede lumi su una "pratica di interesse" e il presidente del Tar Lazio, Pasquale De Lise. Per venire a capo della rogna del ricorso di Italia Nostra, che chiede di sospendere l'ordinanza salva-piscine e appalti per il Mondiali di nuoto 2009, Balducci pensa bene infatti di coinvolgere come avvocato Patrizio Leozappa, il genero di De Lise. "Ti chiederei di essere in supporto", gli dice. Dagli atti non si capisce se Leozappa abbia mai ricevuto un incarico formale. È un fatto che, il 27 agosto 2009, Italia Nostra perda il suo ricorso. Ed è un fatto che De Lise ai primi di settembre chieda un incontro con Balducci. "Ti devo mostrare una carta", gli dice.

Non c'è problema che non possa essere risolto. Porta che non possa essere aperta. Balducci, che ha una moglie produttrice cinematografica e un figlio attore, coltiva un rapporto di amicizia con Gaetano Blandini, direttore cinema del ministero dei Beni culturali. Quando un'inchiesta dell'Espresso comincia a frugare sul lato debole di Balducci (i rapporti societari della moglie con la consorte di Anemone e i film in cui ha lavorato il figlio), Blandini, con un sms, lo rassicura: "Male non fare. Paura non avere. Trattasi di spazzatura estiva". Già, Balducci non ha di che preoccuparsi. Lorenzo, il figlio, non rimarrà disoccupato. Ha lavorato in "Distretto di polizia" e fa parte della scuderia Falchi. Con Anna, passata al ruolo di produttrice, ha realizzato due film, il mediocre "Ce n'è per tutti" e "Due vite per caso". Entrambi hanno ottenuto finanziamenti pubblici, da parte del ministero dei Beni culturali. Anemone, la sera del 5 novembre 2008 chiama Giancarlo Leone, vicedirettore della Rai, presidente di Rai Fiction. Lo chiama "quel piccolino". Anna Falchi lo vuole cacciare dalla nuova fiction della televisione pubblica ("dove è entrato grazie all'intervento dello stesso Leone", scrivono i carabinieri) perché il ragazzo si è rasato i capelli a zero. Leone risolve il problema. E Anemone, naturalmente, risolve a Leone i problemi della ristrutturazione di casa. Naturalmente, accade anche che al povero Vincenzo Mollica del Tg1 venga chiesta una bella intervista a Lorenzo Balducci.

Nella "cricca", del resto, c'è un posto al sole per tutti. Persino per un tipo come Simone Rossetti. Quello che apparecchia il set per l'incontro di Monica e Bertolaso al Salaria Sport Village. Che risolve il problema di qualche "stellina di qualità" con cui rendere dolci le notti veneziane al Gritti e individua nel "Fenix", un 3 stelle in viale Gorizia, lo scannatoio per gli appassionati della "Ferratella". Il 26 settembre Rossetti avverte Anemone di un incontro "importante": "Sto andando a Formello perché mi vuole incontrare il presidente Lotito (Lazio calcio ndr.)". "A te?". "Poi ti spiego. Comunque porta soldi a noi". "Attento perché quello è un figlio di una mignotta".

© Riproduzione riservata (16 febbraio 2010)

 

 

 

 

 

2010-02-15

Il coordinatore nazionale del Pdl è tra gli intercettati dai Ros

Nel pomeriggio, accompagno dal suo legale, è stato sentito in procura

Denis Verdini indagato dai pm di Firenze

"Ho dimostrato la mia estraneità all'accusa"

Denis Verdini indagato dai pm di Firenze "Ho dimostrato la mia estraneità all'accusa"

Denis Verdini

FIRENZE - Denis Verdini è indagato dai pm fiorentini per il reato di concorso corruzione. Lo rivela lo stesso coordinatore del Pdl, che oggi pomeriggio è stato sentito in Procura. Nella nota diffusa in serata Verdini aggiunge di aver dimostrato la sua "più totale estraneità all'accusa".

La nota di Verdini. "Dopo aver letto che il mio nome compariva per fatti marginali nell'inchiesta condotta dalla Procura di Firenze - afferma l'esponente del Pdl - in merito agli appalti per le opere emergenziali affidate alla gestione della Protezione civile, e dopo aver saputo dai giornali che il mio telefono era stato intercettato indirettamente, per una serie di colloqui con gli indagati, uno dei quali, Riccardo Fusi, è un mio carissimo amico da molti anni, ho chiesto al mio avvocato di verificare i fatti presso la magistratura. In questo modo ho appreso di essere stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione". Verdini spiega quindi che gli veniva contestata "solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a Provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche". "Ho quindi chiesto e ottenuto la disponibilità del Procuratore della Repubblica di Firenze ad essere ascoltato quanto prima - prosegue la nota - cosa che è avvenuta questo pomeriggio di fronte ai pubblici ministeri Giuseppina Mione e Giulio Monferini, titolari dell'inchiesta, ai quali ho fornito serenamente e con la massima trasparenza le informazioni richieste, illustrando le motivazioni del mio intervento come unicamente riconducibili al tentativo di risolvere il problema del danno erariale conseguente all'appalto per la realizzazione della scuola Marescialli e carabinieri a Firenze. Ho quindi dimostrato la mia più totale estraneità all'accusa".

 

L'esponente del Pdl ha lasciato gli uffici di viale Lavagnini della Procura della Repubblica di Firenze intorno alle 20.10. E' passato da un'uscita secondaria e se ne è andato a bordo di una Yaris, seduto sul sedile posteriore. L'auto sulla quale era arrivato con l'autista, una Thesis blu, è rimasta fuori dal palazzo ancora per alcuni minuti per depistare i giornalisti, poi si è allontanata. Il parlamentare era stato convocato dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, dai sostituti Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini che si stanno occupando dell'inchiesta sui cantieri del G8. All'incontro era presente anche l'avvocato del deputato del Pdl, Marco Rocchi.

Quelle telefonate. Sono decine le telefonate intercettate dai carabinieri del Ros tra l'imprenditore della Baldassini e Tognozzi, Riccardo Fusi, e l'onorevole Verdini. In una registrata il 21 gennaio 2009, il coordinatore del Pdl si vanta di aver contribuito alla nomina come provveditore alle opere pubbliche di Fabio De Santis. Nell'estate 2008 Fusi sollecita a Verdini un incontro con il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli per discutere della scuola marescialli di Firenze. Il 5 agosto Fusi parla direttamente con Matteoli: gli chiede se "ci si può vedere un minuto". Ma la risposta di Matteoli è negativa perché sta per andare in vacanza.

E intanto da L'Aquila... Il procuratore della Repubblica del capoluogo abruzzese, Alfredo Rossini ritiene che "ci siano cose che coinvolgono L'Aquila". "Prima o poi quindi ce le manderanno e vedremo", aggiunge riferendosi agli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Firenze che ha coinvolto il capo della Protezione Civile nazionale, Guido Bertolaso. "Stiamo leggendo sui giornali di questa bella inchiesta - prosegue Rossini - la stiamo guardando con serenità, anche se non siamo fuori dai giochi, nella misura in cui dovessero essere coinvolte le competenze territoriali. Comunque, di concerto con la Procura di Firenze e gli altri soggetti interessati, siamo pronti a dare il nostro contributo per le cose eventualmente accadute nel nostro territorio".

I fatti che potrebbero coinvolgere la Procura abruzzese sono il G8 dell'Aquila e gli appalti legati all'emergenza e alla ricostruzione, argomento quest'ultimo toccato nella telefonata intercettata di due imprenditori, con uno dei due che dice di aver "riso nel letto" dopo la scossa, pensando ai possibili appalti. Cosa che ha suscitato rabbia e sdegno nelle istituzioni e nelle popolazioni colpite dal sisma del 6 aprile 2009.

Summit a Perugia. Gli atti dell'inchiesta sugli appalti delle grandi opere avviata dalla Procura di Firenze e che vede coinvolto il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, sono arrivati sul tavolo del procuratore facente funzioni, Federico Centrone che li ha affidati ai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnese. La magistratura perugina è infatti competente, vista l'iscrizione nel registro degli indagati di un magistrato romano. Domani nel capoluogo umbro si terrà un summit tra pm perugini e romani: I pubblici ministeri romani, Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello, incontreranno i colleghi Sergio Sottani e Alessia Tavernese, delegati per gli accertamenti e che dovranno studiare le carte giunte da Firenze, una quarantina di faldoni, con nomi di imprenditori e alti dirigenti del consiglio dei lavori pubblici finiti in carcere e il coinvolgimento di Bertolaso.

Bertolaso alla Camera. E potrebbe essere Guido Bertolaso in persona a 'difendere' in Parlamento il decreto sulla Protezione Civile. Domani mattina andrà alla Commissione Ambiente di Montecitorio, dove approderà il testo del contestato provvedimento. Alle 10.30 avrà inizio la discussione e alle 12 scadrà il termine per gli emendamenti che saranno votati in giornata. Il governo, secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si prepara a stralciare il 'contestato' articolo 16 del decreto che prevede la costituzione della Protezione civile servizi Spa.

(15 febbraio 2010) Tutti gli articoli di Politica

 

 

I rapporti tra il capo dipartimento dei Lavori pubblici, Anemone e il costruttore siciliano Gruttadauria

e dall'inchiesta emergono gli intrecci societari tra il funzionario Di Nardo e il clan dei Casalesi

Dalle imprese accusate di mafia

5500 euro al mese a Balducci jr

di MARINO BISSO

Dalle imprese accusate di mafia 5500 euro al mese a Balducci jr

ROMA - Neppure gli imprenditori in "odore" di mafia potevano permettersi il lusso di non pagare uno stipendio d'oro per un posto da apprendistato a Filippo, il figlio trentenne di Angelo Balducci. E anche Ezio Gruttadauria, costruttore di Caltanissetta, era pronto a mettere mano al portafoglio.

È l'8 settembre 2008 Ezio Gruttadauria telefona a Diego Anemone:

Ezio: "Ti volevo chiedere una consa perché non voglio fare brutte figure. Una domanda tra me e te, però. Ma il giovane Filippo, siccome devo fare un passaggio dalle mie parti, come è retribuito da te?".

Diego:"Ma lui o la fidanzata?".

Ezio:"L'altra è già a posto".

Diego:"Lui ha un contratto da aprendistato

Ezio:"Però quello che volevo capire e non voglio fare brutte figure. Siccome lui mi ha detto dei numeri che non c'entrano che mi sembrano strani per quel tipo di contratto".

Diego: "Quanto ti ha detto lui?".

Ezio: "Credo 3000-3500"

Diego: "Tre va bene".

Ezio: "Più che altro capisci bene che non possiamo andare indietro, quanto meno dobbiamo mantenere... Almeno mantenere lo stesso stipendio anche se per una figura così giovane da noi qualche problema lo crea, non tanto per l'entità, quanto per gli equilibri generali...".

Il nome degli imprenditori Gruttaduria, all'inizio degli anni '90, era al centro di un'inchiesta della Direzione Antimafia di Palermo che aveva trovato due numeri telefonici con l'indicazione "ingegnere Gruttadauria" sopra alcune rubriche sequestrate nell'ambito della maxi indagine sulla spartizione degli appalti pubblici in Sicilia sotto il controllo di Cosa Nostra. Proprio in questa inchiesta, assieme ad altri costruttori finiti in carcere, era stato indagato Dino Anemone, (poi prosciolto nel 2004), il padre dei due imprenditori romani Daniele e Diego Anemone "patron" del Salaria Sport Village.

 

"Il giovane Filippo", come è soprannominato nelle telefonate intercettate dai carabinieri del Ros di Firenze, prima di accaparrarsi un contratto sicuro come "assistente del sovrintendente, all'Accademia di Santa Cecilia" aveva guadagnato anche di più "fino a 5500 euro al mese solo per lavorare come apprendista presso la società Salaria Sport Village" il maxi impianto realizzato dal gruppo Anemome, sulle rive del Tevere.

Ma nell'inchiesta del Ros emergono anche i rapporti con i Casalesi. L'uomo chiave è Antonio Di Nardo, il funzionario del ministero delle Infrastrutture indagato per gli appalti del G8. "Nardo Antonio - clan Casalesi". È il titolo dell'informativa che riferisce d due note della direzione investigativa Antimafia di Napoli, una del 14 marzo 2003 e una dell'8 luglio 2003.

"La società "Soa nazionale costruttori organismo di attestazione spa" con sede a Sondrio è di fatto occultamente riconducibile a Antonio Di Nardo ".

Tra i soci della società figurano tra gli altri, il parlamentare del Pdl Paolo Russo e Giuseppe Mastrominico. "Quest'ultimo - scrivono i carabinieri - è cugino di Pasquale Mastrominico che, a sua volta, è cognato di Rachele Iovine, sorella del boss dei casalesi Antonio Iovine detto 'o Ninno'". La Direzione antimafia di Napoli descrive anche i legami tra Antonio Di Nardo e Carmine Diana, titolare della "Impregica Costruzioni srl".

"Diana - si legge nell'informativa - è ritenuto legato al noto Francesco Bidognetti, esponente dei casalesi". E ancora: "Di Nardo è l'imprenditore che gestisce occultamente il 'Consorzio Stabile Novus', che ha sede a Napoli e che è associato alla 'Opere Pubbliche e Ambiente Spà di Francesco Maria De Vito Piscicelli", l'imprenditore che rideva la notte del terremoto. Per i pm fiorenti, Di Nardo "fa anche da intermediario tra De Vito Piscicelli e un certo Rocco Lamino, per la restituzione di un prestito da usura di 100mila euro". Di Nardo, e Lamino, sono definiti in un'intercettazione dello stesso De Vito Piscicelli, "soggetti pericolosi. Da quella gente che è meglio che ci stai lontano. Se si sgarra è la fine...".

© Riproduzione riservata (16 febbraio 2010)

Scende l'effetto dell'attentato di Milano. Il premier al 46% di fiduciosi vicino ai minimi

Il Pd risale di 3 punti, l'Idv di 2. Fermi tutti gli altri. Ministri: bene Sacconi, perde Brunetta

Fiducia, Berlusconi di nuovo in calo

Crescono i partiti di centrosinistra

Raggiungono quota 52% (la più alta di sempre) quelli che hanno poca o nessuna fiducia

Fiducia, Berlusconi di nuovo in calo Crescono i partiti di centrosinistra

Silvio Berlusconi, in calo di fiducia

ROMA - L'effetto dell'attentato di Milano comincia a scemare e la fiducia in Silvio Berlusconi riprende il trend negativo degli ultimi mesi. E' il dato più evidente del sondaggio mensile di Ipr Marketing sulla fiducia nel premier, nel governo e nelle forze politiche. L'altro elemento emergente è una ripresa dei partiti del centrosinistra: Pd e Idv guadagnano terreno mentre per gli altri è "crescita zero".

GUARDA LE TABELLE

Il sondaggio, come tutti i mesi esamina il livello di fiducia. Nel caso di Berlusconi scendono a 46 (su 100) gli interpellati che esprimono "molta" o "abbastanza" fiducia nel suo operato. Erano 48 a gennaio e dicembre e 45 a novembre e ottobre. Il Cavaliere, dunque, torna vicino ai suoi "minimi storici". Nell'ottobre del 2008 era arrivato al 62% di giudizi positivi. Sale, invece, sopra il 50 per cento e arriva al 52% la percentuale di coloro che esprimono "poca" o nessuna" fiducia nel premier. E' la più alta mai raggiunta. Gli indecisi, infatti, sono solo il 2%.-

Il governo. Non si muove il governo. Per il quarto mese consecutivo la percentuale di coloro che esprimono "molta" o "abbastanza" fiducia è ferma al 40% (minimo di sempre). Bloccati anche al 56% coloro che ne hanno "poca" o "nessuna". Stesso dato, ovviamente, anche per gli indecisi: 4%.

I ministri. Nella classifica dei ministri è sempre in testa il responsabile di welfare e lavoro Maurizio Sacconi (62% di "fiduciosi") vicino al suo massimo storico di 63% (luglio 2009). Al secondo posto sempre Maroni 60%. Perde tre punti il responsabile della funzione pubblica Renato Brunetta che passa dal 61 al 58 per cento di fiduciosi. La sua candidatura a sindaco di Venezia non è evidentemente piaciuta a una parte degli interpellati. Tra gli altri, perdono due punti Frattini, Bondi e la Brambilla (fanalino di coda con il 28% di fiducia). Guadagnano, invece, Scajola avvantaggiato chiaramente dalla difesa dei posti di lavoro nella vicenda Fiat e Giorgia Meloni. Un punto in più a Tremonti e Mara Carfagna, uno in meno per Gelmini (la riforma della scuola non l'aiuta) e Zaia.

I partiti. Il sondaggio segnala la crescita delle forze di centrosinistra. Il Pd, dopo la flessione di 4 punti del mese scorso, risle da 37 al 40 per cento di "fiduciosi" riavvicinandosi al suo massimo (41%). Due punti in più (dal 36 al 38) per l'Idv. Tutti fermi gli altri. In testa c'è il Pdl (46%), l'Udc è al 40 e la Lega Nord chiude al 31.

(16 febbraio 2010)

 

 

 

Ma adesso Bertolaso

deve lasciare

di EUGENIO SCALFARI

COMMENTANDO ieri la lettera con la quale Guido Bertolaso rispondeva alle mie dieci domande ricostruendo a suo modo la verità dei fatti e la loro sostanza politica, ho volutamente tralasciato di approfondire la questione dell'atteggiamento del Quirinale di fronte all'ampliamento dei compiti della Protezione civile, alle normative che l'hanno resa possibile e alla loro costituzionalità. È una questione delicatissima poiché chiama in causa il Capo dello Stato, cioè la più alta istituzione della Repubblica.

Bertolaso non si è fatto carico di questa delicatezza ed ha tentato di coprire l'operato suo e del governo sostenendo che il Quirinale ha sempre appoggiato il suo fare e non ha opposto alcun limite al sistema delle ordinanze e alla creazione della Protezione civile Spa, che ne rappresenta il coronamento e l'esternalizzazione.

L'ho tralasciato perché su quell'aspetto della vicenda non si può andare a tentoni e per approssimazioni successive. Perciò ho raccolto i miei appunti in proposito, ho interpellato fonti qualificate ed ho riscontrato date, documenti e testimonianze dirette. Come sospettavo già a prima vista, la ricostruzione di Bertolaso è arbitraria e non corrisponde alla realtà. Ed ecco perché.

1. La legge del 1992, che di fatto è quella istitutiva della Protezione civile come servizio permanente della Pubblica amministrazione, limitava quel servizio alle catastrofi naturali.

2. Fu innovata con decreto del 2001, convertito in legge. C'era già in quella legge un primo allargamento di competenze della Protezione civile a grandi eventi sganciati dalle catastrofi naturali, purché ricorressero caratteristiche che rendessero necessaria un'amministrazione straordinaria per ragioni di necessità ed urgenza chiaramente indicate nella motivazione. Il Presidente della Repubblica dell'epoca varò la legge insistendo sull'importanza delle motivazioni come requisito essenziale.

 

3. A partire da quel momento il Quirinale non ha più avuto l'occasione di "intercettare" la normativa delle ordinanze e dei decreti della presidenza del Consiglio poiché si trattava di una produzione di carattere amministrativo. Una produzione, come abbiamo già sottolineato ieri, che è cresciuta su se stessa ad un ritmo velocissimo passando da una o al massimo due ordinanze nel periodo del governo Prodi ad una media di 80-100 nel periodo berlusconiano.

4. Il presidente Napolitano ha assistito con crescente preoccupazione all'estendersi del sistema delle ordinanze emesse dalla Protezione civile e l'ha detto in diverse occasioni. L'ha detto direttamente allo stesso Bertolaso in occasione d'una sua visita a L'Aquila subito dopo il terremoto. Si compiacque con lui per l'efficienza con cui la Protezione civile aveva fronteggiato l'emergenza post-terremoto ma elevò dubbi sul lavoro che quella stessa struttura avrebbe dovuto mandare avanti per completare le infrastrutture della Maddalena ed altre incombenze nel frattempo maturate.

5. Intanto gli impegni del sistema Bertolaso si moltiplicavano e l'albero della Protezione civile stava diventando una foresta. Leggiamo insieme quanto il Capo dello Stato ha detto nella cerimonia degli auguri di fine anno svoltasi lo scorso dicembre al Quirinale nella Sala dei corazzieri dinanzi alle Alte Magistrature dello Stato: "Il continuo succedersi di decreti legge - 47 dall'inizio di questa Legislatura - e il loro divenire sempre più sovraccarichi ed eterogenei nel corso dell'iter parlamentare di conversione, hanno continuato a produrre forti distorsioni negli equilibri istituzionali. Tutto ciò finisce per gravare negativamente sul livello qualitativo dell'attività legislativa. Non a caso gli studiosi si domandano se abbia finito per attuarsi, anche attraverso il crescente uso e la dilatazione di ordinanze d'urgenza, un vero e proprio sistema parallelo di produzione normativa". L'allarme del Presidente della Repubblica è netto ed esplicito e l'assemblea dinanzi alla quale è stato formulato lo rende ancora più solenne e preoccupante.

6. Si arriva così all'ultimo decreto legge, quello attualmente in discussione dinanzi alle Camere, nel quale viene promossa la creazione della Protezione civile Spa.

Dalle mie informazioni molto attendibili risulta che Napolitano non ravvisava i requisiti di necessità ed urgenza, almeno per la parte dedicata alla Spa, e propendeva piuttosto verso la presentazione di un disegno di legge. Si trovò tuttavia di fronte (così dicono le mie fonti) ad una resistenza infrangibile opposta da Gianni Letta che avrebbe prospettato al Capo dello Stato l'ipotesi che Bertolaso potesse dimettersi dai suoi incarichi se il decreto non fosse stato autorizzato. Ipotesi che avrebbe creato un vuoto operativo di notevole gravità.

7. È accaduto tuttavia che nel corso dell'iter parlamentare al Senato il decreto venisse "stravolto" rispetto alla sua originaria stesura autorizzata dal Quirinale. Una decina di nuovi articoli e sessanta commi furono aggiunti sulla base di altrettanti emendamenti proposti dalla maggioranza parlamentare, allargando ancora di più il ventaglio delle competenze, la produzione di ordinanze, una sorta di scavalcamento nei confronti degli organi di controllo e di giurisdizione. Fonti non ufficiali ma attendibili segnalano che il Quirinale segue con estrema attenzione l'iter del decreto. Si dice (anche se si tratta d'una voce) che il Capo dello Stato avrebbe fatto pervenire al presidente del Consiglio il suo allarme per questa situazione. È noto che il Quirinale tace quando il Parlamento è all'opera, riservandosi di giudicare la costituzionalità della legge quando l'iter parlamentare sarà concluso.

Questo è lo stato dei fatti, almeno prima che arrivasse la notizia dello stralcio. Il sottosegretario Gianni Letta ci aveva informato l'altro ieri che la Protezione civile rimane un Dipartimento della Pubblica amministrazione e che la Spa sarebbe stato soltanto un organo tecnico. Questo lo sapevamo.

È infatti della Spa che si sta discutendo poiché la sua istituzione svuoterebbe di fatto il Dipartimento di gran parte delle sue funzioni. La precisazione di Letta aveva dunque l'aria di voler frapporre una cortina fumogena che può annebbiare soltanto i gonzi e può servire ai vari Minzolini dell'informazione per celebrare la saggezza del governo nel momento in cui il governo si trova stretto da grandi difficoltà di fronte allo scandalo degli appalti e al verminaio che è stato scoperchiato.

Quanto al sottosegretario Bertolaso - sulla cui buona fede fino a ieri avevo sperato ma che a questo punto è diventata un'ipotesi di terzo grado - egli ha perso pochi giorni fa la carica di commissario ai rifiuti di Napoli.

È proprio sulla base di quella carica che aveva ottenuto di diventare membro del governo anche se essa era in palese contraddizione con l'incarico esecutivo di commissario. Non avendo più la carica esecutiva, è venuta ora meno anche la ragione del suo sottosegretariato. Perciò le sue dimissioni non sono più un suo atto discrezionale ma un obbligo che sta diventando sempre più tardivo ogni giorno che passa

© Riproduzione riservata (16 febbraio 2010)

 

 

 

 

IL TESTO DEL DECRETO LEGGE

Così il governo vuol cambiare

la Protezione Civile

 

Ddl Senato 1956 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla protezione civile

Articolo 1

(Funzioni delle amministrazioni territoriali ed altre disposizioni in relazione agli eventi sismici del 6 aprile 2009).

1. Il Presidente della regione Abruzzo, Commissario delegato per le attività di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, assume le funzioni di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, a decorrere dal 1o febbraio 2010 e per l'intera durata dello stato di emergenza, operando con i poteri e le deroghe di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate per superare il contesto emergenziale, e prosegue gli interventi di primo soccorso e di assistenza in favore delle popolazioni colpite dai medesimi eventi, ad esclusione degli interventi per il completamento del progetto C. A. S. E. e dei moduli abitativi provvisori (MAP) e scolastici (MUSP). In considerazione di quanto previsto dal periodo precedente ed allo scopo di assicurare la massima funzionalità delle attività di monitoraggio del rischio sismico, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2011 e di 1 milione di euro a decorrere dall'anno 2013, per il rifinanziamento dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 329, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1o ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244. Il Commissario delegato può nominare quali sub-Commissari i sindaci dei comuni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, nonché i presidenti delle province interessate, per le rispettive competenze. Per tali incarichi non spettano rimborsi, compensi o indennità di alcun genere.

 

2. Il Commissario delegato nominato ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri cessa dall'incarico il 31 gennaio 2010 ed entro tale data, fornisce al Commissario delegato - Presidente della regione Abruzzo ed al Ministero dell'economia e delle finanze lo stato degli interventi realizzati e in corso di realizzazione, la situazione contabile di tutte le entrate e di tutte le spese, indicando la provenienza dei fondi, i soggetti beneficiari e la tipologia della spesa, nonché la situazione analitica dei debiti derivanti dalle obbligazioni e dagli impegni assunti per il superamento dell'emergenza, con l'indicazione della relativa scadenza, ai fini del successivo subentro. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 39 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2009, vengono disciplinati il passaggio di consegne, il trasferimento delle residue risorse finanziarie e le modalità di controllo della spesa per la ricostruzione del territorio abruzzese.

2-bis. Ferma la previsione di cui all'articolo 2-bis del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, il Governo è tenuto a trasmettere al Parlamento informative sulle spese sostenute nella fase di emergenza. Le informative sono trasmesse entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e a conclusione dell'emergenza.

2-ter. Le disposizioni di cui all'articolo 5, commi 1 e 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, si interpretano nel senso che la presentazione dell'istanza di prosecuzione per i procedimenti di cui alle medesime disposizioni è dovuta limitatamente a quelli per i quali le udienze processuali erano fissate in data ricompresa nel periodo dal 6 aprile 2009 al 31 luglio 2009, ad eccezione dei processi tributari di primo e secondo grado e di quelli amministrativi di primo grado già definiti.

2-quater. All'articolo 9 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

"9-bis. Le ordinanze di cui all'articolo 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, limitatamente ai territori colpiti dagli eventi sismici di cui al presente decreto, possono essere reiterate fino a quattro volte".

Articolo 2

(Costituzione della Unità stralcio e Unità operativa per la chiusura dell'emergenza rifiuti in Campania).

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, entro sette giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono istituite per la chiusura dell'emergenza rifiuti in Campania, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento protezione civile, una "Unità stralcio" e una "Unità operativa", utilizzando le risorse umane, finanziarie e strumentali già a disposizione delle Missioni previste dal decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, di seguito denominato: "decreto-legge n. 90 del 2008", che cessano alla data del 31 dicembre 2009. Agli ulteriori oneri di funzionamento e di gestione a carico delle predette unità si provvede nel limite delle disponibilità delle contabilità speciali di cui al comma 2. Le unità predette, coordinate dal Comandante del Comando logistico Sud, sono allocate presso l'attuale sede del Comando medesimo in Napoli e cessano alla data del 31 gennaio 2011, termine che può essere prorogato, per non più di sei mesi, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

2. Con il medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 1, primo periodo, sono altresì individuate le contabilità speciali sulle quali confluiscono le risorse finanziarie già nella disponibilità del Capo della Missione amministrativo-finanziaria e gli introiti derivanti dai conferimenti dei rifiuti presso il termovalorizzatore di Acerra e il relativo impianto di servizio, i ricavi della vendita dell'energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore stesso, nonché, nelle more dell'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 6-bis, comma 5, del decreto-legge n. 90 del 2008 e, fatti salvi gli importi dedotti nel bilancio di previsione anno 2009 della regione Campania, gli introiti residuali derivanti dal tributo speciale di spettanza regionale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi urbani.

Articolo 3

(Unità stralcio).

1. L'Unità stralcio di cui all'articolo 2, entro trenta giorni dalla propria costituzione, avvia le procedure per l'accertamento della massa attiva e passiva derivante dalle attività compiute durante lo stato di emergenza rifiuti in Campania ed imputabili alle Strutture commissariali e del Sottosegretariato di Stato all'emergenza rifiuti di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 90 del 2008, di seguito denominate: "Strutture commissariali". Per gli eventuali contenziosi derivanti dall'attuazione del presente articolo si applica l'articolo 4 del decreto-legge n. 90 del 2008. Il piano di rilevazione della massa passiva comprende, oltre ai debiti accertati e definiti, anche quelli derivanti da negozi di transazione.

2. L'Unità accerta i crediti vantati dalle Strutture commissariali e dal Dipartimento della protezione civile nei confronti dei soggetti affidatari del termovalorizzatore di Acerra e degli impianti di selezione e smaltimento dei rifiuti a seguito degli anticipi sul prezzo di costruzione e degli interventi effettuati sugli stessi per garantire il costante ed ininterrotto esercizio di questi.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi entro il termine di cui al comma 1, sono stabilite le modalità e i termini per la presentazione all'Unità delle istanze da parte dei creditori delle Strutture commissariali, nonché per il riconoscimento e il pagamento dei relativi debiti.

4. A seguito del definitivo accertamento della massa attiva e passiva, contro cui è ammesso ricorso giurisdizionale ai sensi del comma 1, l'Unità stralcio, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, predispone uno o più piani di estinzione delle passività sulla base delle istanze di cui al comma 3 e previa comunicazione degli stessi piani al Ministero dell'economia e delle finanze, provvede al pagamento dei debiti ivi iscritti, dando priorità, in via graduata nell'ambito del piano, ai crediti privilegiati, ai crediti recati da titoli esecutivi definitivi, a quelli derivanti da un atto transattivo tenendo conto della data di esigibilità del credito originario, ai crediti di lavoro, nonché agli altri crediti in relazione alla data di esigibilità.

5. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 gennaio 2011, non possono essere intraprese azioni giudiziarie ed arbitrali nei confronti delle Strutture commissariali e della unità stralcio e quelle pendenti sono sospese. I debiti insoluti, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, non producono interessi, né sono soggetti a rivalutazione monetaria.

Articolo 4

(Unità operativa).

1. L'unità operativa di cui all'articolo 2 attende:

a) alle competenze amministrative riferite agli impianti di cui all'articolo 6 del decreto-legge n. 90 del 2008, ivi comprese quelle concernenti l'esecuzione del contratto di affidamento del termovalorizzatore di Acerra e del relativo impianto di servizio;

b) all'eventuale prosecuzione, sulla base di valutazioni della medesima unità operativa, degli interventi anche infrastrutturali e delle relative opere accessorie;

c) all'eventuale coordinamento dei flussi dei rifiuti;

d) all'organizzazione funzionale del dispositivo militare di cui all'articolo 5;

1. L'unità operativa di cui all'articolo 2 attende:

1-bis. In fase di prima attuazione, fino e non oltre il 31 dicembre 2010, l'Unità operativa, con oneri a carico delle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2, del presente decreto, continua, nella ricorrenza di situazioni di urgenza, ad adottare gli interventi alternativi di cui all'articolo 2, comma 12, del decreto-legge n. 90 del 2008.

2. L'unità operativa, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, avvia, sentite le rappresentanze degli enti locali, la determinazione dei costi di conferimento dei rifiuti sulla base delle linee guida di cui al decreto del Sottosegretario di Stato alla soluzione dell'emergenza rifiuti in Campania n. 226 del 20 ottobre 2009 inerente al ciclo dei rifiuti nella regione Campania per l'anno 2010.

3. La regione Campania e le relative province, nella ricorrenza di oggettive condizioni di necessità ed urgenza riconosciute tali dall'Unità operativa, possono richiedere alla Unità stessa ogni utile attività di supporto, nonché l'adozione di azioni di coordinamento in materia di gestione del ciclo dei rifiuti sul territorio campano, con particolare riferimento all'organizzazione dei flussi, ferme restando le responsabilità a legislazione vigente degli enti territoriali competenti al momento della cessazione dello stato di emergenza.

1. Per le finalità di cui agli articoli 2, 3 e 4, è autorizzata la salvaguardia e la tutela delle aree e dei siti di interesse strategico nazionale mediante l'impiego delle Forze armate nel limite di duecentocinquanta unità, anche con i poteri di cui all'articolo 2, comma 7-bis, del decreto-legge n. 90 del 2008, sulla base di apposito piano di impiego predisposto trimestralmente dalla articolazione militare della unità operativa. Agli oneri conseguenti si provvede nel limite delle disponibilità delle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2.

2. Le previsioni delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri adottate nell'ambito dell'emergenza rifiuti nella regione Campania cessano di avere efficacia alla data del 31 dicembre 2009, fatti salvi i rapporti giuridici ancora in corso alla stessa data, che cessano alla naturale scadenza.

Articolo 5-bis

(Disposizioni concernenti l'attività del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico del Club alpino italiano).

1. Alla legge 21 marzo 2001, n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 3 dell'articolo 1 è sostituito dal seguente:

"3. Il CNSAS contribuisce, altresì, alla prevenzione ed alla vigilanza degli infortuni nell'esercizio delle attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche e degli sport di montagna, delle attività speleologiche e di ogni altra attività connessa alla frequentazione a scopo turistico, sportivo, ricreativo e culturale, ivi comprese le attività professionali, svolte in ambiente montano, ipogeo e in ambienti ostili e impervi";

b) il comma 3 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:

"3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito dell'organizzazione dei servizi di urgenza ed emergenza sanitaria, possono stipulare apposite convenzioni con le strutture operative regionali e provinciali del CNSAS, atte a disciplinare i servizi di soccorso e di elisoccorso";

c) all'articolo 4 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

"5-bis. Le società esercenti o concessionarie di impianti funicolari aerei in servizio pubblico stipulano apposite convenzioni con il CNSAS per l'evacuazione e per la messa in sicurezza dei passeggeri".

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali è autorizzato ad apportare le occorrenti modifiche al regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 24 marzo 1994, n. 379.

3. Al fine di sviluppare l'efficacia dei servizi di elisoccorso in ambiente montano ovvero in ambienti ostili ed impervi del territorio nazionale da parte del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS), con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Dipartimento della protezione civile e dell'ENAC, è disciplinato l'utilizzo delle strumentazioni tecnologicamente avanzate, anche per il volo notturno, previa adeguata formazione del personale addetto.

4. Il contributo annuo a carico dello Stato destinato al pagamento dei premi per l'assicurazione contro i rischi di morte, invalidità permanente e responsabilità civile verso terzi, ivi compresi gli altri soccorritori, dei volontari del CNSAS impegnati nelle operazioni di soccorso o nelle esercitazioni, previsto dall'articolo 3 della legge 18 febbraio 1992, n. 162, è integrato per l'anno 2010 di euro 250.000.

5. All'onere di cui al comma 4, pari a 250.000 euro per l'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di protezione civile, di cui all'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinato dalla tabella C della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

Articolo 6

(Determinazione del valore proprietario del termovalorizzatore di Acerra).

1. Ai fini dell'accertamento del valore dell'impianto di termovalorizzazione di Acerra per il trasferimento in proprietà, all'atto del trasferimento è riconosciuto al soggetto già concessionario del servizio di smaltimento dei rifiuti - proprietario dell'impianto un importo onnicomprensivo da determinarsi sulla base dei criteri stabiliti dallo studio ENEA 2007 "Aspetti economici del recupero energetico da rifiuti urbani", con riferimento al parametro operativo del carico termico di progetto dell'impianto. L'ENEA, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, definisce il valore dell'impianto ai sensi del presente articolo, da riconoscere al soggetto già concessionario del servizio di smaltimento dei rifiuti - proprietario dell'impianto. A tal fine, sono rese provvisoriamente indisponibili nell'ambito del Fondo per le aree sottoutilizzate risorse per un importo pari a 355 milioni di euro per l'anno 2011.

Articolo 7

(Trasferimento della proprietà del termovalorizzatore di Acerra).

1. Entro il 31 dicembre 2011 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è trasferita la proprietà del termovalorizzatore di Acerra alla regione Campania, previa intesa con la Regione stessa, ovvero alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile o a soggetto privato, e sono individuate le risorse finanziarie necessarie all'acquisizione dell'impianto.

1-bis. Nel caso in cui non sia avvenuto il trasferimento di cui al comma 1, entro il 31 gennaio 2012, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la proprietà del termovalorizzatore è comunque trasferita alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile.

2. In caso di trasferimento ad uno dei soggetti pubblici di cui al comma 1, le risorse necessarie sono individuate con apposito provvedimento normativo anche a valere sulle risorse del Fondo aree sottoutilizzate, per la quota nazionale o regionale.

3. Al soggetto proprietario dell'impianto, all'atto del trasferimento definitivo della proprietà ai sensi del comma 1, è riconosciuto un importo onnicomprensivo pari al valore stabilito ai sensi dell'articolo 6, ridotto del canone di affitto corrisposto nei dodici mesi antecedenti all'atto di trasferimento, delle somme comunque anticipate, anche ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge n. 90 del 2008, nonché delle somme relative agli interventi effettuati sull'impianto, funzionali al conseguimento degli obiettivi di costante ed ininterrotto esercizio del termovalorizzatore sino al trasferimento della proprietà.

4. A decorrere dal 1o gennaio 2010, nelle more del trasferimento della proprietà, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile mantiene la piena disponibilità, utilizzazione e godimento dell'impianto ed è autorizzata a stipulare un contratto per l'affitto dell'impianto stesso, per la durata di anni due. La stipulazione del contratto di affitto è subordinata alla prestazione di espressa fideiussione regolata dagli articoli 1936, e seguenti, del codice civile, da parte della società a capo del gruppo cui appartiene il proprietario del termovalorizzatore con la quale si garantisce, fino al trasferimento della proprietà dell'impianto, il debito che l'affittante ha nei confronti del Dipartimento della protezione civile per le somme erogate allo stesso proprietario di cui al comma 3. La fideiussione deve contenere, espressamente, la rinuncia da parte del fideiussore al beneficio di escussione. In deroga all'articolo 1957 del codice civile non si verifica, in alcun caso, decadenza del diritto del creditore.

5. Al Dipartimento della protezione civile, oltre alla piena disponibilità, utilizzazione e godimento dell'impianto, spettano altresì i ricavi derivanti dalla vendita dell'energia elettrica prodotta dall'impianto, ai fini della successiva destinazione sulle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2. Sono fatti salvi i rapporti negoziali in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile ed il soggetto aggiudicatario delle procedure di affidamento della gestione del termovalorizzatore.

6. Il canone di affitto è stabilito in euro 2.500.000 mensili. Il contratto di affitto si risolve automaticamente per effetto del trasferimento della proprietà di cui al comma 1. All'onere derivante dall'attuazione del presente comma, pari a 30 milioni di euro annui, si fa fronte ai sensi dell'articolo 18.

7. Ove all'esito del collaudo del termovalorizzatore, che dovrà intervenire entro il 28 febbraio 2010, pur rispettando i requisiti ed i parametri inerenti alle concentrazioni massime autorizzate delle emissioni in atmosfera e degli scarichi idrici, l'impiantonon raggiunga i parametri produttivi ai diversi carichi operativi afferenti al carico termico di progetto, l'importo del valore dell'impianto è proporzionalmente ridotto sulla base di apposita valutazione da parte dell'ENEA, da effettuarsi con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente anche derivanti da convenzioni in essere con autorità pubbliche. Gli eventuali oneri per la messa in regola dell'impianto sono posti a carico del soggetto costruttore.

8. L'esigibilità del canone di affitto, dovuto con cadenza mensile, è condizionata all'esito positivo del collaudo, nonché alla prestazione da parte del proprietario di apposita garanzia dell'importo del 25 per cento del 10 per cento del valore definito ai sensi dell'articolo 6. Ove all'esito del collaudo l'impianto non raggiunga i parametri produttivi ai sensi del comma 7, l'importo del canone di affitto è proporzionalmente ridotto. La garanzia è prestata con gli strumenti e le caratteristiche di cui ai commi 2, 3 e 4 dell'articolo 75 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile, ed è svincolata e cessa di avere effetto solo alla data di emissione del certificato di collaudo ai sensi dell'articolo 113, comma 5, del decreto legislativo n. 163 del 2006. Il proprietario del termovalorizzatore provvede, inoltre, a prestare ulteriore garanzia, con gli strumenti e le caratteristiche di cui al comma 2 dell'articolo 129 del decreto legislativo n. 163 del 2006, a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile, per la responsabilità prevista dalla normativa statale vigente quale costruttore o appaltatore dell'impianto, anche per eventuali vizi occulti.

9. Fino al trasferimento della proprietà ai sensi dell'articolo 8 il termovalorizzatore di Acerra, in quanto vincolato all'assolvimento della funzione di smaltimento dei rifiuti e produzione di energia elettrica di cui al ciclo integrato di gestione dei rifiuti nella regione Campania, è insuscettibile di alienazione, di altri atti di disposizione, nonché impignorabile, né può essere assoggettato a trascrizioni od iscrizioni pregiudizievoli.

Articolo 8

(Procedure di collaudo e funzionamento del termovalorizzatore di Acerra).

1. Il trasferimento della proprietà del termovalorizzatore di Acerra è condizionato all'esito positivo del collaudo, ferme restando le disposizioni di cui al comma 7 dell'articolo 7.

2. Alla data del 15 gennaio 2010 e previa stipulazione del contratto di affitto di cui all'articolo 7, il soggetto aggiudicatario della procedura di affidamentogià esperita dalle strutture del Sottosegretario di Stato all'emergenza rifiuti in Campania assume la gestione provvisoria ed esclusiva dell'impianto. Con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono disciplinate le modalità per la presa in carico dell'impianto da parte del soggetto affidatario, nonché modalità e termini dell'affiancamento di apposito presidio tecnico da parte del costruttore, a sue spese e cura, ai fini della verifica della corretta utilizzazione dell'impianto nelle more e durante le operazioni di collaudo. Il costruttore deve inoltre garantire l'integrale e gratuito trasferimento delle conoscenze tecnologiche relative al funzionamento dell'impianto.

3. All'esito positivo del collaudo ovvero ove non sia rispettato per qualsiasi motivo il termine di cui all'articolo 7, comma 7, cessa la gestione provvisoria ed il soggetto affidatario assume la gestione definitiva ai termini del contratto stipulato a seguito della aggiudicazione.

4. Per assicurare che il funzionamento del termovalorizzatore di Acerra sia coerente con le peculiarità del territorio campano in tema di capacità di smaltimento dei rifiuti, ferma restando la tipologia dei rifiuti conferibili a legislazione vigente, si applica esclusivamente il criterio del carico termico nel limite massimo previsto dal progetto dell'impianto.

Articolo 9

(Impianti di selezione e trattamento dei rifiuti).

1. Al fine di mantenere specifiche ed adeguate condizioni di sicurezza degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti di cui all'articolo 6 del decreto-legge n. 90 del 2008, in relazione allo stato attuale degli impianti stessi, fino al termine delle attività di manutenzione e, comunque, non oltre il 30 settembre 2010, è assicurata la prosecuzione di attività sostitutive di presidio antincendio e di sicurezza da parte del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, anche attraverso servizi di vigilanza dinamica antincendio, il quale continua ad operare esclusivamente con le finalità di cui al comma 1 dell'articolo 1 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3768 del 13 maggio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2009, in quanto compatibile. Agli oneri derivanti dalle previsioni di cui al presente comma, si provvede nel limite di 7,2 milioni di euro nell'ambito delle disponibilità delle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2.

2. Nelle more della realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione di cui all'articolo 8 del decreto-legge n. 90 del 2008, l'ASIA S. p. a. del comune di Napoli assicura la necessaria funzionalità dell'impiantistica a servizio del complessivo ciclo di gestione dei rifiuti nel territorio della provincia di Napoli e, all'uopo, subentra nella gestione degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti ubicati in Giugliano e Tufino di cui all'articolo 6 del citato decreto. Presso i detti impianti la società ASIA provvede, secondo priorità concordate con la provincia di Napoli, al conferimento e al trattamento dei rifiuti prodotti nel territorio provinciale, assicurando l'integrazione con il ciclo provinciale di gestione dei rifiuti di Napoli di cui all'articolo 11, all'uopo utilizzando il personale già in servizio e stipulando i relativi contratti di lavoro. I relativi oneri sono a carico esclusivo della società ASIA, che vi farà fronte mediante gli introiti derivanti dalle tariffe.

Articolo 10

(Deposito e stoccaggio temporaneo dei rifiuti).

1. L'evacuazione e le successive fasi gestorie dei rifiuti allocati presso le aree di deposito e di stoccaggio temporaneo del territorio campano, sono eseguite, prescindendo dalla destinazione dei rifiuti, con decorrenza dal 31 dicembre 2009, nel termine di cui all'articolo 2, comma 1, lettera g), secondo periodo, del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, per i rifiuti in attesa di trattamento e recupero. Gli impianti di discarica realizzati nel corso della gestione emergenziale in termini di somma urgenza ed in deroga al citato decreto legislativo ed alle norme indicate nell'articolo 18 del decreto-legge n. 90 del 2008, nel rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore, sono collaudati, alla data del 30 giugno 2010, dalla competente struttura del Dipartimento della protezione civile, con riferimento ai lavori eseguiti fino al 31 dicembre 2009 per le fasi di realizzazione comunque compiute.

2. Entro il 30 giugno 2010, si procede al collaudo di tutti gli interventi realizzati alla stregua delle previsioni del decreto-legge n. 90 del 2008, per il successivo subentro nei rapporti attivi e passivi già facenti capo alla predetta Struttura del Sottosegretario di Stato di cui all'articolo 1 del medesimo decreto-legge n. 90 del 2008 da parte delle amministrazioni territoriali competenti, anche eventualmente per il tramite delle società provinciali di cui all'articolo 11. Le province ovvero le società provinciali possono provvedere, sempre che in tal senso non abbia già operato la richiamata struttura del Dipartimento della protezione civile, alla modifica dei rapporti negoziali in essere afferenti agli impianti di discarica sia attraverso l'adozione di provvedimenti concessori nei confronti degli originari contraenti che mediante l'affidamento di interventi realizzativi ulteriori e/o aggiuntivi, complementari alle opere esistenti, in termini di continuità rispetto a quanto operato dalla Struttura del Sottosegretario di Stato ai sensi del presente comma. In fase di prima attuazione, si provvede all'adozione delle autorizzazioni integrate ambientali di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, redatte in termini funzionali all'esercizio degli impianti, dei siti e delle aree comunque connessi al ciclo integrato dei rifiuti nella regione Campania, fatte salve le eventuali determinazioni degli enti territoriali competenti successive alla cessazione dello stato

emergenziale.

3. Allo scopo di ottimizzare l'utilizzo del territorio della regione Campania compatibilmente con le esigenze ambientali e sanitarie, i siti e gli impianti di cui all'articolo 9 del decreto-legge n. 90 del 2008 e di cui all'articolo 1 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3697 del 29 agosto 2008, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 205 del 2 settembre 2008, possono essere estesi nei territori adiacenti ricompresi nell'ambito di competenza di altri enti locali. Agli oneri derivanti dagli espropri delle aree ed opere accessorie, si provvede nel limite delle disponibilità delle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2.

4. Per l'applicazione dell'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, in relazione alla necessità di conseguire le finalità di cui all'articolo 1 del predetto decreto legislativo, si fa riferimento, fino alla data del 31 dicembre 2010, per l'intero territorio regionale campano, agli obiettivi di cui alla determinazione del Sottosegretario di Stato adottata in data 20 ottobre 2009, fatto salvo l'esercizio, da parte della regione Campania, delle competenze di cui all'articolo 6-bis, comma 5, del decreto-legge n. 90 del 2008.

5. Nelle more del completamento degli impianti di compostaggio nella regione Campania e per le esigenze della Regione stessa fino al 31 dicembre2011, gli impianti di compostaggio in esercizio sul territorio nazionale possono aumentare la propria autorizzata capacità ricettiva e di trattamento sino all'8 per cento. Con la stessa decorrenza cessano gli effetti delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri all'uopo adottate.

6. Per la realizzazione del termovalorizzatore nella provincia di Salerno, da dimensionarsi per il trattamento di un quantitativo di rifiuti non superiore a 300.000 tonnellate annue, completando nel territorio le opere infrastrutturali di dotazione della necessaria impiantistica asservita al ciclo dei rifiuti, la provincia di Salerno, anche per il tramite della società provinciale di cui alla legge della regione Campania 28 marzo 2007, n. 4 e successive modificazioni, provvede a porre in essere tutte le procedure e le iniziative occorrenti, mediante le risorse previste dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3724 del 20 dicembre 2008, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 2009. Gli atti funzionali rispetto alle finalità di cui al presente comma, già posti in essere sulla base della normativa vigente, sono revocati ove non confermati dalla provincia, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

6-bis. Al fine di assicurare la compiuta ed urgente attuazione di quanto disposto dall'articolo 8, comma 1-bis, del decreto-legge n. 90 del 2008, l'impianto di recupero e smaltimento dei rifiuti è realizzato, acquisita l'intesa rispettivamente con la provincia di Napoli o con la provincia di Caserta e sentiti i comuni interessati, presso un'area individuata nei territori dei comuni di Giugliano o Villa Literno, ovvero trascorsi inutilmente centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto individuata nel medesimo ambito territoriale dal Presidente della regione Campania.

Articolo 10-bis

(Disciplina sanzionatoria).

1. Ferma restando l'applicabilità di quanto previsto dall'articolo 6 del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210, nei territori già destinatari di declaratoria dello stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti, ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e per la durata di dodici mesi dalla cessazione dello stato di emergenza, in caso di commissione di delitti di cui al citato articolo 6 l'aumento della pena per la recidiva è obbligatorio e non può essere inferiore ad un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto.

2. Per la durata stabilita al comma 1, continua ad applicarsi, ai fini della individuazione dell'autorità giudiziaria competente per i procedimenti penali relativi alla gestione dei rifiuti nella regione Campania, quanto disposto dall'articolo 3 del decreto-legge n. 90 del 2008.

Articolo 11

(Regione, province, società provinciali e consorzi).

1. Ai Presidenti delle province della regione Campania, dal 1o gennaio 2010 sino al 30 settembre 2010, sono attribuite, in deroga agli articoli 42, 48 e 50 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le funzioni ed i compiti spettanti agli organi provinciali in materia di programmazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti da organizzarsiprioritariamente per ambiti territoriali nel contesto provinciale e per distinti segmenti delle fasi del ciclo di gestione dei rifiuti.

2. Sulla base delle previsioni di cui alla legge della regione Campania 28 marzo 2007, n. 4, e successive modificazioni, e tenuto conto delle indicazioni di carattere generale di cui alla determinazione del Sottosegretario di Stato adottata in data 20 ottobre 2009 inerente al ciclo di gestione integrata dei rifiuti, per evitare soluzioni di continuità rispetto agli atti compiuti nella fase emergenziale, le amministrazioniprovinciali, anche per il tramite delle relative societàda intendere costituite, in via d'urgenza, nelle forme di assoluti ed integrali partecipazione e controllo da parte delle amministrazioni provinciali, prescindendo da comunicazioni o da altre formalità ed adempimenti procedurali, che, in fase di prima attuazione, possono essere amministrate anche da personale appartenente alle pubbliche amministrazioni, subentrano, fatto salvo quanto previsto dal comma 2-bis, nei contratti in corso con soggetti privati che attualmente svolgono in tutto o in parte le attività di raccolta, di trasporto, di trattamento, di smaltimento ovvero di recupero dei rifiuti. In alternativa, possono affidare il servizio in via di somma urgenza, nonché prorogare i contratti in cui sonosubentrate per una sola volta e per un periodo non superiore ad un anno con abbattimento del 3 per cento del corrispettivo negoziale inizialmente previsto.

2-bis. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano nei confronti dei comuni delle isole del Golfo di Napoli.

2-ter. In fase transitoria, fino e non oltre il 31 dicembre 2010, le sole attività di raccolta, di spazzamento e di trasporto dei rifiuti e di smaltimento o recupero inerenti alla raccolta differenziata continuano ad essere gestite secondo le attuali modalità e forme procedimentali dai comuni.

3. I costi dell'intero ciclo di gestione dei rifiuti, di competenza delle amministrazioni territoriali, trovano integrale copertura economica nell'imposizione dei relativi oneri a carico dell'utenza. Fermo quanto previsto dai commi 5-bis, 5-ter e 5-quater, per fronteggiare i relativi oneri finanziari, le Società provinciali di cui alla legge della regione Campania 28 marzo 2007, n. 4, agiscono sul territorio anche quali soggetti preposti all'accertamento e alla riscossione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) e della tariffa integrata ambientale (TIA). Le dette Società attivano adeguate azioni di recupero degli importi evasi nell'ambito della gestione del ciclo dei rifiuti ed a tale fine i comuni della regione Campania trasmettono alle province, per l'eventuale successivo inoltro alle società provinciali, nel termine perentorio di trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto:

a) gli archivi afferenti alla TARSU ed alla TIA;

b) i dati afferenti alla raccolta dei rifiuti nell'ambito territoriale di competenza;

c) la banca dati aggiornata al 31 dicembre 2008 dell'Anagrafe della popolazione, riportante, in particolare, le informazioni sulla residenza e sulla composizione del nucleo familiare degli iscritti. Di tale banca dati sono periodicamente comunicati gli aggiornamenti a cura dei medesimi comuni.

4. Le province, anche per il tramite delle società provinciali, accedono alle informazioni messe a disposizione dai comuni ai sensi del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, relative ai contratti di erogazione dell'energia elettrica, del gas e dell'acqua ed ai contratti di locazione, anche richiedendo l'ausilio degli organi di polizia tributaria.

5. Ferma la responsabilità penale ed amministrativa degli amministratori e dei funzionari pubblici dei comuni per le condotte o le omissioni poste in essere in violazione dei commi 3, 4, 5, 5-bis e 5-ter del presente articolo, il Prefetto provvede, in via d'urgenza e previa diffida, in sostituzione dei comuni inadempienti, anche attraverso la nomina di apposito Commissario ad acta e contestualmente attiva le procedure di cui all'articolo 142 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che possono essere attivate a carico delle amministrazioni comunali anche in caso di violazione delle disposizioni di cui all'articolo 198 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

5-bis. Per l'anno 2010, nella regione Campania, in fase di prima attuazione ed in via provvisoria e sperimentale, la TARSU e la TIA sono calcolate dai comuni sulla base di due distinti costi: uno elaborato dalle province, anche per il tramite delle società provinciali, che forniscono ai singoli comuni ricadenti nel proprio ambito territoriale le indicazioni degli oneri relativi alle attività di propria competenza afferenti al trattamento, allo smaltimento ovvero al recupero dei rifiuti, ed uno elaborato dai comuni, indicante gli oneri relativi alle attività di propria competenza di cui al comma 2-bis. I comuni determinano, sulla base degli oneri sopra distinti, gli importi dovuti dai contribuenti a copertura integrale dei costi derivanti dal complessivo ciclo di gestione dei rifiuti. Per la corretta esecuzione delle previsioni recate dal presente comma, le amministrazioni comunali provvedono ad emettere, nel termine perentorio del 30 settembre 2010, apposito elenco, comprensivo di entrambe le causali degli importi dovuti alle amministrazioni comunali e provinciali per l'anno 2010.

5-ter. Per l'anno 2010, i soggetti a qualunque titolo incaricati della riscossione emettono, nei confronti dei contribuenti, un unico titolo di pagamento, riportante le causali degli importi dovuti alle amministrazioni comunali e provinciali e, entro e non oltre venti giorni dall'incasso, provvedono a trasferire gli importi su due distinti conti, specificatamente dedicati, di cui uno intestato alla amministrazione comunale ed un altro a quella provinciale, ovvero alla società provinciale. Gli importi di cui al presente comma sono obbligatoriamente ed esclusivamente destinati a fronteggiare gli oneri inerenti al ciclo di gestione dei rifiuti di competenza.

5-quater. A decorrere dal 1o gennaio 2011, nella regione Campania, le società provinciali, per l'esercizio delle funzioni di accertamento e riscossione della TARSU e della TIA, potranno avvalersi dei soggetti di cui all'articolo 52, comma 5, lettera b), numeri 1), 2) e 4), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446. In ogni caso i soggetti affidatari, anche disgiuntamente, delle attività di accertamento e riscossione della TARSU e della TIA continuano a svolgere dette attività fino alla scadenza dei relativi contratti, senza possibilità di proroga o rinnovo degli stessi.

7. La gestione dei siti per i quali è pendente contenzioso in ordine alla relativa titolarità è assegnata alle province fino all'esito dello stesso contenzioso. Le province attendono alla gestione dei siti anche mediante le Società provinciali ed a tal fine sono assegnate alle province medesime, all'atto della costituzione delle società provinciali, risorse finanziarie nella misura complessiva massima mensile di un milione di euro fino al 30 settembre 2010, a carico delle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2, da rendicontarsi mensilmente alla Unità stralcio di cui all'articolo 3. Sono fatte salve le azioni di ripetizione nei confronti del soggetto riconosciuto titolare all'esito del predetto contenzioso.

8. Il personale operante presso gli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti di Santa Maria Capua Vetere, Battipaglia, Casalduni e Pianodardine di cui all'articolo 6 del richiamato decreto-legge n. 90 del 2008, ivi compreso quello che svolge funzioni tecnico-amministrative funzionali all'esercizio degli impianti stessi, è trasferito, previa assunzione con contratto a tempo indeterminato, ai soggetti subentranti, senza instaurazione di rapporti di pubblico impiego.

9. Al fine di consentire l'assolvimento urgente delle obbligazioni di cui al presente articolo, è assegnata in via straordinaria, a favore delle province, per la successiva assegnazione alle società provinciali, una somma pari ad euro 1,50 per ogni soggetto residente nell'ambito territoriale provinciale di competenza, nel limite delle disponibilità delle contabilità speciali di cui all'articolo 2, comma 2.

10. Al fine di assicurare alla società provinciale l'occorrente dotazione finanziaria per l'esercizio dei compiti di cui al presente decreto, il Presidente della provincia è autorizzato con i poteri di cui al comma 1, e nel limite massimo pari all'importo di cui al comma 9 a revocare entro e non oltre quindici giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli impegni assunti fino alla concorrenza del predetto importo, con vincolo di destinazione al patrimonio della società provinciale.

11. Le disposizioni di cui al presente articolo, volte ad assicurare la dotazione finanziaria occorrente alle società provinciali, si applicano anche in favore del commissario regionale eventualmente nominato ai sensi della citata legge della regione Campania n. 4 del 2007, e successive modificazioni, in caso di inerzia dell'amministrazione provinciale.

Articolo 11-bis

(Accordo di programma).

1. Per promuovere la riduzione della produzione dei rifiuti della plastica e delle emissioni di CO2, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare può promuovere un accordo di programma, ai sensi dell'articolo 206, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, con soggetti pubblici, aziende acquedottistiche e associazioni di settore, finalizzato ad aumentare, anche con impianti distributivi in aree pubbliche, il consumo di acqua potabile di rete senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 12

(Riscossione dei crediti nei confronti dei comuni campani).

1. Per la sollecita riscossione da parte dei Consorzi operanti nell'ambito del ciclo di gestione dei rifiuti dei crediti vantati nei confronti dei comuni, è autorizzata la conclusione tra le parti di transazioni per l'abbattimento degli oneri accessori dei predetti crediti. Sulla base delle previsioni di cui all'articolo 32-bis della legge della regione Campania 28 marzo 2007, n. 4, e successive modificazioni, i Presidenti delle province della regione Campania, con i poteri di cui all'articolo 11, comma 1, nominano, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversionedel presente decreto, un soggetto liquidatore per l'accertamento delle situazioni creditorie e debitorie pregresse, facenti capo ai Consorzi, ed alle relative articolazioni societarie, ricadenti negli ambiti territoriali di competenza e per la successiva definizione di un apposito piano di liquidazione. Al soggetto liquidatore sono, altresì, conferiti compiti di gestione in via ordinaria dei Consorzi e di amministrazione dei relativi beni, da svolgere in termini funzionali al subentro da parte delle province, anche per il tramite delle società provinciali, nelle attribuzioni di legge, con conseguente cessazione degli organi di indirizzo amministrativo e gestionale dei Consorzi stessi.

2. Le somme dovute dai comuni alla struttura del Sottosegretario di Stato di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 90 del 2008 in relazione al ciclo di gestione dei rifiuti sono recuperate mediante riduzione dei trasferimenti erariali, nonché in sede di erogazione di quanto dovuto per la compartecipazione al gettito IRPEF, e per la devoluzione del gettito d'imposta RC auto. A tale fine, i crediti vantati nei confronti dei singoli enti sono certificati dalla competente Missione ai fini dell'attestazione della relativa esistenza. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono stabiliti i criteri e le modalità per l'applicazione delle disposizioni di cui al presente comma.

Articolo 13

(Personale dei consorzi).

1. In relazione alle specifiche finalità di cui all'articolo 11, il consorzio unico di bacino delle province di Napoli e di Caserta, sentite

le organizzazioni sindacali, definisce, entro e non oltre venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la propria dotazione organica in relazione alle attività di competenza, definite anche in base al piano industriale. La dotazione organica è approvata dal Capo del Dipartimento della protezione civile. Il consorzio provvede alla copertura dei posti previsti dalla dotazione organica, mediante assunzioni del personale in servizio ed assunto presso gli stessi consorzi fino alla data del 31 dicembre 2008, e, fermi i profili professionali acquisiti alla stessa data, dando priorità al personale già risultante in servizio alla data del 31 dicembre 2001 negli ambiti territoriali provinciali di competenza, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative relativamente alla definizione dei criteri di assunzione. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, per la prima attuazione del presente comma è autorizzata la spesa nel limite massimo di cinque milioni di euro a decorrere dall'anno 2010, fino all'assunzione dell'onere da parte dei consorzi a valere sulle proprie risorse, cui si fa fronte ai sensi dell'articolo 18.

2. Al personale dei consorzi di cui al presente articolo che risulta in esubero rispetto alla dotazione organica si applicano le vigenti disposizioni in materia di mobilità, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

3. Per le medesime finalità di cui al comma 1, i consorzi delle province di Avellino, Benevento e Salerno, nei limiti delle rispettive risorse disponibili allo scopo finalizzate, procedono all'assunzione del personale occorrente a copertura dei posti della propria dotazione organica, ove esistente, ovvero definita con le modalità di cui al comma 1, dando priorità all'assunzione del personale già in servizio alla data del 31 dicembre 2001 negli ambiti territoriali provinciali di competenza, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative relativamente alla definizione dei criteri di assunzione.

Articolo 14

(Personale del Dipartimento della protezione civile).

1. Anche in deroga ai limiti stabiliti dalle disposizioni vigenti ed al fine di assicurare la piena operatività del Servizio nazionale di protezione civile per fronteggiare le crescenti richieste d'intervento in tutti i contesti di propria competenza, anche con riferimento alle complesse iniziative in atto per la tutela del patrimonio culturale, il Dipartimento della protezione civile è autorizzato ad avviare procedure straordinarie di reclutamento, secondo le modalità di cui al comma 2 e nel limite delle risorse di cui al comma 4, finalizzate all'assunzione di personale a tempo indeterminato, mediante valorizzazione delle esperienze acquisite presso il medesimo Dipartimento dal personale titolare di contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di contratto a tempo determinato, anche di qualifica dirigenziale, con incarico di seconda fascia nell'ambito dei servizi individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 luglio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 295 del 18 dicembre 2008, nonché dal personale già destinatario delle disposizioni di cui all'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152, o in servizio ai sensi dell'articolo 15, comma 1, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 aprile 2006, n. 3508, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2006. Per le medesime esigenze di cui al presente comma, il Ministero per i beni e le attività culturali è autorizzato ad inquadrare nel ruolo dei dirigenti di prima fascia, e nei limiti della relativa dotazione organica, i dipendenti di ruolo dello stesso Ministero titolari di incarichi di funzione dirigenziale di livello generale presso il Ministero medesimo ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, che abbiano maturato, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, almeno cinque anni di anzianità nell'incarico. Al relativo onere si provvede mediante l'indisponibilità di corrispondenti posti di dirigente di seconda fascia effettivamente coperti, da accertare con decreto del Ministro competente da registrare alla Corte dei conti.

2. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono stabilite le modalità valutative anche speciali per il reclutamento del predetto personale in deroga agli articoli 66 e 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, all'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e all'articolo 17 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, valorizzando la professionalità specifica ed il servizio prestato nel settore di competenza, nonché sono definite le relative procedure ed i requisiti di partecipazione. Il personale a tempo determinato interessato dalle procedure di cui al comma 1 è mantenuto in servizio presso il Dipartimento della protezione civile fino alla conclusione delle stesse, ferma restando l'ulteriore scadenza dei contratti in essere.

3. Nelle more dell'espletamento delle procedure di cui al comma 2, il Capo del Dipartimento della protezione civile è autorizzato, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, a stipulare contratti a tempo determinato di livello non dirigenziale con il personale titolare di contratto di collaborazione coordinata e continuativa presso il Dipartimento della protezione civile, ad esclusione di quello di cui all'articolo 10, comma 2, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 aprile 2009, n. 3755, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 2009, all'articolo 4, comma 4, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 aprile 2009, n. 3757, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 2009, e di cui all'articolo 28, comma 5, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 luglio 2009, n. 3797, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10 agosto 2009, previa valutazione del periodo di servizio prestato presso il Dipartimento medesimo. Sono soppresse le autorizzazioni del Dipartimento della protezione civile a stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa in numero corrispondente ai contratti a tempo determinato stipulati. Il personale a tempo determinato di cui al presente comma è mantenuto in servizio fino alla conclusione delle procedure di cui al comma 2.

3-bis. Nelle more dell'attuazione dell'articolo 9-ter, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, con le modalità di cui al comma 2 del presente articolo, al fine di razionalizzare la gestione e l'ottimale impiego del personale non dirigenziale in servizio presso il Dipartimento della protezione civile in posizione di comando o di fuori ruolo da trasferire a domanda nel ruolo speciale di protezione civile, la consistenza del predetto contingente è provvisoriamente determinata in misura pari al personale che alla data di entrata in vigore del presente decreto risulta in servizio presso il Dipartimento medesimo.

3-ter. Al fine di assicurare stabilmente la piena operatività del Servizio nazionale di protezione civile, il personale non dirigenziale di cui alla tabella A allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 4 luglio 2005, impegnato nelle diverse emergenze in atto e in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto presso il Dipartimento della protezione civile, può richiedere di transitare nel ruolo di cui alla tabella B allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 11 luglio 2003, nell'area e nella posizione economica di appartenenza, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3-quater. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il personale non dirigenziale di cui alla tabella B allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 11 luglio 2003, che alla data di entrata in vigore del presente decreto presta servizio presso gli uffici e i Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, può richiedere di transitare nel ruolo di cui alla tabella A allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 4 luglio 2005, nell'area e nella posizione economica di appartenenza.

3-quinquies. Le dotazioni organiche di fatto, con riferimento al personale effettivamente in servizio alla data delle immissioni nei ruoli del Dipartimento della protezione civile e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi dei commi 3-bis, 3-ter e 3-quater, delle amministrazioni di provenienza sono corrispondentemente ridotte.

4. Agli oneri derivanti dall'applicazione dei commi 1, 2, e 3 nel limite di spesa di 8,02 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010, si provvede:

a) quanto a 4,8 milioni di euro a valere sulle risorse disponibili di cui all'articolo 7, comma 4-bis, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77;

b) quanto a 2,82 milioni di euro mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3, comma 97, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

c) quanto a 0,4 milioni di euro si provvede a valere sulle risorse rimaste disponibili nell'ambito dello stanziamento già previsto per l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152.

4-bis. Ai fini di cui al comma 4, lettera c), all'articolo 3 del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152, dopo il comma 4, è inserito il seguente:

"4-bis. Il numero di immissioni in ruolo e di assunzioni di cui ai commi 3 e 4 non può superare complessivamente il numero di centocinquanta unità, ad esclusione delle immissioni in ruolo autorizzate dall'articolo 14 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195".

5. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 14-bis

(Disposizioni per indennità di trasferimento e per l'attribuzione di compiti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco).

1. Al comma 1 dell'articolo 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86, dopo le parole: "Forze di polizia ad ordinamento militare e civile" sono inserite le seguenti: "e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco". Alla copertura degli oneri derivanti dalla disposizione di cui al presente comma, pari a euro 436.111 per l'anno 2010 e ad euro 849.955 a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante l'utilizzo di una quota parte delle risorse di cui al comma 4-bis dell'articolo 7 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77.

2. Per la prosecuzione delle attività volte a garantire il superamento dell'emergenza nei territori della regione Abruzzo colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in ragione dei precipui compiti istituzionali, è affidata, fino al 30 giugno 2010, la responsabilità di assicurare gli interventi di soccorso pubblico necessari, con oneri a carico delle risorse di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77.

Articolo 15

(Disposizioni in materia di protezione civile).

1. Fino al 31 dicembre 2010 è preposto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Sottosegretario di Stato incaricato del coordinamento degli interventi di prevenzione in ambito europeo ed internazionale rispetto ad eventi di interesse di protezione civile, con l'applicazione delle previsioni normative di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 90 del 2008, anche in deroga a quanto previsto dall'articolo 72, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ai fini del mantenimento dell'incarico di Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Capo del Dipartimento della protezione civile per lo svolgimento delle funzioni di Sottosegretario di Stato non percepisce ulteriori emolumenti.

2. In relazione alle diverse ipotesi di rischio presenti sul territorio nazionale, al fine dell'individuazione delle competenze in ordine all'esercizio delle attività di allertamento, soccorso e superamento dell'emergenza con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, d'intesa con la Conferenza unificata, sono definiti, senza nuovi o maggiori oneri, i livelli minimi dell'organizzazione delle strutture territoriali di protezione civile e degli enti cui spetta il governo e la gestione del sistema di allertamento nazionale ed il coordinamento in caso di dichiarazione dello stato di emergenza.

2. In relazione alle diverse ipotesi di rischio presenti sul territorio nazionale, al fine dell'individuazione delle competenze in ordine all'esercizio delle attività di allertamento, soccorso e superamento dell'emergenza con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, d'intesa con la Conferenza unificata, sono definiti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, i livelli minimi dell'organizzazione delle strutture territoriali di protezione civile e degli enti cui spetta il governo e la gestione del sistema di allertamento nazionale ed il coordinamento in caso di dichiarazione dello stato di emergenza.

3. Al fine di assicurare risparmi di spesa, i compromessi e le clausole compromissorie inserite nei contratti stipulati per la realizzazione d'interventi connessi alle dichiarazioni di stato di emergenza ai sensi dell'articolo 5, comma 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e di grande evento di cui all'articolo 5-bis, comma 5, del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, sono nulli e i collegi arbitrali già eventualmente costituiti statuiscono in conformità.

3. Al fine di assicurare risparmi di spesa, i compromessi e le clausole compromissorie inserite nei contratti stipulati per la realizzazione d'interventi connessi alle dichiarazioni di stato di emergenza ai sensi dell'articolo 5, comma 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e di grande evento di cui all'articolo 5-bis, comma 5, del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, sono nulli. Sono fatti salvi i collegi arbitrali presso cui pendono i giudizi per i quali la controversia abbia completato la fase istruttoria alla data di entrata in vigore del presente decreto.

3-bis. Al fine di assicurare il migliore esercizio delle funzioni di governo, al comma 376 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la parola: "sessantatré" è sostituita dalla seguente: "sessantacinque".

3-ter. Alla copertura degli oneri di cui al comma 3-bis, pari a 1.023.550 euro annui a decorrere dall'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

3-quater. L'articolo 6 del decreto-legge 19 novembre 2004, n. 276, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 gennaio 2005, n. 1, è sostituito dal seguente:

"Art. 6. - (Vigilanza sulla Croce Rossa Italiana e statuto della Associazione Croce Rossa Italiana). - 1. Ferme restando le competenze del Ministero della difesa e del Ministero della salute a legislazione vigente, le funzioni di vigilanza sulla Croce Rossa Italiana (C. R. I.) sono attribuite alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile, che le esercita sentito il Ministero della salute. Lo statuto della C. R. I. e le norme di modificazione ed integrazione sono approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato di concerto con i Ministri della salute, della difesa, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione, sentito il Presidente nazionale della C. R. I., fermo quanto previsto dall'articolo 3, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, udita la sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato.

2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, il commissario straordinario rimane in carica per ventiquattro mesi ed in ogni caso non oltre la data di costituzione degli organi.

3. L'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613, è abrogato".

3-quinquies. All'articolo 2, comma 222, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, al quarto periodo, dopo le parole: "Agenzia del demanio" sono aggiunte le seguenti: ", fatta eccezione per quelli stipulati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dichiarati indispensabili per la protezione degli interessi della sicurezza dello Stato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri".

Articolo 15-bis

(Formazione continua dei pubblici dipendenti).

1. Al fine di assicurare omogeneità ed efficienza al processo di formazione continua dei pubblici dipendenti, una quota pari al 40 per cento delle risorse stanziate per la formazione presso le amministrazioni pubbliche centrali, ad eccezione di quelle dotate per legge di apposite strutture, confluisce in un fondo costituito presso il Dipartimento della funzione pubblica e denominato "Fondo per il diritto alla formazione continua dei pubblici dipendenti". Tale Fondo è destinato a finanziare i programmi formativi e di aggiornamento professionale gestiti dalle strutture vigilate dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e preposte per legge alla formazione dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Il Fondo è ripartito, in misura pari alle quote versate, a favore di ciascuna amministrazione conferente sulla base di direttive emanate dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, previa consultazione di un comitato paritetico di indirizzo costituito da rappresentanti delle amministrazioni interessate e delle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative. Ai componenti del comitato non è corrisposto alcun compenso, indennità o rimborso comunque denominato. Le risorse eventualmente non impegnate entro il 31 luglio di ogni anno tornano automaticamente nelle disponibilità dell'amministrazione che le ha conferite al Fondo. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di natura non regolamentare, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità di attuazione del presente articolo.

Articolo 15-ter

(Modifica dell'articolo 15 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39).

1. All'articolo 15 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

"2. L'uso del logo, degli stemmi, degli emblemi, delle denominazioni e di ogni altro segno distintivo dell'immagine, riferiti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile, è esclusivamente riservato agli operatori ad esso appartenenti.

3. Ferma la facoltà del Capo del Dipartimento della protezione civile di autorizzare, anche convenzionalmente, l'uso temporaneo delle denominazioni, degli stemmi, degli emblemi e dei segni distintivi, di cui al comma 2, ed in deroga al comma medesimo, anche nell'ambito di iniziative culturali ed editoriali in coerenza con le finalità istituzionali e dell'immagine attribuite al Dipartimento della protezione civile, chiunque li utilizzi indebitamente è punito con la multa da 1.000 a 5.000 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato.

3-bis. L'uso del logo, degli stemmi, degli emblemi, delle denominazioni e di ogni altro segno distintivo dell'immagine, riferiti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, è esclusivamente riservato agli operatori ad esso appartenenti.

3-ter. Ferma la facoltà del Capo di Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile di autorizzare, anche convenzionalmente, l'uso temporaneo delle denominazioni, degli stemmi, degli emblemi e dei segni distintivi, di cui al comma 3-bis ed in deroga al comma medesimo, anche nell'ambito di iniziative culturali ed editoriali in coerenza con le finalità istituzionali e dell'immagine attribuite al Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, chiunque fabbrica, vende, espone, adopera industrialmente, ovvero utilizza al fine di trarne profitto, le denominazioni, gli stemmi, gli emblemi e i marchi di cui al predetto comma 3-bis, in violazione delle disposizioni di cui al medesimo comma, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la multa da 1.000 a 5.000 euro. In via transitoria, i rapporti già instaurati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, applicativi di iniziative culturali ed editoriali intraprese nell'ambito delle finalità istituzionali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, anche attraverso la costituzione di fondazioni, continuano a dispiegare la propria efficacia".

Articolo 16

(Attività di supporto strumentale al Dipartimento della protezione civile).

1. Al fine di garantire economicità e tempestività agli interventi del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ferme restando le funzioni assegnate al medesimo Dipartimento, è costituita una società per azioni d'interesse nazionale denominata: "Protezione civile servizi s. p. a.", con sede in Roma, per l'espletamento di specifici compiti operativi.

1-bis. Il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il tramite dei suoi uffici, detiene il potere di indirizzo rispetto alle attività della Società Protezione civile servizi s. p. a. con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

a) definizione delle aree di attività;

b) definizione del piano industriale;

c) definizione delle strategie e dei programmi.

1-ter. Le funzioni tipiche di protezione civile rimangono di esclusiva pertinenza del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche sotto il profilo strutturale.

1-quater. La Protezione civile servizi s. p. a., società in house, svolge attività esecutive e strumentali per il perseguimento degli obiettivi tipici del Servizio nazionale di protezione civile.

2. Il capitale sociale iniziale della Società è stabilito in un milione di euro ed i successivi eventuali aumenti del capitale sono determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Le azioni della Società sono interamente sottoscritte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che esercita i diritti dell'azionista e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi.

3. La Società, che è posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile ed opera secondo gli indirizzi strategici ed i programmi stabiliti dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Capo del Dipartimento nazionale della protezione civile, e ferme restando le competenze del medesimo Dipartimento, ha ad oggetto esclusivo lo svolgimento dei compiti e delle attività strumentali e di supporto tecnico amministrativo per il medesimo Dipartimento, salvo diversa ed espressa disposizione di legge, ivi compresa la gestione della flotta aerea e delle risorse tecnologiche, e ferme restando le competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, provvede, nel rispetto della vigente normativa anche comunitaria, allaprogettazione, alla scelta del contraente, alla direzione lavori, alla vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, nonché all'acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del Dipartimento della protezione civile e da esso individuati, ivi compresi quelli concernenti le situazioni di emergenza socio-economico-ambientale dichiarate ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, quelli relativi ai grandi eventi di cui all'articolo 5-bis del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401. I rapporti tra il Dipartimento della protezione civile e la Società sono regolati da un apposito contratto di servizio. All'incremento del trasferimento delle attività dal Dipartimento della protezione civile alla Società, definite dal contratto di servizio, deve corrispondere una riduzione proporzionale del fondo di dotazione del medesimo Dipartimento della protezione civile in termini di risorse finanziarie, strumentali e di personale, al fine di garantire l'invarianza della spesa di cui al presente articolo. Entro il 31 dicembre di ogni anno, è presentata alle Camere una relazione dettagliata sulle attività svolte dalla Società, sul relativo stato di attuazione nonché sulle iniziative che si intendono intraprendere.

4. Per assicurare la permanenza di adeguati livelli di ordinata gestione e piena funzionalità della flotta aerea del Dipartimento della protezione civile nel quadro delle attività di contrasto degli incendi boschivi, è autorizzato il subentro della Società di cui al comma 1 nel servizio di gestione degli aeromobili antincendio del Dipartimento della protezione civile, al termine del contratto.

4-bis. Al fine di garantire il rispetto delle previsioni contrattuali e per le finalità di cui al comma 4, il Dipartimento della protezione civile è autorizzato ad incaricare un dirigente pubblico responsabile con compiti di diretta e puntuale verifica dei processi di gestione del servizio prestato dalla società affidataria, con particolare riguardo alla congruità, alla efficienza ed all'efficacia delle prestazioni rese, anche in relazione alla manutenzione degli aeromobili ed alla formazione del personale. Ove l'incarico di cui al presente comma sia conferito a dipendente pubblico non dipendente dal Dipartimento della protezione civile, il medesimo è collocato in posizione di fuori ruolo per tutto il periodo di durata dell'incarico. Agli oneri derivanti dall'applicazione del presente comma, pari a 250.000 euro annui a decorrere dall'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

4-ter. All'atto del subentro della Società Protezione civile servizi s. p. a. all'attuale affidataria del servizio di gestione della flotta aerea, la copertura degli oneri relativi alla gestione del servizio è stabilita nel limite massimo di 53 milioni di euro annui, a valere sulle risorse di cui all'articolo 3 della legge n. 225 del 1992.

5. La Società può detenere immobili ed esercitare ogni attività strumentale, connessa o accessoria ai suoi compiti istituzionali, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di affidamento a società a capitale interamente pubblico, nei limiti delle proprie disponibilità patrimoniali. La Società è tenuta ad avvalersi dell'Avvocatura dello Stato per la rappresentanza e la difesa in giudizio ai sensi del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, e successive modificazioni, e può avvalersi dell'ausilio tecnico dei Provveditorati interregionali alle opere pubbliche.

5-bis. La Società, laddove affidi a terzi lavori, forniture e servizi, applica le disposizioni del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché i princìpi comunitari in materia di parità di trattamento, trasparenza, concorrenza e non discriminazione. La Società è altresì tenuta al rispetto di quanto previsto dall'articolo 4 della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 ottobre 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 298 del 21 dicembre 2004.

6. Lo statuto, predisposto dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, disciplina il funzionamento interno della Società ed è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Con lo stesso decreto sono nominati i componenti del Consiglio di Amministrazione e del collegio sindacale per il primo periodo di durata in carica. È consentita la delega dei poteri dell'organo amministrativo ad uno o più dei suoi membri.7. Ai fini di cui al comma 5, lo statuto prevede

a) la proprietà esclusiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del capitale sociale ed il divieto esplicito di cedere le azioni o di costituire su di esse diritti a favore di terzi;

b) la nomina da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Capo del Dipartimento della protezione civile, dell'intero Consiglio di amministrazione;

c) le modalità per l'esercizio del controllo analogo sulla Società;

d) le modalità per l'esercizio dei poteri di indirizzo e controllo sulla politica aziendale;

e) l'obbligo dell'esercizio dell'attività societaria in maniera prevalente in favore del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

f) il divieto di chiedere la quotazione in borsa o al mercato ristretto.

8. Gli utili netti della Società sono destinati a riserva, se non altrimenti determinato dall'organo amministrativo della società previa autorizzazione del soggetto vigilante. La Società non può sciogliersi se non per legge.

9. La pubblicazione del decreto di cui al comma 6 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana tiene luogo degli adempimenti in materia di costituzione delle società previsti dalla normativa vigente.

10. Il rapporto di lavoro dei dipendenti della Società è disciplinato dalle norme di diritto privato e dalla contrattazione collettiva. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono definite, in fase di prima applicazione, le modalità, i termini e le condizioni per l'utilizzazione di personale preposto allo svolgimento delle funzioni strumentali di cui al comma 3 ed in servizio presso il Dipartimento della protezione civile, che, mantenendo lo stesso livello di inquadramento, su base volontaria e senza pregiudizio economico e di carriera, può essere trasferito alla Società.

10-bis. Le previsioni di cui all'articolo 9-terdel decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, in materia di ruolo speciale della protezione civile non si applicano al personale di ruolo del Dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

11. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, quantificati in euro un milione, si provvede mediante utilizzo delle disponibilità relative all'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225. Per favorire in fase di primo avvio il funzionamento della Società di cui al presente articolo, è autorizzata la spesa di 2.299.000 euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2009, n. 191.

12. La Società è sottoposta al controllo successivo sulla gestione da parte della Corte dei conti ai sensi della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e successive modificazioni.

Articolo 17

(Interventi urgenti nelle situazioni a più elevato rischio idrogeologico e al fine di salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture e il patrimonio ambientale e culturale).

1. In considerazione delle particolari ragioni di urgenza connesse alla necessità di intervenire nelle situazioni a più elevato rischio idrogeologico e al fine di salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture e il patrimonio ambientale e culturale, in sede di prima applicazione dei piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico e comunque non oltre i tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Dipartimento della protezione civile per i profili di competenza, ed i presidenti delle regioni o delle province autonome interessate, possono essere nominati commissari straordinari delegati, ai sensi dell'articolo 20 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, con riferimento agli interventi da effettuare nelle aree settentrionale, centrale e meridionale del territorio nazionale, come individuate ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. I commissari attuano gli interventi, provvedono alle opportune azioni di indirizzo e di supporto promuovendo le occorrenti intese tra i soggetti pubblici e privati interessati e, se del caso, emanano gli atti e i provvedimenti e curano tutte le attività di competenza delle amministrazioni pubbliche necessarie alla realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi, ove necessario, dei poteri di sostituzione e di deroga di cui al citato articolo 20, comma 4, del citato decreto-legge n. 185 del 2009. Si applicano il medesimo articolo 20, comma 9, primo e secondo periodo, del decreto-legge n. 185 del 2009. Il commissario, se alle dipendenze di un'amministrazione pubblica statale, dalla data della nomina e per tutto il periodo di svolgimento dell'incarico è collocato fuori ruolo ai sensi della normativa vigente e mantiene il trattamento economico in godimento. Il posto corrispondente nella dotazione organica dell'amministrazione di appartenenza viene reso indisponibile per tutta la durata del collocamento fuori ruolo. Ciascun commissario presenta al Parlamento, annualmente eal termine dell'incarico, una relazione sulla propria attività.

2. L'attività di coordinamento delle fasi relative alla programmazione e alla realizzazione degli interventi di cui al comma 1, nonché quella di verifica, fatte salve le competenze attribuite dalla legge alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della protezione civile, sono curate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che vi provvede sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Dipartimento della protezione civile per i profili di competenza, con le proprie strutture anche vigilate, ivi incluso un ispettorato generale, cui è preposto un dirigente di livello dirigenziale generale e con due dirigenti di livello dirigenziale generale del medesimo Ministero, con incarico conferito, anche in soprannumero rispetto all'attuale dotazione organica, ai sensi dell'articolo 19, comma 10, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Ai sensi dell'articolo 4, commi 4 e 4-bis, del decreto legislativo 30 giugno 1999, n. 300, e successive modificazioni, si provvede a definire l'articolazione dell'Ispettorato generale, fermo restando il numero degli uffici dirigenziali non generali fissato dal decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto 2009, n. 140. La spesa derivante dall'istituzione dell'Ispettorato generale è compensata mediante soppressione di un numero di posizioni dirigenziali equivalenti dal punto di vista finanziario effettivamente coperte. Agli oneri derivanti dal presente comma, valutati in euro 460.000 a decorrere dall'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione, a decorrere dall'anno 2010, di euro 180.000 dell'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 5-bis del decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 2007, n. 46, di euro 200.000 dell'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 8, comma 11, della legge 23 marzo 2001, n. 93, e di euro 80.000 dell'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 5, comma 1, della legge 31 luglio 2002, n. 179.

2-bis. Per interventi urgenti concernenti i territori delle regioni Emilia-Romagna, Liguria e Toscana colpiti dagli eventi meteorici eccezionali dell'ultima decade di dicembre 2009 e dei primi giorni del mese di gennaio 2010, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 gennaio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficialen. 18 del 23 gennaio 2010, il Fondo per la protezione civile, di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 1991, n. 195, è integrato per l'importo di 100 milioni di euro solo in termini di competenza per l'anno 2010. All'onere derivante dall'applicazione del presente comma si provvede a valere sulle risorse di cui all'articolo 2, comma 240, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, che sono corrispondentemente ridotte di pari importo per l'anno 2010, intendendosi conseguentemente ridotte di pari importo le risorse disponibili, già preordinate, con delibera CIPE del 6 novembre 2009, al finanziamento degli interventi di risanamento ambientale.

2-ter. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 17-bis

(Formazione degli operatori ambientali).

1. In considerazione del carattere strategico della formazione e della ricerca per attuare e sviluppare, con efficienza e continuità, le politiche di gestione del ciclo dei rifiuti e di protezione e valorizzazione delle risorse ambientali, la scuola di specializzazione di cui all'articolo 7, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modificazioni, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, assume la denominazione di "Scuola di specializzazione in discipline ambientali". All'attuazione del presente comma si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 17-ter

(Disposizioni per la realizzazione urgente di istituti penitenziari).

1. Il Commissario straordinario per l'emergenza conseguente al sovrappopolamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale provvede, d'intesa con il Presidente della regione territorialmente competente e sentiti i sindaci dei comuni interessati, alla localizzazione delle aree destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie anche in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche, nonché agli articoli 7 ed 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il provvedimento di localizzazione comporta dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere e costituisce decreto di occupazione d'urgenza delle aree individuate.

2. L'approvazione delle localizzazioni di cui al comma 1, se derogatoria dei vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e produce l'effetto dell'imposizione del vincolo preordinato alla espropriazione. In deroga alla normativa vigente ed in sostituzione delle notificazioni ai proprietari e ad ogni altro avente diritto o interessato da essa previste, il Commissario delegato dà notizia della avvenuta localizzazione e conseguente variante mediante pubblicazione del provvedimento all'albo del comune e su due giornali, di cui uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale. L'efficacia del provvedimento di localizzazione decorre dal momento della pubblicazione all'albo comunale. Non si applica l'articolo 11 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

3. Per le occupazioni d'urgenza e per le eventuali espropriazioni delle aree di cui al comma 1, il Commissario straordinario provvede, prescindendo da ogni altro adempimento, alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli. Il verbale di immissione in possesso costituisce provvedimento di provvisoria occupazione a favore del Commissario straordinario o di espropriazione, se espressamente indicato, a favore della regione o di altro ente pubblico, anche locale, specificatamente indicato nel verbale stesso. L'indennità di provvisoria occupazione o di espropriazione è determinata dal Commissario straordinario entro sei mesi dalla data di immissione in possesso, tenuto conto delle destinazioni urbanistiche antecedenti la data del provvedimento di cui al comma 1.

4. Avverso il provvedimento di localizzazione ed il verbale di immissione in possesso è ammesso esclusivamente ricorso giurisdizionale o ricorso straordinario al Capo dello Stato. Non sono ammesse le opposizioni amministrative previste dalla normativa vigente.

5. L'utilizzazione di un bene immobile in assenza del provvedimento di localizzazione o del verbale di immissione in possesso, o comunque di un titolo ablatorio valido, può essere disposta dal Commissario straordinario, in via di somma urgenza, con proprio provvedimento, espressamente motivando la contingibilità ed urgenza della utilizzazione. L'atto di acquisizione di cui all'articolo 43, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, è adottato, ove ritenuto necessario, con successivo provvedimento, dal Commissario straordinario a favore del patrimonio indisponibile dello Stato.

6. Il Commissario straordinario può avvalersi della Società Protezione civile servizi s. p. a. per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzione lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali attuati in esecuzione del programma degli interventi di cui all'articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14.

7. In deroga all'articolo 18 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è consentito il subappalto delle lavorazioni della categoria prevalente fino al 50 per cento.

8. Al fine di consentire l'immediato avvio degli interventi volti alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie e l'aumento di quelle esistenti, l'utilizzo delle risorse di cui all'articolo 2, comma 219, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, avviene in deroga a quanto stabilito dall'articolo 18, comma 3, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e dalla delibera CIPE 6 marzo 2009, n. 2, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2009.

Articolo 17-quater

(Prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli interventi per la realizzazione di istituti penitenziari).

1. I prefetti, negli ambiti territoriali di rispettiva competenza, assicurano il coordinamento e l'unità di indirizzo di tutte le attività finalizzate alla prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'affidamento ed esecuzione di contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture pubbliche connessi agli interventi di cui all'articolo 17-ter.

2. Al fine di assicurare l'efficace espletamento delle attività di cui al comma 1, il Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere costituito ai sensi dell'articolo 180, comma 2, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, opera a immediato, diretto supporto dei prefetti territorialmente competenti, attraverso una sezione specializzata istituita presso la prefettura che costituisce una forma di raccordo operativo tra gli uffici già esistenti e che non può configurarsi quale articolazione organizzativa di livello dirigenziale. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le funzioni, la composizione, le risorse umane e le dotazioni strumentali della sezione specializzata da individuare comunque nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

3. I controlli antimafia sui contratti pubblici e sui successivi subappalti e subcontratti aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture e nelle erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche attuati in esecuzione del programma degli interventi di cui all'articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, sono altresì effettuati con l'osservanza delle linee guida indicate dal Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere, anche in deroga a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252.

4. Per l'efficacia dei controlli antimafia previsti dal comma 3, è prevista la tracciabilità dei relativi flussi finanziari. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri dell'interno, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità attuative del presente comma ed è prevista la costituzione, presso il prefetto territorialmente competente, di elenchi di fornitori e prestatori di servizi, non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, cui possono rivolgersi gli esecutori dei lavori attuati in esecuzione del programma degli interventi di cui all'articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. Il Governo presenta una relazione semestrale alle Camere concernente l'applicazione delle disposizioni di cui al presente comma.

5. Dal presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 17-quinquies

(Disposizioni sui Commissari straordinari di cui all'articolo 4 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78).

1. Al fine di garantire una più celere definizione del procedimento di nomina dei Commissari straordinari di cui all'articolo 4 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e di assicurare la realizzazione di indifferibili e urgenti opere connesse alla trasmissione, alla distribuzione e alla produzione dell'energia aventi carattere strategico nazionale, anche avuto riguardo alla necessità di prevenire situazioni di emergenza nazionale, ai predetti Commissari non si applicano le previsioni dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400. I decreti del Presidente della Repubblica di nomina dei Commissari di cui al comma 2 del predetto articolo 4, già emanati, si intendono conseguentemente modificati. Agli oneri relativi ai Commissari straordinari si fa fronte nell'ambito delle risorse per il funzionamento dei predetti interventi.

Articolo 18

(Copertura finanziaria).

1. Agli oneri derivanti dagli articoli 7, comma 6, pari a euro 30.000.000 annui per 15 anni a decorrere dal 2010, 13, comma 1, pari a euro 5.000.000 a decorrere dall'anno 2010, e 15, comma 1, per euro 173.000 per l'anno 2010, si provvede:

a) quanto ad euro 35.173.000 per l'anno 2010, ad euro 35.000.000 per l'anno 2011 ed a euro 5.000.000 a decorrere dall'anno 2012, mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate con riferimento alla quota assegnata dal CIPE al Fondo strategico per ilPaese a sostegno dell'economia reale, per un importo di euro 60.819.000 per l'anno 2010, di euro35.000.000 per l'anno 2011 e di euro 5.000.000 a decorrere dall'anno 2012, nonché, al fine di compensare gli effetti in termini di indebitamento netto, mediante riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, per un importo di euro 14.900.000 per l'anno 2010. Il Fondo di cui al citato articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, è contestualmente incrementato, in termini di sola cassa, di euro 2.773.000 per l'anno 2011 e di euro37.773.000 per l'anno 2012. Tali disponibilità di cassa possono essere utilizzate dal CIPE in sede di assegnazione delle singole annualità delle risorse del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale;

b) quanto a euro 30.000.000 annui dall'anno 2012 mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per il medesimo anno, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero medesimo.

1-bis. Agli oneri derivanti dall'articolo 6, comma 1, pari a 355 milioni di euro per l'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate.

(15 febbraio 2010)

 

 

 

Le intercettazioni dopo la serata al "Salaria sport village" dove il capo

della Protezione civile avrebbe avuto un rapporto con una ragazza brasiliana

Monica dopo il 'massaggio' a Bertolaso

"Meraviglioso... Lui ha visto le stelle"

Monica dopo il 'massaggio' a Bertolaso "Meraviglioso... Lui ha visto le stelle"

L'ingresso del Salaria Sport Village

ROMA - "...No, tutto sicuro...non fece niente...ho fatto un massaggio meraviglioso...lui ha visto le stellè". A parlare è Monica, la ragazza brasiliana che, secondo la procura di Firenze, avrebbe avuto un rapporto sessuale con il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso la sera del 14 dicembre del 2008 nel centro sportivo 'Salaria sport village'. La telefonata è stata intercettata dai carabinieri del Ros e ora si trova agli atti dell'inchiesta fiorentina.

Nell'informativa, i militari ricostruiscono la serata: l'arrivo di Bertolaso, le telefonate tra Simone Rossetti, gestore del centro e Diego Anemone, l'imprenditore finito in carcere per gli appalti del G8 alla Maddalena, che si informa su come sta andando l'incontro, la telefonata dello stesso Rossetti a Regina Profeta (l'ex subrette che, sempre secondo l'accusa, avrebbe portato Monica al circolo) alle 23.06, in cui le riferisce che "è tutto finito".

Un minuto dopo, alle 23.07, Rossetti richiama Regina per passarle Monica. Prima del dialogo tra le due, gli investigatori del Ros annotano che "si sente la voce di una donna (Monica) che si trova in compagnia di Rossetti che riferisce 'no, non l'ha fatto...(...)...quello non mi serve...non è servito...la magliettina...ho fatto il massaggio...gli ho fatto il massaggio".

Poi Rossetti passa il telefono a Monica e le due ragazze, scrivono i carabinieri "parlano in brasiliano in merito alla giustificazione che Monica dovrà addurre quando rientrerà a casa e quindi la ragazza fa un cenno sulla prestazione che ha appena concluso". Ecco il testo dell'intercettazione:

REGINA: ...ma allo...hai finito?...

MONICA: ...no...sì, in questo momento

R: tutto ok?...ragazza? per l'amore di Dio...

M: ...no, tutto sicuro...non fece niente...grazie a Dio...

R: ...è andato tutto bene?

M: ...ho fatto un massaggio meraviglioso...lui ha visto le stelle...

R: ...che buono!...dopo mi racconti...mi scrivi, okay?...parlare al telefono...

M: ...no, non c'è niente da raccontarti...guarda...a lui è piaciuto...l'ha adorato...

R: ...l'importante è che gli sia piaciuto M: ...l'ha adorato!

R: ...okay..il resto non conta...

M: ...ciao, ciao, un bacio

R: ...ciao ciao.

Monica - secondo gli investigatori - ha ottenuto un permesso di soggiorno nel 2009 dalla questura di Potenza, ma nessuno si ricorda di lei nella zona dove indicò che si trovava la sua residenza. Fu lei a dichiarare di risiedere in piazza Bratislava, nel popoloso quartiere di Poggio Tre Galli, in una zona periferica di Potenza, ma non lontana dagli uffici della Regione Basilicata, insieme ad un uomo. Oggi non vi è traccia del suo nome su nessun citofono e nessuno, nel condominio, si ricorda di lei. Fra le persone avvicinate, alcune hanno detto di non aver mai incontrato una donna sudamericana, altre hanno spiegato che in quel quartiere non abitano donne brasiliane.

(15 febbraio 2010)

 

 

 

LA LETTERA. Bertolaso risponde alle dieci domande di Scalfari: "Dico basta a questo fango"

"Non è un mio problema considerare che per "Stato" si deve intendere l'Italia senza Berlusconi".

"Mai chiesta la patente di pirata

e chi ha sbagliato deve pagare"

"Sono un servitore dello Stato". "Quando ci sono scadenze

l'unico strumento che funziona è la Protezione civile"di GUIDO BERTOLASO

"Mai chiesta la patente di pirata e chi ha sbagliato deve pagare"

Guido Bertolaso

Caro Scalfari, rispondo subito alle 10 domande che lei mi ha posto.

1. Non si è accorto che l'estensione della Protezione civile ai Grandi eventi del tutto disconnessi dalle catastrofi causate dalla natura o dagli uomini, era al di sopra delle possibilità di un regolare servizio?

"Mi sono accorto del contrario e resto convinto delle ragioni che hanno portato il Governo Berlusconi prima, il Governo Prodi poi, ed infine l'attuale Governo Berlusconi a confermare al Dipartimento la gestione dei Grandi Eventi. La ragione: quella della Protezione civ